Mai sazia

Scritto da , il 2022-11-21, genere esibizionismo

Mai sazia


Era una bella giornata di primavera inoltrata, siamo nel 1988, a marzo avevo compiuto 31 anni, ero stata abbastanza impegnata per la vendita dei mobili, dei quadri e della casa dei nonni, quindi era qualche giorno che il mio cervello era occupato dai pensieri relativi a documenti, contratti e quant’altro, quella mattina, quando mi svegliai, però, lo feci con una voglia improvvisa di sesso, ero eccitata oltre misura, dopo la doccia, solo toccandomi avevo i brividi, decisi quindi di uscire, rimanendo in casa non avrei combinato nulla.
Aperto l’armadio scelsi una gonnellina corta, ampia a pieghe bianca, una canottierina che avrebbe evidenziato il mio seno e, non portando reggiseno, anche i miei capezzoli, dei sandali con il tacco non troppo alti, dei mini slip bianchi di seta semitrasparenti ed una piccola borsetta a tracolla sempre di pelle bianca, scelsi degli orecchini in oro giallo ed un piccolo girocollo dello stesso materiale, niente anelli. Ero indecisa se uscire in auto, ormai guidavo la vecchia mercedes 190 sl del nonno, avevo venduto il mio maggiolone, questa mi era sempre piaciuta, era rossa con la capote e ‘interno color crema, molto appariscente ed io sono sempre stata un po’ esibizionista, però, alla fine optai per un taxi, era più adatto a quello che avevo in mente.
Già lo sguardo del tassista mi fece capire che ero vestita nel modo giusto, mi feci portare in piazza del Duomo e, dopo un caffè all’angolo di Via Dogana presi il tram n° 24 che andava verso la periferia, era un jumbo con alcuni sedili rivolti verso e contro il senso di marcia, e qualcuno anche in posizione sopraelevata , mi sedetti infatti su uno di quelli, le mie mutandine sbirciavano dall’orlo della mia gonna e vidi più di un passeggero lanciare occhiate furtive verso di me, al capolinea rimasi sul tram e feci il percorso inverso ritrovandomi di nuovo in piazza del Duomo, la mia autostima era cresciuta notevolmente, come la mia voglia, però, allora feci una passeggiata in corso Vittorio Emanuele fino a piazza San Babila e ritorno poi mi fermai in piazzetta a mangiare qualcosa al Charleston, sedendomi ad uno dei tavolini esterni, insieme a me diversi impiegati ed impiegate degli uffici intorno, passarono anche due carabinieri magnifici nelle loro uniformi sui loro cavalli, mi hanno sempre affascinato le uniformi, poi decisi di tornare a casa, non vedevo, a parte i due carabinieri niente di interessante, andai in Piazza San Babila e presi un taxi per tornare a casa, ci rimasi un paio d’ore continuando ad alzarmi, sedermi, camminare, ero tesa, nervosa, eccitata e vogliosa, allora tornai fuori, stavolta presi la macchina, e mi diressi sempre verso il centro, entrai nel parcheggio sotterraneo di Largo Corsia dei Servi, portai la macchina al quarto livello, parcheggiai, mi guardai intorno e vidi le telecamere, allora decisi subito di fare una piccola esibizione, aprii il baule dove avevo sempre qualche capo di ricambio, feci finta di cercare chinandomi in avanti in modo che venisse bene inquadrato il mio culetto, ne tolsi un paio di sandali con il tacco 10 e me li cambiai appoggiando i piedi al paraurti, poi il pezzo forte, mi chinai in avanti e mi sfilai le mutandine, poi ne presi altre, le infilai poi sollevai la gonna e mi sistemai le nuove mutandine specchiandomi nel retrovisore e, tranquillamente, mi avviai all’ascensore per l’uscita.
