Aura il Culo
di
Angelo B
genere
prime esperienze
L'Iniziazione della Carne
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Angelo decide di non aspettare e inizia l'addestramento di Aura immediatamente, spingendola oltre i suoi limiti fisici ed emotivi. Mentre il dolore si trasforma in piacere, Aura scopre una nuova profondità di sottomissione e desiderio.
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Il respiro di Aura era ancora un rantolo spezzato, il suo corpo un arco di carne esausta appoggiato a quello di Angelo. La luce del tardo pomeriggio disegnava strisce dorate sul pavimento di legno, ma nella stanza il calore era tutto umano, denso, un odore di sudore e sesso che si attaccava alla pelle. Angelo la guardava, i suoi occhi scuri che percorrevano le curve di lei, i segni rossi sulla sua pelle, la macchia di umido che si allargava sotto i suoi fianchi. L’idea di farla aspettare, di rimandare l’addestramento al mattino dopo, gli sembrava all'improvviso una stupidaggine, un ritardo insopportabile. Era lì. Era sua. Perché aspettare?
Senza una parola, si sollevò, il suo movimento fluido e predatorio. Aura lo guardò con gli occhi ancora velati di piacere, una domanda muta sulle labbra. Angelo non rispose. Si limitò a afferrare le sue caviglie e, con una decisione che non ammetteva repliche, la girò sulla pancia. Un sussulto le attraversò la schiena quando il suo petto e il suo viso si schiacciarono contro le lenzuola, ancora calde e umide. Si trovava ora con le ginocchia sotto di sé, le natiche protese in aria, una posizione di totale vulnerabilità che le fece stringere i pugni nel tessuto. L'aria fresca le accarezzò la fica aperta e, soprattutto, il piccolo buco stretto e vergine che nessuno aveva mai osato toccare.
“Domani è per i deboli,” sibilò Angelo, la sua voce un basso vibrante contro la schiena di lei. Le sue mani le presero i glutei, allargandoli con una forza che la fece gemere. Il pollice di lui le passò sopra la fessura, fermandosi a sfiorare quella piccola, chiusa apertura. Aura si irrigidì. Il contatto era elettrico, spaventoso e stranamente eccitante. Sentì il suo cuore martellarle nel petto, un tamburo selvaggio contro il silenzio della stanza.
Angelo si spostò, e Aura sentì il peso di lui spostarsi verso il comodino. Ci fu un leggero tintinnio, poi tornò. Un odore dolce e quasi chimico le pervase le narici. L'olio da massaggio. Sentì una goccia fredda cadere esattamente sul suo sfintere, contrarsi a quella sensazione inaspettata. Poi le dita di Angelo, coperte di quel liquido scivoloso, iniziarono a massaggiarle l'ingresso. Non era un carezza, ma una preparazione metodica, insistente. Premette, ruotò, spinse con una lentezza torturante. Aura morsicò il labbro, il suo corpo un campo di battaglia tra il desiderio di fuggire e una curiosità malsana.
Il primo dito entrò. Un gemito soffocato le sfuggì. Era un'invasione, una sensazione di pieno strana e non del tutto piacevole. Angelo lo mosse all'interno, allargandola, abituandola alla presenza. Le pareti del suo culo si stringevano attorno a quel dito in spasmi involontari. Poi un secondo dito si unì al primo. Il dolore fu più acuto, un bruciore che si irradiava lungo la sua spina dorsale. “Angelo…” sussurrò, il suo voce un filo tremante.
“Stai zitta e prendila, troietta,” ordinò lui, la sua voce dura come la pietra. Continuò a lavorare con le dita, scalandole, allargandola, preparandola per ciò che sapeva sarebbe venuto. Quando le ritirò, Aura sentì un vuoto, una sensazione di incompletezza che la spaventò. Lo sentì spostarsi dietro di lei, il suo cazzo duro e caldo che le si appoggiava contro la fessura, scivolando sull'olio. La prese per i fianchi, la sua presa di ferro.
“Respira,” disse, e fu l'unica avvertenza che ricevette.
Poi spinse.
