Il sapore del pistacchio
di
Tilde
genere
comici
Il bar "Sòla" puzza di cornetti riscaldati e bagnoschiuma al cocco, ma ci entro come fosse il salotto di casa. Spingo la porta a vetri appiccicosa, quella con la maniglia che gira a vuoto da tre anni, e l'aria condizionata mi accarezza la nuca con quel soffio molto vagamente tiepido che sa di polvere e pelle invecchiata.
Il bancone è affollato delle solite facce: Roberto, l'impiegato, che occhieggia la rosea e m lancia un saluto, Dafne, la vecchietta che sta sopra la banca, col suo carrellino della spesa e che sta litigando col tè, un ragazzo nuovo, col piercing al sopracciglio, che fa finta di leggere un libro stravaccato su una poltroncina e, in realtà, guarda il sedere a Sabrina.
Sabrina, la mia amica del cuore da quando ho quattro anni, è già lì, naturalmente. Appollaiata su uno sgabello come se fosse un trono, le gambe accavallate in quel modo che fa venire il collo torto a chiunque le stia dietro. Indossa un top color corallo che lascia scoperto un centimetro di pancia sopra i jeans a vita bassa e, le sue ciocche castane, le ricadono sulle spalle con studiata noncuranza. Sta parlando con Gaia, diventata amica dopo che le tamponai la macchina, che siede al tavolino davanti e che, invece, è rigida come se avesse ingoiato un manico di scopa; pudica come poche, ha la camicia bianca abbottonata fino al collo, una gonna nera e lunga fino alle caviglie, gli occhiali da vista che le scivolano sul naso ogni trenta secondi e il solito taglio corto dei suoi lucidissimi capelli neri.
- Ti dico che il pediatra mi ha guardato le tette -sta dicendo Gaia, seria- Mi ha detto di fare un respiro profondo ed io ho obbedito. -
- E tu respiri troppo, ecco il problema! -
Ribatte Sabrina, girando il cucchiaino nel cappuccino con un sorriso.
Chiara è in fondo al tavolo, rannicchiata come un riccio, le mani strette attorno a una tazza di thè fumante che non ha ancora toccato. Maglioncino azzurro come i suoi occhi, maliziosamente sbottonato sul vestito floreale. I capelli rossi le coprono metà faccia e, quando alza lo sguardo, arrossisce fino alla radice dei capelli.
- Io non guardo le tette a nessuno -mormora- Non che ci sia qualcosa di male, eh. Solo che... io non... -
Mi siedo davanti a Gaia, getto la borsa sulla sedia libera e il profumo del cornetto al pistacchio sale nelle mie narici come un abbraccio.
- Ragazze -esordisco- devo raccontarvi una cosa. -
- Oddio -dice Gaia, spingendo gli occhiali sul naso- un'altra delle tue. -
- Un'altra delle mie cosa? -
Mi fingo offesa, ma il sorriso tira già gli angoli della bocca.
- Delle tue avventure. -
Precisa Sabrina, e si gira sullo sgabello per guardarmi meglio. Il top color corallo si tende sul suo seno pieno, ed il ragazzo col piercing per poco non cade dalla sedia.
- Racconta. -
La tenue voce di Chiara fa da sottofondo al cappuccino che ordino.
Mentre Giulio prepara, io comincio.
Voce più bassa, confidenziale, e le tre amiche si protendono verso di me come fiori verso il sole.
- Vi ricordate quel gala di beneficenza all'ambasciata di Francia? Quello con la lista degli invitati blindata? -
Gaia annuisce.
- Quello di mercoledì, dove c'era mezzo governo e l'altra metà del calcio? -
- Esatto Sabry. Io ci sono entrata. -
- Come? -
La voce di Chiara, mentre spalanca gli occhi, squilla peggio della sveglia all'alba.
- Fingendomi l'ereditiera Maya Zegna. Della famiglia di industriali tessili del Biellese. Abito lungo, gioielli eleganti e convincenti; e un accento che ho copiato da una conduttrice su Sky Arts. -
Lascio cadere la frase come una moneta sul marmo. Sabrina scoppia a ridere, una risata calda e piena, che fa girare tre teste al bancone.
