Mal d'Africa ( Alla maniera di Tibet ) Pt.1

Scritto da , il 2018-12-10, genere pulp

Città del Capo, una distesa di edifici che pare liquida nel suo aprirsi attorno ai picchi delle montagne fino a inglobarli, separarli uno dall'altro. Un posto dove tutto è più facile. Vuoi sposarti, vuoi aprire una attività, vuoi trovare un corso di qualunque scuola, una iniziazione a qualunque religione, oppure preferisci farti stuprare e uccidere, si può fare tutto in maniera più facile e diretta che in altri posti. Anche trovare funghi allucinogeni legalmente, pagati con regolare scontrino.
E tra le tante possibilità, proprio quello avevo fatto con l'amico mio, di cui ero ospite, una bella saccoccia di funghi ed eravamo andati a prendere la funivia, dal centro città direttamente sulla cima del Monte Tavoliere, circondati da null'altro che l'equivalente africano della macchia mediterranea.
Ci siamo stravaccati, non dove ci sono il panorama e i turisti, un boschetto di alberi d'argento dove l'unico rumore era quello della brezza marina sulle foglie. Due esercizi di respirazione per scaldarsi e poi via a viaggiare.. le bande di rapinatori sono stanziali, aspettano che qualcuno passi per il loro territorio, salire in cima a un monte sarebbe troppa fatica... tutto più facile.

Non starò a dire cosa avessimo visto nei sogni, non è importante, fatto sta che a metà pomeriggio ci eravamo ripigliati e con calma stavamo scendendo per un sentiero, che dal monte ci avrebbe depositati in pieno centro.
Si parlava della foresta amazzonica, non so assolutamente dire come avesse fatto il discorso a cadere sulla foresta amazzonica, la scena attorno era tutta diversa; cielo aperto, sole battente, erba ingiallita a ciuffi, alberi d'argento secchi, che sembravano scolpiti dalla roccia stessa dei picchi. Forse i postumi.

Ma il discorso cadde alla vista di una signora che si avvicinava, ci puntava proprio.
Mezz'età avanzata, ma di bel portamento, elegante, tratti mediterranei con gli occhi e i capelli neri, ma intendo il nero dell'ossidiana, l'ala di corvo che riflette la luce, metteva a disagio.
Anche per il vestito, una specie di cappa lunga fino ai piedi, sempre nera, che non aveva nulla da spartire con l'estate africana.
Ancora meno aveva da spartire con il sentiero, era in perfetto ordine, non una piega, nemmeno un filo di polvere, come se non avesse dovuto camminare per arrivare li, nel mezzo del parco.

" Scusate, per il monumento a Cecil Rhodes, da che parte si va ? "

Aveva parlato in italiano, perfetto, senza nessuna inflessione. Siciliana ? Greca ? Di solito sono i greci a non avere un accento riconoscibile.
Tacevo, sudavo, l'amico dava le indicazioni del caso, e questa si mise a rispondere in una lingua incomprensibile, di cui però mi pareva di conoscere il suono. L'amico anche rimase basito come me.

" Aah scusate ! Sono brasiliana, sovrapensiero torno a parlare in portoghese. "
Detto questo rimase zitta un attimo a fissarci con quelle schegge di buio che aveva negli occhi, prima di continuare con un tono di intesa.
" Ma sapete, in realtà non c'è niente di interessante nella foresta amazzonica ! "

Detto questo si voltò e la vedemmo scomparire per il sentiero in direzione monumento.

" Sei rimasto senza parole. " - disse l'amico -

" Non era portoghese. E come faceva a sapere che parlavamo di quello. " - risposi io -

" Lo so anche io che non era lingua portoghese. Qualche tipo di Tamil semmai, non c'è altro che indiani qui a Cape. Andiamo adesso. "

Si riprese la discesa, sudavamo più di prima e tutta quella polvere nell'aria si attaccava.
Ci volle un quarto d'ora prima che lui aprisse bocca di nuovo.

" Sai, ci sono molti Sufi qui. Loro dicono che i Djinn parlano sumero. E' la loro lingua. "

" Non c'è altro che scoppiati a Cape, più che altro, e alla prima che incontriamo, dopo esserci fatti di allucinogeni, tu subito a immaginarti l'esperienza mistica ? "

Si passò le mani sulla faccia per ripulirsi.
" L'hai sentita no ? L'abbiamo vista in due, non era un'allucinazione ! E non vedi il bordello che abbiamo in faccia ? Il terriccio fin nei capelli e dentro i vestiti. Quella invece, dopo aver fatto la salita, sembrava appena uscita da un atelier di stilisti ! Abbiamo visto una djinn, te lo dico io. "

" Le brasiliane sono termorefrattarie.. "

Per il resto della discesa non si parlò di altro, negavo, ma mi aveva preso l'inquietudine.
Anche alla sera non era passata. Eravamo in pizzeria, si, ce ne sono anche li, tutte proprietà di mafiosi autentici.
Insomma eravamo a farci una pizza con questo rapper americano negro, che faceva anche l'attore, roba che uno normalmente non penserebbe di incontrare, ma forse l'ho già detto che a Cape tutto è più facile.
L'amico e il rapper passarono tutta la sera a discutere in inglese di showbiz e complottismo, io non spiccicavo una parola, non riuscivo a tirarmi via dalla mente quella donna.

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