La Zia Monica 2
di
Jack Off
genere
incesti
Per caso becco quella troia di mia zia Monica far sesso lesbico con una sua amica, una certa Angela.
Insomma che potevo fare? Mi sono tirato fuori il cazzo e ho iniziato una gran sega davanti a quello stupendo spettacolo porno. Naturalmente le due vacche mi vedono subito e per un attimo temo il peggio ma poi, per fortuna, eccitate e attizzate dal mio bel cazzo discretamente lungo mi invitano alla festa.
È così dopo anni in cui mi sono solo sognato la sua fica finalmente mi sono fatto la zia Monica.
Anche lei mi pare soddisfatta mentre si massaggia la fica colante.
Io da parte mia, con la cappella che cola, guardo le due mezze lesbiche, studio le loro fiche, le loro belle tette coi capezzoli duri.
Una cosa è certa, una chiavata non basta…
Monica prese un fazzoletto e iniziò a pulirsi. Forse non si era resa conto della cosa. Una cosa che invece Angela aveva notato benissimo. Il mio cazzo era ancora perfettamente dritto.
La troia non perse tempo. Si alzò in piedi vogliosa e venne da me sotto agli occhi stupiti della zia. Stavo li seduto sul divano e lei mi si sedette sopra dandomi la schiena. Due, tre rapide carezze del suo pelo pubico alla cappella e il gioco era fatto. Angela mi si era seduta sul cazzo e si stava facendo perforare lasciando che le scivolasse dentro fino ai coglioni. ‘Dio che clava’ sospirò mentre io sentivo di averla ormai infilzata fino ai coglioni. Ora faceva tutto lei. Io in pratica ero un cavallo e lei il mio cavaliere. Facendo leva sulle ginocchia mi cavalcava di gran foga strillando ed urlando il suo piacere. La sua fica era bella e calda e io avevo già deciso che l’avrei inondata come avevo fatto con quella della zia. Intanto Monica seduta sul divano a gambe larghe si stava asciugando ben bene l’intimo ma era talmente divaricata che non potevo far a meno di vederle il bel buchetto del culo stretto ed invitante. Portata Angela all’orgasmo la feci alzare mentre la sua sbroda le colava lungo le cosce fino ai piedi. La rossa si doveva essere bagnata come mai prima di allora. ‘Sei davvero bravo’ mi disse mentre si asciugava le cosce. ‘E non ho ancora finito’ le dissi io. Approfittando della posizione di Monica le sollevai ben bene le gambe sopra la testa. Ora il suo buco del culo era perfettamente alla portata della mia cappella. Si vedeva chiaramente che Monica doveva già averlo preso dietro ma mai nulla di grosso come il mio. Tanto meglio. Avrei goduto di più. Considerando che tutto lo sperma e la sbroda femminile che mi avevano avvolto il cazzo sarebbero stati sufficienti a favorire la penetrazione. Inizi a pompare ignorando del tutto i suoi lamenti. Pompavo e la inculavo con forza e vigore e lei a mano a mano iniziò a guaire dal dolore al piacere ‘Si, si o si’. Urlò un si che dovettero sentirlo fino in fondo alla strada. Era forse il suo primo orgasmo anale. Certo ora il culo le bruciava da morire ma sapevo che non aveva mai goduto tanto. Si alzò in piedi massaggiandosi le natiche. Il culo ovviamente le bruciava da morire ma è un piccolo pegno da pagare di fronte ad una gran scopata. Angela, che mentre mi guardava inculare mia zia si era masturbata a raffica mi fissò con un mezzo sorriso molto eloquente. Velocissima si mise a pecorina sul divano. ‘Fai piano che io il culo ce l’ho vergine’ disse. ‘Ma non dire cazzate’ ridacchiai io mentre già avevo iniziato a spingerle la cappella dentro all’ano. ‘Si sente subito che sei spaccata’. ‘Solo roba artificiale -ribadì lei- cazzi veri mai. Sei il primo’. ‘Ma che onore -risi io- allora bisogna romperti il culo piano piano’. ‘Si, rompilo. Rompilo tutto ma fammi godere’ reclamava lei. E la accontentai. Andai avanti ad incularla per quasi un quarto d’ora trattenendomi dallo sborrare ancora. Un orgasmo anale, poi due, tre…. e alla fine furono cinque di fila. ‘Ma quanto duri?’. ‘Quanto voglio’ mormorai continuando ad incularla. ‘Mi brucia tutto’. ‘Lo so capita a prenderlo troppo nel culo’. ‘Facciamo una pausa?’ propose esausta. ‘Ok’ annuii io ‘Chiudiamo in bellezza’. Rapidamente uscii dal culo della rossa e la invitai a mettersi in ginocchio sul pavimento facendo in modo che la zia facesse altrettanto. ‘Brave così ora tirate fuori la lingue e leccatemi la cappella metà per una’. Loro obbedirono ed io feci una seconda sborrata non meno copiosa della precedente schizzando tutto il mio seme caldo sui volti di quelle due troie assetate di sesso. Già sapendo che quella non sarebbe stata l’ultima volta stanchi ma appagati andammo a lavarci e ci rivestimmo.