- Sei pazza. -
- Amo', sono una giornalista. E poi sapevo che non sarebbe andata. -
Il cappuccino arriva, con un cuore disegnato sulla superficie della schiuma, getto un bacio a Giulio e ci soffio sopra prima di bere.
- Avevo un'informazione: a quella festa ci sarebbero stati personaggi importanti, e non solo politici. Attori. Attori che... si diceva... avessero certi gusti particolari. -
- Che tipo di gusti? -
Chiede Gaia alzando un sopracciglio.
Rigiro la tazza tra le mani. La ceramica è calda, e il calore si propaga ai palmi, e mi risale lungo i polsi.
- Gusti da scambisti. -
Silenzio. Poi Sabrina fa un fischio. Chiara arrossa le gote candide che ha. Gaia si toglie gli occhiali e li pulisce con l'orlo della camicia, che è il suo gesto quando sta elaborando qualcosa di enorme.
- E tu... -
- Io sono entrata, Gaia. Abito nero, lungo, con uno spacco che arrivava a metà coscia. Scollatura sulla schiena, niente reggiseno. Capelli raccolti, orecchini di cristallo che mi aveva prestato mia cugina. Sembravo... diversa. Sembravo qualcuno che non si pone limiti. -
Il bar si riempie di una quiete improvvisa, come se anche il frigorifero avesse smesso di ronzare. Sabrina si sporge in avanti, e il top rivela una curva di seno che fa deglutire il ragazzo col piercing.
- E allora? - chiede a voce bassa
- Allora mi sono messa a girare. Saloni affrescati, candelieri, champagne in calici di cristallo. E a un certo punto... -
Pausa, bevo un sorso di cappuccino. La schiuma mi resta sul labbro superiore, in punta di lingua lecco via, poi riprendo.
- A un certo punto ho visto due coppie. Le riconosco, le ho viste in tv, al cinema. Attori. Marito e moglie, tutti e due. E mi guardavano. -
- Ti guardavano come? -
- Come si guarda qualcosa che si desidera, Chiara. Pensa a ciò che brami. -
Lei si agita sulla sedia e vedo che i suoi occhi brillano, mentre la frase mi esce più bassa, più ammiccante di quanto intendessi. Mi schiarisco la voce.
- Mi sono avvicinata. Ho fatto finta di niente, ho preso un calice da un vassoio, e una delle donne mi si è affiancata. Profumo di peonia, capelli biondi vaporosi e semiraccolti che le carezzavano le spalle nude, scendendo fino a lambirle il fondoschiena. Mi ha chiesto se ero nuova. Ho detto di sì. Poi se mi andasse di conoscere i suoi amici. -
- E tu? -
- Gaia, ovvio: ed io ho detto di sì. -
Lei rinforca gli occhiali e deglutisce; ed il ricordo ti si srotola nella mente come nastro di pellicola.
- La stanza al piano di sopra, Sabry, aveva tende di velluto color granata, la luce soffusa di candele e piccole lampade ed un profumo confuso ma ricco d'ambra. Le due coppie, ragazze, con intenzioni bellicose. Un brivido il biondo della donna che mi sfiora il braccio, le sue dita che scivolano sulla mia pelle nuda dello spacco. Il marito che mi versa da bere ed il calice che mi trema nella mano. E siamo ancora vestiti. L'altra coppia ti sarebbe piaciuta Gaia, lui bruno, muscoloso, con gli occhi che ti spogliano; lei rossa, minuta come Chiara, con un sorriso che promette cose. -
Racconto e la voce mi si incrina.
«Mi hanno messa in mezzo, una pedina su una scacchiera. La bionda mi ha baciata. Sulla bocca. Lentamente, con la lingua che mi cercava come se mi stesse leggendo dentro. E intanto le mani del bruno mi scivolavano sulla schiena, mi slacciavano la zip dell'abito. -
Chiara si copre la bocca con la mano. Sabrina ha smesso di sorridere. Gaia si è tolta di nuovo gli occhiali.
- Ti sei... - comincia Sabrina.
- Sì. Con tutti e quattro. Prima le donne, poi gli uomini, poi... tutti insieme. -
Il ricordo è una mappa di sensazioni che fatico a raccontare.
