In Viaggio da Mia Madre

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genere
trans


Mi chiamo Chris, non Christian come molti pensano, errore che in italia si commette spesso quando si danno dei nomi stranieri ai figli. Sono figlio unico, e con mia madre ho avuto un rapporto di complicità dal momento che a quindici anni le confessai che mi piacevano gli uomini maturi. Ho perso mio padre molti anni fa, e sono cresciuto con mia madre cercando di nasconderle il più possibile la mia situazione, fino a quella mattina d'estate in cui mi rivelai a lei.



Mia madre viveva in veneto città in cui e nata, per ragioni di salute si era trasferita nel suo paese natale, io sono nata e cresciuta a Milano, e li ho voluto restare quando lei decise di trasferirsi dopo la scomparsa di mio padre. Non avendo ne auto, ne mezzi per spostarmi, le mie visite a lei erano assai rade purtroppo. E sempre stato il telefono ad unirci. Un'estate mi decisi di andare a trovarla, anche se imbarcarmi in un lungo e sudaticcio viaggio in treno non mi entusiasmava per niente.



Avevo scelto il periodo migliore, quando tanta gente era già partita per le agognate vacanze d'agosto, e avevo scelto di partire la mattina presto, sperando di evitare la folla accalcata nei treni per il weekend. Optai di partire un mercoledì mattina con il sole già alto, e dopo essermi recata in stazione e aver preso il biglietto, presi posto sul treno. Il treno era quello con le vecchie carrozze a scomparti separati, cosa che purtroppo hanno eliminato negli anni a venire. Cercai di sistemarmi nell'ultimo vagone sperando di evitare eventuali ospiti indesiderati. Chiusi la porta del mio scomparto, tirai le tendine, e mi appostai vicino al vetro della carrozza accendendo la musica per godermi il viaggio in cuffia. Avevo uno zainetto nero dove avevo riposto le cose essenziali, il porttafoglio, i documenti, i ricambi di vestiti il cellulare e altre cose.



Faceva caldo, anche se non il caldo torrido di questi ultimi anni, e mi ero vestita molto leggera. Avevo indossato una t-shirt nera scollacciata con la scritta Anarchy in rosso davanti, degli shorts in jeans chiari e sgambati, che facevano risaltare le mie gambe e le mie coscie, un paio di scarpe leggere in stoffa bianco grigio, i miei capelli lunghissimi biondi raccolti a coda alta con le ciocche ai lati del viso, occhiali Rayban da motociclista. Ero e rimango bellissima, come ho già accennato sono una femmina mancata, e ho sempre messo in risalto questo mio aspetto fregandomene dei giudizi altrui.



Dopo una ventina di minuti che guardavo dal finestrone la gente affrettarsi su altri binari per prendere altri treni in partenza, sperando che nessuno salisse sul mio, vidi la carrozza muoversi lentamente dalla banchina della stazione. Ci eravamo finalmente messi in movimento. il treno uscì dalla stazione di milano centrale lentamente per prendere velocità sui binari. Ero pronta a godermi il viaggio fino a Vicenza, dove sarei scesa per cambiare treno e arrivare fino a Jesolo dove stava mia madre. Prevedevo di essere da lei entro il primo pomeriggio.



Ero assorta nei miei pensieri con la musica che mi riempiva le orecchie, quando la porta del mio scomparto si aprì improvvisamente. Già qui il controllore? - mi chiesi stupita. Eravamo appena partiti, di solito controllavano i biglietti a metà viaggio. Le tendine vennero tirate di lato, e con mia sorpresa non fu il controllore che mi trovai davanti, ma quattro ragazzi di colore che mi chiesero nel loro solito italiano stentato, se fossero liberi i posti a sedere. Dovetti abozzare e far buon viso a cattivo gioco rispondendo che i posti erano liberi e potevano occuparli. La mia speranza di passare il viaggio da sola, evidentemente era svanita.



Guardai i quattro ragazzotti di colore alti e magri, vestiti sportivamente ma puliti prendere posto due davanti a me, e altri due accanto. Portavano grandi zaini stracolmi di roba, pensai andassero in campeggio o roba simile. Mi guardarono in modo strano, ma decisi di ignorarli e tornai a fissare fuori dal finetrone il paesaggio in movimento, sistemandomi i capelli con un gesto della mano. Avevo spento la musica in cuffia perché se avessero sparlato di me almeno avrei sentito. Ero abbastanza paranoica lo so, ma avendo avuto già brutte esperienze con tipi del genere in passato, non volevo accadesse qualcosa alla mia roba. Presi lo zainetto, e lo misi dall'altro lato destro in sicurezza. Avessero tentato di rubarmi qualcosa almeno mi sarei difesa. Ero minuta ma avevo una buona dose di aggressività e sapevo come difendermi.



