Le convenute (due parole)

di
genere
pulp

- Ho litigato con mio marito, dopo aver scoperto che mi metteva le corna… M. C. –
- Perché non mi raggiungi, vorrei mettere in pratica la mia ultima… Peperoncina –
- Sono rimasta in panne con la macchina e ho la fica tutta bagnata… L. S. –
- La prossima settimana sono a Torino per un corso, che ne dici se… K. L. –
- Il mio ragazzo non vuole che facciamo sesso orale, dice che i pompini sono da zoccole… F. D. –
- Ho preso un vestito aderente rosso, molto sexy, dici che mi starebbe bene? Mi troveresti provocante con quello addosso? G. E. –
- Meglio senza. C. A. –
- Che ne dici se ci incontrassimo per scopare, puoi infilarmelo dove vuoi, anche se preferirei prima in culo. DevilLady666 –
- Pasticcina, vai a fare inculo. Ti sei di nuovo fissata con i fake? C. A. –
- Stronzo! Pasticcina –
- Ho preso una decisione, fare sesso e… F. G. –
- Faccio la segretaria e il mio capo mi fa bagnare in continuazione, pensi che… L. B. –
- Ciao, non ho mai fatto cose come queste. Pensi davvero che in questo modo si possa trovare qualcuno con cui scopare subito? Vorrei essere il più possibile discreta però. Diana –
- Hotel Marina, sul lago. Prendiamo una stanza e andiamo a scopare.
Si scopa discretamente bene. C. A. –

Mi sono sentita una cretina per tutto il giorno, dopo aver mandato quel messaggio. Non ne potevo più di quella noia mortale. A soli ventisei anni la mia vita sessuale era praticamente finita. Mio marito mi scopava con scadenze fisse, lo trovavo insopportabile. Passavo settimane in uno stato mentale costantemente alienato dalla voglia di sesso. Come se non bastasse ogni volta che prendevo io l’iniziativa, lui mi respingeva facendomi sentire una pervertita. La nausea per quella situazione mi aveva spinta a pensare di fare i bagagli e filarmela in più di un’occasione. Quando la noia e la delusione mi assalivano, restavo aggrappata a quell’illusione, immaginando di riprendermi la mia vita. Il mio sogno di fuggire da quell’incubo mi ha impedito di impazzire, finché non ho capito che mi stavo semplicemente abituando ad una lenta agonia. Probabilmente nel giro di qualche anno sarei finita a passare i miei pomeriggi al parco, in compagnia di un chiwawa, con il viso coperto di rughe e un rossetto talmente volgare da farmi sembrare una vecchia puttana. Sentendomi sospirare malinconica, i passanti mi avrebbero deriso scambiandomi per una baldracca in pensione, assorta nei suoi ricordi di cazzi succhiati. Poi ho iniziato a guardare porno di nascosto. Aspettavo che tutti fossero a letto per andare a dormire e con la scusa di dover finire qualcosa al computer per lavoro, aprivo un video dietro l’altro. Mi sfilavo le mutandine e mi piazzavo alla scrivania del salotto. All’inizio è stato terribilmente eccitante. Anche i video più comuni mi facevano eccitare di brutto. Passavo sulle anteprime di quelli più pesanti, senza trovare il coraggio di scaricarli, convinta che sarei finita in qualche situazione imbarazzante. Alla fine, ho alzato il tiro e sono andata sempre più spesso sulle gang bang e il pissing. Sado-maso, sottomissione, orge. Quelli con i titoli più espliciti erano i miei preferiti, sentivo qualcosa liberarsi tra le tempie, come se si sbloccasse una morsa. Infilavo dentro le dita e le portavo alle labbra. Mi voltavo per guardare alle mie spalle, quando mi rendevo conto che non c’era rischio di essere vista, prendevo a masturbarmi completamente abbandonata sulla sedia del computer. La domenica sera era il mio giorno preferito, con la scusa di dovermi preparare il lavoro per il lunedì mattina, potevo restare alzata fino a tardi senza il pericolo di venire disturbata sul più bello. Le gang bang mi facevano impazzire, immaginavo di trovarmi al posto delle attrici. Mi vedevo scopata e riempita di sperma senza nessuna considerazione per le mie inibizioni. Poi ho scoperto i video amatoriali. Mentre cercavo, durante una delle mie notti passate a fingere di lavorare, mi sono imbattuta nel video di una tizia con un grosso tatuaggio sulla pancia, una tigre rosa intenta a ruggire furiosamente. Era assolutamente osceno, in poco più di venti minuti di filmato le facevano qualunque cosa si potesse anche solo vagamente ricondurre ad un atto sessuale. Lei sembrava completamente a suo agio. Passava con disinvoltura da ruoli dominanti alla completa sottomissione. Le parti in cui veniva sottomessa e inculata erano quelle che mi eccitavano di più. Sono venuta due volte. Alla fine del video una voce ha letto un indirizzo url, per collegarsi ad una chat erotica di scambisti. Ho pensato a quanto fossi stata fortunata ad aver trovato il coraggio di guardare il video con gli auricolari, senza togliere l’audio come facevo di solito. Alla prima occasione mi sono collegata. Ho passato in rassegna i profili scartandoli quasi tutti. Mi ero ormai decisa a chiudere senza concludere nulla, quando un’altra utente come messaggio di benvenuto mi ha mandato il link di un tizio che si spacciava per Capitan America, il Supereroe del cazzo.
- Ti chiava di sicuro quello. Devi solo agganciarlo. C_Ca –
- Ciao, non so come fare. Cosa intendi per agganciarlo? Diana –
- Mandagli un messaggio qualunque. Poi fagli vedere una tua foto. Quelle scattate davanti allo specchio lo mandano al manicomio, tieni lo smartphone vicino al viso, così non ti riconosce nessuno. C_Ca –
- Ma dici nuda? Non so se ho il coraggio. E se poi è un maniaco? Diana –
- Su quello puoi starne certa. È un porco. La prima volta che ci siamo incontrati, ti dico solo che mi ha sborrato in bocca dopo avermi portata in aperta campagna.
Mi ha sfondata per bene prima di trascinarmi nella sua tana. C_Ca –
- Cioè? Daiana –
- Ma niente è un fissato da paura. Un albergo sul lago. Se ti porta lì, puoi stare sicura che ti scopa di brutto. Te ne fa passare di tutti i colori. Se ti piace essere sottomessa, vedrai che ti diverti. Prova, non essere timida, ti diverti. C_Ca –
- Non lo so. Ci penso. A te cosa ha fatto, puoi dirmelo? Diana –

Ho acceso i fari del Patrol e alzato la frizione. La playlist sul portatile è partita con Dirty Boots. Finger on the love. Ho aperto la dashboard di Midnight Special per mandare un messaggio a Clara.
- E comunque che fai sabato? Andiamo al lago? C. A. –
- E ti ripresenti così? Sono passati quasi quattro mesi. Che cazzo significa? Pensavo stessimo insieme…poi sparisci per mesi… C_Ca –
- Lo sapevo che mi avresti castigato. Pensavo peggio però. C. A. –
- Fai i conti con la realtà una volta tanto, brutto stronzo. Potrei anche fingere di non ricordarmi nemmeno il tuo nome. Vaffanculo! C_Ca –
- Non posso sono allergico. È proprio come dice Edgar Allan Poe, la mia dimensione naturale è il sogno. La realtà è solo uno spiacevole intermezzo. C. A. –
- Ficcatelo il tuo Edgar Allan Poe. C_Ca –
- Se sabato andassimo al lago, potrei anche cambiare idea però. C. A. –
- Fatti una sega. C_Ca –

Non era andata poi così male. Ho pestato il pedale per imboccare la tangenziale. La playlist era passata a Bowie, Modern Love, il volume della sound-bar faceva tremare i vetri della macchina. Dovevo andare ancora in un posto. Non ne avevo nessuna voglia, ma non potevo scaricare Lucy. Al semaforo mi sono sporto fuori del finestrino per prendere una boccata d’aria. Un tappeto di nuvole grige su cui si aprivano una miriade di piccoli squarci, la luce del Sole al tramonto filtrava attraverso le nuvole. Alla fermata dell’autobus due studentesse mi stavano fissando incuriosite. Ridevano parlottando tra loro. Una aveva un culo da paura stretto in un paio di jeans elasticizzati. Ho alzato un sopracciglio prima di prendere una boccata dal sigaro. Poi ho lasciato il braccio lungo lo sportello. Ho chiuso il pugno, inarcando il polso. Lei è scoppiata a ridere affondando la faccia nella giacca a vento della sua amica. Quando mi ha mostrato il dito medio ho schiacciato l’acceleratore a tavoletta.
Al lago mi sarei fatto perdonare. Mi sono concentrato sulla passera di Clara per non pensare.

- Gli ho mandato la foto. Diana –
- Reazioni? C_Ca –
- Per ora niente. Mi sa che non ha funzionato. Diana –
- Foto? C_Ca –
- Seduta in giardino, dalla vita in giù. Pantaloncini di jeans abbassati, fica rasata. Diana –
- Cazzo! Hai delle belle gambe! Mi si sta bagnando! C_Ca –
- Mi vergogno di brutto! Diana –
- Naaa! Te l’avevo detto però di usare lo specchio. C_Ca –
- Secondo te gli è piaciuta? Diana –
- Secondo me gli sta prendendo fuoco a forza di seghe. Se vedi passare i pompieri puoi star sicura che stanno andando da lui a spegnergli l’uccello. Pasticcina –
- E allora perché non risponde? Diana –
- Ma ragazze ve l’ho sempre detto. È nato coglione. Pasticcina –
- Secondo me è nato stronzo, hai visto cosa ha fatto? Quattro mesi senza una parola, poi ricompare come se niente fosse, mi ha preso per una puttana virtuale che si può spegnere quando ti stufi. C_Ca –
- Senti…però bella mia…in fondo… Pasticcina –
- Ti ci metti anche tu adesso? Lo sai che con i video non è la stessa cosa. C_Ca –
- Ma stai dicendo che a parte quando giriamo non hai visto cazzi da quando stai con il coglione? Pasticcina –
- Sto dicendo che dobbiamo dargli quello che si merita. C_Ca –
- A me è sembrato gentile. Diana –
- Si vede che non lo conosci. C_Ca –
- E se mettessimo il suo account sulla dashboard gay? Pasticcina –
- Sentite io però volevo uscirci prima. Fatemelo almeno succhiare una volta. Diana –
- Tanto non ci casca. Ci vuole qualcos’altro. C_Ca –
- Ci sta riprovando. È davvero una faccia di culo. C_Ca –
- Non rispondergli. Fallo incazzare. Sai come si incazza quando lo ignori. È un egocentrico del cazzo. Pasticcina -
- Perché ti sei arrabbiata? C. A. –
- È lontano Mirafiori, da Lingotto? C. A. –
- Ci vediamo? Mi faccio perdonare. C. A. –
- Corso Siracusa? C. A. –
- No, sarebbe come abbassarsi al suo livello. C_Ca –
- Aspetta ancora un po’ almeno. Pasticcina –
- Mi ha mandato di nuovo una foto del suo cazzo di fuoristrada. Ora lo scuoio. C_Ca –
- Trapani. C. A. –
- Che cattiva! Perché sei così incazzata? C. A: -
- Cosa cattiva? C_Ca –
- Ormai sono al casello. Si vede che non era il momento. C. A. –
- E mi chiedi anche perché sono incazzata?
Hai mai pensato che non ci sei tu al centro del mondo? C_Ca –
- Dici? C. A. –
- Sei assillante, e se invece a me non andasse per niente? Ti ha sfiorato? C_Ca –
- Era il momento sbagliato. Che ci vuoi fare? Proprio come Romeo e Giulietta, non era il momento giusto, come nella canzone dei Dire Straits…C. A. –
- Corso Giulio? Prendo la rotonda, torno indietro e facciamo l’amore. C. A. –
- Ti sei fissato. C_Ca –
- Che c’è di male? Allora cucciolotta? Riesco a pensare solo alla tua passera. C. A. –
- Ti sei fissato. Oh! Mamma! C_Ca –
- Lo tengo per le palle, si è di nuovo fissato, cazzo. Basta negargli per un attimo quello che vuole e va in pezzi. C_Ca –
- Staccagliele! Pasticcina –
- Guarda e impara bimba. Nuda sul letto. Pelle bollente, niente viso, anguria ghiacciata sulla pancia e brividi. C_Ca –
- E secondo te funzionerà? Diana –
- Ti faccio il conto alla rovescia? Pasticcina –
- Il suo catorcio è appena andato a sbattere
contro una macchina parcheggiata in strada qui sotto. C_Ca –

“Allora?”
“Si può sapere chi è lei?”
“Bella mia”
“Esca di qui per favore, io non la conosco”.
Ha spostato le lenzuola con un piede. Una fetta di anguria proprio sulla pancia. Fica rasata. Arrapata da morire. Non sono rimasto ad ascoltare le sue cazzate neanche per un secondo. Le ho sollevato le gambe, mettendo le mani sotto le ginocchia e ho cominciato a mangiare l’anguria.

