La prima volta che scopai mia madre

Scritto da , il 2014-03-31, genere incesti

Riposi il libro sullo scaffale del mobile di faggio antico guardai l'orologio e feci un rapido calcolo mentale dedussi che mi rimaneva ben poco tempo per andare a prendere mia madre dall'ambulatorio.

Lella la segretaria di mia madre mi disse:
“Ciao Giuliano sei venuto a prendere la mamma? È ancora in ambulatorio con un signore“

Mi consigliò di sedermi e per far passare il tempo e di leggermi qualche rivista, seguendo il suo suggerimento mi sedetti sulla poltroncina vicino all'ingresso ed attesi pazientemente.

Dopo una decina di minuti si aprì la porta dello studio...ne usci un uomo assieme a mia madre lei mi vide.....
“Ah!! Sei arrivato?... un attimo tesoro prendo alcune carte ed arrivo”

Salimmo sulla mia vecchia panda ma lei non ne volle sapere di partire dopo alcune prove fallite mia madre ridacchiando mi guardo con aria interrogativa e disse:
“Sarebbe ora che tu ti comperassi un auto nuova”

Decidemmo di lasciarla parcheggiata davanti allo studio e prendere l'autobus.... la Linea 18 era quella che portava dalla zona industriale al quartiere San Marco dove noi abitavamo, essendo un autobus a bassa frequenza immaginammo che difficilmente avremmo trovato posto a sedere.

La nostra deduzione si rivelò esatta, e quando sopraggiunse il mezzo pubblico era pieno, mia madre prima di salire mi sussurrò all'orecchio:
“Credo che dovremo fare il viaggio in piedi stammi vicino”

Alla fermata successiva l'autobus si riempii completamente ed io mi trovai incollato dietro a mia madre.
In un primo momento non ci feci caso ma poi gli scossoni, le frenate, il movimento del mezzo e le strade sconnesse esercitarono sul mio pene un' impulso involontario, con il passare dei minuti lo sfregamento e la pressione sopra il sedere di mia madre mi eccitò al punto che ebbi un erezione.

Sapevo che la situazione stava degenerando e mia madre si girò verso di me lanciandomi un occhiata di fuoco... mi sentii mancare, il mio pene era in completa erezione e si era adattato fra i sui glutei.

La situazione era abbastanza sconveniente e mi resi conto della difficoltà che avrei incontrato cercando di spiegarle quello che sembrava un atto amorale ma che in realtà era un terribile inconveniente non voluto ed involontario.
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Nonostante la paura e la vergogna di affrontarla quando saremmo scesi, dentro me stavo provando un senso di piacere innaturale anche perché mia madre era una donna attraente e sebbene avesse superato da poco i quarantacinque anni il suo aspetto curato ed esile ingannava la realtà anagrafica facendola sembrare molto più giovane.

Quando scendemmo dall'autobus nonostante cercassi di coprirmi con il giubbotto il rigonfiamento dei miei pantaloni era piuttosto evidente...mia madre infuriata m'incenerii con lo sguardo.

La sua rabbia evidentissima esplose fra le mura domestiche il termine ripetuto più volte fu porco e maniaco sessuale.
“Non posso crederci ti sei eccitato su di me hai vent'anni ed appoggiavi il tuo coso sul mio sedere...pervertito.... sul sedere di tua madre vergognati lurido maiale”

Cercai di difendermi, imputando alla massa delle persone la situazione che si era venuta a creare, ma lei non accettò le mie scuse e continuo a coprirmi d'insulti.

Passarono giorni e mia madre aveva sbollito quasi totalmente il suo nervosismo e una sera mentre guardavo un film entrò in camera mia ed iniziò a parlarmi con calma ammettendo che la sua reazione era sta esagerata si scusò e passò la serata a parlare con me.

Il dialogo si sviluppò con una cadenza diversa da quello che esiste fra un genitore e un figlio le parvenze erano paragonabili al legame che sussiste fra due amici, la cosa mi piacque moltissimo non eravamo mai stati cosi in sintonia, le domande e le risposte fuoriuscivano dalle nostre bocche quasi automaticamente e l'inconveniente accaduto giorni prima fu dimenticato e superato con facilità.

In quel momento capii i sacrifici che mia madre aveva sopportato allevando da sola un figlio senza l'aiuto di nessuno, contro le avversità delle persone che la dovevano sostenere e che invece le si erano schierate contro, provai ammirazione e amore.

Questo fu l'inizio di un periodo bello e dolce i nostri incontri continuarono tutte le sere erano suffragati dalla voglia di conoscerci, di capirci e scoprirci passando dalle domande più banali ad argomenti personali che riguardavano la sfera intima e sessuale.

