Elena la mia doc
di
Graz
genere
etero
Episodio di qualche anno fa
Era l’estate del 2014, quando una mattina vado dal mio medico di famiglia per la ricetta di alcuni medicinali.
La dottoressa, che chiameremo Elena, è il nostro medico di famiglia ormai da oltre una dozzina o più di anni, ci diamo del tu perché ormai oltre al contatto professionale siamo diventati quasi amici, se non proprio amici comunque c’è molta confidenza. Durante la stagione mi capita di portarle alcuni prodotti del mio orto, pomodori e zucchine o le fragole quando sono mature.
Io l’orto lo coltivo per lo più, come molti , per passione e passatempo che per raccoglierne i frutti; mi piace vedere le cose crescere e maturare, e poi comunque non utilizzo nessun agente chimico, neppure fertilizzanti per cui i mie prodotti sono sicuramente Bio, e lei li apprezza.
Elena è una bella signora, qualche anno meno di me, quindi all’epoca poteva averne intorno ai 45, devo dire che mi è piaciuta subito come persona dalla prima volta che sono stato nel suo ambulatorio. Anche se non è di una bellezza appariscente io lo trovata subito molto sensuale, una di quelle donne che si notano, anche quando non vogliono farsi vedere. Un viso dolce, anche se apparentemente un po spigoloso, due occhi grigi-azzurri, profondi e luminosi e un sorriso che scalda ogni volta che lo si guarda. E’ alta almeno uno e settanta, con le gambe lunghe e ben tornite, e immagino un bel seno, anche se generalmente lo nasconde sempre, sotto abiti sportivi o vestiti ampi che di certo non mettono mai in risalto il profilo e le curve del suo corpo. Si è sempre dimostrata molto professionale.
Quella mattina faceva parecchio caldo, le mura dell’ambulatorio sono esposte al sole dal primo mattino fino a inizio pomeriggio, e anche con la grande finestra aperta non c’era modo di rinfrescare.
- Ciao Elena, buon giorno - saluto entrando
- Ciao, oggi non è una gran bella giornata, non mi funziona più il Pc e devo fare tutte le ricette a mano -
- Cosa gli è successo - domando
- Non carica più la batteria, il tecnico che ho chiamato al telefono mi ha detto che probabilmente è da cambiare tutto il Pc, non ci voleva proprio adesso -
- Anche se non carica la batteria, se lo tieni alimentato con la corrente dovrebbe andare lo stesso - le dico io
- Guarda che l’alimentatore lo ho attaccato - mi risponde – Ma tu te ne intendi?-
- Un pò si, se vuoi dò una occhiata - intanto controllo l’alimentatore, è inserito ma è freddo al tatto. - Questo di sicuro non funziona - le dico - Magari prima di pensare di cambiare Pc, potresti pensare di cambiare l’alimentatore, io ne ho uno a casa che va bene per il tuo computer, quando mi hai fatto le ricette vado a prenderlo e torno, vediamo se funziona e te lo posso lasciare qualche giorno finché non te ne prendi uno, se è per quello che non va. -
- Ok, grazie, mi faresti un grande favore - - Intanto la tua pressione come va?, diamo una occhiata -
Si alza da dietro la scrivania per avviarsi al lettino dove visita i pazienti, nell’alzarsi si sporge un po in avanti e tra lo spazio dei bottoni del camice che indossa posso sbirciare un bel reggiseno nero dal quale si intravvede il solco dei seni, è solo un attimo ma….abbastanza per farsi una idea.
Fa davvero caldo oggi e noto che sotto al camice, al contrario di altre volte non indossa null’altro che l’intimo. Mi siedo sullo sgabello vicino al lettino e appoggio il braccio al quale mi mette lo strumento per misurare la pressione, lei si siede sul lettino e sempre tra lo spazio dei bottoni si intravede un bel paio di mutandine con il pizzo nero. Non posso fare a meno di osservare, so che mi sta guardando e forse si è accorta che la osservo, ma fa finta di nulla.
