Tutto si compie, "quello che non ti aspetti"

di
genere
trio

Fin qui è quanto è successo negli ultimi mesi, ma quanto invece è successo negli ultimi giorni, ecco, questo, proprio ci ha sorprese, mi ha sorpresa…è stato proprio “quello che non ti aspetti!!”.
 
La nostra lettera non ebbe di fatto un seguito, l’unica reazione che mosse fu quella di ricevere a casa nostra un ultimo mazzo di rose, tutte recise, senza il fiore ma soltanto il gambo. Un altro messaggio enigmatico di Andrea, anche se non firmato espressamente.
 
I giorni trascorrevano, anche le settimane. La Nostra convivenza sembrava proseguire bene, molto bene direi anche se piccole tensioni si stavano sempre più accumulando. Da un lato c’era la nostra necessità di capire cosa il Nostro Master intendeva, se lo voleva, fare nei nostri confronti e da un altro c’erano le nostre necessità di Donne, di femmine, di Troie.
 
Da parte mia la voglia di cazzo riuscivo ad assorbirla passando da casa, con  mio marito. Parlavamo anche, ma soprattutto scopavamo…si, facevamo l’amore come tante volte, tantissime, ed era anche molto piacevole, dal punto di vista fisico e affettivo. Mi mancava l’aspetto emozionale, che solo Andrea era riuscito in quei mesi a tenere acceso.
 
Luisa invece aveva me. Scopavamo quasi tutti i giorni ma vedevo che la sua voglia, le sue voglie diventavano sempre più estreme. Una sera mi dovetti fermare. La stavo inculando con lo strapon e quasi temetti di farle male dalla foga e dalla forza che Lei mi chiese di usare.
 
Era chiaro che non potevamo andare avanti cosi.
 
Luisa incontrava Andrea tutti i giorni al lavoro, ma mai nessun cenno, nessuno sguardo differente rispetto ai rapporti che ci sono e ci devono essere nelle gerarchie dell’occupazione.
Io vivevo dei racconti che Lei mi faceva, dalle fantasie che insieme imbastivamo e che spesso ci portavano all’orgasmo, ma sole…tutte sole.
 
Fu cosi che una sera, mentre prendevamo il solito aperitivo prima di tornare a casa, provai a buttare sul piatto un’idea che stravolgeva completamente la nostra missiva che aveva definito la fine, di fatto, dei rapporti con il Nostro Master.
 
“Possiamo scrivergli qualcosa”ipotizzai “…oppure andare a casa Vostra, per sorprenderlo, metterlo alle strette, costringerlo a reagire…a dirci chiaramente a che punto siamo…”. Lo dissi tutto d’un fiato per essere diretta e per far capire a Luisa che quelle parole esprimevano in modo univoco le mie necessità. Andrea mi mancava, mi mancavano i suoi modi, le sue parole, i suoi gesti.
 
Sapevo che era lo stesso anche per Lei. Glielo leggevo in faccia e anche nel cuore, probabilmente.
 
Luisa non mi rispose nemmeno, mi prese per mano e dandomi un bacio disse: “Andiamo!!”.
 
Ci ritrovammo dopo qualche minuto davanti alla porta di casa. Nervose come due studentesse al primo esame di università.
In macchina non avevamo detto una parola, ci eravamo tenute strette una mano per farci coraggio, e basta.
 
Luisa mi guardò negli occhi e io suonai.
 
Sembrò un’eternità, soltanto qualche secondo invece in cui rividi tutte le esperienze di quel periodo, tutti i piaceri e i godimenti che Andrea mi aveva fatto vivere e regalato, da sola e con Luisa.
 
La porta si apri e finalmente rivedemmo il Nostro Padrone, nelle vesti in cui lo conoscevamo e apprezzavamo.
 
Ci aprì tutto nudo, come da sua abitudine, con un flute in mano e un sorriso che sembrava davvero sincero.
 
Il fiato mi si mozzò,l’emozione mi pervase, ero davvero felice, mi sentivo come una creatura in un piccolo paradiso.
 
Le sue parole furono la prima sorpresa della serata: “ Vi aspettavo Ragazze…entrate pure” e, scostandosi, ci fece spazio per tornare in quello che non solo era anche casa di Luisa, ma il regno in cui il suo dominio diventava più potente…o almeno cosi era sempre stato.
 
La seconda sorpresa venne appena dopo, dopo uno scambio di sguardi franco e leale.
 
