La nuova segretaria dello studio medico (p. 2) Al salone di bellezza

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Il sabato mattina arrivò rapidamente. Alice si presentò in studio alle 9 in abbigliamento casual, dato che non era giornata di lavoro. Luisa invece era impeccabile, come sempre, con un abito rosa pallido che si abbinava benissimo con i suoi capelli biondi, delle scarpe bianche a punta tonda e tacco alto (ovviamente), un insieme che le dava un’aria tenera da ragazzina, totalmente stridente con il tono gelido con cui l’accolse appena Alice mise piede in studio.
“Ma che roba ti sei messa? Pensi di essere al circo?”.
Alice indossava una gonna in jeans, degli stivali stile texano marroni e un maglioncino traforato. In realtà pensava di essere carina e che le donasse, anche perché era stufa di vestirsi elegante e sperava che almeno quel giorno potesse essere se stessa.
“Scusi dottoressa, non pensavo di dovermi vestire come se stessi lavorando. Volevo vestirmi comoda ma credevo di essere comunque in ordine”.
“Credevi male. Dove pensi che stiamo andando, in un saloon? Sei irrecuperabile. Non riesco neanche a guardarti. Mi farai sentire in imbarazzo, la prima tappa sarà un negozio di abbigliamento, e quegli abiti indecenti non li riporterai indietro”.
Mortificata, tanto per cambiare, Alice abbassò la testa e si preparò all’ennesima umiliazione. Aveva capito che la giornata sarebbe stata una critica continua e costante e non aveva intenzione di discutere con Luisa.
La prima tappa fu un negozio di abbigliamento in centro, dove Luisa non era mai stata. La proprietaria aveva la stessa aria ipercritica di Luisa, e senza degnarla di uno sguardo iniziò a chiacchierare con l’altra.
“Allora Marianna, lei è Alice, la nuova aspirante segretaria dei dottori. È già durata una settimana ma la situazione è veramente irrecuperabile. Ha acquistato degli abiti ma la qualità ovviamente è pessima, da fast fashion. Per favore trovale qualcosa, abiti, completi, scarpe, biancheria, tutto. Io mi sono stancata di farle la predica ogni mattina”.
“Ma certo Luisa, stai tranquilla, ci penso io. Hai ragione, non si può guardare, quegli stivali sembrano usciti da un pessimo telefilm. Spero non li abbia mai indossati al lavoro. No? Meglio così. Mettiti comoda e scegli qualcosa anche per te. Tu” disse rivolta ad Alice “spogliati e mettiti alla luce, devo capire cosa è adatto al tuo fisico. Certo che sei un po’ tozza, avrai bisogno di tacchi. Girati. Sbrigati e metti quella robaccia nel secchio della spazzatura. Ora resta lì e non muoverti. Togli anche mutande e reggiseno. Spero che la farai depilare totalmente, Luisa, è indecente e non troverei intimo che possa coprirle quella foresta”.
“Subito dopo andremo dall’estetista, non temere, fai come se fosse completamente liscia”.
Alice era in mezzo alla stanza sul retro del negozio, con le luci puntate addosso e le due donne che parlavano di lei come se fosse un oggetto inanimato.
Marianna iniziò ad accumulare su una poltroncina abiti in raso, seta, tubini corti, gonne a metà coscia o più lunghe ma con vari spacchi, completi con pantaloni aderentissimi, scarpe di vari colori e fogge ma tutte con tacco alto, completi intimi in raso, pizzo, merletto, velo, tanga, coulotte…Alice non riusciva a quantificare il costo di tutta quella roba.
“Dottoressa mi scusi, sono tutti capi stupendi, ma ho paura di non poterli pagare…sono in ristrettezze economiche”.
“Non preoccuparti, il negozio fa credito allo studio. Restituirai tutto come potrai e quando sarà il momento. Adesso vestiti. Metti questo reggiseno, queste calze, i pantaloni viola, la camicia oro e gli stivaletti coccordillo. Fai in fretta”.
“Ehm…dottoressa, mancano gli slip”.
“No, non li indosserai. È un’eresia rovinare delle mutandine di raso così carine indossandole con quella peluria. Metti i pantaloni, le parigine al ginocchio, e taci. Ringrazia che non ti faccio andare in giro con il culo di fuori e un vestito”.