- Ancora offline? Come è andata? Diana –
- Vuol dire che è andata bene. Pasticcina –
- Ha soltanto leccato. Dai piedi in su. Questa mattina mi ha lasciato uno dei suoi biglietti del cazzo sotto il cuscino. C_Ca –
- Quale? Pasticcina –
- True Love. C_Ca –
- Che stronzo. Pasticcina –
- Ciao, che fai oggi pomeriggio? Andiamo al lago? C. A. –
- Non lo so. Andiamo sempre negli stessi posti…C_Ca –
- Al mare? C. A. –
- Fa troppo caldo…C_Ca –
- A scopare? C. A. –
- Ok. C_Ca –

Sono andata avanti in quel modo ancora per molto tempo. Le ragazze che avevo conosciuto sulla chat mi mandavano video nuovi in continuazione. Da quello che avevo capito avevano una specie di set clandestino in un appartamento in città, in un paio di occasioni mi avevano anche invitata ad andarci, ma ho sempre rifiutato. Avevo ancora troppa paura. Intanto a casa c’era stato un netto peggioramento. Una sera mi sono piazzata nuda davanti al computer e ho messo uno dei video di Jenny sullo schermo piatto. L’audio era mixato su una traccia di musica elettronica. Ho lasciato il volume alto, senza aspettare che mio marito fosse andato a dormire. Ero talmente eccitata da non capire più niente. Lui però non se ne è quasi accorto, o almeno questo è quello che ha lasciato intendere. È sfrecciato in corridoio con il pigiama addosso e si è infilato in camera. Pensavo che sarei riuscita a sconvolgerlo, almeno a scuoterlo. Invece sono stata congelata dalla sua totale indifferenza. Quando ha chiuso la porta della camera per non essere disturbato dalla musica, mi sono accorta del sudore freddo che stava scendendo lungo il collo. Ho spento e l’ho raggiunto. Mi sono infilata a letto nuda e ho cercato di sfilargli il pigiama per fargli un pompino, lui ha grugnito contrariato e si è girato dall’altro lato.
“Da quando ti piace musica come quella. Non è roba per te”.
Sono riuscita a trattenermi a fatica, una furia cieca mi stava facendo tremare dalla rabbia. Il giorno dopo sono venuti a trovarci i suoi parenti. Avevano l’abitudine di autoinvitarsi senza preavviso, anche a metà settimana. Un altro aspetto della mia vita coniugale che non riuscivo a digerire. Era come stare ancora con mamma e papà, sempre sotto controllo delle loro raccomandazioni a sproposito. Sorvegliata speciale. Verso ora di pranzo mi sono seduta a leggere in giardino. Avevo addosso i pantaloncini di jeans larghi, senza mutandine e una canottiera gialla quasi trasparente. Ho sbottonato i jeans fino in fondo. Le gambe aperte lasciavano intravedere quasi tutto. I suoi parenti hanno avuto esattamente la reazione che mi aspettavo. Inizialmente mi hanno totalmente ignorata. Lui è andato a fare rapporto sull’ultima settimana, ricordandosi bene tutte le cose che mi ero dimenticata di fare negli ultimi giorni e tutti i contrattempi che aveva dovuto sopportare per colpa mia. In quel momento ho deciso che avrei accettato l’invito di Jenny al suo appartamento. Ho richiuso l’ultimo bottone dei pantaloncini e sono andata a chiacchierare con il suo fratellino minore senza accettare le loro provocazioni. Andava ancora al liceo. Quando si è accorto dei jeans è piombato in un profondo stato confusionale, biascicava frasi sconnesse senza alcun senso. Poi prima di mettersi a tavola, si è allontanato ed è andato a chiudersi in fretta in bagno. Ci è rimasto per quasi mezz’ora.
- Al posto tuo avrei fatto finta di niente e sarei entrata in bagno nuda con la scusa di farmi una doccia, proprio mentre si stava smanettando davanti al lavandino. Pasticcina -
- È vero potevi raggiungerlo e toglierti la soddisfazione di sederti a tavola vicino a tuo marito, con la faccia ancora bagnata di sborra. C_Ca –
- In effetti dopo sono entrata in bagno. C’era un odore fortissimo di sperma. Diana –
- Deve essersi svuotato per bene pensando alla tua fica fradicia. Pasticcina -
- Io non capisco come tu riesca a resistere in una situazione simile.
Mi sentirei in trappola al posto tuo. C_Ca –
- Tesoro, io so quello che dico, è capitato anche a me prima che scappassi di casa. Mi sembrava di stare in uno di quei romanzi di Bradbury. Appena ho compiuto 16 anni me la sono filata. Pasticcina -
- Perché hai tanta paura di venire da “O”, proprio non lo capisco. Hai bisogno di evadere, altrimenti quelli prima o poi ti rinchiudono nel braccio della morte e tanti saluti. C_Ca –
- Ho fatto uno strano sogno. Un’isola tropicale. Non mi ero mai sentita così rilassata come durante la passeggiata che ho fatto sulla spiaggia in quel sogno. Diana –

- Lo hai trovato? Anarchy –
- Ci ho messo quasi quattro mesi. In Sud-America. Colombia. C. A. -
- Era dove ti avevo detto? Anarchy –
- Si, esatto. Le schede sono sparite. C. A. –
- Ieri un altro. Diventano come droni. Come se i loro pensieri fossero sostituiti con un messaggio registrato. Se non ripetono il segnale impazzisco. Perdono il controllo. Ananrchy –
- Alterazioni della realtà, dici? C. A. –
- Hai presente quell’incidente che c’è stato sull’autostrada.
L’esplosione dell’autocisterna. Anarchy –
- Un nodo criptato. Il canale virtuale è pieno di pacchetti falsi. Esci.
Ormai questa parabola è andata. C. A. –
Una nebbia di elettroni ha nascosto la nostra fuga silenziosa. Per qualche secondo le lettere che componevano il testo di un manuale di istruzioni, stampato sul retro della scatola di una chiavetta USB, hanno formato i lineamenti del viso di Natasha. Poi si è dissolto.

- Ok, ultimo tentativo. Ho messo lo specchio davanti al letto. Gambe aperte, fica rasata, flash vicino al viso, manette di cuoio e mascherina sul letto. Se non risponde ci rinuncio. Diana –
- Se non risponde vuol dire che è definitivamente diventato gay. Pasticcina –
- Ha risposto con una foto. L’insegna di un albergo. Hotel Marina. Che significa? Diana –
- Tana! C_Ca –
- Faccia di pupo è circondato. Ora non ti resta che usare la S.W.A.T. Pasticcina –
- Cioè? Diana –
- Prepara la passera. C_Ca –

“Mi sento scema, non dovevo farlo, lo sapevo”
“Hai dei bellissimi capelli. Sono lunghissimi”
“Ti piacciono? Io però continuo a sentirmi una deficiente”
“Perché? Sentiamo”
“Non sono mai uscita con uno sconosciuto. Specialmente per andare in albergo. Voglio tornare a casa”
“A quanto mi risulta ne hai sposato uno”
“Mi si sta bagnando, non riesco a pensare. Non sei un maniaco vero?”
“Tu che ne dici?”
“Cosa hai intenzione di farmi una volta che saremo arrivati?”
“Non vuoi saperlo, vuoi continuare ad immaginarlo”
“Anche nel culo? Non l’ho mai preso nel culo”
“Oggi lo prenderai per tutto il giorno”
“Non mi ricordo neanche cosa si prova a scopare veramente. Una volta ho provato a fargli un pompino, lui si è tirato subito indietro, come se avessi avuto la peste. Mi ha fatto sentire come un rifiuto umano”
“Sei tu che glie lo permetti”
“Quello…quello…quello stronzo mi ha preso per la sua domestica. Ti rendi conto di quanto è stronzo. Non so se riesci a capirmi”
“Sei mai stata frustata?”
“…no…però…ho voglia di essere umiliata. Ti sembra assurdo?”
“Ai miei occhi sei un angelo dell’amore, zuccherino”.
Siamo saliti in una delle camere con la vista sul lago. Doveva essere arrivato in anticipo, perché aveva già la stanza. In camera c’era una strana penombra, le persiane erano accostate. Due paia di manette chiuse sulla spalliera del letto. Un video sado-maso sullo schermo di un portatile, una bottiglia di Vodka con l’etichetta grigia e azzurra. Stavo per chiedergli di fare una doccia, ma lui mi ha afferrata per i capelli e mi ha fatto inginocchiare, ho strillato. Mi ha spinto il mento verso il basso e me lo ha infilato in bocca. Respiravo a fatica, ero ancora indecisa se continuare o urlare. Alla fine, mi sono decisa per succhiarglielo, non capivo quello che mi stesse succedendo, era incredibilmente piacevole. Mi ha preso a schiaffi e mi ha strappato la camicetta, poi mi ha fatto voltare per scoparmi. Nella fica ha infilato solo le dita. Lentamente, un dito alla volta, dopo tutta la mano. Ha spinto fino al polso. Speravo mi facesse tutto quello che avevo visto nei video di Jenny. Ho pensato a quanto fossi stata fortunata nell’incontrare finalmente qualcuno in grado di capirmi e darmi quello che meritavo: un bel cazzo duro. Mi ha fatto venire con la mano, poi mi ha di nuovo afferrata per i capelli, trascinandomi sul letto. Anche lui si stava divertendo, sorrideva sicuro di quello che stava facendo. Sono stata ammanettata al letto e scopata in bocca. Mi è venuto in faccia, poi ha preso la bottiglia di Vodka. Ho fatto appena in tempo a dirgli: “Non bevo”, prima che mi cacciasse la bottiglia in gola. Ho cercato di ritrarmi, ma lui ha ripreso a schiaffeggiarmi. Sentivo le lacrime scendere lungo le guance e l’orgasmo salire dalla fica. Quando il liquore ha fatto effetto sul mio cervello, mi sono lasciata andare. Mi ha spalmato un lubrificante alla frutta sul buco del culo e si è messo a fotterlo. Non ero mai stata così bene.
È andato avanti a chiavarmi il culo fino alle prime luci dell’alba. Dopo mi sono addormentata aggrappata al suo collo e ho subito sognato l’isola tropicale. Ero ancora sola sulla spiaggia. Sono entrata in acqua camminando verso le onde verdi, anche se sembravano diventate altissime. Come se volessero respingermi. Stavo per insistere verso l’acqua alta quando mi sono accorta di una gigantesca balena all’orizzonte, era intenta ad immergersi, la coda sollevata verso l’alto. Soltanto l’immersione non terminava mai. Procedeva ad una lentezza infinita. Per qualche istante ho avuto l’impressione di poterla vedere come se mi trovassi a pochi metri, poi mi sono svegliata. La camera d’albergo era immersa in una luce blu intensa, lui era sotto la doccia. L’ho raggiunto e abbiamo scopato di nuovo. Mi è venuto nella fica.
“Faccio spesso un sogno ricorrente, un’isola tropicale”
“Lo so, quello lo facciamo tutti”.