In salotto era apparecchiata la tavola per tre. Le candele accese e lo champagne nella glaciere che ci aspettava.
 
Uno shock. Sia per me che per Luisa. Eravamo intrappolate nei nostri pensieri e nella nostra sorpresa. Uno shock!!
 
Andrea , invece, con estrema gentilezza ci porse i nostri flute e, brindando, riprese quanto detto all’accoglienza: “bentornate!!”.
 
Dopo aver assaggiato quelle bollicine, Noi in evidente imbarazzo dettato sempre da quello che non ci aspettavamo, aggiunse: “ si cena fra una ventina di minuti…” e guardandoci con naturalezza negli occhi “ le regole della casa le conoscete bene…” e rivolgendosi invece a Luisa aggiunse: “ è tutto pronto nella tua stanza, non prendetevi troppo tempo…” e cosi, dopo queste parole ci fece il baciamano ad entrambe e andò in cucina per la cena.
 
Ammutolite. Lo eravamo entrambe. Anche Luisa che forse più di me doveva conoscere l’uomo con cui da anni viveva e condivideva spazi e umori.
 
Fuggimmo dal salotto per rifugiarci in quella stanza come se il rimanere in quello spazio, in quel momento avrebbe soltanto amplificato il nostro disagio.
 
E qui trovammo una terza sorpresa.
 
In ordine sul letto erano stati preparati gli oggetti che definivano “ le regole della casa”.
 
Da un lato quanto era per me, dall’altro quello per Luisa.
 
A parte gli asciugamani per la toilette il necessario per la lavanda anale, ecco un collare nuovo di zecca con i nomi di ciascuna ben scritti e una catenella dorata a cui agganciarli. Un plug di medie dimensioni anch’esso griffato con i nostri nomi e una catenella, con le sole iniziali, per i capezzoli. 
 
In un solo istante ecco condensarsi l’essenza del Master, di colui che negli ultimi mesi era riuscito a tirarmi fuori il distillato puro della mia troiaggine e che da tempo operava alla stessa maniera con Luisa.
 
Ancora non riuscimmo a dire nulla, ma sapevamo cosa fare.
 
Non perdemmo tempo, ci spogliammo velocemente per andare sotto la doccia. Pisciammo in piedi, insieme, sotto lo scroscio del cipollone, non potevamo far aspettare il Nostro padrone.
 
Tutto quello ci aveva dato nuova vitalità. Tutto quello dimostrava che Camilla e Luisa non erano due troie qualsiasi, erano le sue due Troie, erano le Troie a cui Lui riservava attenzioni e che potevano restituirgli le stesse.
 
Di fatto, poi, la serata, non era ancora iniziata.
 
Ci presentammo puntuali dopo esattamente venti minuti, un piccolo record che sicuramente Andrea avrebbe apprezzato.
 
Ci vestimmo come Lui aveva deciso, come le sue regole imponevamo.
 
Con un sorriso ci fece accomodare. Prese la catena e la agganciò al tavolo, ci legò al tavolo, prima Luisa e poi me.
 
E poi servi la cena. Una cena leggera, cucinata da Lui.
 
Parlammo soprattutto di quello che ancora non sapevamo l‘uno delle altre, quindi della nostra giovinezza, degli anni degli studi, delle esperienze con gli amici e i fidanzatini. Tutto in modo molto soft, anche piacevole, molto piacevole.
 
Devo dire che fu anche divertente, anche se per tutto il tempo in cui fummo a tavola cercai di capire cosa ci aspettava, come sarebbe evoluta quella cena, quell’incontro che anche se nato come un’improvvisazione era di fatto programmato nei minimi particolari. Da Andrea Naturalmente…
 
Finimmo col caffè, come una normale cena fra amici. Ma quella non era una “normale” cena.
 
 E infatti fu proprio Andrea che orientò quel dopo cena che sarebbe stato altrettanto sorprendente come fino ad allora.
 
Si alzò in piedi e sfoggiando un’erezione davvero pronta, con quel sorriso che già avevamo visto al nostro avviso ci disse: “ Due troie come Voi non vanno a casa di un uomo solo come me soltanto per cenare, ci vanno perché hanno bisogno di qualcosa, ci vanno perché portano qualcosa e ci vanno perché quel qualcosa che è lì gli serve…”
 
Era tipico di Lui, dire quello che sarebbe stato anche senza dirlo.
 
