Una settimana da sola in Calabria 4

di
genere
dominazione

Il quarto giorno non è un sogno a svegliarla né l’arrivo degli operai. Giulia ode qualcuno oltre la finestra chiamarla.
“Giulia, Giulia. Vieni alla finestra”
Si tratta dei tre ragazzi di Pavia. Tommi regge un sacchetto bianco.
“Siamo passati dal bar ed ecco, abbiamo pensato di portarti un cornetto alla cioccolata bianca” ammette compiaciuto del gesto premuroso.
Giulia finisce di tirar su la persiana e apre il vetro della finestra; afferra il sacchetto contenente il cornetto e ringrazia. Preferisce la cioccolata fondente ma a caval donato…Tommi propone di scendere insieme al mare. Il Mas è silenzioso, ostenta indifferenza nei confronti della ragazza. Giulia accetta, anzitutto quel gesto galante l’ha fatta sentire bene e poi vuole proprio sapere perché il Mas si comporta come se non avesse provato a palparla una sera fa. È imbarazzato, si sente in colpa oppure gli scotta esser stato respinto?
Spiega ai ragazzi di aspettarla lì davanti. Si scopre ansiosa mentre lava i denti e svolge le incombenze mattutine. Non saprebbe però identificare di preciso la ragione di quest’ansia. Apre la porta che affaccia sul cortile esterno in modo da recuperare il costume dallo stendino. Una strana macchia bianca attraversa in obliquo il pezzo di sopra del costume, Giulia prova a scrostare lo sporco ormai secco e tira le sue conclusioni: è sperma. Adesso mi ha sborrato sul costume! Riesce a fatica a non gridarlo. Porta subito il costume in bagno, non vuole che qualcuno lo veda. Moussa deve essersi presentato di notte davanti casa sua e deve essersi segato usando il suo costume, è incredibile e inquietante. È uno spregio causato dall’odio o un desiderio che non riesce a essere confessato? In ogni caso, la ragazza giura a sé stessa che gli parlerà di ritorno dal mare. Ora è meglio non far attendere i pavesi.
Mentre gli operai arrivano Giulia esce di casa, lo sperma rinsecchito rimosso alla meglio. Nel tragitto verso la spiaggia il Mas continua ad interpretare la parte dell’offeso, ignorando ogni tentativo di interazione da parte della ragazza; il Secco, il quale vorrebbe proprio scambiare due parole con Giulia, viene respinto puntualmente dalla ragazza. In effetti si crea un siparietto divertente. Giunti sulla spiaggia il Mas si avvicina a una tipa, bionda più o meno come Giulia, magra più o meno come Giulia, piatta più o meno come Giulia; egli la prende per mano e la conduce al gruppetto. Giulia non sente il suo nome quando si presenta, quel che sente benissimo è che ha davanti la fidanzata del Mas. Giulia ha un moto d’indignazione, si sente tradita. Eppure, non se lo spiega: lei sta insieme a Giorgio, dovrebbe essere contenta che il Mas abbia una ragione in più per non importunarla. Invece muore dalla voglia di spiattellarle tutto quanto, urlarle: “il tuo moroso mi ha baciato ieri, fosse stato per lui avremmo scopato”.
Non si verifica il peggio solo perché il Mas propone alla compagnia una partita di beach volley tre contro due: il Cozza e le due ragazze contro il Mas e il Tommi. È palese l’intento di fare gli spacconi. Però la fidanzata del Mas si rivela un osso duro, ottima battuta e buon bagher. Naturalmente il Tommi intercetta e blocca tutti i tentativi di schiacciata da parte di Giulia, se solo avesse dedicato più tempo alla pallavolo avrebbe fatto sfigurare quella cretina. Il Cozza praticamente non pervenuto. Il Mas e il Tommi riescono a spuntarla ma si devono impegnare.
Dopo la partita tutti corrono verso il bar, Giulia dichiara di volersi fare un tuffo per rinfrescarsi: li raggiungerà quindi più tardi. È sudata e accaldata ma soprattutto confusa. È incazzata con il Mas, eppure prova un senso di gelosia che non dovrebbe provare; dovrebbe provare nient’altro che solidarietà verso quella ragazza a cui Il fidanzato chissà quante corna ha già messo, eppure la percepisce come rivale; ha delle spalle larghe e muscolose, maledizione pensa, mi piacciono gli uomini con i capelli lunghi, Giorgio non li hai mai voluti crescere.
