Villa Mimosa: Vittoria e Domenico.
scritto il 2026-10-05 tempo di lettura 13 min
di
passodalfiume
genere
incesti
cura
D+
Capitolo 1: Tutto online.
Il pomeriggio estivo filtrava tiepido dalle serrande socchiuse della camera di Domenico, illuminando le particelle di polvere che danzavano sopra la tastiera del PC. A ventinove anni, Domenico aveva sviluppato una routine impeccabile: sessioni infinite di videogiochi, lo streaming su cui ,ai pochi iscritti sul suo canale Twitch dedicava dirette tra gameplay e recensioni, qualche fuga nei meandri più privati di internet +18 e l'arte sopraffina di dare un esame di ingegneria ogni due anni. Il piano di emancipazione poteva attendere; in fondo, la vita da fuoricorso a tempo indeterminato a casa della mamma aveva i suoi indiscutibili vantaggi.
Quella pace fu bruscamente interrotta dal rumore secco della porta del bagno che si spalancava.
Vittoria fece il suo ingresso nella stanza come se stesse calcando una passerella dell'alta moda parigina. A quarantacinque anni, divorziata da diciassette da un ex marito sempre assente anche quando avrebbe dovuto essere più presente, Vittoria aveva trasformato la palestra e le diete ferree nel suo elisir di giovinezza. Il risultato era evidente, forse fin troppo.
«Allora, Mimmo? Come sto?» chiese, mettendosi in posa plastica davanti al letto del figlio, le mani piantate sui fianchi e un sorriso radioso stampato sulle labbra.
Domenico non alzò gli occhi dalla sua console portatile. I pollici si muovevano frenetici sui tasti, ma il suo cuore sobbalzava feroce. Nell'ultima ora sua madre lo aveva trasformato nel suo consulente di moda personale, costringendolo a fare da spettatore a una sfilata ininterrotta di tubini, abiti scollati, tute ad pantera e lingerie strategicamente coordinata. Per un ragazzo la cui unica interazione con il genere femminile avveniva tramite le modelle pixelate sullo schermo o le riviste nascoste sotto il letto, quell'esibizione casalinga era una tortura raffinata. Una parte di lui moriva di colpa, l'altra non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
«Ma, mamma... che vuoi che ne sappia? Bene» rispose lui, mantenendo la voce più piatta possibile e fingendosi totalmente assorbito dal display del suo device.
«"Bene"? Tutto qui? Ma è la stessa identica cosa che hai detto per gli ultimi tre vestiti!» protestò Vittoria, avvicinandosi allo specchio dell'armadio per darsi un'occhiata.
Indossava un abito drappeggiato dorato, un tessuto metallico e fluido che catturava ogni minimo riflesso di luce. Era cortissimo, arricciato sui fianchi che la palestra aveva mantenuto impeccabili, e sfoggiava una scollatura a tuffo vertiginosa che ti trascinava sul suo seno prosperoso. I capelli erano raccolti in uno chignon morbido sulla nuca, tranne per una ciocca ribelle che le accarezzava la guancia, e ai polsi portava dei bracciali rigidi dorati che tintinnarono mentre si sistemava i pendenti ai lobi.
«E allora perché continui a chiedere a me?» sbuffò Domenico, costretto a lottare con la propria linea visiva che, per quanto cercasse di deviare, finiva sempre per incrociare le cosce tornite della donna e il suo magnifico culo.
«Perché voglio sapere cosa piace a voi ragazzi oggi, mi sembra ovvio!» rispose lei con disinvoltura passandosi un filo di lucidalabbra.
Domenico aggrottò le sopracciglia, interrompendo finalmente il gioco. «A noi ragazzi di oggi? Ma quanti anni ha questo Antonello?» chiese mettendo in pausa il gioco.
La memoria gli restituì i dettagli delle ultime, dettagliatissime confidenze che la madre gli aveva propinato durante la colazione. Questo misterioso nuovo fidanzato, che lui non aveva ancora mai incrociato, era l'ennesimo capitolo di un rapporto dove Vittoria non lo trattava solo da figlio, ma da confidente intimo, da migliore amica e, in un certo senso, da temporaneo sostituto dell'uomo di casa.
Eccitata come una ragazzina Vittoria, gli aveva raccontato che quella sera ,il suo nuovo fidanzato l’avrebbe portata ad una festa esclusiva in una villa sul lago di Como.