Non fu una spinta gentile. Fu un affondo potente, deciso. La testa del suo cazzo premette contro il suo sfintere chiuso, e per un istante sembrò impossibile. Poi, con una lacerazione secca e bruciante, la resistenza cedette. Il cazzo di Angelo la sfondò, entrandola di colpo fino alle palle.
Un urlo le strappò la gola. Non era un gemido di piacere, ma un grido puro di dolore, un suono animale che riempì la stanza. “MI STAI ROMPENDE IN DUE!” gridò, le lacrime che le sgorgarono dagli occhi, bagnando il cuscino sotto la sua faccia. Era un dolore acuto, devastante, come se qualcuno le avesse infilato un ferro rovente. Il suo culo era in fiamme, si sentiva strappato, dilatato oltre ogni limite immaginabile. Il suo corpo si contorse in un futile tentativo di sfuggire a quella tortura, ma le mani di Angelo la tenevano ferma, inchiodata al suo cazzo.
Angelo si fermò, sepolto dentro di lei fino in fondo, lasciandola solo con quel dolore lancinante. Le lacrime le colavano copiose, il suo corpo tremava da capo a piedi. Ma sotto quel magma di sofferenza, qualcosa d'altro iniziò a germogliare. La piena assoluta, la sensazione di essere posseduta così profondamente, così completamente. Il suo corpo, dopo lo shock iniziale, iniziava a abituarsi, a cedere. Il bruciore era ancora lì, ma ora era mescolato a una sorta di pressione profonda, un'eco strana e non del tutto sgradevole.
Angelo sentì quella minima variazione, il modo in cui i suoi muscoli interni cessavano di contrarsi solo per il dolore. Iniziò a muoversi, con una lentezza quasi sadica. Tirò fuori quasi del tutto, poi rientrò, ancora una volta, con un movimento lungo e profondo. Il secondo affondo fu ancora doloroso, ma meno del primo. Il terzo, ancora meno. Il grido di dolore di Aura si trasformò in un lamento roco, un suono confuso in cui il piacere iniziava a farsi strada.
Il ritmo di Angelo aumentò leggermente. Ogni colpo le faceva vedere le stelle, un'esplosione di dolore e piacere che le annebbiava la mente. Le sue mani le stringevano i fianchi con forza, e ogni spinta le faceva sbattere il petto contro il materasso. Il suo culo, prima così stretto e vergine, ora si apriva per lui, si adattava alla sua forma, lo inghiottiva con una fame che lei stessa non sapeva di avere. Il dolore si stava trasformando in un piacere diverso, più oscuro, più profondo, un piacere che partiva dalle viscere e la travolgeva.
“Sì… così… sfondami…” sentì sé stessa gemere, le parole che le uscivano dalla bocca senza che lei le controllasse. Era una preda, ma era una preda che aveva iniziato a godere della cattura.
Angelo, sentendola cedere, aumentò la velocità. Ora la scopava nel culo con forza, i suoi colpi secchi e ritmati, le palle che le sbattevano contro il clitoride gonfio ad ogni spinta. La stanza era riempita dal suono delle loro pelle che si scontrava, dai suoi lamenti sempre più alti, dai suoi ringhii di possesso. Aura sentì l'orgasmo crescere, un'onda gigantesca che partiva da quel suo culo pieno e dilatato. Si strinse a pugno le lenzuola, l'arco della sua schiena si incurvò ancora di più.
“Vengo! Angelo, vengo!” gridò, e il suo corpo esplose in una serie di contrazioni violente. Il suo culo si strinse attorno al cazzo di lui come una morsa, e quella fu la goccia. Angelo con un ruggito profondo la spinse una volta di più fino in fondo e si bloccò. Aura sentì il suo cazzo pulsare dentro di lei, un battito selvaggio, e poi un'ondata di calore bollente che la inondò. La sua sborra la riempì, tanta, abbondante, che le sembrò di sentirla fino allo stomaco. Il suo culo rotto e pieno di sborra.
Crollarono entrambi sul letto, lui pesante sulla sua schiena, il cazzo ancora sepolto dentro di lei mentre le ultime contrazioni dell'orgasmo la scuotevano. Le lacrime le bagnavano ancora il viso, ma ora erano lacrime di pura, travolgente estasi. Era stata rotta, posseduta, distrutta e ricostruita in un solo atto. E non aveva mai provato nulla di simile.
