Viktor: Montagna Selvaggia

di
genere
trio

Verso le dieci mi annoio e decido di scendere in paese. Sono qui già da due giorni e non ho praticamente messo la testa fuori di casa. Ho praticamente solo scopato. Non che mi dispiaccia ma è giusto fare almeno un po’ di turismo in questi meravigliosi posti.
Così monto sulla mountain bike, tanto è discesa, e in cinque minuti arrivo a questo paesino fatto tutto con case di pietra, con i tetti di lastre levigate, le finestre di legno marrone decorate a motivi floreali. Un piccolo borgo pieno per la maggior parte di negozi, bar, ristoranti pronti ad accogliere i turisti che giungono nei fine settimana e nella stagione estiva.
Anzi, probabilmente, ne arrivano anche di inverno, forse persino di più visto che anche da qui riesco a vedere la funivia, lo ski-lift e le barriere delle piste.
Chissà magari quest’inverno potrei chiedere a Arianna di prestarmi la baita, potrei venirci a sciare con qualche amica. Una bella settimana bianca con l’abbinamento sci+sesso. Non sarebbe male.

Il giro in mountain bike si rivela subito proficuo perché dopo un po’ mi accodo a un paio di turiste fanatiche della bici. Una milfona sui 40 con due tettone gonfie tipo Air bag e una giovane sui venti snella all’eccesso. Entrambe col loro bel caschetto, la tuta di lycra aderentissima che segna le forme, le scarpette da corsa firmate. Io, per la cronaca, ho un paio di jeans tagliuzzati que e la dal tempo, croks ai piedi e una canotta verde dei Boston Celctics (tarocca). Diciamo che non punto a colpirle col mio dress code.
Le qualità ovviamente sono altre.
Probabilmente anche il fatto che sotto ai jeans aderenti mi si sia gonfiato un po’ il pacco aiuta. Sono quasi certo che la più anziana lo ha notato con la dovuta attenzione.

“Anche tu sei un Biker?” mi chiede la più vecchia.
“Ci provo” sorrido.
La milfona ha proprio voglia di attaccare bottone, si vede, le do corda fissandole le belle tette gonfie che ondeggiano sotto alla lycra.
Stavolta il suo sguardo sul pacco è così lungo e deciso che è impossibile non notarlo così come lei ha notato come le mangio le poppe con gli occhi.
Tanto per farle capire che non ho paura di nulla e che non ho certo una banana in tasca mi massaggio il pacco sottolineando quanto sia lungo.
Il suo viso rifatto al botulino è il ritratto della sua eccitazione, non ho dubbi.
“Noi facciamo un giro su al lago azzurro. È un posto tranquillo sai…”.
“Ottimo” dico.
“Se ti reggono le gambe” aggiunge acida la ragazza più giovane che pare non gradisca molto questa mia intromissione.

Ci avviciniamo alle bici. Il mio trabiccolo non ha nulla a che vedere con i loro modelli da chissà quante migliaia di euro, e si vede. “Io comunque sono Viktor” dico prima di montare in sella.
“Io sono Huguette, lei mia figlia Solange” annuisce la biondona.
“Ma dai, madre e figlia, avrei detto sorelle”.
“Che lecca culo” scuote la testa Solange disgustata.
“Anche leccatore di gnocca” ribatto io ad alta voce.
La madre ride alla battuta, la figlia scuote la testa e inizia a pedalare.

Pedaliamo uno a fianco all’altra. La donna mi dice che è originaria della Valle ma che ormai vive in Liguria per lavoro e viene qui soltanto in vacanza.
“Difficile credere che una molli il mare e faccia le vacanze in montagna”.
“È sempre così. Chi vive al mare cerca i monti e vice versa”.
“Già…” sorrido.
“Tu cosa preferisci Vik, mare o monti?”.
“O le montagne non ci sono dubbi. Due belle montagne gonfie sono il massimo”.
Ride, il doppio senso le è piaciuto. Nonostante gli occhialoni da sole sembra lo sguardo di una milfona che non vede l’ora di aprire le gambe. Studio la figlia che pedala qua che metro avanti a noi. Fra l’altro è un bello studiarla visto come agita il culetto stretto in quei pantaloncini aderenti. Il sudore ad altezza culo li ha resi quasi trasparenti e sotto non ha nulla…cavolo si vede tutto.
Nulla da dire, fica come la madre anche se non ha le sue mammelle ma da quanto la fa lunga probabilmente sarà un intralcio. Continua a pedalare con sempre maggior lena mentre io piano piano cerco di rallentare l’andatura mia e della madre. Chissà che non si stufi, prenda il via e vada per cazzi suoi lasciandomi libero di imboscarmi con Huguette da qualche parte.