Quando un ora dopo mia nonna Graziella tornò a casa non v’era più traccia di quel che avevamo fatto. Il divano era stato ripulito, Angela era sparita e Monica ed io eravamo vestiti e a posto. Solo nell’aria aleggiava uno strano odore di sesso che la nonna non potè fare a meno di notare. ‘Cosè questo odore?’ chiese a Monica. E li menti dicendole che era il nuovo profumo della sua amica Angela. ‘Che odore strano ma che fragranza è?’ chiese la nonna. Io facevo finta di niente ma trattenevo a stento le risate. ‘Non so nonna io non sento nulla’. ‘Molto intenso comunque’ notò la nonna. ‘Si. -annuì Monica- molto intenso’. ‘Mi ricorda qualcosa’ concluse la nonna. ‘Anche a me’ dissi io e me ne andai in camera mia per non riderle in faccia.
Verso le dieci si aprì la porta. Vidi nella penombra il corpo nudo di una donna. Le ombre delle tette grosse perfettamente visibili.
Ero già duro. La zia probabilmente voleva un richiamino e io ero pronto a darglielo.
Sollevai un lato delle lenzuola “dai vieni al calduccio” dissi.
Lei veloce obbedì e sentii il suo corpo caldo contro al mio. Le sue tette che ora mi parevano anche più grosse di qualche ora fa. Ne palpai subito una mentre la mano della zia andava dritta al mio cazzo e lo tastava saggiandone lunghezza e consistenza.
Mi venne da baciarla in bocca e a quel punto capii “Nonna??”.
“Zitto, fai silenzio” mi rassicurò lei mentre mi segava per bene.
Io non sapevo che dire anche perche quelle tettazze di mia nonna me le segavo fin da ragazzino. “Tua zia non mentiva, c’è l’hai davvero grosso”.
“A te l’ha detto lei?”.
“Mi ha detto tutto. Credi non conosca l’odore della sborra. Per negare di aver portato un maschio in casa ha confessato. Ha detto che ha scopato con te e col tuo uccellone”.
“A” annuii lasciando perdere Angela. Probabilmente la zia non aveva proprio detto tutto. Forse il suo rapporto lesbico preferiva tenerselo per lei.
A me in fondo importava poco. Ora avevo tutte e due le mani sulle tettone della nonna e godevo da matti. Poi una mano gliela misi sul ficone peloso era calda e bagnata da morire.
“Mi metti solo le dita?” protestò la nonna mentre gliela sgrillettavo allegramente.
“No, no nonna. Sono anni che sogno di scompare con te… sapessi le seghe”.
“Lo so, anche quelle le vedevo nelle lenzuola” rise.
“O nonna se avessi saputo. Quanta sborra ho sprecato. Dai scopiamo non resisto più”.
“Allora aspetta che mi metto comoda” sorrise la nonnina.
Mollò la presa sul mio uccello e piano piano, vista la mole, ruotò su se stessa e si mise a pecorina col culo bello in aria.
Io, senza esitare, ero già dietro col cazzo teso. Me lo guidai con la mano e in un colpo solo ero dentro a quel vecchio ficone peloso.
“Oooooooo” urlò subito lei godendo e subito dopo mi incitò a pompare più che potevo…
Io felice me la scopai fin che avevo le forze. Quella prima volta non glielo misi nel culo ma lo feci pochi giorni dopo.
