In macchina

di
genere
gay

Luca ed Edoardo se ne stavano seduti in macchina. Era stata di Luca l’idea di guidare fino a quello spiazzo che offriva una vista ininterrotta su una valle ripida e fitta di vegetazione che finiva a precipizio sul mare increspato dal vento.

A Luca piaceva andare lì quando aveva bisogno di pensare e questo voleva dire, immancabilmente, fumare. Edoardo non era un gran fumatore, ma aveva capito presto che, quando stava con Luca, non c’era modo di sottrarsi. A lui non piaceva neanche l’effetto che gli faceva, ma non voleva neanche rinunciare alla compagnia di Luca.

Luca passò la canna a Edoardo e disse: “Sai, sono un po’ agitato per dopo”. “In che senso, scusa?”, controbatte Edoardo confuso. “Mi vedo con Valentina”.

Quelle parole arrivarono a Edoardo come una pugnalata al cuore. Valentina, Valentina, Valentina. Ultimamente non si parlava d’altro. Non capiva cosa ci trovasse di così interessante in quella ragazza, o nelle ragazze in generale. A Edoardo non interessavano per niente le ragazze. Luca lo sapeva e sembrava non aver nulla in contrario.

“Ah sì? Non me l’avevi detto”, fece Edoardo cercando di non far trasparire il suo disappunto. Luca fece un tiro profondo. Trattenne il fumo per un istante interminabile mentre si lasciava cadere contro il poggiatesta. Quindi espulse il fumo dalla bocca con anelli che andarono a schiantarsi contro il parabrezza.

“Mi ha detto che è pronta”, disse Luca con fare quasi solenne, come se avesse appena annunciato la fine di un conflitto nucleare. Edoardo sentì il cuore sprofondare nel petto: sapeva che quel momento sarebbe arrivato, ma perché doveva essere proprio quel giorno? Questa bomba atomica non se l’aspettava proprio. Con tutte le litigate che hanno fatto ultimamente, pensò tra sé e sé.

“Ah…”, tentennò Edoardo cercando di mantenere la calma, “E tu ti senti pronto?”. “Non lo so…”, rispose Luca ed Edoardo notò un velo di preoccupazione scurirgli il volto. Gli prese la mano, gliela scosse ritmicamente su e giù e disse: “Stai tranquillo! L’allenamento non ti manca”.

Quel tentativo di smorzare la tensione non sembrava aver funzionato: Luca liberò la mano e rispose più serio che divertito: “No, davvero, sono in ansia. Gabriele l’ha già fatto e mi ha detto che, se non ci arrivi scarico, rischi di fare una figuraccia. L’ex di Valentina è molto più grande di noi. Con lui l’ha già fatto, sicuro”.

Edoardo non ci poteva credere. Non aveva mai visto l’amico così preoccupato. Neanche quella volta che era caduto in motorino e si era sfasciato il ginocchio! Si chiese come avesse fatto a passare così in fretta dal pensare solo a farsi le canne a cose di questo genere. Edoardo non capiva tutto questo interesse verso il sesso. O meglio, lo capiva, anche lui si dava il suo bel da fare quand’era solo in casa. Quello che proprio non capiva è cosa ci vedesse in Valentina.

“Ma non credo, dai”, disse Edoardo con tono rassicurante. “No, Edo, non hai capito. Saranno due giorni che non mi faccio una sega. Non so neanche se riesco a durare un minuto in queste condizioni”, disse a metà tra il panico e la disperazione.
“E fattene una allora”, rispose Edoardo scocciato. Stava iniziando a innervosirsi e con tutto questo parlare di seghe, percepiva un certo calore montargli dal ventre e infiammargli il viso.

“Eh, fosse così facile. Non ho mai fatto niente con nessuna ragazza. E lei è già esperta. Non voglio fare la figura del vergine di merda”, fece Luca girandosi verso il finestrino appannato come un bambino che è stato mandato in castigo all’angolo. “Non voglio fare una figura di merda”, ripeté quasi sottovoce, la fronte spalmata contro il finestrino appannato.

