Sotto la superficie - Prt 2°

di
genere
saffico

La musica della discoteca pulsava forte. I corpi sudati si muovevano in massa, immersi nella luce fredda degli strobo che tagliavano l’oscurità come lame affilate. In mezzo a quel vortice di desiderio e sudore, il Privè sembrava un microcosmo a parte: un rifugio per chi non aveva intenzione di frenarsi.
Monica e Alessia, ancora impregnate dell’ebbrezza che le aveva travolte in camera da letto, erano arrivate lì senza parlarsi troppo. Non c’era più bisogno di parole. I loro sguardi erano carichi di un linguaggio nuovo, sporco, diretto. Indossano entrambe quel che avevano trovato buttato sul tavolo: minigonne inguinali in vinile nero, top cortissimi che stringevano i seni come guanti di pelle. I tacchi alti facevano vibrare le loro gambe ad ogni passo, ma non era solo l’alcol a tenerle in piedi: era la fame.
Si lasciarono cadere su uno dei divanetti in pelle del Privè, le cosce che si sfioravano appena. Una luce blu intermittente disegnava strisce sulle loro pelli, rendendo ogni movimento un fotogramma di un film proibito. Alessia si voltò verso di lei, gli occhi lucidi di desiderio. Non chiese nulla. Con un respiro affannoso, inclinò la testa e trovò le labbra di Monica, calde e morbide, pronte ad aprirsi sotto la sua lingua. Il bacio non ebbe alcun preambolo: fu subito lingua e saliva. Un sussulto elettrico le attraversò entrambe.
Monica, senza interrompere il bacio, si sporse in avanti e lasciò scivolare la mano lungo la coscia di Alessia, finché non trovò l’orlo della mini. Con un gesto deciso, la sollevò. Il pizzo nero del perizoma di Alessia apparve sotto la luce intermittente, umido già a livello di tessuto. In quell’istante, il mondo attorno sembrò scivolare lontano: non c’erano più sguardi indiscreti, non c’era più musica. Solo due fessure di fuoco che cercavano di bruciarsi a vicenda.
Alessia le sussurrò all’orecchio: «Toccami. Fammi godere qui. Ora». La voce rauca, sporca, vibrava come un basso costante. Monica le accarezzò il bordo del perizoma con due dita, poi affondò sotto il tessuto, trovando una figa calda, umida, che spasimava già. Un gemito strozzato uscì dalla gola di Alessia, sommerso dal fragore musicale. Le sue cosce si aprirono di più, invitando. Le dita di Monica scivolarono più a fondo, trovando il clitoride gonfio e lo accarezzarono con movimenti circolari, goffi ma decisi.
Alessia non volle restare passiva. Afferrò il bordo del top di Monica e lo tirò su con forza, rivelando i seni sodi, i capezzoli turgidi. Sporse la lingua, li lambì velocemente, poi prese un capezzolo tra i denti e lo mordicchiò finché Monica non singhiozzò. Continuò a succhiare, mentre con la mano libera afferrava il seno opposto e lo stringeva, tormentandolo.
Nel frattempo Monica accelerava i movimenti sotto la gonna: due dita entravano ed uscivano dalla fica bagnata di Alessia, mentre il pollice pestava ritmicamente il clitoride. Il calore si irradiava dalle loro pelli. Alessia allora si mosse, spingendo Monica contro lo schienale e issandosi sopra di lei. Con una mano tenne sollevata la gonna dell’amica, con l’altra spostò il perizoma di lato e sfiorò le grandi labbra di Monica, trovandole gonfie e imperlate di umori.

