Lo zio Alfredo

Scritto da , il 2022-11-23, genere incesti

Lo zio Alfredo

1990, ora ho 33 anni, la stessa età che aveva la mia mamma quando mancò, mamma era molto bella, lo ricordo perfettamente ed anche papà lo era, occhi e capelli li ho presi da lui, da mamma ho preso altro, l’ho scoperto un anno dopo la sua morte, quando con Maria sono andata a svuotare l’appartamento dei miei e a prendere le loro cose, prendendo i cosmetici di mamma ne ho trovati due che, allora , non sapevo a cosa servissero, ora lo so bene, erano una lavanda ed un lubrificante anale, mamma aveva le mie stesse passioni, anche se lei lo faceva solo con papà.

Mamma adesso avrebbe 51 anni, chissà come sarò io a quell’età. Quando morirono i nonni scopersi di avere anche uno zio, la mamma aveva un fratello più piccolo, erano cresciuti in orfanotrofio, solo che lui era stato adottato e lei no, chissà com’era e dov’era, io comunque, appena saputo, avevo incaricato il nostro studio legale di fare una ricerca che, però, non aveva avuto esito, fin’ora.
Il nostro avvocato aveva incaricato un’agenzia d’investigazioni, secondo i miei desideri, ci vollero però due anni prima che ci fosse qualche risultato, anche perché, scoprii, era stato in galera in Germania, era stato adottato da una coppia calabrese che poi era emigrata in Germania, si era allontanato dalla famiglia quando aveva 18 anni e loro ne avevano perduto le tracce fino a quando fu arrestato, da quello che c’era scritto nel rapporto dell’agenzia, per traffico d’armi dai Paesi Balcanici alla Germania. Doveva essere un bell’elemento lo zietto, era uscito da soli 6 mesi ma il domicilio era sconosciuto, dissi all’avvocato di continuare a cercare, ero davvero curiosa e poi volevo dirgli di mamma e magari portarlo nel piccolo cimitero in oltrepò dove sia lei che papà ed i nonni erano sepolti, nella cappella di famiglia.
Dopo 2 mesi ebbi notizie, era ad Amburgo e lavorava in un locale, dissi all’avvocato di contattarlo dandogli solo il mio biglietto da visita, se lui aveva il mio stesso desiderio mi avrebbe chiamato.
Ci volle un altro mese prima che squillasse il mio telefono
- Ciao, io sono Alfred
- Alfred? Chi …….
- Si, Alfred, da Amburgo, tu sei Elena?
- Si certo sono Elena
- Io sembra che sia tuo zio
Restai in silenzio qualche secondo
- Elena, ci sei?
- Uhm si si certo
- Ho saputo dalla persona che mi ha dato il tuo biglietto di tua mamma, mia sorella
- Eh si, è successo molto tempo fa, purtroppo
- Si, infatti
- E tu cosa fai? Lavori ad Amburgo mi sembra di aver capito
- Si qui ad Amburgo ma è un lavoro provvisorio
- Beh se ti va potremmo conoscerci, a me andrebbe, davvero
- Certo, si, io manco dall’Italia da quando ero piccolo, tornerei volentieri, magari un giorno, così ci conosciamo.
- Scusa, ma se il tuo lavoro è provvisorio finirà no?
- Beh si a fine mese
- E allora quando hai finito vieni qui, ti ospito io qui a casa mia, se hai, chiaramente, qualche giorno prima di cominciare il tuo nuovo lavoro
- Oh per questo non c’è problema, non ho ancora un nuovo lavoro
- Ancora meglio, cioè non volevo dire meglio che tu non abbia un altro lavoro, volevo dire ……
- Lo so, lo so, ho capito, non ti preoccupare
- Dai allora se vieni in treno o in aereo ti vengo a prendere io, basta che mi chiami e mi dici quando arrivi.
- Ok allora va bene, facciamo così, ciao Elena, a presto
- Ciao ….. zio
- Alfred va bene uguale
- Ah ok allora ciao Alfred
Passai la giornata immaginando com’era e fantasticando sul periodo che aveva passato in prigione, non doveva aver avuto vita facile.
E venne il giorno, io ero in stazione centrale alla testa del binario con un cartello in mano “zio Alfred”, beh io non lo avevo mai visto, lui anche non aveva mai visto me, l’unica cosa che avevo pensato era quella, mi trovai davanti un uomo magro, alto, con i capelli grigi lunghi raccolti in una coda di cavallo, pantaloni e camicia di jeans, scarpe da tennis ed uno zaino in spalla, avrebbe dovuto avere circa 45 anni ma ne dimostrava sicuramente di più, mi dette la mano e poi mi abbracciò
- Elena?
- Si, Alfred
- Hai fatto buon viaggio?
- Si, non mi lamento, ma fatti guardare
Aveva messo lo zaino a terra e tenendomi le due mani si allontanò per guardarmi
