Bacoli. Parte 1.
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 10 min
di
passodalfiume
genere
incesti
cura
F
Una cosa che rendeva felice Michela, era l’arrivo dell’estate e andare in vacanza a dagli zii materni: zio Antonio, a cui era legatissima tanto da considerarlo un padre putativo, sua moglie Caterina ,con la quale viveva un rapporto controverso, tra complicità e competizione, e i loro tre figli Marco, Giuseppe e Silvio, i tre monelli, tutti più giovani di lei ,anche se di poco, con cui era cresciuta e condiviso tante avventure.
Quell’anno, decisamente il peggiore nei suoi ventuno anni di vita, l’aveva segnata profondamente, tanto nel corpo quanto nella mente, sentiva la necessità di allontanarsi da tutto e riprendere fiato.
Prima un incidente in auto di ritorno dalla discoteca con un amico, dal quale lei era uscita più malconcia del ragazzo, con una frattura alla tibia e alla mascella. Poi la separazione tra i suoi genitori, arrivata improvvisa come un fulmine a ciel sereno.
Lo stress accumulato,insieme ai dieci mesi di convalescenza, l’avevano portata a perdere un anno all’università.
Così, sperando in un estate che le avrebbe ridato fiducia nella vita, si era imbarcata sull’aereo per Napoli.
Quando Zio Antonio e la sua famiglia andarono a prenderla in aeroporto, rimasero senza parole.
Michela era cambiata, e di molto. Era più di un anno che non la vedevano, la ragazza dopo l’incidente aveva abbandonato i social, sparendo dai radar.
Della nipote "acqua e sapone", sempre un po' trascurata, quindici chili in sovrappeso, ben poco di femminile nel suo modo di vestirsi e di fare, non c'era più traccia.
Tra la dieta forzata dal tutore alla mascella, che la costringeva a nutrirsi solo di pasti frullati, la necessità di perdere peso, la fisioterapia, una nuova passione per il fitness e per un alimentazione sana, si era trasformata.
Le carni piene e l’addome pronunciato avevano lasciato il posto a un fisico asciutto e ben definito, pur conservando piacevoli curve femminili. I capelli corti, neri e spettinati erano stati lasciati crescere fino alla vita, curati, piastrati e tinti di un castano chiaro luminoso.
Il viso non era più quello di un maschiaccio, non c’erano più i sopracciglioni, non c’erano più gli occhiali da vista dall montatura pesante ,sostituiti da lenti a contatto, no, tutto era curato, era truccato con maliziosa strategia per mettere in evidenza gli occhi verdi, accentuare le labbra, facendole apparire carnose e invitanti e sollevando gli zigomi.
Al suo metro e sessantacinque scarso erano stati aggiunti almeno una decina di centimetri con le scarpe. «Dodici», pensò zia Caterina, notando, non le solite sneakers malconce con cui andava in giro, ma sandali aperti argentati su cui si muoveva la nipote, flessuosa e sicura.
“che pucchiacca!", pensò un addetto alla sicurezza del gate, vedendola passare.
Le gambe, prima pienotte, erano diventate ben tornite, affusolate sotto uno shorts striminzito in denim scolorito e strappato in più punti, trattenevano a stento un culo sodo e carnoso.
Davanti un bottone era stato deliberatamente lasciato aperto in vita a mostrare un tassello del pizzo celeste delle mutandine.
Un crop top bianco senza spalline , scopriva l’ombellico al cui centro brillava un piercing, e strizzava il seno.
“Guarda la mia puttanella!” notò tra se e se lo Zio, era palesemente nudo sotto il tessuto.
“Cazzo, che fica è diventata la cuginetta!” mormorò Marco.
Del "rospo", cosi la chiamava, a cui erano abituati non era rimasta ombra: davanti a loro c’era una modella di Instagram, ed era incredibile che fosse la stessa ragazza che ,con l’inganno e la manipolazione, avesse passato l’estate prima, a soddisfare con le mani ,la bocca e il seno, lui e i suoi due fratelli.
“Gia se non fosse per le tette, non la riconoscerei!”, aveva commentato Silvio, sentendolo.
“Forse quest’anno riusciremo a farci dare la fica”, sperò Giuseppe fissando l’inguine strizzato nel tessuto jeans della cugina.
