After - Round 2

di
genere
dominazione

Scrivo per diletto e passione.
Pubblico perché siete capre ignoranti che non sapete mettere insieme due parole decenti.
Non rileggo. Ci saranno errori. Così magari vi sentite a casa. Se vi infastidiscono passate oltre e leggete qualcun altro. Se vi piace quello che leggete: soloqualcheparola@proton.me
Qualcuno l'ha già fatto. Grazie.



"Come stai?", chiese Max.
"Bene... credo..."
"Sono sicuro che non saranno dieci sculacciate a sconvolgerti.
"No... no... posso sopportare di più."
Era un invito?
"Vuoi una pausa?"
"Sì... forse è meglio... dammi un momento."
Max restò il silenzio, osservando quelle rotondità rese ancora più provoncanti ed eccitanti dal rossore provocato dai colpi. Si alzò e le girò attorno, osservandola.
Francesca accennò un sorriso. Aveva le guance arrossate, il trucco leggero rovinato, gli occhi lucidi. Stesa metà sul divano, le mani davanti a sé legate con le fascette, la gonna alzata...
"Sei una visione...", si fermò, cercando parole che gli sfuggivano. Lei girò il capo per guardarlo, "non ci sono parole per descriverti."
"Grazie."
Si guardarono a vicenda.
Solo si avvicinò a lei, si sedette sul divano e le accarezzò la testa.
"Come stai?"
"Diciamo che... visto il momento e la posizione... non una vera risposta alla tua domanda. E tu?"
Solo si massaggiò il cavallo dei pantaloni, volutamente esplicito.
"Carico. Carichissimo. Penso di aver bisogno di venire."
Francesca lo osservò con fare malizioso.
"Avevi promesso di lasciarmi guardare mentre ti saresti..."
"Devo confessarti un certo imbarazzo."
"In imbarazzo tu? Non ci credo."
"Mi piace riuscire a sorprendere, ogni tanto", si spostò al suo fianco e si accucciò, per essere al suo livello, "dimmi di te."
Nessuno dei due sorrideva, si limitavano a guardarsi.
"Cosa vuoi sapere? Mi conosci..."
"Sono certo che tu sappia cosa voglio sapere."
Francesca abbassò la testa, nascondendo il volto tra le braccia e i cappelli.
"Lo sai...", mormorò.
"Quindi se ora controllassi troverei le tue mutande umide?"
"Forse."
Silenzio.
Solo si alzò e si portò ai piedi della ragazza.
"Cosa vuoi fare?", gli chiese senza girare la testa.
"Procedere con la seconda parte del piano."
"Che sarebbe?"
Solo si piegò in avanti e le prese l'orlo delle mutande.
"Ora togliamo queste."
Il corpo di Francesca si irrigidì.
"Ti prego..."
"Voglio sculacciarti senza le mutande. Se non te la senti puoi usare la parola di sicurezza."
"Se la uso ti fermerai?"
"Hai la mia parola che si fermerà il gioco."
Silenzio.
"Non voglio...", mormorò la ragazza.
"Allora alza il bacino e lascia che ti sfili le mutande."
Francesca si lasciò andare a un profondo sospiro prima di acconsentire.
Fu con un sorriso soddisfatto e una lentezza misurata che Solo iniziò a toglierle quel sottile tessuto.
L'intimità di Francesca si rivelò in tutta la sua morbida bellezza. Le labbra del sesso erano lucide di umori e leggermente dischiuse. Una gocciolina faceva capolino, timida.
Forse era solo una sua impressione, ma Max si riempì i polmoni con l'odore del sesso della ragazza che sembrava essersi diffuso nell'aria.
"Quanta voglia hai?"
Silenzio.
Solo le abbassò le mutande fino al ginocchio poi, con entrambi i palmi delle mani, scivolò sulla pelle morbida e calda delle cosce e salì, lentamente, fino ai glutei. Li afferrò con decisione.
Francesca gemette.
"Ti ho chiesto quanta voglia di hai."
Silenzio. Francesca nascondeva il volto tra le braccia e i capelli, senza accennare una risposta.
Con misurata lentezza Solo iniziò ad allargare le mani e, con esse, i glutei di Francesca.
"Aaaahhh..."
Il sospiro della ragazza non lasciò adito a fraintendimenti. Il trattamento le stava piacendo.
"Dimmi quanta voglia hai o allargo ancora."
"No... ti prego..."
"Quanta voglia hai?"
Silenzio.
Senza attendere oltre Solo allargò ancora le mani.
