L'amministratore mi abusa (storia reale)

di
genere
trans



Sono cresciuta nonostante il mio aspetto come un normale ragazzo etero fino all'età dei quindici anni, qunado l'incontro fatale con un signore di mezza età che mi diede un passaggio in auto in una sera d'estate in cui avevo perso i mezzi pubblici per rientrare a casa dopo una serata, mi fece cambiare radicalmente vita e mi aprì gli occhi sul mio vero destino. Che ci crediate o meno, tutti noi abbiamo un destino già scritto dalla nascita alla nostra morte. Il mio fino all'incontro con quell'uomo mi era completamente sconosciuto, subito dopo iniziai un percorso di crescita femminile in cui imparai a diventare una vera donna anche nell'aspetto allora ancora troppo acerbo e incompleto.



Nessuna operazione nessuna cura ormonale, la natura mi aveva dato già un fisico da sfruttare, dovevo soltanto renderlo migliore. Dovetti nascondere la mia vera natura in famiglia fino alla prematura scomparsa di mio padre, quando finalmente trovai il coraggio di dichiararmi a mia madre per quella che ero sempre stata. Questa precisazione era assolutamente necessaria al fine dell'episodio che vi vado a raccontare accaduto quando vivevo sola nell'appartamento di famiglia nella città di Milano.



Al tempo e come oggi, faticavo a guadagnare qualcosa nonostante il mio aspetto estetico potesse aprirmi porte in vari settori come moda, televisione e pure nel porno. Ma io sono sempre stata difficile nei rapporti sociali, e molti lavori per orgoglio li rifiutavo, altri li perdevo perché il più delle volte ero messa in condizioni di bullismo da parte dei miei datori di lavoro. Anche con l'aiuto di mamma, che nel frattempo si era trasferita in veneto, sua città natale, pagare le spese condominiali e vivere decentemente si faceva sempre piu difficoltoso.



Al contrario le richieste di scopare da parte degli uomini che incontravo da ogni parte aumentava a dismisura. Presi la decisione più giusta da fare, mi organizzai spargendo la voce tra conoscenti vari, che se si presentavano a casa mia pagando, potevano farmi ciò che volevano. Era rischioso ma alla fine ero nata puttana, era la mia natura e di esperienza fino ad allora ne avevo già accumulata parecchio. Battere in casa per guadagnare, era l'unica soluzione ai mie problemi economici.



Iniziai a ricevevo ad orari sia diurni che serali i miei uomini. I prezzi bassi e la mia dirompente bellezza mi fecero arrivare il giro di clientela che avevo sperato. Gli affari andavano bene, succhiando cazzi e prendendone di ogni, avevo messo da parte una bella cifra esentasse. Con avrei dovuto pagarmi due mesi di arretrati del condominio, e fare delle spese per la casa. I guai iniziarono quando all'orecchio del mio amministratore arrivarono voci evidentemente di condomini che avendo visto il via vai di gente da casa mia ad ogni ora, avevano segnalato la faccenda. Una mattina dopo essere stata scopata da due clienti insieme, l'amministratore venne a bussare alla mia porta. Fortunatamente per me i due clienti erano usciti poco prima.



L'amminitratore, che era noto per la sua severità e bastardaggine, mi becco' come si dice col sorcio in bocca. Andai ad aprire ancora in intimo coperta soltando da una lunga vestagliona rossa di raso aperta. Trovandomi difronte all'uomo impallidì all'istante, dopo aver chiesto in malo modo di entrare in casa, l'uomo senza nemmeno un minimo di educazione, si mise a girare per le stanze visionando e constatando che l'appartamento era stato adibito a casa da appuntamento. Iniziò quindi un cazziatone da parte sua a tono alto, sbraitando come un matto. Mi informò che la cosa non sarebbe passata e che se non avessi cessato immediatamente l'attività, dopo avermi detto di vergognarmi, avrebbe preso provvedimenti piu drastici. Lo lasciai sfogare, una volta finita la sua sfuriata, coprendomi cercai di giustificarmi in qualche modo che l'attività mi serviva anche per pagare le spese di casa e non certo per arricchirmi.



