After - retroscena
di
Solo Qualche Parola
genere
dominazione
Scrivo per diletto e passione.
Pubblico perché siete capre ignoranti che non sapete mettere insieme due parole decenti.
Non rileggo. Ci saranno errori. Così magari vi sentite a casa. Se vi infastidiscono passate oltre e leggete qualcun altro. Se vi piace quello che leggete: soloqualcheparola@proton.me
Non era proprio vero. La verità era più complessa, ma quell'affermazione era, senza dubbio, una faccia della medaglia.
Quanto tempo era passato dall'ultima volta? Almeno tre anni. Avevano smesso perché la situazione stava sfuggendo di mano e avevano deciso di interrompere il rapporto prima di farsi male seriamente.
Silenzio.
Francesca non aveva più risposto e Max non aveva voluto insistere. In verità nemmeno lui sapeva se sarebbe andato fino in fondo se lei avesse accettato. Quel messaggio, in un uggioso pomeriggio d'autunno, era stato uno sfogo, una voglia del momento, un attimo di distrazione dalla frenesia quotidiana.
Entrambi erano consapevoli che realizzare quella voglia sarebbe stata una pessima idea per un milione di buoni motivi.
Il messaggio era arrivato come dal nulla tre giorni dopo. Max era in ufficio con un cliente ed era stato colto di sorpresa. Sul momento non aveva neanche capito a cosa si fosse riferita la ragazza, così aveva accantonato il messaggio per rispondere con calma in un secondo momento.
Finalmente a casa, dopo una cena veloce si era buttato sul divano e aveva preso in mano il telefono. Aveva riletto l'ultimo messaggio e la cronologia più recente, aveva guardato qualche foto di lei sui social. Aveva ripensato a Francesca, al suo corpo pieno e allenato, alle curve dei suoi fianchi, dei suoi seni, del suo sedere. Non si era dimenticato dei lunghi capelli castani che profumavano di sottobosco e gli si infilavano sempre in bocca quando dormivano insieme o di grandi occhi dolci che lo guardavano con mille espressioni differenti. Aveva quasi potuto sentire il calore di quel corpo sotto le proprie mani.
Aveva sospirato e scritto una risposta.
Indeciso l'aveva cancellata e scritta di nuovo.
Aveva esitato, fissato il telefono per qualche istante e cancellato di nuovo. Quel tono indeciso non si addiceva al contesto.
Aveva sbuffato, infastidito e indeciso.
Invio.
Solo pochi istanti di silenzio.
Non c'era menzogna in quelle parole, nessun inganno, nessun doppio fine. Solo voleva soltanto sculacciarla, gustarsi l'impatto di quella carne sotto le sue mani e i gemiti che ne sarebbero seguiti, apprezzare quel culo gustoso. Vederla... osservarla agitarsi sinuosa e provocante a ogni colpo tentando di resistere al dolore era... sublime.
Solo aveva sorriso immaginando... ricordando quelle immagini.
A volte l'atto carnale della penetrazione era sopravvalutato.
Erano seguiti altri tre giorni di silenzio.
Avrebbe voluto scriverle, sentirla, magari incontrarla anche solo per un caffè, ma era convinto di aver iniziato una conversazione che non poteva essere spezzata. Qualsiasi intrusione avrebbe fatto crollare quel delicatissimo castello di carte. Doveva aver pazienza, aspettare, rispettare i tempi e le risposte.
La mattina del terzo giorno, mentre era davanti allo specchio intento a radersi la barba, il telefono aveva vibrato. Gli aveva dedicato un'occhiata, distratto, pensando fosse spam o qualcosa di altrettanto inutile.
Solo si era lasciato scappato un sorriso. Non tanto per la frase in sé, ma perché ormai, non che ci volesse una laurea, era chiaro che anche lei aveva voglia di farlo. Stava solo lottando tra il suo lato bianco e quello nero.
Aveva il sapore di una disquisizione filosofica, un vezzo per chiudere l'argomento. In quel momento momento si era reso conto che aveva iniziato a pensare di andare fino in fondo. Quel messaggio aveva ucciso le sue speranze.
