Sotto la superficie Prt 3
di
Black Gotik
genere
saffico
La villa di Marzia era immersa nel silenzio della campagna, lontano dal centro, un rifugio di lusso e discrezione dove il tempo sembrava rallentare. Le luci soffuse accarezzavano i muri in pietra e il grande divano in pelle nera al centro del salotto, circondato da specchi fumé e tessuti pregiati. L’aria era densa, quasi palpabile, di desiderio e attesa.
Era passato qualche giorno da quello spettacolino in discoteca. Marzia si alzò lentamente, la seta dell’abito nero scivolando sulle sue cosce come acqua. Con un gesto calmo e teatrale, slacciò la cintura in vita e lasciò che il vestito cadesse a terra, formando un cumulo morbido intorno ai suoi piedi nudi. Il suo corpo era una scultura viva: spalle larghe, seno sodo e medio, vita stretta e fianchi rotondi.
Fece loro cenno di seguirla, per portarle nella stanza padronale, con un enorme letto a baldacchino con seta rossa ovunque. Sul comodino, lo strapon, nero lucido e imponente, spuntava come una protesi di potere, fissato saldamente sui suoi fianchi con cinghie di pelle. I suoi occhi verdi, profondi e penetranti, si posarono prima su Alessia, poi su Monica, come per valutare chi sarebbe stata la prima a piegarsi.
Alessia, in pizzo trasparente che lasciava intravedere capezzoli turgidi e pelle chiara, si mosse per prima. Con passo felino, si inginocchiò davanti a Marzia, le mani leggere che si posavano sulle cosce nude. Il suo respiro era già accelerato, le labbra socchiuse. «Posso?» chiese, la voce tremula di eccitazione. Marzia annuì, e Alessia prese lo strapon con la cintura per farlo indossare a Marzia, per poi accarezzare la base della cintura del piacere, con la guancia prima di prenderlo tra le labbra, lentamente, come in un rito. Il suo viso si contraeva in un'espressione di desiderio e sottomissione, mentre la lingua iniziava a muoversi, calda e umida, lungo l’asta lucida.
Monica, seduta sul bordo del letto, rimase inizialmente immobile. Il suo vestito rosso scivolò leggermente su, scoprendo la coscia quando incrociò le gambe. I suoi occhi, azzurri e intensi, seguivano ogni movimento, ma il suo corpo resisteva. Le mani stringevano il tessuto del divano, come per trattenere un impulso. In fondo, era sempre stata quella più controllata, più attenta. Ma la vista di Alessia in ginocchio, eccitata e bagnata, e di Marzia che guidava la scena con naturalezza, fece qualcosa in lei. Un brivido le risalì la schiena, e con un respiro profondo, si alzò.
Si avvicinò alle due donne, lentamente. Nessuno parlava. Solo il suono umido e ritmato della bocca di Alessia intorno allo strapon riempiva la stanza. Monica si fermò accanto a Marzia, le sue dita sfiorarono la cintura di pelle, poi afferrarono lo strapon con decisione. «Posso?» chiese, la voce più bassa, più rauca. Marzia la guardò, un sorriso impercettibile sulle labbra. «Prendilo, se sai cosa farne.»
Con un gesto deciso, Monica si tolse il vestito rosso, lasciandolo cadere a terra come uno strato di inibizioni abbandonate. Il suo corpo era una sinfonia di linee muscolari e morbidezze: seno pieno, vita stretta, cosce forti. Si avvicinò ad Alessia, le afferrò i capelli con dolcezza ma fermezza, e la tirò indietro, staccandola dallo strapon. «Adesso tocca a me,» sussurrò, poi si inginocchiò davanti a lei, voltandole le spalle.