L'uomo sembrò assai infastidito dalle mie esili spiegazioni. Si sedette sul divanetto del salottino, estraendo una carteletta con il mio nome e cognome, dove erano segnati tutti i debiti fino allora accumulati in fatto di spese. L'uomo si era fatto paurosamente silenzioso dopo la sfuriata urlante di pochi minuti prima, e ora mi guardava con strano sguardo indagatore, come se si aspettasse di trovare chissà cosa. Ma non avevo proprio nulla da trovare o nascondere, ero truccata con i capelli sciolti e il vestaglione ora chiuso che mi copriva, ma non avevo altro da nascondere se non il mio imbarazzo e la mia vergogna.



Finalmente parlò, ma quello che mi disse era anche peggio del silenzio di poco prima. Disse con voce pacata e tono stavolta controllato, che potevamo trovare un accordo, disse proprio la parola "accordo". Il patto, includeva che lui sarebbe diventato mio cliente fisso, avrebbe pensato a procurarmi altri uomini, e io in cambio avrei ottenuto l'intera decurtazione del debito accumulato. Ero liberissima di non accettare continuò, in tal caso però, mi avrebbe fatto pagare non solo le spese arretrate che già erano tante, ma mi avrebbe pure multata per aver usato l'appartamento come posto di lavoro oltre a pignorarmi la casa per chiudere il debito se non potevo trovare i soldi subito. A me la scelta. Ero con le spalle al muro, avrei perso tutta la mia clientela per dedicarmi alla sua, e non avrei avuto piu denaro per vivere gli feci presente. Mi disse in modo scortese che erano affari miei, per quel che lo riguardava, o accettavo le sue condizioni, o faceva partire le pratiche all'istante.



La decisione potevo anche dargliela il giorno dopo, gentilmente mi diede tempo una notte intera per capire bene da che parte finire, o immezzo ad una strada, o a casa mia a fare la puttana per lui. Che uomo di merda pensai. Erano vere le voci che circolavano sul suo conto, ma non ero mai venuta ad un confronto diretto prima di allora con lui, e non avevo mai potuto accertarmi che figlio di puttana fosse finché non lo conobbi quella mattina. Ci pensai a lungo, lo avesse saputo mia madre sarebbe stato un dolore troppo grosso per lei e non volevo darle dispiaceri ulteriori. Decisi di accettare quel patto schifoso, e la mattina seguente gli telefonai in ufficio per dire che avevo preso la mia decisione. L'uomo freddamente disse sarebbe passato quel pomeriggio per sbrigare le pratiche.



Come nei patti, l'amministratore si fece vivo nel primo pomeriggio, con mia sorpresa però non da solo, si presentò alla mia porta con due uomini, che lui liquido' come suoi collaboratori. Un avvocato e un ragioniere, poi chi fossero davvero quei due loschi figuri davvero non lo potevo immaginare. Mi fece subito firmare l'accordo che avevano stilato e battuto al computer in duplice copia. Mi fecero firmare anche le carte per la chiusura del debito che avevo con il condominio. Adesso dal punto di vista legale ero apposto, ma... C'era un ma... Le carte le avrebbero tenute loro, e potevano stracciarle se avessi rotto l'accordo in qualsiasi momento. Avevo le mani legate in pratica, e loro si erano messi al sicuro facendomi pure delle foto mentre firmavo.



Dovevo iniziare a dare il primo acconto del patto, e come immaginavo avrei dovuto soddisfare sia il ragioniere che l'avvocato oltre l'amministratore ovviamente. Dovevo pure sbrigarmi perché avevano degli impegni urgenti prima di rincasare. Li accompagnai in camera da letto, dove i maiali si spogliarono nudi tutti e tre, mentre io ero in tenuta da lavoro col mio completino intimo nero formato da calze a rete, perizoma, corpetto. Mi misi al centro del letto matrimoniale e invitai i tre uomini a salire con me. Iniziarono a baciarmi toccarmi e succhiarmi il cazzo. Tutto sommato mi stava piacendo quell'approccio, e sperai che potessi trarne pure beneficio.