“mamma?” ripeté Mimmo cercando di ottenere risposta.
Vittoria non rispose. “questi dannati capelli non vogliono stare apposto” borbottò.
Rimase immobile davanti allo specchio, ingaggiando una battaglia personale con la ciocca di capelli che proprio non voleva saperne di stare in ordine.
«Mamma!» la esortò Domenico, alzando il tono.
La donna trasalì leggermente. Poi, continuando a dargli le spalle e con un tono di voce improvvisamente ridotto a un sussurro, confessò: «Che noioso che sei, Ventuno...più o meno»
«Cosa?!» Domenico scattò sulla sedia, lasciando cadere la console sul letto disfatto sempre in disordine. «Ventuno anni? Mamma, ha otto anni meno di me! Praticamente stai uscendo con un ragazzino!»
Vittoria si voltò di scatto sui suoi sandali dorati, sfoderando un'espressione di finto rimprovero. «Oh, su via, non fare il bigotto! E poi scusa, quando tuo padre a Natale si è presentato a pranzo con quella sciacquetta, tu non hai detto una sola parola!»
«Chi, Chantal?» disse Domenico, agitando una mano in aria. «Mamma, Chantal ha trentun’anni!»
«E va bene, insomma... ventuno, trentuno... che differenza fa? È comunque quindici anni più giovane di tuo padre!» tagliò corto lei, liquidando la matematica con un gesto infastidito della mano.
Fece qualche passo verso il letto, muovendosi con una disinvoltura felina che fece tintinnare di nuovo i bracciali. Si sedette proprio sul bordo del materasso, a pochi centimetri dalle gambe del figlio. L'aria della stanza si riempì all'istante del suo profumo speziato e dolce, una scia intensa che Domenico conosceva fin troppo bene. La stoffa dorata del vestito si tese sul corpo di Vittoria, accentuando le sue forme, aprendosi sul seno sotto di esso e ,risalendo sulle cosce fino a mostrare ogni segreto.
“ma non hai nemmeno messo le mutandine!?” chiese il figlio sollevando l’orlo del vestito per averne conferma
“Certo che le ho messe, il perizoma color toffee che mi hai consigliato tu” gli rispose lei, allargando le gambe e mostrandogli la fica appena celata sotto il sottile strato trasparente delle sue mutandine, il cui colore chiaro, si confondeva con l’incarnato della sua pelle.
“Ti sei pure depilata” osservò Domenico tenendogli entrambe le mani sull’interno coscia, e spingendo le dita nella carne della madre.
“si lo so , mi hai sempre detto di non farlo, ma non ti sembre che stia bene cosi?” gli chiese ponendo le unghie smaltate di rosso al lati in modo che il tessuto aderisse e mostrasse meglio cosa nascondeva sotto.
Domenico, per negare le sue emozioni, fece una smorfia, mentre strappava a forza gli occhi dalla fica glabra della madre perfettamente visibile sotto quel cencio di tulle.
“boh! male che vada lo inviterò a giocare ai videogiochi”, disse ironico, tornando a poggiare la schiena contro lo schienale della sedia e massaggiandosi il cazzo, ormai duro, dentro gli slip di cotone macchiati, gesto che non sfuggi agli occhi di sua madre.
«L'età è solo un numero, Mimmo, dovresti essere più elastico» continuò lei con quel tono morbido e confidenziale, quasi complice, che usava solo con lui. Gli posò una mano sul ginocchio, una carezza distratta che per Domenico ebbe l'effetto di una scossa a diecimila volt. «Antonello è molto maturo per la sua età. E poi, dopo tutti questi anni passati a fare solo la madre perfetta, non ho forse il diritto di divertirmi un po'? Di sentirmi ancora... desiderabile?»
“la madre perfetta?” Mimmo alzò le sopracciglia “in una settimana, cambi più tu le lenzuola del tuo letto, che io mutande!” scosse la testa.
“Oh, bada ragazzino!” lo riprese lei sollevando l’indice.
Il ragazzo sentì il collo andargli in fiamme. La gelosia per quel ventunenne sconosciuto e per gli altri cento estranei che, in una vita, aveva visto entrare nella camera di sua madre, si mescolò a quella strana, inconfessabile attrazione che provava per la figura dorata che gli sedeva accanto. Ma per lui la tensione era fin troppo reale.
