Una settimana da sola in Calabria-Giorno 2
di
Sir Lucifer
genere
confessioni
Giulia viene svegliata da un insistente bussare alla porta. Cazzo, gli operai realizza d’un colpo. Prova ora un po’ d’imbarazzo per essersi addormentata completamente nuda sul letto con l’avvolgibile della finestra spalancata. Per fortuna, gli operai non hanno pensato di fare il giro da dietro per bussare alla finestra, l’avrebbero vista come mamma l’ha fatta. O forse l’hanno fatto? Non può averne certezza. Ad ogni modo, non c’è tempo per rimuginare.
“Arrivo, un attimo!”.
Butta un grido per prendere tempo e avvicina lo smartphone per controllare l’orario. Si trova di nuovo ad imprecare fra sé e sé: cazzo, sono le nove e dieci. Suo padre l’aveva avvisata che sarebbero arrivati per le 8:30. Chissà da quando aspettano. Appoggiandosi su un fianco Giulia si alza dal letto, apre un cassetto e ne tira fuori il costume a due pezzi giallo. L’ha acquistato di recente perché lo potesse sfoggiare abbinato allo smalto dello stesso colore. Una volta conosciuti gli operai e fatta colazione sarà pronta per andare al mare. Di corsa infila gli infradito e va ad aprire.
“Buongiorno, scusate davvero il ritardo”.
Davanti a sé Giulia ha tre uomini: due slavi e un africano. Si presentano: il più anziano è stempiato, i radi capelli e i folti baffi di colore bianco, occhi verdi, si chiama Denis; alla destra di Denis un ragazzo slavo con il capo rasato, occhi azzurri e folti baffi biondi, il suo nome è Bamir; l’ultimo a presentarsi è Moussa, capelli corti neri, viso dolce e cuffie per la musica. La ragazza temeva di trovarli imbronciati e caustici, invece sorridono e si mostrano comprensivi. Chissà se è a causa del cosiddetto pretty privilege, Giulia non riesce però ad escludere la possibilità che l’abbiano vista nuda attraverso la finestra. Magari sperano di ottenere qualche vantaggio materiale. Arrossisce ma non può continuare a fissarli.
“Posso offrire un caffè o un succo alla pera?”
Moussa ride alla parola succo, Il ragazzo sarà poco più grande di Giulia, mentre Bamir dimostra una quarantina d’anni e Denis sessanta. Comunque, affermano di aver già fatto colazione. È Giulia quella a cui brontola la pancia e che non si è nemmeno ancora lavata la faccia.
“Ora noi attacchiamo -taglia corto Denis-, siamo già in ritardo. Di solito all’una facciamo pausa e poi andiamo avanti fino alle sei. A proposito, mi dica se al pranzo dobbiamo provvedere da soli”.
È brutalmente sincero, quasi sfacciato. Ovviamente se dovranno provvedere da soli al pranzo la pausa sarà più lunga ai danni della velocità dei lavori. Non è da tutti dare del lei a una venticinquenne pensa in compenso Giulia. Ora l’osserva meglio: porta addosso i segni di una vita passata in cantiere, mani callose e macchie sul viso; una discreta pancia lo appesantisce ma ha dei muscoli ancora tonici. Anzi, il braccio di Denis risulta più grosso e muscoloso rispetto sia a quello di Bamir che a quello di Moussa.
“Quando ritorno dal mare posso fare un piatto di pasta per tutti, se va bene” propone la ragazza. Trova tutti d’accordo.
Giulia rientra un momento in casa per andare in bagno. Può lavarsi finalmente la faccia. Quando esce dal bagno è pronta per andare in spiaggia. O almeno se ne illude per un momento. Indovina chi stava per dimenticarsi la protezione solare? si rimprovera in silenzio come se non mi scottasi ogni anno. Deve recuperare il cubetto della protezione solare e metterlo in borsa.
“Allora ci vediamo dopo” saluta Giulia mentre s’incammina. Finché non scompare all’orizzonte Bamir e Moussa non smettono di guardarle il culo…
Giunta in spiaggia dopo un salto al bar, Giulia si libera anzitutto dagli infradito. Le è sempre piaciuto passeggiare a piedi nudi sulla sabbia, anche ad agosto quando la sabbia è bollente e ci si ustiona. Camminare a piedi nudi restituisce un senso di libertà. Prende dalla borsetta la protezione solare, ne riversa in abbondanza sui palmi e si piega in avanti: inizia a spalmare la crema a partire dagli stinchi, scende fino al collo del piede per poi risalire sulle cosce; un residuo cola sulla sabbia e Giulia torna a spremere il cubetto per applicare la protezione sulla pancia, sulle braccia e infine sul viso. Il sole d’aprile non è evidentemente quello d’agosto ma guai a sottovalutarlo, soprattutto se si possiede una carnagione lattea.
