Il mio porto sicuro

Scritto da , il 2020-11-06, genere tradimenti


Era una nave vecchiotta e piccola, ma a quei tempi non c’era lavoro, c’era un po’ di crisi dappertutto, la crisi degli anni 80-82, accettai di andare a fare parte dell’equipaggio di questa nave di bandiera di Arabia Saudita, Moto Nave Barakatallah, il personale era misto, cinque italiani, cinque iugoslavi, quattro cileni, due egiziani e due di Ghana, facevamo viaggi fissi dal nord Adriatico fino al porto di Gedda, in Arabia Saudita. Un viaggio tondo aveva una durata de 16-17 giorni

Il capitano, italiano, un bel uomo permanente abbronzato, imbarcato assieme alla moglie, una rumena di Costanza di nome Charlotte, capelli neri corti, occhi verde mare, pelle bianchissima, alta circa 1,80, un viso da bambina scostumata e capricciosa, ma quello che ci faceva girare la testa a noi tutti, erano un paio di tette di notevoli dimensioni, probabilmente un reggiseno di quarta misura.

Il capitano, uomo molto fortunato ad avere una femmina così bella, sposato da dieci anni con lei, quel che non combaciava, era che lui aveva 59 anni, mentre lei solo 30, e la cosa più sgradevole era che lui non la trattava come sua moglie, con amore, il più delle volte lo faceva più come se fosse la sua serva, e questo era anche un commento dell’equipaggio, anche le maldicenze dicevano che c’erano litigi continui tra loro.

Siamo partiti per il primo viaggio, almeno per me, e i giorni trascorrevano nelle routine di tutte le navi di lungo corso, manutenzioni varie, ricevere i bollettini meteorologici sulla ruta, gli avvisi alla navigazione, mantenere il contatto con la head-office per ricevere eventuali istruzioni, e così via …

Charlotte, in cerca di compagnia durante i lunghi giorni di navigazione, cominciò a venite in sala radio per parlare un po’ di tutto, presto cominciarono i commenti da pettegoli che lei andassi alla ricerca di un cazzo, mio cazzo, mi son sentito lusingato ma non era la mia intenzione, anche si dovrò ammettere che qualche sega mi facevo pensando a quel paio di tette, e chi no?

Col trascorso dei giorni siamo diventati più amici e lei mi confidò alcune delle cose che già tutti quanti avevamo dedotto, il suo matrimonio non andava tanto bene, ha ammesso che egli quasi non la toccava, e questo la faceva sentire frustrata come donna, poi come giovane donna lei si sentiva trascurata sessualmente.

Io invece di approfittare tale situazione, mi sentivo scomodo, sentivo che lei si insinuava con me, e non era qualcosa che io volesse davvero, il mio diavoletto mi diceva … “dai cretino, prendila … ti sta offrendo la sua micetta in un vassoio” … ma pensando con la testa sulle spalle, cercavo di non cadere nella tentazione, ma le sere l’altra testa aveva il sopravento e finivo a farmi seghe continue.
Nel secondo viaggio, Charlotte scendeva dal ponte di comando e veniva in sala radio, profumata ed allegra, metteva in mostra i suoi incanti, le sue tette con una blusa attillata e alquanto trasparente, una gonna che rialzava il suo culetto, io la riempivo di complimenti e quanto era fortunato l’uomo che avesse accanto a lei, lei sbozzava un sorriso, più che un sorriso era una smorfia di disincanto, il suo rapporto con suo marito non era dei migliore.

Io cercavo di dargli dei consigli, li dicevo quanto lei era bella e che lei doveva lottare per il suo matrimonio, devi essere più sexy per tuo marito … non so … compra delle mutandine più sexy … un perizoma … una négligé trasparente … non lo so, fatte consigliare dalla commessa, loro sanno cosa si porta di più.

Un giorno, quando questa conversazione si ripetette, lei si alzò e mi disse … guarda cosa ci ho per lui … alzandosi la gonna, mi fece vedere un perizoma nero che copriva una fica pienotta e rasata … quasi mi cade la bava … copriti ti prego, dissi, oh! scussa ma io sto lottando da sempre, ma ha volte mi sento stanca di lottare soltanto io, ed allora mi viene una voglia di vendicarmi per questa mostra di disaffezione e mancanza di amore.