La sua mente aveva vagato per un attimo, si era immaginato sua madre prendere l’iniziativa, inginocchiarsi tra le sue gambe liberargli il cazzo e le palle e dargli , senza esitazione, soddisfazione con la sua bocca carnosa lasciando sull’asta insieme alla saliva, il rosso vermiglio del suo rossetto.
«Desiderabile? Certo. E dove vi vedete, prima di partire per Como, al Mc’s?» ironizzò Domenico, cercando di usare il sarcasmo come scudo per non tradire l'imbarazzo. «Guarda che se andate in discoteca rischi che chiedano i documenti a lui e l'accompagnamento a te.» mentre nel suo sogno ad occhi aperti, la bocca della mamma si riempiva del suo sperma caldo e abbondante.
Vittoria, invece di offendersi, scoppiò in una risata cristallina e genuina, visibilmente lusingata dal veleno del figlio. Si chinò in avanti, riducendo ancora di più la distanza tra di loro, e gli diede un bacio sulla guancia e , in modo forse non del tutto accidentale, posando il palmo della mano sulla punta del cazzo umido del figlio sopra gli slip.
«Sei adorabile quando fai il geloso» lo stuzzicò, stringendogli piano l’asta prima di alzarsi.
“possibile che non se ne sia accorta?” si chiese Domenico ad un passo dal farcire le mutande di sborra.
«Ma non essere sciocco. Nessuno prenderà mai il tuo posto, lo sai bene. Tu resti l'unico vero uomo della mia vita.»
Guardandosi di nuovo allo specchio, notò che il rossetto si era un pò sbavato sul lato e cercò di sistemarlo con un dito, quando un odore pungente, raccolto nel suo palmo, le arrivò al naso.
“beh, comunque è quasi l’ora” disse schiarendosi la voce.
“meglio darsi una mossa” annunciò cominciando a recuperare i suoi effetti dal letto del figlio. “ma dove sono le mie mutandine nera?” chiese perplessa.
Vittoria stava china, offrendo il culo al figlio, Domenico, non seppe resistere a quell’offerta, si avvicinò e con un gesto rapido le sollevò il vestito fino in vita e prese a schiaffeggiarle il sedere, ad afferrarle e separarle le natiche in modo che ,l’ano scuro, appena nascosto sotto la lingua di stoffa fosse svelato.
“Smettila cretino!!” rise Vittoria. drizzandosi in piedi e sistemando il vestito.
“Ti voglio bene mamma” disse Domenico tirandola a se.
“Anche io stupido!” le rispose lei mentre il figlio risalito con la mano tra le sue cosce, muoveva il pollice sulla sua passerina umida.
“devo proprio andare” disse lei, allontanandosi, prima che le cose, si complicassero.
“Ok” si rassegnò Mimmo. annusandosi le dita che ancora conservavano il calore umido della madre.
“Se trovi le mie mutandine, rimettile nel mio armadio, sembrano scomparse”, gli disse lei.
“non ti preoccupare, dopo le cerco” rispose sapendo che la ricerca, sarebbe stata breve visto che il perizome di Vittoria stava attorcigliato intorno all’asta del cazzo del figlio nei suoi slip.
“ah.. prendo la Golf!” lo avvisò lei.
“La mia Golf?” protestò lui.
“certo, non posso mica arrivare a Como con la mia Micra, ci mollerebbe in autostrada”.
“è lui non c’è l’ha la macchina”.
“...certo… ma ha la patente sospesa” disse mormorando.
“mamma” disse preoccupato che la donna potesse passare la serata con uno che non sapeva darsi un limite, nemmeno con l’alcol.
“Mimmo ,stai tranquillo te la riporto indietro senza un graffio e se mi ricordo ti faccio anche il pieno”, lo rassicurò lei, andandosi a sedere sulle sue ginocchia ,abbracciandolo e baciandolo leggermente sulle labbra.
A quella nuova tentazione il figlio non seppe resistere, fulmineo , fece di nuovo scivolare la mano tra le sue cosce , e una volta trovata la fica, a muovere le dita sopra di essa.
Questa volta Vittoria non si sottrasse subito, anzi lo agevolò schiudendo le ginocchia, mentre il figlio le baciava il collo, e trovato un varco sotto i suoi slip, si era insinuato tra le labbra della sua fica fradicia e in modo ritmico, le spingeva dentro.
