Tra la mia Ragazza e sua Cugina - Capitolo 10
di
_ale_
genere
tradimenti
La voce di Giulia non è solo un grido, è una lama rotta che si conficca nella carne viva della scena. Giada, con una calma che mi gelerebbe il sangue se non fossi già surriscaldato, si toglie lentamente da sopra di me, senza il minimo imbarazzo. Anzi, un sorriso di puro divertimento le disegna le labbra, come se le avessero appena offerto il più bello degli spettacoli.
Giulia, invece, è un'esplosione. Scatta in avanti, le mani chiuse a pugno, i suoi occhietti scintillanti dietro le lenti sottili. Non mi guarda, non guarda me. Fissa Giada, il suo bersaglio, la sua rivale.
"Tu! Stronza puttana!" sbraitano le sue labbra sottili, la voce rotta dall'isteria. "Cosa pensi di fare? È mio!"
È una dichiarazione di proprietà. Un verso animalesco, primordiale. E mentre urla, qualcosa in me si spezza e si riallinea. La rabbia, lo shock, tutto svanisce, sostituito da un brivido freddo e oscuro che mi percorre la schiena. L'adrenalina, pura e cruda. Questa è la cornice perfetta. è il gioco che Giada voleva vedere. E io, l'attore principale, ho appena ricevuto il mio copione.
Mi alzo, il cazzo ancora duro, ancora pulsante dall'eccitazione, baluginando al lume fioco del bagno. Un'arma silenziosa e scintillante. Mi avvicino a Giulia, che ora è una furia, si volta verso di me, gli occhi pieni di lacrime furenti.
"E tu! Doppia faccia! Traditore! Mi hai giurato... mi hai giurato che ero diversa! Che ero io!" Mi sputa in faccia, le parole come proiettili umidi. "Mi hai portata via tutto! La mia innocenza! E stai qui a scopare come un cane con lei?"
Mi blocca il passaggio, un dito puntato contro il mio petto. "Appartieni a me! Capito? Il tuo cazzo è mio!"
Sento il bisogno di ridere. Un'ilarità nera, profonda. La sua rabbia è così bella, così pura, così del tutto inutile.
Giada interviene con una grazia che è quasi un insulto. il suo corpo nudo che sembra assorbire la luce umida del bagno, rendendola più luminosa, più divina. posa una mano sulla mia spalla, le dita affusolate che mi accarezzano la pelle ancora bagnata. È un gesto di possesso, pubblico e innegabile.
"Tesoro mio," dice a Giulia, la voce un miele velenoso, dolce e letale. "Calmati. C'è un malinteso." Si guarda le unghie con aria annoiata. "Franci non può appartenerti, Franci appartiene a Erika. È il suo fidanzato, ricordi? Quello buono, quello perfetto. ma non tuo, della tua sorellona che dorme nella stanza accanto."
Il colpo è basso, preciso. Giulia vacilla, il suo mondo che ruota su se stesso. La logica di Giada è una palla di cannone che abbatte il fragile castello di bugie su cui Giulia aveva costruito la sua rivendicazione.
"No!" esplode Giulia, le lacrime che ora le solcano il viso, mescolandosi con il trucco che comincia a colare. "No, non è vero! Lui mi ama! l'ho sentito quando mi ha scopata, era speciale!"
Giada ride, un suono cristallino e spietato. "Oh, Giulia. Sei così giovane. Così ingenua." Si avvicina a lei, i corpi quasi a contatto. "Non hai capito niente. Lui non ti ama. Ti usa. Come ha usato me. Come userebbe qualsiasi cosa con una fica calda e un po' di paura negli occhi."
E poi, fa la mossa che mi fa ribollire il sangue. Con un dito, Giada solleva il mento di Giulia, costringendola a guardarla. È un gesto intimo, materno, e al tempo stesso supremamente dominante.
"Sei solo un gioco, piccola. Una pedina. E io..." Il suo dito scende, lentamente, lungo la gola di Giulia, fermandosi sull'incavo fra le clavicole. "...io sono la regina."
Il respiro di Giulia si blocca. Un tremito involontario la percorre. L'odio nei suoi occhi si mescola a qualcos'altro, a un'attrazione terribile per il predatore che ha di fronte.
"Stai zitta," sibilano le labbra di Giulia, ma è un ordine debole, senza forza. Un respiro che esce dal corpo. "Non sai niente..."
"Oh, ma so tutto," risponde Giada, la sua voce che diventa un sussurro carico di promesse oscure. "So che quando lui ti stringeva il culo, tu sentivi l'universo implodere. So che quando ti dava della puttana, la tua fica si bagnava come una fontana. So che ami essere posseduta, distrutta, resa nostra."
E la sua mano scende ancora, passando sopra il costume di Giulia, stringendo leggermente un seno piccolo e sodo. Giulia geme, un suono strappato, una miscela di piacere e disperazione. E poi, scatta.
La mano di Giulia si alza fulminea. Un tonfo secco, umido. Uno schiaffo.
Il suono risuona nel bagno come uno sparo. La guancia di Giada si arrossa, un segno perfetto del palmo di Giulia. Ma non urla. Non reagisce con rabbia. Si limita a girare lentamente la testa verso di me, un sorriso di pura estasi sul volto. Gli occhi scintillano. Ha vinto. Ha spinto Giulia oltre il limite.
Il tempo rallenta. Vedo il braccio di Giulia ancora alzato, tremante. Vedo la guancia di Giada arrossata. E io sento qualcosa scattare dentro di me. Non è rabbia. È un bisogno primordiale, un istinto maschile e feroce. Nessuno tocca ciò che è mio.
Scatto in avanti con una velocità che non sapevo di possedere. La mia mano si chiude intorno alla gola di Giulia, non abbastanza forte da soffocarla, ma abbastanza da renderle chiaro chi comanda. La sua reazione è istantanea: gli occhi sgranati, un sibilo di aria che le sfugge dalle labbra, le mani che si aggrappano al mio polso.
"Non devi fare così piccola." sibilo io, il mio volto a pochi centimetri dal suo. "Lei." dico, guardando Giada. "È la mia droga e tu invece, sei la mia puttanella"
La spingo con violenza contro il muro freddo. Il suo corpicino piccolo e atletico sbatte contro le piastrelle con un tonfo sordo. Le mie ginocchia si incastrano tra le sue, costringendola a mantenere le gambe aperte. Le tengo ancora il collo, il mio pollice che le preme l'osso ioide, un avvertimento costante.
"Hai avuto la tua rivincita, piccola puttana," le sussurro all'orecchio, il respiro caldo che le fa sollevare i peli sulla nuca. "Hai pensato di poter comandare? Hai pensato di poter colpire tua cugina?"
La mia mano libera scende, violenta, e le strappa il costume. Non lo sfilo, lo strappo. Il tessuto cede con un rumore secco, che le copre la fica e il culo esposti, vulnerabili, in balia del mio sguardo e del mio tocco.
"Mmmh..." il rombo che esce dalla mia gola è basso, possessivo. Il mio pollice le accarezza ancora la carotide, sentendo il sangue pulsare al ritmo del suo panico. "Giada," la chiamo, senza distogliere lo sguardo dal viso di Giulia, "dovremmo punire la troia della tua cuginetta, sai? Giusto ieri ha perso la verginità e oggi si permette già di fare scenate e di toccare le cose mie."
Mentre parlo, la mia mano libera scende tra le sue gambe. Due dita, l'indice e il medio, le strusciano la fica bagnata. È un fiume in piena, un'umidità calda e scivolosa che tradisce ogni sua parola. L'attrito è perfetto, un rumoretto umido e sporcante che si aggiunge ai suoi singulti disperati.
"No... per favore, Franci... " si strappa le parole dalla gola, le ginocchia che cedono, ma la tengo bloccata contro il muro con il mio corpo, finalmente sembra aver ricordato chi comanda la mia dolce cognatina. "Non l'ho fatto apposta... giuro..."
Le sue mani smettono di spingere il mio polso e si aggrappano disperatamente al mio bicipite. Non per spingermi via, ma per non cadere. Il suo corpo la sta tradendo. Il suo piacere la sta condannando.
"Mi dispiace," ripete, ma il suo respiro si fa più corto, un piccolo gemito le sfugge mentre le mie dita iniziano un movimento circolare sul suo clitoride, un tormento lento e metodico. "Per lo... per lo schiaffo... per tutto... ti amo, Franci..."
"cazzate!" le sussurro contro la pelle del collo, leccandola, assaggiando il sale delle sue lacrime e il sapore del suo profumo da ragazza. "Sei solo una merda che gode mentre tradisce la sorella che dorme nella stanza accanto. Una merda che gode mentre suo cognato la punisce."
Giada si avvicina, la sua nudità che mi accarezza la schiena. Le sue mani, calde e morbide, mi percorrono i fianchi, salgono lungo la schiena, le unghie che mi grattano lievemente la pelle, un brivido di piacere che si aggiunge al potere che sento fluirmi nelle vene.
"la mia cuginetta deve crescere...hai ragione" mi sussurra Giada all'orecchio, il fiato caldo che mi fa gemere a mia volta. "Guarda quanto è bagnata, Già pronta per la prossima lezione."
"No... per favore, Giada, non voglio fare questo con te!" protesta Giulia, ma il suo corpo trema, le sue anche che iniziano a rispondere involontariamente al mio tocco, un piccolo, vergognoso ondeggiare che cerca più frizione.