Purtroppo mi sbagliavo, perché i due uomini erano più stronzi del primo. Iniziarono subito a trattarmi come uns bambola infilandomi in culo oggetti di ogni tipo, mi misero a pancia sotto a gambe divaricate, presero della vaselina bianca che avevo sul comodino del letto, mi svuotarono il tubetto sul culo senza nemmeno spalmarlo, presero i loro cellulari e iniziarno a filmare ciò che facevano con scatti e video. Mi fu infilato il primo oggetto, il telecomando della mia tv, a seguire il mio cellulare, per poi aggiungerci il cazzo di uno di loro, che mi montò sulla schiena e me lo infilo' a fatica mentre gli altri due facevano foto e video divertiti. Incitando l'uomo a spaccarmi il culo da puttana che avevo.



Erano dei sadici senza ritegno, l'amministratore mi prese i capelli a coda, me li tiro' su e mi ficcò il suo cazzo in gola, mentre l'ultimo filmava tutto. Io cercavo come potevo di fare del mio meglio per godere e farli godere entrambi. Mi tolsero dal culo il telecomando e il cellulare per ficcarci il cazzo dell'amminitratore, non fu certo la prima volta che prendevo dentro due cazzi insieme nel culo, iniziai a gemere e sospirare di piacere mentre i due maiali mi spingevano dentro anche le loro palle. Visto facevo troppo rumore, il terzo col telefono in mano, mi mise il suo cazzo in bocca per farmi tacere. Ma anche così continuai a gemere. Guarda sta puttana come gode mi dicevano, sta cagna schifosa, ti piace il cazzo eh? prendili tutti e guai a te se ti lamenti capito? disse l'amminiatratore bastardo.



Mi insultarono e umiliarono fino a che non vennero tutti e tre, riempiendomi culo e bocca di sperma caldo a fiotti. Mi lasciarono così sul lettone distrutta fisicamente dolorante, e psicologicamente a pezzi. Una volta rivestiti dissero sarebbero tornati il giorno dopo con altra gente. Raramente ho pianto in tanti anni di piaceri, ma quel pomeriggio le lacrime non riuscirono a smettere di scendermi dal viso, piansi piansi fino a sera. Com'ero caduta in basso, sfortunata e pure umiliata adesso. Non era una bella situazione lo sapevo bene, ma cercai di trovare una via d'uscita a quel disastro. Avessi continuato così, quelli mi avrebbero mandata all'ospedale, mi portavano ogni giorno sempre più uomini e io iniziavo a far fatica. il culo bruciava e doleva, le mascelle pure, ero un dolore ad ogni incontro, e il piacere ormai era sparito del tutto. Ogni cazzo che mi entrava era come se mi avessero infilato un palo, o una spada affilata.



Credo che il culmine dell'imbarazzo e dell'umiliazione lo raggiunsero una sera, passando da me il solito amministratore con altra gente nuova che non conoscevo. Mi fu detto di chiamare mia madre con il telefono cordless, mettere il vivavoce e aspettare. Fatto ciò, attendendo gli squilli di risposta di mia madre, mi fu messo il cordless nel culo dentro a metà lasciando fuori ovviamente il microfono. Quando mamma finalmente rispose, l'amministratore nudo dietro di me, iniziò a parlarle. Uno dei tre che aveva portato con lui, filmava tutta la scena mentre un'altro mi infilava in bocca il suo cazzo duro da succhiare.



