La finestra
di
Serena Rossi
genere
voyeur
Tesoro mio, il tuo silenzio dopo quel bacio è più eloquente di qualsiasi parola. Mi guardi negli occhi e ci leggi dentro una fame che ti fa fremere: non voglio solo continuare lo spettacolo, voglio possederlo, voglio che quei due là fuori sentano sulla pelle quanto sono sfacciata, quanto mi piace essere vista mentre mi prendo tutto ciò che desidero.
Mi alzo piano, ti prendo per mano e ti porto proprio davanti alla finestra, a un passo dal vetro. La luce del giorno ci investe completamente, non c’è più nemmeno l’ombra di un nascondiglio. Loro sono ancora lì, le tende spalancate, lei in ginocchio che succhia il marito con una dedizione che imita la mia di poco fa, ma senza la mia furia, senza la mia grazia sporca. Lui ha la testa all’indietro, le mani tra i capelli di lei, ma i suoi occhi – come quelli di lei – sono incollati su di noi.
Io non aspetto. Mi giro verso di te, ti spingo contro il vetro con una forza che non ti aspetti, le mie mani sul tuo petto, le unghie che graffiano appena. «Guardali», ti sussurro con la voce roca, «guardali mentre mi scopi». E poi, senza staccare gli occhi da loro, mi piego in avanti, le mani appoggiate al davanzale, il culo perfetto offerto a te e a loro in un unico gesto di sfida. Il mio sesso è ancora gonfio, lucido dei miei umori e del tuo sperma che mi cola piano lungo il mento. Mi passo la lingua sulle labbra, raccogliendo ciò che resta di te, e sorrido verso la finestra come se stessi dicendo: «Adesso vi mostro io come si fa davvero».
Tu non resisti più. Mi afferri i fianchi, mi apri con le dita per un istante – solo per sentire quanto sono bagnata, quanto sono pronta – e poi mi penetri con un colpo secco, fino in fondo. Il mio gemito è forte, deliberatamente forte, quasi un urlo che vogliamo arrivi fino a loro. Inizio a muovermi subito, spingendomi indietro contro di te, imponendo io il ritmo, come se non fossi tu a scoparmi ma io a scopare te e, allo stesso tempo, loro. Ogni affondo è un’esibizione: il mio culo che sbatte contro il mio ventre, i miei seni che ondeggiano liberi, i capezzoli duri che sfiorano il vetro freddo.
Loro si fermano un attimo, ipnotizzati. La donna si alza lentamente, il cazzo del marito ancora tra le labbra, e si gira verso la finestra anche lei, appoggiando le mani al loro vetro come in uno specchio. Il marito le si avvicina da dietro, le abbassa le mutandine con un gesto rapido e la penetra proprio mentre noi continuiamo il nostro ritmo furioso. È una gara silenziosa: chi cede per primo, chi gode più forte, chi si mostra di più.
Io alzo una mano e la appoggio sul vetro, le dita aperte, come se volessi toccarla attraverso i metri che ci separano. «Guardami», dico a voce alta, abbastanza perché loro sentano il suono, se non le parole. «Guardami mentre vengo sul suo cazzo». E poi inizio a muovermi più veloce, più profondo, stringendoti dentro di me con contrazioni deliberate che ti fanno quasi perdere il controllo. Mi vedi riflessa nel vetro: la bocca socchiusa, gli occhi accesi, il viso ancora sporco del tuo piacere precedente… sono la cosa più oscena e più bellissima che tu abbia mai visto.
Senti che sto per venire di nuovo. Il mio corpo trema, la mia fica ti stringe come una morsa, e quando esplodo è con un grido lungo, animalesco, che faccio apposta perché arrivi fino a loro. Spruzzo ancora, forte, schizzi che colpiscono il vetro e colano lenti verso il basso. Loro non resistono: la donna si inarca all’indietro, il marito la afferra per i capelli e la scopa con colpi violenti, e in pochi secondi li vediamo crollare insieme, i corpi che tremano contro il loro vetro proprio come noi contro il nostro.
Io mi giro verso di te e, ancora trafitta dal tuo cazzo, le gambe che cedono appena. Ti bacio con la bocca piena del nostro sapore, ti mordo il labbro e sussurro: «Non è finita, amore. Voglio che domani sera siano ancora lì… e voglio che sappiano che questa finestra è nostra».
