After - Round 1
di
Solo Qualche Parola
genere
dominazione
Scrivo per diletto e passione.
Pubblico perché siete capre ignoranti che non sapete mettere insieme due parole decenti.
Non rileggo. Ci saranno errori. Così magari vi sentite a casa. Se vi infastidiscono passate oltre e leggete qualcun altro. Se vi piace quello che leggete: soloqualcheparola@proton.me
Ora erano lì, in cucina, tazzine del caffé in mano e uno strano silenzio carico di tensione tra loro.
"È buffo", iniziò Francesca, "per messaggio abbiamo parlato di tutto, neanche fossimo stati nella peggior bettola del mondo... e ora siamo in silenzio."
Max sorseggiò il caffé e fece un passo verso di lei. Non fece nulla per nascondere lo sguardo sulle tette.
"In realtà non siamo qui per fare conversazione."
"No... decisamente no."
Francesca cambiò leggermente posizione, quel tanto che fu sufficiente a mettere in risalto le tette.
"Ti sono mancate?"
Solo sorrise.
"Devo ammettere la verità: sì. Non ne ho più trovate affascinanti come le tue."
Francesca, che non aveva ancora cambiato espressione, accennò un sorriso. Era innegabile la punta di orgoglio che era affioratada quell'espressione. Bevve il caffé, posò la tazzina sul banco della cucina con un gesto misurato ed elegante e riportò lo sguardo su di lui.
"Abbiamo concordato sculacciate, non tette."
Solo ammiccò.
"Vero, ma se tu mi concedessi di vederle ne sarei molto lieto."
"Forse. Dopo."
"Davvero?"
"Non lo so. Non te lo prometto."
"D'accordo, lo accetto."
Solo si portò sulla soglia della cucina.
"Prima di procedere voglio sapere due cose. La prima è se eri seria sul qualcosa di forte da bere."
Francesca sorrise.
"Prospettiva interessante, ma no, grazie. Un bicchiere di buon vino a pranzo sarà sufficiente. E la seconda?"
"La parola di sicurezza."
"Uhm."
"Qualcosa non va?"
"Credi sia davvero necessaria?"
"Credo sia necessaria ogni volta che si esula dal sesso canonico."
"D'accordo. Allora la parola di sicurezza sarà... fiore."
"Ne hai uno preferito?"
"Fiordaliso. Ma come parola di sicurezza è troppo lunga. Fiore andrà benissimo."
"Molto bene. È ora di iniziare."
Francesca fece un cenno con la testa e seguì Max in salotto.
"Ti do una scelta. Piegata sul tavolo o in ginocchio contro il divano?"
Francesca si avvicinò al tavolo e ne accarezzò la superficia con le dita.
"In vetro. Non farà un freddo contro la pelle?"
"Potrebbe. Posso mettere una tovaglia."
"No..."
Si spostò verso il divano e le sue dita scivolarono sullo schienale.
"Questo mi piace."
"Allora abbiamo deciso?"
Solo si avvicinò al divano e battè la mano sul bracciolo.
"Prego signorina, si accomodi."
Francesca lo fissò, sopresa, ma con una punta di malizia.
"Pensavo mi volessi sulle tue gambe."
"Devo confessarti che è stata un'opzione presa in considerazione, ma che poi ho scartato per una serie di motivi. "
"Del tipo?"
Solo si guardò attorno, spostandosi dietro lo schienale del divano.
"Del tipo... troppo contatto fisico, mettiamola così. Ora accomodati."
Osservò Francesca togliersi gli stivaletti con un gesto semplice eppure provocante, per poi mettersi davanti al divano.
"E dunque... come vuoi che mi metta?"
"Qui, di lato. Ventre sul bracciolo, ginocchia a terra, braccia in avanti verso l'altro bracciolo."
La ragazza si portò a fianco del divano. Osservandolo si lisciò il vestito, esitò.
"Qualche ripensamento?"
"No... Direi di no... Solo che fa strano..."
Era la prima volta che Solo vedeva Francesca esitare. Era forse rossore quello che le stava infiammando le guance?
"Lo capisco. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi."
"Grazie."
Restarono fermi entrambi un tempo che parve indefinito finchè, lentamente, Francesca si mosse. Lentamente si piegò in avanti fino ad appoggiare la pancia sul bracciolo, troppo alto perché potesse appoggiare le ginocchia a terra. Reggendosi sulle braccia esitò e alzò lo sguardo su Solo. Un piccolo, timido sorriso.
"Ci sei quasi, devi solo allungare le mani in avanti."
La osservò mentre piegava il capo in avanti e una cascata di capelli castani le scese davanti al viso, nascondendolo.