La spiaggia è ancora poco frequentata, pochi coraggiosi si buttano in mare. La ragazza è fra questi. L’acqua è fredda ma il trucco è prendere immediatamente a nuotare in modo da riscaldarsi. Il mare d’aprile è trasparente e pulito. Peccato non poter restare in ammollo tutto il giorno, le rughe sulle dita le segnalano che è tempo di uscire e probabilmente di tornare a casa. Controlla il cellulare, dieci messaggi non letti di cui cinque sono stati inviati da Giorgio. Si scatta un selfie per mostrare dov’è. Il primo scatto è da cancellare, una tetta è quasi uscita fuori dal costume. Il secondo scatto è buono.
Giulia ritrova gli operai ancora impegnati sul lavoro, i due più giovani sono in equilibrio sulle impalcature. I loro vestiti sono sporchi di polvere e pittura, le loro fronti grondano sudore. La ragazza va in bagno a cambiarsi il costume, lava e stende il costume giallo mentre ne indossa uno blu. Non è contentissima di trovare la tavoletta del water pisciata, gli operai hanno usato il bagno, le tocca pulire e spingere dentro il water con la carta igienica un pelo pubico. Il pelo pubico è biondo, con ogni probabilità appartiene a Bamir.
Mentre cucina la pasta, penne al sugo, gli operai la aiutano a montare all’esterno il tavolo di plastica. Durante il pasto Moussa e Bamir restano in silenzio. Denis indaga con discrezione e gentilezza sulla vita privata della ragazza. Giulia fa altrettanto, scopre che Denis è divorziato e ha due figli; ha preso Bamir a lavorare con sé una ventina d’anni fa, Bamir ha trovato in lui in mentore. Prova anche a chiedere qualcosa su Moussa che nel frattempo ha iniziato a incuriosirla ma deve lasciar perdere, Moussa è con loro da soli due mesi.
Le chiacchiere fanno passare velocemente il tempo ed è tempo di rimettersi a lavoro per gli operai. Dopo aver sparecchiato e lavato i piatti, Giulia scende nuovamente in spiaggia. Non si rifarà il bagno ma passeggerà in riva e prenderà il sole. Arrivata però in spiaggia si trova davanti a un campo di beach volley, stanno giocando tre contro tre. Giulia riconosce i tre ragazzi incrociati il giorno prima. Come si chiamavano? Si chiede il Mas, il Tommi e il Cozza. Cozza sarà il suo cognome oppure è un soprannome? Il Mas ha un fisico da palestra, quasi da body builder. Possiede due tatuaggi, un Uroboro intorno alla caviglia e due labbra femminili sul petto. Il Tommi è il più bravo a giocare, grazie alla sua altezza è certo facilitato a murare. È invece il Cozza il primo a notare la ragazza, ragion per cui Giulia si dilegua.
Dopo una lunga passeggiata, la ragazza rientra a casa. Il Sole sta tramontando, gli operai sono già andati via. Hanno lasciato la casa aperta, incustodita. È vero che la porta è chiusa ma le chiavi sono attaccate al quadro. Dovrò coordinarmi meglio con loro pensa. Entra quindi in casa, si toglie il costume e lo mette a lavare; quello che aveva steso a pranzo è asciutto. Si infila nella doccia calda, lava via la salsedine. Sbadiglia continuamente mentre si asciuga i capelli. Indosserà il pigiama, metterà qualcosa nello stomaco e correrà al letto. Una sorpresa l’attende.
Giulia apre il cassetto dell’intimo, le mutandine di pizzo bordeaux sono viscide. Non c’è dubbio, quello è sperma. Qualcuno ha sborrato sulle sue mutandine mentre era fuori. Naturalmente i sospettati più probabili sono gli operai. Al 99% a sborrare nelle mutandine è stato uno di loro. Anzi, deve trattarsi di Moussa o Bamir. Una moltitudine di pensieri affolla la mente della ragazza ma la domanda che si ripete con maggiore frequenza è Non è uno scherzo di cattivo gusto ma una molestia, allora perché ho caldo e sento bagnarmi? Non importa, Giulia sceglie di non dare risposta. L’indomani parlerà con gli operai, se la cosa si ripeterà perderanno il lavoro. Forse però dovrebbe raccontare almeno al fidanzato ciò che è successo? Giulia scrive un messaggio, lo cancella, lo riscrive e infine lo invia. Ha concluso di domandare al ragazzo “Sei ancora sveglio?”. Il fatto è che Giorgio ha un esame a giorni e non vuole si precipiti in Calabria mosso dalla rabbia. Risolverà tutto da sola nonostante sia un po’ spaventata e un po’ eccitata.