Invece niente. Ci aspetta. Quando arriviamo sul piano del laghetto mette il piede a terra, guarda indietro e attende.
Merda!
“Si va giù per il sentiero?” domanda alla madre.
“Si, si al solito posto” risponde lei.
“E viene anche lui?” sbotta.
“Si oggi viene anche lui!” ribatte secca la madre con tono autoritario.
La ragazza scuote la testa poi fa spallucce “vabbè io vado”.
“Ma che ha tua figlia?” chiedo appena è fuori dalla portata uditiva.
“Nulla è solo un po’ stronza non preoccuparti. Comunque giù di qui a circa un chilometro c’è un boschetto tranquillo. Non ci va mai nessuno perché la strada è accidentata”.
“Mi pare perfetto” annuisco.
“Si ma attento che in bici si cade facilmente”.
“Tranquilla mi metto dietro e seguo il tuo gran bel culo”.
“Almeno smetterai di studiarti quello di mia figlia” mi sfotte lei.
“Bello anche il suo dai…”.
“O si, bellissimo” e se la ride partendo a palla lungo la discesa.

Da una sacca della bici di Solange appare un grosso plaid di un paio di metri per tre. Ottimo per i pic-nick o per farci qualsiasi altra cosa uno voglia (mi spiego no?”.
La ragazza la srotola con cura e la madre vi si siede sopra. Sdraiata si leva le scarpe e i calzini “sono tutta sudata”.
Mi siedo accanto a lei e levo le scarpe anche io.
“Non hai le calze? Sai che ti si rovinano i piedi così?”.
“Ero sceso in paese a comprare i giornali non avevo programmato di fare il tour de france. Posso levare anche i pantaloni, sono sudato”.
“Sono jeans troppo spessi per fare biking” dice la figlia.
“Si lo so grazie” dico e mi sbottono.

Non ho le mutande. Il mio uccellone salta fuori già parecchio duro.
“Olllalà ma allora è tutto vero non era un miraggio” ridacchia Huguette.
“No, no tutta carne mia”.
“Ammazza che pezzo di carne. Hai visto baby?” sorride alla figlia che se ne sta ancora in piedi un po’ lontana da noi. “Io sono lesbica mamma!” sbotta la ragazzina.
Insomma direi che questo spiega tutto. O no?
Di getto la ragazza risale sulla bici “mi faccio il giro di tutto il sentiero!” dichiara.
“Non resti con noi tesoro?” domanda gentile sua madre.
“Noooo!” urla decisa e schizza via.
Che dire. Tanto meglio almeno ho campo libero con la madre tettona. Mi accarezzo il cazzo. La ragazzina non sa cosa si perde.
“È un po’ timida” dichiara Huguette mentre si sfila la maglia da ciclista e resta con un reggiseno da palestra giallo fosforescente che esalta ancora di più la grandezza dei globi.
“A me pare gelosa” notò.
“Non so può darsi” minimizza mente armeggia con le spalline.
“Quindi ho capito bene?” chiedo.
“Cosa?” ribatte mentre col reggiseno quasi ci siamo.
“Insomma… te la fai? Scusa la franchezza”.
“È un problema?” sbotta lei mentre il reggiseno cade a terra e quelle gigantesche tettone mi ballano allegre davanti al naso.
Allungo le mani di istinto. Una per tetta. “Assolutamente nessun problema” e le ficco la lingua in gola.

Sento la sua mano sul mio uccellone. Huguette non si fa pregare per farmi una gran sega. “Che mazza…” sospira.
“Che perone” ribatto.
Tempo qualche minuto e la sega diventa una pompa mentre anche i pantaloncini da ciclista saltano via. Una bella fica con pelo curato, la milfona deve essere una che porta la bernarda al centro estetico a fare le revisioni. Mi ci tuffo dentro a lingua tesa e gliela ficco dentro come fosse un cazzetto umido. Tocco i punti giusti, lei gradisce e mugola e ancora non ho usato le dita…

Tre dita che smulinano, Huguette sbragata in mezzo al prato a ululare al sole. Schizzi di sbroda delle sue squirtate che sparano ovunque. Le mammelle gonfiate che ciondolano a tutto spiano.
“Prendimi, prendimi, lo voglio”.
“O si tesoro” non me lo faccio certo dire due volte e le zompo sopra con tutta la mia durezza.
Il cazzone le entra dentro a quella sorca bagnata come il lago alle nostre spalle con un sonoro SFLOP. Lei urla “oooooo siiii”.
La afferro ai fianchi, la strizzo a me mentre con la faccia sprofondo fra quelle perone un po’ artificiali (si vede) ma godibili.
Inizio a pompare a forza. L’uccello le da delle scariche di piacere ad ogni colpo mentre mi implora di pompare sempre più forte e gode.