«Zio, Zia!» disse Michela entusiasta, correndo verso di loro e facendo sobbalzare il seno generoso e i cuori pesanti dei maschi presenti al Gate. «Mi siete mancati tantissimo!», aggiunse stringendoli entrambi tra le braccia.
“Michela, tesoro, ti trovo benissimo e in forma”, l’aveva accolta la zia, baciandola sulla guance con un pizzico di invidia.
“Gia, in gran forma” concordò il marito, che quella fica a differenza dei figli, l’aveva, più volte, assaggiata da quando la nipote aveva compiuto la maggiore età, correndo in un paio di quelle occasioni persino il rischio di metterla incinta, e di certo ,non era cosi attraente.
“hai fatto il piercing ai capezzoli!” aveva notato l’uomo, incapace di distogliere lo sguardo dal seno della ragazza, e premendo un indice su quello sinistro.
“Già, quest’anno è di moda” gli aveva risposto lei stringendo le braccia sotto di esso e sollevandolo leggermente, mentre lo zio continuava a movere il dito sul capezzolo ,che per reazione prendeva a mostrarsi fiero sotto il cotone elasticizzato che lo copriva.
“e tua mamma non ti ha detto niente?”, chiese la zia fulminando con gli occhi il marito.
“Zia ,a settembre compio 22 anni, non devo più chiederle il permesso!”, ci aveva tenuto a ricordarle.
“Si cara ,non essere antiquata, è di moda”, l’aveva incalzata Antonio, abbracciando la nipote e posandole una mano sul culo.
“Si dai mamma non fare la vecchia!”, le avevano detto i tre figli.
“Non sono vecchia!” aveva protestato lei, guardandosi ad una vetrina e finendo per confrontarsi con la nipote più giovane di 25 anni.
“Michela ,tesoro, ti si vedono le mutandine!” l’aveva poi ripresa.
“Ti piacciono?”, le aveva risposto lei afferrando l’elastico con le dita e sollevandolo leggermente. “Se vuoi te le presto, ma prima devi lavarle, sono tutte bagnate, è stato un lungo viaggio!” , aggiunse, omettendo di raccontare del vecchietto, seduto accanto a lei sull’aereo che pensandola addormentata, ci aveva infilato una mano tra le cosce e le aveva manipolato la fica per tutto il viaggio.
“Non vedo l’ora di fare la doccia, mettere il bikini e andare in spiaggia!” disse Michela, spostandosi dai cugini e salutandoli ognuno, con un abbraccio più prolungato del necessario.
“Anche noi” dissero in coro i tre fratelli e pensò il loro padre.
La casa di Zio Antonio non era molto grande, anche quell’anno, avrebbe dovuto condividere la camera con i tre cugini, quella degli ospiti che di solito occupavano i suoi genitori quando stavano in visita era in ristrutturazione a causa di una perdita dal tetto.
“si ha rovinata tutta la parete e il soffitto!” si era lamentato lo zio mentre era alla guida del suo monovolume.
“Noi andiamo in camera!” avevano avvisato i tre fratelli uno prendendo la valigia della cugina, gli altri due trascinandola via con loro appena entrati in casa.
“lavatevi la mani che tra un pò mangiamo, ho fatto la parmigiana!” aveva urlato la madre vedendoli sparire su per le scale.
“mi cambio e dopo pranzo andiamo al mare!” aveva detto lei eccitata, dopo essere entrata nella cameretta che conosceva bene, e aver gettato il trolley sul primo dei tre letti presenti, mentre i cugini senza riuscire a staccarle gli occhi e le mani di dosso, la seguivano ad un passo.
“bè uscite, mi devo cambiare!” aveva preteso lei tenendo le mani sui fianchi.
“È 'a camera nostra, iesci tu!” le aveva risposto Silvio andando a sedersi sul letto dietro di lei.
“vai bagno no?” aveva suggerito Giovanni, il più giovane e il meno furbo dei tre, ricevendo una gomitata in un fianco da uno dei fratelli e uno sguardo feroce dall’altro.
“ Miky, nun è 'a prima vota ca te verimmo mezza nuda” le aveva fatto notare Marco mentre il fratello cercava di ritrovare il fiato che la gomitata ricevuto nello stomaco gli aveva strappato.
“Ah che palle, ma non fate i maniaci!”, gli disse lei.