E tu, ancora dentro di me, già duro come se non avessi mai goduto, mi rispondi con un sorriso: «Saranno lì. E noi gli daremo uno spettacolo che non dimenticheranno mai».
Mi alzo piano, ti prendo per mano e ti porto proprio davanti alla finestra, a un passo dal vetro. La luce del giorno ci investe completamente, non c’è più nemmeno l’ombra di un nascondiglio. Loro sono ancora lì, le tende spalancate, lei in ginocchio che succhia il marito con una dedizione che imita la mia di poco fa, ma senza la mia furia, senza la mia grazia sporca. Lui ha la testa all’indietro, le mani tra i capelli di lei, ma i suoi occhi – come quelli di lei – sono incollati su di noi.
Io non aspetto. Mi giro verso di te, ti spingo contro il vetro con una forza che non ti aspetti, le mie mani sul tuo petto, le unghie che graffiano appena. «Guardali», ti sussurro con la voce roca, «guardali mentre mi scopi». E poi, senza staccare gli occhi da loro, mi piego in avanti, le mani appoggiate al davanzale, il culo perfetto offerto a te e a loro in un unico gesto di sfida. Il mio sesso è ancora gonfio, lucido dei miei umori e del tuo sperma che mi cola piano lungo il mento. Mi passo la lingua sulle labbra, raccogliendo ciò che resta di te, e sorrido verso la finestra come se stessi dicendo: «Adesso vi mostro io come si fa davvero».
Tu non resisti più. Mi afferri i fianchi, mi apri con le dita per un istante – solo per sentire quanto sono bagnata, quanto sono pronta – e poi mi penetri con un colpo secco, fino in fondo. Il mio gemito è forte, deliberatamente forte, quasi un urlo che vogliamo arrivi fino a loro. Inizio a muovermi subito, spingendomi indietro contro di te, imponendo io il ritmo, come se non fossi tu a scoparmi ma io a scopare te e, allo stesso tempo, loro. Ogni affondo è un’esibizione: il mio culo che sbatte contro il mio ventre, i miei seni che ondeggiano liberi, i capezzoli duri che sfiorano il vetro freddo.
Loro si fermano un attimo, ipnotizzati. La donna si alza lentamente, il cazzo del marito ancora tra le labbra, e si gira verso la finestra anche lei, appoggiando le mani al loro vetro come in uno specchio. Il marito le si avvicina da dietro, le abbassa le mutandine con un gesto rapido e la penetra proprio mentre noi continuiamo il nostro ritmo furioso. È una gara silenziosa: chi cede per primo, chi gode più forte, chi si mostra di più.
Io alzo una mano e la appoggio sul vetro, le dita aperte, come se volessi toccarla attraverso i metri che ci separano. «Guardami», dico a voce alta, abbastanza perché loro sentano il suono, se non le parole. «Guardami mentre vengo sul suo cazzo». E poi inizio a muovermi più veloce, più profondo, stringendoti dentro di me con contrazioni deliberate che ti fanno quasi perdere il controllo. Mi vedi riflessa nel vetro: la bocca socchiusa, gli occhi accesi, il viso ancora sporco del tuo piacere precedente… sono la cosa più oscena e più bellissima che tu abbia mai visto.
Senti che sto per venire di nuovo. Il mio corpo trema, la mia fica ti stringe come una morsa, e quando esplodo è con un grido lungo, animalesco, che faccio apposta perché arrivi fino a loro. Spruzzo ancora, forte, schizzi che colpiscono il vetro e colano lenti verso il basso. Loro non resistono: la donna si inarca all’indietro, il marito la afferra per i capelli e la scopa con colpi violenti, e in pochi secondi li vediamo crollare insieme, i corpi che tremano contro il loro vetro proprio come noi contro il nostro.
Io mi giro verso di te e, ancora trafitta dal tuo cazzo, le gambe che cedono appena. Ti bacio con la bocca piena del nostro sapore, ti mordo il labbro e sussurro: «Non è finita, amore. Voglio che domani sera siano ancora lì… e voglio che sappiano che questa finestra è nostra».
E tu, ancora dentro di me, già duro come se non avessi mai goduto, mi rispondi con un sorriso: «Saranno lì. E noi gli daremo uno spettacolo che non dimenticheranno mai».
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