- Come mai sei così mansueta ultimamente? ¬C_Ca –
- Online, ma non risponde. È molto sospetta questa cosa. Pasticcina –
- Lo so io, cosa sta facendo quella online. C_Ca –
- Ma che c’è? Stavo solo riordinando un po’ i video sul computer. Diana-
- Allora? L’assedio? È caduto Custer? Pasticcina –
- Ma siete sicure che non farò un casino? Non sono mai stata capace di abbordare i ragazzi. Diana –
- Tu leggi gli script. Tanto la maggior parte vuole solo provare. Quelli che si iscrivono davvero per scopare sono pochissimi. Se si fanno troppo insistenti rispondi che non vuoi andare troppo in fretta e fine. Pasticcina –
- Non usare il tuo nome come nick, pensa a qualcosa che faccia effetto. Ti presenti solo se la conversazione ti sembra interessante. Se resti impantanata, taglia corto e chiedigli cosa sta facendo in quel momento. C_Ca –
- Ok. Diana –
- Che nick hai messo? Pasticcina –
- Non dirglielo, poi ti rompe le palle con i fake. È una gran stronza ci ha provato anche con me. C_Ca –
- Helpless. Diana –
- Mi trovi sulla barra. Se hai delle domande, clicca sull’icona di help desk e si apre la chat interna per il supporto. Il tuo account Helpless è sempre online, se non ci sei tu a rispondere, verranno reindirizzati a una risposta automatica o a un altro operatore. La web-cam è abilitata solo per gli account premium. Se ti chiedono o mandano foto e non puoi rispondere, chiudi la conversazione con un messaggio all’help desk. I messaggi comunque ti arrivano h24, sul numero registrato. C_Ca –
- Ti piace il mio cazzone, che ne dici di fartelo sfondare. XXXDevil666 –
- Ma è già abilitata? Helpless –
- Te l’avevo detto di non darle il tuo nick sulla chat. C_Ca –
- Stronze. Pasticcina –

“Come ha fatto ad entrare in casa mia? Esca subito”
“Dalla porta, ho la chiave”
“Io non la conosco, la smetta di importunarmi”
“Questa è un’ottima osservazione. Per conoscere veramente qualcosa, bisogna prima di tutto portarla al suo limite. Come gli antichi pionieri. Quei pazzi avventurieri si spingevano fino ai confini del mondo, solo allora sapevano riconoscerlo”
“Lei è pazzo, ora chiamo la polizia”
“Non credo risponderà tanto facilmente se continui a tenere la cornetta del telefono in mezzo alle gambe”
“Pervertito ha già approfittato di me una volta”
“Bello quello…”
“Cosa? Il mio corpo? È per questo che si è introdotto in casa mia con la forza?”
“No il telefono. Sono dei veri pezzi di antiquariato quei portatili con l’antenna telescopica…”
La recita le riusciva sempre meglio, era sempre più credibile. Non fosse stato per il frustino di cuoio abbandonato ai piedi del letto e per le manette d’acciaio. Le ho chiuso i polsi alle caviglie, una mano sotto la schiena e l’altra dietro la nuca. Si è messa a succhiarlo subito. Ho aperto lentamente la vestaglia a fiori, sotto non aveva niente. Poi sono andato alla ricerca delle sorgenti del Nilo.

Un’altra giornata sprecata. Avevo beccato mio marito a farsi una sega davanti ad uno dei video di Jenny. Ovviamente aveva spento tutto squagliandosela in bagno appena ero rientrata. Il verme aveva persino trovato il coraggio di sgridarmi perché più tardi, uscita dalla doccia, ero andata a sdraiarmi ancora nuda sul lettino in giardino. James Stewart mi è passato davanti agli occhi con il suo teleobbiettivo, mentre il cagnolino del palazzo di fronte scavava nell’aiuola di rose.
“Tesoro, non credi che dovremmo piantare delle rose in questo giardino?”.
Quando si è accorto che mi ero infilata dentro due dita, è arrossito filandosela di nuovo in bagno.
“Tesoro! Tesoro…che cosa c’è sotto le rose? Tesoro!”.

- Ma questa storia del controllo qualità andrà avanti ancora per molto? C. A. –
- Ci sono molte ragazze nuove, che ti aspettavi. La nostra è una piccola azienda, ma è in continua espansione. Richella_Admin –
- E perché non posso usare il mio solito nick? C. A. –
- Perché quello è il tuo personale. Potresti anche incrociare qualcuno che conosci. Richella _Admin –
- Qualche tempo fa ho ricevuto un ricatto telematico.
Dicevano di aver trovato un mio video porno in cui mi stavo masturbando e che se non avessi accreditato dei soldi su un numero di carta lo avrebbero reso pubblico. C. A. –
- Se ne hanno trovato solo uno, vuol dire che non hanno cercato tanto a fondo. Richella_Admin -
- È quello che gli ho risposto anch’io, comunque Giacomo C. A. fa schifo. È una puttanata. C. A. -
- Provane un altro. Basta che registri un numero apposta. Richella_Admin –
- Allora sarò Mr. Black. Si mi piace, Mr. Black suona decisamente meglio. C. A. –
- Non fare lo stronzo come tuo solito. Richella _Admin –
- Acab? C. A. –
- Non devi mica andare a pesca, cazzone. Richella_Admin –
- T. S. 2000? C. A. –
- Non fa effetto e poi che cazzo significherebbe? Richella_Admin –
- Montekristo? C. A. –
- Questo suona bene. Mettici qualcosa che faccia pensare al sesso. Richella_Admin –
- Montekristo69. C. A. –
- Vai a fare inculo. Richella_Admin –
- Perché non andiamo a scopare? I pompini che sai fare tu mi mancano, sai? C. A. –
- Falla finita e datti una mossa. Richella_Admin –
- Montekristo_Lucifer? Ricorda la canzone degli anni ’80. Mi piace. C. A. –
- Fai come cazzo vuoi. Registrati e rispondi ai messaggi, ho la coda piena. Richella_Admin –
- Aspetta, la playlist è arrivata ai Motorhead, finisco di sentirmi il pezzo e mi registro l’account. C. A. –
- Ti ho mandato due ragazze. Diciotto anni appena compiuti, una è vergine, ha fatto solo qualche pompino al suo fidanzato. Girate un video nella stanza del pavone. Richella_Admin –
- Wow! È la mia festa? C. A. –
- Sono fiche da chiavare, non devi sposartele. L’altra ha già il marchio di Lucy sull’inguine.
Il video lo usiamo come promo. Richella_Admin –
- Quella è peggio di un aspira-polvere.
Ce la siamo ripassata per bene nella vasca con le palline colorate Pasticcina –
- Pensavo di portarle al minigolf. C. A. –
- Sei il solito cazzone. Pasticcina –
- Dici che sanno già tenere in mano la mazza? C. A. -
- Prova il bowling. Te lo buttano giù come niente il tuo birillo. Pasticcina –
- Quando facciamo qualcosa insieme nella stanza del pavone? C. A. –
- Quando ti cresce. Pasticcina –
- Ok. Prenoto il minigolf. Pizza e minigolf, non dovrebbe essere male per delle diciottenni. C. A. –
- Le vuoi vedere morte. C_Ca -
- Perché? È divertente il minigolf. C. A. –
- Certo, sei hai più di centottant’anni te la spassi.
Poi che fate? Date da mangiare ai piccioni insieme? C_Ca –
- Ma perché? Tu che facevi a diciotto anni? C: A. –
- Pompini. C_Ca –
- Se la piantate di fare Cip e Ciop, tesorini in amore, domani alle 4:30. Però non abbiamo tutto il giorno, dobbiamo darci un taglio dopo un paio d’ore, perché alle 9:30 ho una riunione. Pasticcina –
- Di condominio? C. A. –
- Di cazzi. C_Ca –
- Stronzi, con lo staff. Pasticcina –
- Ma davvero secondo voi,
prenderlo in bocca non conta come perdita della verginità? DrunkenButterfly –
- Te le hanno già tolte le adenoidi? Pasticcina –
- Che dovevo fare? Ogni volta che uscivo con un ragazzo, alla fine della serata mi portava sul sedile della sua macchina per scopare. Io dicevo di essere ancora vergine. Quelli ogni volta rispondevano: “Allora fammi una pompa”. DrunkenButterfly –
- Ti sei sacrificata per salvare la reputazione. È comprensibile. C_Ca –
- Quando mi hanno tolto le adenoidi da piccolo è stato terribile. Mentre ero sotto anestesia ho preso a cazzotti un’infermiera. Poi ho dovuto mangiare frullati per una settimana. C. A. -
- Lascia stare, sentirsi aprire la fica da un cazzo arrapato
che non capisce più niente è un’altra cosa. Pasticcina –
- Però è sempre sesso in fondo. DrunkenButterfly –
- In fondo in gola. Ah! Ah! C_Ca –
- Quando mi sono svegliato dall’anestesia ero ancora sotto shock, ho chiesto di chiamare il dottore perché la parete di fronte al letto era piena di buchi. C. A. –
- Gli unici che hai visto in vita tua. Pasticcina –
- E poi quell’infermiera non mi ha mai convinto. In tre giorni di ospedale mi ha passato la spugna almeno quattro volte. C. A. –
- Io ho un casino di messaggi non letti, come cazzo faccio? Datemi una mano, dovrei stare tutta la notte al computer. Ho anche sbagliato con il copia e incolla, i video in cui sono ammanettata sono finiti ad un tizio appena registrato. Diana –
- Che nick hai sulla chat? Ti aiuto io. C. A. –
- Che bastardo. Vuole solo vedere i tuoi video. C_Ca –
- Glie ne ho mandato uno in cui sono nella vasca da bagno e poi l’ho messo sull’help desk. Diana –
- Lascia la taglia alla segreteria, almeno ti procuriamo una tuta di lattice per ‘sta sera. Pasticcina –
- Piantatela di cazzeggiare, sto perdendo un sacco di connessioni.
Buttatemi giù questa coda, cazzo. Richella_Admin –
- Ma di che ti lamenti, un lavoro fatto bene richiede tempo. C. A. –
- Come quello che hai fatto a me ieri sera. C_Ca –
- La coda, mi fate saltare l’IVR. Richella_Admin –
- Abbiamo capito, non rompere. Pasticcina –
- Io vado a farmi un panino. C. A. –

Nel pomeriggio Jenny e Clara sono venute a trovarmi. Ci siamo messe a prendere il sole nude in giardino, facendo programmi per la serata da “O”. Jenny aveva alzato lo schienale del lettino per spalmarsi l’olio abbronzante sulle braccia. Clara sonnecchiava a pancia sotto con gli occhiali da sole alzati sulla testa. Mio marito invece stronzeggiava come suo solito dentro casa. Convinto di trovarsi al sicuro nel suo bunker di scemenze perbeniste. Io mi ero sdraiata nel lettino di mezzo, quando mi sono accorta di Pisellino, nascosto a spiarci dietro le tende, ho allungato una mano verso il culo di Clara e le ho infilato due dita nella fica.
“Ahio! Fai piano hai le unghie troppo lunghe”
“Non è per quello. Lingua di fuoco ha colpito ancora ieri sera, giusto?”
“Secondo voi che sta facendo Pisellino nascosto dietro la tenda?”
“Ci spia attraverso il tessuto delle tende, è proprio come pensavo: ho sposato un cazzone”
“Se gli viene duro rompe il vetro”
“A quello? E quando mai è successo? Ci sono più probabilità di trovare un accordo tra Israeliani e Palestinesi”
“Senti, perché non ti sposti sul mio lettino? Reggono una scopata questi così?”
“Hey! I mujāhidīn hanno tirato giù le tende”.
Ci siamo alzate sui lettini per vedere meglio. Pisellino era finito a terra tirandosi dietro la tende. Il suo urlo strozzato è stato coperto dalla motosega del vicino impegnato a potare una pianta. Ormai gli era rimasto soltanto il ceppo.