"Ok."
Silenzio.
Francesca era lì, in quella strana posizione che le metteva in risalto il fondoschiena, proprio dove e come lui la voleva. Era innegabile l'eccitazione che c'era nell'aria. E nei suoi pantaloni.
Solo si prese alcuni istanti per girarle attorno, osservandola e godendosi quella vista così sensuale e provocante.
"Non c'è dubbio che sia una delle cose più eccitanti e provoncanti che abbia mai visto."
Francesca respirò a fondo.
"Mi sento... strana..."
"Ti senti di continuare?"
"Sì..."
"Sei eccitata?"
Silenzio.
Solo aspettò alcuni istanti.
"Ti ho chiesto se sei eccitata. Rispondi."
Francesca sospirò a fondo.
"Sì, lo sono."
"Vorrei fare una cosa, ma solo se sei d'accordo. Vorrei legarti i polsi."
Francesca si irrigidì, non ci voleva un genio per notare la tensione muscolare che le aveva attraversato il corpo.
"Va bene", sussurrò.
"Non ho sentito."
"Va bene, legami i polsi."
Solo si avvicinò alle mani della ragazza, osservandone ogni dettagli con attenzione. Poi, con delicatezza, chiuse una fascetta attorno a ciascun polso e una terza li legò assieme.
"Una follia...", mormorò Francesca.
"Senza dubbio. Ti basta mormorare la parola di sicurezza e finirà tutto."
"Vai avanti."
"D'accordo."
Solo si alzò, le posò una mano sulla testa e la fece scivolare lungo tutta la schiena della ragazza, seguendone la curva con una lentezza misurata.
La tensione nell'aria era palpabile.
Nel momento in cui le afferrò i bordi della gonna Francesca ebbe un brivido, irrigidì la schiena.
"Ti alzo la gonna."
"Va bene."
E fu quello che fece, rivelando le cosce tornite e piene. Salì ancora e le portò il sottile strato di tessuto sopra le natiche, rivelando un paio di brasiliane di pizzo nero.
Gli mancò il fiato.
"Merda Fra...", gli scappò.
"Cosa c'è?"
"Credo che potrei stare a osservarti per ore..."
"Lo prendo come un complimento."
"Lo è... cazzo se lo è."
Silenzio. Un altro silenzio che, tuttavia, era carico di significato e di tensione.
Quasi senza rendersene conto Solo si aggiustò il cavallo dei pantaloni.
"Ok, direi che è ora di iniziare."
Francesca sospirò.
Solo si portò alla sinistra di lei e le posò una mano poco sopra le natiche, solo per farle sentire la sua presenza.
Sentì la ragazza trattenere il fiato e irrigidirsi a quel contatto.
"Sei pronta?"
"Non credo lo sarò mai abbastanza da poterti dire di sì."
"Ci credo. Iniziamo?"
Francesca abbassò il capo. Per quanto possibile il suo volto fu nascosto ancor di più da quella profumata chioma di capelli.
"Iniziamo", mormorò. O almeno era quello che Solo pensò di aver capito da quel mormorio.
Le tenne la mano sinistra ferma sulla zona lombare. Voleva farle sentire che lui era lì, presente, non solo per farle male, per eccitarla nel farle male, ma che era lì per lei e con lei. Come volesse essere una rassicurazione.
Nel silenzio c'era una tensione carica di mille significati ed emozioni.
Il primo colpo non fu forte, ma sonoro, deciso, calibrato con cura.
Il rumore dello schiocco pulito riempì l'aria del salotto. La mano non si ritrasse, rimase a contatto con la pelle calda della natica. Al momento dell'impatto le spalle di Francesca sussultarono.
Il sospiro che le sfuggì non era di dolore.
Sollevò la mano dopo un tempo che gli parve infinito, ringraziando di non aver fatto stendere la ragazza sulle sue gambe. Non si sarebbe potuta non accorgere dell'erezione.
«Va tutto bene?» , le chiese.
«Sì…»
«Continuo.»
Non una domanda, un dato di fatto.
Senza attendere oltre sollevò la mano e colpì di nuovo, questa volta più pieno, più controllato.
Il corpo di Francesca reagì, una tensione nuova: un lieve inarcarsi della schiena, un sospirò che le morì sulle labbra, le mani, serrate dalle fascette, tentarono di afferrare il tessuto del divano.
Ci fu un istante di silenzio.