Era tornato il silenzio.
Il giorno seguente Solo si era svegliato con un'erezione così intensa da risultare dolorosa.
Il sole non era ancora sorto quando le aveva scritto, lei stava ancora dormendo con ogni probabilità. Il tempo di posare il telefono sul comodino che vibrò. Solo lo aveva guardato sorpreso. Le avrebbe voluto chiedere cosa ci faceva già sveglia, ma non era il momento.
In quel messaggio era cambiato tono, era emersa la Francesca che aveva conosciuto. Il gioco stava passando a un nuovo livello.
Questa volta i giorni di silenzio erano stati due.
C'era qualcosa di elettrico nel gioco di risposte e silenzi che si era venuto a creare. Qualcosa di eccitante nell'aspettarla.
Era metà mattina di un giorno lento e pigro, quasi inconcludente.
Se ci pensava troppo finiva che gli veniva già duro. Non c'erano dubbi sull'argomento, ma non aveva potuto dire una cosa del genere o il castello sarebbe crollato. Meglio deviare l'attenzione.
Il messsggio era arrivato subito, Francesca non aveva mai avuto un tempo di risposta così breve.
Non era stata la risposta che si era aspettato.
Solo pochi minuti di attesa.
Questa era una provocazione, una trappola.
Sol9 aveva iniziato a pensare che quell'ultima affermazione potesse aver rovinato il gioco. Possibile che lei volesse scopare? Se anche fosse stato così avrebbe trovato mille modi, una volta di persona, per finire a letto.
Era rimasto nel dubbio per tre giorni e, per quei tre giorni, aveva continuato a darsi del coglione per non averle dato una risposta più vaga.
Il gioco non era ancora finito.
In realtà al solo pensiero di vedersi e sculacciarla gli veniva duro.
Ecco la domanda chiave. Certo che gli sarebbe piaciuto scoparla, ma non era quello il fine. Doveva misurare le parole con estrema cautela.
Non aveva modo di sapere se Francesca aveva accettato quella risposta o no. L'avrebbe scoperto con il tempo. Ma aveva voluto ricambiare il favore. L'eccitazione era nell'aria. Solo si era guardato attorno, solo per fortuna in quel momento non c'era nessuno.
La fantasia aveva iniziato a correre, si era immaginato Francesca con le gambe aperte e le dita che correvano lente e gustose su due labbra umide e calde. Le mutande gli erano diventate improvvisamente strette e scomode.
Si era guardato attorno. Perché era in ufficio? Perché era a lavoro? Aveva imprecato silenziosamente.
O finiva tutto qui con una bolla di sapone o si sarebbero incontrati.
Era eccitato, non voleva lasciar passare il momento. Aveva deciso di spingere sul pedale dell'acceleratore.
Addio tatto e delicatezza.
Era seguito un istante di silenzio.
Era un'ammissione, non ci voleva un genio per capirlo. A Max non era bastata. Aveva voluto di più.
Non era stata una richiesta o un "per favore", era stato un ordine.
I secondi divennero minuti e i minuti iniziarono a moltiplicarsi. Solo aveva iniziato a pensare di aver esagerato. Aveva spinto il gioco su un piano troppo spinto, troppo esplicito e Francesca si era tirata indietro.
Puff.
Tutto finito.
Proprio in quel momento il telefono aveva vibrato.
Francesca. Una foto.
Sicuramente un meme in cui avrebbe preso le distanze.
La aprì distrattamente, certo di aver rovinato il gioco e quello sarebbe stato un'addio.
Indice e medio della mano destra, leggermente a V, rese lucide da una sostanza che ne copriva la prima falange e che, densa, aveva fatto un piccolo filo che le univa.
"Merda."
Era stata l'ultima cosa che si era aspettato di vedere e, incredibilmente sorpreso, si era passato una mano tra i capelli corti. Un brivido gli aveva attraversato la schiena ed era stato costretto ad allargarsi i pantaloni, diventati improvvisamente stretti.
La sedia, per Solo, era diventata incredibilmente scomoda e non riusciva più a trovare una posizione in cui si sentisse a suo agio.