Ciò che non sa è che il Mas l’ha raggiunta, senza amici e senza ragazza. Gli amici e la ragazza non possono nemmeno vederli, il bar è oltre un gazebo e file di ombrelloni. Appena entra in acqua il ragazzo si scioglie il codino e lascia che il vento giochi con la lunga chioma. Si avvicina quatto quatto, a Giulia prende un colpo quando due mani le cingono i fianchi; una voce familiare le sussurra all’orecchio:
“Sei arrabbiata con me, dolcezza. Lo so”
La ragazza è come paralizzata, sembra avere un tamburo nel petto che qualcuno si diverte a battere con violenza. Fino a un secondo fa giurava vendetta nei confronti del Mas, giurava di mangiarselo vivo se solo avesse riprovato ad approcciarla. Tutto ciò che fa ora è domandare con un fil di voce:
“Hai lasciato la tua ragazza al bar?”
Il ragazzo non risponde a parole ma comunica bene i suoi desideri: spinge il membro duro contro una chiappa di Giulia e con una mano ne cerca le labbra nascoste. Istintivamente la bionda si guarda intorno perché tolta la maschera la sola reale preoccupazione è che nessuno la sgami. È fatalmente attratta dal Mas come lo è da Moussa. Non prova a sottrarsi ai baci sul collo del Mas, ha un brivido e il respiro diventa affannoso. Il ragazzo sfrega il clitoride con il palmo, con indice e medio apre e chiude le grandi labbra. Giulia si convince che non può tornare più indietro, gli tira fuori dal costumino a slip la pelosa verga.
Chiude la mano attorno all’asta, con il pollice gli cerca il meato. Il Mas sussulta, sente una prima goccia di liquido pre-seminale lasciargli la cappella. Giulia lo sega. Non aveva mai fatto una sega in acqua, i suoi movimenti non producono suoni; i suoi movimenti sono più lenti ma non mancano di raggiungere il fine preposto: un fiotto di sborra viene disperso nel mare di Diamante. Ben poco rimane appiccicato tra le dita di Giulia. Il Mas la lascia ancora insoddisfatta con l’acqua che la copre fino alla vita.
I due ragazzi non si scambiano più una parola per il resto della mattinata sebbene entrambi seguano i movimenti dell’altro con la coda dell’occhio. Giulia deve rincasare per pranzo. Sbianca quando vede qualcuno che non si aspettava sull’uscio.
“Giorgio! Non saresti dovuto arrivare stasera?”
Il fidanzato le ha preparato una sorpresa, racconta che ha trovato all’ultimo minuto un posto libero sul treno delle 8:00. Ne ha così approfittato. Giulia sa che dovrebbe essere felice, D’altro canto, gli ha chiesto lei di scendere appena possibile. È solo che pare passata un’eternità da ieri. Si sforza comunque di sembrare quanto più grata possibile; si getta al collo del moroso, gli scocca un bacio sulle labbra e lo invita a mettersi comodo. Si mette subito a cucinare per cinque. Spera che non escano a tavola strani argomenti.
Giulia serve al fidanzato e agli operai un piatto di orecchiette alle cime di rapa. A tavola gli unici a parlare sono Giorgio, Bamir e Denis. Giorgio è curioso delle condizioni di vita in Albania, vorrebbe visitare Tirana. Denis e Bamir parlano dell’Albania e delle vite che facevano lì con un velo di nostalgia. Giulia e Moussa fissano il piatto per tutto il tempo, la ragazza non finisce nemmeno la sua porzione.
Dopo il caffè Giorgio confessa di voler schiacciare un pisolino: ha accumulato tanto stanchezza a causa delle settimane intense di studio, della sveglia presto e del viaggio. Giulia ne può approfittare, si era ripromessa di chiarire la situazione con Moussa. Se per caso il giovane operaio dovesse ora combinarne una delle sue scoppierebbe un casino. Alla ragazza ritorna per un istante in mente il sogno.
Giulia inspira a fondo, richiama a sé tutto il coraggio. Gli operai hanno già preso a lavorare, Moussa è sopra l’impalcatura con le cuffie. Perciò gli tira un po’ il pantalone. Moussa abbassa le cuffie e si volta.
“Potresti venir giù? Dobbiamo parlare di una roba”
Denis è genuinamente perplesso, è la riprova del fatto che lui non sappia nulla. Si preoccupa, in quanto capo si sente la responsabilità delle azioni dell’intero gruppo. Giulia lo rassicura mentre porta il congolese in disparte. Per lo stupore di Giulia il ragazzo ammette subito di essersi masturbato sulle sue mutandine; con disinvoltura afferma di aver visto la ragazza nuda il primo giorno, di essersi eccitato e di essersi convinto che la bionda fosse una troia italiana. Giulia non sa come rispondere, non l’hanno mai chiamata troia. Perché sente la fica bagnarsi di nuovo? Il Mas l’ha lasciata insoddisfatta, il suo corpo è una mina inesplosa pronta a saltare alla minima pressione. A nulla serve stringere le cosce e unire i palmi delle mani come in preghiera, se non ad aumentare la soggezione che prova. Inoltre, Moussa nega con insistenza di essere anche venuto sul costume. Perché ammettere una colpa e non l’altra? Si chiede sconcertata. La ragazza decide che non ha importanza, non deve permettersi mai più, altrimenti lo riferirò al suo capo.
