Virtuale vs. Reale

di
genere
gay

Suonai il citofono e mi fu aperto quasi subito. Superai il luminoso atrio d’ingresso per prendere l'ascensore e salire al piano convenuto. Individuai immediatamente la porta, che era stata lasciata socchiusa come richiesto.
Seguii la scia di petali di fiori che pretesi venissero sparsi a terra — sono un incorreggibile romantico — e lo trovai lì, a quattro zampe sul divano, con il cazzo avvolto dagli slip bianchi e il bel culo tondo sospeso per aria. Pronto per me.
Rimasi qualche istante sulla soglia ad ammirare il panorama, massaggiandomi il pacco che iniziava a consolidarsi.
«Beh, t'avrei preferito in jockstrap piuttosto che in slip, ma l'inizio mi sembra promettente».
«Grazie, papino».
«Vediamo se il resto sarà all'altezza e se la mia troia virtuale diventerà una troia reale a tutti gli effetti».
«Farò del mio meglio, papino».
Mi avvicinai eccitato come un bambino. Iniziai a massaggiarlo. Al tatto percepivo due glutei sodi e muscolosi, il cui pelo sfregava contro il tessuto di cotone. Provai a forzargli il buco con il pollice.
«Questa stoffa ci è decisamente d'ostacolo», dissi, mentre con forza la strappavo all'altezza del solco del culo. «Così la strada mi sembra un po' più libera».
«Certamente, papino».
Mi succhiai un pollice e lo avvicinai al suo anellino, che nel frattempo avevo esposto allargando il varco appena aperto. Vi roteai intorno, ci sputai sopra e ripresi a massaggiarlo.
Mi sedetti sul tavolo del salotto. «Vediamo di cambiare dito», dissi accomodandomi e allungando un piede, in modo tale da solleticargli l'ano con l'alluce.
Lo sentii mugolare.
«Aspetta a voltarti», dissi, «ti darò io il permesso, così come quello di parlare… e di godere!».
Lui sospirò, compiacendosi di ogni singolo fremito regalatogli dal trattamento.
«Bravo. Resta così», mormorai, gustandomi il modo in cui il suo respiro si faceva più corto a ogni mio minimo movimento attorno o dentro alla sua fighetta pelosa.
Afferrai il tubetto di lubrificante che avevamo concordato di tenere a portata di mano. Il click del tappo che si apriva lo allertò: i muscoli delle cosce si irrigidirono, in un misto di anticipazione e attesa.
«Non è ancora il momento, tranquillo. Abbiamo fretta?».
Scosse la testa.
Mi spostai davanti a lui e mi spogliai lentamente. Quando mi sfilai i boxer esibendo la mia erezione proprio a un passo dal suo viso, vidi i suoi occhi brillare.
«Questo è il premio se ti comporti bene», gli promisi mentre mi scappellavo.
Lo afferrai per la nuca e lo premetti sul mio pube. Lo sentii aspirare profondamente e, quando lo rilasciai, si stava ancora leccando le labbra dall’eccitazione. Versai una generosa dose di gel sui polpastrelli, poi tornai dietro di lui. Il contrasto tra la freschezza del lubrificante e il calore della sua pelle lo fece sussultare.
«Hai un'idea di quanto tempo ho passato ad immaginare questo momento?», chiesi a bassa voce, riprendendo il massaggio circolare e spingendo appena la punta del dito dentro per abituarlo al contatto. «Ma la realtà è decisamente meglio».
Assentì, provando a soffocare un gemito.
«Ora», aggiunsi, facendolo scivolare un po' più a fondo, «vediamo se sai essere collaborativo come lo eri in chat o in chiamata… Da ora puoi rispondere».
«Cercherò di essere all'altezza…»
Sculacciata.
«…Papino…»
«Ecco, vedi di non scordare più le formule di rito», gli pizzicai con forza una chiappa, affondando ulteriormente il dito con maggiore pressione. «Quindi, vediamo se riesci a stare fermo come ti ho chiesto finendola di rompere i coglioni, o se devo ricordarti chi prende le decisioni in questo gioco…»
Impugnai la cintura di tela e nylon levata dai pantaloni. Feci scorrere la lingua sull’intreccio prima di posarla sul suo corpo. La feci passare sotto il suo bacino, facendola aderire tra il perineo, l'erezione e la spaccatura degli slip.
«Scappellati e prendi un lembo della cintura».
«Sì…»
Sculacciata.
