Sonde della NASA sui monti di Venere

Scritto da , il 2020-05-30, genere comici

L'abat-jour illuminava il corpo nudo della ragazza, il busto un po' sollevato, le cosce aperte distese sul letto, i capelli sciolti, lunghi e neri, su una spalla, in quella posizione in cui Jos l'aveva sistemata con cura.
Yuko sorrideva di curiosità per quel gioco in cui il suo ragazzo aveva insistito per coinvolgerla.
La luce radente metteva in risalto ogni singolo particolare della pelle liscia. Una micropeluria, normalmente invisibile, ricopriva la pelle vellutata, cosparsa di microporosità, visibili solo ora alla luce ravvicinata della lampada da comodino.
Le areole erano larghe su capezzoli appena accennati, con una marcata ombra, come in quelle foto della Luna prese vicino alla linea tra luce ed ombra.
L'ombra di una sonda spaziale si stagliò netta sul seno della giapponese, sullo sfondo una concitata comunicazione radio tra la navicella e Cape Canaveral.
-Houston, ci avviciniamo alla zona identificata per lo sbarco cchhhhhh.....- rumore di radio gracchiante.
-Qui base, procedete secondo il programma....-
Yuko portò una mano alla bocca scossa dalle risa.
-Noooo...!- la rimproverò Jos in preda al panico. Le risate avevano scosso i seni in vibrazioni ritmiche che rischiavano di mandare a monte una spedizione spaziale progettata per anni.
La ragazza cercò di trattenersi, mentre la navicella le sfiorava il seno in cerca del punto migliore per approdare.
-Qui base, che succede????-
- Emergenza rientrata, Houston.... alcune scosse di terremoto hanno sconvolto la superficie del pianeta... cchhhhhhh.....La situazione sembra ora sotto controllo....-
-Non correte rischi inutili.... procedete solo se in condizioni di massima sicurezza ...cccchhhhhh.... Passo!-
Nel modulo orbitante si lavorava con solerzia, la manovra procedeva secondo il programma e il modulo di atterraggio si staccò dal corpo principale che continuava ad orbitare intorno al seno di Yuko.
Il modulo orbitante fu appoggiato sul comodino per permettere una migliore gestione del modulo di atterraggio da parte dei cosmonauti.
-Qui modulo di sbarco. Houston, abbiamo identificato la zona di atterraggio, proprio sul largo cratere oscuro in cima al monte tetta, come da programma.... ccchhhhh!-
-Qui base di controllo, procedete con cautela....-
Il modulo di atterraggio sfiorò il capezzolo di Yuko, provocando un piccolo sussulto della ragazza che le fece tremare il seno.
“Attento.... concentrati sulla manovra!” si rimproverò il secondo pilota che, per un'inezia, stava per far fallire l'intera spedizione. Il comandante della spedizione, al suo fianco, si stringeva nervosamente i pugni.
I due cosmonauti avevano già preparato il Surveyor, il modulo a quattro ruote per muoversi sulla superficie del pianeta, ed erano vestiti con le tute spaziali da sbarco, mancava solo il voluminoso casco.
Al contatto con la navicella, l'areola si era un poco contratto ed il capezzolo si era fatto più netto e sporgente. Bisognava rompere ogni indugio!
Con una rapida rotazione concentrica la navicella fece tre orbite strette intorno al capezzolo e si depositò con leggerezza sull'areola in cima al seno di Yuko.
La ragazza fece ancora un altro piccolo sussulto al contatto con le gambe ammortizzate del modulo di sbarco, ma la situazione era ormai sotto controllo.
Dopo gli adeguati controlli, dal modulo di sbarco si aprì il portellone e i due astronauti posero piede per la prima volta nella storia dell'umanità sul seno di Yuko.
La concentrazione a Cape Canaveral era al massimo. Un fragoroso applauso smorzò la tensione alla base di comando delle operazioni.
-Houston, stiamo uscendo.... ccchhhhh....-
La tensione era ritornata a mille.
-La superficie è liscia.... sembra soffice ed elastica....-
I controllori di volo tenevano i volti appiccicati sui monitor. Le prime informazioni confermavano i dati delle sonde interplanetarie.
I due astronauti affondarono i piedi protetti da stivali termici nel soffice seno di Yuko, che non poteva fare a meno di cominciare a provare una certa eccitazione, col rischio di compromettere l'esplorazione spaziale.
I due astronauti sembrava ci provassero gusto e cominciarono ad affondare e a saltare su quella superficie morbida ed elastica. La scarsa gravità del pianeta da esplorare agevolava quelle manovre.