Giada la ignora completamente. Il suo sorriso si allarga mentre prende il mio posto, usando il suo corpo slanciato per bloccare Giulia contro il muro, una gamba che le si insinua tra le cosce, il ginocchio che le preme la fica. La mano di Giada scende, sostituendo la mia, le sue dita affusolate che con una maestria inimmaginabile iniziano a esplorare la fica bagnatissima di Giulia. Non la masturba, la studia. Le apre le labbra con delicatezza, le accarezza l'ingresso, il pollice che le preme il clitoride con una pressione lenta e costante.
"Mmmh, guarda che bella fighetta," sospira Giada, con l'aria di un intenditrice di vino che degusta un pregiato millesimo. "E che tettine." L'altra mano di Giada sale, afferrando una delle piccole tette sode di Giulia, il palmo che le stringe il capezzolo duro. "Stai diventando meravigliosa, cuginetta." Si china, le labbra che le accarezzano il lobo dell'orecchio. "Sai che vederti perdere l'inocenza ieri mi ha fatto godere così tanto? Ho dovuto masturbarmi tre volte, pensando al tuo viso mentre lui ti rompeva."
Mentre parla, inizia a baciarle il collo, piccoli morsi umidi che lasciano una scia di pelle rossa. Io mi sono fatto un passo indietro, appoggiandomi al lavandino. Il mio cazzo è ancora duro, un palo di carne che trema a ogni sguardo. Godo per la scena. Sono il regista e i miei attori stanno interpretando perfettamente la mia visione. L'adrenalina del rischio, la bellezza crudele della scena, la lussuria che emana da entrambe le ragazze... è un cocktail più potente di qualsiasi droga.
Giada spinge leggermente il ginocchio, facendo gemere Giulia, che ora è in preda a un turbine di sensazioni contrastanti.
"Tranquilla, piccola," le sussurra Giada, la voce dolce come il veleno. "Non piangere. Ora ti insegno io a essere una brava amante per Franci. Lui ti ha dato le fondamenta, grezze, violente. Io ti insegnerò l'eleganza. L'arte di farlo impazzire."
"No! Smettila! Lui è mio!" urla Giulia, ma la sua voce è debole, spezzata dai gemiti. La sua ribellione è puramente verbale, perché il suo corpo si arrende, le anche che si muovono in sintonia con le carezze di Giada. "Smettila di tradirmi... non sei una cugina... sei una mostro... mi odiate..."
"Ti odiamo? No, tesoro," ride Giada, le sue dita che entrano nella fica di Giulia, lentamente, facendola urlare, un suono che è metà dolore e metà puro piacere. "Non ti odiamo. Ti stiamo solo creando. Ti stiamo liberando dalla noia, dalla mediocrità. Ti stiamo mostrando chi sei veramente: una puttana che ama essere usata. E adesso," le dice, estraendo le dita bagnate e portandosele alle labbra, leccandole con voluttà, "leccami le dita. Assapora la tua eccitazione. La tua debolezza."
Giulia scuote la testa, le lacrime che scendono a fiumi.
Giada la ignora completamente. Il suo sorriso si allarga mentre prende il mio posto, usando il suo corpo slanciato per bloccare Giulia contro il muro, una gamba che le si insinua tra le cosce, il ginocchio che le preme la fica. La mano di Giada scende, sostituendo la mia, le sue dita affusolate che con una maestria inimmaginabile iniziano a esplorare la fica bagnatissima di Giulia. Non la masturba, la studia. Le apre le labbra con delicatezza, le accarezza l'ingresso, il pollice che le preme il clitoride con una pressione lenta e costante.
"Mmmh, guarda che bella fighetta," sospira Giada, con l'aria di un intenditrice di vino che degusta un pregiato millesimo. "E che tettine." L'altra mano di Giada sale, afferrando una delle piccole tette sode di Giulia, il palmo che le stringe il capezzolo duro. "Stai diventando meravigliosa, cuginetta." Si china, le labbra che le accarezzano il lobo dell'orecchio. "Sai che vederti perdere l'inocenza ieri mi ha fatto godere così tanto? Ho dovuto masturbarmi tre volte, pensando al tuo viso mentre lui ti rompeva."
Mentre parla, inizia a baciarle il collo, piccoli morsi umidi che lasciano una scia di pelle rossa. Io mi sono fatto un passo indietro, appoggiandomi al lavandino. Il mio cazzo è ancora duro, un palo di carne che trema a ogni sguardo. Godo per la scena. Sono il regista e i miei attori stanno interpretando perfettamente la mia visione. L'adrenalina del rischio, la bellezza crudele della scena, la lussuria che emana da entrambe le ragazze... è un cocktail più potente di qualsiasi droga.
Giada spinge leggermente il ginocchio, facendo gemere Giulia, che ora è in preda a un turbine di sensazioni contrastanti.
"Tranquilla, piccola," le sussurra Giada, la voce dolce come il veleno. "Non piangere. Ora ti insegno io a essere una brava amante per Franci. Lui ti ha dato le fondamenta, grezze, violente. Io ti insegnerò l'eleganza. L'arte di farlo impazzire."
"No! Smettila! Lui è mio!" urla Giulia, ma la sua voce è debole, spezzata dai gemiti. La sua ribellione è puramente verbale, perché il suo corpo si arrende, le anche che si muovono in sintonia con le carezze di Giada. "Smettila di tradirmi... non sei una cugina... sei una mostro... mi odiate..."
"Ti odiamo? No, tesoro," ride Giada, le sue dita che entrano nella fica di Giulia, lentamente, facendola urlare, un suono che è metà dolore e metà puro piacere. "Non ti odiamo. Ti stiamo solo creando. Ti stiamo liberando dalla noia, dalla mediocrità. Ti stiamo mostrando chi sei veramente: una puttana che ama essere usata. E adesso," le dice, estraendo le dita bagnate e portandosele alle labbra, leccandole con voluttà, "leccami le dita. Assapora la tua eccitazione. La tua debolezza."
Giulia scuote la testa, le lacrime che scendono a fiumi.
Con un movimento rapido e autoritario, Giada afferra il mento di Giulia, le dita che le premono le guance. "Leccale," ordina, e senza aspettare una risposta, le sbatte le dita, ancora umide e profumate della fica di Giulia, direttamente in bocca. "Assaggia la tua porcheria."
La reazione di Giulia è un sussulto totale. I suoi occhi si spalancano, un suono soffocato le esce dalla gola mentre le dita di Giada le premono la lingua. "Guarda questo corpo," continua Giada, la sua voce che scivola come seta mentre la sua mano libera accarezza i fianchi asciutti di Giulia, il culetto sodo e teso. "Questo piccolo capolavoro atletico. Perfetto. Creato per essere rotto, piegato. Vedrai quando Franci ti prenderà da dietro, vedrai come le sue mani ti stringeranno questi fianchi, come il suo cazzo ti dilanerà fino a farti piangere. È il tuo destino, cuginetta."
Le lacrime continuano a scendere, ma ora qualcosa è cambiato. Non sono più solo lacrime di rabbia. C'è una confusione nei suoi occhi, un turbine in cui la ferita del tradimento si mescola a un'oscena, inconfessabile eccitazione. Il suo corpo trema, non solo per il pianto.
scatta di nuovo. Con una forza che sorprende entrambe, spinge via Giada, che finisce quasi contro la cabina doccia. Giulia scivola, cercando di coprirsi le tette con un braccio, l'altro che cerca vanamente di nascondere la fica. Il suo respiro è un rantolo rotto.
"Voi fate schifo!" urla, la voce che si spezza, la faccia contorta in una smorfia di dolore e rabbia. "Siete due mostri! Io mi fidavo! Tu, Franci! Mi hai promesso che ero speciale! E tu," dice, puntando un dito tremante contro Giada, "sei una serpe! Una traditrice! Volete solo farmi del male, farmi sentire una merda!"
Si inginocchia, cercando di raccogliere i brandelli del costume strappato a terra. È un gesto patetico, disperato, il tentativo di ricucire il suo modesto abbigliamento, la sua innocenza andata in frantumi. È la mocciosa viziata che ha perso il suo giocattolo preferito e ora fa la scenata.
"Vi odio!" piange, il corpo sconvolto dai singhiozzi. "Mi avete ferita! Mi avete fatta sentire così... così... usata! dirò tutto a erika!"
La sua reazione è così perfetta, così teatrale, che il mio cazzo si indurisce ancora di più. La sua sofferenza è il mio afrodisiaco. Mi avvicino, silenzioso, e prima che lei possa reagire, afferro i resti del costume strappato, strappandoglieli di mano.
"Dai, piccola sorellina," le dico, la voce calma, quasi bonaria, un contrasto terribile con la violenza della situazione. "Ha ragione Giada. Smettila di fare la mocciosa. Possiamo divertirci tutti insieme." La mia mano le accarezza la guancia bagnata di lacrime. "Pensa al piacere di ieri. Ricordi com'era sentire il mio cazzo dentro di te per la prima volta? Quel dolore che si trasformava in qualcosa di incredibile?"
Lei scuote la testa, ma i suoi occhi mi guardano, catturati, come un topo da un serpente.
"Sarà doppio, Giulia. Doppiamente buono. Quattro mani al posto di due, due lingue..." faccio una pausa, lasciando che l'immagine si depositi nella sua testa confusa. Poi, il tono cambia. La mia mano si alza, le mie dita si stringono con forza nei suoi capelli lisci, tirandoli indietro con violenza. La sua schiena si inarca, un gemito di dolore le esce dalle labbra. La costringo a guardarmi negli occhi.
"E poi ricorda, mi dispiace cuginetta ma la verità è un'altra," le sibilo in faccia, il mio respiro che le sfida la pelle. "Tu sei mia, Giu. Sei la mia piccolina. La mia puttana personale. La tua fica, il tuo culo, la tua bocca. Tutto mio."
