Il dottor Gibaud
di
IL MICROBO
genere
sadomaso
IL DOTTOR GIBAUD
All'impiedi, indosso a sforzo la mutanda nera a vita alta, di tessuto ruvido e contenitivo, quasi piatta a strizzo sul davanti, che è di ordinanza al cospetto di Colui che mi darà una sistemata.
-”Levati quell'indumento”.
Lo sfilo e lo depongo fra le Sue mani.
-”È del tutto fuori posto”.
Me lo cala in testa col rinforzo sul naso. Le orecchie sbucano dai girigamba.
-”Così va meglio. Volta la faccia al muro”.
Eseguo.
-”Alza le braccia e aggrappati”
A tentoni cerco la barra e la stringo.
-”Tieni salda la presa”.
-”Certamente Dottore”.
-”Hai un culo molto interessante”.
-”Grazie Dottore”.
-”È troppo pallido ma vedrai che prenderà vita”.
-”Sì Dottore”.
-”Ti senti pronto?”
-”Lo sono”.
Inizia la festa.
Primo step: una lunga accuratissima sculacciata molto ben distribuita su ambo le natiche.
Secondo step: lavorazione metodica a scudiscio dalle spalle in giù.
Terzo step: rifiniture a canna su glutei e cosce, palline incluse.
Mi brucia il dorso e ancora di più il sedere che stanno peggio di un campo di battaglia a guerra finita e persa.
-”Può bastare. Inginocchiati sullo zerbino e medita sui comportamenti da asinello che mi hai confidato per mail (un elenco puntiglioso delle mie recidive: cosa, come, quante volte e con chi)”.
Esce e resto paurosamente solo.
In preda ai postumi del giusto trattamento che mi è stato riservato, do spazio a quel relativo sollievo che si prova a cose fatte e mi abbandono senza freni ad uno sfogo più che lecito di purissimo pianto.
Egli torna e mi da un'occhiata.
-”Ho fatto un buon lavoro. Di schiena sei una carta geografica. Ricomponiti e se ti serve il bagno sai bene dov'è”.
Mi sfilo il “Cappuccio” e lo imbraco. Gli altri vestito li trovo in anticamera. Saluto e ringrazio il Dottore. Raggiungo in ascensore il garage. Mi fiondo in auto e sgommo verso casa.
-”Anche questa è andata”.
Mi guardo allo specchio.
-”Altro che cartina: un MAPPAIMMONDO ovvero il planisfero in sintesi, con pochi mari, nessun oceano, e tanta tanta TERRAINFERMA”.
All'impiedi, indosso a sforzo la mutanda nera a vita alta, di tessuto ruvido e contenitivo, quasi piatta a strizzo sul davanti, che è di ordinanza al cospetto di Colui che mi darà una sistemata.
-”Levati quell'indumento”.
Lo sfilo e lo depongo fra le Sue mani.
-”È del tutto fuori posto”.
Me lo cala in testa col rinforzo sul naso. Le orecchie sbucano dai girigamba.
-”Così va meglio. Volta la faccia al muro”.
Eseguo.
-”Alza le braccia e aggrappati”
A tentoni cerco la barra e la stringo.
-”Tieni salda la presa”.
-”Certamente Dottore”.
-”Hai un culo molto interessante”.
-”Grazie Dottore”.
-”È troppo pallido ma vedrai che prenderà vita”.
-”Sì Dottore”.
-”Ti senti pronto?”
-”Lo sono”.
Inizia la festa.
Primo step: una lunga accuratissima sculacciata molto ben distribuita su ambo le natiche.
Secondo step: lavorazione metodica a scudiscio dalle spalle in giù.
Terzo step: rifiniture a canna su glutei e cosce, palline incluse.
Mi brucia il dorso e ancora di più il sedere che stanno peggio di un campo di battaglia a guerra finita e persa.
-”Può bastare. Inginocchiati sullo zerbino e medita sui comportamenti da asinello che mi hai confidato per mail (un elenco puntiglioso delle mie recidive: cosa, come, quante volte e con chi)”.
Esce e resto paurosamente solo.
In preda ai postumi del giusto trattamento che mi è stato riservato, do spazio a quel relativo sollievo che si prova a cose fatte e mi abbandono senza freni ad uno sfogo più che lecito di purissimo pianto.
Egli torna e mi da un'occhiata.
-”Ho fatto un buon lavoro. Di schiena sei una carta geografica. Ricomponiti e se ti serve il bagno sai bene dov'è”.
Mi sfilo il “Cappuccio” e lo imbraco. Gli altri vestito li trovo in anticamera. Saluto e ringrazio il Dottore. Raggiungo in ascensore il garage. Mi fiondo in auto e sgommo verso casa.
-”Anche questa è andata”.
Mi guardo allo specchio.
-”Altro che cartina: un MAPPAIMMONDO ovvero il planisfero in sintesi, con pochi mari, nessun oceano, e tanta tanta TERRAINFERMA”.
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