Ritorno alla realtà

Scritto da , il 2022-11-18, genere etero

Ritorno alla realtà

Partii dalla Calabria e tornai a Milano direttamente, il mio anno sabbatico era finito, non avevo girato tutta l’Italia ma avevo deciso che ne avevo abbastanza, salutati i nonni e ripresa la mia auto tornai al mio appartamento dove, comunque, mi ero fermata un attimo a scaricare i bagagli,, passai i primi giorni a fare lavatrici, avanti e indietro dalla tintoria e ci misi una settimana a sistemare tutta la mia roba, poi mi chiusi in casa dopo aver fatto una spesa industriale, non volevo vedere nessuno per un po’, avevo bisogno di ricaricarmi, passai il tempo a leggere, guardare programmi insulsi in tv, cosa che, nonostante gli anni , non è cambiata, inoltre pulivo e ripulivo la casa, ricominciai ad uscire quando, dopo un mese dovetti andare alla festa per il compleanno della nonna. Da lì ripresi la mia solita vita.
Ripassando i miei diari non ho trovato nulla di eclatante fino al 1984, avevo passato tutto quel periodo come al solito, divertendomi o pensando di farlo, locali, cene, feste, discoteche e sesso, mai due volte con lo stesso uomo e mai a casa mia.
Dicembre 1984, a Milano faceva molto freddo ed io decisi di cambiare aria, volevo andare in un posto caldo, un amico del nonno aveva realizzato un villaggio turistico a Malindi in Kenia, il nonno pensò ai biglietti, partii da Milano, facemmo uno scalo a Roma, cambia volo a Istambul e arrivammo a Nairobi. Li cambia di nuovo volo, beh chiamiamolo così, un bimotore ad elica fino a Mombasa e poi con una specie di pulmino fino al villaggio di Malindi, arrivai stravolta.
Tutti gli ospiti del villaggio erano italiani, per la maggior parte di mezza età , il mare era splendido, la spiaggia lunghissima, tutto il giorno, quando andavo in giro c’erano sempre un sacco di ragazzini che chiedevano dolci e soldi, nel complesso, però passai una vacanza decisamente rilassante, mare, sole, niente uomini, ancora un paio di giorni e sarei ripartita, quella sera, dopo cena dalla veranda del bungalow guardai il cielo e c’era una meravigliosa luna piena, sembrava più grande che a Milano, feci una passeggiata, la notte era calda ed umida, non c’era nessuno in giro, ero in costume con un pareo in vita, camminando sulla spiaggia mi accorsi di essermi allontanata parecchio dal villaggio, non ne vedevo più le luci, ma la spiaggia era illuminata dalla luna piena, stesi il pareo sulla sabbia e mi sdraiai a guardare la luna, una sensazione di pace incredibile, mi tolsi anche il costume, tanto non c’era nessuno, mi addormentai.
Non passò molto tempo, non so quanto perché avevo lasciato l’orologio nel bungalow, restai lì sdraiata insonnolita, comunque, senza pensarci comincia ad accarezzarmi, il seno, il ventre e poi la mia farfallina, il mio clitoride si impennò, lo trattai con due dita come un piccolo pene, poi ci picchiettai sopra con le dita, e insomma, si, mi stavo masturbando su una spiaggia in Kenia alla luce della luna.
Però non ero sola come pensavo, 4 mani mi presero per le braccia e le tennero larghe e bloccate a terra, un corpo, invece, mi si buttò addosso schiacciandomi contro la sabbia e una mano mi chiuse la bocca, avevo già le gambe semi allargate e sentii subito che quello sopra di me puntava il cazzo alla mia farfallina, mi penetrò di colpo e non riuscii ad urlare, sbattevo la testa a destra e sinistra cercando di vedere chi mi bloccava, vidi solo che erano neri, intanto quello sopra di me mi stava scopando con forza, il mio corpo reagiva autonomamente e penso se ne accorse, cominciavo a seguirlo nel movimento ed i miei umori stavano lubrificando il suo attrezzo, disse qualcosa, penso rivolto agli altri due e tolse