Da allora, ogni giorno scopavo sia la zia più che potevo ma di notte, quando lei dormiva di sotto col marito, le ciulavo anche la madre, la mia bella nonna troia mai sazia di cazzo…
jackoffstorie@yahoo.com
Insomma che potevo fare? Mi sono tirato fuori il cazzo e ho iniziato una gran sega davanti a quello stupendo spettacolo porno. Naturalmente le due vacche mi vedono subito e per un attimo temo il peggio ma poi, per fortuna, eccitate e attizzate dal mio bel cazzo discretamente lungo mi invitano alla festa.
È così dopo anni in cui mi sono solo sognato la sua fica finalmente mi sono fatto la zia Monica.
Anche lei mi pare soddisfatta mentre si massaggia la fica colante.
Io da parte mia, con la cappella che cola, guardo le due mezze lesbiche, studio le loro fiche, le loro belle tette coi capezzoli duri.
Una cosa è certa, una chiavata non basta…
Monica prese un fazzoletto e iniziò a pulirsi. Forse non si era resa conto della cosa. Una cosa che invece Angela aveva notato benissimo. Il mio cazzo era ancora perfettamente dritto.
La troia non perse tempo. Si alzò in piedi vogliosa e venne da me sotto agli occhi stupiti della zia. Stavo li seduto sul divano e lei mi si sedette sopra dandomi la schiena. Due, tre rapide carezze del suo pelo pubico alla cappella e il gioco era fatto. Angela mi si era seduta sul cazzo e si stava facendo perforare lasciando che le scivolasse dentro fino ai coglioni. ‘Dio che clava’ sospirò mentre io sentivo di averla ormai infilzata fino ai coglioni. Ora faceva tutto lei. Io in pratica ero un cavallo e lei il mio cavaliere. Facendo leva sulle ginocchia mi cavalcava di gran foga strillando ed urlando il suo piacere. La sua fica era bella e calda e io avevo già deciso che l’avrei inondata come avevo fatto con quella della zia. Intanto Monica seduta sul divano a gambe larghe si stava asciugando ben bene l’intimo ma era talmente divaricata che non potevo far a meno di vederle il bel buchetto del culo stretto ed invitante. Portata Angela all’orgasmo la feci alzare mentre la sua sbroda le colava lungo le cosce fino ai piedi. La rossa si doveva essere bagnata come mai prima di allora. ‘Sei davvero bravo’ mi disse mentre si asciugava le cosce. ‘E non ho ancora finito’ le dissi io. Approfittando della posizione di Monica le sollevai ben bene le gambe sopra la testa. Ora il suo buco del culo era perfettamente alla portata della mia cappella. Si vedeva chiaramente che Monica doveva già averlo preso dietro ma mai nulla di grosso come il mio. Tanto meglio. Avrei goduto di più. Considerando che tutto lo sperma e la sbroda femminile che mi avevano avvolto il cazzo sarebbero stati sufficienti a favorire la penetrazione. Inizi a pompare ignorando del tutto i suoi lamenti. Pompavo e la inculavo con forza e vigore e lei a mano a mano iniziò a guaire dal dolore al piacere ‘Si, si o si’. Urlò un si che dovettero sentirlo fino in fondo alla strada. Era forse il suo primo orgasmo anale. Certo ora il culo le bruciava da morire ma sapevo che non aveva mai goduto tanto. Si alzò in piedi massaggiandosi le natiche. Il culo ovviamente le bruciava da morire ma è un piccolo pegno da pagare di fronte ad una gran scopata. Angela, che mentre mi guardava inculare mia zia si era masturbata a raffica mi fissò con un mezzo sorriso molto eloquente. Velocissima si mise a pecorina sul divano. ‘Fai piano che io il culo ce l’ho vergine’ disse. ‘Ma non dire cazzate’ ridacchiai io mentre già avevo iniziato a spingerle la cappella dentro all’ano. ‘Si sente subito che sei spaccata’. ‘Solo roba artificiale -ribadì lei- cazzi veri mai. Sei il primo’. ‘Ma che onore -risi io- allora bisogna romperti il culo piano piano’. ‘Si, rompilo. Rompilo tutto ma fammi godere’ reclamava lei. E la accontentai. Andai avanti ad incularla per quasi un quarto d’ora trattenendomi dallo sborrare ancora. Un orgasmo anale, poi due, tre…. e alla fine furono cinque di fila. ‘Ma quanto duri?’. ‘Quanto voglio’ mormorai continuando ad incularla. ‘Mi brucia tutto’. ‘Lo so capita a prenderlo troppo nel culo’. ‘Facciamo una pausa?’ propose esausta. ‘Ok’ annuii io ‘Chiudiamo in bellezza’. Rapidamente uscii dal culo della rossa e la invitai a mettersi in ginocchio sul pavimento facendo in modo che la zia facesse altrettanto. ‘Brave così ora tirate fuori la lingue e leccatemi la cappella metà per una’. Loro obbedirono ed io feci una seconda sborrata non meno copiosa della precedente schizzando tutto il mio seme caldo sui volti di quelle due troie assetate di sesso. Già sapendo che quella non sarebbe stata l’ultima volta stanchi ma appagati andammo a lavarci e ci rivestimmo.