- La pressione direi che è a posto, mi raccomando però prendi sempre la pastiglia - mi dice mentre mi prepara le ricette - Allora ti aspetto tra poco e vediamo se è l’alimentatore? -
- Si, il tempo di andare a prenderlo e torno -
Esco dall’ambulatorio, è quasi mezzogiorno e c’è solo un altro paziente in attesa, non abito molto lontano ma tra andare, cercare l’alimentatore e tornare ci vogliono circa una ventina buona di minuti.
Quando torno in sala d’attesa non c’è più nessuno e la porta dello studio è socchiusa, busso.
- Vieni, vieni, non ho più pazienti per stamattina -
Entro e sostituisco l’alimentatore - Prova ad accendere il Pc ora -
Magicamente il Pc si avvia
- Avevi ragione, pensare che mi ero ormai rassegnata a doverlo cambiare, cosi mi fai risparmiare un sacco di soldi, pensa che ero già andata a ritirare al bancomat !! -
- Per ora puoi usarlo cosi, se vedi che comunque la batteria non si ricarica puoi pensare di cambiare anche quella, spendi sempre meno che cambiare Pc - le dico.
- Grazie, non so come ringraziarti, guarda ti abbraccerei e ti bacerei!! - mentre lo dice si alza dalla scrivania e viene verso di me, la guardo mentre si avvicina, poi improvvisamente mi abbraccia, mi stringe forte e sento il suo seno premere contro il mio petto, mentre il suo viso è appoggiato alla mia spalla. Sento il suo profumo, sa di fresco di limone, senza che mi renda conto in un attimo il mio membro si indurisce, di sicuro lei lo sente. Dura tutto pochi attimi, anche se non posso dire quanto tempo siamo stati abbracciati, poi sposta il viso dalla spalla, per un attimo mi guarda e io non resisto, la bacio sulla bocca.
Lei non si ritrae, anzi risponde, cerca la mia lingua mentre le nostre salive si mescolano, la fa roteare nella mia bocca, con una mano le prendo la nuca e la stringo a me, non voglio che smetta, e con l’altra le accarezzo un seno. E’ sodo sotto il palmo della mano e attraverso la stoffa del camice e del reggiseno. Le sbottono un paio di bottoni e la mano sotto il camice sente il calore della sua pelle.
Si stacca un attimo e tenendomi per mano, mi porta verso l’ingresso, chiude la porta con due giri di chiave. Senza dire nulla si accuccia davanti a me, e mentre mi guarda mi slaccia la cintura e mi apre i jeans, li abbassa un poco sui fianchi, poi infila le mani sotto l’elastico degli slip e mette in mostra il membro eretto, rigido come il marmo e con la cappella bene in vista. Avvicina le labbra e lentamente lo fa scivolare in bocca, sento la sua lingua calda morbida e umida che lo avvolge, lentamente inizia con una mano a far scorrere avanti e indietro la pelle mentre con l’altra mi accarezza delicatamente le palle, la guardo mentre il membro entra e esce dalla sua bocca, quando affonda lo sento nella sua gola, lo fa uscire e con la lingua percorre tutta l’asta fino alle palle e poi risale, di nuovo avvolge la cappella con le labbra, la lingua che cerca il buchino le guance le si serrano mentre cerca di succhiarmi l’anima. Così per qualche minuto, ma la situazione è molto eccitante, la sorpresa e l’atmosfera fanno si che non possa resistere molto. Sto fremendo e sto per venire, lo sento e lo sente anche lei.
Apre la bocca per accogliere il mio seme mentre continua a masturbarmi, mi guarda e io la guardo la scena è veramente carica di erotismo, non resisto oltre; il primo schizzo di sperma la raggiunge sulla lingua che è protesa, in bocca e sul viso, mentre mi scappa un gemito il secondo schizzo di caldo e denso sperma la raggiunge sulle labbra e lei cerca di raccoglierla con la lingua e come niente la ingoia, un attimo e il terzo schizzo la prende di nuovo in viso, lascia il mio membro e con le dita cerca di raccoglierla e la porta alla bocca, poi ripulisce le ultime gocce che stanno colando lungo l’asta. La aiuto a rialzarsi e la bacio in bocca, voglio sentire il mio sapore, sono ancora eccitato e voglio prenderla. Ci avviciniamo al lettino lei si appoggia con le mani e mi da la schiena, le sollevo il camice e le sfilo le mutandine, sono umide e profumano intensamente del suo odore speziato. Però la faccio girare e sedere sul lettino, le gambe larghe a penzoloni, mi inginocchio davanti a lei e infilo il mio viso tra le sue cosce.