La mia eccitazione mi stava accompagnando fin dal momento in cui entrai in quella casa, forse era lo stesso per Luisa. Il cuore mi batteva forte, quel qualcosa che Andrea sottintendeva io adesso glielo vedevo fra le gambe. Duro, eretto…pulsante. Volevo quel cazzo,erano settimane che lo desideravo come desideravo darmi a Lui per il suo e il nostro piacere.
 
Sciolse i nostri guinzagli e ci condusse, precedendoci, nella sua alcova.
 
Anche qui trovammo già l’ambiente preparato, luce soffusa e tante candele accese che non conferivamo romanticismo all’ambiente ma tanta sensualità. E’ strano a dirsi, ma trovavo quella stanza tanto eccitante.
 
Andrea si mise seduto e volle spogliarci, prima Luisa e poi me.
 
Ci slacciò il collare e le mollette ai capezzoli che cosi liberi sembravano in erezione come il suo pene. Ci fece piegare leggermente e con molta delicatezza ci tolse il plug, annusandolo attentamente e apprezzandolo direi, dai sussulti che il suo cazzo teso ebbe.
 
Cosi, tutti e tre in veste adamitica ci ritrovammo su quel letto.
 
La nostra voglia, le nostre voglie presero in sopravvento.
 
Mettemmo in scena il classico “ due contro uno”….
 
Anche in questo caso non occorsero parole. Io e Luisa sapevamo cosa dovevamo fare e partimmo senza tentennamenti.
 
Andrea sapeva anche Lui cosa aspettarsi o forse no, ma non ebbe bisogno di dirci nulla.
 
Ci prese i capezzoli fra le dita e li lavorò con forza…guardandoci negli occhi. Ad ogni nostro gemito di dolore la stretta aumentava, e le nostre fiche colavano.
 
Ci accarezzò in contemporanea, noi sempre in piedi davanti a lui seduto.
 
Con la sinistra la fica di Luisa, con la destra la mia…trovandola più bagnata. Quella carezza, il suo ricordo, la sua capacità di arrivare dove ero più sensibile, mi fecero tremare le gambe. Se ne accorse e, diabolicamente, col pollice andò al clitoride, al bottoncino magico del godimento. Qualche manipolazione e venni. Venni prendendogli la mano e facendola rimanere li,  a contatto con le mie labbra, i miei umori, i miei tremori di piacere.
 
Luisa si abbassò e mentre veniva accarezzata gli mise la lingua in bocca. Anche io lo volevo, ma Lei mi anticipò. Quel bacio sembrava una seconda cena, la cena di una Donna che non mangia da una vita….
 
Eccitantissima.
 
Andrea si staccò sia da quel bacio che dalla mia fica. Lo fece per assaggiare quel liquido denso che avevo prodotto.
 
Se lo portò prima al naso e poi in bocca e appena dopo volle condividerlo prima con Luisa e poi con me.
 
Nel frattempo anche Lei era prossima all’orgasmo. Sentivo la mano di Andrea che accelerava sentendo il respiro della sua schiava accelerare. Venne come me, forse urlando più di me…e staccandosi appena terminato il climax.
 
Andrea rifece quanto fatto prima, si portò la mano in bocca per assaggiare il nettare di Luisa e condividerlo sia con Me che con Lei con lo stesso strumento, il bacio.
 
Mi fece inginocchiare di fianco a Luisa che intanto stava riprendendo fiato.
 
Ci fece alzare  le braccia e volle annusare il nostro profumo, i nostri profumi. Dalle ascelle.
 
La cosa lo eccitava, il cazzo, sempre ben teso, aveva sussulti importanti.
 
Si alzò quindi in piedi, Luisa inginocchiata di fronte a Lui e io dietro.
 
Le porse il suo membro che sparì fra le labbra.
 
A me toccava il suo culo.
 
Gli aprii i glutei e annusai il suo odore…come lui aveva fatto prima con noi.
 
Era di uomo, quell’odore che tanto adoravo e cercavo.
 
La mia bocca e la lingua seguirono il lavoro di Luisa sul cazzo. Se lei gli stava facendo un pompino lento e salivoso io cercavo ogni millimetro del suo sfintere per donargli quelle sensazioni che sapevo apprezzare. Giocavo con l’anello di carne, percorrevo sentendoli più grandi di quello che sono ogni piega del muscolo, e lui mi rispondeva rilasciandolo e facendolo tendere ogni volta che tentavo di entrare con la punta umida della lingua.
 
