Domani mi aiuti?

di
genere
etero

Scrivo storie erotiche personalizzate su commissione oltre ad avere un servizio di chat erotica attivo. Se interessati/e, scrivetemi sul mio indirizzo e-mail: nicola.pavelli@gmail.com

BUONA LETTURA

Rita aveva imparato a conoscere Giorgio attraverso i piccoli gesti.
Sapeva quando aveva bisogno di aiuto prima ancora che glielo chiedesse. Sapeva riconoscere dalla tensione delle sue mani se quel giorno il suo corpo gli stava dando più problemi del solito. Sapeva quando lasciarlo fare da solo e quando, invece, avvicinarsi senza aspettare che fosse lui a chiedere.
Erano passati quasi dodici anni dall'incidente.
Dodici anni durante i quali Giorgio aveva dovuto imparare nuovamente a vivere dentro un corpo che non rispondeva più come prima.
Alcuni movimenti erano diventati impossibili. Altri richiedevano uno sforzo enorme. Per spostarsi aveva bisogno della carrozzina e, in determinate situazioni, dell'aiuto di Rita. Vestirsi, entrare nella doccia, trasferirsi dal letto alla carrozzina: erano gesti quotidiani che per molte persone duravano pochi secondi e che per Giorgio potevano diventare piccoli esercizi di pazienza.
All'inizio odiava tutto questo.
Odiava dover chiedere. Odiava il modo in cui le persone lo guardavano. Ma soprattutto odiava che Rita dovesse occuparsi di lui.
Una sera, nei primi mesi della loro convivenza, le aveva detto: «non voglio che tu passi la vita a fare da infermiera.»
Rita si era seduta davanti a lui.
«Io non sono la tua infermiera.»
«Allora cosa sei?»
Lei gli aveva preso la mano.
«La donna che ti ama.»
Giorgio aveva abbassato gli occhi.
«E se un giorno ti stancassi?»
«Allora te lo direi. Ma non confondere il fatto che io ti aiuti con il fatto che tu sia un peso.»
Da allora Rita aveva mantenuto quella promessa.
Non lo aveva mai trattato come un bambino.
Quando poteva fare qualcosa da solo, aspettava. Quando aveva bisogno di aiuto, c'era. E quando Giorgio aveva bisogno semplicemente di essere abbracciato, non gli chiedeva niente.
Quella sera, però, Giorgio era inquieto.
Rita lo capì appena entrò nella stanza.
«Giornata difficile?»
Lui annuì.
«Il mio corpo oggi sembra non volermi ascoltare.»
Rita gli si avvicinò.
«Vuoi che ti aiuti?»
Giorgio esitò.
Poi disse piano: «Sì.»
Rita si mise accanto a lui e lo aiutò con la delicatezza che aveva imparato negli anni. Non c'era fretta. Non c'era imbarazzo.
Quando ebbero finito, lei rimase davanti a lui.
Giorgio la guardò.
«Grazie.»
«Non devi ringraziarmi.»
«Lo so.»
«Allora perché lo fai?»
«Perché a volte ho ancora paura che tu non riesca a capire quanto significhi per me.»
Rita sorrise.
«Lo capisco.»
Poi gli accarezzò una guancia. Giorgio chiuse gli occhi.
Quella carezza durò più del necessario.
Quando li riaprì, Rita era ancora lì.
Vicino. Troppo vicino perché fosse soltanto un gesto di conforto.
«Rita...»
«Sì?»
«Guardami.»
Lei lo guardò.
«Non smettere mai di guardarmi così.»
Rita non rispose subito. Si limitò ad avvicinarsi e a baciarlo.
Il primo bacio fu dolce. Il secondo molto meno. Giorgio sentì il cuore accelerare.
Era una sensazione che conosceva bene, ma che ogni volta lo sorprendeva. Perché insieme al desiderio arrivava sempre una domanda che aveva imparato a odiare:
Mi desidera davvero?
Come se la sua disabilità potesse cancellare tutto il resto.
Rita sembrò leggergli nel pensiero. Gli prese il viso tra le mani.
«Non pensare.»
«È difficile.»
«Allora pensa a me.»
Lo baciò nuovamente.