Verso mezzanotte il taxi mi ha scaricata davanti ad un palazzo in periferia vicino la tangenziale. Quando ho aperto lo sportello il riverbero dell’asfalto ancora rovente mi ha investita come l’onda d’urto di una bomba H. Ho pagato il tassista e mi sono diretta verso il portone. Ultimo piano, targhetta senza nome. Nell’ascensore c’era un fortissimo odore di chiuso, mentre salivo verso l’appartamento di Jenny ho ripensato alle chiacchiere inutili del tassista, in circa venti minuti aveva trovato il tempo di raccontarmi la storia della sua vita. Sui cinquanta, capelli grigi, maglietta bianca e parlantina sciolta. Per lui doveva essere quasi un hobby, ho pensato che fosse il suo modo di parlare a renderlo divertente. Quando si lasciava trasportare dalle emozioni dei suoi racconti farfugliava, ridendo dei suoi stessi aneddoti. Non gli ho mai risposto, la sua compagnia durante il tragitto era stata piacevole però. Ero troppo eccitata per rispondere. Probabilmente se fossi stata più calma, avrei interpretato in maniera completamente diversa i suoi discorsi. L’ascensore ha rallentato raggiungendo il piano. Sono uscita spingendo faticosamente la porta e ho suonato il campanello. Mi ha aperto una ragazza con una tuta di lattice strettissima, rossetto scarlatto e ombretto nero. Mi ha sorriso senza dire niente. Ho aspettato per quasi quindici minuti nel corridoio, seduta su una panca. Di fronte a me luccicavano un paio di manette di acciaio, appoggiate su un carrello portavivande. Da una delle stanze proveniva la musica di uno stereo a tutto volume. Il suono smorzato dalle porte chiuse. Attraverso la cappa di fumo di sigaretta si è fatta strada una ragazza con i capelli castani, avvolta in un impermeabile nero. Occhiali scuri e collant. Quando la porta alle sue spalle si è aperta, ho riconosciuto il pezzo. The Smashnig Pumpkins, Snail. Lo ascoltavo spesso al liceo. I ricordi di tutti quei sabato pomeriggio passati sdraiata sul letto a fissare il soffitto, mi hanno infilzato come una spada.
“Pezzo di fica, sei pronta a scopare? Quel frocio di tuo marito non esiste più. Hai capito?”.
Ho perso il controllo delle labbra. Si sono distese in un sorriso incontrollabile. Aspettavo soltanto di sprofondare nel giubbotto di pelle di C. A. e nella fica della sua amica. Le ho risposto: “Flower chase the sunshine”.
Lei è scoppiata a ridere, poi mi ha preso per mano e mi ha portata in una specie di camerino. Ho indossato una tuta di lattice strettissima con il vitino da vespa e una maschera nera che mi lasciava scoperta la bocca.
Mi sono guardata per un secondo nello specchio dello spogliatoio e le ho detto: “Ho voglia di essere scopata”. Lei mi ha risposto: “Oggi ti spezziamo, la tua vita del cazzo è finita. Lo sai questo, no?”.
“Non ne potevo più di quel deficiente. Non siamo nemmeno della stessa specie”.
Aspettavano in una stanza buia illuminata da una lampadina blu appesa al soffitto. Sul pavimento un gigantesco pavone con la coda verde mi fissava impaziente. Jennifer e C. A si stavano scambiando un sigaro alla menta seduti al centro della stanza. Lui indossava il suo solito giubbotto di pelle con la bandiera americana sulla schiena e un paio di jeans scoloriti. Una maschera da Hockey, alzata sulla testa. La gamba destra appoggiata sul ginocchio dell’altra e una strana espressione sorniona. Quando sono entrata, camminando a quattro zampe trascinata da Clara, si è abbassato la maschera sul viso. Jenny aveva addosso un giubbotto di pelle nero e un cappello da SS. Gli occhiali a specchio e un frustino di cuoio tra le mani. Mi avevano messo un collare da cane con le borchie. Clara portava lo stesso giubbotto di Jenny, sulla schiena leggevo la scritta rossa: Sunset Supergirls, con le esse runiche dei nazisti. Anche lei aveva un cappello da SS con il teschio. Mi ha trascinata fino agli stivali di Jenny, poi ha sganciato il guinzaglio. Lei ha infilato l’indice in uno degli anelli di acciaio del collare e ha tirato verso i suoi stivali. Non saprei descrivere il piacere che ho provato nel succhiare il tacco di legno. L’odore di cuoio mi stava facendo impazzire. Leccando la suola, istintivamente mi sono portata una mano in mezzo alle gambe. Stavo per venire. Jenny mi ha strattonata per il collare, tirandomi verso i jeans di C. A. Mi sono strofinata sulla patta, ma non sono riuscita a sbottonarglieli per succhiarlo. A quel punto Clara ha riagganciato il guinzaglio, poi mi ha bisbigliato in un orecchio: “Non ci pensare neanche, lo sai cosa ti aspetta se provi a venire”. Volevo leccargliela, ma lei non ha fatto caso a me. Mi ha portata in mezzo ad un gruppo di uomini con la stessa maschera di C. A. Ho succhiato cazzi fino a svenire. C. A. ha disteso una gamba, per appoggiarmi la suola dei suoi anfibi consumati sulla fronte. Ero sicura stesse sorridendo. Jenny mi ha afferrato per il collo, spingendomi la faccia tra le gambe. Ho leccato la sua fica, ripensando al cielo azzurro solcato dalle nuvole bianche che vedevo dalla finestra della mia camera quando andavo alle superiori. What you’re waiting for? Le nuvole hanno preso la forma di C. A. la sua mano mi abbracciava i fianchi, salendo sulla schiena.
“Razza di puttana”
“Ora ti scopiamo di nuovo”.
Ho appoggiato il viso al suo petto, scomparendo tra i vortici di vapore. Dopo mi hanno frustata e inculata. Jenny mi ha sputato in bocca. Quando la sua saliva calda ha toccato la mia lingua sono venuta. Finalmente libera. Mi hanno scopata per ore prima di portarmi in un’altra stanza. Una camera buia. Al centro un trono vuoto. Una donna è uscita dalla penombra alle sue spalle. Un corpo bellissimo. Anelli di acciaio sul clitoride e sulle labbra. Una zanna nel sopracciglio. Si è seduta sul trono, accavallando una gamba su uno dei braccioli. Gli occhi azzurri come l’oceano, la pelle scurissima. Sono salita in braccio a lei e ho cominciato a succhiarle il seno. C. A. si stava accarezzando la croce rovesciata al collo con i polpastrelli. Dopo pochi minuti, un liquido nero mi ha riempito la bocca traboccando attraverso le labbra.
La visione di un’eclissi. Ho camminato lungo la spiaggia dell’isola tropicale. C. A. aspettava in piedi al limite di un molo. Le mani sui fianchi, la testa leggermente piegata da una parte. Il cielo si è coperto di nuvole solcate da lampi continui. Sapevo che se avessi guardato verso l’orizzonte avrei visto la balena gigantesca ancora intenta ad immergersi, ho cercato di evitarlo temendo che mi avrebbe risucchiata verso di sé come un buco nero. Prima che potessi raggiungerlo, C. A. si è incamminato verso il bosco seguendo l’eco di un cinema nascosto nella foresta. L’ho seguito.
Al botteghino una ragazza leggeva una rivista porno con le gambe appoggiate sopra il bancone. Una tempia rasata con una croce rovesciata tatuata. Unghie nere e un anello d’acciaio sul sopracciglio sinistro. Il vestito che aveva addosso le lasciava il seno scoperto. Mentre le passavo davanti per raggiungere C. A. ha sollevato gli occhi dalla rivista, seguendomi con lo sguardo. Ho spinto il tendone di velluto e sono entrata in sala. C. A. era nella prima fila di fianco ad una ragazza albina. Maglietta aderente e jeans bianchi. Un paio di occhiali da sole sul viso. Stavano guardando uno dei miei video porno. Un gruppo di uomini mascherati mi stava scopando dopo avermi appeso al soffitto. Le braccia tese, strette in un paio di manette, una maschera di cuoio con la cerniera sulla bocca. I capezzoli erano stretti in un paio di pinzette unite da una catena. Un’asta rigida di metallo stretta intorno alle caviglie mi costringeva a tenere le gambe aperte. Ho preso posto vicino a C. A. e mi sono subito infilata le dita dentro. Lui fumava un sigaro alla menta, gli occhiali scuri sul viso come sempre. Non ha fatto caso a me, finché non sono stata sul punto di venire. Un’istante prima che raggiungessi l’orgasmo, mi ha afferrato la mano allontanandola dalla fica. Troppo tardi, ho inarcato il bacino e sono venuta lo stesso.
“Wendy, ho detto che non ti faccio niente. Ma devi lasciarmi finire la frase, non ti faccio niente, soltanto…io te la spacco quella tua testolina”.

Quando mi sono svegliata era mattino inoltrato. Il letto vuoto e i vestiti del giorno prima ammucchiati sul pavimento. Sono andata in cucina per fare colazione ancora in camicia da notte. Ho dato un’occhiata al telefono mentre il caffè era sul fuoco. Un messaggio di mio marito: “Ti sei divertita alla riunione di classe con le tue amiche? Sei tornata molto tardi”.
“Non ti immagini neanche quanto, caro il mio Pisellino”. La seconda parte del messaggio mi ha fatto girare la testa per la nausea: “Domenica vengono mamma e papà”.
Ho aperto la dashboard per rispondere ai messaggi.
- Guarda quanti cazzi. Pasticcina –
- Quello lo avete girato mentre ero bendata. Diana –
- Scommetto che non ne avevi mai visti tanti tutti insieme. C_Ca –
- Che fate? Ho bisogno di distrarmi,
domenica mi aspetta un’altra riunione con la famiglia Addams. Diana –
- Che ne dite di rispondere ai messaggi? Ho la coda piena. Richella_Admin –
- Da quando sei diventata maggiorenne sei sempre più rompicoglioni.
Ci siamo appena svegliate. Pasticcina –
- Non è quello, sono tutti i cazzi di ieri sera che ci fanno andare al rallentatore. C_Ca –
- Ma sapete? Un po’ mi mancano le nostre serate a pecora, quando torno dal Canada ci facciamo una scopata col cazzone, vi faccio vedere come si fa a fargli i pompini. Richella_Admin –
- Quello si lamenta sempre, cos’è ‘sta storia dei pompini? Pasticcina –
- Ok, ma che facciamo oggi pomeriggio? Diana –
- L’hai toccata sul vivo. Quando sparisce diventa un’isterica. C_Ca –
- Ha le crisi di astinenza dal suo cazzo. Richella_Admin –
- Andate a fare inculo, stronze. Pasticcina –
- Allora, oggi pomeriggio, se possiamo portarci il cazzo, veniamo a prendere il sole da te. C_Ca –
- Sono arrivati gli accrediti. Richella_Admin –
- Wow! Così facciamo festa. Pasticcina –


Dopo la colazione sono tornata a letto. Faceva troppo caldo, mi sono sdraiata nuda sul pavimento. Quando ho cercato di muovermi la pelle sudata si è staccata a fatica da terra, come se fosse stata incollata. Ho infilato dentro due dita. Mi sono fermata e ho richiuso gli occhi per andare a cercarlo nel cinema all’aperto. Il cinema però era deserto, mi ero seduta delusa davanti ad un vecchio film di Bergman. Bibi Andersson stava raccontando a Liv Ullman, la sua scopata di gruppo sulla spiaggia. La sala è stata invasa da un intenso profumo di glicine, quando mi sono voltata a guardare indietro ho visto una donna completamente nuda camminare verso di me. Lunghi capelli neri e pelle scurissima. Si è seduta nel posto vicino al mio ed è rimasta a guardarmi. Ero convinta che saremmo rimaste in silenzio davanti al film, invece mi ha parlato.
“Un’illusione, il cervello umano è nato per razionalizzare la realtà. Succede anche quando non ha alcun senso”
“Non capisco cosa intendi”
“Credi che la realtà che ti circonda sia reale, solo perché i tuoi occhi riescono a vederla? E quello che non riescono a vedere?”.

Mi sono di nuovo svegliata. La luce del mattino stava diventando sempre più intensa. Stavo per alzarmi a fumare una sigaretta, ma prima di decidermi mi sono riaddormentata ancora. Questa volta era nella prima fila, qualche seggiolino più in là. Si è acceso un sigaro e si è voltato a parlarmi.
“È andato sotto la barca”.