Senza replicare, Alice obbedì. I pantaloni le davano fastidio, erano aderentissimi e sentiva fastidio alla fica. Guardandosi allo specchio vide anche che le grandi labbra erano a vista attraverso il tessuto ma, non osando protestare, si limitò a vestirsi. Salutò con grandi ringraziamenti Marianna, che avrebbe fatto arrivare le buste con gli abiti direttamente a casa sua qualche ora dopo.
Tutti per strada guardavano Luisa, e per una volta Alice fu contenta che la collega fosse così appariscente, perché l’idea che i passanti vedessero la forma della sua fica e si accorgessero che era senza mutande la atterriva. Dopo una decina di minuti arrivarono al salone di bellezza, raffinatissimo, dove le accolse una donna matura ma molto ben messa.
“Luisa, che piacere! Benvenuta! Accomodatevi, vi ho riservato una sala in modo da poter fare tutto con comodità”.
La donna, che si presentò come Sara, era la proprietaria del salone e le portò in una stanza abbastanza grande, piena di specchi, mensole, poltroncine in velluto rosso scuro, una grande vasca da bagno circolare, e due lettini. Due ragazze con una divisa bianca le accolsero con grandi sorrisi. Alice notò che tutti la ignoravano e si rassegnò ancora una volta a essere oggetto di critiche.
“Sara, ti ho portato Alice. È la nuova aspirante segretaria dei dottori, lavorerà con me…come vedi la situazione è tragica. A parte la depilazione, ha la pelle che sembra carta vetrata, i piedi da contadina, inoltre non sa neanche pettinarsi. Oltre al trattamento miracoloso di oggi, verrà qui ogni settimana per ritoccare mani, piedi, capelli e depilazione. Non è assolutamente in grado di pensarci da sola. Inoltre la aiuterai fornendoli dei trucchi che non siano quelli del supermercato, del profumo adatto a lei, insomma, mi aspetto una trasformazione. La materia prima c’è, è brava, obbediente, potremmo davvero ricavarne qualcosa. Alice, spogliati e fatti guardare bene”.
Alice, con la testa bassa, iniziò a togliersi gli abiti appena acquistati, ricordandosi appena di essere senza niente sotto i pantaloni. Toglierli fu una liberazione, aveva la fica un po’ gonfia e arrossata, ma per fortuna non si notava per via della peluria.
Sara la guardava con un’aria abbastanza disgustata.
“Effettivamente hai ragione, Luisa. Inizieremo con uno scrub corpo e un massaggio con creme idratanti, poi alla pedicure (ci vorrà non so quanto!). Solo dopo passeremo alla depilazione. Una volta rivestita, Alessia si dedicherà a trucco e capelli. Puoi ripassare nel pomeriggio, sarà dura metterla in ordine”.
“Grazie Sara, sei davvero gentile. Tu cerca di fare tutto quello che ti dicono e non azzardarti a protestare. Verrò a prenderti più tardi”.
Senza aggiungere altro, Luisa uscì ancheggiando dalla saletta, lasciando Alice da sola con le tre donne.
Le due ragazze, che si presentarono come Alessia e Mary, erano carine, molto semplice e silenziose. Almeno non passeranno la mattinata a dirmi che sono brutta, sgraziata e malvestita, pensò Alice.
La fecero accomodare su un lettino, le inumidirono la pelle con una spugna morbidissima e le passarono uno scrub che all’olfatto si rivelò agli agrumi, su tutto il corpo, risparmiando soltanto fica, ano e capezzoli. Sfregarono con molto vigore, inumidendo ogni tanto la pelle con dell’acqua fredda che le dava dei brividi.
“Le parti più delicate le tratteremo a parte, signorina Alice”, disse Mary con gentilezza.
“Grazie…” mormorò Alice, imbarazzata e stupita di ricevere un po’ di cordialità, la prima della giornata.
Arrivò Alessia con un altro vasetto “questo è zucchero misto a miele, serve a rimuovere le cellule morte e lascia la pelle vellutata, è molto delicato e adatto alle parti intime”.
Mary le spalmò quella mistura sui capezzoli, utilizzando le dita. Alice non sapeva cosa fare, era in grande imbarazzo e sperava che il suo respiro restasse normale. Dopo un paio di minuti, la ragazza passò all’inguine, poi alla fica, impastandole i peli con il miele.
“E’ importante trattare anche qui per poter poi depilare”, spiegava mentre le massaggiava il monte di Venere, le piccole labbra e le grandi labbra.
“Bisogna far piano, è una parte molto delicata”.
Dopo alcuni interminabili minuti, durante i quali Alice aveva trattenuto il respiro, fu invitata a girarsi.
