Quasi Sbronzo... La Festa
di
H_B
genere
gay
Mi restituì il libretto tra complimenti e sorrisi.
Tornai a casa soddisfatto senza grandi aspettative: per la mia famiglia gli anni dell’università erano il mio ‘lavoro’: l'ennesimo trenta e lode sarebbe stato archiviato come prassi.
Quanto ad Adamo…
‘Spero che l'affermazione dell’altra sera fosse solo uno scherzo’
Mi gelai: entrando nel salotto, lo trovai placidamente seduto sul divano intento a discorrere con altri due uomini.
«Oh, ecco l’eroe della giornata! Vieni!», disse mio cognato, indicando il centro del divano. «Ti presento Mauro e Roberto. Gli stavo giusto raccontando di quale giornata impegnativa hai avuto…»
Accennai un saluto mentre il trio prendeva le coppe colme di un liquido rossastro.
«Questo invece è per te! Tranquillo, è anal...» pausa d’effetto: «...Colico».
Mi porse il bicchiere dal contenuto giallognolo, guarnito con una specie di crema.
«Cos'è?», chiesi titubante.
«È il nostro cocktail di benvenuto per dare inizio ai festeggiamenti del tuo trenta e lode. Ricordi, vero, che te li avevo promessi?»
«Sì… cioè… Ma tu come sai che…» Ero decisamente confuso.
«Non preoccuparti, adesso da bravo goditelo! Sono: due parti di succo d’ananas, due di succo di lime e tre di sborra…»
«Non penso… Sia il caso…»
«Io credo di sì invece. Ci offenderesti mortalmente rifiutando, anche perché ci è voluto del tempo a prepararlo…»
Quelle parole agitarono Roberto che si premette le parti intime. Mauro lo imitò, squadrandomi.
«Dai forza! In alto i calici e poi giù tutto d’un fiato!» mio malgrado bevvi: il sapore non era neanche male.
Vuotato il calice, mio cognato si alzò per posizionarsi dietro di me, premurandosi di farmi sentire la sua erezione, già piuttosto consistente. Mi infilò una mano nello scollo della camicia, accarezzandomi. Slacciò i bottoni uno a uno, lasciandomi a torso nudo.
«Dimenticavo! I miei amici sono qui anche perché in astinenza da fica… Ma non della fica a cui stai pensando…». Iniziai a sudare freddo a quella dichiarazione: un conto era trombare, com’era stato finora, solo con Adamo, ma tre uomini insieme… Iniziò tuttavia a farsi strada una strana eccitazione a partire dalle mie parti intime.
La zip di Roberto si aprì per far uscire, a fatica, l’uccello in tiro. Deglutii mentre la mano di Adamo s’infilava nel mio pube, accarezzandone i peli morbidi prima di lasciarmi completamente nudo. A quella vista, anche Mauro seguì l’esempio dell’amico: il suo membro circonciso non scherzava in fatto di dimensioni.
«Ricambia il favore!», ordinò Adamo voltandomi verso di sé.
La sua pressione sulla nuca mi costrinse a inginocchiarmi al suo cospetto. Gli afferrai l’elastico e gli abbassai i pantaloncini: il cazzo che mi trovai davanti già grondava liquido presiminale. Raccolsi il filamento sulle labbra, mi sollevai in cerca delle sue per suggellare le rispettive bocche con un bacio. La sua lingua mìinvase il palato, aggrovigliandosi alla mia. Le mani gli aprirono velocemente la camicia, sfilandola, e mi strinsi a lui.
«Non sembra affatto timido il ragazzo!» commentò Roberto.
«E questo è niente!»
«Spoglia anche me e poi lasciati assaggiare!», disse Mauro, scostandolo. Anche il terzo pretese lo stesso trattamento.
Ci ritrovammo tutti nudi a limonare: io in centro e due ai lati che mi leccavano il collo mentre baciavo mio cognato.