“devo proprio andare” disse, sottraendosi a lui.
“ma mamma” protestò lui.
“Ciao, piccolo fai il bravo” le disse lei, facendogli l’occhiolino.
Si diresse verso la porta, regalando un ultimo fruscio metallico del suo abito dorato. «Io vado, faccio tardi. C'è la lasagna del Penny in frigo, scalda solo la tua porzione! Ciao amore!» lanciandogli mille bacetti, con le labbra carnose su cui il figlio, avrebbe voluto sborrare.
La porta d'ingresso si chiuse con un clic secco. Domenico rimase immobile sul letto, su cui aveva cercato un attimo di riposo, circondato dal silenzio della stanza e dal profumo di Vittoria che ancora aleggiava nell'aria. Guardò lo schermo spento della console, poi il monitor del PC, e la luce fissa della webcam che era rimasta accesa, trasmettendo in diretta tutto quello era avvenuto.
Si accostò alla tastiera e riaccese lo schermo, sul quale i commenti, tra eccitazione e sbalordimento, avevano riempito il suo canale, e il numero dei visitatori era triplicato rispetto al solito.
Da quando sua madre Vittoria, un mesetto prima, durante una diretta streaming era entrata in camera sua in cerca di un caricabatterie per il suo smartphone indossando solo la biancheria intima, in molti tra i suoi iscritti avevano chiesto di rivederla.
La chat sul monitor scorreva a una velocità impressionante, un flusso ininterrotto di emoji con gli occhi a cuore, punti esclamativi, melanzane e messaggi in caps lock che celebravano l'apparizione della "Milf d'Oro".
«Bro, ma tua madre è illegale!» scriveva uno.
«Venti euro di sub subito se la fai tornare subito, quella ficona!» digitava un altro.
«Non può essere vero, è roba da IA!» dubitava un terzo abbonato.
Furono le uniche cose che riuscì a distinguere, dopodiché il flusso dei commenti divenne talmente rapido da impedire qualsiasi lettura.
Mimmo si passò una mano tra i capelli, sistemandosi le cuffie sul collo. Il cuore gli batteva ancora un po' troppo forte, a metà tra la scarica di adrenalina per la clamorosa violazione della privacy materna, per la mercificazione del suo corpo, e il brivido edipico che, inutile negarlo, quelle sfilate private gli lasciavano sempre addosso. Solo che adesso quel segreto indicibile era diventato di dominio pubblico per cinquemila sconosciuti connessi da tutta Italia.
«Cazzo, non posso crederci!» esclamò.
L'occhio gli cadde sul contatore delle donazioni in basso a destra. La barra della "Goal della settimana" si era illuminata di verde, completandosi nel giro di dieci minuti grazie a una pioggia di Bit e abbonamenti Prime.
“le mutandine, che hai rubato a tua madre, faccele vedere!” chiese qualcuno in chat.
“si cazzo, si vogliamo vederle” pretese un altro e poi un altro ancora.
Domenico sorrise, disposto a soddisfare la richiesta, le prese da li dove le aveva nascoste ,le portò davanti alla webcam e le mostrò in tutta la loro minimale sconcezza.
“Cazzo che roba!” scrisse uno.
“una troia, tua madre è una troia” seguì un l’altro.
“si solo una zoccola metterebbe mutande cosi” rincarò la dose un terzo. Seguì una sequela di altre emoji da parte di chi non aveva più parole per esprimere il suo apprezzamento: dalla faccia accaldata, alla mano che indica l'occhiello, fino alle goccioline su due labbra rosse.
L'entusiasmo tra i suoi follower era a mille, e Domenico, invece di sentirsi offeso da quegli apprezzamenti rivolti alla donna che lo aveva messo al mondo, si sentiva eccitato. Un po' per i pensieri carnali che non lo avevano ancora abbandonato, un po' perché sapeva che, forse, aveva trovato la sua pentola d'oro, quella che finalmente avrebbe fatto svoltare il suo canale.
«Grazie mamma… altri 300 iscritti…» sorrise Mimmo.
“Grazie di cosa?” chiese Vittoria facendo capolino dalla porta.
"Niente!" si affrettò il figlio nascondendo le mutandine dietro la schiena, la donna lo osservò con sospetto.
“Come ti avevo detto che si chiamava la Villa su a Como?” chiese lei fissandolo.
“mi..pare…Villa Mimosa” rispose lui.