In particolare sembravano interessati a saltellare nel vasto cratere a fondo scuro rappresentato dall’areola di Yuko che, pur cominciando ad eccitarsi, doveva trattenersi per non scoppiare a ridere.
Con angoscia i due esploratori notarono che la superficie del cratere stava cambiando stato della materia. Una progressiva contrazione dei contorni del cratere li stava per stringere in una morsa mortale. Il fondo stesso del cratere si stava sollevando ed al centro eruppe una montagna dalle pareti apparentemente inviolabili. Il capezzolo di Yuko era emerso dal cratere dal fondo scuro.
La ragazza ora si mordeva appena, appena il labbro inferiore, sottoposta alla stimolazione erogena degli incauti astronauti.
-Houston…. Abbiamo un problema! …. Ccchhhhh….-
-Qui base di controllo, che succede!!!-
-La superficie del monte tetta si è modificata ed è emerso un pinnacolo!
-Riuscite ad eseguire rilievi e sondaggi di questo oscuro cataclisma? Va assolutamente studiato, è un fenomeno di incommensurabile valore scientifico!-
Il capezzolo di Yuko intanto era riprodotto su tutti i monitor in bianco e nero della base operativa del centro controllo missione spaziale.
I due impavidi astronauti senza la minima esitazione si lanciarono alla scalata del capezzolo.
Yuko osservava i vani tentativi degli esploratori di arrampicarsi sul capezzolo. Ogni volta che sembravano arrivare in cima, scivolavano giù, talvolta fermandosi solo alla base della tetta. E ogni volta passo dopo passo, senza demordere, risalivano.
Per Yuko la stimolazione cominciava a diventare rilevante. Il capezzolo era ormai completamente eretto, l’areola contratta e sporgente, una sensazione di piacere per il continuo palpeggiamento del seno, si rifletteva nella vulva, che cominciava ad inumidirsi. Ma mordendosi le labbra cercava di resistere.
Alla fine, aiutandosi con il modulo di atterraggio, uno dei cosmonauti si rizzò in piedi in cima al capezzolo, aiutando l’altro a raggiungerlo sulla stretta superficie della cima.
Con orgoglio, proprio in quel punto piantarono la bandiera degli Stati Uniti, cosa che provocò un profondo avvallamento della superficie della mammella, con conseguente nuova stimolazione.
Dopo le dovute misurazioni scientifiche, comunicando al centro di controllo, gli astronauti individuarono un’analoga struttura montuosa proprio a poca distanza dal monte tetta, su cui si trovavano.
-Houston, ci spostiamo, abbiamo individuato un altro monte da esplorare!...ccchhhhh…..-
-Qui base di controllo, procedete, ma con cautela!-
I due astronauti saltellarono ancora un poco sul capezzolo e poi giù di nuovo sull’areola dove presero posto sul Surveyor. Il delicato vettore fu presto azionato, cominciando a scendere dalla tetta.
Appena in tempo. Yuko tra solletico, eccitazione e l’ilarità del gioco, era scoppiata a ridere, facendo sussultare i seni. I cosmonauti avevano corso un grave pericolo.
Con ostinazione scientifica percorsero la stretta valle tra i seni di Yuko per iniziare una salita a spirale del secondo seno. All’eccitazione iniziale si sommava ora una nuova stimolazione del secondo capezzolo. Sulla scorta dell’esperienza acquisita, gli esploratori salirono facilmente sulla cima, già eretta ed appuntita. Sostarono a prendere alcune misure e a godersi il panorama sulle pianure lungo il ventre di Yuko.
Oltre un curioso cratere piccolo ma profondo, si intravvedeva una struttura ricoperta di fitta vegetazione.
-Houston… abbiamo evidenziato probabili forme di vita!-
Sui monitor del centro controllo terrestre apparve l’immagine zoomata e sfuocata del monte di Venere di Yuko, ricoperto di folti peli neri.
Un urlo di stupore si alzò nella sala del centro controllo. Per la prima volta su un pianeta esterno alla Terra erano evidenti forme di vita autoctone! I controllori erano appiccicati ai monitor mentre milioni di dati sfrecciavano sui monitor degli elaboratori elettronici. Ma le immagini erano di scarsa qualità.
-Qui centro controllo, cercate di raggiungere quel monte! Avete batteria nel Surveyor?-
-Qui Surveyor, …ccchhhhh… energia sufficiente. Ci dirigiamo a sud!-
L’entusiasmo era incontenibile. Saltellando sul seno di Yuko, il Surveyor raggiunse rapidamente la stretta valle tra i seni, mentre Yuko aveva cominciato ad ansimare per il rimbalzamento sul suo capezzolo.