Il viaggio prosegui' senza problemi e i quattro ragazzi di colore al momento mi ignoravano completamente, facendosi i fatti loro parlando ad alta voce nella loro lingua che non capivo. Li osservavo da dietro le lenti scure degli occhiali da sole, non parevano brutta gente, anzi, ad istinto sembravano bravi ragazzi, forse un po troppo caciaroni. Verso la metà del viaggio, il sole che filtrava dalla grande finestra nello scomparto e la presenza dei ragazzi di colore accanto a me, iniziarono a stuzzicare la mia voglia da troia. Mi ero ripromessa di non fare danni e di comportarmi bene almeno per il viaggio, ma una puttana resta una puttana, soprattutto davanti a dei bei maschi di colore.



Cercai un sistema per stuzzicarli e avere una loro reazione, avevano smesso da qualche minuto di far casino e sul vagone era calato il silenzio rotto soltanto dallo sferragliare del treno sui binari. Mi scostai i capelli dal viso e cercai di togliermi con aria distratta la t-shirt, sbuffando come se avessi caldo, in effetti nonostante l'aria condizionata in funzione, la temperatura con il passare delle ore si stava facendo sempre più alta. Rimasi con il reggiseno del bikini nero che avevo sotto la maglietta. Nonostante non abbia mai avuto seno, avevo indossato un bikini. I quattro si fecero subito attenti, mentre riponevo la maglietta ben piegata nello zaino.



Aspettai una reazione dei quattro che purtroppo non ci fu. Rimasero a fissarmi muti senza muoversi ne dire nulla. Mi scostai nuovamente i lunghissimi capelli dal viso con ancora indosso gli occhiali da sole, e tentai un'altra mossa sperando questa volta di provocare in loro almeno una reazione. Piano piano e con aria distratta slacciai la cintura degli shorts, sbottonai e feci scivolare giù dalle gambe i pantaloncini restando con l'altra parte di sotto del costume. Mi si vedeva un po' il bozzo del pisello eccitato che cercai di nascondere accavallando le gambe e riponendo gli shorts nello zainetto come avevo fatto con la maglietta. Ormai in bikini finalmente la reazione che aspettavo arrivò da quello che mi era seduto accanto. Mentre mi scostavo i capelli dal viso per la terza volta, la mano del ragazzo sfiorò la mia coscia. Feci finta di nulla mentre la sua mano saliva dal ginocchio fino ad arrivarmi sulla coscia vicino al mio pene.



Gli altri tre non intervennero e quando la mano nera del ragazzo stavolta decisa e non piu leggera, afferrò gli slip estraendo il mio cazzo duro e iniziando a segarmi lentamente, sospirai. Fu allora che gli altri si decisero alzandosi per avvicinarsi a me, estraendo i loro cazzi neri lunghi e duri mettendomeli davanti al viso senza dire nemmeno una sola frase. Non so dove li avessero nascosti dentro ai pantaloni, perche' erano lunghi e belli grossi. Ne presi due in pugno con le mani e senza pensarci troppo me li portai alla bocca succhiandoli con amore. Uno dei quattro si appostò subito fuori dallo scomparto come una sentinella richiudendo la porta e tirando le tendine. Mentre gli altri tre adesso senza problemi, mi erano addosso accarezzandomi da ogni lato e facendomi succhiare i loro bei cazzi seduta sul mio posto in bikini al sole del mattino che filtrava dal vetro dello scompartimento.



Uno mi prese per un braccio tirandomi su dal sedile dov'ero seduta cercando di tirarmi addosso a lui facendomi sedere sul suo cazzo duro e bello dritto. Opposi resistenza passiva, volevo almeno usassero i preservativi che avevo nello zainetto, ma quello sembrava intenzionato a infilarmelo così a pelle. Vedendo che non mollava, ho desistito, mi sono abbandonata alla sua forza e sono finita dritta seduta su quel palo nero che mi si è infilato senza problemi scivolando dentro alle mie chiappe sudaticce. Non ho sentito che un leggerissimo dolore, che è subito sparito, mentre il nero me lo spingeva sempre piu a fondo sollevando il bacino e spingendomi in basso dalle spalle. Mi entrò per metà e poi tutto. Me lo sentivo in pancia, non ho urlato ma poco ci mancava. Gli occhiali da sole sono finiti sul pavimento dello scomparto, raccolti da uno dei due in piedi che se li mise, mentre io venivo adesso obbligata a saltellare sul cazzo di quello seduto sotto di me.