“ah si, che oca che sono, grazie, bambolo!” disse lei, sgattaiolando via.
....continua
Il pomeriggio estivo filtrava tiepido dalle serrande socchiuse della camera di Domenico, illuminando le particelle di polvere che danzavano sopra la tastiera del PC. A ventinove anni, Domenico aveva sviluppato una routine impeccabile: sessioni infinite di videogiochi, lo streaming su cui ,ai pochi iscritti sul suo canale Twitch dedicava dirette tra gameplay e recensioni, qualche fuga nei meandri più privati di internet +18 e l'arte sopraffina di dare un esame di ingegneria ogni due anni. Il piano di emancipazione poteva attendere; in fondo, la vita da fuoricorso a tempo indeterminato a casa della mamma aveva i suoi indiscutibili vantaggi.
Quella pace fu bruscamente interrotta dal rumore secco della porta del bagno che si spalancava.
Vittoria fece il suo ingresso nella stanza come se stesse calcando una passerella dell'alta moda parigina. A quarantacinque anni, divorziata da diciassette da un ex marito sempre assente anche quando avrebbe dovuto essere più presente, Vittoria aveva trasformato la palestra e le diete ferree nel suo elisir di giovinezza. Il risultato era evidente, forse fin troppo.
«Allora, Mimmo? Come sto?» chiese, mettendosi in posa plastica davanti al letto del figlio, le mani piantate sui fianchi e un sorriso radioso stampato sulle labbra.
Domenico non alzò gli occhi dalla sua console portatile. I pollici si muovevano frenetici sui tasti, ma il suo cuore sobbalzava feroce. Nell'ultima ora sua madre lo aveva trasformato nel suo consulente di moda personale, costringendolo a fare da spettatore a una sfilata ininterrotta di tubini, abiti scollati, tute ad pantera e lingerie strategicamente coordinata. Per un ragazzo la cui unica interazione con il genere femminile avveniva tramite le modelle pixelate sullo schermo o le riviste nascoste sotto il letto, quell'esibizione casalinga era una tortura raffinata. Una parte di lui moriva di colpa, l'altra non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
«Ma, mamma... che vuoi che ne sappia? Bene» rispose lui, mantenendo la voce più piatta possibile e fingendosi totalmente assorbito dal display del suo device.
«"Bene"? Tutto qui? Ma è la stessa identica cosa che hai detto per gli ultimi tre vestiti!» protestò Vittoria, avvicinandosi allo specchio dell'armadio per darsi un'occhiata.
Indossava un abito drappeggiato dorato, un tessuto metallico e fluido che catturava ogni minimo riflesso di luce. Era cortissimo, arricciato sui fianchi che la palestra aveva mantenuto impeccabili, e sfoggiava una scollatura a tuffo vertiginosa che ti trascinava sul suo seno prosperoso. I capelli erano raccolti in uno chignon morbido sulla nuca, tranne per una ciocca ribelle che le accarezzava la guancia, e ai polsi portava dei bracciali rigidi dorati che tintinnarono mentre si sistemava i pendenti ai lobi.
«E allora perché continui a chiedere a me?» sbuffò Domenico, costretto a lottare con la propria linea visiva che, per quanto cercasse di deviare, finiva sempre per incrociare le cosce tornite della donna e il suo magnifico culo.
«Perché voglio sapere cosa piace a voi ragazzi oggi, mi sembra ovvio!» rispose lei con disinvoltura passandosi un filo di lucidalabbra.
Domenico aggrottò le sopracciglia, interrompendo finalmente il gioco. «A noi ragazzi di oggi? Ma quanti anni ha questo Antonello?» chiese mettendo in pausa il gioco.
La memoria gli restituì i dettagli delle ultime, dettagliatissime confidenze che la madre gli aveva propinato durante la colazione. Questo misterioso nuovo fidanzato, che lui non aveva ancora mai incrociato, era l'ennesimo capitolo di un rapporto dove Vittoria non lo trattava solo da figlio, ma da confidente intimo, da migliore amica e, in un certo senso, da temporaneo sostituto dell'uomo di casa.
Eccitata come una ragazzina Vittoria, gli aveva raccontato che quella sera ,il suo nuovo fidanzato l’avrebbe portata ad una festa esclusiva in una villa sul lago di Como.
“mamma?” ripeté Mimmo cercando di ottenere risposta.
