Sorpresa sul Divano

di
genere
etero

Per prima cosa un sentito grazie a tutti coloro che mi hanno scritto per i precedenti racconti.
In secondo luogo vi invito a scrivermi qualsiasi genere di commento di cui vogliate farmi partecipe.
La mail è sempre quella: soloqualcheparola@proton.me
In terzo luogo vi propongo un nuovo racconto, autoconclusivo come mi è stato chiesto, e dal genere un po' diverso dal precedente.

Vi auguro buona lettura con l'augurio che vi piaccia quanto ha divertito me a scriverlo.


La Sorpresa sul Divano

Finalmente chiudo la porta dell'appartamento dietro le spalle e mi lascio andare a un profondo sospiro di sollievo. La giornata in ufficio si è rivelata un vero inferno, ben oltre quelle che erano le mie peggiori aspettative quando ho timbrato questa mattina. La riunione, che doveva essere una “cosa veloce e sbrigativa”, sembrava non finire mai. Il referente doveva aver preso una strigliata dal capo area perché oggi era insopportabile, criticava ogni dettaglio, ogni procedura, ogni respiro. Per non parlare del computer! Con quell’ultimo aggiornamento del gestionale era sempre in blocco. Roba da lanciarlo in mezzo alla strada sperando che passasse uno schiacciasassi.
Come ho detto… un inferno.
Ho bisogno di una doccia, di relax ma, sopra ogni altra cosa, di lui, del mio Luca, del mio uomo. Un abbraccio, un bacio, una coccola.
“Ciao amore!”
Appendo la giacca nell’ingresso mentre, dalla sala, mi arriva il borbottare indistinto della televisione. Nessun’altra risposta.
Attraverso il piccolo corridoio e mi affaccio al salotto. Nell'aria c'è odore di sottobosco e primavera, quell'incenso che ci piace così tanto e rende il nostro nido così perfetto.
"Tesoro?!"
Mi scappa un sorriso nel momento esatto in cui lo vedo, comodo, sdraiato e addormentato sul divano.
Un braccio sotto la testa, l’altro lungo il bordo, gambe leggermente divaricate. Il petto si alza e si abbassa in un ritmo lento e quasi ipnotico. La maglietta bianca finisce proprio prima dei bicipiti e lascia intravedere i capezzoli. I pantaloni grigi della tuta che usa per casa mostrano il rigonfiamento del cavallo. Un rigonfiamento che, posso dirlo con una certa fierezza, conosco molto bene.
Per un attimo ho la tentazione di andare lì e svegliarlo con un bel morso sui capezzoli... ma mi fermo.
Sono ormai pochi i segreti rimasti tra me e lui.
Resto ferma qualche istante a osservarlo, mi piace, è un bell’uomo, mi riempio gli occhi con le sue fattezze. Sono felice con lui al mio fianco. Lascio che i pensieri corrano ai nostri momenti insieme, da quelli più normali a quelli più intimi, alla complicità che abbiamo sempre avuto e…
… sento un fremito familiare tra le cosce...

Da più di una settimana non riusciamo ad avere un momento per noi, per stare insieme. Il lavoro di questo ultimo periodo è stato un disastro, sempre di corsa, sempre straordinari e, se ero libera io non era libero lui. Un disastro davvero. Non un momento per noi, per coccolarci un po', nemmeno una sveltina veloce. Solo tocchi frettolosi al mattino prima che lui esca per il turno o alla sera quando torno a casa io, prima di svenire nel letto, distrutti.

Fino a oggi.

Mi sfilo le scarpe e faccio due passi, in silenzio, per portarmi ai piedi del divano e poter osservare il mio cavaliere dal basso verso l’alto.
Mi piace.
Mi piace guardarlo, mi piace toccarlo, mi piace quando mi tocca, mi piace quando mi provoca, mi piace quando mi bacia, mi piace quando mi eccita… mi piace quando mi prende e mi fa godere.
Ma c’è un’altra cosa che mi piace: prenderlo in bocca e farlo godere. Una cosa che mi manda fuori di testa, letteralmente.
Questi pensieri, uniti alla voglia arretrata, mi mandano in confusione. O, forse, confusione non è la parola giusta. So esattamente cosa voglio fare.

Eccitazione… ecco la parola giusta.

