Giancarlo

Scritto da , il 2019-03-26, genere gay

Giancarlo è stato il mio primo amore gay. Eravamo ragazzi senza esperienza ma con il desiderio di esplorare i nostri corpi e con la fregola dei ragazzi, quindi con i cazzi sempre duri. Iniziò tutto per caso, andavamo al fiume d'Estate e ci cambiavamo nel bosco sulla riva. Ogni volta i nostri giovani cazzi erano frementi di passione, così non trascorse molto tempo che iniziammo a segarcelo in compagnia, sborrando litri di succo sul prato. Mi piaceva un sacco farmi le seghe con lui ed in breve iniziammo a scambiarci la sega per poi andare ancora più avanti con i giochi. Lui era più piccolo e mingherlino, ma aveva un bel cazzo più sviluppato del mio ed era un grande piacere sentirmelo in mano che vibrava di passione. Trovavamo sempre il tempo per stare insieme per farci le seghe e sempre sborravamo il nostro succo abbondante. Avevamo il timore di essere scoperti, ma tutto questo era insignificante rispetto la voglia di godere. Questa voglia ci rendeva inseparabili e le seghe ce le facevamo ovunque, bastava che fossimo nascosti. Col tempo abbiamo provato di tutto, abbiamo iniziato con i pompini per poi arrivare all'inculata, con il massimo piacere per entrambi. Il primo pompino ce lo facemmo nella sua camera in una giornata nella quale era solo in casa, fu un'esperienza travolgente che mi segnò la vita, infatti da allora fare pompini, quando capita, mi da la massima soddisfazione. Eravamo nudi in camera sua, sul suo letto e ci stavamo palpeggiando l'un l'altro portandoci i cazzi in tiro, poi lui si abbassò e senza dir nulla iniziò a leccarmi la cappella facendomi impazzire dal piacere. Il lento movimento della sua lingua e delle sue labbra mi mandavano in estasi, così quando mi chiese di ricambiare mi fiondai sulla sua cappella iniziando il primo nostro sessantanove che ci fece sborrare più del solito, non nelle nostre bocche perché lui non voleva, ma in appositi fazzolettini per non sporcare il letto. Dopo alcuni giorni conditi da pompini, un giorno mi disse che voleva provare a prenderlo in culo; sempre nella sua camera, approfittando del fatto che eravamo soli, con la crema di sua madre a lubrificarci, mi chiese di incularlo ed io con calma lo feci, penetrandolo pian piano finché le mie palle gli sbattevano sul culo, iniziando poi a scoparlo fino a sborrargli nell'intestino il mio piacere. Poi toccò a me, mi lubrificai il buco e mi sentii appoggiare la sua cappella bollente che pian piano mi penetrò. Mi faceva male, ma il piacere che provavo era sublime; Giancarlo mi scopò per un bel po', poi incapace di resistere si lasciò andare riempiendomi l'intestino con una colata di sborro bollente. Seghe, pompini e inculate andarono avanti per qualche anno, poi prima per il servizio militare e poi perché entrambi con famiglia e abitazioni lontane, non ci vedemmo per qualche anno. Una sera al campo di calcio del paese lo vidi intento a guardare la partita in notturna, mi avvicinai salutandolo per poi chiedergli se desiderava andare a bere qualcosa alla fine del primo tempo. Accettò e, visto che il baretto dello stadio era gremito di persone, decidemmo di andare in paese. Mentre uscivamo dallo stadio mi disse che prendevamo la sua macchina e così invece di andare al bar andammo ad imboscarci fuori dal paese, dove subito iniziammo a palpeggiarci i cazzi, ed a prenderceli in bocca in gustosi pompini. Mi fece sborrare lungamente, poi glielo succhiai io finché non mi regalò una copiosa dose di succo che mi imbrattò le mani in quanto il fazzoletto non riusciva a contenerla tutta. Ritornò la vecchia armonia, un paio di volte al mese ci trovavamo all'insaputa delle nostre famiglie e ci davamo dentro in pompini ed inculate fino all'esaurimento delle forze. Così tra una cosa e l'altra, la nostra relazione segreta andò avanti per circa quarant'anni, poi lui si ammalò e tutto finì, ma il suo poderoso e bel cazzo mi è rimasto dentro e da allora cerco di trovarne un'altro uguale per dedicarmi in pompini ed inculate fino all'inverosimile.

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