Le lingue dei due amici si unirono tuttavia alla danza; la più intraprendente, quella di Mauro scese sul culo seguita da quella di Roberto che s’infilò la mia erezione in bocca.
Non mi fu facile gestirli tutti: sentivo il membro bagnarsi, mentre il retro si allargava poco a poco sotto i colpi di lingua e sputi mirati. Ai piani alti, Adamo si dilettava a spalmarmi viso e petto con la saliva che mi versava addosso.
«Davvero notevole!» si congratulò andando a sedersi.
«E questa di troia non dobbiamo nemmeno pagarla!» Mauro, esaltato, si accomodò accanto battendogli un cinque.
«Adesso però è il momento di far godere un po’ noi…» sghignazzò Roberto.
Tutti divaricarono leggermente le gambe. Carponi li raggiunsi accosciandomi tra loro. Presi in mano i cazzi di Roberto e Adamo agitandoli delicatamente e chinai la testa su quello circonciso.
Accolsi la fava enorme leccandole la punta e poi il resto. Sentivo il bastone diventare sempre più grosso, teso e duro come del resto gli altri.
Si alzarono stringendosi nuovamente intorno a me per spingere o farsi prendere, uno o due alla volta, le rispettive travi in bocca. Il mio culo pulsava in modo irrefrenabile mentre strane voglie e fantasie si affacciarono alla mia mente.
Provai ad assecondarle ed esposi il torace: i miei capezzoli erano gonfi e, mentre ingoiavo uno dei tre uccelli, gli altri li strusciavo sul mio viso o sui miei seni, dove s’imprimeva l’impronta umida della saliva e degli umori.
Sentire quel contatto in bocca e un po’ dovunque accentuava i miei desideri. Mi alzai e loro si serrarono intorno a me seguitando, con le dita, ad esplorare tutti i miei buchi. Ero fradicio.
«Già solo le nostre mani lo stanno facendo godere come una porca…»
Risposi mugolando; la frase che provai ad articolare si perse nel prosieguo del pompino.
Mauro si staccò dal gruppo adagiandosi nuovamente sul divano. Con l’indice mi fece segno di avvicinarmi.
«Sali sopra di me» eseguendo, afferrai l’erezione sostenuta anche dalla sua mano. Adamo e Roberto, allargandomi una chiappa ciascuno, spianarono al suo arnese la strada per impalarmi: sembrava non finire mai, da quant’era lungo.
«Duro così non l’ho mai avuto… Mi stai facendo impazzire e ancora non ho iniziato a scoparti…», lo sentii sussurrare, mentre i suoi coglioni si appoggiavano finalmente al mio sederino.
La nerchia così grossa e dura mi faceva impazzire, diviso tra dolore e piacere. Ebbe almeno la bontà di pazientare affinché mi abituassi a lui. Adamo intanto ne approfittò e, da dietro il divano, m’invitò ad ingoiare ancora.
«Quanto sei impaziente!», lo sfotté l’amico.
Iniziai a cavalcarlo puntellandomi al petto villoso: avanti e indietro effettuando poi piccoli movimenti dal basso verso l’alto, cercando di mantenere il ritmo delle spinte in bocca.
Mauro prese il controllo della situazione mentre il mio culetto iniziava a fiammeggiare; appoggiato al suo torace, lo sentivo spingere il cazzo fino in fondo con colpi decisi scanditi dallo sbattere delle sue palle sul mio fondoschiena. Mi stava spanando senza ritegno ed io, ormai preda ad una foga mai provata, godevo.
«Che troia!», commentò Adamo alternandosi con Roberto nel farsi succhiare.
Il concetto fu ribadito anche da lui: «Troia, succhia questi cazzi, che poi il culo te lo sfondiamo anche noi…»
Il citofono.
«Questa deve essere la tua sorpresa!»
«Scusami se ci ho messo tanto», diceva una voce vagamente nota dall'ingresso, «ma quella cazzo di sessione non finiva mai.»
«Eh, noi abbiamo iniziato a scaldare l’ambiente…» sentii Adamo rispondergli.