Il suo profumo e inebriante e eccitante, il suo sesso non è rasato il suo pelo è folto di peli chiari, quasi come il colore dei suoi capelli, sono morbidissimi e lucidi anche degli umori dell’eccitazione che le sono colati fuori, inizio a leccare il suo sesso lentamente, faccio scorrere la lingua dentro di lei e lungo la sua fessura, lei si stende sul lettino e mi offre la sua figa. Prendo delicatamente le sue grandi labbra nella mia bocca poi con la lingua salgo a giocare con il clitoride, è teso e pulsante, mentre gli roteo la lingua intorno con due dita entro nel suo sesso, e lubrificatissima e le dita scorrono senza fatica, le ruoto dentro di lei mentre cerco di premere il punto all’interno dietro il suo clitoride.
La sento gemere e inarcare la schiena, sento che si stringe intorno alle dita dentro di lei.
- Prendimi - mi dice in un sussurro - Scopami, fammi godere -
Il suo invito mi eccita ulteriormente se possibile, cosi mi alzo. Coricata sul lettino da visita il suo sesso è proprio alla mia altezza, le alzo le gambe e le metto sulle mie spalle, poi avvicino il mio membro alla sua fessura, con una mano lei lo prende e lo indirizza contro le labbra bagnate, mi fa inumidire la cappella e con una leggera spinta la prendo. Sento che la cappella la apre, lo sento scorrere dentro di lei fino in fondo, sento il mio bacino contro il suo e inizio a scorrere lentamente avanti e indietro, ad ogni affondo lei sussulta e geme, sento che il suo respiro cambia, lentamente si fa più corto, quasi ansimante.
- Spingi, non fermarti - mi dice con un filo di voce
- Elena… - è tutto quello che riesco a dire
Con le sue gambe appoggiate alle mie spalle mi corico leggermente verso di lei, quanto basta perché le mani arrivino ai suoi seni. Sento i capezzoli rigidi sotto la stoffa, le tiro su il reggiseno e li vedo spuntare da una aerola scura che risalta comunque sulla sua pelle abbronzata, è ampia e i capezzoli lunghi, le strizzo il seno mentre continuo a scoparla, sento che geme e si morsica le labbra, sento che contrae la sua figa sento le pareti della sua vulva che stringono il membro e sento che si scuote e un brivido la percorre mentre ha l’orgasmo
- Vengo, oh si vengo - quasi grida
Ancora pochi affondi nelle sue reni e anche il mio orgasmo arriva, insieme ad uno spruzzo di sborra nelle sue viscere, mentre lo sfilo un altro getto questa volta sui suoi peli e sul suo ventre, lei allunga una mano e se la spande sulla pancia, sul monte di venere. Restiamo così per un tempo che sembra infinito, ma in realtà credo non più di trenta secondi, poi mi scosto, vedo un rivolo di sperma che le cola dalla figa, le riga una coscia. Lei si alza, senza dire una parola va verso il lavandino, si sciacqua le mani poi prende della carta asciugamani e si pulisce tra le cosce, e un pezzo lo da a me.
Nessuno parla, non servono le parole ma ci guardiamo a vicenda negli occhi, sappiamo entrambi che ...è stato bello ma difficilmente si ripeterà.
Mi ricompongo mentre lei si toglie il camice, si rimette gli slip si sistema il reggiseno e poi prende dall’armadio la gonna e la camicetta con cui era arrivata in ambulatorio. Mi avvio alla porta, tolgo i due giri di chiave e poi prima di aprire torno verso di lei, la abbraccio per un istante e la bacio.
- Grazie Elena – lei mi sorride mentre esco.
Non è più successo nulla dopo quella volta, nessuno di noi ne ha più accennato o provato a parlarne, va bene così.
Solo che ogni volta che vado da lei non posso fare a meno di pensare a quello che è successo, e comunque se la guardo negli occhi credo di vedere (o forse mi illudo che sia così) ancora quella luce e quel desiderio che ho visto in quel momento di piacevole “follia”.