“Non m’importa se lo dici a Denis, tanto lascerò questo lavoro a fine mese. Però se me la dai poi ti lascio in pace” asserisce Moussa come se le avesse letto il pensiero.
“Darti cosa?”
Moussa ride, una risata esagerata da classico villain di un anime. Dopo aver realizzato quanto il ragazzo intendesse, Giulia si sente una sciocca. Il ragazzo è esattamente dove voleva essere. Cosa fare? Mollargli un ceffone in faccia? Gli altri operai sentirebbero, accorrerebbe a vedere quanto successo, si creerebbe un gran casino e con tutta probabilità Giorgio si sveglierebbe. Accettare quindi il ricatto?
Spesso la realtà è più veloce del pensiero e tutto ciò che sappiamo fare è affidarci all’istinto. Moussa prende le mani di Giulia e se le porta sull’addome. Non un filo di grasso ma addominali duri come pietra. Moussa si piega e la bacia ai lati della bocca.
“Non qui” sussurra Giulia.
La bionda lo conduce in bagno, chiude a chiave e apre l’acqua della doccia. Si spoglia mentre continua a guardare imbronciata il ragazzo. A che è davvero diretto quel broncio, a Moussa o a sé stessa? Il primo a finire sul pavimento è il pezzo di sopra del costume, seguito dalle mutandine. Moussa si gode ogni momento di quel breve spogliarello, poi tocca a lui: si toglie e getta sul pavimento la maglietta grigia sudata, rivela agli occhi ciò che si era già rivelato al tatto, cioè addominali e pettorali incisi con lo scalpello; il ragazzo si prende il proprio tempo, vuole giocare, è perciò una Giulia esasperata a tirargli giù quasi strappandoglieli calzoni e boxer. Ha un cazzo enorme che svetta su coglioni gargantueschi.
“Fammi tua e dopo sparisci dai miei pensieri”
Il getto d’acqua calda piove sui corpi nudi dei due amanti che si baciano, si desiderano e si cercano. Il corpo di Moussa sovrasta quello minuto della ragazza, Giulia ne ha un po’ paura e per questo è così eccitata. Il ragazzo deve tappargli la bocca quando le va dietro e le mordicchia un orecchio.
Giulia si piega in avanti e appoggia le mani al vetro della doccia, stringe i denti e si prepara al colpo di reni che le allargherà la fica. Spera che l’amante non abbia malattie e soprattutto non gli sborri dentro. Moussa continua a tenerle la bocca serrata con una mano mentre con l’altra cinge il collo. La penetra. Le piccole tette della ragazza sobbalzano, bruciano le pareti della fica. Però sono entrati appena pochi centimetri.
Un altro colpo di reni, una penetrazione più profonda. Giulia chiude gli occhi e lancia un grido, per fortuna, smorzato dalla mano. Fuori dal bagno si sentono ora gli operai chiamare i due, non hanno svegliato Giorgio ma per quando?
Moussa inizia a scoparla senza trattenersi: l’enorme cazzo nero si muove sempre più velocemente all’interno della fichetta bianca, grazie agli abbondanti umori di Giulia scivola con maggior facilità. Le gambe di lei tremano, la mano di lui stringe con un poco di pressione in più il collo. Giulia raggiunge l’orgasmo due volte, quando arriva il momento di Moussa lui si accontenta di sborrarle su una chiappa.
Non ci sono coccole o carinerie di sorta. Non ce n’è tempo. I due escono dalla doccia silenziosi e furtivi, sicuramente più leggeri e soddisfatti. È Moussa il primo a lasciare il bagno, gli risuonano già nelle orecchie i rimproveri di Denis: racconterà di essere andato a pisciare dietro una villa perché il bagno di casa era occupato dalla signorina. Esce in punta di piedi la signorina Giulia dopo cinque minuti. Deve passare di fronte la camera da letto. Un Giorgio in dormiveglia domanda:
“Farò tardi all’esame?”
“Dormi tesoro, dormi” risponde la ragazza.
Il resto della giornata è pura noia. Giulia accompagna Giorgio a vedere il centro storico. La fica continua a bruciarle.


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scritto il
2026-04-07
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