Durante una di queste interminabili sedute serali mia madre mi confessò che quella sera sull'autobus nel suo intimo pur vergognandosi aveva provato piacere....un piacere incestuoso e per questo più sentito, quando le chiesi:
“Vuoi dire che la mia erezione ti ha fatto godere”

Con voce flebile rispose:
“Non dovrei dirlo Figlio mio ma mi è piaciuto” era molto combattuta ad ammetterlo ed il rossore in volto ne era la prova....e questa sua verità mi eccitò moltissimo.

Istintivamente le chiesi:
“Mamma da quanto tempo è che non vai a letto con uomo”
“Bhe!!! ho avuto diverse storie ma si sono rivelate tutte deludenti e sono tutte terminate senza alcun rimpianto”
“Si mamma d'accordo ma quanto è che fai l'amore.?... insomma quanto è che non ti scopano”

Lei sorrise non rispose, mi accarezzò sulla guancia e senza aggiungere altro mi bacio sulle labbra e si diresse verso la sua camera.
“Ciao tesoro dormi bene a domani ti voglio bene”

La vidi allontanarsi e la bionda coda di cavallo ondeggiante fu l'ultima immagine che mi rimase impressa prima che sparisse dalla mia stanza.

Ero eccitato, mia madre mi eccitava... centellinai l'ultimo frame della sua immagine e percorsi millimetrica mente il suo corpo..... la bionda chioma, il collo sottile dalla pelle diafana, il busto magro ed aggraziato con i piccoli seni proporzionati al resto del corpo....per passare poi alle gambe, mia madre sapeva di averle belle e per questo che le sue gonne tendevano sempre vero il corto, raggiunsi uno stato di eccitazione tale che dovetti togliermi i jeans per alleggerire la costrizione della stoffa contro il mio pene.

Mi alzai di scatto e mi diressi nella stanza di mia genitrice bussai leggermente ma non ebbi risposta quando la vidi sbucare dalla porta del bagno ne fu sorpresa:
“Giuliano cosa c'è”

La guardai le sorrisi mi avvicinai le tesi le braccia e la baciai.
Con aria pensierosa mi fissò
“Tesoro cosa c'è che non va”

“Nulla mamma ti voglio bene”

I nostri corpi erano abbracciati l'uno all'altra il calore del suo corpo era percepibile e il profumo della sua pelle m'inebriava fino a stordirmi.

Posai le mie labbra sul suo collo la sentii irrigidirsi poi accarezzai la schiena ancora coperta dalla camicetta facendo fermare le mani all'altezza del gancetto del reggiseno.
“Giuliano cosa fai”

Non la feci continuare le mie labbra si posarono sulle sue nel frattempo liberai il suo seno dal vincolo dell'impalpabile indumento, per una frazione di secondi i nostri sguardi s'incrociarono la paura di quello che stava accadendole le fece increspare leggermente la fronte.

Non le diedi il tempo di calcolare la reale portata delle mie intenzioni le mie mani avevano già slacciato i bottoni della camicetta e denudato il busto.
“Giuliano no.... ti prego fermati.... sono tua madre cosa stai facendo.... per favore smettila fermati ti scongiuro”

Le mie labbra baciarono la candida pelle delle spalle, lasciando una leggera scia di saliva per poi spostarsi verso il seno....i capezzoli stimolati dalla mia lingua diventarono subito turgidi restringendo le aureole a dimensioni decisamente inferiori.

Non stetti a pensarci su molto, sollevai mia madre di peso e la portai in camera sua la depositai delicatamente nel letto e rimasi in piedi davanti a lei, la sua figura sembrava ancora più esile di quello che era in realtà, il suo corpo era teso come un arco e le mani a difesa dei seni lasciavano intuire uno stato di paura frammista ad un'eccitazione crescente.

“Giuliano mi vergogno farmi vedere nuda da te”

Le sollevai la gonna con lentezza fino alla vita, le gambe leggermente divaricate le davano una sensualità indescrivibile.

Lo sguardo si soffermò sui punti più salienti del suo corpo calamitando la mia libido.

La congiunzione inguinale coperta dalle bianche mutandine di pizzo e velata dall'impalpabile trama dei collant mi eccitò al punto che a stento trattenni l'eiaculazione.
In quella posizione la simmetria del monte di venere creava una conseguente divisione delle grandi labbra accentuata anche delle calze, la cui cucitura posizionata perfettamente in mezzo creava l'effetto “gobba di cammello”.