Nascondendo sotto i capelli il viso arrossato e il sorriso che si era allargato ,compiaciuta dall’approvazione ricevuta, Michela si liberò prima del top, restando a seno nudo, poi senza alcuna fretta dei pantaloncini.
“Ma che ttiene 'int'ô culo?!” aveva chiesto divertito ed esaltato, Marco seduto accanto al fratello dietro di lei, notando il pomello che si illuminava ad intermittenza di un plug anale tra le natiche della ragazza.
“E nun sulo 'int'ô culo!” aveva esclamato Silvio, quando lei imbarazzata si era voltata per negargli la vista, ma finendo per esporre il lato anteriore che aveva ben altro da offrire agli occhi, visto che tra le cosce della cugina, penzolava una piccola antenna rosa.
“mi servono per rilassarmi!”, rispose a mezza voce Michela.
“Va bbuono, aggio capito tutto!”, disse Marco battendosi i palmi sulle gambe e sollevandosi.
“Cosa fai?”, chiese Michela, mentre il cugino si tirava giu i pantaloni e le presentava il cazzo, invitando con un gesto a seguirne l’esempio anche agli altri due fratelli.
“Ripigliammo 'a addò avavammo lasciate l’anno scorso!”, le sorrise lui.
“Marco, non non posso!”, disse lei, fissando lo sguardo sui membri dei tre cugini che crescevano e si allungavano stimolati dalle loro mani. “Sono fidanzata adesso!” gli aveva detto, sospirando e mordendosi leggermente il labbro.
“Overo? Comm' se chiamma?” le aveva chiesto Marco avvicinandosi e una volta messo al suo fianco, afferrandole un seno.
“Nicola, lo incontrato a fisioterapia!”
“è una cosa seria?”, aveva chiesto Silvio imitando la mossa del fratello mettendosi dall’altro lato.
“Stiamo insieme da un anno”.
“e va buò, Nicola sta su a Pordenone, occhio non vede cuore non duole!”, l’aveva incalzata Giovanni, passandole una mano tra le cosce, trovandola tutta bagnata.
“no sul serio ragazzi…non posso”, aveva ripetuto, senza sottrarsi, con un tono che nemmeno se stessa convinceva.
“con la bocca non è tradimento!”, cercò di convincerla Silvio baciandole il collo.
“ma io…”, provò a resistere all’invito e ai propri istinti, la lingua di Marco le passava sul viso e le rendeva tutto più difficile.
“su cuginè, facci sta grazia ,sei cosi bella!”
“si dai, comm'a l'urdema vota!”
“Dai Michè, Nun fa 'a strunza!” le parole ormai si ripetevano accendendole i sensi e la opprimevano.
“mmm….va bene ma solo con la bocca!” aveva fremuto lei inginocchiandosi.
Michela si era ritrovata accucciata sul pavimento mentre i cugini le presentavano ognuno il suo cazzo, competendo tra di loro per ottenere maggiore attenzione, la ragazza, mosse le mani, poi la bocca, li carezzo con la lingua, li accolse nel suo palato uno alla volta, ognuno dei tre fratelli aveva un sapore diverso.
il primo a svuotarsi nella sua gola fu il più piccolo, Giovanni, era quello che teneva di più alla propria igiene e il suo sperma era salato alcalino, ma più delicato.
Poi toccò a Silvio, che non solo trascurava l’uso del bidet ma aveva l’uccello ricoperto di peli, una folta pelliccia sui cui erano rimasti intrappolati tutti i suoi umori.
Alla fine, il più avido, il più prepotente, Marco, che le tolse il controllo dell’atto afferrandole i capelli e dettando il ritmo, scopandole letteralmente la faccia e che quando venne, non volle farlo, in gola, come avevano fatto prima di lui i due fratelli più giovani, ma sul suo viso, come in un atto di forza, una dichiarazione di possesso.
“Ragazzi, scendete, cosi mangiamo e poi portate Michela al mare!”, li aveva chiamati da basso la madre.
“si Mà, adesso scendiamo!”, si era preoccupato subito di risponderle Giovanni, affacciandosi alla porta della loro camera.
“Sì, mò scennemo!” aveva ribadito Silvio alla madre, per evitare che salisse a controllare.
“Wà sì a sì 'a uerra, cugine'!” disse Marco sfilandosi dalla bocca della ragazza e picchiettando la punta bagnata di saliva e sperma sul viso della cugina.