Il corpo di Francesca vibrò. Le gambe tremarono. La schiena si inarcò. Le labbra del sesso seguirono il movimento e, seppur poco, si dischiusero. Quella piccola, timida gocciolina di umori scivolò via, lasciando dietro di sé una striscia umida e luccicante.
Uno spettacolo talmente sensuale che Solo fece fatica a rimanere impassibile. Avrebbe voluto lasciare tutto e tuffarsi in mezzo a quella carne morbida, calda e profumata.
Francesca sospirò, gemettte, inarcò ancor di più la schiena.
"Questo...", iniziò a dire, ma quando il suo carnefice allargò ancora di più non riuscì a finire la frase e si lasciò andare in un gemito profondo e caldo.
Solo si fermò.
"Stavi dicendo qualcosa?"
"Sì..."
"Dimmi."
Francesca fece un respiro profondo.
"Quello... non era negli accordi."
Solo si lasciò scappare un sorriso. Fin da quando le sue mani avevano accarezzato le cosce di Francesca sapeva di aver oltrepassare il sottile confine delle sculacciate. Aveva promesso che non avrebbero scopato, e non avrebbero scopato. Eppure non poteva tirarsi indietro. Aveva bisogno di contatto fisico con la ragazza. E aveva deciso di osare.
"Quello... cosa?"
Francesca tirò su la testa, cercando di liberarsi il viso dai capelli e di guardare Solo.
"Quello... che stia facendo..."
Solo lasciò la presa, senza togliere le mani. I glutei si rilassarono, tornarono alla loro posizione. Così come il sesso della ragazza, la cui espressione risultò indecifrabile.
"Lo so. Il nostro accordo prevede solo sculacciate."
"Esatto..."
Senza dire nulla Solo alzò una mano e l'abbassò di scatto su una natica, sempre più arrossata. L'impatto produsse un rumore pieno e vibrante. Francesca urlò e strinse le cosce di colpo.
"Cazzo", disse, "stronzo."
Un altro colpo, secco, senza nessun preavviso. Un altro grido. Il corpo della ragazza si tese.
"Temo di non aver capito cosa hai detto."
"Ho detto..."
Francesca non finì la frase, abbassò la testa.
"Cosa hai detto?"
"Che sei uno stronzo."
Un'altra sculacciata, forte, decisa, con il preciso intento di farle male. E, a giudicare dal rumore che riempì la stanza e dalla reazione del corpo della ragazza, l'intento fu raggiunto.
"Così... così fai male..."
"Lo so. Faccio apposta."
"Perché?"
"Perché so che ti piace."
Silenzio.
Solo rimase immobile aspettando una reazione, una parola, un gesto, qualcosa, che non arrivò.
"Mi sbaglio forse?"
"No."
Una parola, una sillaba, pronunciata piano ed esitante.
"Dillo per bene."
E la voce fu accompagnata da un gestile semplice, quasi gentile: una carezza sull'ultima natica colpita.
"Non ti sbagli."
Il rumore pieno e corposo di un altro colpo riempì l'aria.
Seguì un urlo di Francesca.
"Ti piace?"
"Sì..."
"Sì... cosa?"
Franscesa sospirò.
"Lo so cosa vuoi."
"Allora dammelo."
"No..."
"Perché so dove vuoi portarmi."
Solo annuì lentamente con il capo. Sapeva che Francesca non poteva vederlo, ma non importava.
"Non voglio scoparti. Non ti scoperò. Hai la mia promessa."
"Allora... cosa vuoi?"
"Voglio sculacciarti. Voglio la tua pelle rossa. Voglio farti male. Voglio farti godere. Voglio un tuo orgasmo."
Silenzio.
Un silenzio più lungo dei precedenti. Solo sapeva che mille pensieri vorticavano nella mente di Francesca. Se vorticavano nella sua, in quella della ragazza doveva essere in corso una vera e propria tempesta. Se un poco aveva imparato a conoscerla, in quel momento stava decidendo se andare avanti con il gioco o interrompere tutto. E Solo decise di rispettare i tempi della ragazza.
"Ok", pronunciò Franscesa dopo un tempo che parve infinito.
"Ok... cosa?"
"Ok, fammi male."
Un attimo dopo il silenzio della stanza fu interrotto prima dal rumore sordo e pieno di una sculacciata, poi dal grido della ragazza.
"Fa male?"
"Un po'..."
"Ti piace?"
Silenzio. Franscesca, per quanto possibile, cercò di nascondere il volto tra le braccia e i capelli.
Solo sospirò.