Avvicinai il mio volto al suo e la baciai lei interruppe questa mia iniziativa e con voce calma disse.
“Giuliano mi sento imbarazzata”
“No mamma ti prego lasci che ti dimostri il mio amore....Mamma io ti voglio.... capisco che per te potrebbe rivelarsi una cosa difficile... i rapporti sessuali fra consanguinei sono molto più frequenti di quanto tu possa immaginare”
“Ma figlio mio, stiamo commettendo un incesto”
“Mamma non ti sentire in imbarazzo, il tabù dell'incesto andrebbe abolito....fra persone adulte e consenzienti diventa superato e superfluo”

Sapevo che non era convinta delle mie giustificazioni...... ma puntai su quello che lei aveva provato quella sera sull'autobus e sul fatto che mai mi aveva negato nulla.

Lei prese la mia mano e la posiziono sul seno con voce tremolante ed insicura sussurrò
“Amore stai attento non prendo alcuna precauzione e sono ancora fertile, potrei rimanere incinta”

L'invito ad accarezzarle il seno era una pratica che probabilmente le doveva piacere.
“Mamma mi piacciono le tue tette sono sode e benfatte”
“Tesoro... però per favore fai piano non stringerle forte”
Prese la mia testa e l'indirizzò verso il seno.

Cominciai a leccarle i capezzoli li morsi e li succhiai, la stimolazione di quella parte anatomica cosi sensibile li fece diventare turgidi ed arrossati in breve tempo il piacere pian piano si stava impossessando di lei.

Gli occhi chiusi e la bocca diventata simile ad una fessura dicevano chiaramente che le piaceva consapevole che aveva cominciato ad intraprendere una strada che conduceva ad avere rapporti sessuali con il figlio si gettò alle spalle quello che i benpensanti chiamavano “incesto ” e comunque svolgendosi fra le mura domestiche non avrebbe creato scandalo pubblico.

La liberai degli ultimi indumenti rimasti.... ed inaspettatamente prese lei l'iniziativa mi attirò sopra di se e mormorandomi parole dolci e delicate mi baciò appassionatamente la sua lingua spaziò dentro la mia bocca sentendomi al settimo cielo la chiamai per nome....Nicoletta ti amo” questa frase ebbe l'effetto voluto... le diede un tremito di piacere, uno scossone di adrenalina....prese il mio pene con le mani lo portò all'ingresso della figa e se lo infilo dentro.

Spingendo sui miei glutei guidò il cazzo dentro il suo utero che tra bordava di umori, la sua carne si aprii come le valve di un ostrica e mi sentii risucchiare dentro....ero dentro la pancia di mia madre....la pancia che vent'anni prima mi aveva partorito.

Dai Giuliano...fammi sentire donna... il suo viso ebbe una trasformazione improvvisa, da mamma tranquilla e lineare si era trasformato in quello aggressivo di pantera assatanata.

Il suo vocabolario mutò passando da termini gentili ed educati a cui ero abituato a quelli più grezzi di una concubina, frasi come “rompimi la figa” “sventrami” e “scopami frocetto” riecheggiarono nella stanza..... rimasi sconvolto, ma a quella nuova terminologia seppi adattarmi subito chiamandola lurida troia e puttana da marciapiede.

Avevamo superato la fatidica linea di non ritorno ora io navigavo dentro la sua pancia e i miei colpi possenti e cadenzati la scuotevano tutta coadiuvato dal movimento del suo bacino spinsi il mio cazzo fino alla radice dentro il suo utero i gemiti iniziali si trasformano in breve tempo in urla di piacere allo stato puro.
Sentivo montare dentro di me il culmine del piacere e prima di commettere un azione alla quale lei si era raccomandata di fare attenzione estrassi il pene per evitare l'eiaculazione dentro lei, il suo disappunto fu enorme.

“NOOOOO!!! Cosa fai Giuliano non cavarlo rimettimelo dentro ti prego”

“Mamma sto per venire”

“Non me ne frega un cazzo rimettilo dentro”

Non mi feci pregare poco dopo venni come un fiume in piena e riversai dentro il suo utero una quantità enorme di sperma, sentii il suo corpo tendersi in uno spasmo non comune e il bacino per meglio ricevere tutto il mio seme s'inarcò accompagnando il suo urlo di piacere in simbiosi con il mio rantolo di gioia.

E passato un anno da quel fatidico giorno molte cose sono cambiate, quella che lei definisce pazzia si è ripetuta regolarmente e continua con un' intensità regolare di sensazioni e di gioia indefinita la nostra sensualità l'esterniamo senza vergogna perché l'amore e l'amare non chiede ne generalità ne tanto meno riverbera sull'età.

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