Crudelia

Scritto da , il 2020-02-05, genere pulp

Crudele è un aggettivo che si da in genere a persone che in vario modo, utilizzano la loro indole sadica e disumana, su altre persone o animali.
A me l'ha dato la mia nonna quando per l'ennesima volta, mi ha sorpresa a torturare un uccellino.
Allora avevo 7 anni e frequentavo ancora le scuole elementari, ora che mi sono laureata e sono la "principessa" del foro dove esercito come avvocato penalista, per tutti sono Crudelia.
Chiaramente non ho ancora ucciso nessuno, ne indotto qualcun'altro a farlo per me; ma di dolore, quello sì che ne ho procurato, e con piacere.
Sono single e sono pure una bella donna, anche ora che sono arrivata negli "anta", piaccio e mi piaccio.
E questo mi aiuta sia nel lavoro che nella vita privata, vita che non sempre riesco a tenere separata dalla professione.
In realtà, esercitando nella piccola provincia, dove tutti si conoscono e tutti sanno tutto di tutti, il segreto è una chimera.
Ed io oramai tengo solo una facciata di perbenismo, che tanto è inutile fingere; diciamo che chi sa tace, anche perchè ha paura di me.
Sono una sadica, ho fatto condannare innocenti, rigirando in sede dibattimentale fatti e prove e per farlo almeno due volte sono pure andata a letto con un giudice.
Giudice che poi ho ricattato, con foto prese ad arte da un amico durante i nostri amplessi.
Ebbene questa è Crudelia, una sadica, una vera stronza, che non si fa problemi ad usare se stessa se serve alla propria causa.
E la mia causa è il godimento perverso che provo a vincere, sapendo che farò condannare un innocente al carcere, o se gli va bene a pagare le conversioni dei giorni di galera in spese penali.
A che godimento a vedere le loro facce, e non nascondo la mia soddisfazione nel vincere così.
Ma il mio massimo lo do nel privato, frequentando gruppi sadomaso e club di scambio, dove mi sono divertita a umiliare maschi alfa che volevano fottermi.
E sia chiaro che con alcuni, c'ero pure stata o ci sarei stata, ma in quel momento o avevano interrotto ciò che mi ero organizzata o semplicemente mi andava così.
Un giorno in un club, uno di loro si era portato dietro una bella ragazza, nemmeno tanto stupida.
Quando mi ha vista mi è venuto vicino, abbandonando lei in un posto che non conosceva e pieno di marpioni.
Sia chiaro che lei non doveva essere una novizia, ma lui fece proprio lo stronzo, e nessuno può fare lo stronzo davanti a me.
Ci stava provando dicevo, e io ci stavo al suo gioco, ma solo per portarlo verso il mio; gliela facevo vedere sotto il mio abitino, e poi gli chiedevo di togliersi qualcosa.
Lui mi chiedeva di fare altrettanto, ed io dondolavo il piede facendo cadere la décolleté.
Poi gli chiedevo di rimanere a torso nudo e lui poverino, si spogliava; una scarpa ed una annusatina, per una giacca, una cravatta ed una scarpa, non male.
Mi chinai in avanti per mostrargli un po' di tette, mentre avvicinandomi al suo orecchio, con la bocca umida di saliva gli dicevo che se si toglieva tutto, pantaloni e slip, li al bar, gli avrei fatto un bel servizietto, proprio davanti alla sua bella.
E lui si tolse tutto, scarpe, calze, pantaloni e slip, rimanendo nudo al bancone del bar, tra me seduta sullo sgabello e la tipa che si era portato dietro, in piedi a poca distanza da lui.
Mi alzai dallo sgabello e con fare sinuoso gli passai accanto accarezzandogli i coglioni, e andai dalla tipa.
La guardai negli occhi e le presi una mano, le chiesi se le piaceva il tipo che l'aveva portata lì, mi rispose con un'alzata di spalle.
Le chiesi se voleva fare un gioco, e le si illuminarono gli occhi, poi mi di semplicemente sì.
Io presa la sua mano mi misi un dito in bocca, insalivandolo per bene.
Non so se lei aveva capito dove sarei andata a parare, ma si lasciò guidare da me, quando toltomi il dito di bocca, in un gesto calcolato lo infilai nel culo del maschio non più alfa, che aveva osato tentare di tenermi testa.
Ecco, io sono fatta così; potete anche dire che sono matta, ma se vi piaccio, se vi sono piaciuta almeno un po', vi prego, se passate di qua, portate un fiore anche per me, che qui nella bara sotto la nuda terra fa freddo e mi sento tanto sola.

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