“Adesso un leggero scrub anche qui dietro…nell’ano, signorina Alice, anche questo sarà depilato e non vogliamo che resti pelle morta che potrebbe poi irritarla durante la ceretta”.
Erano poche, pochissime le persone ad averla mai toccata lì, e Alice pensò di svenire, per la vergogna e la sensazione di calore che sentiva. Per fortuna Mary sembrava essersi accorta del suo imbarazzo e impiegò poco tempo.
“Venga, signorina, adesso si immerga nella vasca da bagno per rimuovere tutti i residui di scrub e pelle morta. La aiuto a lavarsi, non è semplice togliere tutto”.
L’acqua della vasca era calda, e Alice si godette il tocco di Mary che le passava un’altra spugna su tutto il corpo. Uscita dall’acqua, la ragazza la aiutò a indossare un morbido accappatoio bianco, la asciugò e la invitò a mettersi nuovamente sul lettino.
“Adesso è il turno del massaggio idratante, la aiuterà a rilassarsi e renderà la pelle morbidissima. Il massaggio lo faremo in due, si metta comoda”.
Effettivamente era molto rilassante e, per la prima volta in quella settimana, Alice si sentì bene. Le mani delle ragazze percorrevano il suo corpo e spalmavano una crema morbida e profumata, fondendosi con la sua pelle. Stavolta non era necessario usare un prodotto a parte, pensò Alice, quando le mani di Mary le accarezzarono i capezzoli e i seni, e contemporaneamente quelle di Alessia le passarono la crema sulla fica, con dolcezza ma vigore. Dopo una decina di minuti la fecero girare e passarono alla schiena, alle gambe e al sedere, che fu vigorosamente riempito di crema e massaggiato in ogni anfratto, fino al perineo. Alice era sconvolta ma rilassata, quasi non si accorse di ansimare e di aver allargato le gambe per accogliere ancora di più quel dolcissimo massaggio.
La voce di Sara la ricondusse immediatamente alla realtà.
“Basta così ragazze, può bastare, mi pare che la signorina qui si sia rilassata abbastanza. Alzati e siediti su una poltroncina, indossa un accappatoio perché non voglio che sporchi la seduta con le tue schifezze”.
Imbarazzata e con le guance in fiamme, Alice obbedì senza fiatare. Le ragazze procedettero a occuparsi della pedicure, una a sinistra e una a destra, mentre le schiudevano le gambe e sentiva la fica contrarsi per l’eccitazione di poco prima. Sara sembrava essersi accorta di tutto perché la fissava con sdegno. Cercando di non guardarla, Alice si concentrò sulla nuca delle due ragazze. Per una volta era bello avere qualcuno che si occupasse di lei, che la rendesse più carina; non era abituata a occuparsi di se stessa, non aveva mai avuto il tempo e le risorse economiche. Chissà se il risultato finale l’avrebbe fatta assomigliare a Luisa…
La voce autoritaria di Sara interruppe le sue fantasie.
“Bene, questo verde scuro si abbina ai capelli e alla carnagione. Per adesso il colore che hai alle mani va bene, ma la settimana prossima rifarai tutto in pendant. Adesso stenditi sul lettino a sinistra e preparati per la ceretta, togli tutto. Ragazze voi potete uscire, qui ci penso io”.
Un po’ rammaricata, Alice si stese sul lettino; sperava che fossero Mary e Alessia a occuparsi della ceretta, non aveva mai fatto la depilazione integrale e si aspettava facesse molto male. Un tocco delicato era preferibile a quello sicuramente forte e crudele di Sara, che chissà perché sembrava avercela con lei.
Senza aggiungere altro, Sara iniziò a scaldare la ceretta e a spalmarla sulle gambe di Alice.
“Qui ci sono pochi peli, hai fatto una depilazione di recente? Cosa hai usato? Un motozappa?”.
“Si…no…ho usato un silk-epil, ma è un modello vecchio e non sono molto brava”.
“Si vede. Ne sono rimasti alcuni lunghi, altri sono soltanto tagliati, sei piena di peli incarniti…bah. Non hai pensato prima a trovarti un lavoro decente per poterti permettere una ceretta? Ci vorrà del tempo per avere una depilazione uniforme, la ricrescita avverrà in momenti diversi, devi tornare qui ogni settimana, i primi tempi anche ogni 4 giorni, e rimuovere solo ed esclusivamente con la ceretta i peli in crescita. Adesso girati”.
Le passò la spatolina sul retro delle gambe, sempre sospirando e bofonchiando.