Mentre le parlo, la mia mano scende, stringendo il culetto sodo e atletico di Giulia. Le mie dita si conficcano nella carne tonica, un possesso gelido che non ammette repliche. Lei trema, un singhiozzo strozzato le sale in gola, ma lo sguardo negli occhi, dietro le lenti degli occhiali, si indurisce. È l'ultimo baluardo della sua orgoglio ferito.
"Lo dirò a Erika! Ve lo giuro!" piange, la voce rotta ma carica di un odio febbrile. "Le dirò tutto! Come scopate alle sue spalle, come mi avete umiliata! Vedrete che fine farete!"
Sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non la pazienza, quella non ce l'ho mai. È una soglia. Una linea che la sua stupidità infantile ha appena varcato. La presa nei suoi capelli si allenta per un istante, poi la mia mano si alzata in volo. Non è una sberla. È un tuono. Il primo schiaffo le fa girare la testa a un lato, la guancia che si infiamma all'istante. Ma non basta. Il secondo colpo, ancora più violento, la fa sbattere contro il muro, gli occhiali che le scivolano dal viso e finiscono a terra con un tintinnio metallico.
"stai zitta!" dico in modo sostenuto, la mia voce che rimbomba nel piccolo bagno. "Smettila di fare la troia e di minacciare! VUOI RICORDARE COME IERI TI SEI FATTA SCOPARE COME UNA TROIA?!" La mia faccia è a un millimetro dalla sua, i denti stretti. "Vuoi rovinare tutto? Il nostro dolce segreto? Il nostro bellissimo gioco? Raccontando tutto a Erika?"
Le lacrime ora scendono senza sosta, fiumi di umiliazione e dolore. Il suo pianto è un lamento straziante, il suono di qualcosa che si spezza per sempre. È sconfitta. Annientata.
"Franci, basta." La voce di Giada taglia la tensione come un rasoio. Mi mette una mano sul braccio. La sua presa è leggera, ma ferma. "Lasciala da sola con me. Adesso."
Mi giro a guardarla. Sul suo volto non c'è traccia del suo solito divertimento sadico. C'è qualcos'altro. Un'ombra... quasi di pietà? O forse è solo un calcolo più freddo, la consapevolezza che troppa violenza potrebbe rompere il giocattolo prima del tempo.
"La tirerò su," dice, gli occhi fissi sulla cugina in ginocchio, un'ammaccata, fragile creatura singhiozzante. "Ci sono certi metodi che funzionano meglio... con delicatezza. Tu esci. Aspetta fuori."
Esito un istante. La voglia di possedere, di finire quello che ho iniziato, è un bruciore fisico. Ma vedo la logica nel suo sguardo. Ha ragione. A volte, per domare, la catena deve prima essere allentata.
Rilascio Giulia, che collassa a terra, un mucchio informe di carne e dolore. Mi rialzo, mi sistemo il cazzo ancora duro nei pantaloni, e senza dire una parola, esco dal bagno, lasciando le due cugine sole nel loro teatro di lacrime e vado in camera di giada e giulia ad aspettare.
La camera di Giada e Giulia è nel caos. Un nido di vestiti, libri e ricordi condivisi. Mi siedo sul bordo del letto, la mente ancora un fiume in piena, il cazzo un tormento vivo nei pantaloni. Attendo.
dopo un po', la porta si apre, Entrano insieme. Giulia è un'ombra, curva su se stessa, il suo corpo minuscolo avvolto in un grande asciugamano bianco che inghiotte la sua pelle. La cammina, sostenuta da Giada, che invece sembra scivolare, avvolta in un altro asciugamano, il suo corpo nudo e bagnato che traspare, una promessa di sensualità anche in un momento come questo.
Giada la guida fino a me. Non parla. Si limita a posare una mano delicata sulla schiena di Giulia, un incoraggiamento silenzioso. Poi, con una voce che è un miele velenoso, sussurra: "Scusati, cuginetta."
Giulia guarda il pavimento, il suo respiro ancora rotto dal pianto. Poi, con un movimento che mi spiazza completamente, sale sul letto. Si siede a cavalcioni su di me, proprio come faceva da bambina quando voleva un coccola o un racconto. Ma ora non c'è nulla d'infantile. Si avvinghia a me come un koala, il suo corpo piccolo e caldo che si pressa contro il mio, il viso seppellito nella mia curva del collo. L'asciugamano che la copre si apre leggermente, e sento il calore della sua fica nuda sfiorare il mio cazzo, che inizia a indurirsi contro la sua figa.
"Scusa, Franci..." sussurra, la voce umida e roca. "Scusa... ti prego..."
L'abbraccio è tenero, disperato. Le sue braccia mi stringono il collo, le sue labbra che cercano la mia pelle. E io... io rispondo. La mia mano si infiltra tra i suoi capelli bagnati, stringendoli con una forza che è sia un conforto che una minaccia. La giro leggermente il viso verso di me.
"Ok," è tutto quello che riesco a dire.
E poi, il mondo implode.
Il nostro abbraccio muta. La distanza tra le nostre labbra si annulla. Non è un bacio dolce. È un atto di rivendicazione. Le mie labbra si schiacciano contro le sue, la mia lingua che invade la sua bocca con prepotenza, cercando, possedendo. È un bacio che sa di lacrime, di vendetta e di un bisogno disperato. Giulia risponde in modo goffo, inesperto. Muove la lingua in modo caotico, cercando di imitarmi, ma bacia male. È un caos disordinato di saliva e denti e questa sua incompetenza mi fa impazzire. È la prova vivente della sua innocenza rubata, della sua totale sottomissione.
E mentre il nostro bacio diventa sempre più selvaggio, più sporco, sento il mio cazzo indurirsi fino a diventare una barra di ferro, pulsante, che le preme la fica nuda sotto il sottile velo dell'asciugamano. Un lieve movimento dei suoi fianchi, involontario, quasi un riflesso, e la sento sfregare contro di me. Il suo corpo risponde. La sua mente può essere in tumulto, ma la sua carne ha già capito le regole del gioco.
Dalla camera, sento il suo respiro cambiare, un piccolo gemito che le esce dalla gola, un suono puro e roco di piacere e sottomissione.
Mi tiro indietro, giusto il tempo di guardarla negli occhi. Sono rossi e gonfi di pianto, ma anche dilatati da una lussuria che non può nascondere.
"Brava," sussurro.
E Giada, che nel frattempo si è seduta con grazia accanto a noi sul letto, l'asciugamano che le scivola leggermente, lasciando intravedere il seno pieno e il fianco sinistro, sorride. "che hai fatto per ammaestrarla così giada?" le chiedo tra un bacio e l'altro.
Un sorriso torvo le disegna le labbra mentre i suoi occhi scuri mi scrutano, valutando l'effetto della mia domanda. Si appoggia a un cuscino, il suo corpo una sinuosa linea di tentazione avvolta nell'asciugamano.
"Niente di che," dice, la voce un sussurro complice. "Solo un po' di... chiarezza. Sotto l'acqua calda, mentre le insaponavo le spalle, le ho solo spiegato una cosa semplice." La sua mano scivola sul seno di Giulia, un gesto di proprietà. "Le ho detto che certe cose, una volta provate, non possono essere dimenticate. Che la vergogna e il piacere, a volte, sono la stessa faccia di una stessa medaglia."
Giulia tremula leggermente sulla mia erezione, il suo respiro che si fa più corto mentre Giada parla. I suoi fianchi continuano a muoversi, una danza lenta e disperata.
"E le ho chiesto," prosegue Giada, gli occhi che mi fissano intensamente, "se pensava davvero che dirlo a Erika fosse la scelta giusta, se l'avrebbe capita. O se, invece, avrebbe solo rovinato un qualcosa che tutti e tre amiamo."
Mentre parla, la mano di Giulia scende tra i nostri corpi, le dita che mi accarezzano il cazzo, il suo è un gesto timido e inesperto.
"Ti prego Franci... scopami di nuovo," sussurra, la voce rotta, la faccia nascosta nel mio collo. "Ti prego, ho bisogno... adesso..."
Ma Giada è più veloce. Con un movimento elegante, afferra il polso di Giulia, fermandola. "Aspetta, piccola," la corregge, il tono dolce ma fermo. "Un cazzo come questo non si prende così. Va prima assaporato. Va adorato."
Giulia alza la testa, una scintilla di insicurezza. "Ma io non sono tanto brava..." dice con una voce timida guardando la cuginona. "ho paura di fargli male con i denti poi con la macchinetta... l'altra volta quasi soffocavo."
Giada ride, un suono basso e sensuale che vibra contro il mio petto. "Hai paura? La paura è solo un modo per dire che non conosci ancora il potere che hai." Con una decisione che non ammette repliche, afferra Giulia per le spalle e la spinge giù da me. Giulia cade sul tappeto morbido, con un piccolo gembo di sorpresa, l'asciugamano che le scivola via lasciandola nuda e vulnerabile ai miei piedi. Io resto sul letto, appoggiato ai gomiti, il cazzo duro e palpitante che si erge verso il soffitto come un'offerta.
Giada scende dal letto con la grazia di un predatore, inginocchiandosi accanto a Giulia. "Ti insegno io, cuginetta," sussurra, e senza alcun pudore afferra il mio cazzo alla base. La sua presa è sicura, decisa. "Vedi? Non è un mostro. È uno strumento. E tu devi imparare a suonarlo."