Come al solito la puttana che ero non sbagliava mai un colpo. E adesso mi stavo godendo il cazzo del nero che mi teneva per i fianchi dandogli le spalle e aiutandomi a saltellare sul suo cazzo enorme. I due in piedi davanti a me mi tenevano i cazzi in bocca da succhiare avidamente. Mi chiesi che sarebbe successo se fosse entrato all'improvviso un controllore o altri passeggeri beccandoci così. Ma c'era sempre il quarto ragazzo appostato sulla porta a fare da guardia, e se ci fosse stato un problema, credo ci avrebbe avvisati. Me la godevo come la vaccona che ero, ansimavo forte mentre il treno correva veloce sui binari oscillando ogni tanto. Mi chiesi cosa avrebbe detto mia madre se avesse saputo quello che stavo facendo in quell'istante.



Feci cenno al ragazzo che si era messo i miei occhiali, di passarmi lo zainetto. Presi il cellulare ma quello me lo strappò subito di mano dicendo nel suo italiano stentato, che non volevano fare ne foto ne video. Cercai con il cazzo dell'amico in gola di fargli capire che volevo solo telefonare a mia madre e nient'altro. Guardandomi con diffidenza il ragazzo mi lasciò il cellulare, cercai come potevo di comporre il numero di mia mamma, e continuare a godere nello stesso tempo. Era una cosa quasi impossibile, ma ci riuscii. Aspettai i soliti squilli, uno, due, tre, quattro, cinque, al sesto squillo mamma finalmente rispose per fortuna.



Pronto... fece mia madre, "Ciao ma sono io, ti sto chiamando dal treno..." le dissi cercando di parlare con il cazzo del nero in gola. - Ti sento male stai mangiando qualcosa? - disse lei dove sei? - mi chiese. Le risposi che mancava poco arrivassi a Vicenza, poi avrei preso l'autobus per Jesolo. Sarei arrivata entro mezzogiorno o più tardi. Mi era quasi impossibile tenere una coversazione decente con il cazzo del nero che mi entrava e usciva dal culo e io che saltellavo con in bocca a tratti gli altri due cazzi dei neri in piedi. Ma cosa stai mangiando? - chiese a quel punto mia madre. Le dissi che... beh... Cercai di tenere nascosta la cosa piu a lungo possibile, ma poi non ce la feci e vuotai il sacco. Mentre avevo il cazzo in bocca e saltellavo, cercai di spiegarle che avevo fatto conoscenza con quattro ragazzi di colore nel vagone...



Non so se mia madre riusci a capire cosa dicessi in quel momento, parlare con un cazzo in bocca e un'altro che ti sfonda il culo non è cosa facile, ma credo avesse capito. Ad un tratto si fece silenziosa. Cercai di ripeterle che stavo benissimo e godevo come la troia che ero, ma dall'altra parte del telefono solo silenzio. Temetti fosse caduta la linea, ma guardando il cellulare la chiamata era ancora attiva. Cercai di capire se ci fosse ancora e la chiamai - sei ancora li? - ad un tratto il buio calo' sul vagone. Eravamo entrati in una galleria. All'uscita la chiamata fu interrotta, cercai di richiamarla ma il ragazzo con addosso i miei occhiali mi tolse il telefono e lo mise nello zainetto. Quello sotto di me, mi fece alzare bruscamente dalle sue gambe, lasciando il posto a quello con addosso i miei occhiali da sole.



Fui trascinata sul suo cazzo, e anche lui mi entrò dentro facendomi riprendere a saltellare. Godevo come una cagna in calore, con i lunghi capelli sul viso mentre gli altri due in piedi mi facevano succhiare i loro cazzi. Erano molto resistenti sembravano non venire mai, mentre io mi ero già sporcata di sperma gli slip del costume almeno tre volte. Fecero il giro tutti e tre nel mio culo ormai bello aperto, l'unico che mancava all'appello era quello che fuori dal vagone faceva la guardia. Ad un certo punto uno dei tre lo chiamò. Eravamo sul vagone di coda del treno, e di gente al momento a parte noi non ce n'era, il ragazzo entrò insieme agli amici per prendersi la sua parte. Si mise sotto di me, e mi fece salire nuovamente sul suo cazzo dopo gli altri tre.