“Adesso il culo. Rimani ferma e apri un po’ le gambe. Sentirai dolore ma non voglio che ti muovi, altrimenti ne sentirai molto di più”.
Alice provò ad obbedire, ma al primo strappo di una striscia di ceretta vicino all’ano sentì un dolore atroce, e saltò in aria.
Immediatamente sentì un dolore ancora più forte sulla natica; Sara le aveva dato un colpo fortissimo usando la mano.
“Prova di nuovo a muoverti e la prossima te la dò con un giornale, altro che manata!”.
“Scusi…mi scusi…fa molto male, non volevo disobbedirle”.
Sara non risposte, ma si limitò a spalmarle un’altra dose di ceretta e a tirare, senza molta delicatezza secondo il parere di Alice.
Mentre si avvicinava sempre più all’ano, il dolore aumentava. Non riuscì a evitare di sobbalzare quando, secondo lei, lo strappo era pericolosamente vicino all’ingresso.
Sara si alzò, prese una rivista da un mobiletto poco lontano, lo arrotolò e ne diede cinque colpi per natica, molto forti. Alice non era mai stata percossa con un giornale ed era sconvolta. Il dottore sapeva che l’estetista da cui l’aveva mandata alzava le mani sulle clienti? Perché era lì? Cosa ci faceva lì?
In pochi secondi le passarono davanti gli ultimi anni, passati a inseguire le mance, tornando a casa sotto la pioggia per risparmiare i soldi dei mezzi, malvestita e sfatta. Sicuramente Luisa non rimaneva sotto la pioggia a farsi rovinare il trucco, i capelli e le belle scarpe in velluto. Luisa avrebbe preso un taxi e sarebbe andata al lavoro, dove il riscaldamento in inverno e l’aria condizionata in estate erano sempre accesi, e dove tutti la ammiravano. La strada per il successo forse era stata piena di Sara e Marianna, e chissà, magari anche Luisa aveva sofferto guardando i suoi brutti vestiti, cercando di compiacere uno dei due dottori. Alice decise che avrebbe fatto tutto il necessario, anche farsi togliere ogni singolo pelo dal corpo e farsi sculacciare, farsi vestire, truccare, far decidere agli altri ogni mossa, ogni abito, ogni sua parola, pur di tenere quel lavoro.
Si girò verso Sara e con il tono più umile che riuscì a utilizzare, visto il bruciore alle natiche, le disse: “Sara…signora Sara…mi scusi davvero. Non sono abituata, è la prima ceretta totale che faccio e mi dispiace se mi muovo, so che è normale provare dolore e la ringrazio per essersi direttamente dedicata a lei, che è la proprietaria di questo centro estetico, invece di farmi depilare dalle sue lavoranti. Mi scuso ancora…non le volevo mancare di rispetto dimenandomi. Mi sono meritata la sua punizione, le prometto che cercherò di restare fermissima come mi ha ordinato”.
Un po’ rabbonita, Sara le sorrise.
“Brava Alice, questo è il tono che mi aspetto da te. Qui dietro abbiamo finito, sia con la ceretta che con gli schiaffi. Adesso girati. È il turno della fica. Ti farà male ma il dolore sarà breve, dopo starai meglio, diventerai molto più carina. Ti ha assunto il dottor Borghi, giusto? Allora ti lascerò una piccola zona, qui sopra, corta ma non troppo rasata, altrimenti rischia di sembrare una ricrescita ispida. Per tutto il resto dovrò togliere, preparati a sentire dolore e resta immobile”.
Alice aprì le gambe e si preparò al supplizio. Provò dolore, soprattutto salendo dall’inguine verso le grandi labbra, provò la sensazione di un incendio. Anche il monte di Venere venne pelato a dovere.
“Adesso sei tutta rossa ma domani dovrebbe andare meglio, non grattarti e indossa dell’intimo leggero. Adesso puoi rivestirti, credo sia anche arrivata la nostra Luisa. Ti aspettiamo di là tra una ventina di minuti per i capelli e il trucco”.
Sara uscì dalla stanza lasciando Alice da sola a contemplarsi allo specchio. Sperava che la sua immagine fosse gradevole visto quello che aveva subito, ma purtroppo ciò che vide era una ragazza normalissima, nuda, con la fica e il culo arrossatissimi. Le lacrime iniziarono a scendere sulle guance mentre Luisa entrava nella stanza.
“Cosa è successo? Perché frigni?”