Le posò una mano sulla colonna vertebrale e risalì lungo la schiena, fino alla nuca, lento. Un movimento che "non era negli accordi", era consapevole che stava uscendo da quello che avevano deciso, ma aveva bisogno di sentire quel corpo sotto la propria di mano, di toccarlo, di accarezzarlo. Aveva bisogno di una distrazione per scaricare la tensione che sentiva nel vedere quella pelle arrossarsi, quel respiro farsi carico di signifcato...
«Come stai?»
Francesca reagì con un leggero tremore, un piccolo brivido che le attraversò la schiena.
«Sto… cercando di non pensare», la sua voce si era fatta più bassa, più cald, «è difficile.»
La mano di Solo tornò indietro. Si fermò un istante. Era stata solo un'impressione o Francesca aveva alzato il bacino, come per andare incontro quella mano?
«Lasciati andare», concluse Solo.
Il terzo colpo arrivò a un ritmo più lento, più studiato, più carico di intenzione, di forza e decisione. Nel momento dell'impatto Max osservò la pelle sotto la sua mano vibrare con un misto di fascinazione ed eccitazione. Francesca emise un respiro lungo, profondo. O forse era un gemito?
La tensione che vibrava nelle sue gambe non era più esitazione o paura: era... desiderio.
Solo fece un passo indietro per osservarla. La tensione nei pantaloni era decisamente fastidiosa.
«Sei ancora troppo tesa.»
Silenzio.
«Che ne dici di iniziare a contare?»
"Cosa?"
"Da qui in poi dovrai contare ogni colpo che ti darò."
"Ma... questo non era negli accordi..."
Solo si riportò accanto alla ragazza e le accarezzò entrambe le natiche con un gesto deciso. Non era una semplice carezza, ma qualcosa di più simile a una presa di possesso. Sotto quella stretta Francesca reagì irrigidendosi.
"Neanche questo era negli accordi."
"Infatti..."
Solo non riuscì a capire il tono della ragazza. Era infastidita? Aveva apprezzato? Decise di passare oltre.
"Ora ricomcio. A ogni colpo dovrai contare, ad alta voce."
Francesca cercò di nascondere il volto tra le braccia e sospirò.
"D'accordo."
Seguì un colpo studiato, molto simile al precedente, come se Solo volesse assaggiare, di nuovo, la consistenza della pelle calda e della carne morbida sotto la sua mano. La risposta di Francesca fu un respiro lungo e profondo.
"Uno…"
Fu un sussurro.
"Non ho sentito", rispose Solo.
"Sei uno stronzo."
Solo le afferrò una natica e la strinse.
"Così mi fai male...", sussurrò Francesca con un filo di voce.
"Allora conta come ti ho detto di fare."
Un lungo attimo di silenzio.
"Uno."
Una voce ferma e decisa, con una punta di... cos'era... astio?
Solo sorrise, eccitato, divertito e lasciò la presa. Rimase a osservare i muscoli che, sotto la pelle abbronzata, si distendevano.
Silenzio. Carico di tensione.
Il secondo arrivò più netto.
Quando Solo tolse la mano, un'ombra arrossata colorava la pelle della natica.
Francesca tremò leggermente, sospirò subito dopo l'impatto.
"Due."
La voce era incrinata. Quante emozioni la stavano attraversando?
Avrebbe voluto chiederle se era eccitata, se era bagnata, quanta fosse la sua voglia, ma temeva di rompere quel sottile filo di tensione e rimase in silenzio.
Prima di colpire ancora si prese un istante.
Non tanto per farla attendere, in parte sì, ma per controllare se stesso. Sentiva un'eccitazione che poche volte aveva raggiunto nella sua vita e volevo godersi, assaporare quel momento in ogni istante, senza lasciarsi deviare dalla passione, dall'eccitazione, dai desideri della carne.
Infine la colpì come una frustata, scivolando via, senza restare a contatto con lei.
La natica stava prendendo un bel colore.
"Tre."
Qualcosa, nel tono in cui quelle tre lettere vennero pronunciate, scosse l'equilibrio di Solo. Sentì il desiderio avvolgergli il cervello e, per un attimo, annebbiargli la vista. Avrebbe voluto strapparle le mutande e possederla.
Fu lui, questa volta, a fare un respiro profondo.
"Tutto bene?"
Fu Francesca a chiederlo.
"Sì. No."
"Vuoi fermarti?"
"No... voglio prenderti."
Ci un silenzio che durò un'eternità. La voce femminile, calda e morbida e invitante, lo spezzò.
"Continua."
Il quarto arrivò con forza e determinazione, impattando contro la natica con uno schioccò che riempì l'aria e arretrando veloce. Il corpo sotto di lui si irrigidì per un istante, rilassandosi solo dopo un lungo respiro.