Quando un ora dopo mia nonna Graziella tornò a casa non v’era più traccia di quel che avevamo fatto. Il divano era stato ripulito, Angela era sparita e Monica ed io eravamo vestiti e a posto. Solo nell’aria aleggiava uno strano odore di sesso che la nonna non potè fare a meno di notare. ‘Cosè questo odore?’ chiese a Monica. E li menti dicendole che era il nuovo profumo della sua amica Angela. ‘Che odore strano ma che fragranza è?’ chiese la nonna. Io facevo finta di niente ma trattenevo a stento le risate. ‘Non so nonna io non sento nulla’. ‘Molto intenso comunque’ notò la nonna. ‘Si. -annuì Monica- molto intenso’. ‘Mi ricorda qualcosa’ concluse la nonna. ‘Anche a me’ dissi io e me ne andai in camera mia per non riderle in faccia.
Verso le dieci si aprì la porta. Vidi nella penombra il corpo nudo di una donna. Le ombre delle tette grosse perfettamente visibili.
Ero già duro. La zia probabilmente voleva un richiamino e io ero pronto a darglielo.
Sollevai un lato delle lenzuola “dai vieni al calduccio” dissi.
Lei veloce obbedì e sentii il suo corpo caldo contro al mio. Le sue tette che ora mi parevano anche più grosse di qualche ora fa. Ne palpai subito una mentre la mano della zia andava dritta al mio cazzo e lo tastava saggiandone lunghezza e consistenza.
Mi venne da baciarla in bocca e a quel punto capii “Nonna??”.
“Zitto, fai silenzio” mi rassicurò lei mentre mi segava per bene.
Io non sapevo che dire anche perche quelle tettazze di mia nonna me le segavo fin da ragazzino. “Tua zia non mentiva, c’è l’hai davvero grosso”.
“A te l’ha detto lei?”.
“Mi ha detto tutto. Credi non conosca l’odore della sborra. Per negare di aver portato un maschio in casa ha confessato. Ha detto che ha scopato con te e col tuo uccellone”.
“A” annuii lasciando perdere Angela. Probabilmente la zia non aveva proprio detto tutto. Forse il suo rapporto lesbico preferiva tenerselo per lei.
A me in fondo importava poco. Ora avevo tutte e due le mani sulle tettone della nonna e godevo da matti. Poi una mano gliela misi sul ficone peloso era calda e bagnata da morire.
“Mi metti solo le dita?” protestò la nonna mentre gliela sgrillettavo allegramente.
“No, no nonna. Sono anni che sogno di scompare con te… sapessi le seghe”.
“Lo so, anche quelle le vedevo nelle lenzuola” rise.
“O nonna se avessi saputo. Quanta sborra ho sprecato. Dai scopiamo non resisto più”.
“Allora aspetta che mi metto comoda” sorrise la nonnina.
Mollò la presa sul mio uccello e piano piano, vista la mole, ruotò su se stessa e si mise a pecorina col culo bello in aria.
Io, senza esitare, ero già dietro col cazzo teso. Me lo guidai con la mano e in un colpo solo ero dentro a quel vecchio ficone peloso.
“Oooooooo” urlò subito lei godendo e subito dopo mi incitò a pompare più che potevo…
Io felice me la scopai fin che avevo le forze. Quella prima volta non glielo misi nel culo ma lo feci pochi giorni dopo.
Da allora, ogni giorno scopavo sia la zia più che potevo ma di notte, quando lei dormiva di sotto col marito, le ciulavo anche la madre, la mia bella nonna troia mai sazia di cazzo…
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