Lentamente il Surveyor percorse la pianura in lieve discesa raggiungendo l’ombelico della paziente ragazza. La stimolazione tattile sul ventre in direzione del pube le stava convergendo brividi di eccitazione verso la vulva.
La pianura planetaria tremava di piccole scosse sismiche; il ventre di Yuko si contraeva in spasmi di eccitazione.
Gli astronauti arrivarono all’ombelico sostando per alcune misurazioni. Era questo il più profondo cratere finora sondato.
-Houston… siamo al cratere, una struttura di vaga forma ombelicale… profondo ed insondabile…!-
Le immagini dell’ombelico di Yuko scorrevano sui monitor.
-Chiediamo autorizzazione ad esplorazione profonda.-
-Autorizzazione NEGATA, ripeto, autorizzazione N-E-G-A-T-A. Troppo rischioso!-
-Ma Houston è un reperto unico ed eccezionale!-
-Negativo, Surveyor, procedete introducendo una sonda ad acqua!-
I due astronauti scesero dal mezzo di locomozione rimbalzando sulla soffice superficie. Si concessero alcuni salti in giro per il ventre di Yuko e finalmente la sonda ad acqua fu installata ed operativa.
Jos si chinò verso l’ombelico introducendovi la punta della lingua. Con piccole leccate bagnate ne accarezzò i bordi, facendo gemere Yuko che involontariamente con un piccolo gemito contrasse l’addome ribaltando il Surveyor. La sonda penetrò ancora in profondità, mentre le dita di Jos sfioravano il ventre della giapponese. La mano di Yuko gli accarezzò la nuca.
-Houston abbiamo “un altro” problema! Una scossa tellurica ha ribaltato il Surveyor!!!-
-Avete subito danni? Siete feriti?-
-No, tutto bene, pensiamo di riuscire a rimettere in moto il modulo di trasferimento.-
-Bene, qui centro controllo operazioni, procedete verso il monte… come lo chiamiamo?-
-Monte di Venere! ..cchhhh…-
-Qui centro controllo, approvato!-
L’eccitazione cresceva quando il Surveyor affrontò la salita del monte di Venere, infilandosi tra i peli del pube di Yuko. Parcheggiato il modulo i due astronauti si inoltrarono tra i folti peli in lungo e in largo per studiare e campionare quella meravigliosa foresta extraterrestre.
Yuko ricominciò a sospirare… -Jos, mi stai facendo impazzire….!-
-Houston, qui base avanzata sul monte di Venere, la foresta è meravigliosa, io ci starei a vivere per tutta la vita!-
-Negativo! Autorizzazione negata! Proseguite l’esplorazione, avete campionato gli steli degli strani alberi? Cosa c’è oltre alla foresta?-
-Campionamento eseguito!- e intanto Jos dette una bella ravanata sul pube di Yuko, provocando un nuovo gemito di piacere.
-Di fronte a noi il monte precipita in una profonda valle con un rilievo montuoso al centro. Forse…. Forse ci sono tracce di acqua liquida!!!-
Nuovo boato di entusiasmo negli studi al centro controllo operazioni.
Sui monitor scorrevano le immagini delle pieghe inguinali di Yuko, con al centro la vulva sporgente, ormai vistosamente bagnata di secrezioni.
-Ci dirigiamo verso la valle di destra! ….ccchhhh….-
-Fate attenzione!-
I cosmonauti risalirono sul Surveyor, fecero ancora qualche giro sul monte di Venere, con piena soddisfazione del pianeta orientale, e scivolarono con audacia nell’inguine di destra. Nuovo sussulto della ragazza che non riusciva più a trattenere le contrazioni pelviche.
Il Surveyor procedeva incerto in mezzo alle scosse sismiche, scivolando all’esterno delle grandi labbra della giapponese, proseguendo una stimolazione che rischiava di fare esplodere un’eruzione vulcanica. Pur in presenza di chiare valli di erosione da correnti di acqua, non furono rilevate tracce del prezioso elemento.
I due esploratori erano intenzionati a non demordere, c’era ancora la valle di sinistra da esplorare, anch’essa di chiara origine erosiva, e, ora lo notavano più da vicino, la catena di monti centrali alle due vallate, sembrava promettere qualcosa di buono.
Il Surveyor scese in fondo alla valle inoltrandosi sulla superfici interna della cosce di Yuko, senza reperti di rilievo, se non un incremento delle scosse telluriche, ma ritornando verso la valle e contornando la catena montuosa al suo estremo inferiore, finalmente notarono un copioso ruscellamento.