la mano dalla mia bocca, intanto anche le mie braccia erano libere perché con le mani preferivano strizzarmi il seno, poi, uno praticamente si sedette sulla mia faccia, mi prese per i capelli e portò la mia testa a sbattere sui suoi testicoli, capii cosa voleva e cominciai a leccarli ed a succhiarli, intanto quello che mi stava scopando era sempre più veloce dentro di me e mi inondò con il suo sperma caldo che si mischiò al mio orgasmo, non ebbi tregua, però, mi fecero mettere a 4 zampe come un cagnolino, uno mi infilò il membro in bocca e l’altro, quello che prima avevo sulla faccia, prese il posto del compagno dentro la mia vagina e cominciò a pomparmi con impegno tenendomi le mani sui fianchi, quello che avevo in bocca non si aspettava che io gli facessi un pompino, mi stava proprio scopando in bocca arrivandomi in gola, facevo fatica, pur tenendo la bocca aperta al massimo, a contenerlo, era grosso e duro, quando quello dietro di me spingeva io mi ritrovavo il suo amico quasi in gola; poi quello dietro mi tolse le mani dai fianchi e me ne mise una sulla schiena e con l’altra mi infilò prima uno e poi due dita nel buchino del culetto continuando a scoparmi, penso usasse il pollice rigirandolo, poi venne riempendomi la schiena ed il buchino, quello nella mia bocca non fu cosi gentile, se volevo respirare dovevo ingoiare, ma quanta ne aveva di sborra. Non avevano chiaramente ancora finito, avevano il corpo di una ragazza bianca a loro disposizione ed intendevano usarlo appieno, il primo che mi aveva scopato fu primo anche nel mio culetto sempre senza tanti riguardi, fossi stata vergine avrebbe fatto parecchi danni, gli altri due guardavano e smanacciavano il mio corpo, mentre lui mi inculava sempre alla pecorina, si sedettero davanti a me e dovetti appoggiarmi, anziché a terra ai loro membri che nel frattempo dovevo segare e leccare, ogni tanto mi dava uno schiaffo sul sedere e, intanto i cazzi dei suoi amici ritornavano a crescere e ad indurirsi, fece con il mio culetto quello che già aveva fatto con la mia vagina e lo inondò di sperma caldo, poi uscì dal mio culetto con uno schiocco, come se venisse stappata una bottiglia. Poi uno degli altri due si sedette ed io venni messa sopra di lui che mi infilò il suo pene nel culo, per fortuna non era quello dei tre più grosso, invece, proprio quello puntò alle mie grandi labbra e mi penetrò e mi chiavarono contemporaneamente, ero praticamente inchiodata su quei due cazzi che andavano avanti e indietro dentro di me, sentivo quando sfregavano contro le pareti uno della mia vagina e l’altro del mio sfintere separati da una sottile striscia di carne, stavo godendo come una matta, nonostante il dolore che, comunque sentivo, non so quanto andammo avanti, ormai ero io che cercavo con la bocca e le mani il loro membri e li guidavo negli anfratti del mio corpo, poi mi lasciarono lì stesa sulla sabbia, sporca ed impiastricciata, i miei orgasmi, il loro sperma ed il sangue non solo mio perché ne avevo anche sulle labbra, avevo usato anche i denti. Era quasi l’alba quando mi quasi trascinai oltre il bagnasciuga immergendomi in acqua, mi immersi completamente un paio di volte poi risalii sulla spiaggia e, rimesso il costume e ripreso il pareo tornai lentamente al mio bungalow. L’ultimo giorno lo passai a letto e durante tutto il viaggio in aereo di ritorno dormii. Arrivai a Milano il 12 gennaio 1985, al mattino, quando mi svegliai, guardando fuori dalla finestra e vidi che stava nevicando, fu una nevicata incredibile che durò tre o quattro giorni che io passai in casa con diversi bagni caldi con i miei Sali profumati e con la mia crema lenitiva.

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