La mia testa mi girava malamente, sulla nave tutti davano per sicuro che io la stavo scopando e ricevevo dei complimenti, io rispondevo che erano solo pettegolezzi dell’equipaggio ma che in realtà non c’era niente tra lei e me, nessuno mi credeva, il mio diavoletto era sempre più insistente … “sei tutto scemo … lei sta lì per te … vai a sbattere quella fica desiderosa … vai” ma io pensavo diversamente, sicuro che le era una bella chiavata, non c’erano dubbi su questo, ma pensavo che se accedevo ai miei bassi impulsi, avrei fatto più danno e non l’avrei aiutata per niente, mi ero affezionato a lei e non volevo causarle del male.

Siamo arrivati al terzo viaggio, era dicembre vicino ai giorni di natale, eravamo in navigazione verso il canale di Suez, scendendo per Gedda, sotto il mare egeo ci trovammo in mezzo ad una tempesta forza nove, onde alte una decina di metri, mare molto agitato, sotto l’isola di Creta, la burrasca si è incrementata, colpi fortissimi venivano dalle stive, il nostromo insieme ai marinai sono andati a vedere, p tornato con delle cattive notizie, le catene che reggevano il carico s’erano spezzate e quindi, grossi pezzi di granito e molte casse di mattonelle erano cadute in fondo alla stiva, c’era molta distruzione ma niente che mettese in pericolo la nave stessa, quindi abbiamo continuato col nostro viaggio, cercando di allontanarci dal temporale.

Salpati da Suez, ci arrivò un telegramma ordinando una nuova destinazione, Port Sudan, un giorno più lontano da Gedda, dovevamo scaricare lì, poiché Gedda non aveva voluto accettare parte del carico distrutto.

Il mar Rosso, ha delle temperature altissime durante tutto l’anno, quindi a Port Sudan c’erano almeno 40-45 gradi all’ombra. Lavorare sotto il sole a quella temperatura, per dire qualcosa, era una sfida, il porto non contava con delle attrezzature sufficienti per attendere una nave come la nostra, non c’erano neanche abbastanza stivatori, quindi dalla head-office arrivò l’ordine di fare la scaricazione con l’equipaggio della nave, c’erano dei soldini extra per chi accedessi a svolgere questo lavoro, abbiamo raggiunto un accordo e cosi tutto l’equipaggio, dal cuoco fino ai macchinisti, abbiamo conformato una forza di lavoro ad-hoc, facevamo un’ora di lavoro per due di riposo.

Nel secondo giorno di lavoro, ho finito mio turno nel pomeriggio e andavo verso la mia cabina, trovai a Charlotte nel corridoio, venivo sudato e a torso nudo, con scarpe di lavoro ed uno short di jeans, lei mi ha guardato con degli occhi avidi, come se avesse visto qualcosa di desiderabile, mise una mano sui miei pettorali … oh! come sei caldo, disse … ma fa un caldo della miseria là fuori, vado a rinfrescarmi sotto la doccia, risposi … poso venire con te? … mio marito è andato a terra con l’agenzia … ho fatto un lungo respiro di riflessione … va bene, andiamo, dissi.

Sapendo tutti e due che c’era qualcosa di vietato nel nostro agire, siamo entrati nella mia cabina velocemente, l’ho spinta contro la porta e l’ho baciata a lungo, sentendo con le mie mani tutta la sua bellezza, il caldo della sua pelle, l’ho spogliata in un battibaleno, adesso ero io a guardarla con occhi affamati di sesso, l’ho girata per guardare il suo culetto e confermare ch’era uno dei più belli che abbia mai visto, ho messo una mano sulla natica e dissi … andiamo sotto la doccia, lei mi guardo con gli sorridenti e mi bacio velocemente sulle labbra, poi prese il mio cazzo e disse … andiamo, non ce abbiamo molto tempo.