- Gaia, pensa alla bocca di una bella bionda sul tuo seno -
- Dai Maya , non fare la cretina! -
Rido e poi riprendo, ma mi sto eccitando.
- È stato così, giuro Chiara. E poi le mani del bruno sui miei i fianchi, la rossa che mi bacia le cosce mentre il marito della bionda mi entra da dietro. I gemiti, gli schiaffi della pelle, il sudore che colava, il sapore dello champagne mescolato a quello della pelle, e poi... -
- ... E poi? -
- Giulio... Giulio... E poi... l'orgasmo che mi esplode dentro come un fuoco d'artificio, e ancora... e ancora... perché non finiva mai, perché ogni volta che credevo di aver toccato il limite qualcuno mi trascinava oltre. -
Il bar mormora attorno a noi. Il ragazzo col piercing ha rovesciato il caffè. Potesse lo tirerebbe fuori smanettando, Gaia si rimette gli occhiali per la terza volta e, pratica fino al midollo come è chiede quale sia lo scoop
- Lo scoop l'ho avuto. Foto, nomi, dettagli. Tutto. Non immagini, Sabry... ragazze, non avete idea di che coppie ci siano realmente. Ma Ugo... Ugo ha traccheggiato. -
Mi interrompo, il nome del direttore mi lascia un sapore acido in bocca. Che Sabrina, diretta peggio di un treno, stempera
- Perché tu non gliela dai!-
- Sabry! - esclama Chiara, ormai viola.
- Che c'è? È la verità. Ugo è un direttore porco, Chiarina. Amò, te la fa pagare perché non ci stai. -
- Ha detto che lo scoop era "delicato", che andava "verificato", che non era sicuro delle fonti. Stronzate. Voleva solo che andassi nel suo ufficio a "discuterne". -
- E ci sei andata? -
- Sì, Gaia, ma non per discuterne. -
Mi alzo, prendo la borsa, e il movimento fa aderire la camicia al mio seno, evidenziando i capezzolini. Sabrina mi guarda con ammirazione, Chiara con soggezione, Gaia con la fronte aggrottata. Ed il ragazzo sogghigna.
- Ho chiuso la porta a chiave -continuo con voce di velluto- ho messo la musica sul cellulare, una cosa lenta, jazz. E ho cominciato a spogliarmi. -
Il bar sembra trattenere il respiro.
- Lentamente. Prima la camicia, un bottone alla volta. Poi la gonna, che è scivolata a terra con un fruscio. Poi...
Poi il reggiseno, le coppe che si staccavano dai seni, e i capezzoli che si inturgidivano per l'aria o per il suo sguardo, non so. E lui che guardava, a bocca aperta... e la mano che si muoveva sui pantaloni. -
Chiara si nasconde dietro la tazza. Sabrina si è sporta così tanto che rischia di cadere dallo sgabello. Ma è la voce di Roberto che è rediviva.
- E poi? -
- E poi... Rob. Mi sono seduta sulla sua scrivania, in mutandine, e gli ho detto: "Ugo, lo scoop lo pubblichi domani. E domani io ti porto le altre foto." -
- E lui? -
- Ha firmato, Gaia. -
Sabrina scoppia a ridere, e la risata è contagiosa. Tanto che mi unisco anche io, e pure Chiara ride, piano. Gaia scuote la testa, ma un sorriso le cambia espressione.
Giulio mi porta un cornetto al pistacchio, gratis, e mi fa l'occhiolino. Il ragazzo col piercing si alza, si avvicina, e chiede se può offrirmi un caffè. Sabrina lo guarda, lo squadra dalla testa ai piedi.
- La signora sta lavorando. -
Il ragazzo arrossisce e torna al suo posto. Ed io addento il cornetto, col pistacchio che mi esplode sulla lingua, dolce e leggermente salato. Fuori, il sole picchia sul marciapiede, un motorino passa con la marmitta buca e rumore di ferraglia. Gaia si alza, dice che deve andare a prendere il figlio a calcio. Chiara raccoglie lo zaino e borbotta qualcosa su un esame. Sabrina resta, mi guarda, e dice:
- La prossima volta portami con te. -
- La prossima volta, amo' . -
Il bar "Sòla" mi accompagna alla porta con il suo odore di cornetti e bagnoschiuma, esco nella luce di Roma con il sapore del pistacchio sulle labbra e la certezza che, in fondo, la vita è una storia che vale la pena di raccontare.
