Dentro
di
H_B
genere
gay
«Sei pronto Marcello?»
«Prontissimo Roby!»
Mio cognato Roberto è passato a prendermi puntuale come un orologio svizzero: dobbiamo recarci a casa dei suoi genitori per imballare un po' di oggetti in vista degli imminenti lavori di ristrutturazione. Sarà un lavoro lungo: mia suocera è un'accumulatrice seriale e di certo salterà fuori qualche memorabilia di mia moglie o dei fratelli che ci strapperà qualche sorriso e alleggerirà la fatica.
Armati delle migliori intenzioni, iniziamo a riempire i primi scatoloni quando, dal ripiano del mobile TV, Roby estraendo una pila di DVD picchia contro un’anta. Una rassegna dei migliori (o peggiori) film degli anni ’80-’90 si è appena sparpagliata ai nostri piedi, insieme ad altre custodie che ci parlano di vacanze, battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e chi più ne ha più ne metta.
«E questa cos'è?» Roberto ne raccoglie una che si rigira tra le mani. È un'anonima custodia nera, accuratamente mimetizzata tra le altre.
«Aprila! Ecco vedi, il titolo è scritto con il pennarello indelebile…» «Dentro…» Ci guardiamo complici e sornioni, ben immaginando ciò che ciascuno sta pensando. «È decisamente il momento di fare una pausa!», esclama mio cognato mentre armeggia con il lettore ancora collegato al televisore.
Bastano pochi secondi per farci cambiare colore ed espressione: sullo schermo non partono le classiche scene di giovani tettone che spalancano gambe e figa offrendosi all'idraulico di turno... Compaiono invece due giovanotti intenti ad esplorarsi a vicenda in modo assolutamente esplicito e sensuale.
Ci pietrifichiamo per un istante. Poi Roberto si gira a guardarmi, con un sorrisetto malizioso che gli increspa le labbra. «Fermiamo o andiamo avanti?» chiede tossicchiando.
«Io... Io… Direi di guardarne ancora un po’ e poi di rimetterci al lavoro…» rispondo imbarazzato.
I minuti passano mentre, ipnotizzati dalle prestazioni dei due manzi, iniziamo a commentare le immagini, dapprima ironizzando ma poi…
«Ma ci immagini in una situazione del genere?» mi chiede mio cognato.
«Io… Difficile dirlo...» Credo di essere avvampato.
«Ma tu lo faresti con un altro uomo?»
«Io… Io…»
«Ma non sai ripetere altro? Sì o no!? Rispondi…»
Resto lì, muto come un pesce: l'aria e la situazione si stanno facendo elettriche e pericolose. Roberto, a quanto pare più disinibito di me, prende letteralmente in mano la situazione iniziando ad accarezzarsi il pacco.
«Uomini o donne che siano, la situazione mi sembra eccitante e promette bene!» dice. Poi, indicando lo schermo dove i due protagonisti si stanno fronteggiando masturbandosi due verghe decisamente interessanti, abbassa leggermente gli shorts da cui deborda il suo cespuglio peloso: «Che ne pensi?»
Non penso niente, ma inconsciamente la mia mano inizia a farsi strada tra le mie gambe per massaggiarmi mentre sullo schermo i due ragazzi si avvicinano.
«Ti andrebbe di toccarmelo?» Non sono gli attori a parlare, ma Roberto.
«Sì...» sussurro, muovendomi verso di lui per raggiungere il punto in cui la mia mano avverte già il suo calore e la sua consistenza.
Mi accarezza delicatamente l'incavo del collo: «Finisci di abbassarmi i pantaloni e poi spogliati anche tu… O vuoi che lo faccia io?» mi sussurra, solleticandomi la nuca.
«Io... Io… Vorrei che lo facessi tu», rispondo mentre completo la richiesta.
«Alzati...»
Sono ipnotizzato dai suoi movimenti mentre mi sfila la polo, lisciandomi il pelo sul petto e sfiorandomi i capezzoli, per poi scendere ad allargare l'elastico dei pantaloni di cui accompagna la discesa lungo le mie gambe.