- Che cazzo fai? Pasticcina –
- Bel messaggio, potresti anche inviarli anonimi, tanto il mittente si capisce lo stesso. C. A, -
- Allora? Sono settimane che non ti fai vivo. Latte e menta è quasi impazzita, continua a venire da “O” senza motivo, sperando di trovarti lì. Aspetta sulla panca nell’ingresso per ore, finché non si rende conto di quanto sei stronzo. Pasticcina –
- Ma la fate sempre tragica, avevo da fare, tutto qui. C. A. –
- Sai che c’è? L’unica cosa positiva è che quando è così a terra scatta delle foto bellissime, è una cosa strana. Non riesco a capacitarmene. Pasticcina –
- Davvero? Le hai viste sviluppate? C. A. –
- Alcune, non tutte. Allora ma si può sapere comunque che cazzo avevi da fare di tanto importante da mandarci tutte a fare inculo per settimane? Pasticcina –
- Niente, stavo dormendo. C. A. –
- Mi fa davvero tanto piacere. Pasriccina –
- Ma no, poco fa, intendo, non tutto il tempo. Ho fatto un sogno. Ho sognato il giorno in cui ci siamo conosciuti. C. A. –
- Piccolino, ti manca di nuovo la mamma? Pasticcina –
- Ricordi quel tizio sulla spiaggia? Stavamo per fare l’amore quando si è messo in mezzo con il suo portachiavi del cazzo. C. A. –
- La coccinella. Ti è andata storta. Allora? Pasticcina -
- Ti sei pentita? Voglio dire, preferivi la vita che facevi prima di scappare di casa? C. A. –
- Non tornerei in quello schifo per nessun motivo. Almeno la vita che faccio adesso è la mia. Pasticcina –
- Sicura? A quest’ora saresti sposata, magari impegnata tra pappette e biberon. C. A. –
- A tua sorella, magari. Pasticcina –
- Mamma Jenny. Che zoccola. E poi lo rinfacci a me, con tutti i video che hai girato prima che ti ritrovassi in quel bordello. C. A. –
- A quell’altra tua sorella. Pasticcina –
- Ma quindi ti consideri fortunata ad avermi incontrato o no? C. A. –
- I miei sentimenti li conosci. Pasticcina –
- Lo sai? Ci ho messo un po’ a capirlo, ma ogni volta che succede qualcosa, mi rendo conto di quanto insignificanti siano le nostre decisioni sul nostro destino. C. A. –
- Senti, quando cazzo vieni a farti una scopata. Sto impazzendo dalla voglia di farti insieme a Clara. Allora ti muovi o no? Pasticcina –
- Sto aspettando una persona. C. A. –
- Gran puttaniere. Pasticcina –
- Elle, una consegna. C. A. -
- Poco fa mi ha chiamato per dirmi che si sentiva sola e che sarebbe venuta da me. C. A. –
- Da te. Come se fosse una casa quella. Perché non torni qui? Oppure senti, i miei mi hanno lasciato una casa in campagna. Puoi andare lì, se proprio non ci sopporti. Pasticcina –
- È abbandonata? C. A. –
- Si, in mezzo alla campagna. Mi ha dato i documenti un avvocato quando sono diventata maggiorenne. Pasticcina –
- Devo andare, è arrivata. C. A. –
- Vieni, non fare lo stronzo come tuo solito. Lo sai che ti…Pasticcina –
- La faccio aspettare, ma perché non hai scritto tutto il messaggio prima di inviarlo? C. A. –
- Perché sei uno stronzo. Pasticcina –

Ho aspettato ancora più di un minuto davanti al portatile sul pavimento prima di andare ad aprire, ma non è arrivato nessun altro messaggio. Elle aspettava davanti alla porta, stringeva il vestito tra le mani, si era messa con la fica rasata scoperta proprio davanti allo spioncino.
“Ciao, come stai?”
“Che significa che ti sentivi sola?”
“Avevo voglia di vederti. Perché?”
“Niente. Vieni”.
Siamo andati dritti al materasso buttato sul pavimento sotto la finestra, non ha parlato gran che prima di scopare. Lo ha voluto solo nel culo. Quando ho cercato di girarla per farmela nella fica, si è incazzata e mi ha piantato le unghie nei fianchi. È rimasta tesa per tutto il tempo, si è rilassata solo quando mi ha sentito venire, dopo si è girata per baciarmi. Mi sono alzato per andare a prendere una Brewdog iniziata dal frigo e sono tornato da lei cantando il ritornello di Roadhouse Blues. Non avevo dubbi sul fatto che la voce di Jim Morrison fosse decisamente meglio della mia, ma ho cercato comunque di coprire il volume dello stereo, mentre mi avvicinavo per versarle la birra gelata sul seno. Il petto si è coperto di brividi, i capezzoli sono diventati durissimi. Poi mi sono chinato per leccarla dal suo corpo, sono sceso in basso e le ho infilato la lingua nella passera. Fradicia. Sentivo ancora l’odore del mio sperma tra le gambe. Le ho passato una mano dietro il collo, lei mi ha baciato sulla pancia e si è lasciata leccare fino a venirmi sulla bocca. Ho infilato il collo della bottiglia dentro e ho bevuto il resto della birra dalla sua fica. Dopo ho acceso un sigaro alla menta e glie l’ho passato.
“Non eri venuta per una consegna?”
“No, quella avrei dovuto farla ieri. Avevo voglia di stare con te”
“Ma smettila, lo so cosa succede quando diventi una di Lucy”
“Lo sai? Io non so che dirti. Se Lucy decidesse di farmi a pezzi per questo, non me ne fregherebbe un cazzo. So solo che mi scoppia il cervello se non ti vedo”
“Sei messa male. Sicura che non ci siano già quelle due a cercarti?”
“Si. Le ho incontrate sull’isola. Non hanno parlato. Sono rimaste a fissarmi nel cinema. Poi ho fatto l’amore con la ragazza albina e sono venuta qui”
“E la consegna?”
“Un portachiavi”
“Una coccinella per caso?”
“No, una croce nera. Ha fatto una specie di cerimonia prima di lasciarmela. Mi ha scopato di brutto e poi mi ha detto di cercarti. Secondo me anche lei ha voglia di vederti”
“Davvero? Io no, quella Nadia è una gran puttana. Se me la ritrovo davanti non lo so come finisce”
“Cosa ti aspettavi, che fosse mansueta come un gattino?”
“Il problema non è quello che mi aspettavo io. È quello che dovrebbe aspettarsi lei se la ritrovo”
“Hai solo sigari da fumare?”
“Hai anche delle pretese ora?”
“Non fa niente. Andiamo?”
“Media-Electron, immagino”
“Hanno un nuovo scanner”
“Di nuovo il pelato?”
“Hai indovinato, la gente sta impazzendo. Quando ne hanno bisogno, sovrappongono quel messaggio del cazzo alla realtà”
“E tu lo sai qual è la realtà?”
“La ragazza albina è venuta con me. Se non la facciamo entrare si ammazza di ditalini”
“Chiamala”
“Senti…”
“Cosa?”
“Tu lo sai? Voglio dire riesci ancora a capire quale sia? La realtà, intendo”.

Abbiamo passato il resto della notte a scopare. Verso le quattro del mattino mi sono alzato a fumare. Si stavano abbracciando nel sonno, sono rimasto a guardare i loro corpi nudi sotto la luce blu del mattino per un po’. Poi siamo tornati nel deserto. Elle indossava il bavaglio di acciaio, la ragazza albina era venuta con noi. Ormai sembrava diventata inseparabile da Elle, mi aveva anche detto il suo nome, Sonia. Abbiamo raggiunto il limite della recinzione tenendoci per mano, camminando lungo un piccolo corso d’acqua che si snodava tra le dune. Uno dei pannelli di rete metallica era piegato verso l’esterno, le maglie di acciaio sembravano deformate dal calore di un incendio. La T-Bird di Marina aspettava con il motore acceso sul ciglio della Route 66 appena oltre la recinzione.

- Ho pensato a quello che mi hai detto. Pasticcina –
- E cioè? Che sei un gran pezzo di fica? C. A. –
- Non lo so perché, ma quando sei così romantico non capisco più niente. No, comunque no, intendo quello che dicevi riguardo a quando ci siamo conosciuti. Pasticcina –
- E allora? Vai avanti, il sigaro alla menta è quasi finito. C. A. –
- Ricordi quando siamo finiti sulla rotonda a scopare e poi sei sceso per lasciare il preservativo usato sul segnale stradale? Pasticcina –
- Si, dare precedenza. C. A. –
- Ho una nuova collezione di mutandine. Sicuro che non ti va di vederla? Pasticcina –

Appena sono salito sulla T-Bird Marina ha pestato a tavoletta. Il muso della macchina si è alzato, siamo schizzati in avanti alzando una nuvola di polvere. A 1500 giri la turbina è entrata in pressione, mi sono sentito schiacciare sul sedile. La stella argentata disegnata sulle casse pulsava sotto le vibrazioni della musica a tutto volume. Tropical Syndrom.
“A lot…ahhh…”
“Continua”. Ho aggiunto. Il viso di Lucy si è sovrapposto all’orizzonte. Il calice stretto tra le mani. Le ho mostrato il portachiavi, ma non la croce nera.
“Anarchy, dopo l’equinozio non potrà uscire alla luce del sole fino al prossimo inverno”. Lei ha alzato un sopracciglio, senza togliere gli occhi dalla strada. Un cartello ci ha segnalato il nome della località. Ho provato a leggere la scritta, ma non riuscivo a formare la parola nella mia mente. Aveva tutta l’aria di essere una specie di sigillo. Marina ha sorriso e per un attimo ha staccato la mano dal volante per appoggiarla sulla mia.
“Media-electron”.
Indossava un paio di guanti neri, sull’indice le lettere X.X.X. Siamo passati attraverso la scenografia di un film western, un finto villaggio abbandonato fatto di sagome di cartone e legno. La città vera e propria cominciava subito dopo il villaggio, sembrava a sua volta abbandonata. Le strade e le case erano coperte di sabbia ocra. Non si vedeva anima viva. La T-Bird si è fermata di fronte ad un muro di mattoni rossi. Una lunga scalinata si arrampicava attraverso le rovine di un piccolo borgo medievale, appena oltre il muro. Quando ho guardato nello specchietto retrovisore, mi sono accorto di una donna alle nostre spalle. Camminava verso la scalinata senza fare caso alla T-Bird. Capelli lunghi biondi, un giubbotto di jeans scolorito sopra un vestito a fiori corto. Niente calze. Scarpe rosse e occhiali scuri. Tra le braccia stringeva una borsa verde smeraldo e una bottiglia di plastica azzurra. Si è diretta decisa verso le rovine salendo rapidamente le scale. Ho subito sentito l’impulso di seguirla, Marina si è allungata sul sedile e si è accesa una sigaretta. Sembrava intenzionata a restare in macchina ad aspettare. In cima alla scalinata si apriva un largo spazio aperto, circondato da edifici fatiscenti. La donna era seduta nuda su un altare di marmo al centro dello spazio aperto. Sopra di lei si poteva scorgere la luna piena, perfettamente allineata con l’altare. Quando ho cercato di raggiungerla mi sono ritrovato su un lungo ponte di legno sospeso nel vuoto. Le assi con cui era stato costruito erano tenute insieme da una struttura di acciaio. Stavo camminando verso un gigantesco grattacielo di vetro, gruppi di persone camminavano sul ponte in entrambi i sensi. Prima di raggiungere l’ingresso del grattacielo sono stato affiancato da un tizio, un uomo sui settanta, con i capelli biondi e una giacca rosa di velluto. Insieme a lui c’era la sua guardia del corpo, occhiali scuri e completo nero. All’inizio mi ha squadrato, ma poi non ha fatto più caso a me. Il tizio con la giacca rosa ha cominciato a parlare.
“Le sue amiche che la stanno aspettando sul retro. Ci si diverte parecchio con loro”
“E allora? Tu che ne sai?”
“Ma niente, è solo che per noi è molto importante che il nostro messaggio passi dall’altra parte”
“Non ero mai stato nel futuro. Sinceramente non pensavo neanche che fosse possibile”
“Vede…le sovrapposizioni stanno diventando sempre più frequenti. Dovevamo reagire in qualche modo”
“Diventano sempre più lenti nelle riparazioni, la recinzione è piena di varchi”
“Non è questione di velocità. È questione di priorità. Anche se i varchi aumentano di numero non è poi così semplice trovarli. Per la maggior parte delle persone sono del tutto inaccessibili”
“Un vero peccato che siano così pochi a vederli”
“Un vero peccato che siano in pochi ad essere come lei”
“Più unico che raro, lo dico sempre”.
La sua guardia del corpo si è avvicinata pensando che ce l’avessi con lui. Il tizio però gli ha lanciato un’occhiata e abbiamo continuato. Mi sono fermato sulla porta a vetri e li ho guardati entrare. Lui si è voltato sulla porta, restando a fissarmi per qualche secondo. A quel punto gli ho mostrato la croce nera. L’ha presa delicatamente dalle mie mani.
“Capisco…Sant’Anslemo”
“Che significa?”
“La località”.
Ho ripensato al cartello durante il tragitto in macchina e finalmente sono riuscito a mettere a fuoco. La scritta ha preso forma sul rettangolo bianco di lamiera. Solo che qualcosa ancora non quadrava. Le lettere nere avevano formato la parola: Santans(hh)eellmo. Poi il tizio ha continuato: “O da una parte o dall’altra”.
Sono spariti tra la folla, ero sicuro che avesse aggiunto altro prima di lasciarmi sull’ingresso, soltanto non riuscivo a ricordare niente, come se si fosse cancellata la memoria nel momento stesso in cui era sparito all’interno del grattacielo. Sono tornato da Marina, stava fumando appoggiata alla fiancata della T-Bird. Sono salito senza dire niente, lei si è messa al volante ed è ripartita, dovevamo ancora lasciare il portachiavi a Natasha. Non voleva mettermi a disagio, ma dal suo sguardo capivo che voleva sapere cosa fosse successo in cima alla scalinata.
“Una setta, adoratori di Lucy. Credo che lei non sappia nemmeno della loro esistenza. Volevano essere sicuri della parola chiave”
“…hhmm…”
“Accesso”.
Ha premuto play sullo stereo, le casse con la stella argentata hanno ripreso a pulsare, TRACK 3 Liquid Soul.
“Devotion”.

