Doppio Misto... Cena E Dopocena!

di
genere
gay

Uscimmo dal circolo del tennis. Marcello si assicurò che l'allarme fosse inserito. Ci fermammo in una pizzeria da asporto a prendere qualcosa da mangiare.
«Quindi è deciso: cena e dopocena da noi!» Giulio era raggiante mentre esprimevo qualche perplessità sulla seconda parte della serata.
«E dai! In fondo il ghiaccio l’hai rotto!»
‘E non solo il ghiaccio pensai…’
L’eccitazione si riaffacciò impetuosa tra le gambe e così acconsentii.
Entrammo nell'elegante appartamento del nostro ospite. L’arredo era sobrio e accuratamente studiato: un ampio divano con due poltrone di design moderno riempivano lo spazio completato da un grande angolo bar. Marcello sparì in cucina per mettere in caldo le pizze e ciò fece impennare la mia agitazione e non solo…
«I maestri di tennis evidentemente guadagnano bene!» commentai mentre si accostava al bancone per versarmi qualcosa da bere. Mi sorrise.

«Hai preferenze?» chiese, e lo sguardo non era rivolto solo al bicchiere.
Già, perché i nostri ragazzi avevano cominciato a darsi da fare. Pietro e Giulio si stavano slinguando lasciando che le mani si muovessero un po’ ovunque sui loro corpi: dalle carezze appena accennate alle zazzere arruffate finirono velocemente a mostrarci i loro corpi tonici e muscolosi. Si tennero addosso giusto gli aderentissimi slip mentre i baci si stavano facendo decisamente audaci… Almeno a giudicare dai gemiti che riempivano la stanza.
«Questi giovani, sempre così impulsivi e incapaci di godersi il piacere dell’attesa…» commentò. «Non trovi?»
Non avevo risposte; ero come ipnotizzato dalla scena che, ancora una volta mi si parava davanti con tanta disinvoltura e partecipazione: mi sembrava di essere lo spettatore nelle riprese di un film porno. Pietro aveva infilato le mani nell’elastico degli slip di Giulio e ne stava scuotendo i glutei tondi e sodi. Con estrema delicatezza, glieli calò lasciandoli scorrere lungo le gambe muscolose rivestite dalla morbida peluria. L'erezione che aveva liberato puntava decisa contro la sua, bagnandone il tessuto di cotone.
«Guarda che disastro hai combinato,» commentò la voce fuori campo.
Giulio abbandonò le labbra di mio figlio per dare un’occhiata. Non si perse d’animo, anzi. Con la lingua ne percorse il torace tracciando una lunga scia bavosa che confluì nella vistosa macchia.
«Scusateci se non vi abbiamo aspettato,» disse un po' ansimante mentre si perdeva nella folta intimità dell’altro, «ma...» non concluse la frase perché tolto l’ingombro s’infilò in bocca i coglioni di Pietro succhiandoli come ciliegie. La lingua risalì poi dalla base dell’uccello verso la cima che, con delicatezza, gli aveva frattanto scappellato.
Ero attonito. Osservavo incantato le loro geometrie, che disponevano armonicamente i loro corpi in quel momento di petting furioso a cui stavo assistendo. Pietro si mise a quattro zampo allargando per bene il culo che l’amico gli leccava provocando lamenti e mugolii.
«Ricordatevi che c’è da preparare la tavola! Ma prima…» i ragazzi si avvicinarono zampettando. Aprirono le cerniere dei nostri pantaloni per estrarre le massicce erezioni che accolsero nelle bocche avide.
Pietro aveva scelto la mia ed ora mi guardava sorridendo mentre copiosi rivoli di saliva indicavano la qualità del lavoro compiuto. Gli accarezzai i capelli e, in un impeto di euforia, gli afferrai la nuca schiacciandogli il viso contro il pube.