Senza preamboli infilò due dita nella passera di Monica e premette il suo monte di venere contro la coscia di lei, iniziando un movimento ritmico, quasi una scopata tribale. Monica si contorse, la testa che batteva contro la pelle fredda del divano, i capelli che si incollavano al sudore del viso. Le dita di Alessia andavano a fondo, uscivano bagnate, rientravano. Il ritmo saliva, il bacino di Monica si solleva per riceverle fino in fondo.
In un angolo appartato del Privè, appena oltre il ciliegio di luci rosse, una donna li osservava. Doveva avere sui trent’anni, capelli scuri raccolti in uno chignon, vestita con un tubino attillato. Era appoggiata alla parete, le gambe leggermente divaricate, una mano sotto la stoffa. Gli occhi le brillavano, immobile, come una falena davanti alla fiamma. Con movimenti impercettibili sollevò la gonna, abbassò le mutandine di pizzo fino a mezza coscia e lasciò che le dita trovassero il suo clitoride, già duro e caldo. Si toccava in silenzio, senza distogliere lo sguardo dalle due ragazze che si stavano scopando con una cattiveria sempre crescente.

Alessia, ormai in preda a una furia cieca, spinse tre dita in Monica e contemporaneamente le leccò il collo, mordicchiandola fino a lasciare un segno rosso. Le sue cosce stringevano la mano di Monica, che continuava a farla godere senza soste. Il sudore colava lungo la schiena di entrambe, formando una patina lucida che rendeva le pelle ancora più vogliose.
«Ti voglio far godere qui, davanti a tutti», Alessia sussurrò con voce rotta. La frase bastò a Monica: un brivido le corse lungo la colonna, il ventre si contrasse. Con un gemito strozzato, arrivò all’orgasmo, la fica che spasimava sulle dita di Alessia, liquidi caldi che colavano sul divano. Le sue dita affondarono nella schiena dell’amica, lasciando striature rosse.
Alessia non si fermò: colse il momento di sensibilità e accelerò ulteriormente, torcendo le dita dentro di lei con un movimento a uncino. Monica tremò, una seconda ondata più intensa la colpì in pieno, facendole perdere il respiro. Contemporaneamente, la donna nell’angolo piegò le ginocchia, morse il labbro e raggiunse il culmine, il suo orgasmo silenzioso che le attraversò il corpo come una scossa elettrica. Le sue dita si fermarono sul clitoride, premuto fino all’ultima contrazione, poi si ritirarono, lasciando la stoffa intrisa.
Monica si lasciò andare contro lo schienale, il petto che si sollevava in cerca d’aria. Alessia ritrasse le dita lentamente, leccandole una per una con aria di sfida. Le loro labbra tornarono a cercarsi, ma il bacio ora era lento, quasi tenero, intriso di sapore salato e umido.
«Sei la mia Amo preferita», mormorò Alessia, il sorriso che le tremava. Monica rise sotto il respiro, la mano che si posava sul volto di lei, accarezzandole la guancia.
Intorno, la musica non era mai cessata: il beat era ancora forte, ipnotico. Le luci si spensero per un istante, poi tornarono al ciclo continuo di blu e rosso. Nessuno sembrava aver notato, o forse tutti fingevano di no. L’aria odorava di sesso, sudore, alcol. Le due ragazze si aggiustarono le gonne, si diedero un’occhiata, poi scoppiarono in una risata lieve, quasi sorpresa di essere ancora vive, di aver trovato un nuovo mondo dentro di sé.
La donna nell’angolo si era rimessa le mutandine, ancora tremante. Le passò una mano tra i capelli, riprese il suo cocktail dall’appoggio e si allontanò, scomparendo nella calca come un fantasma appagato. Monica e Alessia si alzarono, si torsero le mani e si avviarono verso la pista, dove il dj mise un brano più lento, pregno di basso. Si mossero insieme, il corpo di Monica che si appoggiava alla schiena di Alessia, le braccia intrecciate in un abbraccio consapevole, ormai senza vergogna.
La serata non era finita. Ma qualcosa dentro di loro si era concluso, come un cerchio che finalmente trovava il suo centro. Non c’era più bisognodi nascondersi, né di chiedere. Erano diventate ciò che erano sempre state: due anime affamate, trovatesi in un privè a gridare al mondo il proprio piacere. E il mondo, per una notte, aveva ascoltato.
scritto il
2026-01-03
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