Era l’estate del 2014, quando una mattina vado dal mio medico di famiglia per la ricetta di alcuni medicinali.
La dottoressa, che chiameremo Elena, è il nostro medico di famiglia ormai da oltre una dozzina o più di anni, ci diamo del tu perché ormai oltre al contatto professionale siamo diventati quasi amici, se non proprio amici comunque c’è molta confidenza. Durante la stagione mi capita di portarle alcuni prodotti del mio orto, pomodori e zucchine o le fragole quando sono mature.
Io l’orto lo coltivo per lo più, come molti , per passione e passatempo che per raccoglierne i frutti; mi piace vedere le cose crescere e maturare, e poi comunque non utilizzo nessun agente chimico, neppure fertilizzanti per cui i mie prodotti sono sicuramente Bio, e lei li apprezza.
Elena è una bella signora, qualche anno meno di me, quindi all’epoca poteva averne intorno ai 45, devo dire che mi è piaciuta subito come persona dalla prima volta che sono stato nel suo ambulatorio. Anche se non è di una bellezza appariscente io lo trovata subito molto sensuale, una di quelle donne che si notano, anche quando non vogliono farsi vedere. Un viso dolce, anche se apparentemente un po spigoloso, due occhi grigi-azzurri, profondi e luminosi e un sorriso che scalda ogni volta che lo si guarda. E’ alta almeno uno e settanta, con le gambe lunghe e ben tornite, e immagino un bel seno, anche se generalmente lo nasconde sempre, sotto abiti sportivi o vestiti ampi che di certo non mettono mai in risalto il profilo e le curve del suo corpo. Si è sempre dimostrata molto professionale.
Quella mattina faceva parecchio caldo, le mura dell’ambulatorio sono esposte al sole dal primo mattino fino a inizio pomeriggio, e anche con la grande finestra aperta non c’era modo di rinfrescare.
- Ciao Elena, buon giorno - saluto entrando
- Ciao, oggi non è una gran bella giornata, non mi funziona più il Pc e devo fare tutte le ricette a mano -
- Cosa gli è successo - domando
- Non carica più la batteria, il tecnico che ho chiamato al telefono mi ha detto che probabilmente è da cambiare tutto il Pc, non ci voleva proprio adesso -
- Anche se non carica la batteria, se lo tieni alimentato con la corrente dovrebbe andare lo stesso - le dico io
- Guarda che l’alimentatore lo ho attaccato - mi risponde – Ma tu te ne intendi?-
- Un pò si, se vuoi dò una occhiata - intanto controllo l’alimentatore, è inserito ma è freddo al tatto. - Questo di sicuro non funziona - le dico - Magari prima di pensare di cambiare Pc, potresti pensare di cambiare l’alimentatore, io ne ho uno a casa che va bene per il tuo computer, quando mi hai fatto le ricette vado a prenderlo e torno, vediamo se funziona e te lo posso lasciare qualche giorno finché non te ne prendi uno, se è per quello che non va. -
- Ok, grazie, mi faresti un grande favore - - Intanto la tua pressione come va?, diamo una occhiata -
Si alza da dietro la scrivania per avviarsi al lettino dove visita i pazienti, nell’alzarsi si sporge un po in avanti e tra lo spazio dei bottoni del camice che indossa posso sbirciare un bel reggiseno nero dal quale si intravvede il solco dei seni, è solo un attimo ma….abbastanza per farsi una idea.
Fa davvero caldo oggi e noto che sotto al camice, al contrario di altre volte non indossa null’altro che l’intimo. Mi siedo sullo sgabello vicino al lettino e appoggio il braccio al quale mi mette lo strumento per misurare la pressione, lei si siede sul lettino e sempre tra lo spazio dei bottoni si intravede un bel paio di mutandine con il pizzo nero. Non posso fare a meno di osservare, so che mi sta guardando e forse si è accorta che la osservo, ma fa finta di nulla.
- La pressione direi che è a posto, mi raccomando però prendi sempre la pastiglia - mi dice mentre mi prepara le ricette - Allora ti aspetto tra poco e vediamo se è l’alimentatore? -
- Si, il tempo di andare a prenderlo e torno -
Esco dall’ambulatorio, è quasi mezzogiorno e c’è solo un altro paziente in attesa, non abito molto lontano ma tra andare, cercare l’alimentatore e tornare ci vogliono circa una ventina buona di minuti.