Il bancone è affollato delle solite facce: Roberto, l'impiegato, che occhieggia la rosea e m lancia un saluto, Dafne, la vecchietta che sta sopra la banca, col suo carrellino della spesa e che sta litigando col tè, un ragazzo nuovo, col piercing al sopracciglio, che fa finta di leggere un libro stravaccato su una poltroncina e, in realtà, guarda il sedere a Sabrina.
Sabrina, la mia amica del cuore da quando ho quattro anni, è già lì, naturalmente. Appollaiata su uno sgabello come se fosse un trono, le gambe accavallate in quel modo che fa venire il collo torto a chiunque le stia dietro. Indossa un top color corallo che lascia scoperto un centimetro di pancia sopra i jeans a vita bassa e, le sue ciocche castane, le ricadono sulle spalle con studiata noncuranza. Sta parlando con Gaia, diventata amica dopo che le tamponai la macchina, che siede al tavolino davanti e che, invece, è rigida come se avesse ingoiato un manico di scopa; pudica come poche, ha la camicia bianca abbottonata fino al collo, una gonna nera e lunga fino alle caviglie, gli occhiali da vista che le scivolano sul naso ogni trenta secondi e il solito taglio corto dei suoi lucidissimi capelli neri.
- Ti dico che il pediatra mi ha guardato le tette -sta dicendo Gaia, seria- Mi ha detto di fare un respiro profondo ed io ho obbedito. -
- E tu respiri troppo, ecco il problema! -
Ribatte Sabrina, girando il cucchiaino nel cappuccino con un sorriso.
Chiara è in fondo al tavolo, rannicchiata come un riccio, le mani strette attorno a una tazza di thè fumante che non ha ancora toccato. Maglioncino azzurro come i suoi occhi, maliziosamente sbottonato sul vestito floreale. I capelli rossi le coprono metà faccia e, quando alza lo sguardo, arrossisce fino alla radice dei capelli.
- Io non guardo le tette a nessuno -mormora- Non che ci sia qualcosa di male, eh. Solo che... io non... -
Mi siedo davanti a Gaia, getto la borsa sulla sedia libera e il profumo del cornetto al pistacchio sale nelle mie narici come un abbraccio.
- Ragazze -esordisco- devo raccontarvi una cosa. -
- Oddio -dice Gaia, spingendo gli occhiali sul naso- un'altra delle tue. -
- Un'altra delle mie cosa? -
Mi fingo offesa, ma il sorriso tira già gli angoli della bocca.
- Delle tue avventure. -
Precisa Sabrina, e si gira sullo sgabello per guardarmi meglio. Il top color corallo si tende sul suo seno pieno, ed il ragazzo col piercing per poco non cade dalla sedia.
- Racconta. -
La tenue voce di Chiara fa da sottofondo al cappuccino che ordino.
Mentre Giulio prepara, io comincio.
Voce più bassa, confidenziale, e le tre amiche si protendono verso di me come fiori verso il sole.
- Vi ricordate quel gala di beneficenza all'ambasciata di Francia? Quello con la lista degli invitati blindata? -
Gaia annuisce.
- Quello di mercoledì, dove c'era mezzo governo e l'altra metà del calcio? -
- Esatto Sabry. Io ci sono entrata. -
- Come? -
La voce di Chiara, mentre spalanca gli occhi, squilla peggio della sveglia all'alba.
- Fingendomi l'ereditiera Maya Zegna. Della famiglia di industriali tessili del Biellese. Abito lungo, gioielli eleganti e convincenti; e un accento che ho copiato da una conduttrice su Sky Arts. -
Lascio cadere la frase come una moneta sul marmo. Sabrina scoppia a ridere, una risata calda e piena, che fa girare tre teste al bancone.
- Sei pazza. -
- Amo', sono una giornalista. E poi sapevo che non sarebbe andata. -
Il cappuccino arriva, con un cuore disegnato sulla superficie della schiuma, getto un bacio a Giulio e ci soffio sopra prima di bere.