Passai davanti al ragazzo della cassa facendogli ciao con la manina, uscendo mi ritrovai davanti al cinema e girai a sinistra, dietro l’angolo c’era il Teatrino, un locale dove facevano lo streep tease, sostai qualche secondo davanti ai cartelloni poi proseguii entrando nella galleria che collegava la piazzetta a Corso Vittorio Emanuele, mi accorsi che un uomo che guardava anche lui i tabelloni del Teatrino mi seguiva a distanza, automaticamente aumentai impercettibilmente il mio ancheggiamento, bastò camminare come fanno le modelle mettendo un piede davanti all’altro, più è lungo il passo più ancheggi, evitai l’eccesso, arrivata sotto i portici girai a sinistra verso il Duomo fermandomi ogni tanto davanti ad una vetrina.
Era un uomo alto, vestito normalmente, jeans e polo, sempre alla stessa distanza, attraversata la strada mi fermai davanti ad una vetrina di biancheria intima, allora mi affiancò e mi rivolse la parola
- Bello vero?
- Si ma sarebbe meglio di un altro colore
- Perché a lei quale colore piace?
- Per queste cose preferisco il nero
Poi abbassò la voce
- E adesso cosa indossa?
- Curioso, perché ? vorrebbe vedere?
- Sinceramente mi piacerebbe
- Ahh ecco
- Solo che ci vorrebbe un posto più …. Discreto
Mi prese per mano, dietro l’angolo c’era un cinema, spettacolo pomeridiano, entrammo e lui comprò due biglietti la cassiera disse che il film era già iniziato ma lui rispose che non importava, la maschera ci disse di fare attenzione al buio e lui rispose di non preoccuparsi, non so che film stessero proiettando, ero attenta a dove mettevo i piedi, poi si fermò e mi guardai intorno, nel buio riuscivo a vedere la sala, poca gente, tutta sistemata dalla metà in avanti, lui si era fermato davanti ad un’uscita di sicurezza coperta da una tenda in velluto e mi ci portò dietro, tra la porta e la tenda c’era spazio, ce l’avevo già addosso che mi baciava spingendomi contro il muro, in una pausa dissi
- Così non saprai mai di che colore sono
- Lo scoprirò lo stesso
Mi infilò una mano sotto la gonna e preso il nastrino dei miei mini slip me li strappò mettendoselo poi in tasca, avevo le sue mani dappertutto, mi schiacciava contro il muro, cercai con le mani la cerniera dei suoi jeans , il suo membro ne schizzò fuori appena la tirai giù, aveva un’erezione notevole, gli misi le mani sulle spalle e mi tirai su, spinse il suo bacino in avanti e mi penetrò, poi cominciò a dare colpi che ogni volta mi spingevano contro il muro, mise gli avanbracci sotto le mie cosce e me le sollevò riuscendo così a penetrarmi più a fondo, con le mani sollevai la mia canottiera e rimasi così con le mani alzate graffiando il muro sopra di me, la sua bocca suggeva i miei capezzoli, i suoi denti li mordevano, il suo pene scivolava dentro di me arrivando sempre più in fondo, colpi sempre più veloci, sempre più ….. ahhhhhh, eccomi arrivata dovetti mettermi una mano sulla bocca per non urlare il mio orgasmo, lui soffocò il suo contro un mio seno e mi inondò la vagina, scivolai contro il muro malferma sulle gambe, ci volle qualche minuto perché riprendessi il mio controllo, gli dissi che dovevo andare in bagno ed uscii da dietro la tenda guardando prima di uscire, la sala era ancora al buio.
In bagno mi lavai e mi sistemai il trucco ed i capelli, presi anche dalla mia piccola borsetta un nuovo paio di mini slip poi uscii, guardando in sala vidi la sua testa rivolta verso lo schermo, si era seduto su una poltrona vicino al corridoio e di fronte all’uscita di sicurezza, uscii dalla sala e poi dal cinema senza guardarmi indietro, mentre uscivo dalla sala finiva il primo tempo.
Andai verso la piazza , ormai era pomeriggio inoltrato, la piazza e la galleria era abbastanza piena di persone, immagino , per la maggior parte, turisti, arrivai camminando in Piazza delle Scala passando davanti a Palazzo Marino e mi avviai per via Manzoni e mi fermai al bar del Grand hotel Et de Milan a sorseggiare una tazza di buon tea e a rilassarmi.