Solo era convinto che non fosse per il dolore. Non la stava colpendo così forte da poter dire di farle male. Era la miscela di tutto quello che stavano vivendo a rendere quella breve parentesi della loro vita, ogni colpo che lui dava e lei riceveva, a rendere tutto oltre le righe.
"Quattro."
Un tono controllo, preciso, quasi impeccabile. Se non fosse che la conosceva abbastanza, avrebbe pensato che quel colpo l'aveva lasciata impassibile. Invece Solo sapeva che si stava concentrando per mantenere il controllo.
E non glielo voleva permettere.
Alzò la mano pronto a colpire.
Il colpo scese forte e deciso, più degli altri. Lasciò l'eco di un suono pieno.
Lei gemette. Nulla di volgare, nulla che potesse essere frainteso.
Dolore ed eccitazione.
Non c'erano dubbi.
"Cazzo... cinque."
Solo lottò contro l'impulso di strapparle le mutande e fotterla.
"Sta venendo fuori proprio un bel rosso."
Francesca alzò la testa e si girò quel poco che la posizione le consentiva, cercando lo sguardo del suo carnefice.
"Hai appesantito la mano."
Solo sorrise.
"Ho pensato che avresti apprezzato."
Si fissarono negli occhi.
Francesca abbassò la testa.
Solo era troppo coinvolto. Nutriva dubbi sul riuscire a rimanere distaccato fino alla fine dell'opera. Non aveva margini di errore.
Il sesto arrivò come una frustata carica di tensione, rabbia e frustrazione.
A Francesca scappò un grido. Tutto il suo corpo tremò. E per Solo fu come se in tutta la stanza si diffondesse un calore avvolgente e profondo. Chiuse gli occhi.
"Sei…"
Era quasi un sospiro.
Franscesca cercò di cambiare posizione, per un attimo le sue gambe si aprirono. Poco, ma abbastanza per concedere una visione disturbante.
"Come...", Solo fece per parlare, ma Francesca lo interruppe.
"No, non parlare, non ora. Colpiscimi e basta."
Inspirò lentamente.
Espirò con controllo.
La colpì misurando con attenzione la forza impiegata e il momento dell'impattò.
Fu un colpo netto, sonoro, dichiarato.
Franscesca risposte con un sospiro... un respiro... un gemito... che esprimeva una cosa sola: sesso.
"Sette."
Silenzio.
"Questo è stato... bello", aggiunse.
La voce tremava. Era terribilmente eccitante solo sentirla parlare. Vederla così arrendevole sotto di sé era qualcosa di indescrivibile.
Solo decise di osare.
"Dimostrami che ti è piaciuto."
Ci fu un momento di esitazione.
Lentamente, con movimenti minuscoli e centellinati, Franscesca allargò le cosce.
Aveva ancora l'intimo, ma la macchia più scura che si era formata in corrispondenza del sesso era inequivocabile.
A Solo mancò l'aria nei polmoni.
L’ottavo colpo arrivò come una promessa mantenuta, identico al precedente.
Francesca sussultò, affondando i capelli nei cuscini del divano.
"Otto…"
La voce carica di sensualità.
Le natiche arrossate.
Le mutande umide.
Max rimase fermo, immobile, mperturbabile.
Dentro di sé era una guerra senza quartiere.
Il nono cadde dopo un silenzio calibrato. Il silenzio era parte del rituale, una delle sue armi preferite.
Francesca gemette. Una nota breve, più breve di quelle che l'avevano preceduta, che tradiva tutto: tensione, abbandono, desiderio trattenuto a fatica.
"Nov... e."
La parola le si spezzò in gola per un istante.
Solo sentì un impulso così forte da fargli male al petto. Si impose di restare immobile, di mantenere quella posizione. Ne mancava una soltanto, non avrebbe rovinato tutto proprio a così poco dalla fine.
Spostò appena il peso cercando di ritrovare l'equilibrio interno.
Provò a parlare ma aveva la gola secca. Deglutì a forza.
"Ne manca una."
"Già."
"Apri di più le gambe."
E Francesca obbedì, in silenzio.
Non c'era più nulla da nascondere.
Il colpo arrivò preciso, pieno, definitivo. L'aria si riempì di un rumore pieno e morbido come non era ancora successo.
Francesca vibrò in ogni parte del suo corpo, le mani che afferravano i cuscini, il viso nascosto tra i capelli.
"Dieci."
La voce un filo caldo e sensuale.
Entrambi avevano il respiro pesante, proprio come dopo un amplesso.
La tensione tra loro era così viva da sembrare quasi una terza presenza nella stanza.