Vittoria non rispose. “questi dannati capelli non vogliono stare apposto” borbottò.
Rimase immobile davanti allo specchio, ingaggiando una battaglia personale con la ciocca di capelli che proprio non voleva saperne di stare in ordine.
«Mamma!» la esortò Domenico, alzando il tono.
La donna trasalì leggermente. Poi, continuando a dargli le spalle e con un tono di voce improvvisamente ridotto a un sussurro, confessò: «Che noioso che sei, Ventuno...più o meno»
«Cosa?!» Domenico scattò sulla sedia, lasciando cadere la console sul letto disfatto sempre in disordine. «Ventuno anni? Mamma, ha otto anni meno di me! Praticamente stai uscendo con un ragazzino!»
Vittoria si voltò di scatto sui suoi sandali dorati, sfoderando un'espressione di finto rimprovero. «Oh, su via, non fare il bigotto! E poi scusa, quando tuo padre a Natale si è presentato a pranzo con quella sciacquetta, tu non hai detto una sola parola!»
«Chi, Chantal?» disse Domenico, agitando una mano in aria. «Mamma, Chantal ha trentun’anni!»
«E va bene, insomma... ventuno, trentuno... che differenza fa? È comunque quindici anni più giovane di tuo padre!» tagliò corto lei, liquidando la matematica con un gesto infastidito della mano.
Fece qualche passo verso il letto, muovendosi con una disinvoltura felina che fece tintinnare di nuovo i bracciali. Si sedette proprio sul bordo del materasso, a pochi centimetri dalle gambe del figlio. L'aria della stanza si riempì all'istante del suo profumo speziato e dolce, una scia intensa che Domenico conosceva fin troppo bene. La stoffa dorata del vestito si tese sul corpo di Vittoria, accentuando le sue forme, aprendosi sul seno sotto di esso e ,risalendo sulle cosce fino a mostrare ogni segreto.
“ma non hai nemmeno messo le mutandine!?” chiese il figlio sollevando l’orlo del vestito per averne conferma
“Certo che le ho messe, il perizoma color toffee che mi hai consigliato tu” gli rispose lei, allargando le gambe e mostrandogli la fica appena celata sotto il sottile strato trasparente delle sue mutandine, il cui colore chiaro, si confondeva con l’incarnato della sua pelle.
“Ti sei pure depilata” osservò Domenico tenendogli entrambe le mani sull’interno coscia, e spingendo le dita nella carne della madre.
“si lo so , mi hai sempre detto di non farlo, ma non ti sembre che stia bene cosi?” gli chiese ponendo le unghie smaltate di rosso al lati in modo che il tessuto aderisse e mostrasse meglio cosa nascondeva sotto.
Domenico, per negare le sue emozioni, fece una smorfia, mentre strappava a forza gli occhi dalla fica glabra della madre perfettamente visibile sotto quel cencio di tulle.
“boh! male che vada lo inviterò a giocare ai videogiochi”, disse ironico, tornando a poggiare la schiena contro lo schienale della sedia e massaggiandosi il cazzo, ormai duro, dentro gli slip di cotone macchiati, gesto che non sfuggi agli occhi di sua madre.
«L'età è solo un numero, Mimmo, dovresti essere più elastico» continuò lei con quel tono morbido e confidenziale, quasi complice, che usava solo con lui. Gli posò una mano sul ginocchio, una carezza distratta che per Domenico ebbe l'effetto di una scossa a diecimila volt. «Antonello è molto maturo per la sua età. E poi, dopo tutti questi anni passati a fare solo la madre perfetta, non ho forse il diritto di divertirmi un po'? Di sentirmi ancora... desiderabile?»
“la madre perfetta?” Mimmo alzò le sopracciglia “in una settimana, cambi più tu le lenzuola del tuo letto, che io mutande!” scosse la testa.
“Oh, bada ragazzino!” lo riprese lei sollevando l’indice.
Il ragazzo sentì il collo andargli in fiamme. La gelosia per quel ventunenne sconosciuto e per gli altri cento estranei che, in una vita, aveva visto entrare nella camera di sua madre, si mescolò a quella strana, inconfessabile attrazione che provava per la figura dorata che gli sedeva accanto. Ma per lui la tensione era fin troppo reale.