Rimaniamo entrambi in slip, uno di fronte all'altro, guardandoci e studiando le intenzioni reciproche.
Il film è andato oltre noi: uno dei ragazzi sta spompando l'altro. «E noi che facciamo?» chiede mio cognato avvicinandosi e accarezzandomi una guancia.
Sospiro e appoggio le mie braccia sulle sue spalle. Replico esattamente le stesse azioni compiute poco prima su di me da lui. Gli cingo i fianchi per avvicinare la sua ormai evidente erezione alla mia; faccio lo stesso con le labbra che sfiorano le sue mentre le mie mani scivolano sui glutei disegnandone le rotondità.
«Stai prendendo delle ottime iniziative, cognato…» mi sussurra prima di artigliare le sue labbra alle mie. «Niente fretta, mi raccomando... Facciamo esattamente quello che ci sentiamo di fare».
E le lingue sono libere di aggrovigliarsi bagnandosi a vicenda mentre ci lasciamo cadere finalmente nudi. Anche le mani e gli occhi si muovono liberamente sui nuovi territori da esplorare. Arrossisco mentre gli sento afferrare il mio cazzo che inizia a masturbare. Guardo il suo: un vero spettacolo per lunghezza e spessore.
«Anche tu non sei male…», mi tranquillizza quasi avesse letto i miei pensieri. «Vorrei che anche tu me lo prendessi in mano».
Deglutisco. Avvicino la mano tremante e sudata alla base, appiattendo il folto pelo scuro. Da lì inizio la lenta risalita verso la cappella per poi ritornare al punto di partenza. Sentirlo prendere forma e indurirsi sotto il palmo della mia mano mi regala un brivido delizioso.
«Non è poi così diverso da quando lo faccio da solo» commento sorridendo.
«Vero, ma credo che le sensazioni e le emozioni siano diverse».
Annuisco, continuando a godermi il momento. Mi piace stringerlo, fare scorrere la pelle e accarezzargli i testicoli pesanti, mentre lui, con estrema delicatezza, ricambia ogni mio tocco, mandandomi in tilt i sensi.
«Cazzo fai Roby!? Roby fermati…» mi coglie di sorpresa, ma i miei tentativi di resistenza sono minimi: mi lascio sdraiare sul divano ed allargare le gambe tra le quali si posiziona lui.
Avvicina la bocca alla mia cappella umida e dischiude le labbra. Le strofina intorno soffermandosi sull'orifizio in cima. Un bacio, un altro, un altro ancora. Compare la lingua a lambire il fungo bagnato per poi farselo sparire in gola insieme ad una buona parte dell'asta.
«Aaaahhh…» Il gemito accompagna un sussulto violento che mi obbliga ad appoggiare le mani sulle sue spalle.
Mi lascia qualche istante per riprendermi e poi ricomincia a succhiare con ritmo profondo e avvolgente. L'eccitazione mi sale al cervello: i pensieri si annullano e, sentendomi prossimo a venire, l'afferro nuovamente per le spalle.
«Roby... Fermati...» Il fiato è corto.
Lui sorride tra sé, si stacca e, alzandosi mi aiuta a mettermi seduto.
«Uff…» lo guardo sorridente e grato pulendo con la mano le gocce di sudore dal viso bollente.
La sua mano mi afferra la nuca e avvicina la sua splendida verga alla mia faccia. Non avevo mai avuto un cazzo così vicino alla bocca in tutta la mia vita. Lo guardo per un istante, poi lo accolgo iniziando a muovere la lingua, a leccarlo, ad esplorare la cappella sottile e stretta e ad assaporarlo mentre lo faccio entrare e uscire lentamente. È un'esperienza meravigliosa: il membro già rigido e caldo è impressionante per le dimensioni.
Con una spinta decisa del bacino, Roberto mi affonda l'asta in bocca, spingendola dritta fino in fondo alla gola. Mi sfonda letteralmente il palato. L'impatto è fortissimo, ma dentro di me scatta qualcosa: da una parte credo di capire come si sente mia moglie quando mi rende lo stesso servizio, dall'altra... beh, mi sento incredibilmente eccitato. E sfacciatamente disinibito come mai prima d'ora.
