Iniziazione - 3.
di
liberoenzo
genere
gay
Con i maschi ho iniziato piuttosto tardi a fare sesso, escludendo i giochi innocenti adolescenziali.
Avevo 27 anni quando, camminando in città, chiesi di accendere la mia sigaretta ad un coetaneo, o poco più, che camminava al mio fianco, nella stessa direzione. Qualche convenevolo, e procedemmo parlando del più e del meno, ma guardandoci con quell'interesse particolare che noi tutti sappiamo di che tipo fosse, seppure per me ancora inconscio.
Ad un certo punto, dopo un silenzio di qualche minuto che nessuno interrompeva, mi chiese se volevo dare un'occhiata ad una rivista che dallo zaino mi porse. Si era nei primi anni Ottanta, e il porno all'epoca circolava solo su carta, non ancora via web. Presi in mano la rivista, di piccolo formato, senza sapere di cosa si trattasse, e vidi che era un giornaletto pornogay.
Rimasi senza fiato a sfogliarlo velocemente. Mai prima di allora li avevo visti. Soltanto quelli etero che trovai molti anni prima in casa, nascosti, di mio padre. Tornando a noi, di fronte a certe foto - una in particolare la ricordo ancora molto bene -, mi eccitai moltissimo.
Questa consisteva in un bellissimo ragazzo seduto su una sedia, ma sopra ad un altro che lo stava inculando, seduto al di sotto di lui. Altri due ragazzi, altrettanto belli, in piedi e a loro affiancati, gli stavano facendo succhiare i cazzi. Non solo, in quanto, accucciati per terra, davanti ai primi due seduti, altri due ragazzi stavano pompando contemporaneamente il cazzo del ragazzo inculato.
Insomma, costui, a gambe aperte, aveva un cazzo in culo, di cui vedevo i coglioni, due in bocca, mentre altri due lo stavano pompando, tutto ben in vista e in pose studiatissime per evidenziare i genitali e le bocche di tutti.
Mi eccitai talmente, da fermarmi a bocca aperta. Il conoscente quindi - osservandomi e capendo la mia eccitazione - mi scostò dolcemente in un viottolo poco vicino, dove nessuno ci poteva vedere, e cominciò a baciarmi. Spalancai la bocca subito, senza indugio e avidamente - era la prima volta in vita mia che baciavo un maschio - le nostre lingue si intrecciarono di gran gusto. Contemporaneamente mi sentii ficcare le sue mani dentro i pantaloni, a palpeggiarmi le natiche, ed io feci altrettanto, seppure in modo molto maldestro e inesperto.
Mi spinse ancora un po' più di nascoso, nell'anfratto in cui eravamo - con il timore passasse qualcuno - continuando a palparci e baciarci.
Poco dopo mi ritrovai con i pantaloni calati alle ginocchia, senza accorgemene, e lui, chinatosi, cominciò a segarmi e pomparmi avidamente. Il mio cazzo si irrigidì subito, ma ero timoroso e lo fermai. Basta, gli dissi, passa qualcuno. Quindi ci ricomponemmo. Ma nessuno stava passando, ero solo io preoccupato.
Facemmo ancora un breve tratto di strada, e trovammo un luogo ancora più isolato, dove - ben infrattati questa volta - continuammo a baciarci e slinguarci.
Sei troppo carino - mi disse - e hai una gran voglia di sborrare. Sì - gli risposi - fammi sborrare ti prego. Mi ricalò quindi i pantaloni, e ricominciò a pomparmi, ma più dolcemente, delicatamente, tanto da farmi sborrare quasi subito, e molto. Bevve, ingoiando tutta la mia sborra. Neppure una goccia mi imbrattò rivestendomi.
E tu? Gli chiesi. Pazienza, mi segherò stasera a casa, quì è troppo rischioso. Quando vuoi ci rivediamo. Ma non fu così.
Avevo il suo telefono - allora non erano ancora diffusi i cellulari -, ma chiamarlo da casa era impossibile senza dare sospetto ai familiari.
Lo feci furtivamente dopo qualche settimana, ma ormai eravamo lontani mentalmente, e ci dicemmo solo qualche frase di circostanza, e di quando rivederci, ma senza risultati concreti. E il tutto finì così.