Quando torno in sala d’attesa non c’è più nessuno e la porta dello studio è socchiusa, busso.
- Vieni, vieni, non ho più pazienti per stamattina -
Entro e sostituisco l’alimentatore - Prova ad accendere il Pc ora -
Magicamente il Pc si avvia
- Avevi ragione, pensare che mi ero ormai rassegnata a doverlo cambiare, cosi mi fai risparmiare un sacco di soldi, pensa che ero già andata a ritirare al bancomat !! -
- Per ora puoi usarlo cosi, se vedi che comunque la batteria non si ricarica puoi pensare di cambiare anche quella, spendi sempre meno che cambiare Pc - le dico.
- Grazie, non so come ringraziarti, guarda ti abbraccerei e ti bacerei!! - mentre lo dice si alza dalla scrivania e viene verso di me, la guardo mentre si avvicina, poi improvvisamente mi abbraccia, mi stringe forte e sento il suo seno premere contro il mio petto, mentre il suo viso è appoggiato alla mia spalla. Sento il suo profumo, sa di fresco di limone, senza che mi renda conto in un attimo il mio membro si indurisce, di sicuro lei lo sente. Dura tutto pochi attimi, anche se non posso dire quanto tempo siamo stati abbracciati, poi sposta il viso dalla spalla, per un attimo mi guarda e io non resisto, la bacio sulla bocca.
Lei non si ritrae, anzi risponde, cerca la mia lingua mentre le nostre salive si mescolano, la fa roteare nella mia bocca, con una mano le prendo la nuca e la stringo a me, non voglio che smetta, e con l’altra le accarezzo un seno. E’ sodo sotto il palmo della mano e attraverso la stoffa del camice e del reggiseno. Le sbottono un paio di bottoni e la mano sotto il camice sente il calore della sua pelle.
Si stacca un attimo e tenendomi per mano, mi porta verso l’ingresso, chiude la porta con due giri di chiave. Senza dire nulla si accuccia davanti a me, e mentre mi guarda mi slaccia la cintura e mi apre i jeans, li abbassa un poco sui fianchi, poi infila le mani sotto l’elastico degli slip e mette in mostra il membro eretto, rigido come il marmo e con la cappella bene in vista. Avvicina le labbra e lentamente lo fa scivolare in bocca, sento la sua lingua calda morbida e umida che lo avvolge, lentamente inizia con una mano a far scorrere avanti e indietro la pelle mentre con l’altra mi accarezza delicatamente le palle, la guardo mentre il membro entra e esce dalla sua bocca, quando affonda lo sento nella sua gola, lo fa uscire e con la lingua percorre tutta l’asta fino alle palle e poi risale, di nuovo avvolge la cappella con le labbra, la lingua che cerca il buchino le guance le si serrano mentre cerca di succhiarmi l’anima. Così per qualche minuto, ma la situazione è molto eccitante, la sorpresa e l’atmosfera fanno si che non possa resistere molto. Sto fremendo e sto per venire, lo sento e lo sente anche lei.
Apre la bocca per accogliere il mio seme mentre continua a masturbarmi, mi guarda e io la guardo la scena è veramente carica di erotismo, non resisto oltre; il primo schizzo di sperma la raggiunge sulla lingua che è protesa, in bocca e sul viso, mentre mi scappa un gemito il secondo schizzo di caldo e denso sperma la raggiunge sulle labbra e lei cerca di raccoglierla con la lingua e come niente la ingoia, un attimo e il terzo schizzo la prende di nuovo in viso, lascia il mio membro e con le dita cerca di raccoglierla e la porta alla bocca, poi ripulisce le ultime gocce che stanno colando lungo l’asta. La aiuto a rialzarsi e la bacio in bocca, voglio sentire il mio sapore, sono ancora eccitato e voglio prenderla. Ci avviciniamo al lettino lei si appoggia con le mani e mi da la schiena, le sollevo il camice e le sfilo le mutandine, sono umide e profumano intensamente del suo odore speziato. Però la faccio girare e sedere sul lettino, le gambe larghe a penzoloni, mi inginocchio davanti a lei e infilo il mio viso tra le sue cosce.