Lui scopava Luisa in bocca e io tentavo di scoparlo dietro.
 
Decise il cambio. Gli bastò girarsi di centottanta gradi e mi ritrovai la sua erezione, quel cazzo duro…quel membro che tanto avevo sognato puntato in viso.
 
Lo baciai prima. Dalla punta fino alle palle. Dura l’asta e duri i testicoli nella sacca. Sembrava un’erezione unica. Dopo i baci ci giocai con la lingua, forse troppo perché ad un certo punto, forse incalzato dietro da Luisa, mi fece sparire il cazzo in bocca, fra le labbra…quasi in gola.
 
Partìì lentamente…ma poi accelerai sempre più. Sentivo il suo sapore, ancora lo stesso di prima, di maschio e la mia eccitazione era ripartita come non mai.
 
Con una mano mi avvicinai alla fica, la sentivo bagnatissima e tesa. Labbra gonfie come quelle palle e quel cazzo, pronte….
 
Fu Luisa, ancora una volta a precedermi.
 
Si stese di schiena sul bordo del letto e io guidai, staccandomi, Andrea e il suo cazzo dentro di Lei.
 
Affondò con un colpo unico, senza tentennamenti, fino alla radice…
 
Io guardai quella calda carne entrare come un coltello caldo nel burro e poi ritornai a baciarlo, a limonarlo a far combattere le nostre lingue e le nostre bocche.
 
Mi misi dietro di Lui. Luisa a gambe larghe si stava godendo quella scopata. Andrea sembrava un metronomo. Affondava a ritmi regolari ma costanti, senza tentennamenti. Presi in bocca l’alluce del piede di Luisa trattandolo come un piccolo cazzo. La sentii gradire, gemere ulteriormente di un altro piacere. Facevo una fellatio al suo piede e con le dita accarezzavo Andrea fra il perineo e l’ano.
 
Massaggiavo il suo buchetto…lo stimolavo.
 
Sapevo piacergli…e insistevo proprio li.
 
Luisa gli chiese di accelerare e allora usai l’altra mano per accarezzare anche il suo clitoride.
 
Bastarono pochi tocchi che venne ancora, con ancora più umori che si disperdevano far i nostri corpi e le lenzuola.
 
Come prima…la sua sensibilità post orgasmo la fecero interrompere quasi subito dal contatto con Andrea.
 
Lui era durissimo…il cazzo durissimo e bagnato, rosso e lucido.
 
Pronto per me.
 
Mi misi in ginocchio sostituendomi a Luisa…lo guardai e gli dissi: “Inculami…”…
 
Mi appoggiò il cazzo duro fra i glutei, vicino all’ano…e mi disse invece: “Inculati tu…impalati…”
 
Non mi scomposi, era cosi tanta la voglia di sentirlo dentro di me, di accoglierlo, quasi di proteggerlo con la mia carne che spinsi io.
 
E lo sentii…
 
Duro, caldo, prima più sottile e man mano più grande, molto grande alla base.
 
E poi ancora…e ancora…e ancora…
 
Quando arrivava alla radice mi sentivo dilatata al massimo, per il massimo del piacere.
 
Luisa rimase qualche secondo, forse due minuti a guardarci e poi venne sotto di me.
 
Il cazzo di Andrea nel culo mi stava dando sensazioni che mi elettrizzavano.
 
La lingua di Luisa sul clitoride mi stavano portando alla perfetta cottura.
 
La mia mente non aveva pensieri, era una barca alla deriva della tempesta più dolce e appagante mai esistita.
 
Venni all’improvviso, forse per una spinta più forte di Andrea e di una leccata più intensa.
 
Quasi persi le forze dall’intensità del piacere. Lo sentii propagarsi dal culo alla fica, scendere verso tutta l’inguine e salire al ventre, sia dentro che fuori…
 
Il seno, sentìì quasi una pressione al seno ai capezzoli che sembravano esplodere come quelli di una donna in gravidanza…e poi la testa.
 
Non capivo cosa mi stava succedendo, sapevo solo che era bello, meraviglioso…totalmente appagante.
 
Mi diedero il tempo di tornare quasi alla normalità, il suo cazzo ancora dentro ma senza le spinte di prima, come la bocca calda di Luisa sulle mie labbra ma senza cercare i punti più sensibili.
 
Un attimo di lucidità dopo l’orgasmo.
 
