Quando mamma dorme
di
H_B
genere
gay
«Non ti avevo sentito entrare», mia madre arrossì, sistemandosi velocemente il generoso davanzale che esponeva a beneficio di quella persona che non conoscevo.
«Posso presentarti Vittorio?»
L'uomo, sulla cinquantina con un fisico decisamente curato e tonico, mi strinse vigorosamente la mano.
«Direi che si è fatta ora di andare», disse lui, e mia madre lo accompagnò alla porta.
«Che sorpresa!», esclamai. «Il divorzio da papà è ormai definitivo ed è giusto che tu voglia rifarti una vita. Mi sembra un brav'uomo... Da quanto tempo vi conoscete?»
«Qualche mese...»
«Galeotta fu la palestra…» rispose al commento con un bacio.
Vittorio iniziò a frequentare assiduamente la nostra casa in modo piuttosto discreto.
«Cosa ne dite se questo weekend venite tutti da me al mare?», propose.
Lo guardai stupito: «Mamma non ti ha parlato della mia bagnarola?».
La bagnarola era un natante da diporto di tutto rispetto: uno scafo lungo più di dieci metri…
«Dotato più o meno di tutti i comfort! »
Salpammo un venerdì nel primo pomeriggio. Il mare era leggermente increspato dal vento che soffiava verso la riva; il sole riverberava sulle increspature di un blu intenso. Io e la mamma stendemmo gli asciugamani sul prendisole a prua; ci spalmammo la crema solare per goderci la tintarella.
Un leggero ronzio mi annunciò che si era addormentata.
«Fa così anche a casa», disse Vittorio raggiungendomi e sdraiandosi accanto a me.
«Si sente tranquilla… E amata…»
«…In effetti si addormenta anche dopo il sesso…»
«C'è invece chi fuma una sigaretta...» commentai sarcastico e aggiunsi «…O forse sei solo ciò di cui lei ha bisogno».
«Ti ringrazio, ma...» Indugiò con le dita sulla mia spalla.
«Ma...»
«Vedi, la fica di tua madre basta e avanza. Ti assicuro che la nostra vita sessuale è più che soddisfacente. Ma, come dire… non disdegnerei qualche visita anche all'altra fica, che lei non mi concede.»
«E tu vorresti? »
«Dare un'occhiata alla tua, e capire se…» era realmente imbarazzato nel pronunciare quelle parole.
«Se c’è modo di aprire quella porta!?» conclusi per lui.
Sospirò.
«E cosa ti fa credere che te la lascerei aprire!? »
«Beh… A casa non porti nessuno… Qui neppure… Ma forse sono inopportuno, e se e è così mi scuso.»
Per tutta risposta afferrai il suo dito medio succhiandolo a lungo. Lo estrassi e lo guidai fino all’elastico dello slip che indossavo. Lo allargai appena e lui iniziò a farlo scorrere tra le chiappe.
«I sederini pelosi mi eccitano!», sussurrò.
Infilò il resto della mano e mi allargò le natiche. Si leccò nuovamente il dito e tornò a farlo scorrere là dove era passato prima, questa volta soffermandosi sull'anellino di carne.
«Posso levarteli?», chiese gentilmente.
Annuii.
Lentamente li abbassò, accarezzando la soffice peluria delle mie gambe.
«Ma che buchino stretto abbiamo qui!» bisbigliò sorridendo.
«Vediamo se una delle tue chiavi l’apre…» risposi; ricambiai il sorriso ed esposi la lingua, che lui languidamente avviluppò alla sua, mentre al primo dito se ne aggiungeva un secondo per ammorbidire le pieghe dell'anello che iniziava a cedere lasciandosi penetrare.
«Wow…», sospirai. «Da togliere il fiato!»
«E non hai ancora visto niente!»
Sistemandosi meglio, mi afferrò dolcemente la mano appoggiandosela sulla patta.
«In effetti credo di dover verificare la validità dei tuoi argomenti prima di assecondare la tua richiesta...» continuai a stare al gioco.
«Beh, per poterla aprire c’è bisogno che tu liberi la chiave.»
Afferrai l'elastico del costume e glielo abbassai. L'erezione svettava tra le sue gambe.
«Beh, una serratura è lubrificata. Adesso dovresti oliare un po' anche la chiave, o sbaglio?»
«No, non sbagli… Ma non qui. Non vorrei che…» e indicai la mamma.
Ci trasferimmo nudi nella loro cabina. Chiuse a chiave la porta.
Mi inginocchiai e, mentre gli accarezzavo il pelo, spalancai la bocca per accoglierlo. Prima di ingoiarlo, lo scappellai.
«Qui mi pare che entri senza difficoltà!», commentò afferrandomi la testa e iniziando a ondeggiare dolcemente avanti e indietro, regalandomi un pompino da togliere il fiato. «Sento che la tua lingua lo sta ungendo per bene e la cosa mi sta mandando su di giri…» sospirò soddisfatto.