Abbiamo imboccato un lungo tunnel, quando siamo sbucati dall’altro lato la T-Bird stava percorrendo un ponte, i cartelli sul ciglio della Route 66 avvisavano della strada interrotta. Marina ha pestato a tavoletta. Ho stretto nella mano il portachiavi, per un attimo ho pensato che si fosse messa in testa di saltare nel vuoto; invece, ha bloccato le ruote a pochi metri dal precipizio. Natasha ci aspettava oltre l’interruzione. Vestito nero e occhiali scuri. L’edera scendeva dai suoi capelli lungo il ponte per risalire dalla nostra parte, ormai aveva avvolto completamente l’estremità crollata. Sono rimasto a guardarla oltre il riverbero di calore per qualche secondo, poi ho aperto il palmo della mano e ho lasciato cadere il portachiavi sulle foglie nere. La coccinella rossa si è subito alzata in volo per andare da lei. Si è posata sul suo viso, lei ha disteso l’indice, a quel punto è volata sulla punta delle sue unghie coperte di smalto nero. Dopo si è voltata per allontanarsi seguita dalla sua edera.
Non sono tornato subito indietro, mi sono fermato a cercare Lucy nel cinema all’aperto sull’isola tropicale. La temperatura era notevolmente salita dall’ultima volta in cui ci eravamo visti. Stava guardando il film completamente nuda, il mento appoggiato ad una mano, una gamba sul bracciolo del seggiolino di ferro. Ho dato uno sguardo allo schermo prima di accendermi un sigaro. Un’orgia.
“Che significa la T-Bird sempre sul confine?”
“Ha raggiunto il limite. Sei preoccupato per lei?”
“Hai mai visto un tizio con una giacca rosa?”
“Vorresti incontrarla di nuovo, da sveglio intendo?”
“Mi riconoscerebbe? Forse sì”.
Mi ha mostrato una carta da gioco tenendola tra due dita, regina di cuori. Poi l’ha appoggiata sulla mia gamba e ha fatto scorrere le unghie lunghissime sui jeans, fino a sbottonarli.
“Giorno di paga?”.
Mi è salita sopra per scopare, a quel punto il cinema è scomparso per lasciare il posto al deserto. Sentivo il suo corpo muoversi sopra di me, ma ogni volta che cercavo di guardarla vedevo soltanto deserto, la savana, una palude verde sconfinata. Un branco di leonesse si stava preparando per la caccia. La sua piramide illuminata dalla luce al tramonto. L’eclissi. I suoi occhi azzurri si sono aperti in cielo. Le ho messo le mani sui fianchi, lei è salita a cavalcioni appoggiandomi la fica sulle labbra. Ho cominciato a leccarla come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non aveva nessun sapore, era la sensazione al tatto sulla lingua a mandarmi al manicomio.
Una lumaca azzurra si stava arrampicando lentamente sul tronco marcio di un albero al centro di un’oasi. La corteccia era coperta di muffa verde smeraldo.

“Questa?”
“L’angelo di acciaio? Le unghie lunghissime fanno pensare a un atteggiamento aggressivo, la posizione però suggerisce l’opposto. Di spalle, vulnerabile”
“Con una parola sola?”
“Sta guardando l’Oceano, una distesa d’acqua immensa. Però si trova all’interno di una stanza. Una stanza d’albergo?”
“Non lo so. Secondo te è una stanza d’albergo?”
“Potrebbe essere l’Hotel Marina”
“Dici?”
“Un desiderio esteso come l’Oceano. Con una parola sola non ci riesco. Hai la passione per l’ossimoro”
“A dopo”
“Ok”.

Quando ho riaperto gli occhi nel mio letto, c’era un messaggio di Jenny in attesa di risposta.
- Che hai deciso per la casa? Le vuoi le chiavi o preferisci startene per conto tuo? Pasticcina –
Sono strisciato fino al portatile e ho risposto.
- Quindi significa che se accetto verrai anche tu lì con me? C. A. –
Dopo un paio di minuti è arrivata la risposta.
- Segaiolo. Pasticcina –
- È solo che non mi dispiace restare ancora un po’ nella mia attuale sistemazione. C. A. –
- E dove sarebbe si può sapere? Pasticcina –
- Ma sì, è in centro…un dormitorio femminile per studentesse. C. A. –
- La mia vicina di stanza ha ventuno anni. C. A. –
- Mi sta di nuovo facendo impazzire. Elle –
- Non durerà molto. C. A. –
- Ho spento il portatile e lo smartphone, ma non è servito a niente.
Anzi è peggiorato. Voglio venire da te. Elle –
- Ok, ti dispiace se c’è un’altra ragazza? È la mia vicina di stanza. C. A. -
- Chisene, voglio solo scopare per far star zitto questo cazzo di messaggio. Elle -
- Sostituzione. Va meglio? C. A. –
- Si, arrivo. Elle –
- Allora non ti va proprio? Pasticcina –
- Perché non vieni tu? C. A. –
- Ok, sei solo? Pasticcina –
- No, ci sono altre due ragazze. C. A. –
- Ok arrivo. I preservativi li hai? Devo portare qualcosa? Pasticcina –
- Il culo. C. A. –
- Scemo, a dopo. Pasticcina –
- La sua compagna di stanza ha solo diciotto anni. È una ragazza prodigio, ma non solo sui libri. C. A. –

Non ho mai avuto particolarmente successo con i ragazzi, anche se non sono poi così male, almeno credo. Soltanto non mi hanno mai notata. Occhiali spessi, capelli sempre raccolti. Deve essere il mio modo di vestire, o forse il mio odore. No, il mio odore penso di no. Ci deve essere qualcosa nel mio aspetto nel suo insieme, che li scoraggia. A scuola voti sempre alti, tutte le cose che facevano i miei coetanei per divertirsi a me non dicevano nulla. Preferivo di gran lunga starmene a casa con un buon libro piuttosto che andare in giro a bighellonare. Forse è questo che li mette in difficoltà, non si aspettano di trovare un cervello attaccato al culo per cui sbavano tanto. Quando si è diffusa internet pensavo che il fatto di trovarmi dietro a un profilo in cui potevo mettere in risalto tutto quello che secondo me mi identifica meglio, mi avrebbe dato qualche chance in più. Invece dopo qualche tempo ho dovuto prendere atto della situazione, non c’era stato nessun miglioramento. Mi avevano subito catalogata come nerd, uno di quei profili a cui si risponde solo per sapere cose del tipo che succede in quell’episodio di quella serie, oppure come si fa a fare questo? Senza contare quelli che mi cercavano come mod. Con le chat erotiche qualcosa era successo, ma niente di che. Un paio di scopate occasionali, un mezzo disastro in ogni caso. Ci avevo impiegato di più a rimorchiarli che a scoparli. Poi avevo conosciuto un tizio. Mi aveva agganciata parlando di Edgar Allan Poe, il mio scrittore preferito, roba da non credere. Di solito le conversazioni nelle chat erotiche ruotano unicamente intorno a misure, lunghezze e durate. Siamo andati avanti qualche settimana, ogni volta che si faceva troppo insistente cercavo di scoraggiarlo dicendo si, più avanti, più avanti. Quando però si è messo sulla difensiva mi sono lanciata in qualche commento spinto, cercando di riaccendere la speranza.
- Senti, sei da solo? Proprio solo? K.XXX –

Quando ho visto arrivare il messaggio non credevo ai miei occhi, si stava veramente decidendo. Elle e Pasticcina non erano ancora arrivate. Stavo guardando un porno con le tipe della stanza a fianco, le avevo ammanettate in modo da riuscire a guardare lo schermo dal letto. La ragazza prodigio era bendata, con le caviglie legate ai polsi. Le avevo messo la testa tra le gambe dell’amica, in modo che la massaggiasse sulla fica mentre me la facevo in bocca. Era insaziabile, aveva il viso affondato in una pozza di sudore, saliva e sperma, da più di un’ora. A un certo punto le avevo chiesto se volesse fare una pausa per riprendere fiato. Lei aveva risposto mettendosi a leccare lo sperma dalla pancia dell’altra ragazza. Mi sono allungato per raggiungere la tastiera sul pavimento. Per poco non l’ho strozzata cacciandoglielo in gola. Si è girata su un fianco appena in tempo e ha cominciato a leccare la passera dell’amica e il mio cazzo contemporaneamente.

- Si, solo. Sto cazzeggiando davanti al computer da questa mattina. Lavoro arretrato, soltanto non riesco a concentrarmi. C. A. –
- Allora potremmo farci compagnia sul letto. Che ne dici? K.XXX –
- Ok, però vengo io da te. Qui è veramente un casino. Dove sei? C. A. –
- In pullman, sto venendo in centro. K.XXX –
- E perché non hai preso la macchina? C. A. –

Speravo di trovare un autobus affollato e qualcuno disposto a toccarmi il culo

- Non lo so, non avevo voglia di guidare. K.XXX –
- E che autobus hai preso, bella mia? Il 69? C. A. –
- Che spirito del cazzo. Scendo alla prossima e ti mando l’indirizzo. Mi vieni a prendere? Kicks –
- Ok. C. A. –

Stavo per rotolare sul pavimento e divincolarmi dalle due tipe, ma quando sono passato sul viso della tizia ammanettata, lei mi ha morsicato un capezzolo. La fitta di dolore mi ha fatto venire di colpo, ho coperto la faccia dell’altra di sperma. Per fortuna erano troppo impegnate a leccarsi a vicenda e non si sono accorte di niente. Ho agguantato i vestiti e ho lasciato le chiavi delle manette sotto un biglietto per Elle e Jenny, una ragazza stava succhiando un cazzo enorme, aveva la bocca piena di sperma, le stava colando lungo il viso. Ho pensato hai proprio fatto il pieno bella mia, poi ho scritto: “Non esagerate, domani hanno lezione”. Ho afferrato le chiavi del Patrol e il giubbotto, sulla strada mi sarei dovuto fermare a mettere gasolio. Salito in macchina ho acceso la sound-bar e ho fatto partire la playlist anni 80’. Ho inforcato gli occhiali a specchio, mi sono acceso un sigaro alla menta, poi ho pensato: “Gnam!”. Quando sono uscito dalla tangenziale sono passato davanti ad un gruppo di prostitute intente a battere in pieno pomeriggio. Proprio mentre Taco stava cantando Puttin’ on the Ritz. Mi hanno salutato aprendo le gambe e agitando le braccia. Spending every dime, for a wonderful time. Ho risposto mandando baci con le mani, poi ho pestato a tavoletta e ho continuato verso il luogo dell’appuntamento.

Mi era quasi venuta la tentazione di vestirmi in maniera diversa dal solito, per fare colpo. Ho aperto l’armadio buttando tutto sul letto. Roba indecente che non avrei messo in pubblico per nessuna ragione al mondo. Un vestito viola attillato, me lo avevano regalato per il mio diciannovesimo compleanno, era nell’armadio da quasi un anno. Scarpe con i tacchi, sono finite sull’altro lato della stanza all’istante. Slip neri aperti sul davanti e reggicalze, quelli me li aveva regalati C. A. Li avevo tenuti come trofeo per la mia conquista su internet convinta che non sarebbero mai usciti dalla confezione. Insieme era arrivato anche un biglietto erotico con un indirizzo e un paio di manette di cuoio. Sul biglietto c’era disegnata una donna delle pulizie con un seno enorme. Stava baciando un quadro appeso alla parete, la foto di una ragazza con le labbra molto provocanti. L’aspirapolvere sul pavimento, completamente abbandonato. Doveva essere una cosa tipo, She works hard for the money in chiave erotica. Sull’altro lato una grossa “O” nera tra le due virgolette e un indirizzo in periferia, vicino alla collina. Ho infilato un paio di pantaloni di velluto larghi, con le tasche sulle gambe, Dr Martins viola, una maglietta dei Joy Division e la giacca di pelle. Stavo per uscire, ma mi sono fermata sulla porta. Ci ho pensato ancora per qualche istante, poi ho preso le manette di cuoio e le ho buttate dentro lo zainetto nero con le ali da pipistrello rosa cucite sulla tasca. Tessera autobus in una mano e smartphone nell’altra. Se avesse fatto domande gli avrei raccontato una cazzata qualunque. Mi vergognavo un po’ a non avere la macchina. Avevo la patente già da un paio di mesi, ma ancora non ero riuscita a trovare i soldi neanche per un qualunque catorcio di seconda mano. Ho messo lo smartphone nella tasca di dietro dopo aver sistemato gli auricolari per la musica. Roy Orbison, anything you want, you got it. Lo spero per te bel maschione. Ancora non mi capacitavo di quanto fossi diventata audace, dopo averci pensato per mesi, mi ero finalmente decisa ad uscire senza occhiali. Li avevo riposti nella loro custodia di pelle e li avevo messi via. In strada la luce accecante del pieno pomeriggio ha sfumato la realtà in una visione offuscata e incomprensibile. Quando mi sono accorta del palo della luce era troppo tardi.