L'amministratore mi infilò il cazzo dentro insieme al cordless, e iniziò - Buonasera signora Maria, sono il signor .... amministratore della palazzina di via Gorizia a Milano si ricorda? ci siamo visti qualche volta... - cercava di fare il gentile ed educato, intanto mi stava massacrando il culo con il suo cazzo duro che spingeva dentro fino alle palle oltre al cordless a metà. Io gemevo tra piacere e dolore con il cazzo dell'altro in gola che non mi dava respiro. Mamma chiese preoccupata cosa era successo per chiamarla a quell'ora, l'uomo la rassicurò dicendole che avevo accumulato dei debiti con il condominio, che stavo in qualche modo provvedendo a pagare. Anche se non le disse in che modo. Intanto mi sfondava il culo e io gemevo con le lacrime agli occhi e la bocca piena.



Il maiale si eccitava e ogni tanto gli scappava un gemito che celava tossendo, disse era influenzato, invece godeva come uno schifoso mentre mi spaccava il culo. Mi venne dentro e cercò di chiudere la conversazione con mia madre dicendole che le avrebbe fatto sapere. Estrasse dal mio culo il cordless poi il suo cazzo, mi mise davanti il viso il cordless pieno della sua sperma e me lo fece leccare. Subito dopo la mia gola fu riempita da caldi spruzzi da quello che avevo davanti. Fini' tutto in una pozza di sperma sulle lenzuola. Fui umiliata ancora e derisa nuovamente dai commenti degli uomini che sottolineavano la voce di mia madre. Uno azzardo' pure l'idea che se la madre fosse stata e come il figlio, sarebbe stata da scopare pure lei e farla urlare un po.



Fu la goccia che fece traboccare il vaso, quando tutti furono andati via, minacciando che sarebbero tornati la mattina dopo con altra gente nuova, cercai di sistemarmi, mi feci una doccia, cambiai le lenzuola sporcate, e presi in mano il cordless ancora appiccicoso della sperma dell'uomo. Mia madre che ebbe la stessa idea mi chiamò. Non le era piaciuto il tono di quella telefonata precedente, e come immaginava e le raccontai, c'era sotto qualcosa. Non le dissi tutta la verità, temendo si fosse preoccupata troppo, cercai invece di inventare che mi avevano ricattata. Senza entrare nei particolari di cosa mi avessero fatto. Concordammo che avrei dovuto denunciare il fatto alla polizia, ma visto mi avevano incastrata a dovere con foto e documenti, non sapevo che fare.



Mamma mi ha subito passato un numero da chiamare, disse che era un bravo avvocato penale che lei conosceva, lo chiamai e con non poco imbarazzo, cercai di raccontargli tutta la faccenda nei minimi particolari. Il legale mi disse che poteva aiutarmi a patto di cercare in qualche modo di rubare le carte che mi incastravano, in modo da far scattare una denuncia per violenza sessuale di gruppo nonché abuso di potere e ricatto sul ruolo dell'amministratore. Il punto era come rubare le carte che quei bastardi tenevano sempre custoditi e in ufficio. Ringraziai l'avvocato, e lo lasciai con la promessa di aggiornarlo al più presto.



Dovetti trovare una scusa per entrare nel loro ufficio ma era impossibile, l'amministratore lo aveva detto chiaramente, non mi voleva vedere da quelle parti. Cercai quindi di corrompere il suo ragioniere, e riuscii a farmi portare in ufficio nell'orario serale di chiusura. Li, con una scusa ben organizzata, mi feci lasciare solo quel tanto che bastasse per cercare le mie carte e nasconderle dentro al mio zainetto. Feci così arrivare i fogli tramite scanner al legale, che a sua volta fece avviare la denuncia all'amministratore. Evidentemente accorto che gli avevo rubato le carte, e sentito l'odore di guai, cercò di darsela a gambe rendendosi introvabile. Io conclusa la faccenda tornai libera dal mio debito, e tornai a fare la puttana con maggior discrezione, ma senza più farmi pagare da nessuno. Tutto si aggiustò almeno in apparenza. Perché dovetti presentarmi pochi mesi più tardi come testimone per l'arresto di vari uomini che avevano abusato di me in quei giorni. Questa storia realmente accaduta, ho voluto raccontarvela per condividere un momento buio della mia vita.

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2023-12-15
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