Allargo un po’ le gambe, infilo la mano dentro l’orlo della gonna, raggiungo quello delle mutande, con cui gioco in un momento di esitazione con la punta delle dita, è un movimento che mi è sempre piaciuto, fin da quando ero piccola. Era un breve istante in cui… assaporavo il sapore di quello che sarebbe venuto dopo… il piacere di ritardare il piacere…
E poi la mano si insinua sotto il tessuto sottile e delicato del mio intimo e non c’è nessuna sorpresa nel trovarmi umida.
Lascio scivolare un dito tra le labbra, dal basso verso il clitoride. Una scarica mi attraversa tutto il ventre e mi fa sospirare.
Sarebbe interessante se si svegliasse in questo momento e mi trovasse così... Continuare a toccarmi davanti a lui...

Mi ricompongo.

Voglio fargli un regalo.

Slaccio la camicetta, gustandomi ogni bottone.
Forse il regalo non è tutto per lui.
Tengo indosso solo il reggiseno, quello nero, che mi stringe i seni e contro cui i capezzoli strisciano troppo sensibili. Vorrei toglierlo, restare più libera, ma so che a lui piace che lo tenga. Non so perché, è sempre stata una sua… fissazione. Scoparmi con il reggiseno addosso.
Mi vengono in mente alcuni ricordi… particolari… che non fanno altro che scaldarmi ancora di più.
Mi piace Luca, da morire, perché è strano.
Mi piace compiacerlo.
Mi piace soddisfarlo.
La barba incolta, i capelli in disordine, il petto che si alza e si abbassa, quel naso leggermente a punta, le labbra… vorrei mordergliele. Adoro mordergli le labbra. Adoro quando mi sgrida perché lo mordo troppo forte.
Sorrido.
Il mio Luca.
Perfetto così com’è.
E, al tempo stesso, così vulnerabile.
Gli appoggio una mano su gamba, sotto al ginocchio. I pantaloni della tuta che indossa, quelli grigi, glieli ho regalati io dopo che lui ha distrutto i suoi scivolando durante una partita di calcetto con i colleghi.
Gli stanno bene. Gli disegnano un bel culo, senza far risaltare troppo il cavallo. Sì, non voglio che altre lo guardino. O meglio… lascia che guardino, sapendo che è mio, ma che non scendano troppo nei dettagli.
Sto morendo dalla voglia, vorrei farlo mio, ora, subito, ma vorrei anche restare qui a guardarlo e a riempirmi gli occhi di ogni suo dettaglio…
Mi tiro su un po’ la gonna per riuscire a muovermi e mi inginocchio sul divano, tra le sue gambe. Ginocchia strette, sedere sui talloni… e mi ricordo di quando mi ha presa in questa posizione.
Quasi mi manca il fiato.
Sto male. Ho bisogno. Di lui. Dentro di me.
Allungo una mano, inizio ad accarezzargli una coscia, un piacere sentire i muscoli sotto il tessuto sottile della tuta. Salgo… scivolo di lato, sull’anca, e torno giù al ginocchio. Mi sento fremere, sono più eccitata io di lui. Per ora. Deglutisco.
Inizio a salire, lentamente, disegnando piccoli cerchi sopra la sua gamba. Voglio godermi ogni istante di questa… pace prima della tempesta.
Quando arrivo all’inguine vorrei scendere con l’altra mano al mio, di inguine, ma non posso, non è quello che ho in mente.
Rovinerei tutto, lo so.
Mi mordo un labbro e porto pazienza. La mia mano scivola molto vicina al suo sesso, ma non lo tocca, non lo sfiora nemmeno.
Lui sospira.
Alzo lo sguardo, ha ancora gli occhi chiusi.
Faccio scivolare la mano di lato, torno a scendere, solo un po’ questa volta, metà coscia. Mi fermo. Il mio sguardo scivola tra le sue gambe. Solo una mia impressione… o è un po’ più gonfio di prima?
Non mi basta.
Torno su con entrambe le mani, le punte della dita si insinuano sotto l’elastico…
Questo è sempre un momento che mi emoziona, è una specie di confine oltre il quale iniziano i… i giochi sporchi... è accettare che stai facendo qualcosa di… intimo.
E mi emoziona da morire.