Con una mano, Monica guidò lo strapon verso l’ingresso di Alessia, già bagnata e pronta. Con l’altra, afferrò il bacino di Marzia, tirandola verso di sé, facendo sì che la protesi entrasse in Alessia in un unico movimento lento ma profondo. Alessia emise un gemito lungo, acuto, le mani che cercavano appiglio sul divano. Monica iniziò a muoversi, ritmicamente, con forza crescente. Le sue anche colpivano il sedere di Alessia con un suono secco, ripetuto, mentre Marzia la guardava, le mani che si muovevano sul proprio corpo, accarezzando i seni, accarezzando la pelle sudata.
«Così… così prendila,» mormorò Marzia, avvicinandosi. Si chinò ad Alessia, le prese il viso tra le mani. «Guardami,» ordinò. Alessia, tra un gemito e l’altro, alzò gli occhi, e in quel momento lanciò a Monica uno sguardo carico di qualcosa che non era solo desiderio, era invidia, bramosia, una fame che non poteva saziarsi. Monica la vide, e invece di fermarsi, accelerò. La sua mano scese sul clitoride di Alessia, sfregando con decisione, mentre l’altro si muoveva dentro di lei, durissimo.
Marzia, eccitata da quella trasformazione, si mise dietro Monica. Le sue mani scesero lungo la schiena nuda, poi affondarono tra le sue cosce, trovandola bagnata, pronta. Con un movimento deciso, spinse due dita dentro di lei, mentre con l’altra mano afferrava il suo seno, strizzando il capezzolo. Monica emise un gemito roco, ma non si fermò. Continuò a scopare Alessia con violenza controllata, il suo corpo che ondeggiava tra il piacere che dava e quello che riceveva.
«Chi cederà per prima?» sussurrò Marzia, le labbra contro l’orecchio di Monica. «Tu, che stai prendendo? O lei, che sta godendo come una puttana?» Le sue dita si muovevano più velocemente, trovando il punto giusto, premente con ritmo costante. Monica si piegò leggermente in avanti, il respiro rotto, ma non rallentò. Anzi, spinse più forte, facendo sì che Alessia si piegasse sul divano, le gambe tremanti, il viso contro il cuscino.
Il gemito di Alessia divenne un urlo soffocato, il corpo che si contraeva in spasmi violenti. Il suo orgasmo la colpì come un’onda, lasciandola senza respiro, senza controllo. Monica la sentì stringersi intorno allo strapon, e per un istante rallentò, ma Marzia la spinse di nuovo avanti. «Non fermarti. Adesso tocca a te.»
Con un movimento rapido, Marzia estrasse le dita da Monica e si inginocchiò dietro di lei, afferrandole le anche. Con le mani, fece schivare lo strapon da Marzia, poi lo riposizionò, guidandolo dentro Monica, che era così bagnata che entrò con un solo colpo. Monica grido, un suono misto di sorpresa e piacere. Marzia iniziò a muoversi, lenta ma profonda, mentre Monica, ancora dentro Alessia, era intrappolata in un movimento ritmico che la faceva tremare.
Alessia, ancora tremante, si voltò lentamente, le guance arrossate, gli occhi lucidi. Si sedette sul letto, le gambe ancora aperte, e guardò Monica, che veniva scopata da Marzia mentre lei stessa continuava a ricevere. Il suo sguardo era carico di qualcosa di più profondo, non solo desiderio, ma una richiesta silenziosa: non dimenticarmi.
Marzia afferrò i capelli di Monica, tirandola indietro, facendo in modo che il suo corpo si piegasse in un arco perfetto. «Adesso sii tu a chiedere,» sussurrò. «Chiedi di venire.» Monica, tra un gemito e un respiro rotto, obbedì. «Voglio… voglio venire… per favore…» La sua voce si spense in un gemito più alto, mentre il suo corpo si contraeva, le cosce tremanti, il ventre che si piegava in avanti.
Il climax la colpì con violenza, lasciandola senza forza. Marzia la tenne stretta, rallentando i movimenti, poi si fermò. Lo strapon ancora dentro di lei, ma immobile. Il silenzio calò, rotto solo dal respiro affannoso delle tre donne.