E poi la pecora. Adoro la pecora e anche lei a giudicare da quanto urla e si agita avanti e indietro per farlo andare ancora più in fondo. Ci manca solo che le infili i coglioni.
La mano destra intanto le palpa il bel culo sodo. Mi domando se anche li ci sia il lavoro di qualche chirurgo, direi di si ma poco importa. Il mio dito umido si fa largo nel solco di quelle belle natiche, gioco un po’ col suo buchetto rosa scuro senza smettere di pompare.
Il dito scivola dentro piano piano. Non credo sia vergine ma non è nemmeno spanata, ci vorrà un po’ di lavoro per farlo passare.
Nel frattempo continuo a fotterle la fica a tutto spiano. “O siiii spaccami tutta…” urla.
“Si bravo spaccala sta vecchia vacca!” fa eco una voce alle nostre spalle.
Volto appena la testa e vedo la nostra cara Solange. Ha finito il giro in bici appena in tempo per vedere la mamma montata come una cagna.
La cosa non pare stupirla più di tanto, anzi.
Non so cosa dire così non dico nulla. Che faccia ciò che vuole io sono al massimo. Stringo forte i fianchi della madre e ritorno a pompare più forte di prima.

Mi appare davanti, in piedi di fronte alla madre ma adesso è nuda (a parte le scarpe da bici).
Ha le tettine piccole, nulla a che fare con le angurie della madre ma può anche darsi che fosse così anche la vecchia prima del chirurgo, chi può saperlo?
Comunque il giovane corpo della ragazzina nuda è un bello spettacolo e già mi faccio qualche idea pensando che si unisca alla festa. Nel frattempo pompo Huguette deciso: mostriamo alla bimba cosa ho da offrire…

Si avvicina in piedi alla madre, le accarezza la testa, la cingeva se. La tettona le lecca l’ombelico.
Io guardo, pompo e guardo. Sono esaltato al massimo quasi al culmine.
Solange spinge la testa della madre verso il basso, si ficca praticamete la sua testa fra le gambe e lei gliela lecca.
Lecca la mini fichetta depilata della figlia con una dimestichezza di chi non lo fa per la prima volta. La ragazzina geme.
Geme e impreca “lecca troia, bevi…”.
E non è una frase simbolica. Dopo un attimo la ragazzina inizia a pisciare con tutte le sue forze. Una bella cascata gialla che cade sul prato e, ovviamente, sul,a bocca di Huguette che se la beve tendendo la lingua.

Vedere queste due, per di più madre e figlia, lesbicare così è uno spettacolo impagabile e irresistibile. Le palle gonfie sbatacchiano avanti e indietro, il cazzo sta per esplodere, la ragazzina sta ancora pisciando….divina!

“Godooooo” urla la ragazzina che stuzzicata dalla lingua della madre ha raggiunto l’orgasmo. Ora dalla fichetta ancora bagnata di piscio cola una schizzata decisa di liquame.
La troietta ha goduto.
A quel punto ci molla come nulla fosse. Ha avuto ciò che voleva e tanto le basta. Si allontana di qualche passo, prende la borraccia dalla bici e se la spara sulla fica. Un bel didet di fortuna in mezzo al prato. Come vorrei farle una foto!

“Sto sborrando” urlo.
“Umm si, fammi il pieno”.
“Posso?”.
“Prendo la pillola”.
“Ottimoooooo” e vado.
Mezzo litro di sborra calda in quell’utero rovente. Lo schizzo le provoca un’altro orgasmo poi si accascia a terra con la faccia nell’erba.

Mi alzo in piedi, guardo Solange, lei tanto per essere chiara si è già rimessa i pantaloni anche se fa dondolare le belle tettine al sole. “Scusate ma devo farla anche io” sorrido e faccio per voltarmi contro una frasca.
“Fagliela addosso le piace!” dichiara secca Solange.
“O si, si mi piace” annuisce succube la madre.
L’idea mi piace.

Le piscio in faccia, le piscio sui grandi seni. La donna si esalta come se facesse la doccia, si mette una mano dentro e si masturba. Più piscio e più gode.
Sono quasi sicuro che di nascosto anche la figlia si stia smulinando godendosi lo spettacolo.

Sono attrezzatissime. Sapone liquido, asciugamani, salviette. Non deve essere la prima volta che lo fanno nel bosco anzi, questa mania del pissing forse è proprio il motivo per cui non lo fanno in casa. Nel bosco pisci più tranquillo e senza problemi, si sa.

Ci lasciamo con la promessa di rivederci presto e ognuno va per la sua strada.
Non so se essere soddisfatto per essermi fatto una bella tettona matura o se essere deluso perché una bella fichetta fresca me l’ha appena appena fatta annusare.
Cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno…non di piscio spero.
jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-04-19
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