Una settimana da sola in Calabria-Il Mas

di
genere
tradimenti

Giulia ha il sonno agitato, sogna e nel sogno è in cucina: aspetta che l’acqua bolli per calare la pasta, indossa solo le mutandine bordeaux di pizzo; la raggiunge l’operaio congolese che le fa segno di far silenzio mentre si avvicina e inizia a menarsi il grosso cazzo nerboruto; la Giulia del sogno non è affatto contrariata, piega all’infuori l’orlo del pizzo in modo che il ragazzo vi possa sborrare all’interno; in cucina entra anche Giorgio…
La ragazza si sveglia di soprassalto. Questa volta ho il pigiama, già qualcosa sdrammatizza. Ha avuto un sogno bagnato e alla mente continuano ad affacciarsi l’immagine delle mutandine sporche di sborra e l’immagine dell’enorme cazzo. La seconda è solo frutto d’immaginazione ma domandarsi quanto si avvicini alla verità non fa che imprimere di più il ricordo del sogno. Nel sogno stava permettendo a uno sconosciuto di masturbarsi davanti a lei, per giunta con Giorgio in casa. Nella realtà gli avrei mollato una padellata in faccia cerca di ragionare. Inopinatamente si morde un labbro.
Si avventa sul cellulare, controlla l’orario. Sono le 8:10, ancora venti minuti prima che arrivino gli operai. Controlla i messaggi, Giorgio le ha scritto che ha deciso di sostenere l’esame di storia economica II al prossimo appello. All’inizio, Giulia vuole rispondere “perché? Hai studiato” ma ci ripensa. Scrive invece “Allora cosa ne dici di raggiungermi subito in Calabria? Aggiunge l’emoji della faccia maliziosa. Questa volta la codardia di Giorgio è propizia. Con il fidanzato in casa gli operai eviteranno di alzare la cresta e lei la smetterà di pensare a quanto successo. Non dovrà nemmeno parlare con gli uomini. Giorgio risponde: “ci avevo già pensato, piccola. Domani sera arrivo a Diamante”. Bene.
Bussano alla porta, sono arrivati gli operai. Giulia va ad aprirli, è più rigida rispetto al giorno prima e non riesce a guadarli negli occhi. I tre uomini non sembrano badarci, nessuno di loro sembra in difficoltà o al contrario prendersi troppe confidenze. Dopo un veloce saluto, Moussa si alza le cuffie da cui arriva in sottofondo una canzone trap e sale sull’impalcatura. La ragazza indossa il costume giallo a due pezzi, prima di uscire chiude il cassetto dell’intimo a chiave e conserva la chiave nella borsetta.
Come il giorno prima Giulia scende in spiaggia, si applica la protezione solare e si tuffa in acqua; esce dall’acqua quando le rughe sulle dita si fanno visibili, scatta un selfie per il moroso e torna a casa. A tavola Giulia non alza la testa dal piatto, è rossa in viso ma questa volta non per l’imbarazzo bensì per il sole. Tra qualche giorno si spellerà naso e spalle, va sempre così. È Denis a infrangere il silenzio.
“Hai un fidanzato?”
È passato al tu, a causa della situazione la domanda suona più indiscreta di ciò che è. Giulia s’affretta a rispondere e si scopre star guardando Moussa come se la risposta fosse soprattutto rivolta a lui.
“Sì e verrà domani sera. Starà qui”
La ragazza potrebbe giurare di aver notato una quasi impercettibile reazione di Moussa, una pausa più lunga tra una forchettata e l’altra. Il congolese continua però a non proferire parola. Bamir prende parola.
“Lavora?” domanda.
Bamir sembra quello zio, il quale si preoccupa che la nipote frequenti un buon partito. La prossima domanda sarà se facciamo sesso e usiamo le protezioni? Si dice sarcastica.