Si alzò e iniziò a raccoglierle i capelli in una lunga coda. E iniziò a tirare. In principio Francesca cercò di opporsi, ma si piegò al volere del suo aguzzino. Ora, con i capelli tirati che la obbligavano a tenere su la testa e il culo scoperto e rosso, era una visione indecente.
"Non... non è molto comodo così..."
"Non devi essere comoda, ma voglio sentire quando parli."
"Ok..."
"Ora ti colpirò ancora e tu mi dirai che ti piace."
Silenzio.
Il colpo arrivò forte e deciso. Francesca gemette, Solo sentì tirare i capelli.
"Uno. Mi... mi piace."
Solo le accarezzò il gluteo. La pelle non solo era arrosata, ma anche calda, morbida, dannatamente invitante.
E la colpì.
"Due. Mi piace..."
La voce di Francesca tremava.
"Apri le gambe."
La ragazza, anche se a fatica, obbedì. Le cosce si aprirono rivelando il sesso umido e pulsante.
Il colpo arrivò senza nessuna premessa. Secco e deciso.
"... Tre. Mi... piace..."
Francesca aveva esitato. Per il dolore? Per il piacere? Per entrambi?
Solo si sentiva terribilmente eccitato. Avrebbe solo voluto prenderla e vederla godere sotto i suoi affondi.
La colpì ancora, scaricando parte della frustrazione per non poterla scopare. Era sbagliato, era una sfumatura scorretta che non doveva mettere in quella pratica, ma non riuscì a farne a meno.
Francesca cercò di abbassare il capo, ma la stretta ai capelli glielo impediva.
"... Quattro."
Il suo culo era rosso. Anche la mano di Solo inizia ad accusare.
"Non hai detto che ti piace."
"Io... non capisco più niente..."
"Pensi che un orgasmo ti sarebbe di aiuto?"
"Non... non lo so. Davvero."
Lentamente Solo lasciò andare i capelli della ragazza.
"Apri le gambe. Del tutto."
C'era tensione.
"Cosa vuoi fare?"
"Farti godere. Senza scoparti."
"Ok."
In quel momento Francesca aprì le gambe ancor più di quanto avesse fatto prima. Il suo sesso era bagnato, un sottile filo di bava colava lentamente e le labbra luccivavano di piacere.
Solo si posizionò in mezzo alle gambe, proprio davanti a quella vista meravigliosa. Come pochi minuti prima posò le mani sui glutei della ragazza, una per mano. La pelle era rossa, calda, invintante, piacevole e sensuale. Si prese il tempo per massaggiarla, gustarne la pienezza. Avrebbe potuto continuare per ore, ma aveva altro in mente.
Aprì le mani, spostò le mani verso l'interno e allungò i pollici, portandoli proprio lì, vicino alle labbra più intime di Francesca, con una carezza leggera e delicata. Quel corpo caldo, sotto le sue mani, rabbrividì di piacere.
E iniziò ad allargare.
Lentamente.
Con i pollici tirava verso l'esterno, pochi millimetri, poi lasciava andare. Un movimento lento, continuo, misurato. Accarezzava, allargava, lasciava andare.
Ogni volta che apriva quelle labbra, seppur di poco, nuovi umori facevano capolino e colavano verso il basso.
Francesca non rimase impassibile a lungo. Ben presto iniziò a muovere il bacino a ritmo con le mani di Solo.
"Ti piace?"
Ancora allargò le labbra. Questa volta provò ad aprirle un po' di più, ma gli umori che le coprivano gliele fecero scivolare.
"Piacevole..."
"Piacevole vuol dire...?"
"Piacevole... vuol dire piacevole..."
Francesca accompagnò quelle parole spingendo indietro il bacino. Le labbra si aprirono un poco di più, da sole.
"Piacevole vuol dire che potresti venire così?"
La ragazza sbuffò. Non c'erano dubbi, non era un sospiro di piacere.
"No... non potrei venire così..."
Solo aveva già intuito, ma parte del gioco era provocare e stuzzicare la sua vittima.
Lasciò la presa e le posò il palmo della mano destra sul sesso, iniziando un leggero massaggio.
"Vuoi che ti apra di più?"
Silenzio.
Con un gesto repentino Solo spostò la mano e la sculacciò un'altra volta. Forte.
Francesca gridò, per il male e lo spavento.
"Quando ti faccio una domanda esigo che tu mi risponda."
"Mi hai fatto male..."
Solo sorrise.
"Tanto ti è piaciuto."
La ragazza cercò di girare il capo indietro e di guardarlo.
"Sei proprio uno stronzo."
"Ho forse detto qualcosa di sbagliato?"
"Sei più stronzo di quanto ricordassi."