-Houston…. Ccchhhhh…. Abbiamo trovato l’acqua!-
Ulteriore boato dei controllori di volo del centro operazioni. Questa spedizione stava superando le migliori aspettative.
-No… aspettate, forse non è acqua!-
Le ruote gommate del Surveyor rallentarono nel torrente di secrezioni limpide dalla vulva di Yuko, rimanendo completamente invischiate. I cosmonauti provarono ad azionare i reattori di volo, ma fili di bava trattenevano il mezzo di locomozione. Alla fine gli esploratori dovettero abbandonare il mezzo in piena avaria. Appena in tempo. Il Surveyor fu subito inghiottito da un’ondata di liquido vischioso e scomparve verso il sedere dell’asiatica.
Gli astronauti decisero di tentare il tutto per tutto, risalendo la corrente.
Sentendo i tenaci passi dei due terrestri sul perineo, risalire verso la vulva sulle sue secrezioni mucose, Yuko cominciò a gemere Movimenti ritmici scuotevano la catena centrale mentre i cosmonauti superando le grandi labbra si inoltrarono fra le piccole labbra.
-Houston…. Cchhhhhh… Houston!- le comunicazione erano interrotte, troppo si erano spinti lontani dal modulo di atterraggio.
I cosmonauti presagivano il loro ineluttabile destino ed il fallimento imminente di tutta la spedizione, quando il comandante riuscì ad issarsi sulla cresta sommitale, aiutando il secondo pilota.
Si erano appena messi in piedi quando il secondo pilota affondò fino al collo in una voracine schiumosa che improvvisamente si aprì sotto i suoi piedi.
Coperto di secrezioni mucose, il pilota stava per affondare in quelle sabbie mobili, ma il comandante con uno sforzo disperato riuscì a sollevarlo, estraendolo da quella morsa letale.
Ma appena fuori ricaddero tutti e due nella voragine, da cui risalirono a fatica. Le dense secrezioni filanti li legavano facendoli scivolare su e giù.
Yuko sentiva gli astronauti entrarle tra le piccole labbra, talvolta fin dentro in vagina, uscirne ed entrarne più volte. Ogni volta emetteva più muco dalla vulva, rendendo vani i tentativi degli astronauti. Questo su e giù sempre più profondo rischiava di esplodere in una vera e propria eruzione con getti di lava e muco e scosse sismiche propagate a tutto il pianeta.
Yuko sospirava ripetutamente, ogni tanto le scappava qualche gemito.
Gli astronauti tra le dita di Jos, che, insieme agli umani penetravano e strofinavano piccole labbra e pareti vaginali, erano quasi giunte al culmine della tollerabilità, quando tutto il movimento e le secrezioni si fermarono repentinamente.
-Houston… Houston!!! May day, may day! Comunicazioni radio interrotte, corto circuito da infiltrazioni idriche!!!-
Poi silenzio. Una calma totale….
I due cosmonauti sentirono ognuno dentro di sé una voce, una presenza parlare alle loro coscienze.
-Giovane Skywalker! La conoscenza profonda deve essere!-
Stupore tra i due esploratori spaziali, che si guardavano senza capire.
-Se la conoscenza raggiungere vuoi, in profondità andare devi! Che la forza sia con voi!-
La voce dello Jedi era stata chiara, inconfutabile. L’incontro con l’oscura signora nascosta nella voragine era dunque stato rinviato?
-Secondo pilota! Attrezziamo il modulo di immersione!-
-Qui base controllo, Surveyor rispondete! …ccchhhhhh…. Qui base controllo, Surveyor rispondete!-
-Le comunicazioni sono ripartite!!!- urlò il comandante della missione spaziale.
-Houston, Houston vi riceviamo!-
-Qui Houston: avete un problema???-
-Situazione sotto controllo, stiamo attrezzando il modulo di immersione, abbiamo scoperto da dove origina il moto ondoso!-
-Ottimo, base avanzata! Procedete con la penetrazione profonda!-
-Ricevuto!-

Jos appoggiò i due cosmonauti bagnati di muco sul comodino, il Surveyor completamente lucido di secrezioni fu posato di fianco; stessa sorte subì il modulo di atterraggio.
Yuko allargò le cosce, mentre il giovane le si inginocchiò davanti tenendosi in mano il pene eretto.
-Vieni giovane Skywalker…- sussurrò Yuko mentre l’olandese indirizzava il pene tra le piccole labbra infilandosi profondamente nella vagina.

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