«Succhialo tutto, troia!»
«Bene! Finalmente ti stai adeguando al clima della serata!» si compiacque Marcello che si stava godendo il lavoretto del suo pargolo.
Sentii il conato e vidi la saliva colargli lungo il mento insieme al tentativo di allontanarsi da me, ma lo costrinsi a tenersi il boccone in gola per iniziare a scopargli la bocca con una certa foga.
«Wow!» commentò mentre gli lasciavo riprendere fiato.
«Vado a controllare se è pronto…»
L’affermazione di Marcello suonò come un segnale: i ragazzi si disposero subito culo contro culo rimanendo carponi.
«C’è da attendere ancora qualche minuto…» c’informò versandomi una generosa dose di lubrificante dal flacone che teneva in mano.
«Io non capisco…» affermai guardando il fluido che ora colava sulle sue dita.
«Beh, ma mi sembra ovvio.» Commentò strizzando l’occhio malizioso mentre irrorava i due buchi «Stiamo preparando la tavola!»
Iniziò stimolare i loro sfinteri facendomi segno di imitarlo.
Solo quando comparve il dildo doppio compresi. Marcello infilò un’estremità nel culo di mio figlio cercando di penetrarlo il più a fondo possibile e l’altra in quello di Giulio.
«Ecco il tavolo apparecchiato!» commentò giubilante. «Finalmente possiamo mangiare! Mettiti pure comodo...»
Non ci riuscii. Continuavo ad essere sempre più perplesso ed esaltato: da una parte avevo voglia di scappare e di portarmi via Pietro da quella situazione a tratti inverosimile; dall'altra proprio la particolarità mista alla curiosità e all'eccitazione comunque provate in quel momento, mi imposero di restare.
Tornò Marcello che appoggiò i cartoni sulle schiene dei ragazzi immobili e poi mi diede un bacio a stampo sulle labbra.
Lo accolsi e la mia lingua fece timidamente capolino dalle labbra, così anche noi iniziammo a limonare mentre mi spogliava.
«Posso ricambiare il favore?» chiesi mentre i freni inibitori mi abbandonavano definitivamente.
«Assolutamente sì ma prima che la cena si freddi…»
E così, tra un bacio e l’altro, le mie dita gli sbottonarono rapidamente la camicia per intrufolarsi tra i peli del petto e scendere più in basso per liberarlo dei pantaloni e del resto.
«Accomodati pure sulla poltrona che preferisci.»
Scelsi quella di fronte a Pietro. Spalancai leggermente le gambe e il mio uccello sparì nuovamente nella sua bocca.
«Adesso fammi vedere quanto lo vuoi davvero questo bel cazzone, troia!» la sconcezza mi uscì d'istinto.
Lui tolse il mio membro dalla bocca e, continuando a massaggiarlo, mi regalò un sorriso fiero accompagnato da un: «Grazie pa’!». Glielo sentii avvolgere completamente con la lingua fradicia che lasciò scorrere sulla cappella bollente e lungo l’asta ancora umida. Lavorava con la stessa calma con cui mi stavo deliziando con le fette di pizza. Quando aveva bisogno di respirare si staccava lasciando penzolare la lingua sulla quale si posava regolarmente il mio sputo che, mischiandosi agli altri umori, rendeva fenomenale il pompino che mi stava praticando.
E a giudicare dai mugolii e dalle porcherie che uscivano dalla bocca di Marcello, anche Giulio stava dando il meglio di sé!
«Pompa con pizza penso che sia una delle più grandi figate della vita!» fu il più casto dei suoi commenti…
«Io… Io sto…» iniziai a sussultare.
«No!» mi ammonì Macello «Prima devono cenare anche i ragazzi!»
Mi sfilai dalla bocca di Pietro. Impugnai il glande comprimendolo tra la base e l’asta. sbuffai sentendo l’eiaculazione arrestarsi.