Uscì mentre aspiravo ancora avidamente.
«Bene, mi fa piacere!» Sputai sopra la cappella e la massaggiai con la mano. «Vogliamo vedere se entra anche nella porta sul retro!?».
Il suo volto si illuminò. Mi fece alzare e mi fece appoggiare una gamba sul cassettone. Istintivamente vi posai anche una mano, mentre con l'altro braccio gli cingevo il collo. Sentii la sua cappella puntare contro il mio buco. Iniziò a spingere molto lentamente
«Ti sto facendo male?»
«Assolutamente no!», esclamai.
Uscì e ritornò alla carica, questa volta penetrandomi con tutto il glande. Piacere e dolore mi travolsero in egual misura.
«Credo che la chiave non sia ancora entrata del tutto.»
«No, lo farà tra poco.»
Si estrasse ancora una volta totalmente e rientrò con un'unica spinta che mi mozzò il respiro. Con il fiato corto commentai: «Ottimo. Direi che a questo punto puoi iniziare a chiavarmi…»
Come era stato per la bocca, iniziò a muoversi avanti e indietro.
«Aspetta...»
«Vuoi che mi fermi?»
«Voglio continuare io!»
Salivo e scendevo sentendomi accompagnare nel movimento dalla sua presa salda sul fianco e al ginocchio. Avvicinò la bocca al mio orecchio e mi sussurrò: «Troie ne ho conosciute, ma così intraprendenti poche!»
A questo seguirono altre oscenità soffiate nelle orecchie, intervallate da momenti in cui la lingua mi lambiva il collo e i denti mi mordicchiavano i lobi.
Vittorio riprese il controllo del gioco, aumentando incredibilmente il ritmo della scopata.
«Sto per venire! Dove la vuoi?»
«Resta pure dove sei!
«Ho un'idea migliore!»
Si estrasse e si masturbò quel tanto che gli servì per irrorarmi il buco di sperma, i cui primi fiotti si riversarono sulla schiena e il resto soffocò buco e dintorni. Ne raccolse un po' con la cappella e mi inculò, ancora duro, per una seconda volta, continuando a stantuffarmi.
«Ottima idea!», risposi.
Poi, mentre allontanava la mano dal mio cazzo: «Se permetti, faccio io anche qui.»
Mi massaggiò per un breve istante.
«Oddio vengo… si sfilò e si inginocchiò giusto in tempo per accogliere il mio seme sulla lingua. Non ne perse una goccia. Si alzò e me ne restituì una buona parte insieme a un bacio che diede il via ad effusioni decisamente spinte. Iniziai facendo scorrere il mio cazzo ancora in tiro contro il suo: «Così però non mi si ammoscerà mai», rise.
«In effetti… E ho dimenticato la cosa più importante», dissi. Mi chinai nuovamente tra le sue mie gambe riprendendoglielo in bocca: «Ripulirtelo!».
Sotto l’azione delle mie labbra il suo membro si stava nuovamente inturgidendo.
«Che bello sentirtelo venire duro in bocca», commentai gustandone quanto più potevo.
La nostra attenzione fu richiamata dalla maniglia della porta, che ruotava ripetutamente, seguita dal bussare e infine dalla voce di mia madre che chiedeva di aprire.
«Siamo nella merda!» sussurrai.
«Lascia fare a me e non preoccuparti: continua il lavoro», mi rassicurò aprendo uno spiraglio della porta.
«Che c'è, cara?»
«Mi sono addormentata e non trovo più Gioele», si lagnò.
«Vedrai che sarà qui intorno…», mentì Vittorio con voce stentorea.
«Sta vagando nudo per la barca…» esibì i suoi slip «Mentre questi sono tuoi. Ma come ci sono finiti a prua?»
«Il vento!? Finisco di sistemarmi e lo cerchiamo insiemeee…»
«Ok».
Si allontanò, tornando subito sui suoi passi: «Come mai hai chiuso la porta a chiave?»
A quella magica parola, il cazzo si impennò ed eiaculai copiosamente sul mio petto.
«Devo averlo fatto involontariamente», rispose Vittorio.
Apparentemente convinta, mia madre si allontanò definitivamente.
Vittorio mi aiutò ad alzarmi: «Dobbiamo fare in fretta».
«Tranquillo, manca poco anche a me», indicai con gli occhi la mai erezione marmorea. Scambiammo la posizione. I primi schizzi lo colpirono istantaneamente in pieno viso, imbrattandolo.
Lo attirai a me per aiutarlo a ripulirsi e, scambiandoci gli ultimi baci, ci rivestimmo in fretta.
Uscii nel corridoio invocando il nome di mia madre.
«Ma dove ti eri cacciato?», mi chiese lei quando mi vide.