Aveva sorriso malizioso.
Pubblico perché siete capre ignoranti che non sapete mettere insieme due parole decenti.
Non rileggo. Ci saranno errori. Così magari vi sentite a casa. Se vi infastidiscono passate oltre e leggete qualcun altro. Se vi piace quello che leggete: soloqualcheparola@proton.me
Non era proprio vero. La verità era più complessa, ma quell'affermazione era, senza dubbio, una faccia della medaglia.
Quanto tempo era passato dall'ultima volta? Almeno tre anni. Avevano smesso perché la situazione stava sfuggendo di mano e avevano deciso di interrompere il rapporto prima di farsi male seriamente.
Silenzio.
Francesca non aveva più risposto e Max non aveva voluto insistere. In verità nemmeno lui sapeva se sarebbe andato fino in fondo se lei avesse accettato. Quel messaggio, in un uggioso pomeriggio d'autunno, era stato uno sfogo, una voglia del momento, un attimo di distrazione dalla frenesia quotidiana.
Entrambi erano consapevoli che realizzare quella voglia sarebbe stata una pessima idea per un milione di buoni motivi.
Il messaggio era arrivato come dal nulla tre giorni dopo. Max era in ufficio con un cliente ed era stato colto di sorpresa. Sul momento non aveva neanche capito a cosa si fosse riferita la ragazza, così aveva accantonato il messaggio per rispondere con calma in un secondo momento.
Finalmente a casa, dopo una cena veloce si era buttato sul divano e aveva preso in mano il telefono. Aveva riletto l'ultimo messaggio e la cronologia più recente, aveva guardato qualche foto di lei sui social. Aveva ripensato a Francesca, al suo corpo pieno e allenato, alle curve dei suoi fianchi, dei suoi seni, del suo sedere. Non si era dimenticato dei lunghi capelli castani che profumavano di sottobosco e gli si infilavano sempre in bocca quando dormivano insieme o di grandi occhi dolci che lo guardavano con mille espressioni differenti. Aveva quasi potuto sentire il calore di quel corpo sotto le proprie mani.
Aveva sospirato e scritto una risposta.
Indeciso l'aveva cancellata e scritta di nuovo.
Aveva esitato, fissato il telefono per qualche istante e cancellato di nuovo. Quel tono indeciso non si addiceva al contesto.
Aveva sbuffato, infastidito e indeciso.
Invio.
Solo pochi istanti di silenzio.
Non c'era menzogna in quelle parole, nessun inganno, nessun doppio fine. Solo voleva soltanto sculacciarla, gustarsi l'impatto di quella carne sotto le sue mani e i gemiti che ne sarebbero seguiti, apprezzare quel culo gustoso. Vederla... osservarla agitarsi sinuosa e provocante a ogni colpo tentando di resistere al dolore era... sublime.
Solo aveva sorriso immaginando... ricordando quelle immagini.
A volte l'atto carnale della penetrazione era sopravvalutato.
Erano seguiti altri tre giorni di silenzio.
Avrebbe voluto scriverle, sentirla, magari incontrarla anche solo per un caffè, ma era convinto di aver iniziato una conversazione che non poteva essere spezzata. Qualsiasi intrusione avrebbe fatto crollare quel delicatissimo castello di carte. Doveva aver pazienza, aspettare, rispettare i tempi e le risposte.
La mattina del terzo giorno, mentre era davanti allo specchio intento a radersi la barba, il telefono aveva vibrato. Gli aveva dedicato un'occhiata, distratto, pensando fosse spam o qualcosa di altrettanto inutile.
Solo si era lasciato scappato un sorriso. Non tanto per la frase in sé, ma perché ormai, non che ci volesse una laurea, era chiaro che anche lei aveva voglia di farlo. Stava solo lottando tra il suo lato bianco e quello nero.
Aveva il sapore di una disquisizione filosofica, un vezzo per chiudere l'argomento. In quel momento momento si era reso conto che aveva iniziato a pensare di andare fino in fondo. Quel messaggio aveva ucciso le sue speranze.
Era tornato il silenzio.
Il giorno seguente Solo si era svegliato con un'erezione così intensa da risultare dolorosa.
