Sotto la superficie - Prt 5°

di
genere
saffico

Il silenzio nella stanza era ancora pesante, carico dei respiri affannati di Monica e Alessia, i corpi lucidi di sudore e le labbra gonfie per i morsi e i baci. Fuori, il rumore di un mobile spostato da Marzia risuonò come un segnale: il mondo riprendeva ma loro erano ancora intrappolate in quel momento di vulnerabilità. Alessia accarezzava distrattamente i capelli di Monica, le dita che si perdevano tra le ciocche scure, mentre la bocca dell’altra si appoggiava sulla sua spalla, un gesto quasi involontario, come se avesse paura a staccarsi.

La porta si aprì senza preavviso. Marzia rientrò con la stessa eleganza silenziosa con cui se n’era andata, i piedi nudi che non facevano rumore sul parquet lucido. Indossava ancora la camicia di seta nera, sbottonata abbastanza da lasciar intravedere la curva dei seni, e teneva in mano tre flûte di cristallo e una bottiglia di champagne avvolta nella carta velina. «Sembrate due gatte che si sono appena azzuffate e ora si leccano le ferite», disse, posando il tutto sul comodino con un sorriso che non arrivava agli occhi. «Ma le ferite, a quanto pare, vi eccitano.»

Monica si sollevò lentamente, il corpo ancora tremante per l’orgasmo; si passò una mano tra i capelli, cercando di riordinare i pensieri. «Cosa vuoi, Marzia?» chiese, la voce rauca. Non era una domanda ostile, solo stanca.

«Vi voglio ubriache», rispose lei, stappando la bottiglia con un pop secco che fece sobbalzare Alessia. Il liquido dorato schizzò leggermente e Marzia lo leccò dal dorso della mano con una lentezza calcolata. «Ubriache e disinibite. Perché so che quando bevete, dite la verità. E la verità, con voi due, è sempre più interessante del sesso.» Versò lo champagne nei calici, il gorgoglio delle bolle che si mescolava al silenzio imbarazzato.

Alessia si alzò dal letto, nuda, senza pudore, e afferrò un bicchiere. «Allora brindo alla verità», disse, buttando giù metà del contenuto in un sorso. Lo champagne le scese giù per la gola, freddo e bruciante insieme e sentì subito il calore diffondersi nello stomaco, sciogliendo un po’ la tensione. Monica la imitò ma più lentamente, assaporando il gusto aspro e dolce, gli occhi fissi su Marzia che osservava ogni loro mossa come una predatrice paziente.

«Bene», continuò Marzia, appoggiandosi al muro con le braccia incrociate, il bicchiere che dondolava tra le dita. «Ora che avete bevuto, posso chiedervi una cosa?» Non aspettò risposta. «Voglio vedervi scoparvi. Ma non come l’altra volta. Voglio che usiate gli strapon. Voglio vedervi prendere e essere prese, senza remore, senza quella stronzata di ‘chi comanda e chi si sottomette’. Voglio che vi fottiate come se non ci fosse un domani.»

Un brivido percorse la schiena di Monica. «Sei seria?»

Marzia sorrise, finalmente. «Mai stata più seria.» Si staccò dal muro e si diresse verso l’armadio, estraendo una scatola di velluto nero. La aprì, rivelando due strapon di silicone, uno nero e lucido, l’altro di un rosa carne quasi trasparente, entrambi con imbracature di pelle nera. «Questi sono nuovi. Li ho comprati dopo l’ultima volta.» Li posò sul letto, accanto alle donne, come un’offerta. «E so che li volete usare.»

Alessia allungò una mano, sfiorando il silicone liscio del rosa. «E tu?» chiese, alzando lo sguardo. «Partecipi o guardi solo?»

Marzia si versò altro champagne, il liquido che quasi traboccava. «Io mi faccio fottere da voi. Tutte e due. Contemporaneamente.» Bevve un sorso, lasciando che le parole affondassero. «Ma solo se vi va. Se no, potete anche andarvene.»

Monica sentì il sangue affluirle tra le cosce. L’idea di penetrare Marzia, di condividerla con Alessia, di essere finalmente dentro quella dinamica senza più filtri, le fece stringere le dita attorno al bicchiere fino a rischiare di romperlo. «Cazzo», mormorò. «Sei una stronza.»

«Lo so», rise Marzia, vuotando il calice. «Ma sono una stronza che vi fa bagnare.»