Sento i primi peli del pube con la punta delle dita. Ciò che cerco non è lontano. Da una parte vorrei rimandare, guastarmi questi istanti come fossero i più preziosi al mondo. Dall’altra non vedo l’ora di svelare il mio tesoro nascosto e… giocare.
Mi concedo il piacere di esitare un istante.

Basta.

So che quando inizierò il rito Luca si sveglierà, non ho troppo tempo prima di essere “scoperta.”
Con le dita mi assicuro di aver preso bene l’orlo sia della tuta che dei boxer e poi, con estrema cautela, prima tiro verso l’alto per allargarli, poi verso il basso per metterlo a nudo.
E nel momento in cui gli vedo il membro ho un brivido che mi attraversa fino al sesso, che sento esplodere con una fitta di piacere che fa quasi male.
Lo vorrei dentro di me.
Lo accarezzo, lentamente e con amore. Sotto le mie dita la sua carne è morbida, tenera… dannatamente tentatrice. Devo resistere.

La reazione non tarda arrivare. Lui borbotta qualcosa nel sonno, accenna un movimento, ma resta dov’è. Mi immobilizzo per un attimo, gli lascio il tempo di tornare nel mondo dei sogni.
Ho una fantasia in mente, una cosa che non ci è mai successa e che, per una volta, vorrei realizzare.

È così… affascinante.

Allungo una mano, lo accarezzo dolcemente, dalla punta scendo verso la base, fino ai suoi peli. Sposto le dita in basso e risalgo, verso il prepuzio.
Vibra sotto il mio tocco. È meraviglioso vedere cosa posso provocargli con una semplice carezza. Sento il mio sesso reagire.
Non ho bisogno di controllare per sapermi bagnata.

Con la mano sinistra lo prendo nel palmo. Il suo calore è così invitante, così… amabile…
Lo accarezzo con la destra ed è un piacere vedere che inizia a crescere, prendere volume e forza.
Avvolgo quella carne nella mia mano, lo stringo, inizio un leggerissimo movimento su e giù.
Sorrido soddisfatta quando lo vedo diventare grande in un istante.
Ho sempre trovato qualcosa di affascinante e sublime nel masturbare gli uomini, nel vedere il loro membro crescere… nell’averli in pugno, nell'avere questo potere su di loro.

C’è qualcosa di ipnotico nel masturbarli.

All'improvviso Luca mugugna nel sonno. Mi fermo e aspetto, ma senza perdere il contatto con il suo... Il mio giocattolo preferito. Si muove, si sposta, ma non chiude le gambe e non mi toglie spazio.
Vorrei masturbarmi a mia volta, sentire il piacere che si diffonde in tutto il corpo, affondare dentro di me con due dita… o magari qualcosa di più grosso… godere.

Resisto.
Ora sono tutta per lui.

Adoro il suo viso, le sue espressioni, specialmente quando gli do piacere.
Inizio a segarlo, come so che gli piace. Salgo fino in cima, aumento leggermente la presa, inizio a scendere. La pelle mi segue, il prepuzio si scopre e… non ho altre parole se non dire che… la carne si scopre, si gonfia, si ingrossa, con quel taglietto in punta che adoro.
E proprio quando arrivo in fondo con la mano, una piccola goccia fa capolino, quasi fosse timida.
Mi chino verso il mio uomo… verso il membro del mio uomo, tiro fuori la lingua e… con una piccola leccata quella gocciolina diventa mia.
La tengo lì, sulla punta, quel tanto che basta per assaporare quel primo assaggio di sapore leggermente aspro.
Poi, finalmente, avvolgo il glande con le mie labbra.
E mentre resto ferma in quella posizione sconcia, Luca torna farsi sentire, si muove, mormora qualcosa.
Resto immobile, aspetto che si calmi, tenendolo tra le labbra.
Lo succhio un po', ne gusto il sapore, lo lascio e mi sollevo.

Con un sorriso malizioso mi chino in avanti, il fiato caldo accarezza la sua pelle sensibile. La lingua esce piano, la appoggio alla base e poi, con una lentezza calcolata, salgo verso l'alto. Centimetro dopo centimetro mi avvicino alla punta, bramando il momento in cui ci arriverò.
Il suo è un sapore misto che, in questo momento, apprezzo e assaporo. Sento ogni sfumatura... Anche quello che è il sudore e, forse, una punta di urina.
Arrivo in cima, prendo il glande in bocca tra le labbra morbide, attenta a non sfiorarlo con i denti, lo stringo.