Il culetto iniziava a farmi male e bruciarmi, ma resistevo e godevo con loro, segando i tre in piedi e succhiandoli uno alla volta. Per amore si fa questo ed altro ancora. Non c'era piu nessuno a fare la guardia alla porta dello scomparto adesso. Finalmente iniziai a sentire degli spruzzi caldi riempirmi la pancia, quello sotto stava venendo dentro di me, mi scaricò una marea di sperma caldo che ho sentito tutto chiudendo gli occhi e lasciando che il ragazzo mi ingravidasse. Anche i tre in piedi iniziarono a cedere e vennero riempiendomi la bocca e il viso di sperma caldo. Quello che avevo sotto mi fece alzare da lui senza tanti complimentie in modo abbastanza brusco, il suo cazzo si sfilò dal culo bruciandomi come il fuoco, mentre la sua sperma iniziò a gocciolare sulle gambe a rivoli fino a terra. Il treno stava rallentando, segno che si stava avvicinando alla stazione. A me mancava ancora una fermata all'arrivo a Vicenza. I quattro in tutta fretta si ricomposero, presero i bagagli spalancarono la porta dello scomparto e uscirono. Lasciandomi li piena di sperma gocciolante e in bikini.



Rimasi imbambolata a fissarli scendere dal vetro dello scompartimento, mentre altra gente saliva. Mi destai quasi subito non potevo rischiare che qualcuno salendo mi trovasse in quello stato. Presi lo zainetto e corsi verso la porta senza perdere un minuto. La sfortuna volle che davanti alla porta spalancata dello scomparto con ancora le tendine tirate si presentò il controllore. Sbiancai in volto, cercando di coprirmi le parti intime con lo zainetto. L'uomo mi chiese il biglietto i documenti e perché fossi rmin quello stato. Avevo ancora i capelli e il viso pieno di liquido bianco che cercai di tamponare con un fazzoletto di carta. L'uomo disse che avrebbe dovuto per regolamento avvertire le forze dell'ordine. Lo pregai di non farlo, gli mostrai il regolare biglietto, e dissi che sarei scesa di li a poco.



L'uomo che aveva capito tutto, sulle prime fece resistenza, poi davanti alla mia insistenza e alle mie preghiere, cercò di venirmi incontro. Mi fece un cazziatone come fosse stato mio padre, vista l'età poteva benissimo esserlo. Assicuratosi che stessi bene, mi permise di filare fino al bagno attiguo allo scomparto, dove mi chiusi a chiave dentro tirando un sospiro di sollievo. Se avesse fatto rapporto alle forze dell'ordine, mi sarei beccata una bella denuncia per atti osceni in luogo pubblico, oltre ad una bella multa. Il treno si era già rimesso in movimento, cercai di lavarmi e pulirmi meglio che potei. Squillò nel frattempo il cellulare, era mia madre. Risposi e dovetti subirmi, un'altro cazziatone pure da lei, che avendo interrotto la chiamata precedente, ma avendo capito cosa stessi combinando, me le disse di santa ragione. Lasciata sfogare mamma, ripresi a parlarle come se nulla fosse accaduto raccontandole com'era stato bello farmi riempire da quei ragazzoni di colore. Per tranquillizzarla le dissi che avevano usato il preservativo ma ovviamente non era vero. Le dissi che ero quasi a Vicenza, e le promisi che avrei fatto la brava fino all'arrivo, intanto che promettevo cose che non avrei mai mantenuto, mi masturbai e sbrodolai sulla seggiola del cesso del treno. Cercai di pulirmi velocemente dopo aver salutato mia madre. Raccolsi nuovamente i lunghissimi capelli a coda che avevo sciolto, rimisi gli shorts e la t-shirt e uscii dal bagno appena in tempo per scendere alla mia fermata. Fu un viaggio molto movimentato, presi la coincidenza per Jesolo, e arrivai da mia madre come avevo previsto nel primo pomeriggio. Stanca distrutta ma felice di quell'incontro in treno che mi aveva cambiato la giornata.

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2024-12-21
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