“Sarà n'estate ca nun se scorda cchiù!” aggiunse.
“Si…lo sarà!” sorrise Michela ,baciando la cappella di Marco e nettando con la lingua le ultime gocce di sborra e pensando adi due mesi che l'aspettavano da quel giorno in poi.
Quell’anno, decisamente il peggiore nei suoi ventuno anni di vita, l’aveva segnata profondamente, tanto nel corpo quanto nella mente, sentiva la necessità di allontanarsi da tutto e riprendere fiato.
Prima un incidente in auto di ritorno dalla discoteca con un amico, dal quale lei era uscita più malconcia del ragazzo, con una frattura alla tibia e alla mascella. Poi la separazione tra i suoi genitori, arrivata improvvisa come un fulmine a ciel sereno.
Lo stress accumulato,insieme ai dieci mesi di convalescenza, l’avevano portata a perdere un anno all’università.
Così, sperando in un estate che le avrebbe ridato fiducia nella vita, si era imbarcata sull’aereo per Napoli.
Quando Zio Antonio e la sua famiglia andarono a prenderla in aeroporto, rimasero senza parole.
Michela era cambiata, e di molto. Era più di un anno che non la vedevano, la ragazza dopo l’incidente aveva abbandonato i social, sparendo dai radar.
Della nipote "acqua e sapone", sempre un po' trascurata, quindici chili in sovrappeso, ben poco di femminile nel suo modo di vestirsi e di fare, non c'era più traccia.
Tra la dieta forzata dal tutore alla mascella, che la costringeva a nutrirsi solo di pasti frullati, la necessità di perdere peso, la fisioterapia, una nuova passione per il fitness e per un alimentazione sana, si era trasformata.
Le carni piene e l’addome pronunciato avevano lasciato il posto a un fisico asciutto e ben definito, pur conservando piacevoli curve femminili. I capelli corti, neri e spettinati erano stati lasciati crescere fino alla vita, curati, piastrati e tinti di un castano chiaro luminoso.
Il viso non era più quello di un maschiaccio, non c’erano più i sopracciglioni, non c’erano più gli occhiali da vista dall montatura pesante ,sostituiti da lenti a contatto, no, tutto era curato, era truccato con maliziosa strategia per mettere in evidenza gli occhi verdi, accentuare le labbra, facendole apparire carnose e invitanti e sollevando gli zigomi.
Al suo metro e sessantacinque scarso erano stati aggiunti almeno una decina di centimetri con le scarpe. «Dodici», pensò zia Caterina, notando, non le solite sneakers malconce con cui andava in giro, ma sandali aperti argentati su cui si muoveva la nipote, flessuosa e sicura.
“che pucchiacca!", pensò un addetto alla sicurezza del gate, vedendola passare.
Le gambe, prima pienotte, erano diventate ben tornite, affusolate sotto uno shorts striminzito in denim scolorito e strappato in più punti, trattenevano a stento un culo sodo e carnoso.
Davanti un bottone era stato deliberatamente lasciato aperto in vita a mostrare un tassello del pizzo celeste delle mutandine.
Un crop top bianco senza spalline , scopriva l’ombellico al cui centro brillava un piercing, e strizzava il seno.
“Guarda la mia puttanella!” notò tra se e se lo Zio, era palesemente nudo sotto il tessuto.
“Cazzo, che fica è diventata la cuginetta!” mormorò Marco.
Del "rospo", cosi la chiamava, a cui erano abituati non era rimasta ombra: davanti a loro c’era una modella di Instagram, ed era incredibile che fosse la stessa ragazza che ,con l’inganno e la manipolazione, avesse passato l’estate prima, a soddisfare con le mani ,la bocca e il seno, lui e i suoi due fratelli.
“Gia se non fosse per le tette, non la riconoscerei!”, aveva commentato Silvio, sentendolo.
“Forse quest’anno riusciremo a farci dare la fica”, sperò Giuseppe fissando l’inguine strizzato nel tessuto jeans della cugina.
«Zio, Zia!» disse Michela entusiasta, correndo verso di loro e facendo sobbalzare il seno generoso e i cuori pesanti dei maschi presenti al Gate. «Mi siete mancati tantissimo!», aggiunse stringendoli entrambi tra le braccia.
“Michela, tesoro, ti trovo benissimo e in forma”, l’aveva accolta la zia, baciandola sulla guance con un pizzico di invidia.