«A cercare questi!» e afferrai il costume.
«Posso presentarti Vittorio?»
L'uomo, sulla cinquantina con un fisico decisamente curato e tonico, mi strinse vigorosamente la mano.
«Direi che si è fatta ora di andare», disse lui, e mia madre lo accompagnò alla porta.
«Che sorpresa!», esclamai. «Il divorzio da papà è ormai definitivo ed è giusto che tu voglia rifarti una vita. Mi sembra un brav'uomo... Da quanto tempo vi conoscete?»
«Qualche mese...»
«Galeotta fu la palestra…» rispose al commento con un bacio.
Vittorio iniziò a frequentare assiduamente la nostra casa in modo piuttosto discreto.
«Cosa ne dite se questo weekend venite tutti da me al mare?», propose.
Lo guardai stupito: «Mamma non ti ha parlato della mia bagnarola?».
La bagnarola era un natante da diporto di tutto rispetto: uno scafo lungo più di dieci metri…
«Dotato più o meno di tutti i comfort! »
Salpammo un venerdì nel primo pomeriggio. Il mare era leggermente increspato dal vento che soffiava verso la riva; il sole riverberava sulle increspature di un blu intenso. Io e la mamma stendemmo gli asciugamani sul prendisole a prua; ci spalmammo la crema solare per goderci la tintarella.
Un leggero ronzio mi annunciò che si era addormentata.
«Fa così anche a casa», disse Vittorio raggiungendomi e sdraiandosi accanto a me.
«Si sente tranquilla… E amata…»
«…In effetti si addormenta anche dopo il sesso…»
«C'è invece chi fuma una sigaretta...» commentai sarcastico e aggiunsi «…O forse sei solo ciò di cui lei ha bisogno».
«Ti ringrazio, ma...» Indugiò con le dita sulla mia spalla.
«Ma...»
«Vedi, la fica di tua madre basta e avanza. Ti assicuro che la nostra vita sessuale è più che soddisfacente. Ma, come dire… non disdegnerei qualche visita anche all'altra fica, che lei non mi concede.»
«E tu vorresti? »
«Dare un'occhiata alla tua, e capire se…» era realmente imbarazzato nel pronunciare quelle parole.
«Se c’è modo di aprire quella porta!?» conclusi per lui.
Sospirò.
«E cosa ti fa credere che te la lascerei aprire!? »
«Beh… A casa non porti nessuno… Qui neppure… Ma forse sono inopportuno, e se e è così mi scuso.»
Per tutta risposta afferrai il suo dito medio succhiandolo a lungo. Lo estrassi e lo guidai fino all’elastico dello slip che indossavo. Lo allargai appena e lui iniziò a farlo scorrere tra le chiappe.
«I sederini pelosi mi eccitano!», sussurrò.
Infilò il resto della mano e mi allargò le natiche. Si leccò nuovamente il dito e tornò a farlo scorrere là dove era passato prima, questa volta soffermandosi sull'anellino di carne.
«Posso levarteli?», chiese gentilmente.
Annuii.
Lentamente li abbassò, accarezzando la soffice peluria delle mie gambe.
«Ma che buchino stretto abbiamo qui!» bisbigliò sorridendo.
«Vediamo se una delle tue chiavi l’apre…» risposi; ricambiai il sorriso ed esposi la lingua, che lui languidamente avviluppò alla sua, mentre al primo dito se ne aggiungeva un secondo per ammorbidire le pieghe dell'anello che iniziava a cedere lasciandosi penetrare.
«Wow…», sospirai. «Da togliere il fiato!»
«E non hai ancora visto niente!»
Sistemandosi meglio, mi afferrò dolcemente la mano appoggiandosela sulla patta.
«In effetti credo di dover verificare la validità dei tuoi argomenti prima di assecondare la tua richiesta...» continuai a stare al gioco.
«Beh, per poterla aprire c’è bisogno che tu liberi la chiave.»
Afferrai l'elastico del costume e glielo abbassai. L'erezione svettava tra le sue gambe.
«Beh, una serratura è lubrificata. Adesso dovresti oliare un po' anche la chiave, o sbaglio?»
«No, non sbagli… Ma non qui. Non vorrei che…» e indicai la mamma.
Ci trasferimmo nudi nella loro cabina. Chiuse a chiave la porta.
Mi inginocchiai e, mentre gli accarezzavo il pelo, spalancai la bocca per accoglierlo. Prima di ingoiarlo, lo scappellai.
«Qui mi pare che entri senza difficoltà!», commentò afferrandomi la testa e iniziando a ondeggiare dolcemente avanti e indietro, regalandomi un pompino da togliere il fiato. «Sento che la tua lingua lo sta ungendo per bene e la cosa mi sta mandando su di giri…» sospirò soddisfatto.
Uscì mentre aspiravo ancora avidamente.
