After - prologo -
di
Solo Qualche Parola
genere
dominazione
Scrivo per diletto e passione. Non rileggo. Ci saranno errori. Se vi infastidiscono passate oltre e leggete qualcun altro. Se vi piace quello che leggete soloqualcheparola@proton.me
"Ciao!"
"Ciao."
Finalmente uno di fronte all'altra. Lei seria, serissima, lui sorridente come un bimbo a cui hanno appena regalato un giocattolo a lungo desiderato.
Lei, d'altra parte, era chiaramente in imbarazzo. Era bella, come sempre, con i tratti del viso morbidi e dolci, gli occhi grandi ed espressivi, i capelli lunghi e profumati, i seni pieni e invitanti, i fianchi che si stringevano, tutta quella meraviglia fasciata nel vestito marrone che aveva indossato anche la prima volta che si erano conosciuti. La gonna arrivava sopra il ginocchio, con classe, con un decolté non esagerato ma che concedeva di intuire bene le dimensioni dei seni.
"Che dici... resti lì a fissarmi o mi fai entrare?"
Solo si riscosse, colto in fallo, e si fece da parte.
"Prego, accomodati."
Francesca aveva con sé solo uno zaino, che posò delicatamente a terra nell'ingresso dell'appartamento. Profumava di sottobosco.
"Ero convinto che non ti avrei visto, che avresti cambiato idea e non saresti venuta."
Francesca si strinse nelle spalle.
"In effetti anche io pensavo che non sarei arrivata fin qui, in casa tua."
"Sono lieto che tu non abbia cambiato idea."
"Io... non lo so."
"Vuoi un caffè prima di cominciare?"
"Sì, poi qualcosa di forte, grazie."
Tutto era iniziato con un messaggio tutt'altro che elegante.
"Ciao!"
"Ciao."
Finalmente uno di fronte all'altra. Lei seria, serissima, lui sorridente come un bimbo a cui hanno appena regalato un giocattolo a lungo desiderato.
Lei, d'altra parte, era chiaramente in imbarazzo. Era bella, come sempre, con i tratti del viso morbidi e dolci, gli occhi grandi ed espressivi, i capelli lunghi e profumati, i seni pieni e invitanti, i fianchi che si stringevano, tutta quella meraviglia fasciata nel vestito marrone che aveva indossato anche la prima volta che si erano conosciuti. La gonna arrivava sopra il ginocchio, con classe, con un decolté non esagerato ma che concedeva di intuire bene le dimensioni dei seni.
"Che dici... resti lì a fissarmi o mi fai entrare?"
Solo si riscosse, colto in fallo, e si fece da parte.
"Prego, accomodati."
Francesca aveva con sé solo uno zaino, che posò delicatamente a terra nell'ingresso dell'appartamento. Profumava di sottobosco.
"Ero convinto che non ti avrei visto, che avresti cambiato idea e non saresti venuta."
Francesca si strinse nelle spalle.
"In effetti anche io pensavo che non sarei arrivata fin qui, in casa tua."
"Sono lieto che tu non abbia cambiato idea."
"Io... non lo so."
"Vuoi un caffè prima di cominciare?"
"Sì, poi qualcosa di forte, grazie."
Tutto era iniziato con un messaggio tutt'altro che elegante.
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