Edoardo gli appoggiò una mano sulla spalla e disse: “Non ti preoccupare. Sono sicuro che andrà benissimo”. Sentì il muscolo della spalla irrigidirsi sotto il suo tocco. Luca si girò di scatto: aveva gli occhi lucidi e lo guardava con fare implorante.

“Senti, non ti incazzare, Edo. Non te lo chiederei se non fosse un’emergenza…”, la voce gli tremava. “Ti prego, non prenderla male, ma… non posso andare da Valentina così. Mi… fai una pompa?”. Neanche il tempo di finire la frase che Luca aveva già sollevato la felpa rivelando il suo pene in erezione.

Edoardo sbiancò. Con Luca non si erano neanche mai visti nudi. O magari sì, a scuola o al mare, ma non si ricordava di avergli mai visto il… il… Non riusciva neanche a mettere insieme i pensieri. Il suo sguardo era completamente ipnotizzato da quella colonna di carne che lo fissava con il suo unico occhio. Era… bellissimo!

Malgrado Luca fosse seduto, si stagliava con decisione dal ventre, arrivando a sorpassare l’ombelico. Era senza dubbio più grande del suo. Non che ne avesse visto chissà quanti, ma era decisamente il pene più grande che avesse mai visto.

L’asta era dritta e fasciata di pelle olivastra e liscia, attraversata occasionalmente da vene marcate. Il glande era ampio, lucido e di un colore più chiaro; torreggiava con prepotenza come il cappello di un cowboy. La pelle del prepuzio era tesa, sembrava riuscire a contenerlo a malapena. Poi c’erano le palle: voluminose e ricoperte di una leggera peluria bionda. Riposavano sul sedile della macchina come due grossi kiwi, che raggiunta una perfetta maturazione, erano caduti a terra in attesa di essere raccolti.

Non aveva mai visto un pene così bello e grande. Sentì un’attrazione che non aveva mai provato prima di quel momento: sapeva che quello che stava provando era sbagliato, ma quella scena l’aveva mandato in tilt. Rimase di sasso, incapace di muoversi e rispondere.

“Non ti preoccupare”, fece Luca mettendogli una mano sulla nuca, “non c’è niente di male”.

Edoardo sentì la mano di Luca spingerlo verso il ventre. Edoardo non avrebbe potuto opporre resistenza neanche se avesse voluto. Aveva perso il controllo di sé: era imbambolato davanti a quel enorme lecca-lecca che si faceva sempre più vicino, sempre più vicino.

Prima che se ne rendesse conto, le labbra si appoggiarono sul glande: sentì il calore del pene irradiarsi sulle labbra come un incendio. Al naso gli arrivò una zaffata familiare: era un odore che aveva già sentito quando si toglieva le mutande dopo aver fatto sport, ma più intenso e più… virile.

“Non fare così”, disse Luca più sprezzante che rassicurante, “So che ti piace”. Appoggiò entrambe le mani sulla collottola di Edoardo e iniziò a spingere con più insistenza. Edoardo aprì le labbra e lasciò entrare di scatto tutto il glande, che gli riempì la bocca come un enorme marshmallow.

Non riusciva a credere a quello che stava succedendo: aveva in bocca il cazzo di Luca! In bocca aveva un sapore salato, che, a dirla tutta, gli faceva quasi schifo. Dopo qualche momento, però, divenne quasi gradevole. Passò la punta della lingua intorno alla base del glande per inseguire quel sapore nuovo che l’aveva ammaliato. Quindi iniziò a muovere la testa su e giù, come aveva visto fare nei film porno.

“Così, bravo”, sussurrò Luca, mentre scivolava sul sedile per mettersi più comodo. Proseguì con lo stesso movimento per un periodo di tempo che sembrava un’infinita, ma iniziò ad avere paura che risultasse monotono. Con una mano afferrò l’asta del pene: riusciva a malapena a stringerci la mano intorno. Iniziò a masturbarlo coordinando il movimento della mano con quello della bocca. Gli piaceva ricoprire quel glande possente con la pelle del prepuzio per tornare poi a scoprirla con la bocca.

Anche a Luca piaceva: lasciava andare gemiti di piacere e il suo corpo veniva attraversato da sussulti, come se qualcuno gli stesse facendo il solletico. Non me la sto cavando male per essere la prima volta, pensò Edoardo compiaciuto. Forse aveva scoperto un nuovo talento.