Ci sarà tempo dopo per le considerazioni: ora la bocca è piena di quel cazzo enorme che mi occupa completamente e scende inesorabilmente veloce verso la trachea e vorrei godermelo tutto. Non ho atto i conti con i miei polmoni che reagiscono d'istinto alla mancanza d'aria. Avverto un forte bisogno di tossire e inspirare, ma l'ostacolo è troppo grosso: la gola si serra e una serie di contrazioni involontarie, simili a conati di vomito, mi scuotono il torace.
Roberto, accorgendosi della mia difficoltà, sfila subito il membro lasciandomi riprendere fiato. Lo riavvicina penetrandomi più lentamente, ma senza desistere dall'intento di spingerlo di nuovo fino in fondo. I riflessi della mia gola prendono nuovamente il sopravvento, costringendomi a tossire per espellere quel corpo estraneo.
Al terzo tentativo le cose vanno decisamente meglio e così riesco a godermi appieno il suo bastone, regalandogli la mia prima fellatio. Lui sembra apprezzare o almeno così mi pare: alterna momenti delicati, con la mano appoggiata sulla nuca che accompagna dolcemente il mio lavoro, a momenti decisamente più irruenti dove, con le mani sulle mie spalle, muove ritmicamente e freneticamente il bacino contro le mie labbra. Il tutto è accompagnato da grugniti, sospiri ed incitamenti.
Poi si ferma. Sollevo lo sguardo: lo vedo sorridere malizioso. Mi volto anch'io verso la TV. Il film sta regalando ad uno dei due attori la penetrazione cui tanto anelava, e deve gradirla davvero tanto a giudicare da come si dimena sotto le spinte del suo amante.
Roberto si ripulisce la punta con le labbra, mi guarda dritto negli occhi con un'espressione mista di desiderio e provocazione, poi sussurra: «Se vuoi... provo a mettertelo dentro...»
«Prontissimo Roby!»
Mio cognato Roberto è passato a prendermi puntuale come un orologio svizzero: dobbiamo recarci a casa dei suoi genitori per imballare un po' di oggetti in vista degli imminenti lavori di ristrutturazione. Sarà un lavoro lungo: mia suocera è un'accumulatrice seriale e di certo salterà fuori qualche memorabilia di mia moglie o dei fratelli che ci strapperà qualche sorriso e alleggerirà la fatica.
Armati delle migliori intenzioni, iniziamo a riempire i primi scatoloni quando, dal ripiano del mobile TV, Roby estraendo una pila di DVD picchia contro un’anta. Una rassegna dei migliori (o peggiori) film degli anni ’80-’90 si è appena sparpagliata ai nostri piedi, insieme ad altre custodie che ci parlano di vacanze, battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e chi più ne ha più ne metta.
«E questa cos'è?» Roberto ne raccoglie una che si rigira tra le mani. È un'anonima custodia nera, accuratamente mimetizzata tra le altre.
«Aprila! Ecco vedi, il titolo è scritto con il pennarello indelebile…» «Dentro…» Ci guardiamo complici e sornioni, ben immaginando ciò che ciascuno sta pensando. «È decisamente il momento di fare una pausa!», esclama mio cognato mentre armeggia con il lettore ancora collegato al televisore.
Bastano pochi secondi per farci cambiare colore ed espressione: sullo schermo non partono le classiche scene di giovani tettone che spalancano gambe e figa offrendosi all'idraulico di turno... Compaiono invece due giovanotti intenti ad esplorarsi a vicenda in modo assolutamente esplicito e sensuale.
Ci pietrifichiamo per un istante. Poi Roberto si gira a guardarmi, con un sorrisetto malizioso che gli increspa le labbra. «Fermiamo o andiamo avanti?» chiede tossicchiando.
«Io... Io… Direi di guardarne ancora un po’ e poi di rimetterci al lavoro…» rispondo imbarazzato.