Solo alzò una mano, pronto a calarla.
"In effetti potrei colpirti direttamente sulla figa."
Francesca sgranò i suoi grandi occhi marroni, pieni di paura.
"No... quello no... ti prego..."
"Allora rispondi."
"Cosa... cosa vuoi sapere?"
"Che ti ho fatto male lo so. Voglio che tu mi dica se ti è piaciuto."
Francesca abbassò lo sguardò, forse per vergogna.
"Sì, mi è piaciuto."
"Molto bene. Prova a dirlo meglio."
Sospiro profondo da parte della ragazza.
"Mi è piaciuto che tu mi abbia fatto male."
L'erezione di Solo aveva raggiunto livelli dolorosi. Lo sapeva che sarebbe successo. Faceva parte del gioco.
"Ora voglio che tu venga."
Senza dire altro Solo abbassò la mano e tornò ad accarezzarle il sesso.
Un dito si fece largo tra le labbra bagnate. Gli umori continuavano a colare.
Salì, si spinse leggermente in profondità, scese.
Salì, si spinse leggermente in profondità, scese.
Il respiro di Francesca era regolare.
Le dita divennero due, i due indici. Si insinuarono tra le labbra e, lentamente, le dischiusero.
Una visione mozzafiato.
L'intimità di Francesca si aprì come si apre lo scrigno di un tesoro a lungo cercato.
Lentamente, gustando ogni istante.
Il movimento continuò quel tanto che servì fino a sentire tensione.
La ragazza gemette.
"Male?", chiese Solo.
"No..."
"Quindi ti piace."
"... Potrebbe..."
Solo sfilò le dita. Le labbra si richiusero. Una leggera e delicata schiuma di umori scivolò fuori dal corpo disteso.
Senza darle il tempo di capire cosa stesse succedendo quattro dita, indice e anulare di entrambe le mani, si fecero largo dentro di lei.
E iniziarono a tirare verso i lati, allargandole il sesso.
Francesca si irrigidì, la pelle delle cosce si tese sotto la tensione muscolare.
Come poco prima, Solo tirò fino a quando non sentì una prima, delicata pressione.
Poi lasciò andare.
Francesca gemette e sospirò.
"Secondo me ti piace."
La voce di Solo spezzò quel silenzio quasi religioso.
Silenzio.
Solo ripetè il movimento. Dischiuse e lasciò richiudere.
E poi ancora.
Franscesca rispondeva a quella lenta tortura con piccoli, misurati movimenti del bacino.
"Secondo me si apre un po' di più..."
Qualcosa, nel corpo della ragazza, cambiò. Anche la voce fu diversa. Non era eccitazione, non solo quella almeno. Paura... forse?
"Oddio... no..."
"No?!"
"Farà... farà male..."
Solo sorrise.
"Hai detto che ti piace quando ti faccio male."
Francesca alzò la testa e si girò verso di lui.
"Sì... a sculacciarmi, non ad aprirmi la figa..."
Il cuore di Solo perse un battito. Certe cose... a certe affermazioni non si può rimanere indifferenti.
"Beh... proviamo..."
"No asp...aaahhh..."
Non le diede il tempo di finire la frase.
Allargò le dita.
Andò contro la tensione e la resistenza che sentiva nel corpo della ragazza.
Il tuo sesso era oscenamente dischiuso davanti ai suoi occhi.Forse, se si fosse piegato e avesse sbirciato a modo, avrebbe visto il collo dell'utero.
Poi tornò indietro.
"Stavi dicendo qualcosa?"
Francesca aveva abbassato di nuovo la testa. Si lasciò andare un basso incomprensibile verso.
"Allora riproviamo."
Come pochi istanti prima Solo mosse le dita verso i lati del sesso di Francesca, aprendola lentamente. La carne era morbida e bagnata e si dilatò senza difficoltà. Poi iniziò la resistenza. Più Solo tirava più la resistenza a essere forte. Francesca si irrigidì, trattenne il fiato.
La figa della ragazza stava colando umori.
"Bast...", mormorò.
Solo si fermò, ma non lasciò la presa.
"Ti fa male?"
"Non lo so... non capisco più nulla..."
"Questo è il problema di essere masochista, vero? Ti piace così tanto il dolore che, a un certo punto, non sai più distinguerlo dal piacere. Diventano una miscela unica, potente, esplosiva. Una parte di te vorrebbe che smettessi, l'altra parte vorrebbe che allargassi ancora di più."
Si fermò un istante, lasciando alle parole il tempo di depositarsi.
"Cosa vorresti?"