“Con una parola sola?”
“Non mi viene. Fragile? Fragile e al tempo stesso pericolosa. Un delicato equilibrio. Non lo so con una parola sola proprio non ci riesco. Gli artigli fanno pensare a Edward mani di forbice. Ferire qualcuno senza volere. Non lo so proprio. Devo andare, altrimenti sbaglio di nuovo strada e finisco a Lingotto. Non lo so perché quando cerco un indirizzo a Torino, per qualche motivo finisco sempre a Lingotto”
“Ok”.

Sono passata con la Lancia Y di fianco ad una fermata dell’autobus, mentre cercavo l’indirizzo di C. A. Quel posto era un delirio, non sarei mai riuscita a trovare parcheggio. Stavo per accelerare di nuovo e rifare il giro dell’isolato quando mi sono accorta di Elle. Le sue tempie rasate erano inconfondibili. Continuava ad andarsene in giro con i suoi vestitini trasparenti senza niente sotto. Era da arresto immediato. Ho suonato il clacson e ho sporto il braccio dal finestrino, mimando un gesto con il polso della mano.
“Pam! Pam! Pam!”.
Lei si è voltata a guardarmi, ho accostato per farla salire.
“Che ci fai da queste parti?”
“Tu che ne dici zuccherino?”. Le ho infilato una mano sotto la gonna del vestito per farle un ditalino. Lei ha chiuso gli occhi e si è lasciata andare sul sedile.
“Cazzo non ne potevo più. Me ne sono fatto uno in autobus sperando che qualcuno mi vedesse, ma era deserto. Sono tutti al mare per il weekend. Quel segnale del cazzo mi sta facendo scoppiare la testa”
“La colpa è tua, perché continui a pensarci. Se li lasci passare, quando sono così forti, ti lasciano in pace”
“Lo so, lo faccio solo per Lucy. Solo che non riesco ancora a controllarmi. Poco fa stavo per spaccare tutto dalla rabbia. Ora non riesco nemmeno a ricordarmi il motivo che mi faceva tanto incazzare”
“Vediamo come se la passa lui. Magari con il cazzo di quel coglione in bocca ritrovi il buonumore”
Siamo scoppiate a ridere quasi nello stesso momento, poi mi ha preso il polso per spingerlo più a fondo.
“Si, cazzo continua sto quasi per venire”.

Quando sono scesa dall’autobus ho decisamente rimpianto il mio vecchio look, non riuscivo a distinguere nulla. Per mandare l’indirizzo a C. A. mi sono dovuta avvicinare alla targa sull’angolo della via, ero praticamente contro il muro. Ho aspettato seduta su una panchina, fumando una sigaretta dietro l’altra. Non mi era venuto in mente di chiedergli una foto, almeno per poterlo riconoscere in una situazione come quella. Anche se forse, arrivati a quel punto, mi sarebbe servita a poco. L’unica volta che avevo toccato l’argomento, lui era rimasto sul vago. Alla fine, mi aveva mandato una foto del suo Patrol. Ho buttato la sigaretta finita e mi sono lasciata scivolare sulla panchina, fino ad appoggiare la testa sullo schienale. In quel momento un fuoristrada giallo, con il numero 12 sulla fiancata si è fermato proprio davanti a me. Ha fatto inversione e si è parcheggiato lì di fronte contromano. Il tizio al volante si è sporto dal finestrino aggrappandosi con il gomito allo sportello. Mi sono alzata e sono andata verso di lui per vederlo meglio. Giubbotto di pelle e guanti da motociclista. Occhiali a specchio, capelli grigi con una tempia rasata. Il resto dei capelli non vedeva un pettine almeno da un secolo, però erano puliti e profumati. Dalla cabina del fuoristrada si alzava un piacevole profumo di acqua marina. Era una strana coincidenza, ma lo avevo riconosciuto subito. Una volta al supermercato mi ero fermata ai deodoranti da uomo. Ne avevo provati alcuni sul polso, volevo che mi restasse in mente un profumo da uomo, almeno una volta sola nella mia stanza avrei potuto immaginarmi a letto con qualcuno. Nel senso, il suo odore. Tra quelli che avevo provato, l’acqua marina era stato quello che mi era rimasto più impresso. Poi una tizia in tiro, con un vestito elegante e le scarpe con i tacchi mi era passata di fianco, guardandomi dall’alto in basso con un mezzo sorrisetto da stronza. Avevo ricambiato il suo sguardo, facendo la faccia da dura per suggerirle: “Fatti i cazzi tuoi”. Lei era passata oltre con il suo carrello, poi era scoppiata a ridere.
“Lesbica”
“Stronza”.
Sono tornata a C. A. aggrappato allo sportello della macchina.
“Hey! Tu. Che cazzo significa Kicks? Stavo giusto ascoltando una canzone dei Sonic Youth che dice se potessi darti qualcosa ti darei un bel calcio”
“Veramente?”
“Ma sì, è la mia canzone preferita”.
Si è allungato verso lo sportello dal lato del passeggero e ha fatto scattare la sicura. Io mi sono avvicinata ancora e mi sono appoggiata con le braccia incrociate al finestrino.
“Sembra che stai rimorchiando una puttana, sai?”
“Oh! Oh! Che simpaticona, sicura che varrebbe la pena pagare per la tua fica?”
“Questo me lo dici dopo? Andiamo a scopare, no? Non hai cambiato idea, vero?”
“Moi? E perché dovrei?”
“Perché è quello che fanno tutti appena…”. Stavo per suicidarmi in una resa anticipata senza precedenti, ma fortunatamente mi sono fermata in tempo.
“No niente, andiamo? Dove mi porti?”
“Ti porto dove è andato il resto della città, al mare. Residence Marina. Passiamo sabato a scopare e dopo andiamo in spiaggia a smaltire, che ne dici?”
“Ok”
“Hanno un bar ben fornito fortunatamente, ci serviranno molti liquidi per superare il finesettimana”
“Se lo dici tu”.
Prima di ripartire ha tolto il mute dalla sound-bar dietro i sedili. Una playlist anni 80’.
“Alan Ross. E allora? Valentino Mon Amour è la mia canzone preferita”
“Ma non erano i Sonic Youth?”
“Appunto, io che ho detto”.
Gli ho infilato una mano nei jeans e li ho sbottonati. Boxer elasticizzati con la bandiera americana.
“Tu guida, io penso al tuo cazzo. In chat facevi tanto lo spaccone sull’autocontrollo, raccontami di nuovo di quella storia sul perdere la testa”
“Ok”.
Appena ha imboccato la tangenziale ho abbassato leggermente i jeans e me lo sono cacciato in bocca. Gli ho passato la lingua sul cazzo e sono scesa a succhiargli le palle. Poi ho ripreso a pomparlo per bene anche con la mano. Sentivo il traffico in aumento, le altre macchine ci passavano di fianco velocissime. Gli ho appoggiato l’altra mano sul petto e ho succhiato forte, sempre più velocemente. Non sembrava particolarmente in difficoltà nel guidare, anzi. Semplicemente andava piano, intorno ai 70. Mi ha passato il braccio intorno alla vita per stringermi il seno. Toglieva la mano solo per cambiare marcia. Quando è stato sul punto di venire gli ho appoggiato le labbra sotto per leccarlo. Mi ha schizzato i capelli e la faccia. L’ho rimesso in bocca e ho ingoiato. I capelli mi si sono appiccicati alla fronte per il sudore e lo sperma. L’ho raccolto dal viso con l’indice e ho mandato giù anche quello, era dolcissimo. Poi mi sono alzata dai suoi jeans per mettermi comoda sul sedile. Lui si è acceso un sigaro alla menta e me lo ha passato dopo un paio di boccate.
“No grazie, preferisco tenermi il sapore del tuo cazzo ancora per un po’”
“Sicura? Menta, mi manda al manicomio il profumo di menta mescolato a quello del tabacco”
“Ok fammi provare”.
Ho fumato il sigaro guardando fuori del finestrino. La playlist era passata su Space age love song, A flock of Seagulls. Ho buttato il mozzicone fuori e gli ho fatto un altro pompino. Questa volta ho lasciato che mi venisse in bocca. Ho fatto scivolare i pantaloni sul pavimento della macchina e mi sono sfilata gli slip. Dopo li ho appesi allo specchietto e ho appoggiato i piedi al cruscotto, tenendo le gambe aperte. Sembravano una bandierina al vento.
“Così però, forse diamo un po’ troppo nell’occhio”
“Hai ragione”. Li ho fatti saltare via con l’indice, sono finiti dritti sul parabrezza di un camion alle nostre spalle. Ci ha superato suonando ripetutamente il clacson.
“Ooops”.

“E’ questo. Ha detto che avrebbe lasciato la porta aperta, sai com’è, butta caso una delle sue vicine dovesse avere bisogno di qualcosa”
“Si, infatti. Butta caso una delle sue vicine finisce i preservativi, può sempre andargliene a chiedere in prestito qualcuno”.
Quando siamo entrate nella stanza ci siamo trovate davanti una scena alquanto bizzarra. Uno schermo piatto collegato ad un portatile su cui stava girando un porno sado-maso, la stanza completamente spoglia a parte il letto e due tipe legate e ammanettate, coperte di sperma. Elle si stava tormentando il labbro con le dita, non ha detto una parola. Sulla scrivania ho trovato un suo biglietto.
“Senti che dice: non esagerate domani hanno lezione. Roba da non credere”. A quel punto stava sorridendo.
“Sai una cosa? Mi è passato il mal di testa”.
Mi sono avvicinata al letto, la tipa ammanettata mi ha chiesto di liberarla.
“Hey, siete amiche sue? Potresti liberarci, la mia amica deve andare in bagno”
“Sei mai stata a letto con una donna? Solo tra donne intendo. Non ti piacerebbe farti dare una bella scopata invece?”
“Eh? Non lo so. No, mai, non sono mai stata solo con una donna. Non ci farete del male vero?”
Prima che potessi risponderle Elle si è spogliata completamente e si messa sulla tizia bendata per farsi leccare.
“Sai cos’è il piacere? Pensi di saperlo? Che cosa ti hanno raccontato fino adesso?”.
Ho preso il frustino di cuoio dalla borsa, lei ha pianto, poi si è calmata e ha cominciato a leccarmi la fica.
“Non lo so, so solo che ho voglia di scopare”.
Ce le siamo fatte a turno, la ragazza più giovane aveva la fica dolce come lo zucchero, l’odore di sperma che le era rimasto addosso mi faceva continuamente pensare a lui. Ho leccato le chiazze rapprese sulla sua pelle, era dolcissimo, non poteva che essere il suo. Poi le abbiamo messe nella vasca da bagno. Entrambe bendate e ammanettate. La ragazza più grande rideva, hanno fatto molte domande. Io ed Elle abbiamo cercato di soddisfare la loro curiosità senza spaventarle.
“Che cosa volete farci ragazze? Perché ci avete messo nella vasca?”
“Per farvi aprire gli occhi”
“Ma se siamo bendate!”.
La sua amica non faceva che ridere.
“Cerca di non svenire”.
Le ho appoggiato la fica alle labbra e l’ho fatta bere. Lei è scattata all’indietro cercando di alzarsi, ma è scivolata. Elle stava inzuppando i capelli dell’altra che al contrario sembrava più rilassata. A quel punto si sono lasciate andare, avvicinando la faccia per farsi bagnare.
“Non ingoiarla, prendila in bocca, ma non mandarla giù”.
Dopo le abbiamo riportate sul letto e le abbiamo scopate un’altra volta con la bocca, desideravo continuamente che lui mi vedesse mentre lo facevo. Volevo la sua approvazione, in un certo senso. Poi mi sono resa conto di quanto assurdo fosse quel pensiero e mi sono lasciata andare sulle ragazze fino a che non mi sono addormentata. Una coccinella si stava lentamente arrampicando sulla pancia di Elle.

