Psicoterapia

di
genere
confessioni

La qualità del sonno sembrava perduta nelle ultime settimane. Il mio riposo veniva occupato sempre dal solito sogno, in cui ero circondata da decine di falli tesi ed eretti che si stagliavano davanti al mio viso cercando di violare la mia bocca. Il risveglio improvviso avveniva nel momento della loro eiaculazione.

Convinta di dover trovare una soluzione di rottura di questo status quo cercai in rete un professionista che potesse venirmi in soccorso.

Dopo ricerche per lo più infruttuose mi imbattei nel profilo di un certo Dottor Leonida che aveva un numeroso seguito di commenti positivi.

Il curriculum parlava da sé, laureato nella famosa università di Clytoville era sul campo oramai da più di vent'anni.

Decisi quindi di contattarlo, l'agenda era fitta, ma con un po' di fortuna riuscii a farmi dare un appuntamento nell'arco di una settimana.

Mi introdusse nel suo studio Giulia, la sua collaboratrice, una donna di grande afflato e fascino.

Quando varcai la porta mi trovai davanti un uomo di mezza età dall’indubbia serietà professionale, esprimeva solidità e sicurezza, attraverso la sua imponenza ed il viso fine dalla distinta montatura degli occhiali.

Con eleganza un po' desueta mi fece accomodare su un divanetto in pelle nera. Sedette in una poltrona affine, cominciando a registrare sul tablet le mie informazioni anagrafiche.

Come ci conoscessimo da tempo, il dottor Leonida mi mise a proprio agio.

Il suo timbro di voce, la gestualità calma, pacata e coinvolgente mi aiutò ad aprirmi.

Così, senza celare nulla, in maniera fluente iniziai a raccontargli i miei sogni, mi spronò a non tralasciare nessun particolare, anche i più scabrosi.

Durante la mia narrazione cominciai ad arrossire, un calore costante cresceva inesorabile.

Slacciai due bottoni della camicia mentre i capezzoli sempre più duri sembravano voler forare il tessuto.

Fissai il dottor Leonida vedendolo nudo col cazzo in piena erezione; in realtà era come un sogno notturno ma ad occhi aperti.

Quella immagine non mi abbandonava, continuavo a parlare vedendolo sempre così. Sentivo un bisogno impellente di toccarmi, guardai interrogativa il dottore negli occhi che capendo annuì.

"Si lasci andare signora, le assicuro che è propedeutico alla terapia".

Sollevai la gonna divaricando le gambe, spostai il perizoma e incominciai ad accarezzarmi la fica in fiamme e bagnata.

La mia narrazione era continua e sempre più pregnante.

Il dottor Leonida chiamò all'interfono la collaboratrice: "Giulia vieni in studio e porta con te delle salviette".

Quando entrò mi bloccai improvvisamente mentre lei al contrario era tranquilla come fosse uno scenario consueto.

"Signora continui, non smetta, le ho portato delle salviette, ha già bagnato il divanetto".

Aveva un sorriso avvolgente ed estremamente complice quando si sistemò al mio fianco.

Mi prense la mano libera stringendola con partecipazione, mentre con l’altra alternava carezze al mio viso e tocchi sapienti ai capezzoli.

Un ambiente accogliente, tanto da farmi sentire sempre più libera di esprimermi verbalmente e fisicamente.

Mi masturbai con maggiore decisione, fissando in modo alternativo il dottore e Giulia.

Loro mi invitarono a compiere ciò di cui avevo bisogno: godere.

E così avvenne, chiusi gli occhi, reclinai la testa all'indietro urlando tutto il mio piacere.

Giulia mi si pose davanti per asciugare il divanetto e tamponare la fica, pulendola.

Il dottor Leonida per la prima volta abbozzò un sorriso, dicendomi che non si sarebbe immaginato al primo appuntamento un progresso simile.

Giulia terminato di asciugarmi mi disse "che bella fica che ha signora..."

scritto il
2026-02-16
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