“Scusi dottoressa…è stato bruttissimo e umiliante. Mi ha fatto tanto male”
Luisa la fissò per un momento, poi la invitò a stendersi di nuovo sul lettino.
“Lo so che ti ha fatto male. Sono sicura che ti abbia anche preso a colpi il culo, perché è tutto arrossato. Lei è fatta così, ma è bravissima nel suo genere. Vedi come ti ha trasformato in poche ore? Sembri un’altra persona, hai la pelle morbida, liscia, profumata…ispiri proprio delle belle sculacciate, sai? Non preoccuparti, il rossore passerà. Anche io all’inizio ho sofferto tanto, forse prima o poi ti racconterò il mio percorso e da dove sono partita. Devi capire che se vuoi restare con noi, dovrai fare dei cambiamenti, aprire la mente, fidarti…non vuoi avere bei vestiti, diventare bella, essere ammirata, avere le attenzioni di tutti?”.
Mentre le parlava, per una volta con un tono di voce gentile, aveva preso un flacone di olio emolliente e si era posizionata accanto i fianchi di Alice.
“Quello che hai fatto oggi è il primo passo per migliorare e diventare una versione migliore di te stessa, ma devi cambiare atteggiamento, Alice. Devi fidarti di me, di Sara, di Marianna, del dottor Borghi, e del dottor Zanghi che ancora non hai conosciuto. Noi vogliamo aiutarti ma tu devi ascoltarci, facendo esattamente quello che ti diciamo…”.
Il suo tono era carezzevole e Alice annuiva, più tranquilla.
“Adesso ti aiuto con questo fastidio, Sara non voleva che le sue aiutanti se ne occupassero e ha lasciato a me questo compito. Hai tutta la fica gonfia e violacea, povera Alice…chissà il culo in che condizioni è? Girati e fammi vedere. Oh no, è tutto rosso, scommetto che ti senti sconvolta. Ci penso io”.
Luisa mise un po’ di olio sul palmo della mano e iniziò a massaggiarle prima una natica, poi un’altra, scendendo fino all’ano. Versò dell’olio direttamente lì, era fresco e piacevole e le strappò un sussulto. Con le dita massaggiò bene l’ano, con l’altra mano le allargava le gambe per far scivolare l’olio. Alice aveva smesso di respirare, il sollievo dovuto all’olio emolliente si univa al piacere del massaggio. Dopo qualche minuto la fece girare, le spalancò le gambe e versò lì in mezzo un altro po’ di olio.
I palmi delle mani le accarezzavano l’interno coscia ammorbidito dall’olio, per risalire poi al monte di Venere, dolorante, arrossato e sensibilissimo. Un sospiro le sfuggì dalle labbra mentre in realtà avrebbe voluto restare pietrificata, sconvolta dalle sensazioni che provava. Sorridendo, Luisa spostò la sua attenzione e le sue dita alla fica, con un tocco delicatissimo che diffondeva l’olio sulla povera pelle martoriata. Alice si abbandonò al piacere chiudendo gli occhi, ma poco dopo Luisa interruppe il massaggio e con il tono sferzante che aveva di solito, le ordinò di rivestirsi.
“Adesso alzati e rimettiti i vestiti. Niente mutande come prima, l’olio deve assorbirsi bene”.
“Ma dottoressa, macchierò i pantaloni nuovi con l’olio. Non so se poi le macchie si toglieranno”.
“Hai ragione. Pazienza, vorrà dire che finché non sarà assorbito resterai con la fica al vento. Muoviti, ti stanno aspettando nella sala dedicata ai capelli”.
Alice avrebbe voluto replicare che no, non se la sentiva di andare in giro con reggiseno, camicia, calze, tacchi e culo al vento, ma per quel giorno non se la sentiva di affrontare altre sfuriate. A testa bassa entrò in un’altra sala, molto elegante, con poltrone, area lavaggio, specchi, area trucco, dove per fortuna non c’erano altre clienti. Sara la fissava con sguardo severo, le due lavoranti sembravano in imbarazzo nel vederla senza nulla nella parte inferiore e distolsero lo sguardo.
“Sara, fai qualcosa per questi capelli. Il colore è smorto ma per adesso va bene. Sistema il taglio e fai una piega un po’ più sofisticata, poi passa al trucco, gli occhi accentuati, anche gli zigomi. Sempre qualcosa di semplice perché non ha il viso adatto per un trucco provocante, sembrerebbe ridicola”.
