La Marea (reprise)

Scritto da , il 2019-12-22, genere pulp

Ho sei proiettili.
Appartengono a una pistola semiautomatica 9mm. Ho inciso con cura le punte per farne dei dum-dum.
Sul tavolo assieme alla pistola stanno il manico della scopa, una siringa piena di veleno e una bottiglia d'acqua vuota, gli strumenti per le analisi sono sparsi per terra in frantumi.
La bottiglia era l'ultima, non ho più acqua, non ho più tempo, nessun soccorso, nessun Deus ex Machina, la salvezza me la devo fare da sola.
Ho anche dormito poco, non è possibile riposare con quel rumore che non smettono mai di fare, come la risacca delle onde sulla spiaggia, il suono che più amavo nella mia vita, ora darei qualunque cosa per non doverlo più sentire.

Prima.. prima dovevo sopportarlo solo durante il lavoro, qui nel sotterraneo, con sedici esemplari nelle gabbie, che ora sono ridotti a soli quattro.
Poi tornavo negli alloggi, in tempo per vedere il tramonto dalla terrazza sopra l'ultimo piano, con un caffè, due chiacchiere con gli altri, una briscola.
Ma undici giorni fa Alamo è caduta, e sono rimasta intrappolata, viva solo grazie alla resistenza della porta stagna. Caduta perchè a quanto pare quel suono che emettono è un richiamo, per pochi che fossero gli esemplari nel braccio 2, sono bastati ad attirarne sulla nostra posizione una marea. Alta abbastanza da superare le difese.

Ho cercato di tenere un diario di questi giorni, su un terminale scassato che non ha neppure tutte le lettere, ho potuto anche contattare un altro sopravvissuto, Marco, uno della manutenzione intrappolato diversi piani più in alto. Ci siamo parlati in webcam.. veramente a un certo punto, la solitudine, la paura, insomma non abbiamo solo parlato, ci siamo masturbati immaginando di scopare assieme.
Non è neppure la cosa più strana che abbia fatto, poco fa, dopo aver finito l'acqua e prima di incidere i proiettili, ho scritto come ultima nota sul diario di essermi iniettata il veleno e masturbata ancora mentre aspettavo che agisse. E forse lo farò davvero, tra poco, se non funziona la mia ultima trovata.
Anche con Marco ho perso i contatti adesso, spero stia bene e non lo abbiano preso loro, ad ogni modo già prima mi aveva confermato che il montacarichi principale si trova alla mia altezza, e mi ha spiegato l'override per la chiusura della porta stagna. Ieri intanto ho inchiodato un telone cerato sopra la porta, è come un'amaca, non reggerebbe un uomo grande e grosso, ma io non lo sono, peso quarantotto chili.
Cioè li pesavo due settimane fa, prima di rimanere chiusa a sopravvivere solo col distributore di bottigliette e merendine, adesso potrei essere anche meno.
Così, ora sistemo pistola, siringa e manico di scopa sull'amaca, innesco l'override, e mentre la porta di sicurezza si apre, salgo anche io sul mio rifugio improvvisato.

Entrano, sono come un flusso d'acqua che l'alta marea spinge dentro una grotta, travolgono tutto quel che non è fissato a terra.
Se come spero la loro priorità è liberare i loro simili in pericolo, proseguiranno tutti nel braccio 2.
Se invece attaccare e fare a pezzi qualunque essere vivente a sangue caldo è l'istinto che prevale, mi circonderanno.
E allora mi inietterò il veleno, mi darò piacere un'ultima volta mentre agisce, come già pensavo di fare, mentre quelli si agiteranno sotto e mi culleranno col suono delle onde.
La maniera più assurda e surreale per morire, il gran finale.