«Bene, mi fa piacere!» Sputai sopra la cappella e la massaggiai con la mano. «Vogliamo vedere se entra anche nella porta sul retro!?».
Il suo volto si illuminò. Mi fece alzare e mi fece appoggiare una gamba sul cassettone. Istintivamente vi posai anche una mano, mentre con l'altro braccio gli cingevo il collo. Sentii la sua cappella puntare contro il mio buco. Iniziò a spingere molto lentamente
«Ti sto facendo male?»
«Assolutamente no!», esclamai.
Uscì e ritornò alla carica, questa volta penetrandomi con tutto il glande. Piacere e dolore mi travolsero in egual misura.
«Credo che la chiave non sia ancora entrata del tutto.»
«No, lo farà tra poco.»
Si estrasse ancora una volta totalmente e rientrò con un'unica spinta che mi mozzò il respiro. Con il fiato corto commentai: «Ottimo. Direi che a questo punto puoi iniziare a chiavarmi…»
Come era stato per la bocca, iniziò a muoversi avanti e indietro.
«Aspetta...»
«Vuoi che mi fermi?»
«Voglio continuare io!»
Salivo e scendevo sentendomi accompagnare nel movimento dalla sua presa salda sul fianco e al ginocchio. Avvicinò la bocca al mio orecchio e mi sussurrò: «Troie ne ho conosciute, ma così intraprendenti poche!»
A questo seguirono altre oscenità soffiate nelle orecchie, intervallate da momenti in cui la lingua mi lambiva il collo e i denti mi mordicchiavano i lobi.
Vittorio riprese il controllo del gioco, aumentando incredibilmente il ritmo della scopata.
«Sto per venire! Dove la vuoi?»
«Resta pure dove sei!
«Ho un'idea migliore!»
Si estrasse e si masturbò quel tanto che gli servì per irrorarmi il buco di sperma, i cui primi fiotti si riversarono sulla schiena e il resto soffocò buco e dintorni. Ne raccolse un po' con la cappella e mi inculò, ancora duro, per una seconda volta, continuando a stantuffarmi.
«Ottima idea!», risposi.
Poi, mentre allontanava la mano dal mio cazzo: «Se permetti, faccio io anche qui.»
Mi massaggiò per un breve istante.
«Oddio vengo… si sfilò e si inginocchiò giusto in tempo per accogliere il mio seme sulla lingua. Non ne perse una goccia. Si alzò e me ne restituì una buona parte insieme a un bacio che diede il via ad effusioni decisamente spinte. Iniziai facendo scorrere il mio cazzo ancora in tiro contro il suo: «Così però non mi si ammoscerà mai», rise.
«In effetti… E ho dimenticato la cosa più importante», dissi. Mi chinai nuovamente tra le sue mie gambe riprendendoglielo in bocca: «Ripulirtelo!».
Sotto l’azione delle mie labbra il suo membro si stava nuovamente inturgidendo.
«Che bello sentirtelo venire duro in bocca», commentai gustandone quanto più potevo.
La nostra attenzione fu richiamata dalla maniglia della porta, che ruotava ripetutamente, seguita dal bussare e infine dalla voce di mia madre che chiedeva di aprire.
«Siamo nella merda!» sussurrai.
«Lascia fare a me e non preoccuparti: continua il lavoro», mi rassicurò aprendo uno spiraglio della porta.
«Che c'è, cara?»
«Mi sono addormentata e non trovo più Gioele», si lagnò.
«Vedrai che sarà qui intorno…», mentì Vittorio con voce stentorea.
«Sta vagando nudo per la barca…» esibì i suoi slip «Mentre questi sono tuoi. Ma come ci sono finiti a prua?»
«Il vento!? Finisco di sistemarmi e lo cerchiamo insiemeee…»
«Ok».
Si allontanò, tornando subito sui suoi passi: «Come mai hai chiuso la porta a chiave?»
A quella magica parola, il cazzo si impennò ed eiaculai copiosamente sul mio petto.
«Devo averlo fatto involontariamente», rispose Vittorio.
Apparentemente convinta, mia madre si allontanò definitivamente.
Vittorio mi aiutò ad alzarmi: «Dobbiamo fare in fretta».
«Tranquillo, manca poco anche a me», indicai con gli occhi la mai erezione marmorea. Scambiammo la posizione. I primi schizzi lo colpirono istantaneamente in pieno viso, imbrattandolo.
Lo attirai a me per aiutarlo a ripulirsi e, scambiandoci gli ultimi baci, ci rivestimmo in fretta.
Uscii nel corridoio invocando il nome di mia madre.
«Ma dove ti eri cacciato?», mi chiese lei quando mi vide.
«A cercare questi!» e afferrai il costume.
1
voti
voti
valutazione
3
3
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Car Sex
Commenti dei lettori al racconto erotico