Naja

Scritto da , il 2019-08-02, genere gay

A diciannove anni mi chiamarono per il servizio di leva. Ero un po' preoccupato perché vista la mia propensione al bisex avevo paura di venire scoperto e quindi .... A quei tempi ero un bel giovanotto, alto, moro e con un bel fisico. Vista la mia serietà il capitano mi chiese se desideravo essere il suo attendente e, visto che era un ruolo particolarmente agiato, risposi di si. Praticamente ho trascorso la naja quasi sempre fuori caserma, rientravo solo per dormire, il mio compito erano piccoli lavoretti di manutenzione a casa del capitano, andare a fare la spesa per la sua famiglia, tenere in ordine le sue divise, ecc. La moglie del capitano era una bella donna, come lui era un bell'uomo, entrambi simpatici e cordiali e al momento non avevano figli. Arrivò il campo e mi portò con lui. Lui dormiva in una tenda grande, mentre io in una tendina adiacente alla sua ed ancora a tenergli in ordine scarpe e divise. Una sera andò a cena da amici e ritornò tardi un po' brillo, mi chiamò e mi disse di dargli una mano perché da solo non riusciva a spogliarsi. Mi alzai e così com'ero, in mutande, entrai nella sua tenda trovandolo mezzo nudo e abbastanza brillo. Lo sorreggevo mentre cercava di togliersi i pantaloni ma non riuscendoci gli dissi di sedersi sulla brandina che avrei provveduto io. Mentre cercavo di togliergli i pantaloni si aggrappava a me per non cadere e nel farlo mi dette una palpata al cazzo facendomi piacere. Levati finalmente i pantaloni notai che era ben fornito, infatti nelle mutandine si notava un bel bozzo al quale non riuscivo a levare lo sguardo. Lui se ne accorse e mi guardò profondamente chiedendomi se mi piaceva. Gli risposi che era ben fatto e lui replicò dicendo che ero un bel giovane con un bel cazzo in tiro, infatti ero eccitato e si poteva notare. Vuoi vederlo? e mentre lo diceva si tolse le mutande mettendomi davanti agli occhi un bel cazzo semi turgido che desiderava essere coccolato. Mi invitò a togliermi le mutande e mostrargli il mio che svettava baldanzosamente verso l'alto. Mi disse di non far rumore e di coricarmi con lui, poi iniziò a toccarmi e farsi toccare finché fummo al massimo del tiraggio. Io non ne potevo più e abbassandomi su di lui iniziai a spompinarlo sentendo che la sua cappella mi arrivava in gola con lussurioso piacere. Lui mi segava piano mentre io lo succhiavo e leccavo come una puttana vogliosa, così in breve mi disse che stava per sborrare e subito lo sentii fremere e tremare per poi allagarmi la gola con una colata di sborro bollente. Non riuscii a resistere e venni anch'io lavandogli la mano che mi stava segando. Poi lui si addormentò ed io tornai nella mia tendina. Il mattino dopo all'inizio fece finta di nulla perché c'era altra gente, ma appena soli mi disse che gli era piaciuto molto, che sua moglie non lo spompinava mai e che ormai tra i miei compiti di attendente era sbocchinarlo quando lui aveva voglia. Rientrati, dopo alcuni giorni sua moglie andò una settimana dai suoi perché la madre non stava bene, così mi fece un permesso e peer sette giorni rimasi la sera a casa da lui. Furono sette giorni di sesso continuo, tutte le sere pompini seghe per finire con l'inculata che mi lasciò tramortito dal piacere dopo essere stato cavalcato per una buona mezz'ora. L'ultimo giorno disse che avrebbe voluto provare anche lui e ungendosi per bene il buco del culo mi invitò a scoparlo. Appoggiai la cappella rovente ed iniziai a spingere, entrando con calma ma con facilità in lui finché le mie palle furono appoggiate alle sue, poi iniziai a montarlo con calma ma con potenza, scopandolo per benino finché gli dissi che stavo per sborrare. Lui mi disse che lo voleva dentro e così dopo un'ulteriore cavalcata venni irrorandogli l'intestino con un litro di succo bollente. Per il resto della naja, pur non dando adito ad alcun sospetto, continuammo a far sesso tra noi ed ancora dopo averla terminata ogni tanto ci trovavamo e ci inculavamo a vicenda con enorme piacere di entrambi. Poi lui per servizio fu trasferito in una località lontana e non ci vedemmo più, ma restò dentro di me il piacere di aver fatto sesso con un uomo più grande e di aver allargato le mie conoscenze sessuali già allora molto vaste.

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