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Angelo decide di non aspettare e inizia l'addestramento di Aura immediatamente, spingendola oltre i suoi limiti fisici ed emotivi. Mentre il dolore si trasforma in piacere, Aura scopre una nuova profondità di sottomissione e desiderio.
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Il respiro di Aura era ancora un rantolo spezzato, il suo corpo un arco di carne esausta appoggiato a quello di Angelo. La luce del tardo pomeriggio disegnava strisce dorate sul pavimento di legno, ma nella stanza il calore era tutto umano, denso, un odore di sudore e sesso che si attaccava alla pelle. Angelo la guardava, i suoi occhi scuri che percorrevano le curve di lei, i segni rossi sulla sua pelle, la macchia di umido che si allargava sotto i suoi fianchi. L’idea di farla aspettare, di rimandare l’addestramento al mattino dopo, gli sembrava all'improvviso una stupidaggine, un ritardo insopportabile. Era lì. Era sua. Perché aspettare?
Senza una parola, si sollevò, il suo movimento fluido e predatorio. Aura lo guardò con gli occhi ancora velati di piacere, una domanda muta sulle labbra. Angelo non rispose. Si limitò a afferrare le sue caviglie e, con una decisione che non ammetteva repliche, la girò sulla pancia. Un sussulto le attraversò la schiena quando il suo petto e il suo viso si schiacciarono contro le lenzuola, ancora calde e umide. Si trovava ora con le ginocchia sotto di sé, le natiche protese in aria, una posizione di totale vulnerabilità che le fece stringere i pugni nel tessuto. L'aria fresca le accarezzò la fica aperta e, soprattutto, il piccolo buco stretto e vergine che nessuno aveva mai osato toccare.
“Domani è per i deboli,” sibilò Angelo, la sua voce un basso vibrante contro la schiena di lei. Le sue mani le presero i glutei, allargandoli con una forza che la fece gemere. Il pollice di lui le passò sopra la fessura, fermandosi a sfiorare quella piccola, chiusa apertura. Aura si irrigidì. Il contatto era elettrico, spaventoso e stranamente eccitante. Sentì il suo cuore martellarle nel petto, un tamburo selvaggio contro il silenzio della stanza.
Angelo si spostò, e Aura sentì il peso di lui spostarsi verso il comodino. Ci fu un leggero tintinnio, poi tornò. Un odore dolce e quasi chimico le pervase le narici. L'olio da massaggio. Sentì una goccia fredda cadere esattamente sul suo sfintere, contrarsi a quella sensazione inaspettata. Poi le dita di Angelo, coperte di quel liquido scivoloso, iniziarono a massaggiarle l'ingresso. Non era un carezza, ma una preparazione metodica, insistente. Premette, ruotò, spinse con una lentezza torturante. Aura morsicò il labbro, il suo corpo un campo di battaglia tra il desiderio di fuggire e una curiosità malsana.
Il primo dito entrò. Un gemito soffocato le sfuggì. Era un'invasione, una sensazione di pieno strana e non del tutto piacevole. Angelo lo mosse all'interno, allargandola, abituandola alla presenza. Le pareti del suo culo si stringevano attorno a quel dito in spasmi involontari. Poi un secondo dito si unì al primo. Il dolore fu più acuto, un bruciore che si irradiava lungo la sua spina dorsale. “Angelo…” sussurrò, il suo voce un filo tremante.
“Stai zitta e prendila, troietta,” ordinò lui, la sua voce dura come la pietra. Continuò a lavorare con le dita, scalandole, allargandola, preparandola per ciò che sapeva sarebbe venuto. Quando le ritirò, Aura sentì un vuoto, una sensazione di incompletezza che la spaventò. Lo sentì spostarsi dietro di lei, il suo cazzo duro e caldo che le si appoggiava contro la fessura, scivolando sull'olio. La prese per i fianchi, la sua presa di ferro.
“Respira,” disse, e fu l'unica avvertenza che ricevette.
Poi spinse.
Non fu una spinta gentile. Fu un affondo potente, deciso. La testa del suo cazzo premette contro il suo sfintere chiuso, e per un istante sembrò impossibile. Poi, con una lacerazione secca e bruciante, la resistenza cedette. Il cazzo di Angelo la sfondò, entrandola di colpo fino alle palle.