La sua mente aveva vagato per un attimo, si era immaginato sua madre prendere l’iniziativa, inginocchiarsi tra le sue gambe liberargli il cazzo e le palle e dargli , senza esitazione, soddisfazione con la sua bocca carnosa lasciando sull’asta insieme alla saliva, il rosso vermiglio del suo rossetto.
«Desiderabile? Certo. E dove vi vedete, prima di partire per Como, al Mc’s?» ironizzò Domenico, cercando di usare il sarcasmo come scudo per non tradire l'imbarazzo. «Guarda che se andate in discoteca rischi che chiedano i documenti a lui e l'accompagnamento a te.» mentre nel suo sogno ad occhi aperti, la bocca della mamma si riempiva del suo sperma caldo e abbondante.
Vittoria, invece di offendersi, scoppiò in una risata cristallina e genuina, visibilmente lusingata dal veleno del figlio. Si chinò in avanti, riducendo ancora di più la distanza tra di loro, e gli diede un bacio sulla guancia e , in modo forse non del tutto accidentale, posando il palmo della mano sulla punta del cazzo umido del figlio sopra gli slip.
«Sei adorabile quando fai il geloso» lo stuzzicò, stringendogli piano l’asta prima di alzarsi.
“possibile che non se ne sia accorta?” si chiese Domenico ad un passo dal farcire le mutande di sborra.
«Ma non essere sciocco. Nessuno prenderà mai il tuo posto, lo sai bene. Tu resti l'unico vero uomo della mia vita.»
Guardandosi di nuovo allo specchio, notò che il rossetto si era un pò sbavato sul lato e cercò di sistemarlo con un dito, quando un odore pungente, raccolto nel suo palmo, le arrivò al naso.
“beh, comunque è quasi l’ora” disse schiarendosi la voce.
“meglio darsi una mossa” annunciò cominciando a recuperare i suoi effetti dal letto del figlio. “ma dove sono le mie mutandine nera?” chiese perplessa.
Vittoria stava china, offrendo il culo al figlio, Domenico, non seppe resistere a quell’offerta, si avvicinò e con un gesto rapido le sollevò il vestito fino in vita e prese a schiaffeggiarle il sedere, ad afferrarle e separarle le natiche in modo che ,l’ano scuro, appena nascosto sotto la lingua di stoffa fosse svelato.
“Smettila cretino!!” rise Vittoria. drizzandosi in piedi e sistemando il vestito.
“Ti voglio bene mamma” disse Domenico tirandola a se.
“Anche io stupido!” le rispose lei mentre il figlio risalito con la mano tra le sue cosce, muoveva il pollice sulla sua passerina umida.
“devo proprio andare” disse lei, allontanandosi, prima che le cose, si complicassero.
“Ok” si rassegnò Mimmo. annusandosi le dita che ancora conservavano il calore umido della madre.
“Se trovi le mie mutandine, rimettile nel mio armadio, sembrano scomparse”, gli disse lei.
“non ti preoccupare, dopo le cerco” rispose sapendo che la ricerca, sarebbe stata breve visto che il perizome di Vittoria stava attorcigliato intorno all’asta del cazzo del figlio nei suoi slip.
“ah.. prendo la Golf!” lo avvisò lei.
“La mia Golf?” protestò lui.
“certo, non posso mica arrivare a Como con la mia Micra, ci mollerebbe in autostrada”.
“è lui non c’è l’ha la macchina”.
“...certo… ma ha la patente sospesa” disse mormorando.
“mamma” disse preoccupato che la donna potesse passare la serata con uno che non sapeva darsi un limite, nemmeno con l’alcol.
“Mimmo ,stai tranquillo te la riporto indietro senza un graffio e se mi ricordo ti faccio anche il pieno”, lo rassicurò lei, andandosi a sedere sulle sue ginocchia ,abbracciandolo e baciandolo leggermente sulle labbra.
A quella nuova tentazione il figlio non seppe resistere, fulmineo , fece di nuovo scivolare la mano tra le sue cosce , e una volta trovata la fica, a muovere le dita sopra di essa.
Questa volta Vittoria non si sottrasse subito, anzi lo agevolò schiudendo le ginocchia, mentre il figlio le baciava il collo, e trovato un varco sotto i suoi slip, si era insinuato tra le labbra della sua fica fradicia e in modo ritmico, le spingeva dentro.
“devo proprio andare” disse, sottraendosi a lui.
“ma mamma” protestò lui.