«Sì, papino».
«Così va meglio. Ora asseconda i miei movimenti e che il gioco abbia inizio…»
Tirai verso di me quel tratto dell’accessorio che passava sotto le sue parti intime, mentre lui ne allungava l'altro capo in avanti. Il movimento a scorrimento, dapprima lento, si fece via via più serrato, alternato a pause per valutare il rossore e la dilatazione anale. Al primo sopperivo con sputi di saliva e lubrificante, alla seconda penetrandolo con almeno tre dita.
«Aaaahhh… È bellissimo, papino, non smettere…»
Sculacciate.
«Ti piace, eh, troia!? Te lo immaginavi così?»
«No, papino», sbuffava eccitato, «così è anche meglio…»
«Vuoi che continui?»
«Sì, papino, per favore non smettere».
«E invece ti faccio sentire un'altra cosa che è ancora meglio!».
Glielo appoggiai direttamente contro. Il contatto tra il mio cazzo teso e la sua carne già preparata gli strappò un respiro affannato.
«Uhh…»
Recuperai la cintura e gliela avvolsi attorno al collo come un guinzaglio, tenendo i lembi saldi con una mano per guidare il suo corpo e impedirgli movimenti bruschi. «Guarda avanti goditi il regalo!», gli ordinai a fior di labbra, e spinsi.
Metodicamente lo inculai pochi centimetri alla volta attraverso il varco degli slip, assaporando la resistenza del suo anello che si apriva per accogliermi. Lui inarcò la schiena, affondando le mani nel divano e reclinando la testa sotto la presa della briglia in un gemito soffocato. La stretta attorno alla mia asta era quasi dolorosa.
«Rilassati e lasciami uscire adesso, troia…», mormorai. Sfilandomi quasi completamente, riaffondai con forza facendomi strada nel profondo dei suoi intestini. Il suo corpo tremò visibilmente sotto il mio peso, con i miei testicoli premuti contro le sue natiche.
Mi fermai un istante lì, piantato dentro di lui. Sentivo il suo battito cardiaco accelerato.
«Te l'avevo detto che la versione reale sarebbe stata un'altra cosa», alitai sul suo collo, prima di iniziare a dettare l'inesorabile ritmo della scopata. Lo slinguai mentre mi muovevo avanti e indietro. Lo feci lentamente per farci assaporare ogni sensazione in particolare quella che trasformava il suo dolore nel piacere di entrambi.
La sua risposta fu un sospiro fremente, ma mantenne la posizione, docile e obbediente. Il controllo era mio, ma la resa era tutta sua.
Lo palpeggiai da sotto. L’uccello aveva del tutto bagnato il cotone sul davanti degli slip. mollai la cintura e glieli strappai per afferrarlo saldamente per i fianchi e ricominciare a fotterlo.
«Masturbati! Adesso è il momento», gli ordinai dopo averlo scappellato.
Eseguì sospirando.
«Grazie, papino», disse, e iniziò a vellicare la pelle vellutata della sua canna.
Lo pompai fino a non riuscire più a trattenermi. Mi sfilai velocemente: un ringhio animalesco accompagnò il potente orgasmo che gli riversai in faccia. Ne accolse ogni goccia, attese con calma che finissi e iniziò a ripulirsi il viso prima con la lingua e poi con le mani ingoiando tutto.
«Adesso è il tuo turno. La voglio qui», dissi sdraiandomi sulla seduta a gambe spalancate e indicando la zona tra il cazzo e il buco del culo.
Eseguì prontamente, accasciandosi a terra ansante. Gli ci volle qualche istante per riprendersi, poi si accucciò tra le mie gambe, finalmente libero di guardarmi, con i capelli scompigliati e la bocca ancora sporca del mio seme.
«Devo ammettere…», esordii con un mezzo sorriso grattandomi il mento, «…che la conversione da digitale ad analogico è riuscita piuttosto bene».
Sorrise a sua volta soddisfatto.
Un cenno d’assenso era ciò che aspettava per spalancare le labbra ed ingoiare il mio uccello ancora parzialmente in tiro, finendo di ripulirlo.
Lo accarezzai sulla nuca: «Direi che per oggi ti sei guadagnato un'ottima recensione per il tuo curriculum da troia sottomessa. Stasera la scriverò sulla tua pagina del sito».
«Grazie, papino», mormorò, e continuò felice a leccarmi la cappella.
di
scritto il
2026-08-06
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