- Allora ho una nipotina bellissima
- Beh non proprio nipotina, sono abbastanza grande direi
- Allora diciamo che sei una donna bellissima
- Vabbè dai, andiamo a casa
Raccolse lo zaino e mi seguì, allora c’erano dei parcheggi sul lato della stazione , avevo lasciato l’auto lì
- Wow e dove hai preso questo gioiellino’
- Era del nonno, ora è la mia
Mise lo zaino nel baule e partimmo verso casa
- Senti Elena, puoi lasciqrmi in un albergo, non vorrei disturbare
- Figurati, non disturbi affatto
- Ma tuo marito cosa dice?
- Vivo sola, non sono sposata
- Vuol dire che in questa città gli uomini sono scemi, farsi scappare una così
- Beh qualche proposta l’ho avuta, ma sono io che …..
- Non avrei mai pensato non fosse per una tua scelta
Quando arrivammo a casa lo accompagnai nella camera degli ospiti e gli feci vedere il suo bagno in modo che potesse rinfrescarsi gli dissi che se voleva potevamo andare a mangiarci una pizza feci lo stesso in camera mia.
Misi qualcosa di più comodo, ormai mi aveva visto in tutto il mio “splendore” e potevo rilassarmi, almeno dal punto di vista dell’abbigliamento, quindi misi un paio dei miei jeans super aderenti, una maglietta lavorata all’uncinetto e delle scarpe da tennis, lui, mio zio, non si era cambiato, però notai che si era fatto la barba, in macchina andammo il Viale Bligny , alla pizzeria fiorentina, facevano una pizza al taglio che a me piaceva, bevemmo solo coca, pensavo lo zio fosse più uno da birra, comunque poi mi chiese di fargli vedere un po’ la città di sera e facemmo un lungo giro durante il quale gli feci un sacco di domande sulla sua vita, sul suo “lavoro” e sulla prigione, ci furono diversi “no comment” ma a molte rispose, lui stesso ne fece molte a me, furono decisamente più i “no comment” non c’è che dire, eravamo davvero una bella coppia.
Tornammo a casa tardi, passata mezzanotte, gli diedi la buonanotte e ci demmo appuntamento il mattino dopo, quella notte avrei voluto uscire per “svagarmi” ma evitai autogratificandomi in camera mia.
Il mattino, mi alzai abbastanza presto, dopo la doccia, ancora in vestaglia senza pensare al fatto che non ero sola in casa e, quando andai in soggiorno per fare il caffè la chiusi precipitosamente legando anche strettamente la cintura anche perché zio Alfred era già vestito e seduto al tavolo, aveva anche fatto il caffè, sperai non avesse visto ma non ci giurerei, comunque mi versò il caffè e poi mi disse che sarebbe uscito e che sarebbe rientrato la sera se io non avevo problemi, chiaramente gli dissi che non ne avevo e gli chiesi se gli serviva qualcosa o se voleva lo accompagnassi da qualche parte, mi disse di no ringraziandomi, mi diede un bacio sulla guancia ed uscì. Chissà dove doveva andare?
Ero curiosissima ma non volevo frugare nel suo zaino e poi se ne sarebbe sicuramente accorto, non dovetti farlo, nella camera degli ospiti tutta la sua roba era sistemata in ordine sul letto che, comunque era stato rifatto, e lo zaino era vuoto su una sedia, due paia di jeans , 3 camicie, alcune paia di calze accoppiate, 4 paia di boxer, un altro paio di scarpe per terra ed in bagno una busta con la roba per la toilette, notai che non c’era nessun pigiama, quindi dormiva o in mutande o completamente nudo come me.
Uscii quella mattina e andai in un negozio che vendeva biancheria da uomo e comprai un accappatoio, delle pantofole da albergo in spugna e, rientrando, glieli misi sul letto.
Passammo qualche giorno così, lui il mattino usciva, rientrava la sera, cenavamo fuori e poi ci davamo la buonanotte. Una notte, sentendo rumore in cucina, mi alzai e, dopo aver indossato la mia corta vestaglia a kimono andai a vedere, c’era la luce accesa e lo zio in boxer con il frigorifero aperto che prendeva da bere.
- Scusa, ti ho svegliato? Avevo sete
- -no, figurati, ero sveglia ma cos’hai sulla schiena?
Avevo visto dei segni che sembravano cicatrici
- Niente, non ti preoccupare, roba passata
Mi ero avvicinata e ci avevo passato le dita sopra
- Ti fanno male?
- No no, ora non più, te l’ho detto è roba vecchia
- Ok, mi prendi una coca?
- Uhh ma bevi solo coca?
Risi
- Si la mia unica droga
- Brava evita di cambiare