Il sole non era ancora sorto quando le aveva scritto, lei stava ancora dormendo con ogni probabilità. Il tempo di posare il telefono sul comodino che vibrò. Solo lo aveva guardato sorpreso. Le avrebbe voluto chiedere cosa ci faceva già sveglia, ma non era il momento.
In quel messaggio era cambiato tono, era emersa la Francesca che aveva conosciuto. Il gioco stava passando a un nuovo livello.
Questa volta i giorni di silenzio erano stati due.
C'era qualcosa di elettrico nel gioco di risposte e silenzi che si era venuto a creare. Qualcosa di eccitante nell'aspettarla.
Era metà mattina di un giorno lento e pigro, quasi inconcludente.
Se ci pensava troppo finiva che gli veniva già duro. Non c'erano dubbi sull'argomento, ma non aveva potuto dire una cosa del genere o il castello sarebbe crollato. Meglio deviare l'attenzione.
Il messsggio era arrivato subito, Francesca non aveva mai avuto un tempo di risposta così breve.
Non era stata la risposta che si era aspettato.
Solo pochi minuti di attesa.
Questa era una provocazione, una trappola.
Sol9 aveva iniziato a pensare che quell'ultima affermazione potesse aver rovinato il gioco. Possibile che lei volesse scopare? Se anche fosse stato così avrebbe trovato mille modi, una volta di persona, per finire a letto.
Era rimasto nel dubbio per tre giorni e, per quei tre giorni, aveva continuato a darsi del coglione per non averle dato una risposta più vaga.
Il gioco non era ancora finito.
In realtà al solo pensiero di vedersi e sculacciarla gli veniva duro.
Ecco la domanda chiave. Certo che gli sarebbe piaciuto scoparla, ma non era quello il fine. Doveva misurare le parole con estrema cautela.
Non aveva modo di sapere se Francesca aveva accettato quella risposta o no. L'avrebbe scoperto con il tempo. Ma aveva voluto ricambiare il favore. L'eccitazione era nell'aria. Solo si era guardato attorno, solo per fortuna in quel momento non c'era nessuno.
La fantasia aveva iniziato a correre, si era immaginato Francesca con le gambe aperte e le dita che correvano lente e gustose su due labbra umide e calde. Le mutande gli erano diventate improvvisamente strette e scomode.
Si era guardato attorno. Perché era in ufficio? Perché era a lavoro? Aveva imprecato silenziosamente.
O finiva tutto qui con una bolla di sapone o si sarebbero incontrati.
Era eccitato, non voleva lasciar passare il momento. Aveva deciso di spingere sul pedale dell'acceleratore.
Addio tatto e delicatezza.
Era seguito un istante di silenzio.
Era un'ammissione, non ci voleva un genio per capirlo. A Max non era bastata. Aveva voluto di più.
Non era stata una richiesta o un "per favore", era stato un ordine.
I secondi divennero minuti e i minuti iniziarono a moltiplicarsi. Solo aveva iniziato a pensare di aver esagerato. Aveva spinto il gioco su un piano troppo spinto, troppo esplicito e Francesca si era tirata indietro.
Puff.
Tutto finito.
Proprio in quel momento il telefono aveva vibrato.
Francesca. Una foto.
Sicuramente un meme in cui avrebbe preso le distanze.
La aprì distrattamente, certo di aver rovinato il gioco e quello sarebbe stato un'addio.
Indice e medio della mano destra, leggermente a V, rese lucide da una sostanza che ne copriva la prima falange e che, densa, aveva fatto un piccolo filo che le univa.
"Merda."
Era stata l'ultima cosa che si era aspettato di vedere e, incredibilmente sorpreso, si era passato una mano tra i capelli corti. Un brivido gli aveva attraversato la schiena ed era stato costretto ad allargarsi i pantaloni, diventati improvvisamente stretti.
La sedia, per Solo, era diventata incredibilmente scomoda e non riusciva più a trovare una posizione in cui si sentisse a suo agio.
Aveva sorriso malizioso.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
After - prologo -
Commenti dei lettori al racconto erotico