Non sapeva per quanto tempo fosse andato avanti così, ma si rese conto che i gemiti di Luca si facevano sempre più insistenti. Anche i movimenti di Edoardo erano sempre più convulsi: scuoteva la mano come un danzatore in preda a una frenesia e massaggiava il glande con la lingua concentrandosi nella zona del frenulo. Anche lui aveva iniziato ad ansimare e sentiva le prime gocce di sudore formarsi sulla fronte.

Il pene di Luca gli pulsava in bocca: era caldo, anzi caldissimo. Aveva l’impressione che fosse un tizzone ardente o una bomba a mano che potesse esplodere da un momento all’altro.

Luca gli avvinghiò di nuovo la testa con le mani e spinse il pene in fondo alla bocca, quasi in gola. Per un momento, Edoardo si sentì soffocare: sentiva il glande sfregargli l’ugola e aveva paura di non riuscire a trattenere i conati. Sapeva cosa stava per succedere, ma non si sentiva pronto. Cercò di divincolarsi, ma Luca non mollava la presa; ogni resistenza era inutile.

Le gambe di Luca iniziarono a irrigidirsi; anche il pene si fece più turgido, se possibile. D’istinto, Edoardo afferrò le palle di Luca, con fermezza ma senza fargli male. Le sentì vibrare nelle mani: un fremito si face strada dai testicoli fino al pene, che iniziò a contorcersi nella bocca.

Un fiotto caldo gli colpì la parete della gola come una cucchiaiata di miele andato di traverso. Voleva tossire ma Luca non mollava la presa. I testicoli si contrassero di nuovo e seguì un altro fiotto. E un altro ancora. E un altro ancora. E un altro ancora.

Edoardo non era riuscito a deglutire e si sentiva una pozzanghera di sperma che lo soffocava. Il sapore era amaro e gli faceva venire il voltastomaco. Ma davvero è questo il sapore dello sperma?
Per un momento, si arrabbiò con Luca. Doveva per forza venirgli in bocca? Che schifo! E le malattie… E quindi adesso non siamo più amici? Per un momento la mente fu completamente occupata da pensieri paranoici.

Finalmente i fiotti erano finiti: Edoardo aprì la bocca per prendere fiato e buttare giù quel boccone amaro. Dei brividi lo attraversarono mentre sentiva quella pappa biancastra scendergli giù per la gola.

Luca era in estasi: sembrava essere stato inglobato dal sedile della macchina. Lentamente, lasciò andare la presa dalla testa di Edoardo. Le stesse mani che prima lo avevano trattenuto con forza si sciolsero in una carezza affettuosa.

“Grazie”.

Edoardo non si mosse di un millimetro. Era arrabbiato per quella forzatura finale e anche preoccupato. Preoccupato che, da quel giorno, le cose tra loro non sarebbero state più le stesse. Tuttavia si sentiva anche triste che quel momento così bello fosse già finito. Era durato un istante. O un’eternità. Non era in grado di dirlo.

Si rifiutò di muoversi: rimase lì con il pene di Luca in bocca. Gli piaceva sentire come perdeva turgore: quel glande che prima gli aveva riempito la bocca, giaceva adesso comodamente sulla lingua.

Luca gli spostò la bocca quasi infastidito. Sembrava avesse fretta di tirare fuori il cazzo da quella bocca che fino a un momento prima era stata soggiogata a ogni suo capriccio. Edoardo si soffermò un ultimo momento a osservarlo.

Anche a riposo gli pareva irresistibile: sembrava un boa che sonnecchiava dopo aver cacciato e inghiottito un topolino. Dall’uretra faceva capolino una goccia di sperma così densa che sembrava una perla. Senza esitazione, Edoardo fece uno scatto felino con la lingua e inghiottì quell’ultima goccia di sperma. Era sempre stato un perfezionista.

“Di niente”, fece fingendo nonchalance.

Guardò fuori dal parabrezza: si era fatto buio e la luna rimbalzava sulla superficie increspata del mare come una pallina impazzita.
scritto il
2026-02-15
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