Le sue dita iniziano a salire e scendere lentamente, stringendo al punto giusto, un pollice che si preme sul collo della mia cappella e la fa pulsare.
Le dita di Giada sono una promessa, un preludio che mi fa chiudere gli occhi e mordere il labbro. La sua mano scivola su e giù per l'asta, la pelle liscia e calda contro la mia, ogni movimento preciso e consapevole. Poi, con un gesto che mi toglie il fiato, si china. La sua bocca è un fuoco. Le sue labbra avvolgono la punta del mio cazzo, una lingua agile che lecca la fessura, raccogliendo il primo sapore del mio desiderio. Il calore è umido, profondo, e un gemito involontario mi sfugge dalle labbra. Con Giulia, ho il controllo. Con Erika, ho il controllo. Con Giada... Giada è quella che mi possiede.
"Vedi, Franci?" mi sussurra contro la mia pelle, la voce roca e vibrante. "Vedi com'è bello lasciar guidare chi ci sa fare?" Poi si gira verso Giulia, che ci guarda con gli occhi sgranati, un misto di terrore e fascinazione. "Non devi inghiottirlo tutto in una volta, cuginetta," la istruisce, la voce ancora dolce ma con un filo di comando che mi elettrizza. "Prima giochi. Con la punta della lingua, sul buchetto. Come se volessi assaggiare un gelato che potrebbe sciogliersi."
Giulia deglutisce, la gola che si muove nervosamente. "E i denti?" chiede, la voce un filo.
"Le labbra coprono i denti," risponde Giada, dimostrandolo. Scivola di nuovo giù, prendendo metà della mia lunghezza in bocca, le sue labbra morbide che creano un sigillo perfetto, la sua lingua che mi avvolge e mi preme contro il palato. La sensazione è così intensa, così opprimente, che le mie anche fanno uno scatto involontario, spingendomi più a fondo nella sua gola. Giada accoglie il mio movimento senza esitazione, una mano che mi stringe la base, l'altra che mi accarezza le palle, stimolandole con delicatezza.
Mi tiene lì, per quello che sembra un'eternità, il mondo che si riduce al calore della sua bocca, al suono bagnato dellasua saliva, al battito accelerato del mio cuore. Poi si tira indietro con un suono bagnato e pornografico, un filo di saliva che collega le sue labbra alla mia cappella. Mi guarda dall'alto in basso, un sorriso da predatrice sui suoi volto.
"Basta giocare," dice, e mi guarda. "Forza, Giulia. Proviamoci insieme."
Si sposta lateralmente, creando spazio accanto a sé. Giulia, incerta come una cerbiatta, si avvicina. Giada le prende la mano e la guida verso le mie palle. "Tu qui," ordina. "Con delicatezza. assaggi, le ciucci. È una parte molto sensibile." Mi succhia di nuovo, ma questa volta solo la punta, facendo spazio a Giulia.
E allora inizia. Una tortura, un'estasi. Da un lato Giada, che me lo succhia con ritmo sicuro, succhiandomi la cappella con un'esperienza che mi fa vedere le stelle. Dall'altro Giulia, che obbedisce. La sua lingua è timida, esitante, leccami le palle con movimenti incerti, il suo fiato caldo e ansimante sulla pelle della mia coscia.
La sua inesperienza è palpabile e mi eccita in modo innaturale. La goffaggine di Giulia è una musica per i miei sensi, un'armonia imperfetta con la perfezione tecnica di Giada.
Giada si ferma un secondo. "Succhialo anche tu, Giulia," le comanda, stringendomi l'asta e offrendola alla cugina. "Apri bene le labbra."
Giulia esita, poi si china. La sua bocca è piccola, calda, e sento un po' troppo denti all'inizio. "Nooo," la corregge subito Giada, ma non con rabbia. "Le labbra morbide, cuginetta. Ricordi il gelato? Usa la lingua per nasconderli." Giulia riprova, e questa volta è meglio. Molto meglio. Si concentra, le labbra morbide che si chiudono su di me, la lingua che mi accarezza timidamente. Prende solo la punta, e il suo sguardo è fisso su di me, pieno di un'adorazione sbigottita, come se stesse toccando qualcosa di divino e proibito.
Giada si lascia sfuggire un suono approvante, un "Così" roco e sensuale, mentre osserva Giulia. Poi, senza preavviso, la scena s'infiamma. "Ora divertiamoci," sibila, e prende il comando.
Inizia un turbine di bocche e linghe. Un momento sono le labbra esperte di Giada a scendere fino in fondo, a inghiottirmi fino alle gonadi, la sua gola che si contrae intorno alla mia cappella. Il momento dopo è Giulia a prenderne il posto e la differenza è un tuono. La sua è una bocca più piccola, più tesa, un calore umido e quasi innocente. E sento il freddo, metallico e liscio della macchinetta che sfiora la mia pelle, un contatto inatteso che mi scatena un brivido elettrico lungo la schiena. È così sbagliato, così perversamente eccitante. Ogni volta che lei succhia, temo e spero in un piccolo scricchiolio, un accidentale contatto che mescoli il dolore al piacere.
"Cambia," comanda Giada e Giulia si ritrae con un filo di saliva che le cola dal mento. Giada si sposta subito più in basso, la sua bocca che si attacca con avidità alle mie palle, leccandole, succhiandole, mentre indica a Giulia di tornare sulla mia asta. "Prendila tutta, cuginetta. Quanto più in fondo puoi," la esorta. Giulia prova e sento la mia cappella premere contro il fondo della sua gola, il suo corpo che trema nel tentativo di non sfilacciarsi in un singhiozzo. Un altro piccolo, freddo tocco di metallo, e il mio mondo esplode in scintille.
Poi Giada si libera e per un secondo entrambe mi guardano. Si spiano l'una l'altra, un'intesa fatta di desiderio e potere. Si chinano insieme, la loro bocca si avvicina ai due lati della mia erezione. Iniziano a strusciare le labbra su di me, dall'alto verso il basso, un bacio a quattro labbra che mi avvolge. Le loro lingue escono, si incontrano sulla mia pelle, si sfiorano mentre mi leccano. È un'immagine così porno, così viscerale, che la mia visione si annebbia.
Guardo dall'alto la scena che ho sempre sognato. La cuginona esperta, la cuginetta goffa e adorabile. Una mi guarda con occhiate da sfidante, l'altra con gli occhi pieni di una sottomissione devota.
"Sputaci sopra," ordina Giada a Giulia.
obbedisce. Due getti caldi di saliva mi colpiscono l'asta, un lubrificante torbido che fanno scivolare le loro mani. Le loro dita si intrecciano, scivolando su e giù, mentre le loro bocche si alternano di nuovo con una furia crescente. È un bombardamento sensoriale. La tecnica sicura di Giada che mi succhia la punta mentre le sue dita mi pizzicano le palle. La tenerezza tremante di Giulia che lecca l'asta da un capo all'altro, il suo respiro affannoso che mi scalda l'inguine.
È un caos perfetto. Giada tiene il ritmo, una maestra che orchestra una sinfonia di lussuria, mentre Giulia, persa nel vortice, inizia a scoprire una sua coraggiosa, nuova voce. E poi, Giulia fa una cosa che mi spezza il cervello. Si tira indietro un istante, il mento lucido di saliva e umori, e mi sorride. Non è il sorriso spaventato di prima. È un sorriso nuovo, sfrontato, avido. Gli occhietti castani dietro le lenti brillano di una luce eccitata, quasi maliziosa. Ha capito. Ha capito il potere che ha, la devastazione che può provocare.
Giada la vede e scoppiò in una risata bassa, carica di piacere. "Te l'avevo detto, cuginetta," mi dice, la sua mano che stringe la mia base più forte, facendomi gemere. "È proprio come quando eravamo piccole e giocavamo con le bambole. Le vestivamo, le spogliavamo, le facevamo fare quello che volevamo. Ora è lui la nostra bambola. E dobbiamo solo decidere come finire di giocarci."
Quelle parole sono la miccia. L'immagine di loro bambine, innocenti, sovrapposta a quella attuale, sporca e pervasa di sesso, è troppo. Il mio addome si contrae, una fitta calda che mi risale dalla schiena. "Cazzo... Giada... Giulia..." è tutto quello che riesco a sussurrare, un avvertimento soffocato.
Giada capisce al volo. "Falla vedere, Franci," mi ordina, la voce un sibilo. "Falla vedere cosa fa un uomo vero. Guarda qui, cuginetta. Apri la bocca."
Io obbedisco. Con un gemito gutturale che sembra strapparmi l'anima, esplodo. Il primo getto è potente, colpisce Giulia sulla guancia, un rivolo bianco che le scende lungo il mento. Il secondo è per Giada, che lo accoglie con un luccichio di trionfo negli occhi, un po' le schizza sul labbro superiore. La mia mano scivola sui loro capelli, spingendole leggermente l'una contro l'altra mentre continuo a eiaculare, coprendole entrambe. È un'inondazione, un'unghia bianca che le sporca il viso, le loro guance, il loro naso, le loro labbra. Un'opera d'arte di pura, volgare lussuria.
Ma Giada non si ferma. Mentre il mio cazzo pulsa ancora tra le sue dita, leccandosi via la sborra dalle labbra con la lingua, si china su Giulia. E con una mossa che mi fissa al letto, limona con lei. Bacia la cugina sporca del mio sperma, la sua lingua che invade la bocca di Giulia, mescolando i nostri sapori. È un bacio profondo, dominante, una rivendicazione. Giulia risponde, inizialmente esitante, poi con una fame crescente, le sue mani che si aggrappano alle spalle di Giada.