Pubblico perché siete capre ignoranti che non sapete mettere insieme due parole decenti.
Non rileggo. Ci saranno errori. Così magari vi sentite a casa. Se vi infastidiscono passate oltre e leggete qualcun altro. Se vi piace quello che leggete: soloqualcheparola@proton.me
Ora erano lì, in cucina, tazzine del caffé in mano e uno strano silenzio carico di tensione tra loro.
"È buffo", iniziò Francesca, "per messaggio abbiamo parlato di tutto, neanche fossimo stati nella peggior bettola del mondo... e ora siamo in silenzio."
Max sorseggiò il caffé e fece un passo verso di lei. Non fece nulla per nascondere lo sguardo sulle tette.
"In realtà non siamo qui per fare conversazione."
"No... decisamente no."
Francesca cambiò leggermente posizione, quel tanto che fu sufficiente a mettere in risalto le tette.
"Ti sono mancate?"
Solo sorrise.
"Devo ammettere la verità: sì. Non ne ho più trovate affascinanti come le tue."
Francesca, che non aveva ancora cambiato espressione, accennò un sorriso. Era innegabile la punta di orgoglio che era affioratada quell'espressione. Bevve il caffé, posò la tazzina sul banco della cucina con un gesto misurato ed elegante e riportò lo sguardo su di lui.
"Abbiamo concordato sculacciate, non tette."
Solo ammiccò.
"Vero, ma se tu mi concedessi di vederle ne sarei molto lieto."
"Forse. Dopo."
"Davvero?"
"Non lo so. Non te lo prometto."
"D'accordo, lo accetto."
Solo si portò sulla soglia della cucina.
"Prima di procedere voglio sapere due cose. La prima è se eri seria sul qualcosa di forte da bere."
Francesca sorrise.
"Prospettiva interessante, ma no, grazie. Un bicchiere di buon vino a pranzo sarà sufficiente. E la seconda?"
"La parola di sicurezza."
"Uhm."
"Qualcosa non va?"
"Credi sia davvero necessaria?"
"Credo sia necessaria ogni volta che si esula dal sesso canonico."
"D'accordo. Allora la parola di sicurezza sarà... fiore."
"Ne hai uno preferito?"
"Fiordaliso. Ma come parola di sicurezza è troppo lunga. Fiore andrà benissimo."
"Molto bene. È ora di iniziare."
Francesca fece un cenno con la testa e seguì Max in salotto.
"Ti do una scelta. Piegata sul tavolo o in ginocchio contro il divano?"
Francesca si avvicinò al tavolo e ne accarezzò la superficia con le dita.
"In vetro. Non farà un freddo contro la pelle?"
"Potrebbe. Posso mettere una tovaglia."
"No..."
Si spostò verso il divano e le sue dita scivolarono sullo schienale.
"Questo mi piace."
"Allora abbiamo deciso?"
Solo si avvicinò al divano e battè la mano sul bracciolo.
"Prego signorina, si accomodi."
Francesca lo fissò, sopresa, ma con una punta di malizia.
"Pensavo mi volessi sulle tue gambe."
"Devo confessarti che è stata un'opzione presa in considerazione, ma che poi ho scartato per una serie di motivi. "
"Del tipo?"
Solo si guardò attorno, spostandosi dietro lo schienale del divano.
"Del tipo... troppo contatto fisico, mettiamola così. Ora accomodati."
Osservò Francesca togliersi gli stivaletti con un gesto semplice eppure provocante, per poi mettersi davanti al divano.
"E dunque... come vuoi che mi metta?"
"Qui, di lato. Ventre sul bracciolo, ginocchia a terra, braccia in avanti verso l'altro bracciolo."
La ragazza si portò a fianco del divano. Osservandolo si lisciò il vestito, esitò.
"Qualche ripensamento?"
"No... Direi di no... Solo che fa strano..."
Era la prima volta che Solo vedeva Francesca esitare. Era forse rossore quello che le stava infiammando le guance?
"Lo capisco. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi."
"Grazie."
Restarono fermi entrambi un tempo che parve indefinito finchè, lentamente, Francesca si mosse. Lentamente si piegò in avanti fino ad appoggiare la pancia sul bracciolo, troppo alto perché potesse appoggiare le ginocchia a terra. Reggendosi sulle braccia esitò e alzò lo sguardo su Solo. Un piccolo, timido sorriso.
"Ci sei quasi, devi solo allungare le mani in avanti."
La osservò mentre piegava il capo in avanti e una cascata di capelli castani le scese davanti al viso, nascondendolo.
"Ok."
Silenzio.
