Nido di Passera 3.

scritto il 2026-10-09 tempo di lettura 5 min

di
genere
voyeur
cura
F

Capitolo 3.

Michele era tornato a casa, dopo aver liberato Walter che a fatica aveva arrancato verso la sua cuccia, era andato in cucina a sistemare la spesa.
“Queste sono per Crystal” aveva detto prendendo la confezione di Tampax interni da 16, e portandoli verso la camera della figlia, cercando di immaginarsi presente, mentre la ragazza ne inseriva uno nella sua fichetta.
“che strano” aveva pensato, avvicinandosi, la porta della ragazza ,di solito restava chiusa, sbarrata, mentre adesso era spalancata.
“Forse non è in camera” si disse.
Invece Crystal era li, stesa sul suo letto, con le cuffie in testa da cui arrivava il ronzio di musica elettronica ascoltata a tutto volume, supina con le mani dietro la testa . il volto verso la finestra dal lato opposto rispetto alla porta da cui lui la osservava ,teneva una mascherina nera per dormire, un pò di aria fresca entrava nella stanza a combattere il caldo dell’estate.
Michele rimase a lungo ad ammirarla, una camicia di cotone leggero era tenuta chiusa da soli due degli otto bottoni, al centro tra il seno che restava scoperto, e l’addome ricoperto come tutto il resto di sudore, si muoveva lento e piatto sotto al respiro regolare di chi dorme profondamente.
Teneva le cosce spalancate, i talloni raccolti contro le natiche mostrando la sua fichetta appetitosa e glabra.
A terra vicino al letto, tra il caos ,c’erano un paio di slip bianchi di cotone, ridotti a un fagotto bagnato accanto ad essi un dildo vibrava ancora lucido, che doveva essere stato usato da poco e poi abbandonato quando aveva compiuto il suo dovere.
Michele, raccolse le mutandine della figlia, conservavano ancora, il suo calore e l’aroma della sua femminilità e un leggero accenno di urina. Si sedette leggero sul letto della ragazza, pronto a non disturbarla, pose una mano sul ginocchio sinistro di lei e allargò ancora il divario tra le due cosce desideroso di perdersi nella sua fica.
Era , bagnata, sciusa ,gonfia, il rosa della sua carne tenera ,si spingeva ad un rossore più acceso sia all'interno che all’esterno della carne, lenti rivoli delle sue secrezioni scivolavano tra le labbra e inumidivano l’ano tra le natiche schiacciate sul materasso e allargando una macchia scure sotto di esse.
Michele fece scivolare una mano lungo la coscia della ragazza, fino a sfiorare la sua passerina, a 19 anni e una vita da reclusa, tra internet e i suoi fumetti, nonostante fosse una bellissima giovane donna, una piccola ninfa, non aveva avuto molti partner, a differenza delle sorelle più grandi, anzi, arrivava a pensare che fosse proprio vergine.
La vagina di Crystal ispirava tenerezza, ad andarci piano rispettando la sua mancanza di esperienza, le inibizioni.
Michele ,la sfioro appena, piccoli fili di un liquido denso si allungavano tra le sue dita e la fessurina che al contatto prese a boccheggiare come una timida supplica.
Pose un dito tra le labbra, lo spinse prima solo un pò, giusto un accenno, poi lento fino a farlo entrare dentro.
La bocca vogliosa della sua fica si strinse intorno alla prima falange dell’uomo, poi cedette il passo e accolse l’intero dito.
Il calore era intenso, velluto morbido, caldo e umido.
Il dito si mosse nella sua fessurina, il ritmo del suo respiro saliva con il movimento della mano di lui.
Il clitoride si espose sotto al cappuccio, Michela sapeva che doveva occuparsi anche di lui.
Si chinò su di esso e lo ranguise con la punta della lingua.
Crystal, ancora sprofondata nel sonno prese a mordersi le labbra, a gemere, in modo sommesso ma costante.
Indice e anulare scorrevano dentro la sua fica che donava il suo umore e le sue contrazioni ,mentre il medio trovato cedevole l’ano si era spinto al suo interno.
Crystal era la più giovane delle tre sorelle e il suo sapore era quello meno aspro, più dolce come caramello salato ,e noci.
La lingua di Michele si mosse con maestria, come aveva imparato a fare, proprio su indicazioni di lei a cui altre volte si era concessa in quella pratica.
Da prima lento, poi sempre più veloce, mantenendo il ritmo e coordinandolo con quello delle dita.
La ragazza venne, stritolando la mano dell’uomo tra le sue cosce e le dita dentro la sua carne.
“Papi!” protesto lei veemente, ormai sveglia, rimosse le cuffie e la maschera sul viso, trovò l’uomo accanto a lei in piedi, con i pantaloni abbassati fino alle caviglie il cazzo dritto in mano su cui aveva attorcigliato le sue mutandine e su cui muoveva la mano veloce ,come a cercare di cogliere un attimo imperdibile.
“Maiale” aveva sorriso lei schiaffeggiando il glande rosso e umido, presentatole ad un soffio dal suo naso, su cui una dopo l’altra si accumulavano le gocce della sua sborra.
“non sul viso!” l’aveva pregato proteggendosi la faccia con le mani.
“troppo tardi piccola!” aveva gemuto lui, come spaghi tesi che si proiettavano nel vuoto , uno dopo l’altro il suo sperma andò a raggiungere prima il palmo delle mani poi i tratti del volto che non era riuscita a proteggere.
Sul mento, sulle labbra appena schiuse, sulla fronte e i capelli.
“Cazzo Pà!” aveva protestato lei alzandosi dal letto, “dovrò rifare la doccia!” aveva aggiunto lasciandolo solo nella sua camera.
“Ti ho preso i Tampax che mi avevi chiesto” l’aveva assicurato lui, pulendosi la punta dell’uccello con gli slip della ragazza.
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