Sto colando.

Scendo un po', quasi per metà dentro la mia bocca. Lo succhio... Lo lecco... Torno su con la testa e lo faccio uscire.
In quel preciso momento Luca borbotta qualcosa di incomprensibile, aggiusta la posizione e mi mette una mano tra i capelli.
Buon segno, gli sta piacendo. Come se poi avessi mai avuto dubbi...

Lo voglio in bocca, tutto.
Ed è esattamente quello che faccio. Accompagnata da quella mano lo riprendo tra le labbra, lo stringo appena, scendo giù, fino in fondo, fino alla base.
Luca sospira, la sua mano diventa una stretta, non vuole farmi andare via.
Mi riempie la bocca, è meraviglioso.

Resto immobile.

Luca si muove, fa indietro il bacino. Ho il tempo di prendere un respiro quando cambia il movimento e lo spinge di nuovo dentro la mia bocca. Lo accolgo facendolo scivolare contro la lingua.

Esce... Entra... Di nuovo.

Non voglio subire passivamente. Con una mano vado a massaggiargli le palle, al ritmo delle sue spinte. L'altra mano la porto sopra i suoi addominali, cerco di essere io a dargli il tempo per entrare.
Non voglio fermarlo, solo gustarlo.

"Cazzo...", mormora, non sono convinta sia più addormentato.

Spingo con la mano sulla sua pancia, cerco di prendere tempo, fiato.
Mi capisce, si fa indietro e si ferma.

Respiro e deglutisco.

"Lo voglio tutto", dico con voce bassa e sensuale. Di solito lo faccio quando mi prende, so che gli piace, ma questo è un caso speciale.

Con la bocca spalancata scendo su di lui, allungo la lingua verso l'esterno, non mi fermo quando mi sento piena, scendo ancora, sento la punta toccarmi la gola. I suoi peli contro il mio naso.

Luca grugnisce di piacere.

Per un attimo ho un conato.

Sento la saliva colarmi fuori dalla bocca.

E ora voglio berlo.

Torno su, con una mano gli afferro il cazzo e inizio a segarlo. Le labbra si stringono sul glande. Chiudo gli occhi, mi concentro su di lui, sui movimenti che più sembrano piacergli e mi dedico a quelli.

Il respiro di Luca cambia, si fa spezzato, veloce, lussurioso.

Il sapere che tra pochi istanti mi esploderà in bocca mi manda fuori di testa. Vorrei masturbarmi, ma non voglio togliere attenzioni al pompino. Perché questo è: un pompino.

Accelero i movimenti. Sento il suo sapore sulla lingua.

"Amore... Cazzo...", la voce di Luca, "Vengo così..."

Se possibile rendo i movimenti ancor più intensi e veloci, non so più se è la mia mano che lo sega o lui che mi spinge in bocca.

E poi...

Si irrigidisce ancor di più. La sua mano tra i miei capelli diventa una morsa.

E lo sento.

Il primo getto, caldo, pieno, denso mi investe il palato, mi finisce in gola, quasi mi va di traverso. Mantengo la situazione sotto controllo in tempo per il secondo schizzo.
Lo accolgo sulla lingua, insieme al primo.
Il terzo è il più debole, cola fuori più che schizzare, ma mi va bene lo stesso.
Resto immobile, attendo le ultime gocce.

Il suo sapore acidulo mi riempie i sensi.

Dio che meraviglia.

Silenzio.

Senza togliermi il cazzo dalla bocca deglutisco. Tutto.

Mi tiro su.
È lucido di umori e sperma.

Lo lecco piano, delicatamente, per pulirlo.

Il respiro di Luca è veloce, inizia piano piano a rallentare.

Quando sono soddisfatta del risultato mi stendo accanto a lui e gli bacio una guancia. Con un braccio mi stringe a sé.

"Buongiorno amore mio", gli dico.

"Alla faccia del buongiorno..."

"Ho temuto non ti piacesse", scherzo, ovviamente.

"Sciocca, nessuna li fa come te."

Mi prende la testa e mi bacia con passione.

"Adesso voglio un orgasmo anche io."

E, mentre glielo dico, gli prendo un capezzolo tra le dita e lo stringo un po'.

È ora di scopare.
scritto il
2026-07-07
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