Francesca era lì, in quella strana posizione che le metteva in risalto il fondoschiena, proprio dove e come lui la voleva. Era innegabile l'eccitazione che c'era nell'aria. E nei suoi pantaloni.
Solo si prese alcuni istanti per girarle attorno, osservandola e godendosi quella vista così sensuale e provocante.
"Non c'è dubbio che sia una delle cose più eccitanti e provoncanti che abbia mai visto."
Francesca respirò a fondo.
"Mi sento... strana..."
"Ti senti di continuare?"
"Sì..."
"Sei eccitata?"
Silenzio.
Solo aspettò alcuni istanti.
"Ti ho chiesto se sei eccitata. Rispondi."
Francesca sospirò a fondo.
"Sì, lo sono."
"Vorrei fare una cosa, ma solo se sei d'accordo. Vorrei legarti i polsi."
Francesca si irrigidì, non ci voleva un genio per notare la tensione muscolare che le aveva attraversato il corpo.
"Va bene", sussurrò.
"Non ho sentito."
"Va bene, legami i polsi."
Solo si avvicinò alle mani della ragazza, osservandone ogni dettagli con attenzione. Poi, con delicatezza, chiuse una fascetta attorno a ciascun polso e una terza li legò assieme.
"Una follia...", mormorò Francesca.
"Senza dubbio. Ti basta mormorare la parola di sicurezza e finirà tutto."
"Vai avanti."
"D'accordo."
Solo si alzò, le posò una mano sulla testa e la fece scivolare lungo tutta la schiena della ragazza, seguendone la curva con una lentezza misurata.
La tensione nell'aria era palpabile.
Nel momento in cui le afferrò i bordi della gonna Francesca ebbe un brivido, irrigidì la schiena.
"Ti alzo la gonna."
"Va bene."
E fu quello che fece, rivelando le cosce tornite e piene. Salì ancora e le portò il sottile strato di tessuto sopra le natiche, rivelando un paio di brasiliane di pizzo nero.
Gli mancò il fiato.
"Merda Fra...", gli scappò.
"Cosa c'è?"
"Credo che potrei stare a osservarti per ore..."
"Lo prendo come un complimento."
"Lo è... cazzo se lo è."
Silenzio. Un altro silenzio che, tuttavia, era carico di significato e di tensione.
Quasi senza rendersene conto Solo si aggiustò il cavallo dei pantaloni.
"Ok, direi che è ora di iniziare."
Francesca sospirò.
Solo si portò alla sinistra di lei e le posò una mano poco sopra le natiche, solo per farle sentire la sua presenza.
Sentì la ragazza trattenere il fiato e irrigidirsi a quel contatto.
"Sei pronta?"
"Non credo lo sarò mai abbastanza da poterti dire di sì."
"Ci credo. Iniziamo?"
Francesca abbassò il capo. Per quanto possibile il suo volto fu nascosto ancor di più da quella profumata chioma di capelli.
"Iniziamo", mormorò. O almeno era quello che Solo pensò di aver capito da quel mormorio.
Le tenne la mano sinistra ferma sulla zona lombare. Voleva farle sentire che lui era lì, presente, non solo per farle male, per eccitarla nel farle male, ma che era lì per lei e con lei. Come volesse essere una rassicurazione.
Nel silenzio c'era una tensione carica di mille significati ed emozioni.
Il primo colpo non fu forte, ma sonoro, deciso, calibrato con cura.
Il rumore dello schiocco pulito riempì l'aria del salotto. La mano non si ritrasse, rimase a contatto con la pelle calda della natica. Al momento dell'impatto le spalle di Francesca sussultarono.
Il sospiro che le sfuggì non era di dolore.
Sollevò la mano dopo un tempo che gli parve infinito, ringraziando di non aver fatto stendere la ragazza sulle sue gambe. Non si sarebbe potuta non accorgere dell'erezione.
«Va tutto bene?» , le chiese.
«Sì…»
«Continuo.»
Non una domanda, un dato di fatto.
Senza attendere oltre sollevò la mano e colpì di nuovo, questa volta più pieno, più controllato.
Il corpo di Francesca reagì, una tensione nuova: un lieve inarcarsi della schiena, un sospirò che le morì sulle labbra, le mani, serrate dalle fascette, tentarono di afferrare il tessuto del divano.
Ci fu un istante di silenzio.
Le posò una mano sulla colonna vertebrale e risalì lungo la schiena, fino alla nuca, lento. Un movimento che "non era negli accordi", era consapevole che stava uscendo da quello che avevano deciso, ma aveva bisogno di sentire quel corpo sotto la propria di mano, di toccarlo, di accarezzarlo. Aveva bisogno di una distrazione per scaricare la tensione che sentiva nel vedere quella pelle arrossarsi, quel respiro farsi carico di signifcato...
