Mocassini rossi.

di
genere
feticismo

Sentii i suoi passi salire le scale e arrivare al pianerottolo.
Guardai attraverso lo spioncino della porta, proprio nell'istante in cui si stava togliendo i suoi mocassini di vernice rossa.
La osservai metterli nella scarpiera e le guardai i piedi. Indossava delle calze di nylon velate nere.
“ Che belli e sexy “ dissi a bassa voce.
Travolto dalla perversione, attesi che la mia vicina di casa Gilda entrasse nel suo appartamento e poi, facendo meno rumore possibile, uscii sul pianerottolo.
Andai verso la sua scarpiera e l'aprii. Presi le scarpe che si era appena tolta e le annusai.
Le narici mi si riempirono subito di un odore di cuoio umido e di una fragranza che sembrava quasi profumo di rosa.
La scarpa era ancora calda al suo interno. L’immagine del piede di Gilda apparve nella mia mente, facendomi diventare il cazzo duro.
Inspirai ancora, inalando quell'odore estasiante.
“ Ti piace ? “ sentii dire da Gilda che si era materializzata dal nulla davanti a me.
Il cuore mi si fermó per un istante, per poi riprendere a battermi forte nel petto.
Con la voce tremante riuscii solo a dire “ mi spiace.. io non… “.
Lei mi sorrise maliziosamente e si sfilò una ciabatta, allungando il piede verso di me.
“ Vuoi annusare anche questo? “, disse muovendo le sue belle dita dalle unghie dipinte di rosso.
Rimasi imbambolato per qualche secondo davanti a quel piede, eccitato nel vedere quelle stupende dita muoversi attraverso la calza nera.
Pensai di sognare, ma quando mi misi in ginocchio e presi il suo piede in mano, realizzai che era tutto vero.
Era leggermente sudato e caldo, dall'odore di rosa acidula.
La guardai per un istante dritta negli occhi, e poi iniziai a baciarlo, partendo dal collo e scendendo sotto, sulla pianta sudata.
“ Ohhh siii “ disse gemendo lei.
Le strappai la calza all'altezza dell'alluce ed inizia a succhiarlo come se fosse la cosa più buona al mondo, per poi dedicarmi con la lingua a tutte le altre dita, una ad una.
Gilda disse “ leccami la figa “.
Si tirò su la gonna e abbassò le calze e le mutandine bianche.
Rimasi quale secondo ad ammirare la sua bella vagina dalle piccole labbra sporgenti, e le sue mutandine bianche macchiate dei suoi umori.
Il suo odore pungente mi accese come un toro in calore. Iniziai a leccargliela intensamente, esplorando ogni centimetro con la lingua, gustandomi il suo sapore di donna eccitata.
“ Ahhh siii così, così, siii “ disse Gilda con voce calda e tremante, mentre si bagnava sempre di più.
La feci appoggiare al muro e continuai a darle piacere con la lingua, infilandole dentro al suo sesso, leccandole anche il buco del culo.
Ero pronto a scoparla lì sul pianerottolo, ma il rumore del portone di sotto che si apriva, interruppe quel momento così eccitante e proibito.
Frustrato mi alzai, mentre lei si ricomponeva velocemente.
Qualche secondo dopo, suo marito apparve davanti a noi.
Li salutai entrambi e guardai per l'ultima volta i piedi di Gilda, mentre si chiudeva la porta della casa alle spalle.
Rientrai anche io in casa, con ancora il cazzo duro e tanta voglia di scopare.
Un messaggio in arrivo fece vibrare il mio telefono, era Gilda.
“ Avremo una nuova occasione per finire il nostro incontro. Se vuoi puoi farti una sega e sborrare nelle mie scarpe che ti piacciano tanto “ mi scrisse.
L’accontentai più che volentieri.



di
scritto il
2026-01-18
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Marta

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