Il suo profumo e inebriante e eccitante, il suo sesso non è rasato il suo pelo è folto di peli chiari, quasi come il colore dei suoi capelli, sono morbidissimi e lucidi anche degli umori dell’eccitazione che le sono colati fuori, inizio a leccare il suo sesso lentamente, faccio scorrere la lingua dentro di lei e lungo la sua fessura, lei si stende sul lettino e mi offre la sua figa. Prendo delicatamente le sue grandi labbra nella mia bocca poi con la lingua salgo a giocare con il clitoride, è teso e pulsante, mentre gli roteo la lingua intorno con due dita entro nel suo sesso, e lubrificatissima e le dita scorrono senza fatica, le ruoto dentro di lei mentre cerco di premere il punto all’interno dietro il suo clitoride.
La sento gemere e inarcare la schiena, sento che si stringe intorno alle dita dentro di lei.
- Prendimi - mi dice in un sussurro - Scopami, fammi godere -
Il suo invito mi eccita ulteriormente se possibile, cosi mi alzo. Coricata sul lettino da visita il suo sesso è proprio alla mia altezza, le alzo le gambe e le metto sulle mie spalle, poi avvicino il mio membro alla sua fessura, con una mano lei lo prende e lo indirizza contro le labbra bagnate, mi fa inumidire la cappella e con una leggera spinta la prendo. Sento che la cappella la apre, lo sento scorrere dentro di lei fino in fondo, sento il mio bacino contro il suo e inizio a scorrere lentamente avanti e indietro, ad ogni affondo lei sussulta e geme, sento che il suo respiro cambia, lentamente si fa più corto, quasi ansimante.
- Spingi, non fermarti - mi dice con un filo di voce
- Elena… - è tutto quello che riesco a dire
Con le sue gambe appoggiate alle mie spalle mi corico leggermente verso di lei, quanto basta perché le mani arrivino ai suoi seni. Sento i capezzoli rigidi sotto la stoffa, le tiro su il reggiseno e li vedo spuntare da una aerola scura che risalta comunque sulla sua pelle abbronzata, è ampia e i capezzoli lunghi, le strizzo il seno mentre continuo a scoparla, sento che geme e si morsica le labbra, sento che contrae la sua figa sento le pareti della sua vulva che stringono il membro e sento che si scuote e un brivido la percorre mentre ha l’orgasmo
- Vengo, oh si vengo - quasi grida
Ancora pochi affondi nelle sue reni e anche il mio orgasmo arriva, insieme ad uno spruzzo di sborra nelle sue viscere, mentre lo sfilo un altro getto questa volta sui suoi peli e sul suo ventre, lei allunga una mano e se la spande sulla pancia, sul monte di venere. Restiamo così per un tempo che sembra infinito, ma in realtà credo non più di trenta secondi, poi mi scosto, vedo un rivolo di sperma che le cola dalla figa, le riga una coscia. Lei si alza, senza dire una parola va verso il lavandino, si sciacqua le mani poi prende della carta asciugamani e si pulisce tra le cosce, e un pezzo lo da a me.
Nessuno parla, non servono le parole ma ci guardiamo a vicenda negli occhi, sappiamo entrambi che ...è stato bello ma difficilmente si ripeterà.
Mi ricompongo mentre lei si toglie il camice, si rimette gli slip si sistema il reggiseno e poi prende dall’armadio la gonna e la camicetta con cui era arrivata in ambulatorio. Mi avvio alla porta, tolgo i due giri di chiave e poi prima di aprire torno verso di lei, la abbraccio per un istante e la bacio.
- Grazie Elena – lei mi sorride mentre esco.
Non è più successo nulla dopo quella volta, nessuno di noi ne ha più accennato o provato a parlarne, va bene così.
Solo che ogni volta che vado da lei non posso fare a meno di pensare a quello che è successo, e comunque se la guardo negli occhi credo di vedere (o forse mi illudo che sia così) ancora quella luce e quel desiderio che ho visto in quel momento di piacevole “follia”.
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Matilde
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