“Studia economia”
“Anche a me sarebbe piaciuto studiare economia ma niente soldi, quindi ho cercato lavoro”,
La storia di Bamir è triste e purtroppo comune a tante persone, l’istruzione universitaria non è alla portata di tutti e non a tutti è concesso il privilegio di poter seguire i propri sogni. Però non è la storia di Bamir ad appassionarla in questo momento bensì Moussa. Grazie alla conversazione avviata prende coraggio e domanda:
“Tu invece Moussa sei soddisfatto di questo lavoro? Cosa avresti fatto altrimenti?”
Per la prima volta i ragazzi si guardano negli occhi: Moussa ha le pupille di un castano scuro che fa sembrare il bianco degli occhi ancora più bianco, ha la pelle del viso un po’ rovinata, denti bianchissimi e un piccolo neo ai lati della bocca. Moussa posa la forchetta, ci pensa su e risponde;
“A me ha sempre fatto schifo studiare, sono stato bocciato due volte in terzo superiore e ho mollato. Non sono abbastanza furbo per spacciare e allora mi devo spaccare il culo”
Ci sono tantissime persone come lui al mondo, qualcuno direbbe che non sono mai state amate da bambini. Fatto sta che hanno imparato presto a diffidare di tutto, soprattutto delle istituzioni. Non si trovano in carcere solo perché non si sono mai sentite abbastanza furbe per fregare il sistema. Spesso gli uomini tendono ad essere violenti e a voler sottomettere ogni donna a portata. Questo Giulia ha appreso leggendo dark romance.
La conversazione viene lasciata morire. Ognuno svuota rapidamente il proprio piatto. Denis, Bamir e Moussa riprendono a lavorare, la ragazza si prepara a scendere nuovamente in spiaggia. Il pomeriggio trascorre sovrappensiero. Giulia evita il campo da beach volley per non fare incontri. Fa ritorno a casa che il sole non è ancora tramontato. Così la villa non rimarrà incustodita.
Il cassetto della biancheria non è stato forzato, è un sollievo. Quando gli operai vanno via, Giulia si prepara la cena. Passa una mezz’oretta in chiamata con il ragazzo e poi decide di fare un giretto nel centro storico. Ha un bel ricordo del centro storico di Diamante: ristoranti d’ogni sorta, sale giochi e murales. In alta stagione è una bolgia di turisti. Tira fuori dall’armadio una serie di abiti, li prova tutti e infine opta per un abito senza maniche a vita bassa e stretta color porpora; ai piedi indossa un paio di sandali bianchi con cinturino alla caviglia.
La strada a doppia corsia che deve percorrere per arrivare fino in centro storico è illuminata unicamente dai fanali delle auto di passaggio. Giulia non si accorge immediatamente che un’auto dietro di lei ha rallentato e le sta facendo la posta. Quando se ne accorge l’auto l’ha già affiancata e il conducente ha alzato il finestrino.
“Ehi, bella. Che ne dici di salire? Solita tariffa?”
L’uomo indossa giacca e cravatta, porta il pizzetto e diversi anelli alle mani. Sembra un po’ la versione casareccia di Tony Stark. Pare aver scambiato la bionda per una prostituta. Anzi, sembra averla scambiata per una precisa prostituta. Presa alla sprovvista, Giulia si mette paura; il suo battito cardiaco accelera. Il Tony Stark di noialtri ha gli occhi innaturalmente spalancati e un tono di voce squillante, è su di giri. È strafatto di coca suppone Giulia. Prova a riprendere il controllo delle sue emozioni e replica:
“Mi scusi, non sono chi pensa”
Accelera il passo per seminare l’auto. Per un po’ l’auto continua a farle la posta ma il clacson di un furgoncino e l’approssimarsi della zona pedonale lo costringe a svoltare. La ragazza tira un sospiro di sollievo. Può ora perdersi nei vicoli del centro storico, si ferma a una yogurteria e ordina uno yogurt ai frutti di bosco.