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“Arrivo, un attimo!”.
Butta un grido per prendere tempo e avvicina lo smartphone per controllare l’orario. Si trova di nuovo ad imprecare fra sé e sé: cazzo, sono le nove e dieci. Suo padre l’aveva avvisata che sarebbero arrivati per le 8:30. Chissà da quando aspettano. Appoggiandosi su un fianco Giulia si alza dal letto, apre un cassetto e ne tira fuori il costume a due pezzi giallo. L’ha acquistato di recente perché lo potesse sfoggiare abbinato allo smalto dello stesso colore. Una volta conosciuti gli operai e fatta colazione sarà pronta per andare al mare. Di corsa infila gli infradito e va ad aprire.
“Buongiorno, scusate davvero il ritardo”.
Davanti a sé Giulia ha tre uomini: due slavi e un africano. Si presentano: il più anziano è stempiato, i radi capelli e i folti baffi di colore bianco, occhi verdi, si chiama Denis; alla destra di Denis un ragazzo slavo con il capo rasato, occhi azzurri e folti baffi biondi, il suo nome è Bamir; l’ultimo a presentarsi è Moussa, capelli corti neri, viso dolce e cuffie per la musica. La ragazza temeva di trovarli imbronciati e caustici, invece sorridono e si mostrano comprensivi. Chissà se è a causa del cosiddetto pretty privilege, Giulia non riesce però ad escludere la possibilità che l’abbiano vista nuda attraverso la finestra. Magari sperano di ottenere qualche vantaggio materiale. Arrossisce ma non può continuare a fissarli.
“Posso offrire un caffè o un succo alla pera?”
Moussa ride alla parola succo, Il ragazzo sarà poco più grande di Giulia, mentre Bamir dimostra una quarantina d’anni e Denis sessanta. Comunque, affermano di aver già fatto colazione. È Giulia quella a cui brontola la pancia e che non si è nemmeno ancora lavata la faccia.
“Ora noi attacchiamo -taglia corto Denis-, siamo già in ritardo. Di solito all’una facciamo pausa e poi andiamo avanti fino alle sei. A proposito, mi dica se al pranzo dobbiamo provvedere da soli”.
È brutalmente sincero, quasi sfacciato. Ovviamente se dovranno provvedere da soli al pranzo la pausa sarà più lunga ai danni della velocità dei lavori. Non è da tutti dare del lei a una venticinquenne pensa in compenso Giulia. Ora l’osserva meglio: porta addosso i segni di una vita passata in cantiere, mani callose e macchie sul viso; una discreta pancia lo appesantisce ma ha dei muscoli ancora tonici. Anzi, il braccio di Denis risulta più grosso e muscoloso rispetto sia a quello di Bamir che a quello di Moussa.
“Quando ritorno dal mare posso fare un piatto di pasta per tutti, se va bene” propone la ragazza. Trova tutti d’accordo.
Giulia rientra un momento in casa per andare in bagno. Può lavarsi finalmente la faccia. Quando esce dal bagno è pronta per andare in spiaggia. O almeno se ne illude per un momento. Indovina chi stava per dimenticarsi la protezione solare? si rimprovera in silenzio come se non mi scottasi ogni anno. Deve recuperare il cubetto della protezione solare e metterlo in borsa.
“Allora ci vediamo dopo” saluta Giulia mentre s’incammina. Finché non scompare all’orizzonte Bamir e Moussa non smettono di guardarle il culo…
Giunta in spiaggia dopo un salto al bar, Giulia si libera anzitutto dagli infradito. Le è sempre piaciuto passeggiare a piedi nudi sulla sabbia, anche ad agosto quando la sabbia è bollente e ci si ustiona. Camminare a piedi nudi restituisce un senso di libertà. Prende dalla borsetta la protezione solare, ne riversa in abbondanza sui palmi e si piega in avanti: inizia a spalmare la crema a partire dagli stinchi, scende fino al collo del piede per poi risalire sulle cosce; un residuo cola sulla sabbia e Giulia torna a spremere il cubetto per applicare la protezione sulla pancia, sulle braccia e infine sul viso. Il sole d’aprile non è evidentemente quello d’agosto ma guai a sottovalutarlo, soprattutto se si possiede una carnagione lattea.