“Gia, in gran forma” concordò il marito, che quella fica a differenza dei figli, l’aveva, più volte, assaggiata da quando la nipote aveva compiuto la maggiore età, correndo in un paio di quelle occasioni persino il rischio di metterla incinta, e di certo ,non era cosi attraente.
“hai fatto il piercing ai capezzoli!” aveva notato l’uomo, incapace di distogliere lo sguardo dal seno della ragazza, e premendo un indice su quello sinistro.
“Già, quest’anno è di moda” gli aveva risposto lei stringendo le braccia sotto di esso e sollevandolo leggermente, mentre lo zio continuava a movere il dito sul capezzolo ,che per reazione prendeva a mostrarsi fiero sotto il cotone elasticizzato che lo copriva.
“e tua mamma non ti ha detto niente?”, chiese la zia fulminando con gli occhi il marito.
“Zia ,a settembre compio 22 anni, non devo più chiederle il permesso!”, ci aveva tenuto a ricordarle.
“Si cara ,non essere antiquata, è di moda”, l’aveva incalzata Antonio, abbracciando la nipote e posandole una mano sul culo.
“Si dai mamma non fare la vecchia!”, le avevano detto i tre figli.
“Non sono vecchia!” aveva protestato lei, guardandosi ad una vetrina e finendo per confrontarsi con la nipote più giovane di 25 anni.
“Michela ,tesoro, ti si vedono le mutandine!” l’aveva poi ripresa.
“Ti piacciono?”, le aveva risposto lei afferrando l’elastico con le dita e sollevandolo leggermente. “Se vuoi te le presto, ma prima devi lavarle, sono tutte bagnate, è stato un lungo viaggio!” , aggiunse, omettendo di raccontare del vecchietto, seduto accanto a lei sull’aereo che pensandola addormentata, ci aveva infilato una mano tra le cosce e le aveva manipolato la fica per tutto il viaggio.
“Non vedo l’ora di fare la doccia, mettere il bikini e andare in spiaggia!” disse Michela, spostandosi dai cugini e salutandoli ognuno, con un abbraccio più prolungato del necessario.
“Anche noi” dissero in coro i tre fratelli e pensò il loro padre.
La casa di Zio Antonio non era molto grande, anche quell’anno, avrebbe dovuto condividere la camera con i tre cugini, quella degli ospiti che di solito occupavano i suoi genitori quando stavano in visita era in ristrutturazione a causa di una perdita dal tetto.
“si ha rovinata tutta la parete e il soffitto!” si era lamentato lo zio mentre era alla guida del suo monovolume.
“Noi andiamo in camera!” avevano avvisato i tre fratelli uno prendendo la valigia della cugina, gli altri due trascinandola via con loro appena entrati in casa.
“lavatevi la mani che tra un pò mangiamo, ho fatto la parmigiana!” aveva urlato la madre vedendoli sparire su per le scale.
“mi cambio e dopo pranzo andiamo al mare!” aveva detto lei eccitata, dopo essere entrata nella cameretta che conosceva bene, e aver gettato il trolley sul primo dei tre letti presenti, mentre i cugini senza riuscire a staccarle gli occhi e le mani di dosso, la seguivano ad un passo.
“bè uscite, mi devo cambiare!” aveva preteso lei tenendo le mani sui fianchi.
“È 'a camera nostra, iesci tu!” le aveva risposto Silvio andando a sedersi sul letto dietro di lei.
“vai bagno no?” aveva suggerito Giovanni, il più giovane e il meno furbo dei tre, ricevendo una gomitata in un fianco da uno dei fratelli e uno sguardo feroce dall’altro.
“ Miky, nun è 'a prima vota ca te verimmo mezza nuda” le aveva fatto notare Marco mentre il fratello cercava di ritrovare il fiato che la gomitata ricevuto nello stomaco gli aveva strappato.
“Ah che palle, ma non fate i maniaci!”, gli disse lei.
Nascondendo sotto i capelli il viso arrossato e il sorriso che si era allargato ,compiaciuta dall’approvazione ricevuta, Michela si liberò prima del top, restando a seno nudo, poi senza alcuna fretta dei pantaloncini.