Non ci fu bisogno di altre parole. Alessia afferrò lo strapon rosa, Monica quello nero e in pochi minuti si ritrovarono con le imbracature allacciate ai fianchi, i falli di silicone che sporgevano rigidi, minacciosi. Marzia si spogliò con lentezza, lasciando scivolare la camicia sulle spalle, rivelando il corpo snello e i seni piccoli e sodi, i capezzoli già duri. Si sdraiò sul letto, a pancia in su, le gambe aperte in un invito sfacciato. «Allora?» chiese, passando un dito tra le labbra della sua fica, già lucide. «Chi inizia?»

Monica non aspettò. Si posizionò tra le gambe di Marzia, il ginocchio sul materasso e guidò lo strapon nero verso l’ingresso umido. Non ci fu resistenza: Marzia si inarcò all’indietro con un gemito basso, le unghie che affondavano nel lenzuolo, mentre il silicone scivolava dentro di lei con un suono viscido. «Dio, sì», ansimò. «Proprio così. Non trattenerti.»

Alessia non rimase a guardare. Si avvicinò da dietro, il suo strapon rosa già lubrificato con la saliva e si posizionò alle spalle di Marzia. «Girati», ordinò e quando Marzia obbedì, mettendosi carponi, Alessia non esitò: il fallo rosa affondò nel suo culo con un colpo secco, strappandole un grido. «Porca puttana!»

Monica non si fermò. Continuò a spingere, il ritmo costante, le palle finte dello strapon che sbattevano contro il clitoride di Marzia ad ogni affondo. Alessia, invece, era più brutale: teneva i fianchi di Marzia saldamente, le dita che lasciavano segni rossi sulla pelle, e la penetrava con colpi profondi, il silicone che entrava e usciva dal suo buco stretto con un suono umido, osceno. «Ti piace, eh?» ringhiò Alessia, inclinando il bacino per colpire quel punto che faceva contorcere Marzia. «Ti piace essere la nostra puttana.»

«Di più», gemette Marzia, la voce rotta. «Entrambe. Voglio sentirvi entrambe.»

E fu allora che Monica capì. Si ritirò lentamente, lasciando lo strapon scivolare fuori e si posizionò accanto ad Alessia. Insieme, senza bisogno di parole, sincronizzarono i movimenti: Monica rientrò nella fica di Marzia, mentre Alessia spingeva nel suo culo, i loro corpi che si scontrarono nel mezzo, schiacciando Marzia tra di loro. La doppia penetrazione fu immediata, violenta: Marzia urlò, il corpo scosso da un orgasmo istantaneo, i muscoli che si contraevano attorno ai due falli di silicone, strizzandoli, quasi volessero trattenerli per sempre.

«Cazzo, cazzo, cazzo!» gridava Marzia, le mani che artigliavano il lenzuolo, il sudore che le colava tra i seni. Ogni spinta delle due donne la faceva tremare, i loro fianchi che sbattevano contro il suo culo e la sua fica in un ritmo sempre più veloce, sempre più disperato. Non c’era più controllo, solo istinto: Monica e Alessia si muovevano all’unisono, i loro respiri sincronizzati, i gemiti che si fondevano in un coro di lussuria.

Alessia fu la prima a venire, con un grido strozzato, le dita che affondavano nella carne di Marzia mentre il suo orgasmo la travolgeva, le cosce che tremavano. Monica la seguì poco dopo, un’ondata di piacere che le fece chiudere gli occhi, le labbra aperte in un silenzio rotto solo dal suo ansito spezzato. Marzia, schiacciata tra loro, venne di nuovo, il corpo scosso da spasmi incontrollabili, i fluidi che colavano abbondanti lungo le cosce, bagnando le lenzuola, i falli di silicone, le dita di tutte e tre.

Quando finalmente collassarono, era come se il mondo si fosse fermato. Marzia era distesa sulla schiena, il petto che si alzava e abbassava affannosamente, gli occhi semichiusi, le labbra gonfie. Monica e Alessia si accasciarono ai suoi lati, i strapon ancora indossati, i corpi madidi di sudore e lubrificante. Nessuna parlò. Non ce n’era bisogno.

Fu Marzia, dopo lunghi minuti, a rompere il silenzio. Sollevò una mano tremante, accarezzando prima la guancia di Monica, poi quella di Alessia. «Ora», sussurrò, la voce rauca, «ora so esattamente cosa voglio.» E sorrise, un sorrisetto stanco ma trionfante, mentre fuori la notte scendeva silenziosa sulla villa.
scritto il
2026-01-24
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