«Nessun problema…», quando entrò nella stanza, sulle sue labbra si disegnò un sorriso divertito. «Ehi… Direi che abbiamo fatto decisamente bene a premiarlo con quel votone, mi pare se lo stia meritando anche qui!» il nuovo invitato ignorò completamente il mio sguardo, al contempo stupito e turbato.
«Ti presento Salvo, che tu conosci e che tra poco apprezzerai anche fisicamente! Appoggia pure gli abiti su una delle sedie e poi unisciti a noi!»
Mentre si spogliava, Salvo si gustava la scena di me inculato da Mauro con le altre due aste in mano. Si avvicinò al gruppo massaggiando un'erezione già pronunciata.
«Vediamo di riempire tutti i buchi a questo punto.» E, senza troppi convenevoli, me lo ficcò in gola per farsi spompinare.
«Sto… Sto venendo» mugolò Mauro sfilandosi alla velocità della luce.
Si allontanò mentre il gioco continuava ad alternare posizioni e cazzi che mi penetravano.
Adamo si sedette su una sedia: lo raggiunsi; la mia schiena contro il suo addome. Le sue mani scivolarono sotto le mie ascelle molestando il mio petto e torturando prima i miei capezzoli poi l’erezione.
Gli altri risalirono sulla giostra per un giro nella mia bocca o sui miei palmi che masturbavano instancabili.
Stava diventando sempre più naturale per me assecondare i loro desideri, mentre sentivo quel grosso arnese aprirmi il retto e riempirmi la pancia, rompendomi definitivamente il culo ad ogni stoccata del secondo cazzo della giornata.
Un'eccitazione morbosa e la voglia di accontentarli mi galvanizzava.
Anche Adamo dichiarò di essere prossimo al fine corsa e si ritirò.
«Rimaniamo solo noi due…» Salvo e Roberto si scambiarono uno sguardo complice. Il primo si sdraiò sul tappeto persiano invitandomi a montarlo per scivolarmi dentro con facilità.
«Posso entrare anch’io? » chiese ironico Roberto.
«In… Insieme!? »
«Sì, insieme! » rispose il maschione ravanandomi la tana prima con il dito che presto venne sostituito dalla sua verga.
Il nuovo inquilino che scorreva su quello di Roberto, vinse abbastanza facilmente la resistenza del muscolo sfinterico tendendolo allo spasmo.
Urlai dal dolore riversandomi sul petto del primo. Una lacrima mi colò lungo la guancia perdendosi nel suo sudore, la vista appannata ma i due cazzi erano ormai in culo.
Il respiro affannato si normalizzò. Lentamente iniziai a dondolarmi avanti e indietro.
«Sta godendo…» commentò Salvo soddisfatto.
Fu piuttosto semplice per loro trovare il ritmo, dato l’affiatamento dovuto, credo, al fatto di aver già gustato l’esperienza. I due uccelli si toccavano e pompavano allo stesso tempo in perfetta sincronia.
I colpi inesorabili delle due nerchie, la sega che si mi stavano tirando là sotto, mi fecero esplodere a fontana sbrodolando sul torace di Salvo.
Roberto uscì sdraiandosi accanto.
«Ora riposati! » le sue carezze scendevano dalla nuca al sederino dilaniato. Avrei voluto restare così a lungo ma venni circondato nuovamente. Vacillando mi misi in ginocchio.
L’eiaculazioni trattenute trasformarono il mio viso in una maschera di sborra insieme al petto.
Leccai quella sulle labbra, raccolsi quella sugli occhi ingoiandola mentre loro spalmavano il resto con le canne umide sul torace.
«Pulisci e trattieni tutto!» mi venne ordinato.
Adamo si allontanò portando il mio bicchiere. Conteneva il liquido rosso con cui avevano brindato.
«Bevilo tutto!» era dolciastro con una decisa nota alcolica. Scese bene insieme al seme che avevo lavato dalla cappelle.