Il corpo di Francesca continuava a muoversi contro le dita di Solo che la tenevano oscenamente aperta.
"Io... io... non lo so..."
"Allora ti dico io cosa farò. Continuerò così, ad aprirti e a lasciarti chiudere fino a quando non ti vedrò venire."
"Ti prego..."
"Voglio che tu venga con la figa talmente aperta da pensare sia rotta."
"Ti... ti prego..."
Solo allentò la presa. La carne di Francesca si richiuse.
Ma fu solo per un attimo, prima di tornare ad aprirla.
Come prima Solo tirò da entrambi i lati. Sentì la tensione crescere a poco a poco, sentì il corpo di Francesca vibrare, il respiro farsi irregolare.
E quando ebbe l'impressione che non avrebbe retto di più... lasciò andare.
Francesca sospirò, si rilassò solo un istante, prima che il gioco tornasse a ripetersi.
E ogni volta che Solo andava ad allargarle il sesso tirava un poco di più. E la sua carne, volente o nolente, cedeva, si apriva, sempre un poco di più.
La ragazza non era immune a quel trattamento. Che lo facesse consapevolmente o no il suo bacino si muoveva al ritmo delle dita, cercando una penetrazione che non c'era.
Perché quelle dita le tiravano i lati, non la riempivano.
Solo non tenne il conto delle volte che lasciò andare e poi l'aprì di nuovo, era troppo concentrato ad ascoltare il corpo di Francesca per capire quanto e per quanto, poter tirare e allargare.
"Ti prego...", mormorò la ragazza.
"Che cosa?"
"Ti prego...", ripetè lei.
Solo raggiunse la larghezza maggiore e si fermò un istante. L'aperttura che Francesca aveva raggiunto era imbarazzante, vergonosa.
"Mi preghi per cosa?"
"... Fermati..."
"Mi sembra che tu stia godendo. Perché fermarmi?"
Silenzio.
Solo lasciò la tensione solo di poco, non tanto a farle chiudere il sesso completamente.
"Dimmi perché dovrei fermarmi."
"Non... non posso venire... così..."
"Così? Non capisco."
Il bacino di Francesca non si era fermato, continuava a muoversi.
"Così... come stai... facendo..."
"Aprendoti?"
"Sì..."
"Ma tu stai godendo?"
"Sì..."
"E potresti venire."
Non era una domanda. In qualche modo Solo avvertiva che l'orgasmo di Francesca non era lontana.
"Sì... ma non voglio..."
Solo l'aveva capito, ma quel teatrino faceva parte del gioco, del suo gioco, della sua eccitazione.
"Non vuoi venire mentre ti apro la figa come una caverna?"
Tornò a tirare. Era una sua impressione o questa volta c'era meno resistenza? Il sesso di Francesca si stava dilatando.
"Ti prego... non così..."
"Voglio che vieni."
Tirò ancora un po'. Francesca si lasciò andare a un verso strano che Solo non riuscì a decifrare.
"Non... non... così..."
"Tu verrai come voglio io."
Lasciò andare leggermente la presa. Tirò subito dopo. La carne di Francesca non aveva neanche avuto il tempo di richiudersi. La ragazza si lasciò scappare un urlo. Di piacere. Di dolore. Di qualsiasi cosa fosse, ma con una carica erotica che, forse, nessuno dei due aveva mai vissuto con tale intensità.
"Oppure usa la parola."
Silenzio.
Solo lasciò andare la tensione. Francesca non parlava.
"Vuoi usare la parola?"
Con la carne più rilassata cercò di spingere le dita ancor più in profondità dentro di lei. Non per penetrarla, ma per riuscire ad aprirla ancora di più. E le dita affondarono fino alle nocche. Francesca aveva spinto il bacino indietro per accompagnare quel gesto.
Non avrebbe usato la parola di sicurezza.
Solo aspettò un secondo.
Aprì di nuovo.
Francesca gridò. Dolore. Piacere. Passione.
Il suo corpo accompagnò il gesto.
Solo iniziò a muovere le dita con costanza e precisione, chiudendo e aprendo a un ritmo regolare.
Non ci volle molto.
"Noooo...", mormorò la ragazza.
Il suo corpo si irrigidì, le cosce andarono per chiudersi e ci sarebbero riuscite se Solo non si fosse opposto con tutta la forza che aveva.
Sentì il sesso spalancato pulsare.
Contrarsi.
Esplodere.
Francesca si rilassò.
Lentamente Solo sfilò le dita.
Gli umori erano colati lungo gli avambracci.

Silenzio.

scritto il
2026-02-07
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