La spiaggia è ancora poco frequentata, pochi coraggiosi si buttano in mare. La ragazza è fra questi. L’acqua è fredda ma il trucco è prendere immediatamente a nuotare in modo da riscaldarsi. Il mare d’aprile è trasparente e pulito. Peccato non poter restare in ammollo tutto il giorno, le rughe sulle dita le segnalano che è tempo di uscire e probabilmente di tornare a casa. Controlla il cellulare, dieci messaggi non letti di cui cinque sono stati inviati da Giorgio. Si scatta un selfie per mostrare dov’è. Il primo scatto è da cancellare, una tetta è quasi uscita fuori dal costume. Il secondo scatto è buono.
Giulia ritrova gli operai ancora impegnati sul lavoro, i due più giovani sono in equilibrio sulle impalcature. I loro vestiti sono sporchi di polvere e pittura, le loro fronti grondano sudore. La ragazza va in bagno a cambiarsi il costume, lava e stende il costume giallo mentre ne indossa uno blu. Non è contentissima di trovare la tavoletta del water pisciata, gli operai hanno usato il bagno, le tocca pulire e spingere dentro il water con la carta igienica un pelo pubico. Il pelo pubico è biondo, con ogni probabilità appartiene a Bamir.
Mentre cucina la pasta, penne al sugo, gli operai la aiutano a montare all’esterno il tavolo di plastica. Durante il pasto Moussa e Bamir restano in silenzio. Denis indaga con discrezione e gentilezza sulla vita privata della ragazza. Giulia fa altrettanto, scopre che Denis è divorziato e ha due figli; ha preso Bamir a lavorare con sé una ventina d’anni fa, Bamir ha trovato in lui in mentore. Prova anche a chiedere qualcosa su Moussa che nel frattempo ha iniziato a incuriosirla ma deve lasciar perdere, Moussa è con loro da soli due mesi.
Le chiacchiere fanno passare velocemente il tempo ed è tempo di rimettersi a lavoro per gli operai. Dopo aver sparecchiato e lavato i piatti, Giulia scende nuovamente in spiaggia. Non si rifarà il bagno ma passeggerà in riva e prenderà il sole. Arrivata però in spiaggia si trova davanti a un campo di beach volley, stanno giocando tre contro tre. Giulia riconosce i tre ragazzi incrociati il giorno prima. Come si chiamavano? Si chiede il Mas, il Tommi e il Cozza. Cozza sarà il suo cognome oppure è un soprannome? Il Mas ha un fisico da palestra, quasi da body builder. Possiede due tatuaggi, un Uroboro intorno alla caviglia e due labbra femminili sul petto. Il Tommi è il più bravo a giocare, grazie alla sua altezza è certo facilitato a murare. È invece il Cozza il primo a notare la ragazza, ragion per cui Giulia si dilegua.
Dopo una lunga passeggiata, la ragazza rientra a casa. Il Sole sta tramontando, gli operai sono già andati via. Hanno lasciato la casa aperta, incustodita. È vero che la porta è chiusa ma le chiavi sono attaccate al quadro. Dovrò coordinarmi meglio con loro pensa. Entra quindi in casa, si toglie il costume e lo mette a lavare; quello che aveva steso a pranzo è asciutto. Si infila nella doccia calda, lava via la salsedine. Sbadiglia continuamente mentre si asciuga i capelli. Indosserà il pigiama, metterà qualcosa nello stomaco e correrà al letto. Una sorpresa l’attende.
Giulia apre il cassetto dell’intimo, le mutandine di pizzo bordeaux sono viscide. Non c’è dubbio, quello è sperma. Qualcuno ha sborrato sulle sue mutandine mentre era fuori. Naturalmente i sospettati più probabili sono gli operai. Al 99% a sborrare nelle mutandine è stato uno di loro. Anzi, deve trattarsi di Moussa o Bamir. Una moltitudine di pensieri affolla la mente della ragazza ma la domanda che si ripete con maggiore frequenza è Non è uno scherzo di cattivo gusto ma una molestia, allora perché ho caldo e sento bagnarmi? Non importa, Giulia sceglie di non dare risposta. L’indomani parlerà con gli operai, se la cosa si ripeterà perderanno il lavoro. Forse però dovrebbe raccontare almeno al fidanzato ciò che è successo? Giulia scrive un messaggio, lo cancella, lo riscrive e infine lo invia. Ha concluso di domandare al ragazzo “Sei ancora sveglio?”. Il fatto è che Giorgio ha un esame a giorni e non vuole si precipiti in Calabria mosso dalla rabbia. Risolverà tutto da sola nonostante sia un po’ spaventata e un po’ eccitata.
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