Ho fatto scorrere un po’ d’acqua sulle sue tette e cominciai ad insaponare suo corpo magnifico, lei non toglieva i suoi occhi da me, anche a me sembrava un sogno tenere questa bellissima femmina a fare la doccia con me, volenterosa e desiderosa, lei mi lavava il cazzo indurito, ed io stuzzicavo i suoi capezzoli, chinando la mia testa le ho baciati e succhiati, lei gemeva e stringeva la mia testa, l’ho fatta girare ed appoggiai mio cazzo fra le sue natiche, lei allargò un po’ le sue gambe e si chinò in avanti per permettere la penetrazione dal didietro, non farmi del male, disse, ma io non volevo il suo culetto, l’ho fatta chinare un altro po’ in avanti e le labbra della sua micetta erano forzate dalla testa del mio cazzo, ho spinto lentamente, lei ha urlato ed alzato la sua testa, ha messo una mano sulla mia natica ed ha spinto verso di lei per approfondire la penetrazione, l’ho scopata per alcuni minuti e non ce l’ho fatta a non schizzare tutta la sborra accumulata dentro la sua micetta, lei non era venuta, mi volevo scusare per essere venuto cosi presto, ma l’ho girata … baciai le sue tette e mi sono inginocchiato fronte alla sua fica, cominciai a leccare la sua micetta, fuori e dentro, lei allargò le cosce ed io la baciai fin quando lei prese la mia testa per strofinarla sopra le sue labbra gonfie, raggiungeva un orgasmo pure lei, ora ero contento, rapidamente l’ho asciugata, lei indosso i suoi panni e dopo molti baci lascio la mia cabina con cautela pero non essere vista. La cassa di Pandora era stata aperta.

I giorni susseguenti sono stati, giorni di preoccupazione perché lei mi cercava quasi sfacciatamente, abbiamo scopato sul ponte di comando, nell’ufficio di caricazione, nell’infermeria, io avevo le chiavi di molti uffici sulla nave e quindi lasciavo una porta aperta e poi la raggiungevo per fare una sveltina da qualche parte. Rischiavamo tutti e due, ma queste cose vietate sono delle droghe, ed eravamo ormai dipendenti.
Di ritorno nell’Adriatico, arrivando ad Ancona, il comandante mi chiese se potessi accompagnare sua moglie a Roma, a casa sua, giacché lei andava per controllare un po’ la proprietà e portare due valigie alquanto pesanti, il mio compito sarebbe scendere dal treno con lei accompagnarla vicino al taxi e poi io potevo continuare mio viaggio a Napoli, per godermi una licenza di tre giorni e ritornare sulla nave a Chioggia, accettai subito.

Appena il treno s’allontanò dalla stazione ad Ancona, lei è venuta tra le mie braccia, ci siamo baciati e coccolati fino a Roma, io cercavo di farla restare ferma, ma lei era assettata ed io ero la fontanella d’acqua più vicina.

Io ero affezionato a lei, ma non innamorato, non riuscivo a fargli capire questo, la instavo a non distruggere il suo matrimonio, sono stato con lei a casa sua una nottata, praticamente non abbiamo chiuso occhi, a scopare come conigli, una donna così bella non si può rifiutare, ma nel pomeriggio me ne andai a Napoli dove mi aspettava la mia ragazza, proprio così, da sette anni ho questa ragazza a Napoli con la quale sono abbastanza felice devo dire, ma le debolezze umane, sono sempre presenti e “occhi non vedono, cuore non sente”, avevo qualche rimorso, fin quando sono arrivato a Napoli, tra le sue braccia e quella sera tra le sue cosce, Charlotte era già lontana dal mio pensiero.

La mia sosta a Napoli, ha raffermato i miei sentimenti verso la mia ragazza, sapevo che lei era il mio porto sicuro dove potevo sempre tornare, il resto erano dei porticcioli di passaggio.

Arrivai a Chioggia in mattinata presto, ho preso un taxi e me ne andai nel porto, con le mie credenziali andai sulla nave, ho fatto colazione col pane caldo appena uscito dal forno, ero in cucina a bere caffe, il cuoco voleva sapere se mi stavo scopando oppure no alla moglie del capitano, lo rassicurai mille volte che c’erano solo dei pettegolezzi … lui mi guardava sfiduciato e quando uscivo dalla cucina, disse … guaglione sei un fetente! …

Davvero ero diventato un fetente e non mi sentivo per niente fiero di quello successo finora, pensavo di far riflettere a Charlotte.