Quando si dividono, un filo bianco e denso collega le loro labbra. Giada guarda giù, verso il mio cazzo che inizia a placarsi. Poi guarda Giulia, il cui viso è una maschera di estasi e sborra. Questa immagine mi eccita come poche altre cose al mondo.
Giulia, invece, è un'esplosione. Scatta in avanti, le mani chiuse a pugno, i suoi occhietti scintillanti dietro le lenti sottili. Non mi guarda, non guarda me. Fissa Giada, il suo bersaglio, la sua rivale.
"Tu! Stronza puttana!" sbraitano le sue labbra sottili, la voce rotta dall'isteria. "Cosa pensi di fare? È mio!"
È una dichiarazione di proprietà. Un verso animalesco, primordiale. E mentre urla, qualcosa in me si spezza e si riallinea. La rabbia, lo shock, tutto svanisce, sostituito da un brivido freddo e oscuro che mi percorre la schiena. L'adrenalina, pura e cruda. Questa è la cornice perfetta. è il gioco che Giada voleva vedere. E io, l'attore principale, ho appena ricevuto il mio copione.
Mi alzo, il cazzo ancora duro, ancora pulsante dall'eccitazione, baluginando al lume fioco del bagno. Un'arma silenziosa e scintillante. Mi avvicino a Giulia, che ora è una furia, si volta verso di me, gli occhi pieni di lacrime furenti.
"E tu! Doppia faccia! Traditore! Mi hai giurato... mi hai giurato che ero diversa! Che ero io!" Mi sputa in faccia, le parole come proiettili umidi. "Mi hai portata via tutto! La mia innocenza! E stai qui a scopare come un cane con lei?"
Mi blocca il passaggio, un dito puntato contro il mio petto. "Appartieni a me! Capito? Il tuo cazzo è mio!"
Sento il bisogno di ridere. Un'ilarità nera, profonda. La sua rabbia è così bella, così pura, così del tutto inutile.
Giada interviene con una grazia che è quasi un insulto. il suo corpo nudo che sembra assorbire la luce umida del bagno, rendendola più luminosa, più divina. posa una mano sulla mia spalla, le dita affusolate che mi accarezzano la pelle ancora bagnata. È un gesto di possesso, pubblico e innegabile.
"Tesoro mio," dice a Giulia, la voce un miele velenoso, dolce e letale. "Calmati. C'è un malinteso." Si guarda le unghie con aria annoiata. "Franci non può appartenerti, Franci appartiene a Erika. È il suo fidanzato, ricordi? Quello buono, quello perfetto. ma non tuo, della tua sorellona che dorme nella stanza accanto."
Il colpo è basso, preciso. Giulia vacilla, il suo mondo che ruota su se stesso. La logica di Giada è una palla di cannone che abbatte il fragile castello di bugie su cui Giulia aveva costruito la sua rivendicazione.
"No!" esplode Giulia, le lacrime che ora le solcano il viso, mescolandosi con il trucco che comincia a colare. "No, non è vero! Lui mi ama! l'ho sentito quando mi ha scopata, era speciale!"
Giada ride, un suono cristallino e spietato. "Oh, Giulia. Sei così giovane. Così ingenua." Si avvicina a lei, i corpi quasi a contatto. "Non hai capito niente. Lui non ti ama. Ti usa. Come ha usato me. Come userebbe qualsiasi cosa con una fica calda e un po' di paura negli occhi."
E poi, fa la mossa che mi fa ribollire il sangue. Con un dito, Giada solleva il mento di Giulia, costringendola a guardarla. È un gesto intimo, materno, e al tempo stesso supremamente dominante.
"Sei solo un gioco, piccola. Una pedina. E io..." Il suo dito scende, lentamente, lungo la gola di Giulia, fermandosi sull'incavo fra le clavicole. "...io sono la regina."
Il respiro di Giulia si blocca. Un tremito involontario la percorre. L'odio nei suoi occhi si mescola a qualcos'altro, a un'attrazione terribile per il predatore che ha di fronte.
"Stai zitta," sibilano le labbra di Giulia, ma è un ordine debole, senza forza. Un respiro che esce dal corpo. "Non sai niente..."
"Oh, ma so tutto," risponde Giada, la sua voce che diventa un sussurro carico di promesse oscure. "So che quando lui ti stringeva il culo, tu sentivi l'universo implodere. So che quando ti dava della puttana, la tua fica si bagnava come una fontana. So che ami essere posseduta, distrutta, resa nostra."
E la sua mano scende ancora, passando sopra il costume di Giulia, stringendo leggermente un seno piccolo e sodo. Giulia geme, un suono strappato, una miscela di piacere e disperazione. E poi, scatta.
La mano di Giulia si alza fulminea. Un tonfo secco, umido. Uno schiaffo.
Il suono risuona nel bagno come uno sparo. La guancia di Giada si arrossa, un segno perfetto del palmo di Giulia. Ma non urla. Non reagisce con rabbia. Si limita a girare lentamente la testa verso di me, un sorriso di pura estasi sul volto. Gli occhi scintillano. Ha vinto. Ha spinto Giulia oltre il limite.
Il tempo rallenta. Vedo il braccio di Giulia ancora alzato, tremante. Vedo la guancia di Giada arrossata. E io sento qualcosa scattare dentro di me. Non è rabbia. È un bisogno primordiale, un istinto maschile e feroce. Nessuno tocca ciò che è mio.
Scatto in avanti con una velocità che non sapevo di possedere. La mia mano si chiude intorno alla gola di Giulia, non abbastanza forte da soffocarla, ma abbastanza da renderle chiaro chi comanda. La sua reazione è istantanea: gli occhi sgranati, un sibilo di aria che le sfugge dalle labbra, le mani che si aggrappano al mio polso.
"Non devi fare così piccola." sibilo io, il mio volto a pochi centimetri dal suo. "Lei." dico, guardando Giada. "È la mia droga e tu invece, sei la mia puttanella"
La spingo con violenza contro il muro freddo. Il suo corpicino piccolo e atletico sbatte contro le piastrelle con un tonfo sordo. Le mie ginocchia si incastrano tra le sue, costringendola a mantenere le gambe aperte. Le tengo ancora il collo, il mio pollice che le preme l'osso ioide, un avvertimento costante.
"Hai avuto la tua rivincita, piccola puttana," le sussurro all'orecchio, il respiro caldo che le fa sollevare i peli sulla nuca. "Hai pensato di poter comandare? Hai pensato di poter colpire tua cugina?"
La mia mano libera scende, violenta, e le strappa il costume. Non lo sfilo, lo strappo. Il tessuto cede con un rumore secco, che le copre la fica e il culo esposti, vulnerabili, in balia del mio sguardo e del mio tocco.
"Mmmh..." il rombo che esce dalla mia gola è basso, possessivo. Il mio pollice le accarezza ancora la carotide, sentendo il sangue pulsare al ritmo del suo panico. "Giada," la chiamo, senza distogliere lo sguardo dal viso di Giulia, "dovremmo punire la troia della tua cuginetta, sai? Giusto ieri ha perso la verginità e oggi si permette già di fare scenate e di toccare le cose mie."
Mentre parlo, la mia mano libera scende tra le sue gambe. Due dita, l'indice e il medio, le strusciano la fica bagnata. È un fiume in piena, un'umidità calda e scivolosa che tradisce ogni sua parola. L'attrito è perfetto, un rumoretto umido e sporcante che si aggiunge ai suoi singulti disperati.
"No... per favore, Franci... " si strappa le parole dalla gola, le ginocchia che cedono, ma la tengo bloccata contro il muro con il mio corpo, finalmente sembra aver ricordato chi comanda la mia dolce cognatina. "Non l'ho fatto apposta... giuro..."
Le sue mani smettono di spingere il mio polso e si aggrappano disperatamente al mio bicipite. Non per spingermi via, ma per non cadere. Il suo corpo la sta tradendo. Il suo piacere la sta condannando.
"Mi dispiace," ripete, ma il suo respiro si fa più corto, un piccolo gemito le sfugge mentre le mie dita iniziano un movimento circolare sul suo clitoride, un tormento lento e metodico. "Per lo... per lo schiaffo... per tutto... ti amo, Franci..."
"cazzate!" le sussurro contro la pelle del collo, leccandola, assaggiando il sale delle sue lacrime e il sapore del suo profumo da ragazza. "Sei solo una merda che gode mentre tradisce la sorella che dorme nella stanza accanto. Una merda che gode mentre suo cognato la punisce."
Giada si avvicina, la sua nudità che mi accarezza la schiena. Le sue mani, calde e morbide, mi percorrono i fianchi, salgono lungo la schiena, le unghie che mi grattano lievemente la pelle, un brivido di piacere che si aggiunge al potere che sento fluirmi nelle vene.
"la mia cuginetta deve crescere...hai ragione" mi sussurra Giada all'orecchio, il fiato caldo che mi fa gemere a mia volta. "Guarda quanto è bagnata, Già pronta per la prossima lezione."
"No... per favore, Giada, non voglio fare questo con te!" protesta Giulia, ma il suo corpo trema, le sue anche che iniziano a rispondere involontariamente al mio tocco, un piccolo, vergognoso ondeggiare che cerca più frizione.
Giada la ignora completamente. Il suo sorriso si allarga mentre prende il mio posto, usando il suo corpo slanciato per bloccare Giulia contro il muro, una gamba che le si insinua tra le cosce, il ginocchio che le preme la fica. La mano di Giada scende, sostituendo la mia, le sue dita affusolate che con una maestria inimmaginabile iniziano a esplorare la fica bagnatissima di Giulia. Non la masturba, la studia. Le apre le labbra con delicatezza, le accarezza l'ingresso, il pollice che le preme il clitoride con una pressione lenta e costante.