«Come stai?»
Francesca reagì con un leggero tremore, un piccolo brivido che le attraversò la schiena.
«Sto… cercando di non pensare», la sua voce si era fatta più bassa, più cald, «è difficile.»
La mano di Solo tornò indietro. Si fermò un istante. Era stata solo un'impressione o Francesca aveva alzato il bacino, come per andare incontro quella mano?
«Lasciati andare», concluse Solo.
Il terzo colpo arrivò a un ritmo più lento, più studiato, più carico di intenzione, di forza e decisione. Nel momento dell'impatto Max osservò la pelle sotto la sua mano vibrare con un misto di fascinazione ed eccitazione. Francesca emise un respiro lungo, profondo. O forse era un gemito?
La tensione che vibrava nelle sue gambe non era più esitazione o paura: era... desiderio.
Solo fece un passo indietro per osservarla. La tensione nei pantaloni era decisamente fastidiosa.
«Sei ancora troppo tesa.»
Silenzio.
«Che ne dici di iniziare a contare?»
"Cosa?"
"Da qui in poi dovrai contare ogni colpo che ti darò."
"Ma... questo non era negli accordi..."
Solo si riportò accanto alla ragazza e le accarezzò entrambe le natiche con un gesto deciso. Non era una semplice carezza, ma qualcosa di più simile a una presa di possesso. Sotto quella stretta Francesca reagì irrigidendosi.
"Neanche questo era negli accordi."
"Infatti..."
Solo non riuscì a capire il tono della ragazza. Era infastidita? Aveva apprezzato? Decise di passare oltre.
"Ora ricomcio. A ogni colpo dovrai contare, ad alta voce."
Francesca cercò di nascondere il volto tra le braccia e sospirò.
"D'accordo."
Seguì un colpo studiato, molto simile al precedente, come se Solo volesse assaggiare, di nuovo, la consistenza della pelle calda e della carne morbida sotto la sua mano. La risposta di Francesca fu un respiro lungo e profondo.
"Uno…"
Fu un sussurro.
"Non ho sentito", rispose Solo.
"Sei uno stronzo."
Solo le afferrò una natica e la strinse.
"Così mi fai male...", sussurrò Francesca con un filo di voce.
"Allora conta come ti ho detto di fare."
Un lungo attimo di silenzio.
"Uno."
Una voce ferma e decisa, con una punta di... cos'era... astio?
Solo sorrise, eccitato, divertito e lasciò la presa. Rimase a osservare i muscoli che, sotto la pelle abbronzata, si distendevano.
Silenzio. Carico di tensione.
Il secondo arrivò più netto.
Quando Solo tolse la mano, un'ombra arrossata colorava la pelle della natica.
Francesca tremò leggermente, sospirò subito dopo l'impatto.
"Due."
La voce era incrinata. Quante emozioni la stavano attraversando?
Avrebbe voluto chiederle se era eccitata, se era bagnata, quanta fosse la sua voglia, ma temeva di rompere quel sottile filo di tensione e rimase in silenzio.
Prima di colpire ancora si prese un istante.
Non tanto per farla attendere, in parte sì, ma per controllare se stesso. Sentiva un'eccitazione che poche volte aveva raggiunto nella sua vita e volevo godersi, assaporare quel momento in ogni istante, senza lasciarsi deviare dalla passione, dall'eccitazione, dai desideri della carne.
Infine la colpì come una frustata, scivolando via, senza restare a contatto con lei.
La natica stava prendendo un bel colore.
"Tre."
Qualcosa, nel tono in cui quelle tre lettere vennero pronunciate, scosse l'equilibrio di Solo. Sentì il desiderio avvolgergli il cervello e, per un attimo, annebbiargli la vista. Avrebbe voluto strapparle le mutande e possederla.
Fu lui, questa volta, a fare un respiro profondo.
"Tutto bene?"
Fu Francesca a chiederlo.
"Sì. No."
"Vuoi fermarti?"
"No... voglio prenderti."
Ci un silenzio che durò un'eternità. La voce femminile, calda e morbida e invitante, lo spezzò.
"Continua."
Il quarto arrivò con forza e determinazione, impattando contro la natica con uno schioccò che riempì l'aria e arretrando veloce. Il corpo sotto di lui si irrigidì per un istante, rilassandosi solo dopo un lungo respiro.