- Avevo un'informazione: a quella festa ci sarebbero stati personaggi importanti, e non solo politici. Attori. Attori che... si diceva... avessero certi gusti particolari. -
- Che tipo di gusti? -
Chiede Gaia alzando un sopracciglio.
Rigiro la tazza tra le mani. La ceramica è calda, e il calore si propaga ai palmi, e mi risale lungo i polsi.
- Gusti da scambisti. -
Silenzio. Poi Sabrina fa un fischio. Chiara arrossa le gote candide che ha. Gaia si toglie gli occhiali e li pulisce con l'orlo della camicia, che è il suo gesto quando sta elaborando qualcosa di enorme.
- E tu... -
- Io sono entrata, Gaia. Abito nero, lungo, con uno spacco che arrivava a metà coscia. Scollatura sulla schiena, niente reggiseno. Capelli raccolti, orecchini di cristallo che mi aveva prestato mia cugina. Sembravo... diversa. Sembravo qualcuno che non si pone limiti. -
Il bar si riempie di una quiete improvvisa, come se anche il frigorifero avesse smesso di ronzare. Sabrina si sporge in avanti, e il top rivela una curva di seno che fa deglutire il ragazzo col piercing.
- E allora? - chiede a voce bassa
- Allora mi sono messa a girare. Saloni affrescati, candelieri, champagne in calici di cristallo. E a un certo punto... -
Pausa, bevo un sorso di cappuccino. La schiuma mi resta sul labbro superiore, in punta di lingua lecco via, poi riprendo.
- A un certo punto ho visto due coppie. Le riconosco, le ho viste in tv, al cinema. Attori. Marito e moglie, tutti e due. E mi guardavano. -
- Ti guardavano come? -
- Come si guarda qualcosa che si desidera, Chiara. Pensa a ciò che brami. -
Lei si agita sulla sedia e vedo che i suoi occhi brillano, mentre la frase mi esce più bassa, più ammiccante di quanto intendessi. Mi schiarisco la voce.
- Mi sono avvicinata. Ho fatto finta di niente, ho preso un calice da un vassoio, e una delle donne mi si è affiancata. Profumo di peonia, capelli biondi vaporosi e semiraccolti che le carezzavano le spalle nude, scendendo fino a lambirle il fondoschiena. Mi ha chiesto se ero nuova. Ho detto di sì. Poi se mi andasse di conoscere i suoi amici. -
- E tu? -
- Gaia, ovvio: ed io ho detto di sì. -
Lei rinforca gli occhiali e deglutisce; ed il ricordo ti si srotola nella mente come nastro di pellicola.
- La stanza al piano di sopra, Sabry, aveva tende di velluto color granata, la luce soffusa di candele e piccole lampade ed un profumo confuso ma ricco d'ambra. Le due coppie, ragazze, con intenzioni bellicose. Un brivido il biondo della donna che mi sfiora il braccio, le sue dita che scivolano sulla mia pelle nuda dello spacco. Il marito che mi versa da bere ed il calice che mi trema nella mano. E siamo ancora vestiti. L'altra coppia ti sarebbe piaciuta Gaia, lui bruno, muscoloso, con gli occhi che ti spogliano; lei rossa, minuta come Chiara, con un sorriso che promette cose. -
Racconto e la voce mi si incrina.
«Mi hanno messa in mezzo, una pedina su una scacchiera. La bionda mi ha baciata. Sulla bocca. Lentamente, con la lingua che mi cercava come se mi stesse leggendo dentro. E intanto le mani del bruno mi scivolavano sulla schiena, mi slacciavano la zip dell'abito. -
Chiara si copre la bocca con la mano. Sabrina ha smesso di sorridere. Gaia si è tolta di nuovo gli occhiali.
- Ti sei... - comincia Sabrina.
- Sì. Con tutti e quattro. Prima le donne, poi gli uomini, poi... tutti insieme. -
Il ricordo è una mappa di sensazioni che fatico a raccontare.
- Gaia, pensa alla bocca di una bella bionda sul tuo seno -
- Dai Maya , non fare la cretina! -
Rido e poi riprendo, ma mi sto eccitando.