Mi venne spontaneo…
 
“Vieni…sborra...godi Andrea…”
 
Sentii la sua risposta…fisica, non a parole.
 
Sempre sodomizzandomi accelerò le spinte.
 
Adesso non erano più quelle regolari e metronomate di prima, adesso erano fatte per cercare e trovare il proprio piacere e godimento.
 
Ma mi piacevano,mi piacevano tanto. Il sapere di essere a sua disposizione, di essere la Donna che lo avrebbe fatto godere faceva godere anche a me…ancora…
 
E venne, con spinte accelerate e davvero profonde sentìì la sua eiaculazione nel mio culo, nel mio sfintere.
 
La spinta attenuarsi che lascia spazio al caldo liquido, alla sborra densa che riempie quegli spazi.
 
Cambiano i rumori, cambia la tattilità, cambia il calore.
 
Sono cambiamenti che eccitano.
 
La mia mano era corsa alla mia fica, instintivamente mi stavo toccando, ma anche Luisa lo stava facendo. Volevamo condividere con Andrea quella venuta e forse ci eravamo riuscite. Vidi Luisa andare ancora in estasi, sotto il lavoro delle sue dita e anch’io accelerai la carezza, convulsamente concentrandola su quel punto e trovando, ancora una volta il piacere che cercavo.
 
Come proseguì non ricordo….ricordo che ci trovammo al mattino tutti e tre insieme in quel letto.
 
Nell’aria ancora l’odore del sesso mescolato a quello della cera bruciata.
 
Il mio corpo era rilassato come da tanto tempo non mi sentivo, solo al culo un leggero fastidio, ma nella norma…come in altre occasioni, tante altre mi era capitato.
 
Mi alzai per andare in bagno, mi scappava tanto.
 
Mentre ero seduta venne anche Andrea.
 
“Buongiorno Troia…” due parole per salutarmi e senza aggiungere altro si mise a pisciare insieme a me, o meglio si mise a pisciarmi sul ventre e sulla fica mentre io lo stavo facendo seduta.
 
Il sentire quel liquido caldo mi fece rabbrividire, mi venne la pelle d’oca e i capezzoli mi si indurirono all’istante.
 
Non lo feci neanche terminare, gli presi il cazzo in bocca, che intanto era diventato barzotto, e iniziai una frenetica fellatio.
 
Io seduta e lui di fronte in piedi.
 
Sollevò una gamba appoggiandola sul muretto di fianco favorendo sia il pompino che una carezza più profonda.
 
Mi staccai un attimo dal suo cazzo duro per inumidirmi il dito medio con la saliva.
 
Ripresi a pompare il suo membro mentre gli infilavo il dito in culo, un “pompino col gancio” come termine di uso,una goduria massima a detta di chiunque lo abbia provato.
 
“Sei una Troia, Camilla…” disse Andrea fra un gemito di piacere e l’altro…”…forse la più grande che ho incontrato…” aggiunse cercando di resistere alla combo che lo stava investendo.
 
Quelle parole furono pura miccia per l’incendio che gli stavo proponendo.
 
Lavorai ancora di più con la lingua sul suo frenulo, le labbra ancora più strette intorno al glande e il dito a solleticare la sua ghiandolina.
 
Venne senza preannunciarsi, venne nella mia bocca…venne in completa balia della mia bocca, della mia mano…della mia volontà.
 
Sentii il potere…la capacità che di solito spettano ad un Master…quelle di dominare su un’altra persona.
 
L’essere Troia quindi non soltanto rimanendo nella passività della relazione…ma scavalcando il muro…arrivare dove chi è in vantaggio è gia e ripartire insieme.
 
Luisa ci raggiunse, adesso eravamo in tre in un ambiente più piccolo e sembravamo davvero tre persone differenti rispetto alla sera prima. Eravamo sempre Noi, i Nostri corpi come contenitori…ma forse avevamo una consapevolezza differente.
 
Luisa ne volle un pochino di quella sborra, si attaccò alla mia bocca vorace come la sera prima.
 
La sborra del Master…quel simbolo di premialità che nei mesi precedenti avevo tanto anelato adesso era mia…e insieme alla sua consistenza, al suo sapore era arrivata anche una nuova visione…forse completa.
 
Li lasciai quel giorno nella loro casa…io tornai alla mia…da mio marito.
 
Mi serviva tempo per riflettere…mi serve tempo per riflettere.
scritto il
2026-01-26
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