“Ma che ttiene 'int'ô culo?!” aveva chiesto divertito ed esaltato, Marco seduto accanto al fratello dietro di lei, notando il pomello che si illuminava ad intermittenza di un plug anale tra le natiche della ragazza.
“E nun sulo 'int'ô culo!” aveva esclamato Silvio, quando lei imbarazzata si era voltata per negargli la vista, ma finendo per esporre il lato anteriore che aveva ben altro da offrire agli occhi, visto che tra le cosce della cugina, penzolava una piccola antenna rosa.
“mi servono per rilassarmi!”, rispose a mezza voce Michela.
“Va bbuono, aggio capito tutto!”, disse Marco battendosi i palmi sulle gambe e sollevandosi.
“Cosa fai?”, chiese Michela, mentre il cugino si tirava giu i pantaloni e le presentava il cazzo, invitando con un gesto a seguirne l’esempio anche agli altri due fratelli.
“Ripigliammo 'a addò avavammo lasciate l’anno scorso!”, le sorrise lui.
“Marco, non non posso!”, disse lei, fissando lo sguardo sui membri dei tre cugini che crescevano e si allungavano stimolati dalle loro mani. “Sono fidanzata adesso!” gli aveva detto, sospirando e mordendosi leggermente il labbro.
“Overo? Comm' se chiamma?” le aveva chiesto Marco avvicinandosi e una volta messo al suo fianco, afferrandole un seno.
“Nicola, lo incontrato a fisioterapia!”
“è una cosa seria?”, aveva chiesto Silvio imitando la mossa del fratello mettendosi dall’altro lato.
“Stiamo insieme da un anno”.
“e va buò, Nicola sta su a Pordenone, occhio non vede cuore non duole!”, l’aveva incalzata Giovanni, passandole una mano tra le cosce, trovandola tutta bagnata.
“no sul serio ragazzi…non posso”, aveva ripetuto, senza sottrarsi, con un tono che nemmeno se stessa convinceva.
“con la bocca non è tradimento!”, cercò di convincerla Silvio baciandole il collo.
“ma io…”, provò a resistere all’invito e ai propri istinti, la lingua di Marco le passava sul viso e le rendeva tutto più difficile.
“su cuginè, facci sta grazia ,sei cosi bella!”
“si dai, comm'a l'urdema vota!”
“Dai Michè, Nun fa 'a strunza!” le parole ormai si ripetevano accendendole i sensi e la opprimevano.
“mmm….va bene ma solo con la bocca!” aveva fremuto lei inginocchiandosi.
Michela si era ritrovata accucciata sul pavimento mentre i cugini le presentavano ognuno il suo cazzo, competendo tra di loro per ottenere maggiore attenzione, la ragazza, mosse le mani, poi la bocca, li carezzo con la lingua, li accolse nel suo palato uno alla volta, ognuno dei tre fratelli aveva un sapore diverso.
il primo a svuotarsi nella sua gola fu il più piccolo, Giovanni, era quello che teneva di più alla propria igiene e il suo sperma era salato alcalino, ma più delicato.
Poi toccò a Silvio, che non solo trascurava l’uso del bidet ma aveva l’uccello ricoperto di peli, una folta pelliccia sui cui erano rimasti intrappolati tutti i suoi umori.
Alla fine, il più avido, il più prepotente, Marco, che le tolse il controllo dell’atto afferrandole i capelli e dettando il ritmo, scopandole letteralmente la faccia e che quando venne, non volle farlo, in gola, come avevano fatto prima di lui i due fratelli più giovani, ma sul suo viso, come in un atto di forza, una dichiarazione di possesso.
“Ragazzi, scendete, cosi mangiamo e poi portate Michela al mare!”, li aveva chiamati da basso la madre.
“si Mà, adesso scendiamo!”, si era preoccupato subito di risponderle Giovanni, affacciandosi alla porta della loro camera.
“Sì, mò scennemo!” aveva ribadito Silvio alla madre, per evitare che salisse a controllare.
“Wà sì a sì 'a uerra, cugine'!” disse Marco sfilandosi dalla bocca della ragazza e picchiettando la punta bagnata di saliva e sperma sul viso della cugina.
“Sarà n'estate ca nun se scorda cchiù!” aggiunse.
“Si…lo sarà!” sorrise Michela ,baciando la cappella di Marco e nettando con la lingua le ultime gocce di sborra e pensando adi due mesi che l'aspettavano da quel giorno in poi.
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