“Ciao, piccolo fai il bravo” le disse lei, facendogli l’occhiolino.
Si diresse verso la porta, regalando un ultimo fruscio metallico del suo abito dorato. «Io vado, faccio tardi. C'è la lasagna del Penny in frigo, scalda solo la tua porzione! Ciao amore!» lanciandogli mille bacetti, con le labbra carnose su cui il figlio, avrebbe voluto sborrare.
La porta d'ingresso si chiuse con un clic secco. Domenico rimase immobile sul letto, su cui aveva cercato un attimo di riposo, circondato dal silenzio della stanza e dal profumo di Vittoria che ancora aleggiava nell'aria. Guardò lo schermo spento della console, poi il monitor del PC, e la luce fissa della webcam che era rimasta accesa, trasmettendo in diretta tutto quello era avvenuto.
Si accostò alla tastiera e riaccese lo schermo, sul quale i commenti, tra eccitazione e sbalordimento, avevano riempito il suo canale, e il numero dei visitatori era triplicato rispetto al solito.
Da quando sua madre Vittoria, un mesetto prima, durante una diretta streaming era entrata in camera sua in cerca di un caricabatterie per il suo smartphone indossando solo la biancheria intima, in molti tra i suoi iscritti avevano chiesto di rivederla.
La chat sul monitor scorreva a una velocità impressionante, un flusso ininterrotto di emoji con gli occhi a cuore, punti esclamativi, melanzane e messaggi in caps lock che celebravano l'apparizione della "Milf d'Oro".
«Bro, ma tua madre è illegale!» scriveva uno.
«Venti euro di sub subito se la fai tornare subito, quella ficona!» digitava un altro.
«Non può essere vero, è roba da IA!» dubitava un terzo abbonato.
Furono le uniche cose che riuscì a distinguere, dopodiché il flusso dei commenti divenne talmente rapido da impedire qualsiasi lettura.
Mimmo si passò una mano tra i capelli, sistemandosi le cuffie sul collo. Il cuore gli batteva ancora un po' troppo forte, a metà tra la scarica di adrenalina per la clamorosa violazione della privacy materna, per la mercificazione del suo corpo, e il brivido edipico che, inutile negarlo, quelle sfilate private gli lasciavano sempre addosso. Solo che adesso quel segreto indicibile era diventato di dominio pubblico per cinquemila sconosciuti connessi da tutta Italia.
«Cazzo, non posso crederci!» esclamò.
L'occhio gli cadde sul contatore delle donazioni in basso a destra. La barra della "Goal della settimana" si era illuminata di verde, completandosi nel giro di dieci minuti grazie a una pioggia di Bit e abbonamenti Prime.
“le mutandine, che hai rubato a tua madre, faccele vedere!” chiese qualcuno in chat.
“si cazzo, si vogliamo vederle” pretese un altro e poi un altro ancora.
Domenico sorrise, disposto a soddisfare la richiesta, le prese da li dove le aveva nascoste ,le portò davanti alla webcam e le mostrò in tutta la loro minimale sconcezza.
“Cazzo che roba!” scrisse uno.
“una troia, tua madre è una troia” seguì un l’altro.
“si solo una zoccola metterebbe mutande cosi” rincarò la dose un terzo. Seguì una sequela di altre emoji da parte di chi non aveva più parole per esprimere il suo apprezzamento: dalla faccia accaldata, alla mano che indica l'occhiello, fino alle goccioline su due labbra rosse.
L'entusiasmo tra i suoi follower era a mille, e Domenico, invece di sentirsi offeso da quegli apprezzamenti rivolti alla donna che lo aveva messo al mondo, si sentiva eccitato. Un po' per i pensieri carnali che non lo avevano ancora abbandonato, un po' perché sapeva che, forse, aveva trovato la sua pentola d'oro, quella che finalmente avrebbe fatto svoltare il suo canale.
«Grazie mamma… altri 300 iscritti…» sorrise Mimmo.
“Grazie di cosa?” chiese Vittoria facendo capolino dalla porta.
"Niente!" si affrettò il figlio nascondendo le mutandine dietro la schiena, la donna lo osservò con sospetto.
“Come ti avevo detto che si chiamava la Villa su a Como?” chiese lei fissandolo.
“mi..pare…Villa Mimosa” rispose lui.
“ah si, che oca che sono, grazie, bambolo!” disse lei, sgattaiolando via.
....continua
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