Se volete fare commenti, scrivetemi pure: liberoenzo3@gmail.com
Avevo 27 anni quando, camminando in città, chiesi di accendere la mia sigaretta ad un coetaneo, o poco più, che camminava al mio fianco, nella stessa direzione. Qualche convenevolo, e procedemmo parlando del più e del meno, ma guardandoci con quell'interesse particolare che noi tutti sappiamo di che tipo fosse, seppure per me ancora inconscio.
Ad un certo punto, dopo un silenzio di qualche minuto che nessuno interrompeva, mi chiese se volevo dare un'occhiata ad una rivista che dallo zaino mi porse. Si era nei primi anni Ottanta, e il porno all'epoca circolava solo su carta, non ancora via web. Presi in mano la rivista, di piccolo formato, senza sapere di cosa si trattasse, e vidi che era un giornaletto pornogay.
Rimasi senza fiato a sfogliarlo velocemente. Mai prima di allora li avevo visti. Soltanto quelli etero che trovai molti anni prima in casa, nascosti, di mio padre. Tornando a noi, di fronte a certe foto - una in particolare la ricordo ancora molto bene -, mi eccitai moltissimo.
Questa consisteva in un bellissimo ragazzo seduto su una sedia, ma sopra ad un altro che lo stava inculando, seduto al di sotto di lui. Altri due ragazzi, altrettanto belli, in piedi e a loro affiancati, gli stavano facendo succhiare i cazzi. Non solo, in quanto, accucciati per terra, davanti ai primi due seduti, altri due ragazzi stavano pompando contemporaneamente il cazzo del ragazzo inculato.
Insomma, costui, a gambe aperte, aveva un cazzo in culo, di cui vedevo i coglioni, due in bocca, mentre altri due lo stavano pompando, tutto ben in vista e in pose studiatissime per evidenziare i genitali e le bocche di tutti.
Mi eccitai talmente, da fermarmi a bocca aperta. Il conoscente quindi - osservandomi e capendo la mia eccitazione - mi scostò dolcemente in un viottolo poco vicino, dove nessuno ci poteva vedere, e cominciò a baciarmi. Spalancai la bocca subito, senza indugio e avidamente - era la prima volta in vita mia che baciavo un maschio - le nostre lingue si intrecciarono di gran gusto. Contemporaneamente mi sentii ficcare le sue mani dentro i pantaloni, a palpeggiarmi le natiche, ed io feci altrettanto, seppure in modo molto maldestro e inesperto.
Mi spinse ancora un po' più di nascoso, nell'anfratto in cui eravamo - con il timore passasse qualcuno - continuando a palparci e baciarci.
Poco dopo mi ritrovai con i pantaloni calati alle ginocchia, senza accorgemene, e lui, chinatosi, cominciò a segarmi e pomparmi avidamente. Il mio cazzo si irrigidì subito, ma ero timoroso e lo fermai. Basta, gli dissi, passa qualcuno. Quindi ci ricomponemmo. Ma nessuno stava passando, ero solo io preoccupato.
Facemmo ancora un breve tratto di strada, e trovammo un luogo ancora più isolato, dove - ben infrattati questa volta - continuammo a baciarci e slinguarci.
Sei troppo carino - mi disse - e hai una gran voglia di sborrare. Sì - gli risposi - fammi sborrare ti prego. Mi ricalò quindi i pantaloni, e ricominciò a pomparmi, ma più dolcemente, delicatamente, tanto da farmi sborrare quasi subito, e molto. Bevve, ingoiando tutta la mia sborra. Neppure una goccia mi imbrattò rivestendomi.
E tu? Gli chiesi. Pazienza, mi segherò stasera a casa, quì è troppo rischioso. Quando vuoi ci rivediamo. Ma non fu così.
Avevo il suo telefono - allora non erano ancora diffusi i cellulari -, ma chiamarlo da casa era impossibile senza dare sospetto ai familiari.
Lo feci furtivamente dopo qualche settimana, ma ormai eravamo lontani mentalmente, e ci dicemmo solo qualche frase di circostanza, e di quando rivederci, ma senza risultati concreti. E il tutto finì così.
Se volete fare commenti, scrivetemi pure: liberoenzo3@gmail.com
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