Alice ormai si stava abituando a sentire parlare di se stessa come se non fosse lì, per cui non disse nulla e aspettò che Sara e le due ragazze facessero il loro lavoro. Dopo due ore circa in effetti lo specchio le restituì un’immagine di sé molto diversa e più sofisticata; le avevano accorciato leggermente i capelli e creato una bella frangia che faceva risaltare i suoi occhi castani, sottolineati anche da una dose massiccia di eye liner e mascara. L’ultimo tocco era stata la bocca:
“Sara, per la bocca proviamo un bel rosso fragola…guarda, rosso come la sua fica in questo momento. No non mi piace. Prova un semplice gloss un po’ lattiginoso -e qui Luisa scoppiò a ridere-che piace molto a chi ha un po’ di immaginazione. Niente, prova un normale nudo, non ha la minima predisposizione per qualcosa di più sexy”.
Alice ci rimase malissimo; si sentiva molto più bella del solito, ma stando alle parole di Luisa sembrava uno spaventapasseri con la messa in piega.
“Andiamo, mettiti i pantaloni, l’olio si è asciugato, e andiamo. Tra poco dovrebbero arrivare i vestiti mandati da Marianna e devi fare spazio nell’armadio. Saluta e ringrazia per il miracolo che hanno fatto”.
“Signora Sara, grazie di tutto. Mi scusi ancora se non sono stata ferma. Devo tornare tra quattro giorni?”
“Si Alice, tra quattro giorni esaminerò gambe, fica e rifaremo la messa in piega. Ti aspetto alle 15, cerca di essere puntuale o sai come reagisco quando qualcuno non mi ascolta”.
“Si signora. Ancora grazie. Arrivederci”.
Il saluto tra Luisa e Sara fu molto più caloroso ma Alice iniziava ad abituarsi. In quel momento aveva altri pensieri, come la fica appena depilata in fiamme a contatto con i pantaloni, e soprattutto l’idea che Luisa avrebbe visto il suo appartamento. Sperava che la lasciasse andare a casa da sola e le desse appuntamento al lavoro per lunedì mattina, ma sembrava intenzionata a seguirla fino a casa e a salire con lei.
“Ecco l’auto della boutique di Marianna, prendi le buste e portale in casa. Io ti seguo”.
Non era semplice salire le scale con decine di buste; Alice fece quattro viaggi, mentre Luisa aspettava davanti all’ingresso con aria contrariata. Una volta dentro, la sua espressione si fece disgustata e Alice attese con rassegnazione il prossimo rimprovero mentre la conduceva nella sua stanza.
“Non ho parole Alice. Se il dottor Borghi avesse visto questa casa, non ti avrebbe mai assunto. Sei disordinata, sciatta e vivi nella più completa ignavia. Come hai fatto per anni a non avere desiderio di migliorare? Ad accontentarti di essere mediocre nell’aspetto, nel lavoro e nelle abitudini? Scommetto che quando non servi caffè o pizze bruciate, passi le giornate a guardare serie tv di pessimo gusto. Hai pochissimi libri, non pratichi sport…ma come fai? Mi disgusti, Alice. Devi cambiare e in fretta. Apri l’armadio, butta tutto e metti a posto gli abiti nuovi. In ordine, non alla rinfusa. Le scarpe lasciale nelle scatole, in ordine. Pulisci i cassetti della biancheria intima. Bene…”
Il pomeriggio passò tra insulti, disprezzo, ordini e faccende domestiche agli ordini di Luisa. Alice effettivamente si vergognava della sua vita, che descritta dalle poche parole sprezzanti della collega appariva davvero misera. Forse valeva davvero la pena impegnarsi in questo nuovo percorso, si diceva mentre riempiva sacchi di abiti, scarpe, biancheria, riviste e panni impolverati. Alla fine del pomeriggio, quando si ritenne soddisfatta, Luisa le fece un ultimo discorsetto prima di andarsene.
“Hai di buono, Alice, l’obbedienza. Spero che oltre a questo ti renda conto di quello che ti stiamo offrendo e che ti impegni a migliorare davvero, nel profondo, e non soltanto in modo apparente. Ti aspettano grandi cambiamenti se supererai questi tre mesi, cerca di portare a termine quanto ti sei prefissata. Lunedì ti aspetto alle otto e mezza; il dottore ritiene che tu sia pronta per affiancarmi alla scrivania e nel relazionarmi con i pazienti. Spero che ti dimostrerai all’altezza della fiducia”.
E senza trattenersi oltre, la lasciò a meditare in mezzo alla stanza semivuota.
scritto il
2026-02-15
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