Scorrono come una piena, non finiscono, basterebbe che uno di loro facesse il normalissimo gesto di guardarsi attorno e mi vedesse appollaiata sul trespolo.
Ma sono tutti come aghi di una bussola puntata verso le gabbie, vanno da quella parte, funziona.
Se fossero così tanti da non lasciare comunque uno spiraglio dietro di loro ?
Inutile pensarci, non posso fare rumore, mi bagno il volto con la fascia. Si, ho una fascia legata alla fronte, non per i capelli che sono corti, ma è intrisa di argento colloidale in sospensione alcolica, per detergere gli occhi dovesse arrivarmi uno schizzo di sangue infetto. Si, riesce a prevenire il contagio, l'ho sperimentato.

Continuano a entrarne, non faccio più caso alla risacca, respiro coi palmi in su, sento il cuore battere al loro centro.
Qualcosa graffia, ringhia affamato, ma non sono loro, è qualcosa che sta dentro di me da tempo.
Qualcosa che ha dovuto subire del male e vorrebbe farne di più agli altri, va tenuto a bada di solito, ma questa volta..

Fracasso, hanno raggiunto le gabbie, le sfondano col loro peso, ma da questo lato non ne arrivano più, lo spiraglio si è aperto.
Questa volta, finalmente, non devo più trattenerla.
Ho sei proiettili.

Impatto duro sul pavimento, ginocchia flesse fino in fondo, manico della scopa stretto sotto l'ascella per poter tenere la pistola con due mani, so che mi hanno sentita, non perdo tempo a controllare, sono già rivolta verso l'uscita. Un ritardatario che stava ancora tra me e la salvezza si prende una pillola poco sopra il cuore, il dum-dum lascia un buco di uscita, dietro, grande quanto un piatto da cucina.
Ho cinque proiettili.

Corro attraverso il portello stagno, non si rialzerà, c'è una ragione se gli esemplari da sedici sono diventati quattro : stavo ricercando i loro punti vitali.
Un altro da destra, ci scontriamo, se fossi un uomo mi avrebbe ficcato le unghie in gola, ma invece sono una tappa che gli passa sotto, devo solo alzare il braccio per avere la canna sotto il suo mento, il cervello intero viene sparato fuori dalla sua testa ed esplode a pioggia contro il soffitto, sangue e materiale infetto ovunque.
Ho quattro proiettili.

Il dorso della mano e il calcio della pistola vanno a rompere il vetro della maniglia per la chiusura d'emergenza, e se mi faccio un solo graffio in queste condizioni tanto valeva iniettarsi il veleno.
Le due chiusure del portello stagno scattano, quanti sono dentro adesso ? Cento ? Di più ? Che ne so.
La paura è solo azione trattenuta, io sono l'azione adesso, sono la corsa, i muscoli, il sangue che pompa, mai sentita così forte.
Mentre corro la porta corazzata vibra del suono della risacca, i muri, i soffitti merda merda.
Questo sotterraneo agisce come una cassa di risonanza ! Ecco perchè ! E adesso sono tanti a emettere il richiamo, diventerà presto affollato questo posto, ma per come sono fatti dal montacarichi non ci possono passare.
Se chiudessi gli occhi sarei ancora la bambina che corre sulla spiaggia, manca solo il calore del sole sul viso.
Ho solo la luce fredda dei neon e il portello del montacarichi in vista, gli occhi non li posso chiudere, ce n'è un altro.
Non troppo vicino, posso prendere un attimo per detergere gli occhi, poi uno sparo, gli porta via un pezzo di busto, ma come non avergli fatto nulla.
Ho tre proiettili.

Tocca lasciarlo avvicinare, il secondo colpo va ad altezza collo, il dum-dum si apre contro il tronco dell'encefalo e prosegue, il bulbo spinale divelto dalla sua sede lo insegue senza poterlo raggiungere.
Va giù come un sacco vuoto e io lo salto per far prima.
Ho due proiettili.