- È stato così, giuro Chiara. E poi le mani del bruno sui miei i fianchi, la rossa che mi bacia le cosce mentre il marito della bionda mi entra da dietro. I gemiti, gli schiaffi della pelle, il sudore che colava, il sapore dello champagne mescolato a quello della pelle, e poi... -
- ... E poi? -
- Giulio... Giulio... E poi... l'orgasmo che mi esplode dentro come un fuoco d'artificio, e ancora... e ancora... perché non finiva mai, perché ogni volta che credevo di aver toccato il limite qualcuno mi trascinava oltre. -
Il bar mormora attorno a noi. Il ragazzo col piercing ha rovesciato il caffè. Potesse lo tirerebbe fuori smanettando, Gaia si rimette gli occhiali per la terza volta e, pratica fino al midollo come è chiede quale sia lo scoop
- Lo scoop l'ho avuto. Foto, nomi, dettagli. Tutto. Non immagini, Sabry... ragazze, non avete idea di che coppie ci siano realmente. Ma Ugo... Ugo ha traccheggiato. -
Mi interrompo, il nome del direttore mi lascia un sapore acido in bocca. Che Sabrina, diretta peggio di un treno, stempera
- Perché tu non gliela dai!-
- Sabry! - esclama Chiara, ormai viola.
- Che c'è? È la verità. Ugo è un direttore porco, Chiarina. Amò, te la fa pagare perché non ci stai. -
- Ha detto che lo scoop era "delicato", che andava "verificato", che non era sicuro delle fonti. Stronzate. Voleva solo che andassi nel suo ufficio a "discuterne". -
- E ci sei andata? -
- Sì, Gaia, ma non per discuterne. -
Mi alzo, prendo la borsa, e il movimento fa aderire la camicia al mio seno, evidenziando i capezzolini. Sabrina mi guarda con ammirazione, Chiara con soggezione, Gaia con la fronte aggrottata. Ed il ragazzo sogghigna.
- Ho chiuso la porta a chiave -continuo con voce di velluto- ho messo la musica sul cellulare, una cosa lenta, jazz. E ho cominciato a spogliarmi. -
Il bar sembra trattenere il respiro.
- Lentamente. Prima la camicia, un bottone alla volta. Poi la gonna, che è scivolata a terra con un fruscio. Poi...
Poi il reggiseno, le coppe che si staccavano dai seni, e i capezzoli che si inturgidivano per l'aria o per il suo sguardo, non so. E lui che guardava, a bocca aperta... e la mano che si muoveva sui pantaloni. -
Chiara si nasconde dietro la tazza. Sabrina si è sporta così tanto che rischia di cadere dallo sgabello. Ma è la voce di Roberto che è rediviva.
- E poi? -
- E poi... Rob. Mi sono seduta sulla sua scrivania, in mutandine, e gli ho detto: "Ugo, lo scoop lo pubblichi domani. E domani io ti porto le altre foto." -
- E lui? -
- Ha firmato, Gaia. -
Sabrina scoppia a ridere, e la risata è contagiosa. Tanto che mi unisco anche io, e pure Chiara ride, piano. Gaia scuote la testa, ma un sorriso le cambia espressione.
Giulio mi porta un cornetto al pistacchio, gratis, e mi fa l'occhiolino. Il ragazzo col piercing si alza, si avvicina, e chiede se può offrirmi un caffè. Sabrina lo guarda, lo squadra dalla testa ai piedi.
- La signora sta lavorando. -
Il ragazzo arrossisce e torna al suo posto. Ed io addento il cornetto, col pistacchio che mi esplode sulla lingua, dolce e leggermente salato. Fuori, il sole picchia sul marciapiede, un motorino passa con la marmitta buca e rumore di ferraglia. Gaia si alza, dice che deve andare a prendere il figlio a calcio. Chiara raccoglie lo zaino e borbotta qualcosa su un esame. Sabrina resta, mi guarda, e dice:
- La prossima volta portami con te. -
- La prossima volta, amo' . -
Il bar "Sòla" mi accompagna alla porta con il suo odore di cornetti e bagnoschiuma, esco nella luce di Roma con il sapore del pistacchio sulle labbra e la certezza che, in fondo, la vita è una storia che vale la pena di raccontare.
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