“Senti, se una mia amica si unisse a noi ti darebbe fastidio?”
“mmm…una tua amica dici? Quindi avevi già programmato tutto?”
“No, al contrario. Però ci sta aspettando su un’isola tropicale”
“E come pensi di arrivarci?”

Ho parcheggiato sotto gli alberi e ci siamo avviati verso l’appartamento all’ultimo piano. La chiave era in un vaso sul pianerottolo. Chiara Kicks si è messa comoda sul divano nel salotto di fronte all’ingresso. Ho chiuso la porta e sono andato vicino a lei. Clara era al centro della stanza, sul tappeto. Bendata e completamente nuda. Tre ragazzi la stavano scopando a turno. Uno era di fronte a lei, si stava masturbando nella sua bocca, un altro la pompava da dietro. Il terzo era sul pavimento, si stava facendo una sega godendosi la scena. Latte e menta era seduta sui talloni alle loro spalle con la macchina fotografica in mano. Avevano posizionato un riflettore in un angolo smorzando la luce con un ombrellino bianco e nero.
Ho acceso un sigaro alla menta, Kicks si è sbottonata i pantaloni e ha infilato una mano dentro.
“Spiegami come sapevi di questa storia”
Mi sono battuto l’indice sulla tempia senza rispondere. Lei si è sfilata i pantaloni di velluto e li ha lasciati cadere sul pavimento, poi ha tolto anche la giacca di pelle e la maglietta. Appena il profumo di menta si è diffuso nella stanza, Clara si è voltata verso di noi e ha sorriso. Dopo il tizio a terra si è venuto a sedere vicino a Kicks, continuava a massaggiarsi il cazzo. Lei non lo ha degnato di uno sguardo, era troppo impegnata a farsi un ditalino.
“Le tue amiche sono delle gran puttane, è da ieri che siamo chiusi qui dentro a scopare”
Clara e Latte e menta sono scoppiate a ridere.
“Secondo Jean Luc Godard, se dici “puttana” ad una donna e lei ti sorride, significa che in realtà è una gran dama…frocio”.
Le ragazze sono diventate improvvisamente serie, Clara mi fissava preoccupata.
“Che stronzo, perché non ti fai fare un pompino, prima di parlare tanto”
“Sei pazzo. Perché a me piace la passera. Lo vedi che sei frocio, con due pezzi di fica come quelli, vieni a pensare al mio cazzo?”.
Lui si è messo a ridere, ma non ha mollato.
“Perché non provi, invece di fare tante parole?”
“Vai a fare inculo, finocchio”.
Latte e menta è venuta a sedersi sulle mie gambe. Aveva addosso soltanto i collant neri strappati sulla fica e gli stivaletti con le zeppe. Rossetto sbavato e sperma rappreso sul seno. Ha appoggiato la macchina fotografica sulle gambe di Kicks e mi ha infilato una mano nei jeans. Il tizio sull’altro lato del divano si era piegato in avanti per leccarle la fica. Ho messo una mano dietro la nuca di Latte e menta e l’ho spinta verso il basso, per farle succhiare il cazzo. L’altro dietro a Clara aveva raccolto da terra un pennarello, le stava scrivendo “puttana” sul culo. Il suo amico le ha passato il cazzo sul viso, lei ha tirato fuori la lingua, cercando di rimetterselo in bocca, ma lui è venuto prima che ci riuscisse. Ho spinto Chiara e Latte e menta sul tappeto, mettendole una sopra l’altra. Poi mi sono messo a scoparle. Avevo appoggiato il portacenere sulla schiena di Latte e menta, lei si muoveva avanti e indietro, facendo attenzione a non farlo cadere. L’altro davanti, passava continuamente dalla sua bocca alla fica di Kicks. Clara si è sfilata la benda ed è andata a sedersi sul divano alle nostre spalle, si era fissata sui due ragazzi al centro del salotto. Erano sdraiati a terra. Si stavano succhiando il cazzo a vicenda.
“Non pensavo che mi avresti risposto”
“Ma dove avete trovato questa banda di froci?”
“Sulla spiaggia. Perché non provi, invece di farla tanto lunga, magari ti piace”.
Ho piegato un braccio all’indietro indicando in mezzo alle scapole.
“Piantamelo qui, per favore”
“Però quando mi vedi in mezzo ad altre donne, non ti fa tanto schifo”
“Che discorsi, le lesbiche piacciono a tutti. Proprio perché non ci sono cazzi enormi di mezzo. Certo che a guardarli ci danno dentro per bene”.
Latte e menta si è voltata verso di loro, ormai erano completamente partiti, scopavano sul pavimento senza fare caso ai nostri discorsi.
“Allora vedi che ti piace”.
Le ho afferrato i fianchi con entrambe le mani e ho cominciato a scoparla sempre più velocemente nel culo. Ha chiuso gli occhi, mordendosi un labbro per non urlare, il portacenere è caduto sul pavimento.
“La consegna?”.
Sono venuto dentro Latte e menta, dopo sono andato a sedermi vicino a Clara per fumare. Gli altri si erano trascinati al centro del tappeto, i corpi erano talmente intrecciati da non riuscire a distinguerli.
“Ti ha mandato questo”.
Ho infilato una mano nella tasca dei jeans e ho tirato fuori una catenina d’oro con l’occhio di Horus. Lei ha piegato la testa in avanti per farsela infilare al collo. Sull’isola tropicale sono andato a cercare Lucy nel cinema all’aperto. Era seduta nella prima fila, completamente nuda, le gambe accavallate. Con una mano stava accarezzando Nadia, seduta ai suoi piedi. Ogni volta che le passava le unghie sulla testa, emetteva uno strano suono, come un gatto che fa le fusa. Marina era nella stessa fila, aveva lasciato un posto libero vicino a Lucy, il secchiello con i popcorn sull’altro lato. Mi sono seduto in mezzo a loro e ho acceso un sigaro. Sullo schermo si vedeva l’immagine di un piedistallo di marmo, al centro di una stanza completamente bianca. Sopra, una vetrina, simile a quelle che si trovano normalmente nelle gioiellerie. Il calice di Lucy era appoggiato sul pavimento. Una donna si è avvicinata al piedistallo, camminando al rallentatore. Non aveva niente addosso, soltanto un paio di stivaletti neri con i tacchi altissimi. Gli occhi bendati. Ha sollevato la vetrina voltandosi lentamente. Al suo interno non c’era nulla. Dopo averla fatta cadere è rimasta al centro della stanza, con le mani sui fianchi e le gambe divaricate. La vetrina è andata in frantumi passando in primo piano. Un conto alla rovescia ha interrotto l’immagine, poi è apparso un campo da baseball.
“Sei sicuro di volerla ancora incontrare dall’altra parte?”.
Sullo schermo è comparsa Marina. La scena era sempre al rallentatore. Aveva addosso una divisa da baseball. Elmetto rosso, maglietta bianca e pantaloncini rossi. Sulla schiena sono riuscito a leggere la scritta SuperMarina e il nome della squadra: Tie Girlsss 666. Una mano sulla visiera, l’altra trascinava la mazza di alluminio. Il viso era nascosto dall’elmetto. Si è piazzata sulla base ondeggiando i fianchi. La palla roteava in aria ad una lentezza infinita. Mi sono voltato a guardarla proprio quando l’ha colpita respingendola oltre lo stadio.
“Certo che sono sicuro”.
Lei ha risposto: “Fussy…shame”.
Nadia si è alzata in piedi, ha ruggito verso di me prima di scomparire nell’oscurità del cinema.
“La tua leonessa mi è sempre più simpatica”.
Lucy non ha risposto, però ha aperto le gambe, un sorriso si è allargato sulle sue labbra. Marina ha fatto cadere i popcorn e mi è salita in braccio. Sullo schermo era tornata la donna bendata. La vetrina era ancora vuota. Marina si è spogliata per scopare, Lucy le stava accarezzando la schiena nuda.
“Sai, durante l’ultima consegna mi è venuta un’idea”
“E pensi che funzionerà?”.

Quando mi sono svegliata mi sentivo letteralmente a pezzi, come se mi avessero usato al posto del rullante di una batteria per tutta la notte. Mi bruciavano le labbra da impazzire per tutti i cazzi che avevo succhiato la sera prima, il dolore mi stava tormentando allo stesso tempo però mi faceva sorridere. Stavo per scoppiare a ridere, ma uno dei taglietti sulla pelle irritata mi fatto cacciare un urlo, spingendomi a portare una mano alla bocca. La stanza era vuota, erano spariti tutti, probabilmente per andare in spiaggia. L’orologio del telefono segnava le 15.30 in punto. Sapevo che non poteva essere possibile, ma alzandomi dal letto ho avuto l’impressione di riuscire a mettere a fuoco gli oggetti intorno a me in maniera ancora più nitida di quando indossavo gli occhiali. Ho guardato il mio corpo e sono riuscita a distinguere i pori della pelle sotto la luce opaca delle tapparelle abbassate. Mentre mi dirigevo verso il bagno ho inciampato in un paio di bottiglie di birra vuote, ne ho raccolta una senza pensare. Sulla porta sono quasi scivolata su un preservativo usato, di nuovo sono stata sul punto di scoppiare a ridere, ma mi sono subito portata la mano alla bocca. Era ancora pieno di sperma. Ho raccolto anche quello e me lo sono messo sulla lingua, spremendolo con due dita. Aveva un sapore tremendo di vasellina, quando però ho sentito lo sperma freddo in bocca mi sono eccitata e ho ingoiato. Davanti allo specchio mi sono accorta di avere al collo il medaglione dell’amica di C. A. L’ho appoggiato sul lavandino e mi sono infilata nella vasca. Sentivo l’acqua bollente sciogliere i muscoli indolenziti, mi sono appoggiata con i piedi alla parete e ho infilato la bottiglia di birra nella fica, dal fondo, tenendola per il collo. L’ho tolta prima di venire, è scivolata fuori senza difficoltà seguita da un getto caldo. Poi ho infilato il collo nel culo, cercando di raccogliere un po’ di liquido caldo da una pozza sulla pancia per poterlo bere. Sono venuta di nuovo. Sul bordo della vasca ho trovato un rasoio verde. Mi sono infilata sotto la doccia e l’ho usato per depilarmi la passera. Nell’armadietto del bagno ho trovato anche un deodorante all’acqua marina. Ne ho spruzzato un po’ sul corpo e mi sono infilata il bikini. Prima di uscire sono tornata in bagno per prendere l’amuleto.
Sul pavimento avevano messo un vecchio televisore in bianco e nero, un vero pezzo da museo con i transistor e l’antenna di acciaio. Si è acceso da solo, sullo schermo azzurro è comparsa l’immagine di una ragazza seduta su una poltrona di pelle nera. Indossava un lungo cappotto di velluto e occhiali da sole. Le mani avvolte nei guanti di pelle si tenevano aggrappate ai braccioli della poltrona.
“D’orror l’ingombrino le fiere Eumenidi, e lo spaventino gli urli di Cerbero, se un Dio non è”.
Mi sono diretta verso il televisore decisa a spegnerlo all’istante, ma prima che potessi raggiungere il pulsante mi sono accorta del cavo di alimentazione abbandonato sul pavimento. La spina era scollegata. Subito dopo è comparsa una ragazza con lunghi capelli rossi, una lunga veste bianca. Sono riuscita a vederla solo di spalle, mentre saliva lentamente una scala all’interno di una caverna. Seguiva lentamente la luce di una candela. Stavo ancora cercando di capire cosa stesse succedendo, quando il telefono si è messo a vibrare. Non so come era finito sotto il divano, mi sono dovuta inginocchiare per raccoglierlo. Sul display era comparso un messaggio in arrivo: “La notte in cui anche i ciechi torneranno a vedere. L. M.”. Mi sono di nuovo voltata verso il centro della stanza per guardare meglio lo strano televisore, ma era sparito. Poi sono uscita per raggiungere gli altri, cercando di convincermi a non pensarci più. Poteva essere soltanto un’allucinazione dovuta al caldo o a qualche effetto postumo della sbronza.
scritto il
2021-06-14
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