I minuti passano mentre, ipnotizzati dalle prestazioni dei due manzi, iniziamo a commentare le immagini, dapprima ironizzando ma poi…
«Ma ci immagini in una situazione del genere?» mi chiede mio cognato.
«Io… Difficile dirlo...» Credo di essere avvampato.
«Ma tu lo faresti con un altro uomo?»
«Io… Io…»
«Ma non sai ripetere altro? Sì o no!? Rispondi…»
Resto lì, muto come un pesce: l'aria e la situazione si stanno facendo elettriche e pericolose. Roberto, a quanto pare più disinibito di me, prende letteralmente in mano la situazione iniziando ad accarezzarsi il pacco.
«Uomini o donne che siano, la situazione mi sembra eccitante e promette bene!» dice. Poi, indicando lo schermo dove i due protagonisti si stanno fronteggiando masturbandosi due verghe decisamente interessanti, abbassa leggermente gli shorts da cui deborda il suo cespuglio peloso: «Che ne pensi?»
Non penso niente, ma inconsciamente la mia mano inizia a farsi strada tra le mie gambe per massaggiarmi mentre sullo schermo i due ragazzi si avvicinano.
«Ti andrebbe di toccarmelo?» Non sono gli attori a parlare, ma Roberto.
«Sì...» sussurro, muovendomi verso di lui per raggiungere il punto in cui la mia mano avverte già il suo calore e la sua consistenza.
Mi accarezza delicatamente l'incavo del collo: «Finisci di abbassarmi i pantaloni e poi spogliati anche tu… O vuoi che lo faccia io?» mi sussurra, solleticandomi la nuca.
«Io... Io… Vorrei che lo facessi tu», rispondo mentre completo la richiesta.
«Alzati...»
Sono ipnotizzato dai suoi movimenti mentre mi sfila la polo, lisciandomi il pelo sul petto e sfiorandomi i capezzoli, per poi scendere ad allargare l'elastico dei pantaloni di cui accompagna la discesa lungo le mie gambe.
Rimaniamo entrambi in slip, uno di fronte all'altro, guardandoci e studiando le intenzioni reciproche.
Il film è andato oltre noi: uno dei ragazzi sta spompando l'altro. «E noi che facciamo?» chiede mio cognato avvicinandosi e accarezzandomi una guancia.
Sospiro e appoggio le mie braccia sulle sue spalle. Replico esattamente le stesse azioni compiute poco prima su di me da lui. Gli cingo i fianchi per avvicinare la sua ormai evidente erezione alla mia; faccio lo stesso con le labbra che sfiorano le sue mentre le mie mani scivolano sui glutei disegnandone le rotondità.
«Stai prendendo delle ottime iniziative, cognato…» mi sussurra prima di artigliare le sue labbra alle mie. «Niente fretta, mi raccomando... Facciamo esattamente quello che ci sentiamo di fare».
E le lingue sono libere di aggrovigliarsi bagnandosi a vicenda mentre ci lasciamo cadere finalmente nudi. Anche le mani e gli occhi si muovono liberamente sui nuovi territori da esplorare. Arrossisco mentre gli sento afferrare il mio cazzo che inizia a masturbare. Guardo il suo: un vero spettacolo per lunghezza e spessore.
«Anche tu non sei male…», mi tranquillizza quasi avesse letto i miei pensieri. «Vorrei che anche tu me lo prendessi in mano».
Deglutisco. Avvicino la mano tremante e sudata alla base, appiattendo il folto pelo scuro. Da lì inizio la lenta risalita verso la cappella per poi ritornare al punto di partenza. Sentirlo prendere forma e indurirsi sotto il palmo della mia mano mi regala un brivido delizioso.
«Non è poi così diverso da quando lo faccio da solo» commento sorridendo.
«Vero, ma credo che le sensazioni e le emozioni siano diverse».
Annuisco, continuando a godermi il momento. Mi piace stringerlo, fare scorrere la pelle e accarezzargli i testicoli pesanti, mentre lui, con estrema delicatezza, ricambia ogni mio tocco, mandandomi in tilt i sensi.