Un urlo le strappò la gola. Non era un gemido di piacere, ma un grido puro di dolore, un suono animale che riempì la stanza. “MI STAI ROMPENDE IN DUE!” gridò, le lacrime che le sgorgarono dagli occhi, bagnando il cuscino sotto la sua faccia. Era un dolore acuto, devastante, come se qualcuno le avesse infilato un ferro rovente. Il suo culo era in fiamme, si sentiva strappato, dilatato oltre ogni limite immaginabile. Il suo corpo si contorse in un futile tentativo di sfuggire a quella tortura, ma le mani di Angelo la tenevano ferma, inchiodata al suo cazzo.
Angelo si fermò, sepolto dentro di lei fino in fondo, lasciandola solo con quel dolore lancinante. Le lacrime le colavano copiose, il suo corpo tremava da capo a piedi. Ma sotto quel magma di sofferenza, qualcosa d'altro iniziò a germogliare. La piena assoluta, la sensazione di essere posseduta così profondamente, così completamente. Il suo corpo, dopo lo shock iniziale, iniziava a abituarsi, a cedere. Il bruciore era ancora lì, ma ora era mescolato a una sorta di pressione profonda, un'eco strana e non del tutto sgradevole.
Angelo sentì quella minima variazione, il modo in cui i suoi muscoli interni cessavano di contrarsi solo per il dolore. Iniziò a muoversi, con una lentezza quasi sadica. Tirò fuori quasi del tutto, poi rientrò, ancora una volta, con un movimento lungo e profondo. Il secondo affondo fu ancora doloroso, ma meno del primo. Il terzo, ancora meno. Il grido di dolore di Aura si trasformò in un lamento roco, un suono confuso in cui il piacere iniziava a farsi strada.
Il ritmo di Angelo aumentò leggermente. Ogni colpo le faceva vedere le stelle, un'esplosione di dolore e piacere che le annebbiava la mente. Le sue mani le stringevano i fianchi con forza, e ogni spinta le faceva sbattere il petto contro il materasso. Il suo culo, prima così stretto e vergine, ora si apriva per lui, si adattava alla sua forma, lo inghiottiva con una fame che lei stessa non sapeva di avere. Il dolore si stava trasformando in un piacere diverso, più oscuro, più profondo, un piacere che partiva dalle viscere e la travolgeva.
“Sì… così… sfondami…” sentì sé stessa gemere, le parole che le uscivano dalla bocca senza che lei le controllasse. Era una preda, ma era una preda che aveva iniziato a godere della cattura.
Angelo, sentendola cedere, aumentò la velocità. Ora la scopava nel culo con forza, i suoi colpi secchi e ritmati, le palle che le sbattevano contro il clitoride gonfio ad ogni spinta. La stanza era riempita dal suono delle loro pelle che si scontrava, dai suoi lamenti sempre più alti, dai suoi ringhii di possesso. Aura sentì l'orgasmo crescere, un'onda gigantesca che partiva da quel suo culo pieno e dilatato. Si strinse a pugno le lenzuola, l'arco della sua schiena si incurvò ancora di più.
“Vengo! Angelo, vengo!” gridò, e il suo corpo esplose in una serie di contrazioni violente. Il suo culo si strinse attorno al cazzo di lui come una morsa, e quella fu la goccia. Angelo con un ruggito profondo la spinse una volta di più fino in fondo e si bloccò. Aura sentì il suo cazzo pulsare dentro di lei, un battito selvaggio, e poi un'ondata di calore bollente che la inondò. La sua sborra la riempì, tanta, abbondante, che le sembrò di sentirla fino allo stomaco. Il suo culo rotto e pieno di sborra.
Crollarono entrambi sul letto, lui pesante sulla sua schiena, il cazzo ancora sepolto dentro di lei mentre le ultime contrazioni dell'orgasmo la scuotevano. Le lacrime le bagnavano ancora il viso, ma ora erano lacrime di pura, travolgente estasi. Era stata rotta, posseduta, distrutta e ricostruita in un solo atto. E non aveva mai provato nulla di simile.
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