Verso le 07:30 andai in cabina dal comandante, il capitano era lì seduto nel suo ufficio, per fortuna Charlotte era rimasta a Roma e sarebbe tornata sulla nave a Trieste, beh! Almeno sarei tranquillo per un paio di giorni, lui mi ringraziò per aver aiutato a sua moglie, io ringraziai i giorni di licenza.

Effettivamente Charlotte era in banchina all’arrivo della nave nel porto di Trieste, salutava con la mano suo marito, io cercavo di mantenermi lontano dai suoi sguardi, il nostromo mi guardava e rideva divertito.

Una volta ormeggiati, ho fatto tutte le diligenze con delle autorità del porto insieme al comandante, Charlotte bellissima, era dietro a suo marito e portava del caffè, gli ufficiali del porto la guardavano dalla testa ai piedi, ammiravano come buoni marinai alla femmina.

Verso le 10:00, Charlotte mi porto un caffè nella sala di radio, chiuse la porta e mi bacio con passione, non mi chiese niente altro che … hai fatto l’amore con la tua ragazza? … allargando le mie braccia ho risposto … naturalmente, cara … cosa ti aspettavi? … lo dovevo sentire da te, disse … poi se ne andò un tanto incazzata. Ah! Pensai, speriamo che finisca così.

Siamo partiti da Trieste verso il canale di Suez, Charlotte si manteneva un po’ distante e fredda, ma sempre amichevole, per me stava benissimo quindi non facevo niente per incoraggiare qualcosa di diverso, ma un pomeriggio mentre dormivo, Charlotte è entrata nella mia cabina, non me ne sono accorto fino a quando lei si è chinata per baciarmi … oh! sei tu … cosa ci fai qui, dov’è tuo marito? … oh! lui dorme, l’hanno svegliato in nottata perché c’era un’altra nave sulla nostra rotta ed abbiamo dovuto manovrare, poi si è preso una pillola per dormire, quindi ci abbiamo un paio d’ore.

Oh! Charlotte, lo sai che non dobbiamo fare queste cose, no? … si, lo so … ma so che te ti piace, pure a me piace … così dicendo si tolse il maglione ed il reggiseno, mi sfiorava le labbra coi suoi capezzoli, aprì la mia bocca e mordicchiai suoi capezzoli che s’indurivano, leccai le sue aureole piccole e oscure, lei gemeva … senza perdere molto tempo lei si spogliò e cominciamo a scopare con lei a cavallo su di me, io mi godevo le sue tette che sobbalzavano su e giù, poi lei comincio a scoparmi sempre più veloce, quasi singhiozzando e tremando con forza, lei ebbe un orgasmo, è rimasta su di me respirando affannosamente, io sempre dentro di lei accarezzavo suoi capelli e la scopavo con dolcezza, aprivo le sue natiche con le mie mani e stuzzicavo il suo piccolo buchetto roseo … ti piace il mio culo? chiese … tutto il tuo didietro è bello, certo che mi piace … si raddrizzo sul letto, tolsi mio cazzo dalla sua fica e lo punto su suo culo, lentamente lo fece entrare nel suo culetto strettissimo, il cazzo bagnato dalla sua fica, entrava con difficoltà ma inesorabilmente avanzava dentro di lei, lei si sedeva e spingeva sempre più dentro, quando si è sentita comoda ha cominciato a scoparmi con suo culo, il mio cazzo si era indurito ancora di più, ma lo stimolo e lo strofinamento più acuto, mi fece tremare e lanciare un urlo gutturale mentre fluiva dai miei coglioni una sborrata pazzesca … lei mi guardò negli occhi dicendo … ricordati che sei l’unico che mi ha fatto così, poi mi ha baciato mescolando la sua lingua con la mia …

Senz’altro che era stata una bella scopata, ma capì che lei si stava facendo delle idee con me, non volendo continuare ad alimentare false aspettative, presentai la mia richiesta di sbarco all’arrivo ad Ancona.

Charlotte è venuta a piangere nella sala radio, anche a me mi son cadute delle lacrime, ma non avevamo niente altro che un’attrazione reciproca, che ci avrebbe fatto più male che bene, così tornai a Napoli dalla mia ragazza che si accorsi di qualcosa, ma non domando niente e mi diede soltanto il suo amore … lei è il mio porto sicuro.

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