"Mmmh, guarda che bella fighetta," sospira Giada, con l'aria di un intenditrice di vino che degusta un pregiato millesimo. "E che tettine." L'altra mano di Giada sale, afferrando una delle piccole tette sode di Giulia, il palmo che le stringe il capezzolo duro. "Stai diventando meravigliosa, cuginetta." Si china, le labbra che le accarezzano il lobo dell'orecchio. "Sai che vederti perdere l'inocenza ieri mi ha fatto godere così tanto? Ho dovuto masturbarmi tre volte, pensando al tuo viso mentre lui ti rompeva."
Mentre parla, inizia a baciarle il collo, piccoli morsi umidi che lasciano una scia di pelle rossa. Io mi sono fatto un passo indietro, appoggiandomi al lavandino. Il mio cazzo è ancora duro, un palo di carne che trema a ogni sguardo. Godo per la scena. Sono il regista e i miei attori stanno interpretando perfettamente la mia visione. L'adrenalina del rischio, la bellezza crudele della scena, la lussuria che emana da entrambe le ragazze... è un cocktail più potente di qualsiasi droga.
Giada spinge leggermente il ginocchio, facendo gemere Giulia, che ora è in preda a un turbine di sensazioni contrastanti.
"Tranquilla, piccola," le sussurra Giada, la voce dolce come il veleno. "Non piangere. Ora ti insegno io a essere una brava amante per Franci. Lui ti ha dato le fondamenta, grezze, violente. Io ti insegnerò l'eleganza. L'arte di farlo impazzire."
"No! Smettila! Lui è mio!" urla Giulia, ma la sua voce è debole, spezzata dai gemiti. La sua ribellione è puramente verbale, perché il suo corpo si arrende, le anche che si muovono in sintonia con le carezze di Giada. "Smettila di tradirmi... non sei una cugina... sei una mostro... mi odiate..."
"Ti odiamo? No, tesoro," ride Giada, le sue dita che entrano nella fica di Giulia, lentamente, facendola urlare, un suono che è metà dolore e metà puro piacere. "Non ti odiamo. Ti stiamo solo creando. Ti stiamo liberando dalla noia, dalla mediocrità. Ti stiamo mostrando chi sei veramente: una puttana che ama essere usata. E adesso," le dice, estraendo le dita bagnate e portandosele alle labbra, leccandole con voluttà, "leccami le dita. Assapora la tua eccitazione. La tua debolezza."
Giulia scuote la testa, le lacrime che scendono a fiumi.
Giada la ignora completamente. Il suo sorriso si allarga mentre prende il mio posto, usando il suo corpo slanciato per bloccare Giulia contro il muro, una gamba che le si insinua tra le cosce, il ginocchio che le preme la fica. La mano di Giada scende, sostituendo la mia, le sue dita affusolate che con una maestria inimmaginabile iniziano a esplorare la fica bagnatissima di Giulia. Non la masturba, la studia. Le apre le labbra con delicatezza, le accarezza l'ingresso, il pollice che le preme il clitoride con una pressione lenta e costante.
"Mmmh, guarda che bella fighetta," sospira Giada, con l'aria di un intenditrice di vino che degusta un pregiato millesimo. "E che tettine." L'altra mano di Giada sale, afferrando una delle piccole tette sode di Giulia, il palmo che le stringe il capezzolo duro. "Stai diventando meravigliosa, cuginetta." Si china, le labbra che le accarezzano il lobo dell'orecchio. "Sai che vederti perdere l'inocenza ieri mi ha fatto godere così tanto? Ho dovuto masturbarmi tre volte, pensando al tuo viso mentre lui ti rompeva."
Mentre parla, inizia a baciarle il collo, piccoli morsi umidi che lasciano una scia di pelle rossa. Io mi sono fatto un passo indietro, appoggiandomi al lavandino. Il mio cazzo è ancora duro, un palo di carne che trema a ogni sguardo. Godo per la scena. Sono il regista e i miei attori stanno interpretando perfettamente la mia visione. L'adrenalina del rischio, la bellezza crudele della scena, la lussuria che emana da entrambe le ragazze... è un cocktail più potente di qualsiasi droga.
Giada spinge leggermente il ginocchio, facendo gemere Giulia, che ora è in preda a un turbine di sensazioni contrastanti.
"Tranquilla, piccola," le sussurra Giada, la voce dolce come il veleno. "Non piangere. Ora ti insegno io a essere una brava amante per Franci. Lui ti ha dato le fondamenta, grezze, violente. Io ti insegnerò l'eleganza. L'arte di farlo impazzire."
"No! Smettila! Lui è mio!" urla Giulia, ma la sua voce è debole, spezzata dai gemiti. La sua ribellione è puramente verbale, perché il suo corpo si arrende, le anche che si muovono in sintonia con le carezze di Giada. "Smettila di tradirmi... non sei una cugina... sei una mostro... mi odiate..."
"Ti odiamo? No, tesoro," ride Giada, le sue dita che entrano nella fica di Giulia, lentamente, facendola urlare, un suono che è metà dolore e metà puro piacere. "Non ti odiamo. Ti stiamo solo creando. Ti stiamo liberando dalla noia, dalla mediocrità. Ti stiamo mostrando chi sei veramente: una puttana che ama essere usata. E adesso," le dice, estraendo le dita bagnate e portandosele alle labbra, leccandole con voluttà, "leccami le dita. Assapora la tua eccitazione. La tua debolezza."
Giulia scuote la testa, le lacrime che scendono a fiumi.
Con un movimento rapido e autoritario, Giada afferra il mento di Giulia, le dita che le premono le guance. "Leccale," ordina, e senza aspettare una risposta, le sbatte le dita, ancora umide e profumate della fica di Giulia, direttamente in bocca. "Assaggia la tua porcheria."
La reazione di Giulia è un sussulto totale. I suoi occhi si spalancano, un suono soffocato le esce dalla gola mentre le dita di Giada le premono la lingua. "Guarda questo corpo," continua Giada, la sua voce che scivola come seta mentre la sua mano libera accarezza i fianchi asciutti di Giulia, il culetto sodo e teso. "Questo piccolo capolavoro atletico. Perfetto. Creato per essere rotto, piegato. Vedrai quando Franci ti prenderà da dietro, vedrai come le sue mani ti stringeranno questi fianchi, come il suo cazzo ti dilanerà fino a farti piangere. È il tuo destino, cuginetta."
Le lacrime continuano a scendere, ma ora qualcosa è cambiato. Non sono più solo lacrime di rabbia. C'è una confusione nei suoi occhi, un turbine in cui la ferita del tradimento si mescola a un'oscena, inconfessabile eccitazione. Il suo corpo trema, non solo per il pianto.
scatta di nuovo. Con una forza che sorprende entrambe, spinge via Giada, che finisce quasi contro la cabina doccia. Giulia scivola, cercando di coprirsi le tette con un braccio, l'altro che cerca vanamente di nascondere la fica. Il suo respiro è un rantolo rotto.
"Voi fate schifo!" urla, la voce che si spezza, la faccia contorta in una smorfia di dolore e rabbia. "Siete due mostri! Io mi fidavo! Tu, Franci! Mi hai promesso che ero speciale! E tu," dice, puntando un dito tremante contro Giada, "sei una serpe! Una traditrice! Volete solo farmi del male, farmi sentire una merda!"
Si inginocchia, cercando di raccogliere i brandelli del costume strappato a terra. È un gesto patetico, disperato, il tentativo di ricucire il suo modesto abbigliamento, la sua innocenza andata in frantumi. È la mocciosa viziata che ha perso il suo giocattolo preferito e ora fa la scenata.
"Vi odio!" piange, il corpo sconvolto dai singhiozzi. "Mi avete ferita! Mi avete fatta sentire così... così... usata! dirò tutto a erika!"
La sua reazione è così perfetta, così teatrale, che il mio cazzo si indurisce ancora di più. La sua sofferenza è il mio afrodisiaco. Mi avvicino, silenzioso, e prima che lei possa reagire, afferro i resti del costume strappato, strappandoglieli di mano.
"Dai, piccola sorellina," le dico, la voce calma, quasi bonaria, un contrasto terribile con la violenza della situazione. "Ha ragione Giada. Smettila di fare la mocciosa. Possiamo divertirci tutti insieme." La mia mano le accarezza la guancia bagnata di lacrime. "Pensa al piacere di ieri. Ricordi com'era sentire il mio cazzo dentro di te per la prima volta? Quel dolore che si trasformava in qualcosa di incredibile?"
Lei scuote la testa, ma i suoi occhi mi guardano, catturati, come un topo da un serpente.
"Sarà doppio, Giulia. Doppiamente buono. Quattro mani al posto di due, due lingue..." faccio una pausa, lasciando che l'immagine si depositi nella sua testa confusa. Poi, il tono cambia. La mia mano si alza, le mie dita si stringono con forza nei suoi capelli lisci, tirandoli indietro con violenza. La sua schiena si inarca, un gemito di dolore le esce dalle labbra. La costringo a guardarmi negli occhi.
"E poi ricorda, mi dispiace cuginetta ma la verità è un'altra," le sibilo in faccia, il mio respiro che le sfida la pelle. "Tu sei mia, Giu. Sei la mia piccolina. La mia puttana personale. La tua fica, il tuo culo, la tua bocca. Tutto mio."