«Ora… Sono quasi sbronzo…» singhiozzai inascoltato valutando i danni...
Tornai a casa soddisfatto senza grandi aspettative: per la mia famiglia gli anni dell’università erano il mio ‘lavoro’: l'ennesimo trenta e lode sarebbe stato archiviato come prassi.
Quanto ad Adamo…
‘Spero che l'affermazione dell’altra sera fosse solo uno scherzo’
Mi gelai: entrando nel salotto, lo trovai placidamente seduto sul divano intento a discorrere con altri due uomini.
«Oh, ecco l’eroe della giornata! Vieni!», disse mio cognato, indicando il centro del divano. «Ti presento Mauro e Roberto. Gli stavo giusto raccontando di quale giornata impegnativa hai avuto…»
Accennai un saluto mentre il trio prendeva le coppe colme di un liquido rossastro.
«Questo invece è per te! Tranquillo, è anal...» pausa d’effetto: «...Colico».
Mi porse il bicchiere dal contenuto giallognolo, guarnito con una specie di crema.
«Cos'è?», chiesi titubante.
«È il nostro cocktail di benvenuto per dare inizio ai festeggiamenti del tuo trenta e lode. Ricordi, vero, che te li avevo promessi?»
«Sì… cioè… Ma tu come sai che…» Ero decisamente confuso.
«Non preoccuparti, adesso da bravo goditelo! Sono: due parti di succo d’ananas, due di succo di lime e tre di sborra…»
«Non penso… Sia il caso…»
«Io credo di sì invece. Ci offenderesti mortalmente rifiutando, anche perché ci è voluto del tempo a prepararlo…»
Quelle parole agitarono Roberto che si premette le parti intime. Mauro lo imitò, squadrandomi.
«Dai forza! In alto i calici e poi giù tutto d’un fiato!» mio malgrado bevvi: il sapore non era neanche male.
Vuotato il calice, mio cognato si alzò per posizionarsi dietro di me, premurandosi di farmi sentire la sua erezione, già piuttosto consistente. Mi infilò una mano nello scollo della camicia, accarezzandomi. Slacciò i bottoni uno a uno, lasciandomi a torso nudo.
«Dimenticavo! I miei amici sono qui anche perché in astinenza da fica… Ma non della fica a cui stai pensando…». Iniziai a sudare freddo a quella dichiarazione: un conto era trombare, com’era stato finora, solo con Adamo, ma tre uomini insieme… Iniziò tuttavia a farsi strada una strana eccitazione a partire dalle mie parti intime.
La zip di Roberto si aprì per far uscire, a fatica, l’uccello in tiro. Deglutii mentre la mano di Adamo s’infilava nel mio pube, accarezzandone i peli morbidi prima di lasciarmi completamente nudo. A quella vista, anche Mauro seguì l’esempio dell’amico: il suo membro circonciso non scherzava in fatto di dimensioni.
«Ricambia il favore!», ordinò Adamo voltandomi verso di sé.
La sua pressione sulla nuca mi costrinse a inginocchiarmi al suo cospetto. Gli afferrai l’elastico e gli abbassai i pantaloncini: il cazzo che mi trovai davanti già grondava liquido presiminale. Raccolsi il filamento sulle labbra, mi sollevai in cerca delle sue per suggellare le rispettive bocche con un bacio. La sua lingua mìinvase il palato, aggrovigliandosi alla mia. Le mani gli aprirono velocemente la camicia, sfilandola, e mi strinsi a lui.
«Non sembra affatto timido il ragazzo!» commentò Roberto.
«E questo è niente!»
«Spoglia anche me e poi lasciati assaggiare!», disse Mauro, scostandolo. Anche il terzo pretese lo stesso trattamento.
Ci ritrovammo tutti nudi a limonare: io in centro e due ai lati che mi leccavano il collo mentre baciavo mio cognato.
Le lingue dei due amici si unirono tuttavia alla danza; la più intraprendente, quella di Mauro scese sul culo seguita da quella di Roberto che s’infilò la mia erezione in bocca.