«Giovani, direi che potete aspettarci in cucina…» suggerì Marcello, «…Vi raggiungiamo subito.»
Pietro e Giulio ci lasciarono soli. Marcello si avvicinò sorridendo maliziosamente. Con il medio mi sfiorò la bocca invitandomi a succhiarlo. Le sue labbra aderirono alle mie nel medesimo istante in cui il dito iniziò a giocare con i peli del culo.
Sospirai sollevando una gamba per sistemarmi meglio.
«Ma tu sei sempre così gentile con i tuoi ospiti e così delicato?» chiesi con finta ingenuità.
«La gentilezza è il primo dei doveri di un buon padrone di casa...» rispose sorridendo.
Mi ricondusse alla poltrona facendomi appoggiare l’addome contro lo schienale.
«Dove vuoi arrivare?»
«Fin dove penso tu sia pronto a spingerti in questo momento..» e m’invitò a succhiare nuovamente il dito che riprese la sua strada, stavolta puntando al mio buco. Gli ruotò intorno diverse volte prima di iniziare a penetrarlo.
«Io… Io non so se…» ma era troppo tardi, il medio era entrato e l’esitazione mi morì in gola. Lo estrasse per lasciarlo muovere liberamente. Reclinai il capo sbuffando.
«Non… Non smettere…» lo pregai.
«Continueremo un’altra volta. Ci aspettano in cucina!» rispose allungandomi una pacca sulla chiappa.
Ad accoglierci l’immagine dei due splendidi sederini i cui buchi si contraevano spasmodici.
Pietro e Giulio si voltarono a guardarci.
«Abbiamo iniziato a mangiare, sennò si freddava.»
«Avete fatto bene! L’importante è che siate ancora caldi voi!» Marcello sputò sul proprio cazzo e sul buco di Giulio. Distribuì la saliva con il glande e, con un unico affondo deciso, iniziò a scoparlo. Le sue spinte furiose assecondavano le sconce incitazioni con cui il figlio reclamava l'amplesso.

«E tu che intendi fare?» mi chiese Pietro.
Bella domanda! Il suo pompino l’avevo assolutamente gradito, ma quel che si prospettava… Rimasi lì, assorto, come un gatto di marmo.
Una mano mi prese l’uccello tornato durissimo. La cappella bollente si avvicinò all’anello liscio e ancora dilatato. Pietro, disteso sul tavolo, mi guardò umettandosi le labbra e incrociando le braccia dietro la nuca.
Ricambiai lo sguardo.
Attese.
Attese che iniziassi a muovermi lentamente dentro di lui che mi aveva accolto completamente. Gli leggevo il desiderio in faccia e forse lui vedeva lo stesso riflesso nei miei occhi.
Arretrai lentamente senza uscire del tutto, quando affondai di nuovo sentii sbattere i miei coglioni contro il suo fondoschiena.
Di nuovo uscii e le sue gambe mi cinsero i fianchi. I piedi sembravano invitarmi a tornare alla carica. Gli sollevai le cosce iniziai a scoparlo dolcemente.
Mi sorrise.
Mi chinai su di lui. Le sue braccia si strinsero attorno al mio collo. Reclamò la mia bocca; gliela concessi avviluppando la mia lingua alla sua mentre chiudeva gli occhi per godersi fino in fondo le mie spinte che si stavano facendo più veloci.
Intorno a noi non esisteva altro…
Mi fermai; spalancò gli occhi.
«La voglio dentro!» sussurrò.
Il mio seme inondò copiosamente le sue viscere mentre il mio orgasmo e quello quasi simultaneo di Marcello, si liberavano con un ruggito animalesco.
Mi sfilai per vedere il buchino richiudersi. Una contrazione lo riaprì, lasciando gocciolare un po’ del liquido bianco che mi affrettai a raccogliere con la cappella per tornare a penetrarlo. Gli piegai le cosce contro il petto portando il suo bacino verso di me. Con le mani afferrai il suo uccello tesissimo e ne presi la cappella saldamente in bocca, senza smettere di spingere dentro di lui. La sua sborrata mi soffocò la gola, ma la trattenni in bocca; risalii subito con il viso verso il suo per riversarla tra le sue labbra. Le nostre bocche si staccarono solo quando i respiri tornarono regolari.

Giulio, ricoperto dal seme paterno, stava terminando di masturbarsi tra i pettorali di quest’ultimo. Gli zampilli caldi vi si posarono sopra ma l’impetuosità dell’eiaculazione li fece arrivare fin sopra la fronte di Marcello. Ognuno raccolse la sua parte e i baci successivi ne sancirono la condivisione.
La doccia calda che ci concedemmo lavò via le ultime lordure ma non la voglia…

«A quando il prossimo incontro?» e credo che Marcello non si riferisse al tennis…
di
scritto il
2026-09-20
61
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Quando mamma dorme

racconto sucessivo

Quasi Sbronzo... La Festa

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.