Non avevo fame, almeno non di cibo, ma non ero affatto sazia, ma non successe nulla, allora dopo un paio d’ore mi riavviai mestamente verso il garage a riprendere la mia auto, arrivata alla cassa pagai e poi dissi al cassiere che, era in compagnia di un collega, che non mi ricordavo a quale piano avevo lasciato la macchina, mi chiesero che auto era e quando glielo dissi si guardarono e subito mi dissero :
- Al quarto livello
Caspita che bravura, poi mi ricordai di quando l’avevo lasciata e capii perché lo sapevano, sorrisi loro e li ringraziai
- Signora, l’ascensore è guasto dovrà scendere a piedi
Beh ero in discesa, 4 piani non erano un problema, presi il gettone per far aprire la sbarra all’uscita e feci per avviarmi
- Signora faccia attenzione quando scende
Forse si riferivano ai miei tacchi alti, comunque mi avviai, le scale non erano particolarmente illuminate ma ormai ero quasi arrivata quando uno dei due di prima, mentre io scendevo saliva dal quarto livello.
- L’ascensore ha ripreso a funzionare, ho pensato di vedere se andava tutto bene
- Grazie, ormai sono quasi arrivata
Dalla pelle doveva essere indiano o pakistano, teneva una mano sul corrimano e per passare dovevo staccarmi e girargli attorno e lui
- Se deve cambiarsi ancora posso darle una mano,
Sarà stato alto un metro e sessanta, sui 25 anni
- Ah ecco, capisco adesso l’ascensore, le scale……
- Beh ho pensato volesse un po’ di aiuto
- Perché pensi di esserne in grado?
Gli avevo dato del tu per metterlo in difficoltà, ma lui
- Non lo sapremo mai se non proviamo no?
Avevo ancora la mano sul corrimano, lui ci mise la sua salendo di un gradino
- E poi hai un culo bellissimo
Disse questo mettendomi l’altra mano sotto la gonna e palpeggiandomi il culetto, lasciò andare la mano che mi aveva bloccato sul corrimano, mi prese per il polso e mi fece girare, mi trovai con le mani appoggiate su un gradino piegata in avanti, intanto lui tirò su la mia gonna ed un altro paio di mutandine finì strappato per terra, una mano sulla mia schiena che mi teneva giù ed un’altra che mi accarezzava la farfallina ed il buchino, poi, accidenti, ci mise la lingua, tutte e due le mani sulle mie chiappette ad allargarle, era bravo con la lingua e poi anche con le dita, e poi lo fu anche con il cazzo dopo avermi penetrato lentamente nel modo giusto, senza fretta e senza farmi male, poi mentre con le dita titillava il mio clitoride iniziò a muoversi nel mio culetto, gli venni sulla mano quasi subito, chi pensa che sia difficile avere un orgasmo facendo sesso anale vuol dire che non l’ha mai fatto e che sbaglia di grosso, lo sfintere ha un sacco di terminazioni nervose che portano ad avere sensazioni di piacere immense, e così fu anche quella volta, era indiano, non pakistano, sicuramente aveva studiato il sutra, il manuale del kama e fu davvero, davvero, meraviglioso, alla fine della giornata avevo trovato quello che cercavo dal mattino, sempre rimanendo dentro di me si girò sedendosi lui su un gradino e mi ritrovai con le gambe in aria e le sue mani sui seni, poi mi raddrizzai appoggiando i piedi su un gradino più basso e stringendo un po’ le gambe mentre lui continuava il suo lento e profondo andirivieni dentro il mio corpo, con una mano raggiunsi il suo scroto stringendolo e lo sentii sgonfiarsi quando il suo sperma inondò il mio sfintere.
Mi sollevò da se con gentilezza e mi posò sul gradino facendo attenzione che la mia gonna rimanesse tra il mio sedere ed il gradino.
Risalì le scale a piedi e se ne andò, io stetti ancora qualche minuto seduta, poi scesi gli ultimi gradini e raggiunsi la mia auto nella quale mi sistemai respirando a fondo, uscii dal parcheggio abbastanza velocemente, e tornai a casa, feci una doccia lunghissima, poi usando i prodotti che uso di solito a base di acqua effettuai una lavanda vaginale ed una anale e poi mi immersi nella mia splendida vasca con i miei Sali profumati preferiti.

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