Non mi fu facile gestirli tutti: sentivo il membro bagnarsi, mentre il retro si allargava poco a poco sotto i colpi di lingua e sputi mirati. Ai piani alti, Adamo si dilettava a spalmarmi viso e petto con la saliva che mi versava addosso.
«Davvero notevole!» si congratulò andando a sedersi.
«E questa di troia non dobbiamo nemmeno pagarla!» Mauro, esaltato, si accomodò accanto battendogli un cinque.
«Adesso però è il momento di far godere un po’ noi…» sghignazzò Roberto.
Tutti divaricarono leggermente le gambe. Carponi li raggiunsi accosciandomi tra loro. Presi in mano i cazzi di Roberto e Adamo agitandoli delicatamente e chinai la testa su quello circonciso.
Accolsi la fava enorme leccandole la punta e poi il resto. Sentivo il bastone diventare sempre più grosso, teso e duro come del resto gli altri.
Si alzarono stringendosi nuovamente intorno a me per spingere o farsi prendere, uno o due alla volta, le rispettive travi in bocca. Il mio culo pulsava in modo irrefrenabile mentre strane voglie e fantasie si affacciarono alla mia mente.
Provai ad assecondarle ed esposi il torace: i miei capezzoli erano gonfi e, mentre ingoiavo uno dei tre uccelli, gli altri li strusciavo sul mio viso o sui miei seni, dove s’imprimeva l’impronta umida della saliva e degli umori.
Sentire quel contatto in bocca e un po’ dovunque accentuava i miei desideri. Mi alzai e loro si serrarono intorno a me seguitando, con le dita, ad esplorare tutti i miei buchi. Ero fradicio.
«Già solo le nostre mani lo stanno facendo godere come una porca…»
Risposi mugolando; la frase che provai ad articolare si perse nel prosieguo del pompino.
Mauro si staccò dal gruppo adagiandosi nuovamente sul divano. Con l’indice mi fece segno di avvicinarmi.
«Sali sopra di me» eseguendo, afferrai l’erezione sostenuta anche dalla sua mano. Adamo e Roberto, allargandomi una chiappa ciascuno, spianarono al suo arnese la strada per impalarmi: sembrava non finire mai, da quant’era lungo.
«Duro così non l’ho mai avuto… Mi stai facendo impazzire e ancora non ho iniziato a scoparti…», lo sentii sussurrare, mentre i suoi coglioni si appoggiavano finalmente al mio sederino.
La nerchia così grossa e dura mi faceva impazzire, diviso tra dolore e piacere. Ebbe almeno la bontà di pazientare affinché mi abituassi a lui. Adamo intanto ne approfittò e, da dietro il divano, m’invitò ad ingoiare ancora.
«Quanto sei impaziente!», lo sfotté l’amico.
Iniziai a cavalcarlo puntellandomi al petto villoso: avanti e indietro effettuando poi piccoli movimenti dal basso verso l’alto, cercando di mantenere il ritmo delle spinte in bocca.
Mauro prese il controllo della situazione mentre il mio culetto iniziava a fiammeggiare; appoggiato al suo torace, lo sentivo spingere il cazzo fino in fondo con colpi decisi scanditi dallo sbattere delle sue palle sul mio fondoschiena. Mi stava spanando senza ritegno ed io, ormai preda ad una foga mai provata, godevo.
«Che troia!», commentò Adamo alternandosi con Roberto nel farsi succhiare.
Il concetto fu ribadito anche da lui: «Troia, succhia questi cazzi, che poi il culo te lo sfondiamo anche noi…»
Il citofono.
«Questa deve essere la tua sorpresa!»
«Scusami se ci ho messo tanto», diceva una voce vagamente nota dall'ingresso, «ma quella cazzo di sessione non finiva mai.»
«Eh, noi abbiamo iniziato a scaldare l’ambiente…» sentii Adamo rispondergli.