Non sa che l’uomo con il pizzetto la sta cercando e per quanto il centro storico sia pieno di mille vicoli tortuosi è inevitabile prima o poi finiscano per incrociarsi. È una fortuna che Giulia se lo veda arrivare davanti, ha comunque inizio l’inseguimento. La ragazza commette l’errore di infilarsi in un vicolo cieco, ora è letteralmente spalle al muro e la sua sola possibilità è calmarlo. Però l’uomo non le dà il tempo di fiatare:
“Perché fai finta di non conoscermi, troia? A Napoli ci siamo fatti certe scopate alle spalle di mia moglie. Non te la tirare, perché non mi svuoti le palle?”
L’uomo si è sbottonato il primo bottone del pantalone e non sembra voler incassare un no. Però incassa un sonoro schiaffo sulla nuca. Dall’ombra si fanno avanti tre ragazzi: è il trio di Pavia capitanato dal Mas. Il Tony Stark napoletano prova a reagire ma il Mas gli carica un pugno sul muso.
“Stai bene?” domanda il ragazzo a Giulia.
“Ci sono un sacco di svitati in giro” commenta Giulia.
Mentre il cocainomane se la dà a gambe Giulia accetta l’invito dei ragazzi di trascorrere il resto della serata insieme. È sinceramente riconoscente. Inoltre, non se vuole rischiare un secondo faccia a faccia con qualche maniaco. I ragazzi la fanno subito sentire a proprio agio: chiacchierano, ridono e infine tornano insieme al Residence. Però nessuno dei ragazzi vuole terminare di già serata. Il Cozza ci prova, propone di giocare al gioco della bottiglia.
I primi giri sono tranquilli, quasi noiosi. Le verità che si chiedono sono piuttosto generiche, gli obblighi scherzi innocenti come fare dieci saltelli su un piede solo. Tutto cambia dopo che il Mas e il Tommi si scambiano un lungo sguardo complice. Il Tommi chiede al Mas quale sia la posizione sessuale preferita, lui risponde “la pecorina”. Strano che fra amici non se lo siano mai confessati. Il Mas obbliga il Tommi a venire sculacciato da Giulia. Il Tommi chiede al Cozza su chi si sia segato la prima volta, uk Cozza risponde “Bulma di Dragonball”. Tutti ridono.
Il Cozza balbettando chiede a Giulia cosa guardi per prima cosa in un uomo, la ragazza risponde “il viso” ma poi si corregge “le spalle”. Il Tommi obbliga Giulia a limonare il Mas.
“Cosa? -obietta Giulia- Ricordati che son fidanzata e poi qui potrebbe vederci il capo condomino”
Il Tommi non demorde, il Mas tace ma si vedrebbe lontano un miglio che non ne è dispiaciuto. Magari è uno schema che hanno messo in atto altre volte, qualche volta a favore dell’uno e altre a favore dell’altro. L’unico che cerca di dar ragione a Giulia è il Cozza ma viene presto zittito. Il Mas e Giulia si accordano per nascondersi dietro una colonna. Il Mas non spreca un secondo e stringe la ragazza in un abbraccio sensuale.
“Sei agitata? Non devi, è solo un gioco” le bisbiglia il ragazzo all’orecchio.
Un attimo dopo le loro lingue sono intrecciate, le loro salive si mescolano. Hanno entrambi gli occhi chiusi. La ragazza non può fare a meno di pensare che il ragazzo con il codino sia un ottimo baciatore. Purtroppo per lui pecca di ingordigia quando le allunga le mani sul sedere. La ragazza non è ancora pronta a limonarsi uno sconosciuto e a tradire il moroso.
I ragazzi decidono che è giunta l’ora della nanna.
Se ti è piaciuto ciò che hai letto lascia un cuore e un commento. A cosa stai pensando? Quali sensazioni ti sono rimaste addosso? Puoi anche scrivermi a sirluciferbully@gmail.com
scritto il
2026-04-03
1 3 6
visite
1
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.