«Cazzo fai Roby!? Roby fermati…» mi coglie di sorpresa, ma i miei tentativi di resistenza sono minimi: mi lascio sdraiare sul divano ed allargare le gambe tra le quali si posiziona lui.
Avvicina la bocca alla mia cappella umida e dischiude le labbra. Le strofina intorno soffermandosi sull'orifizio in cima. Un bacio, un altro, un altro ancora. Compare la lingua a lambire il fungo bagnato per poi farselo sparire in gola insieme ad una buona parte dell'asta.
«Aaaahhh…» Il gemito accompagna un sussulto violento che mi obbliga ad appoggiare le mani sulle sue spalle.
Mi lascia qualche istante per riprendermi e poi ricomincia a succhiare con ritmo profondo e avvolgente. L'eccitazione mi sale al cervello: i pensieri si annullano e, sentendomi prossimo a venire, l'afferro nuovamente per le spalle.
«Roby... Fermati...» Il fiato è corto.
Lui sorride tra sé, si stacca e, alzandosi mi aiuta a mettermi seduto.
«Uff…» lo guardo sorridente e grato pulendo con la mano le gocce di sudore dal viso bollente.
La sua mano mi afferra la nuca e avvicina la sua splendida verga alla mia faccia. Non avevo mai avuto un cazzo così vicino alla bocca in tutta la mia vita. Lo guardo per un istante, poi lo accolgo iniziando a muovere la lingua, a leccarlo, ad esplorare la cappella sottile e stretta e ad assaporarlo mentre lo faccio entrare e uscire lentamente. È un'esperienza meravigliosa: il membro già rigido e caldo è impressionante per le dimensioni.
Con una spinta decisa del bacino, Roberto mi affonda l'asta in bocca, spingendola dritta fino in fondo alla gola. Mi sfonda letteralmente il palato. L'impatto è fortissimo, ma dentro di me scatta qualcosa: da una parte credo di capire come si sente mia moglie quando mi rende lo stesso servizio, dall'altra... beh, mi sento incredibilmente eccitato. E sfacciatamente disinibito come mai prima d'ora.
Ci sarà tempo dopo per le considerazioni: ora la bocca è piena di quel cazzo enorme che mi occupa completamente e scende inesorabilmente veloce verso la trachea e vorrei godermelo tutto. Non ho atto i conti con i miei polmoni che reagiscono d'istinto alla mancanza d'aria. Avverto un forte bisogno di tossire e inspirare, ma l'ostacolo è troppo grosso: la gola si serra e una serie di contrazioni involontarie, simili a conati di vomito, mi scuotono il torace.
Roberto, accorgendosi della mia difficoltà, sfila subito il membro lasciandomi riprendere fiato. Lo riavvicina penetrandomi più lentamente, ma senza desistere dall'intento di spingerlo di nuovo fino in fondo. I riflessi della mia gola prendono nuovamente il sopravvento, costringendomi a tossire per espellere quel corpo estraneo.
Al terzo tentativo le cose vanno decisamente meglio e così riesco a godermi appieno il suo bastone, regalandogli la mia prima fellatio. Lui sembra apprezzare o almeno così mi pare: alterna momenti delicati, con la mano appoggiata sulla nuca che accompagna dolcemente il mio lavoro, a momenti decisamente più irruenti dove, con le mani sulle mie spalle, muove ritmicamente e freneticamente il bacino contro le mie labbra. Il tutto è accompagnato da grugniti, sospiri ed incitamenti.
Poi si ferma. Sollevo lo sguardo: lo vedo sorridere malizioso. Mi volto anch'io verso la TV. Il film sta regalando ad uno dei due attori la penetrazione cui tanto anelava, e deve gradirla davvero tanto a giudicare da come si dimena sotto le spinte del suo amante.
Roberto si ripulisce la punta con le labbra, mi guarda dritto negli occhi con un'espressione mista di desiderio e provocazione, poi sussurra: «Se vuoi... provo a mettertelo dentro...»
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