Lesbo duo

di
genere
gay

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BUONA LETTURA
La porta si chiuse lentamente alle loro spalle con un clic appena percettibile.

Quel piccolo rumore sembrò improvvisamente enorme.

Elena rimase immobile con la schiena appoggiata al legno, le dita ancora strette intorno alla tracolla della borsa. Marta, dall'altra parte della stanza, non si mosse. Per qualche secondo si limitarono a guardarsi.

Era strano.

Si conoscevano abbastanza da sapere quando l'altra era nervosa, quando mentiva, quando aveva voglia di ridere. Eppure quella sera sembrava di non conoscersi affatto.

Marta aveva il respiro leggermente accelerato.

Elena se ne accorse.

«Perché mi guardi così?»

La voce le uscì più bassa del previsto.

Marta inclinò appena la testa.

«Perché continui a chiedermelo quando sai già la risposta.»

Un sorriso comparve sulle labbra di Elena, ma durò soltanto un istante.

«Forse voglio sentirla.»

Marta fece un passo avanti.

Il pavimento scricchiolò sotto il suo peso.

Un altro passo.

La distanza si ridusse lentamente, fino a diventare quasi imbarazzante. Elena poteva distinguere il profumo del suo shampoo, sentire il calore che emanava dal corpo di lei, osservare il modo in cui una ciocca di capelli le ricadeva sulla guancia.

Marta si fermò.

«Mi sei mancata.»

Elena abbassò gli occhi.

Quelle parole erano semplici, eppure le attraversarono il petto con una forza inattesa.

«Anche tu.»

«Non sembrava.»

Elena sollevò lo sguardo.

«Perché avevo paura.»

«Di me?»

«Di quello che provavo quando ero con te.»

Per la prima volta Marta sembrò non avere una risposta pronta.

Elena sollevò una mano.

Esitò.

Le dita rimasero sospese a pochi centimetri dal volto di Marta, come se anche quel gesto avesse bisogno di un permesso. Poi sfiorò delicatamente la sua guancia.

Marta chiuse gli occhi.

Quel semplice contatto sembrò cambiare l'aria della stanza.

Elena accarezzò lentamente la linea del suo viso, lasciando che il pollice indugiasse per un istante vicino allo zigomo.

«Non farlo se non vuoi davvero», mormorò Marta.

Elena sorrise appena.

«È proprio questo il problema.»

«Quale?»

«Lo voglio da troppo tempo.»

Marta aprì gli occhi.

Si guardarono.

Un secondo.

Due.

Poi Marta si avvicinò.

Il primo bacio fu leggero, quasi una domanda.

Elena rimase immobile per un istante, sorpresa dalla delicatezza di quel gesto. Poi chiuse gli occhi e si lasciò andare.

Quando si separarono, nessuna delle due arretrò.

I loro volti rimasero vicinissimi.

Elena poteva sentire il respiro di Marta sulla pelle.

«Questo era il momento in cui avresti dovuto dire qualcosa di intelligente», sussurrò Marta.

Elena rise piano.

«Non mi viene in mente niente.»

«Meglio.»

E la baciò di nuovo.

Questa volta Elena le afferrò delicatamente il bordo della giacca, tirandola verso di sé.

Il gesto fu spontaneo.

Marta sorrise contro le sue labbra.

«Così va meglio.»

Elena scosse la testa, fingendo di essere esasperata.

«Sei insopportabile.»

«Eppure non mi lasci andare.»

«Non ho detto che voglio farlo.»

Marta la strinse a sé.

Elena sentì le braccia di lei avvolgerla e, per qualche secondo, dimenticò persino come respirare normalmente.

Restarono così.

Vicino.

Troppo vicino per fingere che non stesse succedendo niente.

Elena appoggiò la fronte contro quella di Marta.

«Mi sembra ancora impossibile.»

«Cosa?»

«Essere qui.»

Marta le accarezzò lentamente i capelli.

«Anch'io ho immaginato questo momento.»

Elena sollevò gli occhi.

«Quante volte?»

Marta sorrise.

«Troppe per ammetterlo.»

Elena lasciò uscire una piccola risata.

«Allora siamo in due.»

Marta le sistemò una ciocca dietro l'orecchio. Le dita indugiarono appena sulla sua guancia.

Elena rabbrividì.

Marta lo notò.

Non disse nulla.

Si limitò a guardarla con un'espressione improvvisamente più tenera.

Quella tenerezza fece più effetto di qualsiasi altra cosa.

Elena abbassò gli occhi e poi, quasi per nascondere la propria emozione, la baciò ancora.

Le loro mani si cercarono con naturalezza.

Una sulla spalla.

Una tra i capelli.

Un'altra stretta alla vita.

Niente sembrava programmato. Ogni gesto nasceva dal precedente, ogni esitazione lasciava spazio a una nuova sicurezza.

La stanza era silenziosa, illuminata soltanto dalla luce calda della lampada accanto al divano. Fuori dalle finestre, le luci della città tremolavano sui vetri.

Elena si separò appena da Marta.

«Aspetta.»

Marta si fermò immediatamente.

«Tutto bene?»

Elena annuì.

«Sì.»

La guardò negli occhi.

«Voglio solo ricordarmi questo momento.»

Marta sorrise.

«Allora guardami.»

Elena lo fece.

E per qualche secondo non ci fu bisogno di nient'altro.

Il modo in cui Marta la guardava aveva qualcosa di disarmante. Nessuna fretta. Nessuna pretesa. Solo quella certezza silenziosa che entrambe avevano finalmente smesso di nascondersi.

Elena le prese la mano.

Intrecciò le dita alle sue.

«Resta.»

Marta strinse piano la sua mano.

«Non avevo intenzione di andare via.»

Si sedettero sul divano, ancora vicine.

Elena appoggiò la testa sulla sua spalla. Marta le accarezzava distrattamente i capelli, mentre ogni tanto le loro dita si intrecciavano di nuovo.

Dopo qualche minuto Elena sollevò il viso.

«Sai qual è la cosa più assurda?»

«Dimmi.»

«Che ho passato mesi a convincermi che sarebbe passato.»

Marta le sfiorò la fronte con un bacio.

«E invece?»

Elena sorrise.

«Invece era soltanto il desiderio di vederti che diventava sempre più difficile da ignorare.»

Marta rimase in silenzio.

Poi le prese il viso tra le mani.

«Allora smettiamo di ignorarlo.»

Elena sorrise.

Questa volta il bacio fu lento, lungo, pieno di tutto ciò che avevano taciuto.

Quando si separarono, rimasero abbracciate.

Il mondo fuori continuava a muoversi.

Dentro quella stanza, invece, il tempo sembrava essersi fermato.

E nessuna delle due aveva più voglia di farlo ripartire.
scritto il
2026-09-09
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