Le mani di Rita si muovevano lentamente sulle sue spalle, sul collo, tra i capelli. Giorgio non poteva ricambiare ogni gesto come avrebbe voluto, e quella consapevolezza qualche volta lo faceva sentire vulnerabile.
Ma Rita non sembrava accorgersene. O forse se ne accorgeva benissimo. E proprio per questo rallentava.
Aspettava.
Gli lasciava lo spazio per partecipare, per scegliere, per farle capire cosa desiderava. Quella era la cosa che Giorgio amava di più di lei.
Rita conosceva il suo corpo, ma non presumeva di conoscerne i desideri.
Lo ascoltava.
«Va bene così?» gli sussurrò.
«Sì.»
«Se vuoi che mi fermi, me lo dici.»
Giorgio sorrise.
«Non voglio che ti fermi.»
Lei gli baciò la fronte.
«Allora non mi fermo.»
Rimasero stretti l'uno all'altra. La loro intimità non aveva la spontaneità di quella che avevano immaginato quando erano giovani. Aveva bisogno di attenzione, di tempo, di adattamenti.
Ma aveva qualcosa che nessuno dei due avrebbe scambiato con una vita più semplice.
Aveva conoscenza. Aveva fiducia. Aveva anni di amore. Rita conosceva le sue fragilità e Giorgio conosceva quelle di lei.
Lei sapeva quanto lui soffrisse quando doveva chiedere aiuto. Lui sapeva quanto Rita avesse paura di non essere abbastanza forte.
Quella notte, però, nessuno dei due era debole.
Giorgio la strinse come poteva. Rita si rannicchiò contro di lui.
«Sai cosa vedo quando ti guardo?» Gli chiese.
«Cosa?»
«Te.»
Giorgio sorrise.
«Non la carrozzina?»
«No.»
«Non le cose che non riesco più a fare?»
«No.»
«Allora cosa?»
Rita gli accarezzò lentamente il viso.
«L'uomo di cui mi sono innamorata. L'uomo che mi fa ridere. Quello che mi fa arrabbiare. Quello che mi manca quando siamo lontani. Quello che ancora oggi riesce a farmi battere il cuore.»
Giorgio rimase in silenzio.
Poi una lacrima gli scese lungo la guancia.
Rita la asciugò con un bacio.
«Non piangere.»
«Non sono triste.»
«Lo so.»
«È solo che...»
«Cosa?»
Giorgio respirò profondamente.
«Per anni ho pensato che un giorno avresti smesso di vedermi come un uomo.»
Rita lo fissò.
«E invece?»
«Invece mi guardi ancora come quella prima volta.»
Lei sorrise.
«Ti guardo meglio.»
E lo baciò ancora.
Fuori, la notte continuava lentamente a scorrere. Dentro quella stanza, invece, c'erano soltanto loro.
Dodici anni di difficoltà. Dodici anni di paure. Dodici anni di cure, pazienza e piccoli gesti. E un amore che non era diventato meno intenso perché la vita aveva cambiato il corpo di Giorgio.
Era diventato più profondo.
Perché Rita aveva imparato a conoscerlo in ogni sua fragilità senza mai smettere di desiderare la sua forza. E Giorgio aveva finalmente capito che essere amato non significava essere autosufficiente.
Significava poter mostrare ogni parte di sé, anche quella più vulnerabile, sapendo che la persona davanti a lui sarebbe rimasta.
Rita rimase abbracciata a lui fino a tardi.
Prima di addormentarsi, Giorgio le sussurrò: «Domani mi aiuterai ad alzarmi?»
Rita sorrise nel buio.
«Come ogni mattina.»
«E poi?»
«Poi faremo colazione.»
«E dopo?»
Lei gli baciò la guancia.
«Dopo vedremo.»
Giorgio sorrise.
Perché sapeva che, qualunque cosa sarebbe arrivata il giorno dopo, non avrebbe dovuto affrontarla da solo.
Rita rimase abbracciata a lui fino a tardi.
La stanza era quasi completamente buia. Dal corridoio arrivava soltanto una striscia di luce, e dalla finestra il rumore della pioggia si era fatto più leggero.
scritto il
2026-09-06
1 0 4
visite
1
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.