«Nessun problema…», quando entrò nella stanza, sulle sue labbra si disegnò un sorriso divertito. «Ehi… Direi che abbiamo fatto decisamente bene a premiarlo con quel votone, mi pare se lo stia meritando anche qui!» il nuovo invitato ignorò completamente il mio sguardo, al contempo stupito e turbato.
«Ti presento Salvo, che tu conosci e che tra poco apprezzerai anche fisicamente! Appoggia pure gli abiti su una delle sedie e poi unisciti a noi!»
Mentre si spogliava, Salvo si gustava la scena di me inculato da Mauro con le altre due aste in mano. Si avvicinò al gruppo massaggiando un'erezione già pronunciata.
«Vediamo di riempire tutti i buchi a questo punto.» E, senza troppi convenevoli, me lo ficcò in gola per farsi spompinare.
«Sto… Sto venendo» mugolò Mauro sfilandosi alla velocità della luce.
Si allontanò mentre il gioco continuava ad alternare posizioni e cazzi che mi penetravano.
Adamo si sedette su una sedia: lo raggiunsi; la mia schiena contro il suo addome. Le sue mani scivolarono sotto le mie ascelle molestando il mio petto e torturando prima i miei capezzoli poi l’erezione.
Gli altri risalirono sulla giostra per un giro nella mia bocca o sui miei palmi che masturbavano instancabili.
Stava diventando sempre più naturale per me assecondare i loro desideri, mentre sentivo quel grosso arnese aprirmi il retto e riempirmi la pancia, rompendomi definitivamente il culo ad ogni stoccata del secondo cazzo della giornata.
Un'eccitazione morbosa e la voglia di accontentarli mi galvanizzava.
Anche Adamo dichiarò di essere prossimo al fine corsa e si ritirò.
«Rimaniamo solo noi due…» Salvo e Roberto si scambiarono uno sguardo complice. Il primo si sdraiò sul tappeto persiano invitandomi a montarlo per scivolarmi dentro con facilità.
«Posso entrare anch’io? » chiese ironico Roberto.
«In… Insieme!? »
«Sì, insieme! » rispose il maschione ravanandomi la tana prima con il dito che presto venne sostituito dalla sua verga.
Il nuovo inquilino che scorreva su quello di Roberto, vinse abbastanza facilmente la resistenza del muscolo sfinterico tendendolo allo spasmo.
Urlai dal dolore riversandomi sul petto del primo. Una lacrima mi colò lungo la guancia perdendosi nel suo sudore, la vista appannata ma i due cazzi erano ormai in culo.
Il respiro affannato si normalizzò. Lentamente iniziai a dondolarmi avanti e indietro.
«Sta godendo…» commentò Salvo soddisfatto.
Fu piuttosto semplice per loro trovare il ritmo, dato l’affiatamento dovuto, credo, al fatto di aver già gustato l’esperienza. I due uccelli si toccavano e pompavano allo stesso tempo in perfetta sincronia.
I colpi inesorabili delle due nerchie, la sega che si mi stavano tirando là sotto, mi fecero esplodere a fontana sbrodolando sul torace di Salvo.
Roberto uscì sdraiandosi accanto.
«Ora riposati! » le sue carezze scendevano dalla nuca al sederino dilaniato. Avrei voluto restare così a lungo ma venni circondato nuovamente. Vacillando mi misi in ginocchio.
L’eiaculazioni trattenute trasformarono il mio viso in una maschera di sborra insieme al petto.
Leccai quella sulle labbra, raccolsi quella sugli occhi ingoiandola mentre loro spalmavano il resto con le canne umide sul torace.
«Pulisci e trattieni tutto!» mi venne ordinato.
Adamo si allontanò portando il mio bicchiere. Conteneva il liquido rosso con cui avevano brindato.
«Bevilo tutto!» era dolciastro con una decisa nota alcolica. Scese bene insieme al seme che avevo lavato dalla cappelle.
«Ora… Sono quasi sbronzo…» singhiozzai inascoltato valutando i danni...
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