Monica si lasciò andare sul letto, accanto ad Alessia, il sudore che colava lungo la schiena. Marzia si sedette di fronte a loro, le gambe aperte, lo strapon che risplendeva ancora. Nessuna parlava. Ma negli occhi di tutte, si leggeva la stessa domanda: E adesso?
La notte era ancora lunga.
Era passato qualche giorno da quello spettacolino in discoteca. Marzia si alzò lentamente, la seta dell’abito nero scivolando sulle sue cosce come acqua. Con un gesto calmo e teatrale, slacciò la cintura in vita e lasciò che il vestito cadesse a terra, formando un cumulo morbido intorno ai suoi piedi nudi. Il suo corpo era una scultura viva: spalle larghe, seno sodo e medio, vita stretta e fianchi rotondi.
Fece loro cenno di seguirla, per portarle nella stanza padronale, con un enorme letto a baldacchino con seta rossa ovunque. Sul comodino, lo strapon, nero lucido e imponente, spuntava come una protesi di potere, fissato saldamente sui suoi fianchi con cinghie di pelle. I suoi occhi verdi, profondi e penetranti, si posarono prima su Alessia, poi su Monica, come per valutare chi sarebbe stata la prima a piegarsi.
Alessia, in pizzo trasparente che lasciava intravedere capezzoli turgidi e pelle chiara, si mosse per prima. Con passo felino, si inginocchiò davanti a Marzia, le mani leggere che si posavano sulle cosce nude. Il suo respiro era già accelerato, le labbra socchiuse. «Posso?» chiese, la voce tremula di eccitazione. Marzia annuì, e Alessia prese lo strapon con la cintura per farlo indossare a Marzia, per poi accarezzare la base della cintura del piacere, con la guancia prima di prenderlo tra le labbra, lentamente, come in un rito. Il suo viso si contraeva in un'espressione di desiderio e sottomissione, mentre la lingua iniziava a muoversi, calda e umida, lungo l’asta lucida.
Monica, seduta sul bordo del letto, rimase inizialmente immobile. Il suo vestito rosso scivolò leggermente su, scoprendo la coscia quando incrociò le gambe. I suoi occhi, azzurri e intensi, seguivano ogni movimento, ma il suo corpo resisteva. Le mani stringevano il tessuto del divano, come per trattenere un impulso. In fondo, era sempre stata quella più controllata, più attenta. Ma la vista di Alessia in ginocchio, eccitata e bagnata, e di Marzia che guidava la scena con naturalezza, fece qualcosa in lei. Un brivido le risalì la schiena, e con un respiro profondo, si alzò.
Si avvicinò alle due donne, lentamente. Nessuno parlava. Solo il suono umido e ritmato della bocca di Alessia intorno allo strapon riempiva la stanza. Monica si fermò accanto a Marzia, le sue dita sfiorarono la cintura di pelle, poi afferrarono lo strapon con decisione. «Posso?» chiese, la voce più bassa, più rauca. Marzia la guardò, un sorriso impercettibile sulle labbra. «Prendilo, se sai cosa farne.»
Con un gesto deciso, Monica si tolse il vestito rosso, lasciandolo cadere a terra come uno strato di inibizioni abbandonate. Il suo corpo era una sinfonia di linee muscolari e morbidezze: seno pieno, vita stretta, cosce forti. Si avvicinò ad Alessia, le afferrò i capelli con dolcezza ma fermezza, e la tirò indietro, staccandola dallo strapon. «Adesso tocca a me,» sussurrò, poi si inginocchiò davanti a lei, voltandole le spalle.
Con una mano, Monica guidò lo strapon verso l’ingresso di Alessia, già bagnata e pronta. Con l’altra, afferrò il bacino di Marzia, tirandola verso di sé, facendo sì che la protesi entrasse in Alessia in un unico movimento lento ma profondo. Alessia emise un gemito lungo, acuto, le mani che cercavano appiglio sul divano. Monica iniziò a muoversi, ritmicamente, con forza crescente. Le sue anche colpivano il sedere di Alessia con un suono secco, ripetuto, mentre Marzia la guardava, le mani che si muovevano sul proprio corpo, accarezzando i seni, accarezzando la pelle sudata.