- Senti, scusa, non dovrei chiedertelo, non sono fatti miei, ma dove vai tutti i giorni?
- Niente, cerco lavoro, ho preso contatto con persone che conoscevo e che ora sono a Milano e dovrebbero procurarmi un lavoro
- Ma se hai bisogno di soldi ……..
- Non ci pensare nemmeno , comunque, grazie no!
- Piuttosto, tu invece cosa fai tutto il giorno? Se posso
- Niente, vado in giro, leggo, vado a vedere qualche mostra, un po’ di shopping, nulla di che
- Beh, da come ti vesti penso che farai sbavare molti uomini quando vai in giro
- Non ti piacciono i miei vestiti?
- Si si, certo, dico solo che mettono in mostra tutta la tua …. Bellezza
- Beh mi piace essere vestita bene
- Per quello sei sempre vestita benissimo, anche adesso
Mi accorsi che stando seduta la mia vestaglia si era un po’ aperta in basso, ne richiusi il bordo
- Oh anche tu stai benissimo con quel modello, come si chiama?
- Ahahah beccato
- Beh adesso torno a letto
- Idem
Ci alzammo contemporaneamente e, visto che eravamo uno di fronte all’altra quasi ci scontrammo,un brivido, rimasi ferma così con il mio seno puntato verso il suo petto e poi lo baciai, accidenti, sulla bocca; rimase sorpreso e non rispose al bacio ma non mi respinse
- Cosa fai? Non dobbiamo
- Perché non dobbiamo?
- Beh siamo ………
- Quasi non ci conosciamo
- Si ma
- Zitto e baciami
Stavolta rispose al mio bacio, la sua lingua si intrecciò con la mia, le sue labbra erano calde e morbide ed il suo sesso premette contro il mio ventre e poi lo fece, mi prese in braccio, con leggerezza, senza alcuno sforzo apparente e mi portò in camera mia, mi abbandonò sul letto e, mentre toglievo la corta vestaglia si fece scivolare lungo le gambe i boxer fino a terra.
Mi venne sopra mentre io con la mano gli accarezzavo lo scroto, pensai mi penetrasse subito invece fece scivolare la punta del suo pene sulle labbra della mia farfallina, accarezzandole ed accarezzando così anche il mio clitoride, ero già un lago, poi si, mi penetrò senza pause, un unico fluido movimento, intanto continuava a baciarmi sulle labbra, sulle guance, sulle palpebre degli occhi, sui capezzoli, io, inarcata all’indietro lasciavo che lui perlustrasse il mio corpo con la bocca e la lingua, intanto il suo membro ripeteva il suo percorso dentro di me, andava e tornava, con soluzione di continuità, io, con le mani stringevo le sue natiche, non aumentò il ritmo ma continuò con maggior foga e profondità, finchè ebbi il mio orgasmo che lui soffocò sulla mia bocca con le sue labbra e poi sentii tutto il calore del suo sperma sulle mie cosce.
Restammo così abbracciati baciandoci per un po’ poi si alzò dal letto e disse che sarebbe tornato subito, io feci lo stesso andando in bagno, lo fece anche lui, sentivo l’acqua scorrere e poi tornò stendendosi vicino a me-
- Volevo farlo dalla prima sera che ti ho visto ma sono riuscito a trattenermi fino ad ora, sei splendida
- Io dalla seconda ahahah
- Stupidina, lo sai che non è giusto quello che facciamo
- Forse, ma a me piace tanto
Dicendo così mi chinai sul suo membro cominciando a leccarlo e succhiarlo, lo volevo ancora dentro di me, lui steso sul letto lasciava fare con gli occhi chiusi
- Sei brava
- A me piace farlo,
Quando fu pronto mi allungai e dal cassetto del mio comodino presi il lubrificante e poi gli salii sopra nella posizione della rana e mi ci infilai sopra non senza sentire un po’ di dolore, poi fui io a cavalcarlo
- Anche questo, allora sei proprio una monella
- Si si sono una bambina cattiva
E intanto mi godevo quel palo nel culetto con le mani sul suo petto, lo feci sborrare dentro di me e poi mi stesi sopra di lui abbracciandolo.
Quella notte lo facemmo ancora una volta e poi ancora un’altra, io mi addormentai sul suo petto
Al mattino non sentii odore di caffè, senza vestaglia andai in cucina e non lo trovai, nella sua camera era tutto sparito tranne l’accappatoio che era sul letto e le ciabatte per terra, lo zio Alfred se ne era andato, sul tavolo della cucina un biglietto “devo partire, ho trovato un lavoro all’estero, comportati bene , monella”
Non ho più avuto sue notizie e non credo che lo rovedrò più.

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