Mentre le parlo, la mia mano scende, stringendo il culetto sodo e atletico di Giulia. Le mie dita si conficcano nella carne tonica, un possesso gelido che non ammette repliche. Lei trema, un singhiozzo strozzato le sale in gola, ma lo sguardo negli occhi, dietro le lenti degli occhiali, si indurisce. È l'ultimo baluardo della sua orgoglio ferito.
"Lo dirò a Erika! Ve lo giuro!" piange, la voce rotta ma carica di un odio febbrile. "Le dirò tutto! Come scopate alle sue spalle, come mi avete umiliata! Vedrete che fine farete!"
Sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non la pazienza, quella non ce l'ho mai. È una soglia. Una linea che la sua stupidità infantile ha appena varcato. La presa nei suoi capelli si allenta per un istante, poi la mia mano si alzata in volo. Non è una sberla. È un tuono. Il primo schiaffo le fa girare la testa a un lato, la guancia che si infiamma all'istante. Ma non basta. Il secondo colpo, ancora più violento, la fa sbattere contro il muro, gli occhiali che le scivolano dal viso e finiscono a terra con un tintinnio metallico.
"stai zitta!" dico in modo sostenuto, la mia voce che rimbomba nel piccolo bagno. "Smettila di fare la troia e di minacciare! VUOI RICORDARE COME IERI TI SEI FATTA SCOPARE COME UNA TROIA?!" La mia faccia è a un millimetro dalla sua, i denti stretti. "Vuoi rovinare tutto? Il nostro dolce segreto? Il nostro bellissimo gioco? Raccontando tutto a Erika?"
Le lacrime ora scendono senza sosta, fiumi di umiliazione e dolore. Il suo pianto è un lamento straziante, il suono di qualcosa che si spezza per sempre. È sconfitta. Annientata.
"Franci, basta." La voce di Giada taglia la tensione come un rasoio. Mi mette una mano sul braccio. La sua presa è leggera, ma ferma. "Lasciala da sola con me. Adesso."
Mi giro a guardarla. Sul suo volto non c'è traccia del suo solito divertimento sadico. C'è qualcos'altro. Un'ombra... quasi di pietà? O forse è solo un calcolo più freddo, la consapevolezza che troppa violenza potrebbe rompere il giocattolo prima del tempo.
"La tirerò su," dice, gli occhi fissi sulla cugina in ginocchio, un'ammaccata, fragile creatura singhiozzante. "Ci sono certi metodi che funzionano meglio... con delicatezza. Tu esci. Aspetta fuori."
Esito un istante. La voglia di possedere, di finire quello che ho iniziato, è un bruciore fisico. Ma vedo la logica nel suo sguardo. Ha ragione. A volte, per domare, la catena deve prima essere allentata.
Rilascio Giulia, che collassa a terra, un mucchio informe di carne e dolore. Mi rialzo, mi sistemo il cazzo ancora duro nei pantaloni, e senza dire una parola, esco dal bagno, lasciando le due cugine sole nel loro teatro di lacrime e vado in camera di giada e giulia ad aspettare.
La camera di Giada e Giulia è nel caos. Un nido di vestiti, libri e ricordi condivisi. Mi siedo sul bordo del letto, la mente ancora un fiume in piena, il cazzo un tormento vivo nei pantaloni. Attendo.
dopo un po', la porta si apre, Entrano insieme. Giulia è un'ombra, curva su se stessa, il suo corpo minuscolo avvolto in un grande asciugamano bianco che inghiotte la sua pelle. La cammina, sostenuta da Giada, che invece sembra scivolare, avvolta in un altro asciugamano, il suo corpo nudo e bagnato che traspare, una promessa di sensualità anche in un momento come questo.
Giada la guida fino a me. Non parla. Si limita a posare una mano delicata sulla schiena di Giulia, un incoraggiamento silenzioso. Poi, con una voce che è un miele velenoso, sussurra: "Scusati, cuginetta."
Giulia guarda il pavimento, il suo respiro ancora rotto dal pianto. Poi, con un movimento che mi spiazza completamente, sale sul letto. Si siede a cavalcioni su di me, proprio come faceva da bambina quando voleva un coccola o un racconto. Ma ora non c'è nulla d'infantile. Si avvinghia a me come un koala, il suo corpo piccolo e caldo che si pressa contro il mio, il viso seppellito nella mia curva del collo. L'asciugamano che la copre si apre leggermente, e sento il calore della sua fica nuda sfiorare il mio cazzo, che inizia a indurirsi contro la sua figa.
"Scusa, Franci..." sussurra, la voce umida e roca. "Scusa... ti prego..."
L'abbraccio è tenero, disperato. Le sue braccia mi stringono il collo, le sue labbra che cercano la mia pelle. E io... io rispondo. La mia mano si infiltra tra i suoi capelli bagnati, stringendoli con una forza che è sia un conforto che una minaccia. La giro leggermente il viso verso di me.
"Ok," è tutto quello che riesco a dire.
E poi, il mondo implode.
Il nostro abbraccio muta. La distanza tra le nostre labbra si annulla. Non è un bacio dolce. È un atto di rivendicazione. Le mie labbra si schiacciano contro le sue, la mia lingua che invade la sua bocca con prepotenza, cercando, possedendo. È un bacio che sa di lacrime, di vendetta e di un bisogno disperato. Giulia risponde in modo goffo, inesperto. Muove la lingua in modo caotico, cercando di imitarmi, ma bacia male. È un caos disordinato di saliva e denti e questa sua incompetenza mi fa impazzire. È la prova vivente della sua innocenza rubata, della sua totale sottomissione.
E mentre il nostro bacio diventa sempre più selvaggio, più sporco, sento il mio cazzo indurirsi fino a diventare una barra di ferro, pulsante, che le preme la fica nuda sotto il sottile velo dell'asciugamano. Un lieve movimento dei suoi fianchi, involontario, quasi un riflesso, e la sento sfregare contro di me. Il suo corpo risponde. La sua mente può essere in tumulto, ma la sua carne ha già capito le regole del gioco.
Dalla camera, sento il suo respiro cambiare, un piccolo gemito che le esce dalla gola, un suono puro e roco di piacere e sottomissione.
Mi tiro indietro, giusto il tempo di guardarla negli occhi. Sono rossi e gonfi di pianto, ma anche dilatati da una lussuria che non può nascondere.
"Brava," sussurro.
E Giada, che nel frattempo si è seduta con grazia accanto a noi sul letto, l'asciugamano che le scivola leggermente, lasciando intravedere il seno pieno e il fianco sinistro, sorride. "che hai fatto per ammaestrarla così giada?" le chiedo tra un bacio e l'altro.
Un sorriso torvo le disegna le labbra mentre i suoi occhi scuri mi scrutano, valutando l'effetto della mia domanda. Si appoggia a un cuscino, il suo corpo una sinuosa linea di tentazione avvolta nell'asciugamano.
"Niente di che," dice, la voce un sussurro complice. "Solo un po' di... chiarezza. Sotto l'acqua calda, mentre le insaponavo le spalle, le ho solo spiegato una cosa semplice." La sua mano scivola sul seno di Giulia, un gesto di proprietà. "Le ho detto che certe cose, una volta provate, non possono essere dimenticate. Che la vergogna e il piacere, a volte, sono la stessa faccia di una stessa medaglia."
Giulia tremula leggermente sulla mia erezione, il suo respiro che si fa più corto mentre Giada parla. I suoi fianchi continuano a muoversi, una danza lenta e disperata.
"E le ho chiesto," prosegue Giada, gli occhi che mi fissano intensamente, "se pensava davvero che dirlo a Erika fosse la scelta giusta, se l'avrebbe capita. O se, invece, avrebbe solo rovinato un qualcosa che tutti e tre amiamo."
Mentre parla, la mano di Giulia scende tra i nostri corpi, le dita che mi accarezzano il cazzo, il suo è un gesto timido e inesperto.
"Ti prego Franci... scopami di nuovo," sussurra, la voce rotta, la faccia nascosta nel mio collo. "Ti prego, ho bisogno... adesso..."
Ma Giada è più veloce. Con un movimento elegante, afferra il polso di Giulia, fermandola. "Aspetta, piccola," la corregge, il tono dolce ma fermo. "Un cazzo come questo non si prende così. Va prima assaporato. Va adorato."
Giulia alza la testa, una scintilla di insicurezza. "Ma io non sono tanto brava..." dice con una voce timida guardando la cuginona. "ho paura di fargli male con i denti poi con la macchinetta... l'altra volta quasi soffocavo."
Giada ride, un suono basso e sensuale che vibra contro il mio petto. "Hai paura? La paura è solo un modo per dire che non conosci ancora il potere che hai." Con una decisione che non ammette repliche, afferra Giulia per le spalle e la spinge giù da me. Giulia cade sul tappeto morbido, con un piccolo gembo di sorpresa, l'asciugamano che le scivola via lasciandola nuda e vulnerabile ai miei piedi. Io resto sul letto, appoggiato ai gomiti, il cazzo duro e palpitante che si erge verso il soffitto come un'offerta.
Giada scende dal letto con la grazia di un predatore, inginocchiandosi accanto a Giulia. "Ti insegno io, cuginetta," sussurra, e senza alcun pudore afferra il mio cazzo alla base. La sua presa è sicura, decisa. "Vedi? Non è un mostro. È uno strumento. E tu devi imparare a suonarlo."
Le sue dita iniziano a salire e scendere lentamente, stringendo al punto giusto, un pollice che si preme sul collo della mia cappella e la fa pulsare.