«Così… così prendila,» mormorò Marzia, avvicinandosi. Si chinò ad Alessia, le prese il viso tra le mani. «Guardami,» ordinò. Alessia, tra un gemito e l’altro, alzò gli occhi, e in quel momento lanciò a Monica uno sguardo carico di qualcosa che non era solo desiderio, era invidia, bramosia, una fame che non poteva saziarsi. Monica la vide, e invece di fermarsi, accelerò. La sua mano scese sul clitoride di Alessia, sfregando con decisione, mentre l’altro si muoveva dentro di lei, durissimo.
Marzia, eccitata da quella trasformazione, si mise dietro Monica. Le sue mani scesero lungo la schiena nuda, poi affondarono tra le sue cosce, trovandola bagnata, pronta. Con un movimento deciso, spinse due dita dentro di lei, mentre con l’altra mano afferrava il suo seno, strizzando il capezzolo. Monica emise un gemito roco, ma non si fermò. Continuò a scopare Alessia con violenza controllata, il suo corpo che ondeggiava tra il piacere che dava e quello che riceveva.
«Chi cederà per prima?» sussurrò Marzia, le labbra contro l’orecchio di Monica. «Tu, che stai prendendo? O lei, che sta godendo come una puttana?» Le sue dita si muovevano più velocemente, trovando il punto giusto, premente con ritmo costante. Monica si piegò leggermente in avanti, il respiro rotto, ma non rallentò. Anzi, spinse più forte, facendo sì che Alessia si piegasse sul divano, le gambe tremanti, il viso contro il cuscino.
Il gemito di Alessia divenne un urlo soffocato, il corpo che si contraeva in spasmi violenti. Il suo orgasmo la colpì come un’onda, lasciandola senza respiro, senza controllo. Monica la sentì stringersi intorno allo strapon, e per un istante rallentò, ma Marzia la spinse di nuovo avanti. «Non fermarti. Adesso tocca a te.»
Con un movimento rapido, Marzia estrasse le dita da Monica e si inginocchiò dietro di lei, afferrandole le anche. Con le mani, fece schivare lo strapon da Marzia, poi lo riposizionò, guidandolo dentro Monica, che era così bagnata che entrò con un solo colpo. Monica grido, un suono misto di sorpresa e piacere. Marzia iniziò a muoversi, lenta ma profonda, mentre Monica, ancora dentro Alessia, era intrappolata in un movimento ritmico che la faceva tremare.
Alessia, ancora tremante, si voltò lentamente, le guance arrossate, gli occhi lucidi. Si sedette sul letto, le gambe ancora aperte, e guardò Monica, che veniva scopata da Marzia mentre lei stessa continuava a ricevere. Il suo sguardo era carico di qualcosa di più profondo, non solo desiderio, ma una richiesta silenziosa: non dimenticarmi.
Marzia afferrò i capelli di Monica, tirandola indietro, facendo in modo che il suo corpo si piegasse in un arco perfetto. «Adesso sii tu a chiedere,» sussurrò. «Chiedi di venire.» Monica, tra un gemito e un respiro rotto, obbedì. «Voglio… voglio venire… per favore…» La sua voce si spense in un gemito più alto, mentre il suo corpo si contraeva, le cosce tremanti, il ventre che si piegava in avanti.
Il climax la colpì con violenza, lasciandola senza forza. Marzia la tenne stretta, rallentando i movimenti, poi si fermò. Lo strapon ancora dentro di lei, ma immobile. Il silenzio calò, rotto solo dal respiro affannoso delle tre donne.
Monica si lasciò andare sul letto, accanto ad Alessia, il sudore che colava lungo la schiena. Marzia si sedette di fronte a loro, le gambe aperte, lo strapon che risplendeva ancora. Nessuna parlava. Ma negli occhi di tutte, si leggeva la stessa domanda: E adesso?
La notte era ancora lunga.
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