Premo il tasto dell'ultimo piano e salto nella cabina dei carichi pesanti prima che si chiuda. Il manico di scopa cade, vorrei mollare anche la pistola, ma potrebbe partire un colpo, mi lascio cadere io invece.
A piangere e sperare che il respiro possa calmarsi, gli occhi li posso chiudere adesso. Prigioniera di uno spazio ancora più piccolo, ma in movimento e al sicuro, per un momento.
Non si sente più nemmeno quel suono, coperto dal motore, l'attrito della piastra lungo le rotaie, l'edificio è alto e ci vorrà qualche minuto.
Vorrei dormire, sono in un sogno vigile, memorie che tornano quando pare a loro, di altri sogni.
Sto all'aperto, ma la strada è interrotta, l'aria piena di cenere, sembrano fiocchi di neve, ruotano pigri come ballerine.
Anzi sono proprio minuscole ballerine vestite da danza classica. Mi ci avevano mandato da piccola, è successo a molte penso, mi piaceva anche.
Pero poi..
Poi qualcosa che non voglio pensare adesso, non voglio ricordare, e comunque sono quasi all'ultimo piano, se il montacarichi ci arriva si aprirà la porta e dietro potrebbe essercene un'altra marea.
Così, come da istruzioni di Marco, a metà tra il penultimo e l'ultimo pianto il manico della scopa nella rotaia. Botta, si attiva il blocco di sicurezza, tutto regolare.
Vedete, un montacarichi non è un ascensore, è aperto, ho attorno a me le pareti del pozzo principale, e ci sono i pioli della scaletta per i manutentori, piantati nel muro.
Scaletta che sbuca nella botola della torre radio, sotto l'antenna principale, un cocuzzolo dove loro non sono capaci di arrampicarsi. E infine uscimmo a rivedere il sole e l'altre stelle.
Grazie Marco, fisicamente non sei il mio tipo, ma se sei ancora vivo e dovessimo incontrarci, giuro che te la do.

Che ora è ? Che giorno è ? Che ne so, però il cielo è azzurro, la luce calda e gli alberi verdi, da qua sopra ho un gran bel panorama, si vede anche la linea bianca del torrente sassoso la in fondo.
Acqua, non so fino a che punto potabile, ma acqua, se riuscirò ad arrivarci. Forse solo per morire di infezione batterica, ma tanto questi tempi son così, stiamo tutti come d'autunno sugli alberi le foglie.
Intanto la bellezza tutt'attorno che splende fregandosene della nostra sofferenza, persino il loro canto è bellissimo adesso, lo avevo capito da tempo che il mondo è una merdaccia infame e il destino anche.
All'acqua non ci arriverò rimanendo qua sopra, non scendo la scaletta, salto giù nel balconcino sotto con la ringhiera. Altro impatto duro, dolore, vita, pistola puntata, roba che l'Uomo Ragno può levarsi proprio, ma non ci sono bersagli. Sono sola e ho due proiettili.
Li vedo la sotto, sembrano formiche, una enorme colonna di formiche nere che entrano da una breccia, il generatore esterno bruciato, stanno spolpando il cadavere di Alamo.
E stanno entrando, tutti disciplinati e incolonnati, tutto lo sciame si riversa nell'edificio e so dove stanno andando. Stanno tutti seguendo il richiamo di quelli che stanno chiusi di sotto al posto mio.
Ho tolto il tappo dal fondo e la marea è diventata un mulinello, ancora una mezz'ora e mi sa che ci sarà via libera, forse riuscirò anche a trovare Marco nel scendere.
E rido e gli piscio sopra a quelli, indifferenti, non ho il getto orientabile come i maschi, ho dovuto cavarmi via i pantaloni della tenuta da laboratorio per non sporcare, ma gli piscio in testa da quassù.

Poi, mentre ancora sono piegata a ridere, il dolore lancinante che trafigge la schiena e il ventre.
In ginocchio, cieca di lacrime, proprio adesso che ce l'avevo fatta..

Non ci posso credere, le mestruazioni proprio adesso...
Che presa per il culo.

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