Dedicato ad un amico

Scritto da , il 2022-11-29, genere sentimentali

Dedicato ad un amico

Oggi sono andata a prendere un caro amico in aeroporto a Linate, è venuto a Milano per lavoro, la nostra è una conoscenza nata epistolarmente e poi continuata grazie allo scambio dei nostri numeri di telefono con lunghe e piacevoli conversazioni, è un uomo intelligente e molto colto e i nostri discorsi spaziano dal racconto della nostra quotidianità all’arte, alla musica a quello che ci piace fare anche intimamente, ero un po’ nervosa stamattina, nonostante ci conoscessimo da tempo era la prima volta che ci incontravamo fisicamente, la mia paura, però scomparve nello stesso momento in cui mi sorrise agli arrivi nazionali venendo verso di me, mi baciò sulle guance, non un bacio sfuggente ma intenzionalmente affettuoso che mi sfiorò l’angolo delle labbra.
Anche con i tacchi è un po’ più alto di me, saliti in macchina gli chiedo dove lo devo accompagnare e lui per qualche istante mi guarda senza parlare, poi mi dà l’indirizzo del cantiere dove deve fare l’ispezione e partiamo, è piacevole averlo accanto, ha una voce baritonale, un tono basso, amichevole, come se ci vedessimo abitualmente e fosse la normalità, si sarebbe fermato solo un paio di giorni e li avrebbe passati lavorando ma gli chiesi se avremmo, almeno, potuto cenare insieme quella sera e mi rispose, anche se non era vero :
- Sono venuto solo per questo, Elena.
Purtroppo il viaggio in auto fu breve, lo lasciai davanti al cantiere ma mi disse che la sera ci saremmo trovati direttamente al ristorante, gli dissi che avrei pensato io alla prenotazione e gli scrissi su un bigliettino il nome e l’indirizzo del locale, fece per baciarmi ancora sulla guancia prima di scendere dalla mia auto ma io, istintivamente, girai il viso in modo che le sue labbra toccassero le mie, erano calde e morbide.
Mentre tornavo a casa con la testa un po’ tra le nuvole, misi un cd di Masini, mi è sempre piaciuto, le note di “ci vorrebbe il mare” inondarono l’abitacolo, che bello.
Arrivata a casa mi misi in tuta ed uscii a correre, avevo bisogno di sfogarmi in qualche modo, di solito , adesso, non corro più come prima, alterno a tratti di corsa altri di camminata veloce, stamattina , invece, non so com’è ma corsi, certo non veloce come facevo anni fa ma, comunque, ad un buon passo, al ritorno ero davvero sfinita e sudata, mi infilai subito sotto la doccia e ci rimasi molto a lungo, poi bevvi buon un frullato energetico e mi buttai sul letto ancora con l’asciugamano intorno al corpo, mi svegliai che era l’una, ma non avevo fame, andando davanti allo specchio lasciai cadere l’asciugamano e mi guardai con attenzione, bisognava che facessi un salto al mio centro estetico e di benessere, volevo essere in piena forma per la sera.
Dopo aver fatto un trattamento completo di sauna, massaggio, ritocchino laser per l’epilazione, passiamo ai capelli ed al trucco arrivo a casa che sono già le 18, adesso il problema è cosa mettere, qualcosa di ricercato oppure di meno impegnativo, bel dilemma, poi pensai al fatto che lui aveva solo il bagaglio a mano e pensai non si fosse portato chissà quale cambio e, quindi, optai per qualcosa di abbastanza semplice, un completino nero in pizzo di seta con reggiseno e perizoma, calze autoreggenti trasparenti di seta, un abito in pelle che avevo preso da Luisa Spagnoli, praticamente una giaccia over doppiopetto con cintura in vita, non cortissima ma abbastanza per nascondere il pizzo delle autoreggenti anche quando ero seduta e degli stivaletti a tronchetto neri di Guess, semplici orecchini pendenti in oro giallo e collier senza alcuna pietra, un largo bracciale sempre in oro ed una pochette a mano in pelle sempre nera, lo specchio mi rimanda l’immagine di una donna, forse non giovanissima ma, decisamente attraente ed elegante, io almeno mi vedevo così, guardai l’ora e dovevo sbrigarmi, anche se non volevo arrivare per prima, mi piaceva attraversare la sala quando tutti erano al proprio tavolo e mi guardavano. Salita in macchina arrivai al parcheggio in Via Borgospesso e mi avviai a piedi verso Caruso in Via Manzoni, un classico ed elegante locale con cucina tipica milanese ed un ottimo servizio, come previsto, arrivai qualche minuto dopo l’orario dell’appuntamento e “sfilai” in sala, il mio ospite si era alzato dal tavolo quando mi aveva visto e mi stava aspettando sorridendo, stavolta non ci baciammo sulla guancia ma direttamente sulle labbra, mi scostò la sedia e mi fece sedere e, subito mi disse
- Sei bellissima, una visione
- Non esageriamo, comunque grazie, anche tu stai bene
Aveva la cravatta che al mattino non aveva, pensavo l’avesse comprata nel pomeriggio ed anche la camicia bianca con i polsini per i gemelli, è stata una cena piacevolissima, dopo gli antipasti uno splendido risotto alla milanese seguito da un succulento ossobuco in salsa gremolada, seguito da una meravigliosa fetta di torta ricotta e pere, il tutto annaffiato con un Arneis piemontese, avevo chiaramente badato a tutto quello che mangiavamo ed alla conversazione, ma la mia testa era piena di pensieri, e adesso cosa sarebbe successo? Cosa avremmo fatto? Era troppo presto per portare la nostra amicizia ad un livello superiore?
Praticamente, dovevo andarci a letto? Era quello che si aspettava? Dopo tutte le nostre conversazioni anche sull’argomento “sesso”, forse era quella la normale prosecuzione della serata o forse no.
Usciti dal locale mi propone di fare quattro passi, forse il fresco della serata mi avrebbe schiarito le idee ed accetto. Passeggiamo in centro, Piazza della Scala, la Galleria, Piazza del Duomo e poi in Via Borgospesso al parcheggio, ho deciso ma lui mi precede quando siamo ormai vicino alla mia auto
- Elena, cara, salutiamoci qui, io prendo un taxi per l’albergo e domattina vado presto in cantiere e poi di corsa in aeroporto, è stata una serata meravigliosa e sono stato benissimo e già sento la tua mancanza ed il desiderio di rivederti presto.
- Mi dispiace tu vada via così di corsa, anch’io sono stata bene con te e allora ti aspetto presto, magari con più calma, chiamami domani sera quando sei a casa.
Stavolta per salutarmi mi abbraccia stringendomi ed io, sembro una ragazzina, accidenti, lo bacio sulle labbra, stavolta, però, non in maniera fugace ed improvvisa e lui risponde con la stessa veemenza, poi il nostro abbraccio si scioglie, lui sospira e
- È meglio che vada, forse non me lo perdonerò mai ma è meglio così.
- Si, hai ragione, va bene dai, ciao, fai buon viaggio.
Mentre si allontana salgo in macchina e metto in moto, stavolta niente cd, niente musica, solo il silenzio e, devo dire, forse, il rimpianto.

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