Le dita di Giada sono una promessa, un preludio che mi fa chiudere gli occhi e mordere il labbro. La sua mano scivola su e giù per l'asta, la pelle liscia e calda contro la mia, ogni movimento preciso e consapevole. Poi, con un gesto che mi toglie il fiato, si china. La sua bocca è un fuoco. Le sue labbra avvolgono la punta del mio cazzo, una lingua agile che lecca la fessura, raccogliendo il primo sapore del mio desiderio. Il calore è umido, profondo, e un gemito involontario mi sfugge dalle labbra. Con Giulia, ho il controllo. Con Erika, ho il controllo. Con Giada... Giada è quella che mi possiede.
"Vedi, Franci?" mi sussurra contro la mia pelle, la voce roca e vibrante. "Vedi com'è bello lasciar guidare chi ci sa fare?" Poi si gira verso Giulia, che ci guarda con gli occhi sgranati, un misto di terrore e fascinazione. "Non devi inghiottirlo tutto in una volta, cuginetta," la istruisce, la voce ancora dolce ma con un filo di comando che mi elettrizza. "Prima giochi. Con la punta della lingua, sul buchetto. Come se volessi assaggiare un gelato che potrebbe sciogliersi."
Giulia deglutisce, la gola che si muove nervosamente. "E i denti?" chiede, la voce un filo.
"Le labbra coprono i denti," risponde Giada, dimostrandolo. Scivola di nuovo giù, prendendo metà della mia lunghezza in bocca, le sue labbra morbide che creano un sigillo perfetto, la sua lingua che mi avvolge e mi preme contro il palato. La sensazione è così intensa, così opprimente, che le mie anche fanno uno scatto involontario, spingendomi più a fondo nella sua gola. Giada accoglie il mio movimento senza esitazione, una mano che mi stringe la base, l'altra che mi accarezza le palle, stimolandole con delicatezza.
Mi tiene lì, per quello che sembra un'eternità, il mondo che si riduce al calore della sua bocca, al suono bagnato dellasua saliva, al battito accelerato del mio cuore. Poi si tira indietro con un suono bagnato e pornografico, un filo di saliva che collega le sue labbra alla mia cappella. Mi guarda dall'alto in basso, un sorriso da predatrice sui suoi volto.
"Basta giocare," dice, e mi guarda. "Forza, Giulia. Proviamoci insieme."
Si sposta lateralmente, creando spazio accanto a sé. Giulia, incerta come una cerbiatta, si avvicina. Giada le prende la mano e la guida verso le mie palle. "Tu qui," ordina. "Con delicatezza. assaggi, le ciucci. È una parte molto sensibile." Mi succhia di nuovo, ma questa volta solo la punta, facendo spazio a Giulia.
E allora inizia. Una tortura, un'estasi. Da un lato Giada, che me lo succhia con ritmo sicuro, succhiandomi la cappella con un'esperienza che mi fa vedere le stelle. Dall'altro Giulia, che obbedisce. La sua lingua è timida, esitante, leccami le palle con movimenti incerti, il suo fiato caldo e ansimante sulla pelle della mia coscia.
La sua inesperienza è palpabile e mi eccita in modo innaturale. La goffaggine di Giulia è una musica per i miei sensi, un'armonia imperfetta con la perfezione tecnica di Giada.
Giada si ferma un secondo. "Succhialo anche tu, Giulia," le comanda, stringendomi l'asta e offrendola alla cugina. "Apri bene le labbra."
Giulia esita, poi si china. La sua bocca è piccola, calda, e sento un po' troppo denti all'inizio. "Nooo," la corregge subito Giada, ma non con rabbia. "Le labbra morbide, cuginetta. Ricordi il gelato? Usa la lingua per nasconderli." Giulia riprova, e questa volta è meglio. Molto meglio. Si concentra, le labbra morbide che si chiudono su di me, la lingua che mi accarezza timidamente. Prende solo la punta, e il suo sguardo è fisso su di me, pieno di un'adorazione sbigottita, come se stesse toccando qualcosa di divino e proibito.
Giada si lascia sfuggire un suono approvante, un "Così" roco e sensuale, mentre osserva Giulia. Poi, senza preavviso, la scena s'infiamma. "Ora divertiamoci," sibila, e prende il comando.
Inizia un turbine di bocche e linghe. Un momento sono le labbra esperte di Giada a scendere fino in fondo, a inghiottirmi fino alle gonadi, la sua gola che si contrae intorno alla mia cappella. Il momento dopo è Giulia a prenderne il posto e la differenza è un tuono. La sua è una bocca più piccola, più tesa, un calore umido e quasi innocente. E sento il freddo, metallico e liscio della macchinetta che sfiora la mia pelle, un contatto inatteso che mi scatena un brivido elettrico lungo la schiena. È così sbagliato, così perversamente eccitante. Ogni volta che lei succhia, temo e spero in un piccolo scricchiolio, un accidentale contatto che mescoli il dolore al piacere.
"Cambia," comanda Giada e Giulia si ritrae con un filo di saliva che le cola dal mento. Giada si sposta subito più in basso, la sua bocca che si attacca con avidità alle mie palle, leccandole, succhiandole, mentre indica a Giulia di tornare sulla mia asta. "Prendila tutta, cuginetta. Quanto più in fondo puoi," la esorta. Giulia prova e sento la mia cappella premere contro il fondo della sua gola, il suo corpo che trema nel tentativo di non sfilacciarsi in un singhiozzo. Un altro piccolo, freddo tocco di metallo, e il mio mondo esplode in scintille.
Poi Giada si libera e per un secondo entrambe mi guardano. Si spiano l'una l'altra, un'intesa fatta di desiderio e potere. Si chinano insieme, la loro bocca si avvicina ai due lati della mia erezione. Iniziano a strusciare le labbra su di me, dall'alto verso il basso, un bacio a quattro labbra che mi avvolge. Le loro lingue escono, si incontrano sulla mia pelle, si sfiorano mentre mi leccano. È un'immagine così porno, così viscerale, che la mia visione si annebbia.
Guardo dall'alto la scena che ho sempre sognato. La cuginona esperta, la cuginetta goffa e adorabile. Una mi guarda con occhiate da sfidante, l'altra con gli occhi pieni di una sottomissione devota.
"Sputaci sopra," ordina Giada a Giulia.
obbedisce. Due getti caldi di saliva mi colpiscono l'asta, un lubrificante torbido che fanno scivolare le loro mani. Le loro dita si intrecciano, scivolando su e giù, mentre le loro bocche si alternano di nuovo con una furia crescente. È un bombardamento sensoriale. La tecnica sicura di Giada che mi succhia la punta mentre le sue dita mi pizzicano le palle. La tenerezza tremante di Giulia che lecca l'asta da un capo all'altro, il suo respiro affannoso che mi scalda l'inguine.
È un caos perfetto. Giada tiene il ritmo, una maestra che orchestra una sinfonia di lussuria, mentre Giulia, persa nel vortice, inizia a scoprire una sua coraggiosa, nuova voce. E poi, Giulia fa una cosa che mi spezza il cervello. Si tira indietro un istante, il mento lucido di saliva e umori, e mi sorride. Non è il sorriso spaventato di prima. È un sorriso nuovo, sfrontato, avido. Gli occhietti castani dietro le lenti brillano di una luce eccitata, quasi maliziosa. Ha capito. Ha capito il potere che ha, la devastazione che può provocare.
Giada la vede e scoppiò in una risata bassa, carica di piacere. "Te l'avevo detto, cuginetta," mi dice, la sua mano che stringe la mia base più forte, facendomi gemere. "È proprio come quando eravamo piccole e giocavamo con le bambole. Le vestivamo, le spogliavamo, le facevamo fare quello che volevamo. Ora è lui la nostra bambola. E dobbiamo solo decidere come finire di giocarci."
Quelle parole sono la miccia. L'immagine di loro bambine, innocenti, sovrapposta a quella attuale, sporca e pervasa di sesso, è troppo. Il mio addome si contrae, una fitta calda che mi risale dalla schiena. "Cazzo... Giada... Giulia..." è tutto quello che riesco a sussurrare, un avvertimento soffocato.
Giada capisce al volo. "Falla vedere, Franci," mi ordina, la voce un sibilo. "Falla vedere cosa fa un uomo vero. Guarda qui, cuginetta. Apri la bocca."
Io obbedisco. Con un gemito gutturale che sembra strapparmi l'anima, esplodo. Il primo getto è potente, colpisce Giulia sulla guancia, un rivolo bianco che le scende lungo il mento. Il secondo è per Giada, che lo accoglie con un luccichio di trionfo negli occhi, un po' le schizza sul labbro superiore. La mia mano scivola sui loro capelli, spingendole leggermente l'una contro l'altra mentre continuo a eiaculare, coprendole entrambe. È un'inondazione, un'unghia bianca che le sporca il viso, le loro guance, il loro naso, le loro labbra. Un'opera d'arte di pura, volgare lussuria.
Ma Giada non si ferma. Mentre il mio cazzo pulsa ancora tra le sue dita, leccandosi via la sborra dalle labbra con la lingua, si china su Giulia. E con una mossa che mi fissa al letto, limona con lei. Bacia la cugina sporca del mio sperma, la sua lingua che invade la bocca di Giulia, mescolando i nostri sapori. È un bacio profondo, dominante, una rivendicazione. Giulia risponde, inizialmente esitante, poi con una fame crescente, le sue mani che si aggrappano alle spalle di Giada.
Quando si dividono, un filo bianco e denso collega le loro labbra. Giada guarda giù, verso il mio cazzo che inizia a placarsi. Poi guarda Giulia, il cui viso è una maschera di estasi e sborra. Questa immagine mi eccita come poche altre cose al mondo.
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