Solo era convinto che non fosse per il dolore. Non la stava colpendo così forte da poter dire di farle male. Era la miscela di tutto quello che stavano vivendo a rendere quella breve parentesi della loro vita, ogni colpo che lui dava e lei riceveva, a rendere tutto oltre le righe.
"Quattro."
Un tono controllo, preciso, quasi impeccabile. Se non fosse che la conosceva abbastanza, avrebbe pensato che quel colpo l'aveva lasciata impassibile. Invece Solo sapeva che si stava concentrando per mantenere il controllo.
E non glielo voleva permettere.
Alzò la mano pronto a colpire.
Il colpo scese forte e deciso, più degli altri. Lasciò l'eco di un suono pieno.
Lei gemette. Nulla di volgare, nulla che potesse essere frainteso.
Dolore ed eccitazione.
Non c'erano dubbi.
"Cazzo... cinque."
Solo lottò contro l'impulso di strapparle le mutande e fotterla.
"Sta venendo fuori proprio un bel rosso."
Francesca alzò la testa e si girò quel poco che la posizione le consentiva, cercando lo sguardo del suo carnefice.
"Hai appesantito la mano."
Solo sorrise.
"Ho pensato che avresti apprezzato."
Si fissarono negli occhi.
Francesca abbassò la testa.
Solo era troppo coinvolto. Nutriva dubbi sul riuscire a rimanere distaccato fino alla fine dell'opera. Non aveva margini di errore.
Il sesto arrivò come una frustata carica di tensione, rabbia e frustrazione.
A Francesca scappò un grido. Tutto il suo corpo tremò. E per Solo fu come se in tutta la stanza si diffondesse un calore avvolgente e profondo. Chiuse gli occhi.
"Sei…"
Era quasi un sospiro.
Franscesca cercò di cambiare posizione, per un attimo le sue gambe si aprirono. Poco, ma abbastanza per concedere una visione disturbante.
"Come...", Solo fece per parlare, ma Francesca lo interruppe.
"No, non parlare, non ora. Colpiscimi e basta."
Inspirò lentamente.
Espirò con controllo.
La colpì misurando con attenzione la forza impiegata e il momento dell'impattò.
Fu un colpo netto, sonoro, dichiarato.
Franscesca risposte con un sospiro... un respiro... un gemito... che esprimeva una cosa sola: sesso.
"Sette."
Silenzio.
"Questo è stato... bello", aggiunse.
La voce tremava. Era terribilmente eccitante solo sentirla parlare. Vederla così arrendevole sotto di sé era qualcosa di indescrivibile.
Solo decise di osare.
"Dimostrami che ti è piaciuto."
Ci fu un momento di esitazione.
Lentamente, con movimenti minuscoli e centellinati, Franscesca allargò le cosce.
Aveva ancora l'intimo, ma la macchia più scura che si era formata in corrispondenza del sesso era inequivocabile.
A Solo mancò l'aria nei polmoni.
L’ottavo colpo arrivò come una promessa mantenuta, identico al precedente.
Francesca sussultò, affondando i capelli nei cuscini del divano.
"Otto…"
La voce carica di sensualità.
Le natiche arrossate.
Le mutande umide.
Max rimase fermo, immobile, mperturbabile.
Dentro di sé era una guerra senza quartiere.
Il nono cadde dopo un silenzio calibrato. Il silenzio era parte del rituale, una delle sue armi preferite.
Francesca gemette. Una nota breve, più breve di quelle che l'avevano preceduta, che tradiva tutto: tensione, abbandono, desiderio trattenuto a fatica.
"Nov... e."
La parola le si spezzò in gola per un istante.
Solo sentì un impulso così forte da fargli male al petto. Si impose di restare immobile, di mantenere quella posizione. Ne mancava una soltanto, non avrebbe rovinato tutto proprio a così poco dalla fine.
Spostò appena il peso cercando di ritrovare l'equilibrio interno.
Provò a parlare ma aveva la gola secca. Deglutì a forza.
"Ne manca una."
"Già."
"Apri di più le gambe."
E Francesca obbedì, in silenzio.
Non c'era più nulla da nascondere.
Il colpo arrivò preciso, pieno, definitivo. L'aria si riempì di un rumore pieno e morbido come non era ancora successo.
Francesca vibrò in ogni parte del suo corpo, le mani che afferravano i cuscini, il viso nascosto tra i capelli.
"Dieci."
La voce un filo caldo e sensuale.
Entrambi avevano il respiro pesante, proprio come dopo un amplesso.
La tensione tra loro era così viva da sembrare quasi una terza presenza nella stanza.
3
voti
voti
valutazione
5.7
5.7
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
After - retroscena
Commenti dei lettori al racconto erotico